Pensiero e pensieri. Il pensiero di Lui. Il pensiero di voi. Lui... in noi "...Non aderite al Verbo che scorre nella mia voce come ad una chiave che si crede capace di aprire tutte le porte; il Soffio da ritrovare è il vostro, le serrature da eliminare appartengono alle vostre porte. La mia voce è la vostra che non sapete più udire, è quella dell'interprete dei vostri cuori; se in essa abitano la poesia ed il canto è perché essi sono in voi; se in essa abita anche la spada, è perché la sua lama conosce il richiamo delle vostre coscienze addormentate. Non aderite alla forza che scorre nella mia voce come ci si impegna nel partito di un condottiero, di un principe o di un patriarca; essa non chiede affatto che siate pro o contro, essa è ..... proprio come, in fondo a voi stessi, voi siete, malgrado i venti o le maree, malgrado l'avvicendarsi dei soli e delle lune . . I miei passi vanno molto al di là delle frontiere, la mia vera pelle è di tutti i colori . . . Amici, amici, non siate come nuovi crociati, non vi è più nessuna tunica da rivestire a mò di stendardo, né armi da approntare per aggirare l'ostacolo; peraltro, non ce ne sono mai state se non nel sogno dal quale, oggi, dovete trovare l'uscita . . . Ciò che fino a ieri poteva e doveva talvolta restare velato, oggi non dev'essere più dissimulato né nascosto gelosamente; è giunto il momento di distribuire le perle! Non temete che esse siano sporcate e dilapidate, perché ognuno riceverà soltanto quelle visibili al suo sguardo e che le sue mani potranno raccogliere..." - Inserisco qui di seguito, in questa pagina, un interessante scritto spedito tramite e-mail da un prezioso visitatore del sito: Tiziano, che ringrazio. Spero di fare cosa gradita. Auguro a tutti una buona, attenta e proficua lettura. D'io l'ultima conoscenza - Pensi d'amare?, stai pensando e non amando. Nella consapevolezza dell'istante, il momento viene a mancare. La mente prende la realtà e la riflette, ma è e rimane un riflesso. La mente è il riflesso della realtà, quindi nulla è autentico: l'amore fa male e l'odio è ridicolo. Usa la consapevolezza del tuo esistere, e poi pensa ad un oggetto, qualsiasi cosa va bene, per esempio: l'auto, rimani centrato alla cosa pensata e al tempo stesso che tu sei. Ora mantieniti centrato nell'oggetto pensando di non esistere. Nulla è cambiato, che tu esista o no l'oggetto ci sarà. Ora prova a ripetere l'esperimento pensando a Dio, nella consapevolezza del tuo esistere…., poi continuando, pensa di non esistere. Se pensi a Dio consapevole di esistere, Dio esisterà, se pensi di non esistere neanche Dio esisterà. Le cose non dipendono dalla mente per questo continueranno ad esserci, mentre le fantasie, i sogni e le credenze non ci saranno se tolto il loro creatore; la mente. Dio non è mentalità. L'amore non è mentalità. Le cose, gli oggetti possono divenire mentali, e rimanere tali, perché la mente non li può cambiare. Ma, se invece provi un sentimento, la mente trasforma la situazione, per poi gestirlo in forma di verità, riducendo tutta la faccenda statica e quindi non più autentica. L'amore esiste finché non ne cerchi la conferma. Dio esiste finché n'avrai l'ignoranza. La sofferenza, è l'amore che passa attraverso la mente. In ogni dolore vedine la mente. Perfino la gioia se è mentale ed intensa si trasforma in dolore. L'io, in amore non è possibile, l'io non unisce, ma disunisce. Se ci sei tu, ci sarai con tutte le tue cose, ma l'amore rimarrà tale anche con tutte le congetture e ragioni che ti porti appresso, se ci sarà un altro “io”, se due “io” si incontrano, l'amore allora diventa una possibilità da osservare, non da vivere. È facile trovarsi in amore,…dimenticati! L'amore si rivela nella dimenticanza. Devi amare?, fallo e basta, non temere, nessuno può non toglierti niente, ci sarà l'imperscrutabilità, l'amore ti ha reso pura energia. La mente ti può aiutare a vedere dal di fuori ciò che accade e basta, non permetterle di interferire, altrimenti la magia sparirà e l'amore diverrà un fatto da discutere. Usa la mente nel modo di questa consapevolezza, se ne sarai consapevole sorgerà colui che vede, sarà il testimone di tutta la faccenda. Solo così non dovrai indossare nessuna maschera. Lo so, ti sei esercitato talmente a lungo all'amore per poterlo esercitare come se fosse un'arte, un trucco, ma immancabilmente con la stessa persona non ti potrai ripetere nelle parti, non si può andare avanti solo per abilità. Quindi negli attimi d'amore la mente tienila fuori, non è poi impossibile, devi solo usarla quando serve, certo non è utile solo a fare calcoli e palazzi, anche in amore si rivela molto utile, ma non in modo indiscriminato. Per esempio: è indispensabile nelle forme convenzionali d'espressioni di coinvolgimento della coppia. L'amore è il collante della coppia-individuo e non l'annullamento dell'individuo come coppia. In amore “l'IO SONO” è imperdonabile, cosa sei dinanzi all'amore? Una goccia che nel mare grida “IO SONO”, che cos'è nell'oceano una goccia se non una goccia? Dio è amore. E tu di fronte a Dio dici “IO SONO”? Dio è Dio, ed Io sono Io. La goccia che si separa dal mare. Cosicché, tu sarai tu e Dio sarà Dio, non potrà essere o andare oltre, si dovrà fermare dove tu inizi. E così è per l'amore, non potrà penetrarti, il tuo io glielo impedirà, l'amore sarà esteriore a te. In questo modo non ci sarà nessun incontro con l'amore. Dell'amore ne potrai solo parlare. La goccia si crede mare, ma non sa cosa sia, non lo conosce, potrà solo parlarne, il mare non è mai penetrato in quella goccia, non c'è mai stato mare in lei. Certo anche il mare alla fin fine è una goccia, ma non può dire io sono il mare, proprio perché è di gocce che fanno il mare. La goccia, contiene come tale tutte le caratteristiche del mare, ma non può dirsi tale. Dio, come analisi finale, si potrebbe definire come il tutto. E quindi il tutto è Dio. Affermare “Io sono” implica una netta dicotomia dal tutto, cioè Dio. Semplicemente sostenere la propria divinità in quanto parte di Dio che, anche se in parte ma: sempre “Dio sono”. Si, sei Dio, se non è una questione di quantità sei Dio, ma non lo sai. Non lo sai perché se lo sapessi non diresti “si so d'essere Dio e che anche voi siete Dio solo che ve ne siete dimenticati”. No il problema non è l'esserti scordato d'essere Dio, ma il fatto è di non esserne consapevole che cos'è quel - Io. L'io è la dimenticanza stessa di Dio, è la separazione da tutto ciò che è. L'Io è una pretesa, è un'attività che alla fine anch'essa appartiene al tutto. No, non sei Dio perché prima vuoi essere “Io”. No, non sei mare perché prima vuoi essere goccia. In realtà l'io, non è conscio di nessun Dio all'infuori di se stesso, perché di fatto, nessun io, vorrebbe smettere di esistere in quanto tale per essere Dio. In profondità, ti sono più cari i tuoi errori che la perfezione di qualcun altro. Dio è la misura esatta degli errori di questo “io”, sembrerebbe fatto apposta. Più l'io riuscirà grande nelle imprese della vita, più sarà piccolo Dio e viceversa, più grandi saranno gli errori commessi dall'io più grande sarà Dio. L'io è la commisurazione stessa di Dio. Niente io, allora solo Dio, tutto io, allora nessun Dio. Questi estremi sono solo teorici o quantomeno illusori, perché l'io, ha bisogno di Dio continuamente, sia per investirsi, sia per riposarsi d'esserlo. L'io, non può bastarsi ad auto giustificarsi, perciò nasce l'esigenza di un essere superiore. Un superiore; ma viene sempre dall'io, ma non può essere migliore dell'io stesso, com'è possibile? Ciò che proviene dall'uomo non può essere migliore dell'uomo. Quindi Dio, è un di “io” (D'io). È spontaneo Dio, non sapendo chi sei e da dove vieni, Dio diviene la risposta. Dio, lo adotti per comodità, diventa la tua risposta. Ma poi pensi: perché non farne di lui un investimento? Certo non si sa mai, alla fine, chissà. E da qui sappiamo che cosa hanno eretto in merito a Dio. E alla domanda: Dio da dove viene? Ah... pensi subito che questo non ti riguarda, è un problema suo. Non sai chi sei, ma sostieni che sei Dio. Ma se non sai chi è Dio, non è forse la stessa cosa il non sapere chi sei? Quando fai qualcosa, è perché ci credi, o quantomeno ci hai creduto, poi che sia giusto o sbagliato non ha importanza, si vedrà alla fine. È la stessa cosa con Dio se credere è bene o no si vedrà alla fine, ma non c'è nessuna fine per il tuo credere, la fine ci sarà, si, ma la tua, non quella del tuo credo, lui ti seguirà fino a quella fine. Dio è verità. È solo verità, una tua verità finché ci crederai. Nel dire: in verità ti dico, non hai detto niente con quel “in verità ti dico”, se non c'è chi ti crede, non succederà niente; è chi ti ascolta che ti fa il dono della verità, altrimenti non avrai detto niente. È così, e tu hai cominciato a credere a te stesso, piano, ma poi sempre di più, hai creduto nell'io fino al super io. È più facile convivere con un assurdo credo, che con una qualsiasi realtà. Se Dio fosse realtà, diverrebbe insostenibile per una qualsiasi attuale natura. Nessuna realtà è possibile da sostenere ad oltranza. La verità, invece si. Di fatto, tu vivi di più nella verità che nella realtà. La verità può essere tutto; è ipocrisia, illusione, amore e perfino, vissuta come tale per realtà. La verità è nella tua mente, è dentro di te, è solo tuo quel suo sapore. La realtà è estrapolata a te, se chiudi gli occhi non c'è nessuna realtà, ma solo verità. La verità è ciò che non si sta vedendo, quindi se chiudi gli occhi, ti apparirà più chiara. Il corpo ha solo delle realtà e non verità, la mente non ha nessuna realtà, all'infuori di se stessa, l'unica realtà è lei, nemmeno il corpo che la ospita le appare reale. La mente, ha la sua natura del mondo nel sogno del sonno, e il corpo nell'attività della veglia. Ma non sempre le cose vanno per questo verso, ti ritrovi a sognare anche di giorno, chiudi gli occhi e il sogno è li. La mente e il corpo, sono fondamentalmente diversi e allo stesso tempo indispensabili l'uno dell'altro. Se dici mentre fai, è perdere la realtà - perdi il momento; stai baciando la persona che ami e dici: sto baciando, entri nella mente, sei nel sogno, il momento è andato perduto. Devi discernere, da ciò che la mente può toglierti, da ciò che invece ti può dare. Certo, la mente è indispensabile anche solo per fare sesso, se non ci sei con la testa, non farai sesso, per fare l'amore ci dovrai essere in maniera indivisa, un tutt'uno tra corpo e mente. Il corpo non sa cosa sia la verità, per lui tutto è autentico, per la mente la realtà è come incontrare la morte. La realtà, zittisce la mente, dinanzi ad un dato di fatto, la mente dov'è? La realtà, mentalmente è passiva, è solo da vivere, non ci puoi fare altro, la verità è attiva, è attività pura. Attraverso la mente, puoi vivere in costante attività, puoi continuare a credere all'infinito qualsiasi cosa. Puoi inventarti un amore e renderlo veritiero, fino al credere d'amare, certo, credere d'amare, perché in realtà non stai amando nessuno, ti stai solo amando addosso. Nella mente nulla è passività, niente esiste di creato, che non sia da lei creato, o quantomeno ricreato. Certo, ricreato perché accettare un qualcosa già esistente, ti pone al di sopra delle parti, adesso dipende da te, se qualcosa dovrà esistere, il fatto che dipenda da te ciò che è in questione, sarà un ricreato. Anche il tuo Dio è un ricreato, all'inizio sei stato tu a decidere se accettarlo o no. Hai creato Dio per i tuoi problemi, ma lui non c'entra niente, gli fingi una sottomissione, ma in realtà hai solo pretese e rimani sempre tu, a decidere per te. Come smetti di pensarlo, Dio non esiste più, come tutte le altre tue creazioni mentali, se non pensate, smettono di esistere. La realtà, non ha bisogno di nessuna compartecipazione pensante, per essere tale. Mentalmente, ti misuri continuamente con la realtà, ma tutto sarà fallimentare, il contrasto è inevitabile, la realtà, non si conforma alle tue convinzioni di puro stampo mentale. Nemmeno Dio, è collocabile così com'è nella realtà. Lo dovrai conformare tu, alla realtà, è un tuo progetto e come tale molto gestibile, volendo, decidi tu, quanto della tua giornata farti assorbire, ma in ogni caso se ti sembra poco ciò che hai fatto per Lui, Lui capirà, è in questi termini, tu pensi che Dio funzioni. Tutto questo dialogo che vuoi avere con Dio, è un monologo, ogni qualvolta sei sempre e solo tu a parlare e mai tu ad ascoltare, non fai altro che parlarti addosso. La verità non avrà mai nessuna ragione sulla realtà, la verità non conferma nessuna realtà. Quando asserisci qualcosa, parli con il grado di verità, cioè in fede, ed è allora che la verità opera in funzione di una realtà, è sulla realtà stessa che tutta la situazione appoggia. Dio è la tua verità, ma non ti confermerà nessuna verità, come realtà. Dio è verità e quindi spiegabile, da verità a verità, da credo a credo, è facile, cosa c'è di più contagioso è immediato di una verità. Se lo spieghi ad un cieco lo capirà anche lui, non c'è nessun bisogno d'avere occhi per le verità, ma della realtà ad un cieco ne puoi parlare all'infinito, ma ne avrà solo un'idea, un concetto. È inutile, non serve spiegare cos'è la realtà, non sarà possibile, gli puoi spiegare le cose con le loro caratteristiche, ma di quelle cose non riceverà nessuna realtà, ci sarà un'interpretazione, attraverso le parole continuerà ad interpretare, sarà quella per lui la realtà di cui tu parli. Colui che non vede si deve fidare per stare ad ascoltarti. Se gli dai crediti ad una persona di ciò che dice, è perché ti fidi. Ma prima della fiducia ci deve essere l'amore, la fiducia è un gesto d'amore, come puoi fidarti se non c'è un'apertura in te e perché ciò sia, dovrà esserci un sentimento. Di chi non ami, non ti fidi. Uno lo puoi anche odiare e al tempo stesso dargli fiducia?, forse, ma allora, è sempre d'amore si tratta, perché se non fosse, da dove verrebbe l'odio. L'uomo per sua natura si fida, sei portato a credere, e questo t'ha reso vulnerabile nel mondo degli affari, sai d'essere debole alla persuasione. Nel sentimento dell'amore, lascia perdere ogni forma di convincimento, non devi convincere né essere convinto di chicchessia. Non è questione di fede, chi ama non deve sapere cosa sia fidarsi, non deve esserci nessun pensiero all'infuori dell'emozione dell'amare. La fiducia serve negli affari, è una forma di distanza, di salvaguardia per il mantenimento di un rapporto. Il rapporto è un'intesa per tutelare i propri interessi. In amore, non è come o quanto ricevi, ma chi ricevi. Quindi pretendere una forma di rapporto con chi si sta dando, crei un allontanamento e inevitabilmente delle posizioni di parte da entrambi. Se non sai amare, non sai farti amare. Lascia perdere ogni tentativo di tecnica in amore, non usare nessun'arte o abilità, tu non sei la tecnica, non dargli la focalizzazione d'amore su un qualcosa che non sei tu, ma che è solo una cosa tua. La mente si muove come su una rotaia, cambiando, si, ma sempre su una rotaia per volta. Non puoi avere due consapevolezze nello stesso istante. Non puoi al tempo stesso ricordare e scordare, o è come dire: ho capito - ma non so di cosa parli. Il pensiero sarà sempre uno e mai due per volta. Se dici ad una persona “ti amo” hai fatto politica, c'è l'hai fatta, l'hai detto e, è questa l'immediata consapevolezza del pensiero, il “ti amo” nella testa si trasforma in un movimento di politica. Vivi nella realtà, pensando in verità. La realtà, ti rende come paralizzato, non riesci a muoverti in lei. Devi credere nel domani se vuoi muoverti ora. Sei costretto a credere. Nel credo, prima ti ci hanno fatto giocare e poi ti hanno educato. Ma, se vogliamo, è un bene credere. Credere è libertà, la prima e l'ultima libertà dell'uomo. Credere è una necessità, nella cecità degli occhi, quando non vedi, ma allo stesso tempo è libertà, libertà dalla cecità del vedente, causatagli dagli occhi, da cui ciò solo vede. Chiunque e qualsiasi cosa uno creda, se non viene meno nella perseveranza del credere, ciò accadrà. La mente a volte trionfa sulla realtà con il suo credo, dando vita al miracolo. Il credo è la forza divina in contrapposizione d'equilibrio con ciò che è. Il movimento del mare è spontaneo come un incessante credo, ed è per questo che a volte tu misuri il tuo credo sulle onde della forza del mare. Senti che nel mare c'è una volontà e la contrapposizione per risposta è spontanea, ma non accadrà mai nulla, da parte di un tuo credo sul mare, perché in profondità non lo vuoi. Perché inconsciamente provi, che se il mare ubbidisse al tuo volere, l'amore non avrebbe più senso, come potrà esserci amore? Amore implica darsi, e darsi è passare all'altro tutto ciò che sei, mare compreso. Ma se il mondo è in tuo potere, dov'è il gioco? Puoi avere il mondo, ma per dimostrarlo a chi se non c'è nessuno all'infuori di te? Anche incontrare l'amore come vedi non sarà più possibile, sarebbe racchiuso dentro al tuo volere. Di fatto, per tua volontà non puoi amare, puoi solo prostituirti fingendo amore. Il tuo credo, in continua analisi, è allo stesso tempo sia per la vita, sia per la morte. La morte e la vita dipendono da te, in questo momento, sei a favore della tua vita, ma una volontà latente è sempre pronta a deciderne anche la morte. L'immortalità è possibile, ma ci dovrai credere, ma non credere nell'immortalità solamente, credi che ti può essere possibile. Per esempio se credi che sia possibile ti muoverai in tal senso: comincia con l'aver cura della tua persona e della tua mente, poi del tuo esistere, non guardare né avanti né indietro, non faresti che appesantirti nell'osservare la pratica. Osserva la morte negli altri come se ti appartenesse, come se la morte fosse una cosa tua, e poi ancora, come se fosse la tua morte. così facendo la morte farà parte di te a tal punto da non provarne nessuna sensazione. Con il tempo ti dimenticherai della morte, come processo inconscio di volontà, dove tu vivi la morte poi, sarà altrove. Ora se non decidi né per la vita, né per la morte, c'è vita, ma se non avrai fatto nessun lavoro su di te la morte è inevitabile. Sei deciso per l'immortalità? Bene, ora devi proseguire in tale modo: dimentica i legami affettivi, i sensi di proprietà, chi ti è vicino, amalo ora, in assenza di tempo, senza nessun passato ed un futuro che non ci sarà mai, perché stai per intraprendere un viaggio dove non potrai portare nessuno con te. Un viaggio dove il tempo non esiste. Sarai solo, perfino l'amore non ti rincontrerà. Il tuo vivere non sarà più una compartecipazione, ma un tuo interferire e basta, non sarai più uno di loro, adesso non apparterrai al tempo, né all'amore. Sentirai il tempo, ma non lo vivrai, sentirai l'amore, ma solo l'amore del tuo donare, ma non lo vivrai con, e per nessuno, perché lo potrai solo dare, ma non ne sentirai il ricolmare. Non vedrai né nascere né morire un amore, ma ne vedrai solo il movimento degli uomini girarne intorno. Vedrai il giusto solo ovunque, non saprai distinguere il bene dal male, la ragione dal torto. Ti sembrerà nell'errore l'accusatore e non l'accusato, sentirai violenza nelle parole delle proprie ragioni, coglierai nei torti le vittime della ragione. Il dolore e la sofferenza le vedrai solo nelle persone e, che voltandoti penserai: .... ancora non hanno capito. La morte è un gesto d'amore, non solo morire è amore, ma il fatto che morirai è amore. Per rifiutare la morte, devi prima rifiutare la vita, attraverso la disconoscenza dell'amore, disconosciuto l'amore, la vita ora con te ha perso il suo significato, se l'esistenza continuerà a darsi, ti avrà accettato, allora, per ancora un altro infinito giorno, d'altre infinite morte, di vite altrui possederai. Ti ha escluso, hai eliminato la tua morte. In questa dimensione ti trovi a non essere: dovuto morire per nascere, né essere nato per morire. Ma, può accadere, di poter ancora decidere la fine della tua immortalità, è sufficiente un attimo, un attimo per entrare nel vortice della morte. Ma se non vorrai ritornare ad avere ciò che ti rimane della tua vita, con il conto del tempo al rovescio, devi solo non sentirti in tutt'uno con il mondo, indiviso dal cielo. Credere, è prendere la vita, ricredere è rendere la vita. L'immortalità sulla vita è possibile, quanto l'impossibilità di esistere dalla non esistenza. Cos'è l'esistenza? L'esistenza, contiene l'inesistenza? O, esistenza e inesistenza sono due fatti distinti e separati? Il pieno non contiene il vuoto. Ma il vuoto può contenere il pieno. L'uno e l'altro si affermano. Il pieno non supererà mai il vuoto e il vuoto non sarà mai più grande ancora del pieno. La tua vita non contiene, la non vita, ma la non vita contiene la tua vita, senza per questo essere più grande. Il pieno non conosce il vuoto e il vuoto non conosce il pieno. Il vuoto con il pieno prende la sua entità, è nel pieno, ora la conferma esistenziale di ciò che può esser vuoto. Prima c'era il vuoto, il niente, ed è questo vuoto, questo niente, dove il tutto ha avuto origine. Adesso il tutto, sei tu, l'esistente contiene l'inesistente, è questo il tutto. È la tua comprensione, è l'estensione della tua comprensione il creato. Dio è dentro la tua comprensione. L'infinito avanza finche c'è mente, l'infinito non esiste, esiste solo una mente stanca. I numeri non sono infiniti, il più uno non è infinito, è “un più uno e basta”, sei tu l'infinito che li contieni e li aggiungi, i numeri non vanno oltre te, sei tu che li consegui. Il concetto dell'infinito nasce dalla distanza che c'è tra te e Dio. Questa distanza è incolmabile e il concetto dell'infinito è tangibile, se ti dovessi sentire vicino Dio, il senso dell'infinito tenderebbe a scomparire, essendo l'infinito dentro a Dio. La mente capisce solo cose finite, è ciò che non capisce che diventa infinito. Comprendendo Dio, d'infinito rimane solo il tentativo nel modo di spiegarlo. Dio, non c'è bisogno di comprenderlo, conoscerlo, convincersi, è sufficiente crederci. Tu non hai mai avuto bisogno di nessuna convinzione di esserci, per sentirti esistere, è sufficiente crederci per sentirti esistere, anche solo per il dubbio di avere il dubbio, devi credere. La mente crede nella mente. La mente, è sempre certa a se stessa. Il dubbio stesso fa il suo ingresso in un attimo di incertezza, non può essere altrimenti. Dio non sa cosa siano le probabilità, Lui ha solo certezze, mentre tu non hai nessuna certezza che fra un minuto continuerai a respirare, hai solo delle probabilità di continuare a respirare. Dio diventa la tua certezza, dove tu hai solo speranze. Dio è indispensabile, ma anche inutile, diventa inutile, nel mentre cui, da solo tu ti basti. L'inutilità di Dio è nel momento in cui tu da solo ti basti, non c'è mai alcun Dio fin dove sai di arrivare. Dio è sinonimo d'aiuto, non di condivisione. Che cos'è che vorresti dividere con Dio? Non puoi dividere niente e poi parli di donare a Dio. Cosa vuoi donare che tu hai e Lui non possiede? Poi dici: il mio Dio; il tuo Dio? Dio è tuo per tua volontà? Io sono il signore Dio tuo? Io sono il Signore e basta, caso mai, è questo che deve esser detto. Cos'è questo tuo? Sei un servo che si è sottomesso per poi vantarsi del proprio padrone? La volontà permane nel credo, per questo parli in tono di tuo. Dio è la tua volontà di un tuo credo, togli il credo e non c'è più nessun tuo. La grandezza di Dio, è pari alla tua grandezza, perché più crederai in Dio, più grande sentirai la tua volontà nel sostenerlo e per fare ciò avrai bisogno di una grande fede. E, non è forse essere grandi avere una grande fede? Non agisci per volontà di nessun altro, che non sia per tua volontà. Puoi non condividere le tue idee, ma se non ne hai altre....dovrai fare con quelle che hai. La volontà puoi non condividerla, ma se non hai altre volontà, e se ancora vuoi continuare a muoverti, lo devi fare attraverso quella che hai. Dio non ha nessuna volontà, per esistere. Anche tu non hai bisogno d'alcuna volontà per esserci, ma hai bisogno della volontà per affermare d'esserci. Ed è così, che Dio non ha bisogno di una volontà riconosciuta da parte tua. Altrimenti, lo faresti prigioniero dentro al tuo riconoscimento, volendogli essere riconoscente, l'obblighi a riconoscersi. Lascia perdere la gratitudine, non è autentica, sa di politica...e tu lo sai. Hai mai avuto un senso di gratitudine verso qualcuno? Se la gratitudine era autentica, l'hai provata e fatta crescere dentro di te, altrimenti se l'hai esternata non l'avrai più, è sparita. Hai fatto politica. Nell'azione della gratitudine, ti senti come sdebitato, c'è stato un lavoro, hai riportato le condizioni al suo stato d'origine, e certo, non si sa mai, perché togliere la possibilità di ripetersi, … se è accaduto una volta... La tua riconoscenza è falsa, perché è falso il Dio cui la rivolgi. Quando un bimbo è ammalato, il genitore non pretende la gratitudine di ciò che fa per il figlio, mentre il bimbo non sente nessuna gratitudine di stampo politico. Quindi non esiste la pretesa del riconoscimento da una parte e neanche il senso di debito dall'altra parte, se entra la consapevolezza che chi sta dando è, ed è per sua inevitabile volontà, e chi riceve è per sua inevitabile esistenza. Paradossalmente, chi dà, dovrebbe scusarsi di non poterlo evitare, mentre chi riceve, inevitabilmente, per causa, dovrebbe scusarsi di esistere. Se non possiedi niente, spesso, con le persone che ti sono vicine, sorge in profondità come un senso di colpa, di un'impossibilità della cosa, non si chiede scusa, ma la sensazione è questa. Al contrario, se hai troppo, mentre, coloro che ti sono attorno, non hanno niente, la sensazione è la stessa. Nei momenti del bisogno di coloro che ti sono attorno, ti senti dispiaciuto, in debito, ti senti nel dovere di chiedere scusa, se sei nell'impossibilità di dare. Sia, tu non abbia, sia tu abbia. Non puoi condividere il tuo cammino e allo stesso tempo sentirti in amicizia, se questi hanno tutto e tu devi a loro mendicare perfino l'aria che respiri, se poi, questi, non sanno nemmeno scusarsi. Possedere il mondo, mentre tu non puoi trattenere più di tanto nemmeno l'aria che respiri, come puoi sentirti in sintonia d'amore con un tale individuo? O, c'è qualcosa in te che non funziona, o stai fingendo. La verità è che Dio, è talmente potente da fare paura, ma non ne puoi fare a meno, perché l'assenza di Dio ti mette smarrimento e questo fa più paura. La differenza tra il tuo Dio e tu, sono gli ostacoli, nel conseguimento Dio non ha nessun ostacolo, non ci sono ostacoli per Lui. Mentre, quanti tuoi desideri hanno naufragato a causa degli ostacoli. Il fare di Dio è privo d'ostacolo. Ti sei smarrito, nelle contrarietà, sei dentro nel labirinto del contrasto, adesso per muoverti devi affidarti al tuo intuito nel scegliere in cui poter credere. Credere o non credere, sarà e rimarrà il tuo problema, per non credere, devi prima credere di poter non credere. Muoviti! Muoviti in ciò che consideri bene. Muoviti in ciò che ti trovi male. L'ordine è muoversi! Se sei nell'errore muoviti, ne uscirai, fai qualsiasi cosa, ma muoviti. Se sei finito dentro al fosso, muoviti ne uscirai. Se sei nel giusto, muoviti, certo ne uscirai, ma non fermarti, ci ritornerai, saprai che se ti muovi, ritornare è solo questione di tempo. Il paradiso è sempre alla fine dell'inferno, è sempre dall'altra parte. Il ponte da una sponda all'altra è il movimento, all'inizio è il movimento. Dio non si muove ma in tutto riesce, ma per te non è così, hai scelto l'inferno per dare un valore al paradiso. Ogni volta che ti lamenti della vita, le porte dell'inferno si aprono, è così, devi scendere all'inferno per godere in pieno la grazia del divino. Ciò che si trova in basso attrae ciò che è in alto, è per questo che hai scelto la vita, con l'attrazione verso Dio e Dio con l'attrazione verso la vita. Ai piedi della montagna senti un'attrazione verso la vetta, nella cima senti l'attrazione verso il basso. Il mortale subisce il fascino dell'immortale; il finito, dal senza fine, ma per l'infinito e l'immortale è accaduto che hanno ceduto all'attrazione di ciò che è caduco e perituro, l'inesistente ha incontrato l'esistente. Accade che il cuore incontri la mente, allora il sentimento diventa mentale, l'amore adesso lo puoi misurare attraverso le parole, spiegare; come, dove e quando, è gestibile sotto il profilo della convenienza. Ma accade, anche, che la mente a volte, incontri il cuore, in questo caso i gesti e le scelte saranno mossi dalla coscienza dell'interiorità, proiettata a favore del prossimo. La mente, è per la scienza, è per il capire, nessuna religione ha realizzato una scienza, e nessuna scienza ha creato una religione. Mente e cuore, sono scissi per competenze. L'amore è fede pura, se è capibile non si tratta più d'amore, ma un qualcosa che ha a che fare con la valutazione. La religione non deve essere spiegata, perché per sua natura non può essere capita, altrimenti diverrebbe scienza. La scienza non è un fatto di fede, in cui è sufficiente credere, se fosse un atto di fiducia, un gesto d'amore, la scienza non avrebbe mai mosso un passo; non ci sarebbe stato bisogno di nessun sforzo per comprendere, perché era la stessa cosa averci creduto. La scienza sa che c'è la vita e la morte, ma non sa cosa siano, la religione, non vuole dalla vita e dalla morte nessuna ragione, per questo i mistici, non parlano mai di questa vita, ma di un'altra vita. La vita, per la religione, si tratta solo di un passaggio, un ponte tra due infiniti; “il prima e il dopo”. La scienza, non sapendo cos'è la vita e la non vita, non indagherà mai, sulla non esistenza, non ci sono numeri in tal senso, solo sulla vita ci sono dati, ma tali da sapere quant'è, ma non cos'è. La religione sa benissimo cos'è la vita e la non vita, solo che è impossibile verbalizzarlo a colui che è irreligioso, ma da religioso a religioso, non è ciò che fa rendere possibile il parlarne, ma è solo possibile trasmettere l'intuizione, ed è sufficiente. La fede non è mai motivo di discussione, non c'è niente di matematico, perciò, non si insegna e non si impara, si può solo intuire. L'amore, sai cos'è, ma prova a spiegarlo, per quanto tu ti sforzi non sarà di certo quello l'amore; la fede è amore incondizionato, perciò impossibile da mostrare con le parole, ma anche impossibile attraverso i fatti, se premeditato mentalmente. La mente ha il suo linguaggio verbale, ma anche di costruzione di gesti e di fatti, l'amore esibito volutamente è un amore intenzionale, cioè, che vorresti, ti piacerebbe, ma che non è, è solo in proposta contrattuale e potenzialmente fattibile. Un amore desiderato, diventa un amore di bisogno, costruito nella totalità del linguaggio, impartito dalla volontà, ma è falso, se non è spontaneo, è falso, è artefatto e tutto ciò di sentimentalmente mentale, cioè pensato, che è falso. L'amore, si manifesta in modo inconsapevole, non voluto, è il corpo il portavoce, freme e i suoi gesti sono goffi, inconsulti, difficilmente sciolti e solo a tratti, le parole escono a fatica e anche male, e mai come, e quelle che vorresti. In amore la matematica non funziona, la luna è buona da mangiare per gli innamorati, non d'andarci, con tanto di calcolo. Quando ti trovi in amore, in quel mentre, sei religioso. Non c'è religione al di fuori dell'amore, la fede è amore, ma attento alla tua intenzionalità, perché altrimenti si tratta d'investimento, di politica. La fede è dare senza sapere di aver dato, se esiste ricordo del dare, allora ciò che avrai fatto, l'hai messo sulla bilancia del guadagno e della perdita. Gli innamorati, quando danno ricevono, quando ricevono danno. La fede è la stessa cosa, stai ricevendo quando stai dando. Mentire con Dio, è impossibile, non dare per tua scelta, fallo e basta, se lo vuoi tu, se il tuo dare è intenzionale, alla fine, vuoi sempre qualcosa in cambio, se sai di avere dato, in cambio, ti senti nel diritto di lamentarti, o quantomeno in rapporto, e quel tuo dare, non era un mentire? La verità, è che in profondità non accetti Dio, per questo lo vuoi dalla tua parte, se tu lo considerassi infallibile, non tenteresti continuamente di parlargli, ma ti limiteresti di ascoltarlo. Ascoltarlo. è non pensare alla tua devozione, pensa a perché lo stai pensando, fai un'introspezione e valuta per quale motivo lo pensi. Accettare Dio? Noo, da come stanno le cose è accettare di subire Dio, per questo affermo, che tutto ciò è falso. Così è anche per l'amore, se ne sei consapevole, diventa falso, nell'attimo in cui ti rendi conto di trovarti ad amare, immediatamente ti sentirai in una sensazione di smarrimento, di panico, non sai accettare così com'è l'amore, preferisci subirlo come tragedia, piuttosto di averlo in maniera incondizionata. Preferisci un concedersi a vicenda, confini l'amore ad una mera azione di scambio, ad un esercizio fisico, ecco, in ultima analisi qual è il tuo fine per l'amore. La mente ti toglie dalla realtà, per farti vivere in verità, ma la tua verità spesso, non collima con la realtà altrui. Mentalmente, tu vivi per quello che la mente riesce a metabolizzare, un fatto troppo grande, che per la mente diventa invisibile, cioè un mistero. Puoi avere tutte le verità che vuoi, ma la dimora è sempre la tua testa, nessuna verità alla fine è più grande di te. L'amore, è più grande di te, ma non è una verità, ma una realtà, in esso puoi solo perderti. L'amore è dentro e fuori di te, è questo che fa impazzire la mente, non è abbastanza grande da contenerlo – tenerlo, essendo più grande diventa invisibile, ecco che allora dell'amore ne parli come se fosse un mistero, un sentito dire. Per sapere se si tratta d'amore, o di un riflesso, una parvenza, controlla se ci sono delle pretese attorno, quali esse siano, e per quale motivo. La pretesa, è di per sé egoismo, è separazione. Pretendere è violenza, mentre chiedere non è violenza. Chiedi, ma senza pretendere. La pretesa sei tu, con il tuo io, pretendi che nessuno ti dia dello stupido, e tantomeno se questa è la persona amata, e non è forse una pretesa, il fatto di pretendere, anche se si tratta di rispetto, è pur sempre un'imposizione, e come può esserci amore nel subire imposizioni. Di una persona che non conosci, puoi anche non raccogliere un'offesa, non ti cambia niente, ma se questa persona, invece, è quella che tu ami, ti cambia la vita, ne fai una ragione di stato. Chi ama, non offende, perché in amore niente è dolore. Quando non sai il perché di ciò che accade, non pretendere, ma chiedi. Il chiedere rende compartecipi, mentre la pretesa isola. Dio, non pretende assolutamente niente da te. Non c'è nemmeno la pretesa che tu in qualche modo le manchi di rispetto, niente e nessuno può alterare Dio, se tu con l'offesa riusciresti a cambiare in qualche modo Dio, saresti tu il più grande, ciò che per Dio è bene o male dipenderebbe da te, Lo potresti renderlo triste o felice, sapresti come fare. Ma agli occhi di Dio, tu rimani lo stesso, sei sempre quello di prima, sei tu che cambi, sei tu che lo vedi in un modo, o in un altro modo. Tu puoi mascherarti e colorirti come vuoi, ma non pretendere di onorare o disonorare Dio, non c'è niente di terreno che Lo possa turbare. Dio è amore! L'amore dissolve tutto, qualsiasi cosa venga a contatto con l'amore si dissolve in esso, tutto ciò che entra nell'amore, diventa amore, diventa Dio! Dio è tutto, non puoi farci niente, tu stesso lo sei, solo che hai chiuso gli occhi. Continui a maledire, a lamentarti del mondo, è l'unica maniera per continuare rimanere separato, chiudi gli occhi davanti all'amore, perché è l'unico modo per superarlo. Dio, l'amore, sono un problema, non ci capisci niente, li consideri misteri dell'anima, mentre tu sei solo terreno, ecco perché, non porti niente con te di Divino, non lo vuoi. E quando Lo nomini, ti mette solo paura, e sembra vera, ma allo stesso tempo gli fingi amore, certo che è fingere, perché l'amore non è autentico, e tu lo sai. Ora, se stai condividendo tutto questo, non sentirti in colpa, non hai preso in giro nessuno se non te stesso, Dio non può essere preso in giro, non gli hai procurato nessun dolore in tale proposito, come non gli procuri nessun piacere rendendogli merito. Come puoi per tua volontà, far gioire o intristire Dio, se riesci a malapena a sopportarti quando sei infelice? Vuoi amare quello che non hai, perché non riesci ad amare ciò che hai. È così, che ti stai comportando con Dio, vuoi amare ciò che è impossibile, pretendi d'amare Dio e non sai amare chi ti è vicino, certo se vuoi amare Dio, è perché non ti riesce con cui vivi. Ma poi anche, non sai farti amare dagli uomini, e pretendi di essere amato da Dio. Non sei obbligato ad amare le persone, ma sei vincolato all'amore delle persone. Amare Dio, come l'ami tu è facile, è solo a tuo vantaggio, l'ami perché possa sentirsi obbligato, in tal modo, perché poi, sia altrettanto cortese e onesto con te, come tu sai essere con Lui, ma sei solo un'ipocrita, parli con Dio in un atteggiamento di sincerità, ed è qui che avviene il lavorio, e che stai molto attento, cerchi di parlare mantenendoti in un dialogo – monologo d'autentica verità, ma è proprio questo il punto, sai di essere in verità, ne sei consapevole di non stare trattenendo niente, che non gli stai nascondendo nulla, e questa tua consapevolezza ti toglie l'innocenza, ti rende infido, il fatto ti posiziona in un soggetto con secondi fini, sai benissimo cosa stai dicendo e lo fai di proposito, ma a Dio, non gli interessa la tua verità, quella Lui la conosce già, è la tua mente che tu gli vuoi tenere lontana, nascosta con i suoi intenti dietro al paravento della verità, mentre, nell'attesa che tu la smetta di crederci alla tua estraneità d'adulazione, non interferisce, ma come vedi, inoltre, non gli stai nascondendo niente. Detto questo, ora devi stare attento, a voler parlare con Dio, il tuo stato consapevole è ora smascherato, volere discorrere in maniera d'estraneità e di disinteresse, non è più possibile farlo, e allo stesso tempo rimanendo pulito. Può sembrarti facile parlare con Dio, ma il fatto è che non puoi parlargli in nessuna maniera, è ancora troppo lontano, lo senti come una presenza al di fuori di te, e tutto quello che è al di fuori di te, non lo puoi toccare, non lo puoi raggiungere mai, in nessun modo, solo mentalmente lo incontri, ma senza toccarlo. Si, mentalmente lo intuisci, ma niente di più, c'è la distanza ancora, si, perché tu sei tu e Dio è Dio, nessuno diviene l'altro. Ma solo perché sei tu che lo vuoi, Dio non ha nessuna pretesa ad essere te, non ne ha bisogno, ma sei tu che invece pretendi di rimanere di parte, ancora preferisci i tuoi inferni, ti è più caro un sofferto inferno ad un paradiso:.. comunque. Quindi, basta mentirti, le tue preghiere odorano d'interessi, d'affari, usi Dio come fosse un potente amuleto. Ciò che è bene o male, giusto o sbagliato, non chiederlo a Dio, Egli non ha anzitempo fatto nessuna preferenza a riguardo. A nessuno gli si apre sotto i piedi la terra, a nessuno, il cielo gli si vergogna. Chiediti pure se una cosa può essere bene o male, ma lo saprai solo alla fine, se una cosa è male, è male e basta, ma solo alla fine e lo sarà per quello che riguarda te, ma se invece mantieni la domanda, se ciò è giusto o sbagliato, l'interrogativo stesso è la risposta, il quesito ti riconduce in analisi finale, la domanda li mantiene entrambi, ancora una volta riguarderà te, puoi vedere il mondo intero soffrire, ma il dolore che provi è della tua sofferenza. Scegliere è un fatto strettamente intimo, se per te non esisterebbe la problematica dell'incognita di ciò che è bene o male, che giustizia sarebbe, per tutto quello che non sei tu? È questo, forse, l'amore che provi per il mondo? È questo l'amore che chiedi a Dio? Ogni volta che chiedi, o semplicemente gli parli, gli dai dell'inconcludente, che ha delle lacune, che non riesce a vedere le mancanze, perché il fatto che gli parli, vuol affermare che probabilmente non ne era a conoscenza, non ci era arrivato, sei convinto, per certi versi, che fosse cieco, i tuoi pensieri non li avrebbe mai sentiti, ma per fortuna ci sei tu a provvedere nell'integrare, dove Lui non è nel potere di arrivare, lì, fino dentro di te, così in profondità. Dio va bene, perché così puoi amare di nascosto, Dio è il tuo amore, è il tuo amico segreto. Quando ami, ogni cosa è lasciata, non c'è più niente di tuo, se senti che un qualcosa lo puoi definire” mio”, non sei innamorato, amare non è dare, ma molto di più, è lasciare e lasciare a volte, vuol dire perdere, e tu lo sai. Hai paura che rubino, che ti portino via qualcosa, nel mentre dell'amore, sei assentato, non c'è più nessuno a fare la guardia, come puoi fidarti, ed a aprirti per fare entrare nella tua intima dimora qualcuno, che fino ad un attimo fa, era un estraneo? Meglio quindi non fidarsi, tenere l'amore in superficie, all'esterno e allora pensi: questa strana malattia alla fine passerà, in caso contrario si vedrà, ma non c'è niente da vedere che tu non sappia già, se ti aprirai, puoi perdere tutto, ma poi avrai la forza di ricominciare e anche con più forza, ma se resti chiuso, l'amore è già perso, in tal caso ricominciare da che cosa? Se, niente avevi, niente hai. Trattenendo, come puoi muoverti? Più trattieni, più rimarrai fermo. E un amore che si ferma è un amore che muore, ma se l'amore non muore, allora, sta a dimostrare che si muove, gira. Dio è amore, …ecco la soluzione, puoi trattenere tutto, aprendoti totalmente, tanto, a Dio non interessa le tue cose terrene, un amante così, è un amante perfetto, quando gli parli, hai sempre ragione, se le cose vanno per il verso giusto, lo approvi, se le cose vanno male lo disapprovi. Dio, a tuo dire, ha dalla sua il torto e la ragione forse, mentre tu in ogni caso, hai solo ragione. Certo, se hai torto e poi lo ammetti, hai ragione a sostenere che hai torto, ma Dio, la ragione, non se la può guadagnare ammettendo i suoi torti, Lui la ragione, c'è l'ha solo attraverso la tua condivisa giustezza. O ragione, o amore, non esiste ragione e amore nello stesso tempo, amore, sia con il torto e la ragione, si, ma non la ragione da sola assieme all'amore, quando vuoi dimostrare una ragione, la sostieni a svantaggio di un qualcos'altro, parli in favore di una cosa e a sfavore dell'altra. La ragione esiste come contrapposizione su qualcosa. In amore, alla persona amata, non gli fai nessun carico di peso, non gli procuri sofferenza alcuna, e non è forse questo il tuo proposito verso la persona amata? Ma con il tuo voler ragione, cosa succede? Se la ragione la devi avere sull'altro, lo opprimi, se invece, la ragione è un fatto estrapolato, è una sofferenza che gli posi sopra le spalle. Hai ragione di lamentarti, se le cose non vanno bene, ti lamenti, ma non farlo con la persona che ami, sbagli, evitalo, se non è lei a pregarti di farsi carico, perché gli vuoi dare il tuo peso, il tuo male? Vorresti tu, che la persona la quale ami, ti desse regolarmente solo la sua sofferenza? Se la ami, certo ti può anche andar bene, ma non pensare che ti stia amando. Nel “no” l'amore ne è fuori, se il no è un si che si riposa, allora l'amore c'è, ma se è un no e basta, non c'è amore. Il no, è la violenza della ragione. Quando dici “no” sei contro, non sei con l'altro, ti ritrovi contro, non sei con lui. La persona che ami, se ti dice “no”, non è con te, ma contro di te, ti vuole forse male? E allora, perché è contro di te? Perché c'è l'ha con te? Sono cose queste che devi dire e non tacere, se le saprai dire, allora il vostro no, sarà un si che riposa. A Dio, visto che gli è attribuito la creazione, affermi che è perfetto, immensamente buono, niente e nessuno è giusto quanto Lui. Perché Dio possiede solo il dolce e non l'amaro? Dio, dici: non può sbagliare, fare il male, mentire, o vergognarsi di un qualsiasi cosa, nella sua onniessenza, a Dio gli togli tutta l'altra parte, non possiede l'errore, il male, la menzogna, …o ecc. d'equivoco. Per quale ragione dici questo? Inconsciamente sai bene cos'è la corrispondenza, in profondità sai che tutto ritorna, ciò che dai, deve esserti reso. A tuo figlio, se gli dai dell'inetto, lui ti ritornerà inettitudine, se chi ti è vicino gli fai capire che è inconcludente e sostieni il fatto che non farà che deluderti, ti ritornerà ciò che gli hai dato, inanità. Con chi vivi e ti è vicino, non sai comportarti come fai con Dio. Basterebbe poco, tutti sono bravi, basta dirglielo, caso mai si tratta di volontà. Quando uno, per poco che abbia ottenuto gli dici: è tanto, non so se sbaglio, ma mi sembra tanto, non ci saranno nel futuro, di sicuro, ottenimenti inferiori. Considera e apprezza quel che danno, non ti deluderanno e il futuro sarà tuo. Inconsapevolmente, è in questo modo che ti sei garantito l'aldilà, attraverso la lavorata, guadagnata benevolenza di Dio. Ma l'aldilà non si guadagna da Dio, ma dalla vita. Non puoi partire da Dio, Dio è l'arrivo, non la partenza, non puoi partire dall'arrivo, una volta Dio, dove vuoi andare oltre? Quanto è intelligente Dio? Non te lo chiedi mai quant'è la Sua intelligenza? È impossibile, parli in termini stupidi, perché hai il raffronto con la stupidità. È la tua stupidità che si scontra con Dio, non la tua intelligenza. La tua intelligenza, è la goccia dell'oceano e potrà solo servire per raggiungerlo. Il tuo parlare a Dio è insensato, ogni tua ragione è insensata, gli parli, è stupidità, l'ascolti, è intelligenza. Cerchi forse di guadagnarti i favori di Dio, con l'intelligenza, con la pietà e la comprensione, lascia perdere, Lui non ha corpo, ha solo intelligenza (spirito) e tu ne cerchi il corpo, per poterlo toccare, ma non ti accorgi che sei tu quel corpo, è il creato il suo corpo. Maledire e Insultare Dio, o comunque in qualche modo volerlo colpire, in profondità senti che ti sei fatto del male solo a te, e viceversa, nel pregarlo e volendogli bene, in profondità senti di star bene, che alla fine sei tu a goderne, quel bene era diretto a te. Prima di conquistare una persona, devi lavorare fino a raggiungere la sua mente, ma ogni tentativo diretto alla mente, sarà fallimentare, se il corpo è tralasciato, se non c'è stato nessun passaggio per il corpo, la mente non è penetrata e il successo di conquista è perso. Ad una persona, l'adulazione alla sua bellezza, alla ricchezza, o posizione sociale, ecc., falla passare attraverso il suo corpo. Per esempio: che la sua bellezza, ricchezza, o altro, che non è un fatto di casualità, ma fargli percepire, (mai in modo diretto) che basta guardarlo negli occhi, o da come si muove, per capire che si tratta d'intelligenza, così facendo avrai fatto centro, se invece punti diritto alla mente non ci entri, devi prima bussare al suo corpo per entrare, è quella la porta. Prima devi avere cura di ciò che è esterno, poi il passo successivo sarà l'interno. Una persona prima di mente è corpo, è un errore fermarsi all'esterno, non otterrai né conquista, né considerazione alcuna in tal modo, devi proseguire, dal di fuori a dentro, fino dove lui abita. Tralasciare il corpo, ( il mondo) puntando esclusivamente alla ragione, è mancanza, comportarsi come se non avesse corpo, è mostrare un disinteresse, per ciò che esiste, mentre Lui è. Dio non ti chiede preoccupazione né del suo spirito, né del suo corpo, tantomeno il tuo sacrificio per Sé. Ma abbine coscienza, è importante per te, se il creato, tu compreso, sai di esserne il corpo di Dio, siine consapevole, la tua vita adesso intravede un senso, ma non muoverti in tale direzione, non serve, se ne sei cosciente, non c'è nessun bisogno che tu gli vada incontro. Anche quando ti volterai, la strada è sempre la stessa, è la vita che ti incontra e non tu che incontri la vita. Cosa cerchi dalla vita? Cosa cerchi da Dio? La tragedia è sempre stata nella tua ricerca. In una persona non ci cerchi niente, ma ci trovi, certo in una persona ci trovi e basta. Puoi sforzarti di cercare l'amore, ma non lo incontrerai mai, lo puoi trovare, è così che accade, perché è sempre stato lui ad incontrare te. Dio lo trovi, ed è Lui che si fa trovare, non è nella ricerca, se cerchi, non è che non ci sia, non lo stai vedendo. La vita, è un gettarla via se la cerchi. È impossibile cercare un qualcosa che è impossibile non trovare. L'amore è ovunque, anche nell'odio, altrimenti da dove verrebbe, e tu ti ostini a cercarlo. Puoi dare solo ciò che hai, non puoi dare sorrisi se sei triste, se sei innamorato dai amore, ma se in te non c'è amore, come puoi darlo. Cerchi l'amore perché non ne hai, sei un predatore, un cacciatore in cerca d'amore, ma anche fosse che riesci a trovarlo, o a mendicarlo, non è tuo, è preso a prestito e alla fine ti sarà tolto. Mentre dell'amore di Dio, ne puoi prendere fin che vuoi, se non puoi avere quello del tuo vicino, prendi quello di Dio, è più facile, più comodo, poi, è più grande il suo amore, e ancora, più è lontano, più è duraturo. Ma quanto è lontano Dio? Dio è lontano fino dove arrivi tu, e tu arrivi fino dove comprendi. Le tue fantasie si espandono fino dove tu arrivi. I pensieri vengono da te, le immaginazioni e le fantasie e tutti gli infiniti provengono sempre da te, e ciò che viene da te, non può essere migliore di te, sei sempre tu. Il tuo concetto di Dio, è personale, è diverso da qualsiasi altro, Dio è il tuo culmine, oltre non arrivi, nessun pensiero è fuori dalla tua testa, dunque sei sempre tu. Dio proviene da te, è dentro alla tua comprensione, la sua bontà è la stessa che senti tu, l'intelligenza è fino dove tu ti arrendi, la sua estensione è tanta quanto il tuo pensare, e il di più, anche. C'è qualcosa che senti al di fuori di te? Sei sicuro di ciò che senti, non sei tu a sentirla? Dio diventa la resa, per questo affermo che è il tuo limite, l'inspiegabile è il muro e Dio, è quel muro. Nella resa t'incontri, ne vedi la tua totalità. Dio da dove viene? Non esistono antenati a riguardo, quindi è sempre stato. La resa da dove viene? I limiti non sono illimitati e l'illimitato non ha limiti, quindi la resa è insita, c'è sempre stata. Ci sono cose che prima non c'erano? No, perché tutto è scoperto e non creato, è così che ti appare il mondo, un sempre esistito, ma il mondo, non è sempre stato vissuto da parte tua come un sempre stato. Un tempo, quando ancora portavi i segni di quel mondo sconosciuto da cui venivi, ogni cosa era per te nuova e mai esistita prima, tutto era presente fin tanto che tu lo eri, pensavi che le cose, se non le osservavi smettevano di essere, le persone erano in continua e testarda recitazione, si perché tu lo sapevi che non era autentico tutto questo, e non aveva senso da parte loro quella ostinazione. Avresti voluto urlare la loro falsità, ma era impossibile, perché non trovavi il coraggio di dire di smetterla, così hai accettato di buon grado il gioco. Il sempre esistito, è di più del mai esistito? La risposta è dentro alla tua testa e quella risposta sei tu. La conoscenza ti quantifica e Dio non è fuori. Maitreya ¯ ¯ ¯ ¯ ¯ ¯ ¯ ¯ ¯ ¯ ¯ ¯ Saluti, Aetos, http://users.iol.it/aetos -