Il Vangelo di Tommaso Apostolo: interpretazione loghia da 21 a 30 § 21 - Maria domandò a Gesù: "A chi è simile un tuo discepolo?" Egli rispose: «Somiglia ad un fanciullo che si intrattiene in un campo che non gli appartiene. Quando verrà il proprietario del campo gli dirà: "Lascia ciò che non è tuo!" Ed egli, nel mentre abbandonerà e restituirà il campo, rimarrà nudo dinanzi a lui. Per questo io dico che se il padrone di casa sa che verrà un ladro, veglierà in attesa del suo arrivo e non gli permetterà di introdursi nella casa di suo possesso né di asportare i suoi beni. Voi dunque siate vigili al cospetto del mondo e cingete i vostri fianchi di grande potenza, affinché i ladri non abbiano modo di giungere sino a voi; giacché ciò che voi proteggete e considerate di vitale importanza essi lo troverebbero. Possa essere fra voi un uomo avveduto che intenda ciò che vi dico. Non appena il frutto è maturo egli giunge con in mano la sua falce e lo raccoglie. Chi ha orecchi per intendere intenda!» - - - Ancora una volta Gesù si dimostra un po' amareggiato poiché è consapevole di non essere stato correttamente compreso dai suoi discenti. Alla bizzarra domanda di Maria (molto probabilmente la Maddalena) Gesù risponde manifestando, con velato turbamento, la sua convinzione circa la mancanza di avvedutezza dei suoi discepoli che egli appunto considera come "fanciulli che si intrattengono in un campo che non gli appartiene". Probabilmente con questa metafora Egli vuol porre l'accento sul fatto che i suoi discepoli — come quasi tutti noi del resto — essendosi completamente identificati con la materia, con quello che è un mero veicolo fisico (il corpo ó il campo) nonché con i fatui ammaestramenti dottrinali, sono divenuti totalmente incapaci di trascendere i propri limiti, sia dal punto di vista materiale che mentale. Gesù sa bene che a cagione di ciò, quando essi dovranno lasciare il corpo, si ritroveranno di fronte alla Verità completamente nudi ed impreparati (si rilevano, anche in questo loghion, sorprendenti analogie con alcune correnti del pensiero buddhista: il samsara — ciclo delle rinascite — non potrà essere in alcun modo interrotto sino a che permarrà l'identificazione con l'ego e con la materia). Per evitare che ciò accada Gesù esorta ognuno ad essere ben vigile e soprattutto a stare quanto mai attento a non far avvicinare a sé nessun ladro (ladri ó abili marpioni ó insegnanti ipocriti) poiché quest'ultimo "troverebbe" e "sottrarrebbe" le nostre innate ricchezze interiori. Se ciò accadesse — privati della nostra capacità di discernimento — saremmo facili oggetti di plagio e di conseguenza fuorviati, falsati, distolti dall'autentica centralità di noi stessi. Fuor di metafora si osserva che ciò accade abitualmente, da sempre, e questo a scapito dell'autenticità delle coscienze. Ogni contesto culturale alberga al proprio interno una miriade di ingannevoli precetti, di grotteschi dogmi e di insegnamenti artefatti che si sostituiscono penosamente a quella naturale disposizione interiore che invece rappresenta il fondamento stesso dell'autenticità e della profonda presa di coscienza delle realtà in cui siamo immersi. Gradualmente la capacità di penetrazione, di profondità del pensiero e di lucida analisi delle contingenze, viene meno e diveniamo così contenitori inconsapevoli di un farraginoso bagaglio di nozioni (enormemente differenti, a seconda del contesto in cui si è inseriti) che nessuno ha mai avuto davvero occasione di sperimentare direttamente, ma al quale però si predispone ciecamente, sia a causa dell'inerzia, che di una paura tanto arcana quanto inconscia. Questa mancanza di autenticità è, da sempre, alla base di una spaventosa obnubilazione delle coscienze e rappresenta a mio avviso, da sempre, la vera minaccia sia per l'evoluzione del singolo individuo che per quella dell'intera società. Al termine del loghion si nota un auspicio configurato in maniera un po' insolita: Gesù si augura con tutto il cuore che "qualcuno possa davvero comprendere" il suo magistero, che possa coglierlo tempestivamente, con piena Consapevolezza e al momento giusto. Chiude con il familiare avviso "...Chi ha orecchi per intendere intenda..." che non abbisogna di alcuna delucidazione... pertanto... ...chi ha orecchi per intendere intenda... Aetos ________________ § 22 - Gesù vide alcuni neonati che succhiavano il latte e disse ai suoi discepoli: «Questi piccoli che suggono il latte sono simili a coloro che entrano nel Regno». Essi allora domandarono lui: "Se saremo come questi poppanti entreremo nel Regno?". Gesù rispose loro: «Quando farete di due cose un'unità e farete sì che l'interno sia come l'esterno e l'esterno come l'interno, e l'alto come il basso, e quando farete del maschio e della femmina un unico essere sicché non vi sia più né maschio né femmina, e quando farete di due occhi unità di occhio, e metterete una mano in luogo di una mano, un piede in luogo di un piede, un'immagine in luogo di un'immagine, allora troverete l'entrata del Regno». - - - Ho avuto occasione di approssimarmi a diversi tentativi di interpretazione di questo loghion e non ho potuto fare a meno di notare il gran numero di difformità che li caratterizzavano. Questo loghion difatti, come molti altri del resto, si distingue per una particolare ermeticità la quale ha dato luogo nel corso degli anni a diversi attriti, sia fra studiosi più o meno pedanti che fra cultori infervorati. Non è facile districarsi fra le varie interpretazioni, né tantomeno cogliere fra queste quella che più s'avvicina a ciò che Gesù intendeva davvero rivelarci, intimamente intendo, e sorge perciò la necessità di eliminare sia le speculazioni ridondanti di sterili congetture che quelle eccessivamente specialistiche, tessute spesso ad hoc per favorire alcune correnti di pensiero, chiaramente a danno dei reali significanti, quelli che Gesù appunto intendeva offrire. Ho convinzione che quando sussistono incongruenze di tal fatta la miglior cosa da fare, per afferrare la reale essenza dell'insegnamento, sia meditare profondamente sino a liberare la mente da ogni inquinante. In certi casi questa pratica si rivela enormemente preziosa poiché ci affranca quasi completamente dalle "impronte" tipiche del proprio contesto culturale, impronte spesso responsabili del pernicioso "effetto fuorviante" di cui lo stesso Gesù fece più volte menzione. Convinto dell'idoneità di questa pratica, ho deciso quest'oggi di praticarla con il preciso scopo di permeare l'intimità di questo loghion. Ne è emerso un concetto su cui anche Jiddu Krishnamurti, grande Maestro del nostro secolo, ha sovente insistito. Cercherò di enucleare il concetto. L'elemento su cui si deve puntare l'attenzione, che è poi lo stesso che offre a Gesù l'occasione di esprimere la sua figurazione, è il neonato. Gesù pone chiaramente l'accento sui neonati che in quel preciso momento stanno poppando il nettare dal seno materno, la sua esortazione, come si può facilmente notare, prende spunto proprio da lì. A ben pensarci nel momento in cui un bambino sugge la vitale sostanza, egli (agli occhi di un qualunque buon osservatore) pare divenire un'unica cosa con il seno stesso (unica indiscussa Fonte di nutrimento), sembra davvero fondersi in esso. Il neonato — non ancora travolto dai devianti condizionamenti che caratterizzeranno le sue stereotipate convinzioni di adulto — nella sua totale purezza, non ha dubbio alcuno, avverte genuinamente, fortemente, naturalmente, una ed una sola attrazione, con estrema chiarezza. La sua attrazione difatti mira all'unica autentica fonte che per lui rappresenta il Tutto. A questa fonte si affida con totale abbandono, ad essa si unisce, con essa si fonde (atman?). Ma cosa significa ciò? Il neonato è ancora integro, incontaminato. Nella sua purezza non esiste (ancora) alto, basso, interno, esterno, uomo, donna, né alcun'altra differenza; egli avverte solo La Fonte, l'amore... Per avere accesso alla realtà, per entrare nel regno, è necessario quindi dimenticare, tornare puri, proprio come un neonato mentre si abbandona candidamente alla poppata. Dobbiamo assolutamente far cadere la nostra maschera, affrancarci, trovare la propria autenticità, aprire le porte alla realtà incondizionata. Se vogliamo "entrare nel Regno" abbiamo necessità di svincolarci da quell'immenso bagaglio di informazioni artefatte, che sono responsabili della gigantesca barriera che s'è rovinosamente frammessa fra il nostro neonato e la fonte. Quella barriera deve essere, per necessità, abbattuta. A causa dell'inautentica percezione della realtà, abbiamo completamente stravolto la nostra vera natura, divenendo ipocriti, insensibili, incapaci di afferrare sia l'essenza intima propria di ogni cosa che i profondi significanti che caratterizzano ogni evento. Probabilmente l'addestramento che ci ha condotti ad accettare come vere le nostre attuali illusioni ha avuto il suo inizio proprio quando, per placare le nostre urla, ci è stato offerto al posto del seno materno il primo ciuccio di gomma. Ricordo a tal proposito una massima molto eloquente dei nativi americani che recita: «L'illusione degli uomini, di trovare spiegazioni nelle religioni artefatte e gioia nelle cose materiali, somiglia a quella dei bambini che credono di poppare il latte mentre succhiano un dito». I fallaci indottrinamenti hanno corrotto i nostri canali percettivi, rendendoci incapaci sia di scorgere che di alimentarci alla reale fonte. Dobbiamo quindi tornare genuini e per far ciò dobbiamo assolutamente dimenticare, liberarci dalle illusioni che ci hanno separato dall'autenticità. Il nostro pensiero è eccessivamente condizionato dall'immenso bagaglio di nozioni che abbiamo inserito in memoria. Sono state istituite in ognuno di noi fedi, ideali, modelli, discipline che ci allontanano sempre più dalla realtà. Le nostre menti sono standardizzate, massificate, permeate da pensieri di seconda mano e da convinzioni che gradualmente assorbiamo e trasformiamo in assiomi. Molti di noi hanno ceduto l'amministrazione del proprio pensiero preferendo arrendersi di fronte alla seducente tranquillità del credo standardizzato e sposando di conseguenza concetti come "diversità", "distaccamento", "separazione", "disuguaglianza". L'esortazione di Gesù invece, come anche quella di Krishnamurti del resto, mira appunto a farci tornare, da adulti, ad uno stato di purezza percettiva simile a quello dei neonati. L'ammonimento guarda quindi al totale decondizionamento, fattore imprescindibile per rientrare in armonia con un'essenza di cui abbiamo perduto ogni traccia. Solo successivamente si potrà pensare ad "entrare nel Regno", o meglio a permettere alla Fonte di permeare noi. In sintesi Gesù ci chiede di superare sia il dualismo che l'identificazione poiché entrambi intorbidano la percezione autentica delle "essenze". Osservare e percepire ogni cosa come realmente essa è, senza alcun filtro connesso a culture o superstizioni si rivela necessario per permeare il tessuto della non corruttibilità. Mi auguro di essere riuscito ad esternare compiutamente ed efficacemente il mio pensiero. Aetos ________________ § 23 - Gesù disse: «Sceglierò fra voi, uno fra mille e due fra diecimila, e si leveranno come un solo individuo». - - - Gesù ribadisce nuovamente il concetto di "selezione" per sottolineare la difficoltà e l'eccezionalità che sta nel conseguire lo stato di reale consapevolezza. L'essere altamente consapevoli è una condizione che si verifica raramente, è una prerogativa riservata a pochissimi. Questi pochi, avendo trionfato sull'ignoranza, avendo superato i limiti dei propri sensi, essendosi innalzati sino a toccare la propria essenza che è completa, assoluta e incondizionata fusione nello straordinario processo di interdipendenza, estinguono l'immagine archetipica di separazione (che abitualmente inganna la mente e i sensi) realizzando uno stato di eccezionale armonia. Chi raggiunge lo stato di reale Consapevolezza, avendo penetrato l'intera struttura di se stesso, guarda a ciò che è, non a ciò che dovrebbe essere, non si lascia sedurre da inverosimili "gabbie culturali", né tenta di liberarsi da esse rifugiandosi in vane ideologie, in astruse teorie, nei culti o in ciò che molti chiamano "Dio". Quei pochi che raggiungono lo stato di reale Consapevolezza rappresentano un'unica essenza, come fossero un solo individuo e, come in un coro, intonano la medesima armoniosa melodia. Aetos ________________ § 24 - Dissero i suoi discepoli "Mostraci il luogo dove tu sei, poiché è necessario che noi lo cerchiamo". Egli rispose loro: «Chi ha orecchi intenda! La luce che è nell'intimo di un uomo di luce risplende sul mondo intero. Se non risplende sono tenebre». - - - Commento loghion 24 in lavorazione - N.B.: Questa libera versione del Vangelo di Tommaso è stata pazientemente condotta su un cospicuo numero di traduzioni italiane ed inglesi dell'originale copto. Seppur con estrema prudenza e osservando attentamente la corrispondenza fra le traduzioni ho cercato di destreggiarmi il più possibile per rendere chiaro lo spirito del testo piuttosto che l'aspetto puramente lessicale dei singoli termini. Attenzione! Queste pagine sono protette da Copyright © - Edizioni "Il Ragno Incantato"- E' vietata la riproduzione non autorizzata. Tutti i diritti sono riservati. Saluti, Aetos, http://users.iol.it/aetos