Al Museo Nazionale d'Arte Orientale é presente
un'interessante settore TIBET NEPAL legato alla ricerca scientifica
italiana curata inizialmente dal famoso Giuseppe Tucci.
La collezione tibetana è prevalentemente costituita da
dipinti su stoffa, statue in lega metallica, cretule votive, affreschi,
suppellettili e oggetti rituali, oltre a gioielli e a parti di
mobili; tutto questo fà del Museo di Palazzo Brancaccio
(Roma, Via Merulana, 248 tel.06_4874415) una delle collezioni
d'arte tibetana piú importanti del mondo.
Risultano interessantissimi a mio parere il bhavacakra
(lo schema cosmologico illustrante i sei mondi della rinascita)
che si trova situato accanto al mandala "psicocosmogramma"
(il quale illustra i rapporti sottili tra il microcosmo e l'universo)
nonchè lo "Tsog.Shin" (albero genealogico da
riferire alla trasmissione iniziatica sampradaya della
dottrina (dharma).
Come afferma Massimiliano A. Polichetti:«La funzione specifica
di una pittura o scultura tibetana è dunque quella di favorire
la concentrazione della mente di un contemplatore sull'immagine
di una divinità, almeno durante gli stadi iniziali della
meditazione. Gradualmente il devoto progredisce attraverso vari
livelli di consapevolezza alla fine dei quali trascende la necessità
di un supporto materiale sensibile. L'arte sacra tibetana esprime
perciò il tentativo di imprimere nell'immagine una vigorosa
valenza mistica, evocata da un mediatore per poter essere efficacemente
trasmessa, con le minori varianti possibili, ad un altro meditatore,
utilizzando complesse simbologie, strutture iconogrammetriche
e codici iconologici».
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