L'eremita Yusif El Fakhri - (Gibran - La tempesta) Yusif El Fakhri aveva trent'anni quando si ritirò dalla società per andare a vivere in un eremo che si trovava nei pressi della Valle Kedeesha, nel Libano settentrionale. .....molti erano sicuri che fosse un mistico che si beava del mondo spirituale, anche se la maggior parte della gente sosteneva che si trattasse di un pazzo. Quanto a me, non potevo trarre alcuna conclusione riguardo a quell'uomo, poiché sapevo che doveva esserci un segreto racchiuso in fondo al suo cuore e non mi sembrava il caso di affidarne la rivelazione a delle semplici congetture. Avevo a lungo sperato che mi si presentasse l'opportunità di incontrare quello strano uomo e mi ero sforzato di conquistarne l'amicizia per vie traverse, poiché volevo studiare la sua visione della realtà e apprendere la sua storia indagando sullo scopo della sua vita, i miei sforzi però risultarono vani. ...[l'autore nei paragrafi seguenti, spiega di averlo incontrato varie volte senza però essere mai riuscito a parlare con lui]... ...un bel giorno venni sorpreso da una forte tempesta, nei paraggi della sua dimora. Ebbi così il pretesto di entrare nel suo umile eremo ed i miei vestiti bagnati, servirono come scusa per trattenermi . ...[dopo un certo palese 'risentimento' di Yusif per la forzata intrusione di Khalil, vi é uno scambio di ironiche e sottili battute sulla tempesta e sui pericolosi fenomeni naturali]... ...poi si mosse verso una panca di legno accanto al caminetto e m'invitò a sedermici sopra e ad asciugarmi gli abiti; riuscivo a stento a controllare la mia euforia. ...[Yusif era intento a soccorrere un uccello morente, col capo ferito e le ali spezzate]... ...prese una sorta di unguento e lo spalmò delicatamente sul capo e sulle ali dell'uccello. Senza alzare lo sguardo disse:<>. Restituendo la similitudine replicai:<>. Mi guardò con serietà e disse:<<È mio desiderio che l'uomo dimostri l'istinto degli uccelli e che la tempesta spezzi le ali della gente, poiché l'uomo è incline alla paura e alla vigliaccheria e, non appena sente il risveglio della tempesta, striscia nelle crepe e nelle caverne della terra e si nasconde>>. Il mio scopo era quello di riuscire a carpirgli la storia dell'esilio che si era autoimposto, perciò lo provocai:<>. Gli s'illuminarono il volto e gli occhi, come se avesse trovato in me un discepolo in grado di comprenderlo, ed esclamò:<>. <>. S'alzò tremante dal suo sedile e pose l'uccello su un pezzo di stoffa ripiegato accanto alla finestra. ...[A quel punto Yusif dimostrò una certa ospitalità verso Gibran e questo alimentò le speranze dell'autore di poter "indagare" a fondo sulla vita del misterioso uomo. Seguono nel testo originale varie domande poste dall'autore e interessanti osservazioni di entrambi. Yusif offrì poi da mangiare e da bere al suo ospite cercando di non fargli mancare nulla. Gli versò del vino, del caffè e gli diede del tabacco e lo chiamò Fratello]... ...senza credere ai miei occhi. Egli mi guardò sorridente e, dopo aver aspirato profondamente dalla sua sigaretta e sorseggiato un po' di caffè, disse:<>. <>, convenni subito, <>. Dopo una pausa gravida di riflessione disse:<>. Yusif si chinò verso il caminetto, come se attendesse di vedere che impressione avevano fatto le sue parole nel mio cuore. Pensai fosse meglio limitarmi ad ascoltare, ed egli continuò:<>. Yusif respirò profondamente, come se si fosse liberato di un peso. I suoi occhi risplendevano di una strana luce magica, e sul suo volto raggiante apparivano i segni dell'orgoglio, della volontà e della soddisfazione. Trascorsero alcuni istanti, durante i quali lo fissai con tranquillità, riflettendo sulla rivelazione di ciò che prima mi era stato nascosto; quindi mi rivolsi a lui dicendo:<>. Yusif mi guardò con l'espressione pensierosa, poi disse in tono sconsolato:<>. <>, ribattei, <>. Yusif s'accigliò e disse con amarezza:<>. Allora s'alzò e sollevò la mano verso il cielo, come per indicare un mondo diverso, e continuò:<>. A questo punto alzò il tono della sua intensa voce:<>. ...[Kahlil tenta nuovamente di ribattere azzardando una discreta critica e riaffermando la sua opinione riguardo alla perdita subita dal suo paese col suo espatrio]... ...egli scosse lentamente la testa e disse:<>. <>, esclamai, <> <> rispose prontamente il mio interlocutore, <>. ...poi soggiunse:<>. <>, chiesi con voce fremente. Yusif mi guardò per un istante che mi parve lunghissimo, poi chiuse gli occhi. Si mise le mani sul petto, mentre gli s'illuminava il volto e, con voce serena a sincera, rispose:<<È un risveglio dello spirito; è un risveglio dei più intimi recessi del cuore; è una forza travolgente e magnifica che piomba all'improvviso sulla coscienza dell'uomo e gli apre gli occhi, permettendogli così di vedere la Vita nel mezzo di un inebriante scroscio di splendida musica, circondata da un'intensa luce, con l'uomo a fare da pilastro di bellezza tra la Terra e il firmamento. È una fiamma che divampa all'improvviso nello spirito e purifica il cuore, innalzandosi sopra la Terra e librandosi nell'ampio Cielo. È una gentilezza che avvolge il cuore dell'individuo, che perciò si sente spinto a disapprovare chiunque vi si opponga, e si rivolta contro quanti rifiutano di comprenderne l'alto significato. È una mano segreta che ha rimosso il velo che stava davanti ai miei occhi quando facevo parte della società in mezzo alla mia famiglia, ai miei amici e ai miei concittadini. Molte volte mi sono meravigliato e mi son detto: "Cos'è questo Universo, e perché sono diverso dalle persone che mi guardano, come faccio a conoscerle, dove le ho incontrate e perché vivo in mezzo a loro? Sono forse un estraneo fra loro, oppure sono essi estranei a questa terra costruita dalla Vita, che me ne ha affidato le chiavi?">>. Yusif tacque all'improvviso, come se ricordasse qualcosa che aveva visto molto tempo prima e si rifiutasse di rivelarla. Quindi protese le braccia e sussurrò:<>. Andò verso la porta, guardando la profonda oscurità come se si accingesse a rivolgersi alla tempesta. Ma parlò con voce vibrante e disse:<<È un risveglio dello spirito; chi lo conosce non riesce a rivelarlo attraverso le parole; e chi non lo conosce, non potrà mai riflettere sull'irresistibile e splendido mistero dell'esistenza>>. ...[Segue un pezzo nel quale Yusif da istruzioni per la notte a Gibran, e lo invita a non esitare a rifugiarsi in quel posto se mai dovesse essere colto nuovamente da un'altra tempesta e nel frattempo non avesse imparato ad affrontarla come si dovrebbe; mentre egli si accinge a lasciare l'eremo per fare una passeggiata notturna con la tempesta per "sentire da vicino la manifestazione della natura"]... ...aprì la porta e uscì nell'oscurità. Io rimasi sulla porta per vedere quale direzione avesse preso, ma era già scomparso dalla vista. Per un po', udii il suono dei suoi passi sulle pietre spezzate della valle. Quando dopo una notte di profondi pensieri, arrivò il mattino, la tempesta era cessata, il cielo era limpido e i monti e le pianure facevano festa sotto i caldi raggi del sole. Mentre tornavo in città, sentii il risveglio spirituale di cui aveva parlato Yusif El Fakhri attraversare con furia ogni fibra del mio essere, pensai che tutti mi vedessero fremere, e quando mi calmai, tutto in me era bellezza e perfezione. Non appena fui nuovamente fra i disgustosi esseri umani, ne udii le voci e ne vidi le azioni, mi fermai e dissi dentro di me:<>. ...[Il racconto di Gibran termina con una breve morale]... - Estrapolato in gran parte da: GIBRAN - I SEGRETI DEL CUORE - Traduzione di Giampiero Cara Tascabili Economici Newton (ediz. ott. "95) - Saluti, Aetos, http://users.iol.it/aetos -