Il Vangelo di Tommaso Apostolo: riflessioni sui logia da 1 a 10 Incipit: Queste sono le parole segrete che Gesù il Vivente ha pronunciato e che Didimo Giuda Tommaso ha trascritto - - - Commento all'incipit: Appare chiaro sin dall'inizio che Gesù dispensò almeno due tipi d'insegnamento. Uno pubblico —certamente più "immediato" e di più agevole comprensione, destinato principalmente alle masse diciamo così "impreparate"— ed un altro segreto, di carattere manifestamente esoterico, riservato ai pochi in grado di recepirne l'essenza profonda e di farlo proprio. La segretezza e la riservatezza di questo insegnamento cristiano, i suoi proponimenti di salvazione e la pericolosità implicita della sua divulgazione, mi riportano alla mente un meraviglioso passo della Bhagavad Gita (che personalmente condivido) che recita: «Se conosci la *verità*, guardati bene dal recar turbamento agli animi di coloro che non sono ancora preparati ad afferrarla, giacché l'insegnamento fuori dal tempo potrebbe stornarli dal lavoro ch'essi compiono e far loro vedere delle mezze verità, con loro grave pregiudizio». Aetos -------------------------------------------------------------------------------- § 1 - Egli disse: «Colui che penetra il senso segreto di queste parole non assaporerà la morte» - - - Commento al primo loghion: Una chiara esortazione, quella di Gesù, a ricercare l'interpretazione esoterica delle sue parole. Chiunque riesca a penetrare l'essenza profonda del suo enunciato comprenderà il significato della vita e della morte. Quando si sarà compreso nell'intimo che la morte non è la fine di tutto, ma solo un continuum, essa non potrà essere "assaporata". In questo loghion Cristo ci esorta a demolire quel velo d'ignoranza che non ci permette di realizzare interiormente questa segreta Verità. Praticamente il primo chiaro invito alla Consapevolezza di questo Vangelo. A mio avviso questa serie di detti originali di Gesù è davvero preziosa, per diversi motivi, fra questi certamente una migliore comprensione di molte affermazioni a noi pervenute per mezzo di altri documenti della letteratura cristiana. Fra queste cito: "...io vi assicuro che alcuni tra quelli qui presenti non moriranno prima di aver visto il Regno di Dio..." (Marco IX,1). Il Regno di Dio menzionato in Marco ed in altri Vangeli, non è da intendersi come luogo fisico, come alcuni erroneamente fanno, bensì come una sorta di superiore percezione della coscienza, di individuazione interiore, di cui solo alcuni dei suoi discepoli poterono fare sublime esperienza grazie ai suoi insegnamenti. Del resto questo è l'unico significato plausibile, degno della sapienza di Gesù, ascrivibile al passo neotestamentario in questione, volerne attribuire altri significherebbe condividere il pensiero di quegli eruditi studiosi convinti che Gesù ingannò se stesso e i suoi seguaci, e che a tal proposito scrissero: "...la promessa che anche sulla terra giungerà il Regno di Dio è la buona novella dei Vangeli..." (Jakob Taubes); "...Oggi nessuno studioso serio e intellettualmente onesto pone in discussione la saldissima convinzione intorno all'imminente venuta del Giudizio e della Fine dei tempi..." (Friedrich Heiler); "...Non è necessario spendere molte parole per affermare che Gesù s'ingannò sulla prossima fine del mondo..." (Rudolf Bultmann); "...l'aspettativa dei discepoli è stata delusa: bisogna ammetterlo senza remore..." (Adolf von Harnack); "...i discepoli di Gesù si attendevano certamente che con la sua morte avrebbe coinciso la concreta fine dei tempi. Il fatto che ciò non si sia verificato reca in sé la radicale delusione del movimento messianico che si richiamava a Gesù..." (H.J. Schoeps). Aetos -------------------------------------------------------------------------------- § 2 - Gesù disse: «Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato e quando troverà sarà commosso e si stupirà, e così commosso contemplerà e regnerà sul Tutto» - - - Commento al secondo loghion: Anche in questo passo Gesù invita chiaramente alla gnosi, alla ricerca interiore, al "raggiungimento del Regno". La forza che caratterizza questo loghion sta proprio nella ferma esortazione a non desistere dalla ricerca finché non si sarà "trovato". Questo richiamo di Gesù pone un chiaro accento sul suggerimento a non cedere, a non farsi scoraggiare dagli inevitabili ostacoli che il percorso di ricerca riserverà ad ognuno che vorrà intraprenderlo. Ne incoraggia per ultimo la iniziazione informandolo sulla grande emozione che il raggiungimento della meta serberà per lui. Così, una volta raggiunto il nuovo livello di Consapevolezza, commosso dall'amore che esso genera, potrà, ora con visione globale, contemplare e imperare commosso sul "Tutto". Preziosi ed interessanti riscontri sono visibili nella Pistis Sophia, negli Stromata di Clemente Tito Flavio Alessandrino (filosofo, teologo e Padre della Chiesa vissuto fra il 150 ed il 215 d.C.), nei Papiri di Ossirinco, nel Vangelo degli Ebrei ed in altri frammenti della letteratura cristiana. Aetos -------------------------------------------------------------------------------- § 3 - Gesù disse: «Se coloro che vi guidano vi diranno, 'Sì, il Regno è nei cieli', allora gli uccelli dei cieli vi precederanno. Se vi diranno, 'È nei mari', allora i pesci saranno in vantaggio su di voi. Il Regno è invece dentro voi e fuori di voi. Quando conoscerete voi stessi, allora sarete consci, e comprenderete di essere figli del Padre vivente. Ma se non vi conoscerete, allora dimorerete nella povertà, e sarete la povertà stessa». - - - Questo loghion sembra a tratti addirittura ironico. Gesù per far capire l'inutilità dei falsi credo e per mettere in guardia da coloro che ritengono di sapere dov'è, fisicamente, il "fantomatico regno", costruisce degli esempi molto efficaci e dal tono vagamente beffardo. Ciò si rivela evidentemente necessario: un valido tentativo per far comprendere che il Regno non è un luogo fisico, che sarà raggiunto materialmente nei cieli o nei mari, bensì uno stato di conoscenza interiore, che deve essere generato dentro se stessi. Il sublime Gesù, finalmente diretto e comprensibile, che Didimo ci mostra in tutta la sua sapienza, conclude questo insegnamento ammonendo risolutamente i suoi uditori e offrendo loro il fulcro su cui tutto ruota: ognuno deve comprendere nel profondo d'essere un "frammento del Vivente", fino a sentirlo chiaramente, solo così potrà liberarsi dell'ignoranza che lo assoggetta all'illusione rendendolo misero. Avverte infatti che qualora non si comprendesse ciò, si "dimorerebbe nella povertà, essendo la povertà stessa". Anche in questo caso le similitudini con gli insegnamenti del Buddha Shakyamuni sono davvero evidenti: per liberarsi del proprio stato di miseria, dal torpore che domina i nostri sensi, bisogna contemplare profondamente la vera natura della mente fino a comprendere che può contenere la Verità assoluta in cui essa stessa dimora. Aetos -------------------------------------------------------------------------------- § 4 - Gesù disse: «L'uomo vecchio che non esiterà nei suoi giorni a interrogare il neonato di sette giorni riguardo il Luogo della Vita continuerà a vivere. Poiché ciò che era prima sarà ciò che è dopo, e diventeranno una cosa sola. ». - - - Seppur muovendo con prudenza io penso che in questo passo Gesù abbia voluto invitare ogni uomo ad interrogarsi (soprattutto al termine della propria esistenza terrena) su ciò che si era prima di nascere e sulla nuova condizione che il domani serba per noi (di fatto quello che Egli chiama "Luogo della Vita"). Grande interesse suscita peraltro la chiara rivelazione contenuta nella seconda parte del logion (molto prossima alla filosofia buddhista) che ci informa del continuum di trapasso e rinascita al quale tutti siamo soggetti. Aetos -------------------------------------------------------------------------------- § 5 - Gesù disse: «Conosci ciò che hai davanti e ciò che è nascosto ti sarà rivelato. Giacché non vi è nulla di nascosto che non venga rivelato». - - - Anche in questo loghion Gesù fa appello alla Conoscenza. L'uomo deve innanzitutto conoscere (direttamente, non apprendendo di seconda mano) ciò che si mostra palesemente ai suoi occhi. Gradualmente inizierà a penetrare anche ciò che sino a quel momento sembrava occulto, offuscato, nascosto dietro il velo dell'ignoranza. E' implicito il riferimento alle intime potenzialità conoscitive insite in ogni uomo. Ancora una volta Gesù ci esorta al risveglio, ma nelle sue parole non troviamo alcuna traccia che raccomandi l'affidamento a terze persone o ad entità tanto austere quanto inconoscibili. Per contro affermando "...giacché non vi è nulla di nascosto che non si manifesterà...", sprona fermamente ogni uomo ad aver fiducia in se stesso. Aetos -------------------------------------------------------------------------------- § 6 - I suoi discepoli lo interrogarono e gli chiesero: "Vuoi tu che digiuniamo? In che modo dovremo pregare e fare elemosina? E quali regole dovremo seguire riguardo al cibo?" Gesù rispose: «Non dite sciocchezze, e non fate ciò che non sentite di fare; giacché tutto si svela davanti alla Verità. Infatti non vi è nulla di nascosto che non venga alla luce e nulla di celato che rimanga senza divenire manifesto». - - - Anche in questo passo compare un chiaro appello: opporsi all'ipocrisia e alla futilità di riti e tradizioni di cui non si comprende il senso*. L'attestazione di Gesù "non dite sciocchezze" rimarca in modo inequivocabile l'inutilità delle regole, dei precetti e di tutti quelle ripetitive ritualità che obnubilano le coscienze, che distolgono l'uomo, rendendolo banale, meccanizzato, incapace di procedere correttamente e con coerenza verso la profonda presa di coscienza della propria natura. Gesù cerca di far comprendere che, abbandonandosi ciecamente alle ritualità, alla cosiddetta "spiritualità di routine", ognuno rischia di deviare perniciosamente dal sentiero che conduce alla Conoscenza, e viene invece introdotto in un insidioso vortice da cui poi è quasi impossibile sottrarsi (vedi stordenti, insignificanti recite di rosari, che a poco a poco divengono vere e proprie droghe per lo spirito nonché succulento nutrimento per un insensato bigottismo). Questa di Gesù si rivela quindi come l'ennesima esortazione alla lealtà interiore, un ulteriore monito a non mentire, tanto meno a se stessi, e a non conformarsi ciecamente alle tanto ferree quanto inutili disposizioni dottrinali (che alla lunga distorcono la percezione degli eventi, e generano infauste repulsioni inconsce che sovente producono effetti di fatto contrari agli originali proponimenti, sfociando nell'incontenibile desiderio di trasgressione, e in comportamenti tanto antitetici quanto perversi... "non fate ciò che voi stessi odiate, perché tutto è manifesto di fronte al Cielo"). Gesù vuol porre l'accento infine sul fatto che se anche sembra possibile ingannare se stessi e gli atri, non è invece possibile ingannare la "Verità" ultima a cui tutti, volente o nolente, tendiamo. Anche questo aiuta a comprendere quanto sia opportuno procedere sul sentiero che conduce alla Conoscenza con autenticità, senza gravarsi dell'inutile peso che alcune insignificanti norme cultuali rappresentano per il viandante... (...siate transeunti... dice Gesù nel loghion 42 ...) Porre fine ai comportamenti ipocriti dando ascolto alla propria coscienza, entrare e centrarsi nel profondo di sé: questo, in sintesi, l'insegnamento di questo loghion, per non "perdere se stessi" a cagione di tradizioni e rituali che non hanno senso alcuno ai fini della reale Conoscenza dell'umana condizione. - * A mio avviso l'amare il prossimo candidamente, sinceramente, il puro desiderio di condividere con lui ogni bene terreno, è conseguenza naturale di una profonda e schietta presa di coscienza, non di un precetto o di un comandamento scritto, nessuna imposizione potrà mai generare in un uomo amore sincero. Molti, troppi sono peraltro coloro che fanno elemosine e/o volontariato perché sperano inconsciamente in una sorta di "premio". Quel tipo di solidarietà, è falso, perché non nasce da una percezione consapevole dell'interdipendenza, ma dalla speranza di essere in qualche modo ricompensati un giorno da una qualche "entità superiore".... Aetos -------------------------------------------------------------------------------- § 7 - Gesù disse: «Nel giusto è il leone che si nutre dell'uomo: il leone diverrà uomo. Sventurato l'uomo mangiato dal leone: l'uomo diverrà leone». - - - In questo loghion notiamo l'uso di due simboli in contrapposizione. Da una parte il leone (che rappresenta le divoranti passioni, la forza rozza, la cupidigia, la bramosia, la brutalità, e non ultima l'ignoranza) dall'altra l'uomo (che rappresenta invece la consapevolezza, la lungimiranza, l'intelligenza, la sensibilità, la meditazione, la sapienza). Questi due inconciliabili aspetti albergano in ognuno di noi, convivendo tumultuosamente finché uno non prevale sull'altro divorandolo. Si potrebbe pertanto sintetizzare scrivendo: "...sventurato l'uomo divorato dai suoi stessi sfrenati appetiti..." Aetos -------------------------------------------------------------------------------- § 8 - Egli disse: «L'uomo è simile ad un saggio pescatore che, gettata la rete in mare, la ritirò colma di piccoli pesci. Fra essi il saggio pescatore scorse un bel pesce grosso, allora senza esitazione prese solo quello e gettò tutti quelli piccoli in mare. Chi ha orecchi per intendere, intenda». - - - Anche qui Gesù preferisce esprimersi per metafore. - Il saggio pescatore è il sapiente e avveduto ricercatore spirituale. - Il bel pesce grosso rappresenta l'unica valida via da seguire (la ricerca del Regno ó di se stessi), chiaramente riconoscibile nell'accozzaglia di insignificanti prescrizioni e ben al di sopra sia di tutti i fallaci indottrinamenti istituzionali che di tutte le distoglienti frivolezze della quotidianità. - La moltitudine di piccoli pesci rappresenta invece l'intralcio, la possibile perdita di tempo, l'inganno, le abbaglianti illusioni. L'invito sta evidentemente nel saper riconoscere da se stessi la vera Via e nel gettare in mare tutte le sterili chiacchiere, gli inutili precetti, le inconcludenti disquisizioni esegetiche, le pasticciate dissertazioni teologiche, i futili impegni del quotidiano e quant'altro. Un po' una parafrasi del "Rasoio di Occam", "...chi ha orecchi per intendere, intenda..." Aetos -------------------------------------------------------------------------------- § 9 - Gesù disse: «Ecco, il seminatore è uscito ha riempito la mano di semi e l'ha sparsi a terra. Alcuni semi, cadendo sulla strada, sono stati beccati dagli uccelli. Altri, caduti sulla roccia, non hanno messo radici e non hanno innalzato spighe al cielo. Altri ancora, caduti tra rovi di spine, sono marciti e i vermi li hanno divorati. Ma alcuni sono caduti sulla terra buona ed hanno prodotto buon frutto rendendo sessanta o centoventi per ognuno». - - - Un loghion, questo, che non ha certo bisogno di particolari chiarificazioni. Gesù è perfettamente consapevole che la sua parola non sarà correttamente recepita da tutti (e la storia difatti testimonia egregiamente questo penoso aspetto). L'embrione di Verità contenuto nelle sue parole non produrrà sempre frutto, in molti casi si dissiperà rapidamente, in altri con maggior lentezza, e solo chi riuscirà a recepirlo e fecondarlo nel profondo innalzerà al cielo buoni frutti. Un monito dunque contro l'aridità spirituale. Aetos Anche nel Sutta Nipata buddhista troviamo la parabola del seminatore: "...il Brahmino furioso disse: «sarebbe meglio tu andassi a lavorare invece di questuare. Io vango e semino e dopo aver vangato e seminato mangio. Se tu facessi altrettanto avresti anche tu di che mangiare» Il Benedetto gli rispose e disse: «O Brahmino, anch'io vango e semino e dopo vangato e seminato mangio ... Fede è il seme che spargo; buon lavoro è la pioggia che lo fertilizza; saggezza e modestia sono la vanga; la mia mente son le redini; io sostengo la legge; l'ardore è il pungolo che uso e l'esercizio è il bue da tiro. Questo arare serve a distruggere le erbacce delle illusioni. Il raccolto è il frutto immortale del Nirvana dove tutte le sofferenze finiscono» Allora il Brahmino versò latte e riso nella ciotola dorata e l'offrì al Benedetto dicendo: «Lascia che il maestro dell'umanità partecipi al cibo di latte e riso sì che il Venerabile Gotama lavori un terreno che dia frutti di immortalità»..." -------------------------------------------------------------------------------- § 10 - Gesù disse: «Ho appiccato il fuoco sul mondo, ed ecco, lo custodisco affinché esso arda». - - - ho gettato fuoco sul mondo... queste parole si riallacciano velatamente al loghion precedente, poiché il fuoco che divampa potrebbe essere accostato in un certo senso al seme che si sviluppa quando trova terreno fertile, il fuoco ha però aspetti simbolici senza dubbio più intensi. Gesù è consapevole che la sua parola è destinata a travolgere le stagnanti consuetudini: da una parte sarà la causa scatenante di feroci dissapori dall'altra ardente voluttà per cercatori sinceri. Aetos - N.B.: Questa libera versione del Vangelo di Tommaso è stata pazientemente condotta su un cospicuo numero di traduzioni italiane ed inglesi dell'originale copto. Seppur con estrema prudenza e osservando attentamente la corrispondenza fra le traduzioni ho cercato di destreggiarmi il più possibile per rendere chiaro lo spirito del testo piuttosto che l'aspetto puramente lessicale dei singoli termini. Attenzione! Queste pagine sono protette da Copyright © - Edizioni "Il Ragno Incantato"- E' vietata la riproduzione non autorizzata. Tutti i diritti sono riservati. Saluti, Aetos, http://users.iol.it/aetos