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meditazione, meditare, vipassana,
consapevolezza, pratica meditativa, concentrazione, rilassamento,
trance, tecnica, training autogeno, rilassarsi, realtà
delle cose, moralità, santità, pensiero, illusione,
meditante, viaggi astrali, viaggio astrale, OOBE, illusioni educazione
emarginazione equilibrio esistenza esistenziale esistenzialismo
esoterico esoterismo evoluzione filosofia gnosi gnostici gnosticismo
gnostico illuminazione meditare tecniche di meditazione mente
misteri misticismo escatologico escatologia ricerca del senso
della propria esistenza ontologia ontologico filosofia orientale
psicologia psicosi psicosomatica psicosomatico ragionare ragionevolezza
ricerca riflessioni saggezza saggi sapienza senso sentiero sincretismo
solitudine training autogeno trascendente trascendenza meditazione,
meditare, vipassana, consapevolezza, pratica meditativa, concentrazione,
rilassamento, trance, tecnica, training autogeno, rilassarsi,
realtà delle cose, moralità, santità, pensiero,
illusione, meditante, inganni illusioni meditazione, meditare,
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pratica meditativa, concentrazione, rilassamento, trance, tecnica,
training autogeno, rilassarsi, realtà delle cose, moralità,
santità, pensiero, illusione, meditante, inganni illusioni
non è certamente facile offrire una definizione chiara
e sintetica che vada a soddisfare le qualità proprie di
questo vocabolo.
Anche
il dizionario non aiuta molto quando sintetizza così :
«la
meditazione è il raccogliersi della mente nella considerazione
di profondi problemi filosofici o religiosi pratica religiosa
consistente nel raccogliersi in se stesso a meditare sulle verità
della fede predica o scritto di carattere ascetico, o di
argomento morale e filosofico».
Non ci aiuta poiché tutti abbiamo spesso sentito dire che
la pratica meditativa potrebbe arrivare ad illuminarci sulle motivazioni
più profonde del nostro vivere.
A mio avviso ha senz'altro ragione Jiddu Krishnamurti quando afferma che "la meditazione non è la semplice esperienza di qualcosa al di là dei pensieri e dei sentimenti di ogni giorno, né la ricerca di visioni e beatitudini ... La meditazione che è cessazione del pensiero apre la porta ad una vastità che trascende ogni immaginazione o congettura; è comprensione del mondo e delle sue vie ... Tutto ciò che il pensiero formula ha in sé il limite dei suoi confini, il pensiero ha sempre un orizzonte, la mente meditativa non ne ha, l'uno deve cessare perché l'altro possa essere ... La meditazione non è una continuazione o una espansione dell'esperienza, al contrario, è la completa inazione che è totale cessazione dell'esperienza; lo svuotarsi del conosciuto ... Se non c'è meditazione, sei come un cieco in un mondo di grande bellezza, luci e colori ... Meditare non è ripetere parole, sperimentare visioni o coltivare il silenzio, questa è una forma di autoipnosi ... La mente meditativa è vedere, osservare, ascoltare senza la parola, senza commento, senza opinione attentamente e costantemente il movimento della vita in ogni suo rapporto; allora sopraggiunge un silenzio che è negazione del pensiero, un silenzio che l'osservatore non può richiamare. Se ne facesse esperienza, riconoscendolo, non sarebbe quel silenzio ..."
Eh già... "quel silenzio". Un silenzio che solo chi ha realmente meditato svuotando se stesso conosce...
Forse sarebbe più facile definire uno dei traguardi della meditazione: la Consapevolezza.
A mio avviso lo scopo della pratica meditativa è proprio quello di favorire la percezione naturale della realtà ed ha fra gli obiettivi quello di ottenere la corretta comprensione del funzionamento di ogni cosa.
Questa importantissima pratica vuole essere un'investigazione continua della Verità, un esame microscopico del nostro processo di percezioni, ed ha come fine quello di sollevare lo schermo di ingannevoli falsità e convinzioni errate attraverso il quale normalmente l'uomo vede il mondo, un mondo illusorio e artificioso.
A ben pensarci non sappiamo chi siamo né comprendiamo i motivi ultimi della nostra esistenza. Non ci conosciamo affatto e troppo spesso arriviamo al punto di mentire a noi stessi, incoerentemente, sia sulle nostre debolezze che sulle motivazioni che le generano. Questo atteggiamento si rivela un vero e proprio rifiuto della Conoscenza ed ha come risultato quello di legarci con un nodo sempre più stretto alla ruota dell'illusione.
La meditazione (nel caso specifico mi riferisco alla meditazione Vipassana) non è, come molti pensano, un tentativo di dimenticare se stessi o di occultare i propri problemi; tramite essa possiamo imparare a vedere nel profondo di noi stessi, esattamente come siamo, possiamo finalmente vedere cosa alberga dentro di noi, comprenderne l'essenza ed accettarla pienamente...
Essa favorisce la vera intuizione che peraltro può essere ottenuta solo se ci si libera di quei giri logici a cui abbiamo permesso nel tempo di disorientare la nostra mente, solo evacuando dal nostro sé quei circuiti ingannevoli che ci hanno fatto perdere di vista il nostro nucleo ed il reale centro delle causale. Svincolandosi da essi potremo permettere alla nostra realtà superiore di produrre le giuste 'soluzioni' e successivamente alla mente coscente di 'aprirsi' ad essa.
La meditazione è come un'attività vivente, che utilizza la concentrazione come strumento in virtù del quale la consapevolezza può avere ragione di quel muro di confusione che normalmente ci separa dalla vivida luce della realtà; questo naturale processo consiste in un costante aumento della consapevolezza applicata ai meccanismi della realtà stessa.
Lo
scopo che il meditante si propone è perciò quello
di purificare la mente.
La pratica meditativa infatti monda il processo del pensiero da
quelli che potremmo definire "irritanti psichici"; vale
a dire, da quelle cose quali avidità, odio e gelosia, che
tengono il nostro essere bloccato in una sorta di schiavitù
emotiva.
La meditazione guida la mente verso una condizione di naturale
tranquillità e consapevolezza, profondendo uno stato di
concentrazione e comprensione totale degli eventi.
Di
fatto, per meditare, non occorre 'appartenere' ad un particolare
credo religioso e non si ha neppure bisogno di *avere fede*.
La fede, così come viene intesa ad esempio nel credo cattolico,
non trova alcun riscontro in quella filosofia religiosa che può
ad esempio essere il buddhismo. Questa "scienza
della mente" (proprio
in questo modo lo stesso XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, ha definito
il buddhismo in un'intervista) non invita i
propri seguaci ad un credo dogmatico o ad aver fede in qualcosa
perché si trova scritta in un antico libro sacro, o perché
è attribuibile ad un famoso profeta o ancora perché
insegnata da autorevoli persone. La filosofia buddhista, che si
caratterizza proprio per la sua infinita apertura, conferisce
alla fede un significato che è più
vicino a quello di "avere fiducia",
a "sapere che una cosa è vera perché
si è visto che è vera", a "sapere
che funziona perché è stata osservata dentro se
stessi".
La
meditazione porta lentamente ad una vera e profonda trasformazione
personale.
La persona che entra nell'esperienza meditativa non è la
stessa che ne esce. Il meditante cambia progressivamente il proprio
modo di relazionarsi, migliorando decisamente il proprio carattere
e la propria personalità attraverso un profondo processo
di sensibilizzazione. La meditazione rende profondamente coscienti
dei propri pensieri, delle parole e delle azioni... affina mano
a mano la concentrazione e la capacità logica. Un po' alla
volta rende chiari i processi ed i meccanismi del subconscio,
acuisce la capacità di intuizione accrescendo la precisione
del pensiero e conducendo gradualmente ad una diretta conoscenza
delle cose, rivelandole proprio come esse sono, senza pregiudizi
né abbagliamenti.
Sono
fortemente convinto che nessuna parola e nessun libro potranno
mai descriverci in maniera esaustiva la meditazione.
Per ognuno c'è solo un modo per scoprire le eccezionali
virtù di questa pratica: effettuarla. Si può comprenderla
solo direttamente, praticandola in maniera corretta...
La meditazione è coltivazione della presenza mentale, in una parola: consapevolezza.
Essa è in relazione con quei livelli personali di coscienza che si trovano assai più in profondità rispetto al pensiero simbolico, e proprio per tale motivo molti aspetti della meditazione non si prestano ad essere espressi attraverso le semplici parole.
La meditazione non è qualcosa che può essere imparata ricorrendo a termini astratti, non è qualcosa di definibile, ma bensì qualcosa di cui bisogna fare esperienza... essa può essere compresa solo con una buona pratica.
Il meditante esegue la sua pratica con un intento specifico: affrontare la realtà, per fare piena e profonda esperienza della vita così come essa è, per entrare in contatto con tutto ciò che vi si trova.
Una pratica ben fatta ci permette di dissipare tutte le illusioni, di liberarci da tutte quelle piccole e gentili bugie che continuamente ci diciamo.
Purtroppo
quasi tutti sin da bambini, veniamo condizionati molto profondamente
da una cultura deviante, impariamo così, durante il corso
della nostra esistenza, a mentire sistematicamente a noi stessi
e quasi sempre in modo estremamente arguto.
In questo modo subentra gradualmente in noi, senza che ne siamo
troppo coscienti, un sottile autoinganno e si innesca un circolo
vizioso, fatto di false convinzioni, che ci trascina inevitabilmente
nel suo mondo illusorio.
Arriviamo così ad avere un pensiero inautentico che ci
costringe a vedere la realtà da dietro un velo; di conseguenza
assumiamo comportamenti ipocriti e ci ritroviamo, inconsapevolmente,
ad indossare una brutta maschera che tende a coprire il nostro
vero volto, nascondendoci persino a noi stessi.
È invece incantevole osservare come i processi armonici
tipici della pratica meditativa, riescono a profondere in noi
quelle particolari intuizioni che frequentemente si rivelano come
vere e proprie "rivelazioni". Proprio queste intuizioni
infatti aprono sovente il passo a quel sentiero che conduce alla
chiara comprensione di alcune profonde ed importanti Verità
legate alla nostra misteriosa esistenza.
Gunaratana afferma: «alla vipassana bisogna avvicinarsi con questo atteggiamento: Non importa cosa mi è stato insegnato, voglio dimenticarmi teorie, pregiudizi e stereotipi. Voglio comprendere la vera natura della vita, voglio capire realmente cosa sia l'esperienza di essere vivi. Voglio imparare a conoscere le qualità della vita più vere e profonde, e non voglio accettare le spiegazioni di qualcun altro. Voglio scoprire io stesso tutto ciò»...
Difatti
lo stesso atteggiamento di base del buddhismo è profondamente
empirico ed antiassolutista. Lo stesso Buddha Shakyamuni, come
Gesù il Cristo del resto, fu decisamente non ortodosso
ed antitradizionalista.
Gautama non offrì i suoi insegnamenti come una raccolta
di dogmi, ma piuttosto, come un insieme di asserzioni sulle quali
chiunque era invitato ad investigare.
L'invito che il Buddha rivolgeva a tutti, era: "Venite e
vedete", a coloro che lo seguivano ripeteva spesso: "Non
mettete nessuna testa sopra alla vostra", e con ciò
egli intendeva raccomandare di non rifarsi alla parola di qualcun
altro, ma piuttosto di verificare ogni cosa di persona poiché
è quello l'unico modo per Conoscere
realmente ed essere convinti di ciò che si osserva.
Dobbiamo inoltre tenere sempre presente che ciò che abbiamo imparato può e deve spesso essere disimparato. Il primo passo in questa direzione è proprio capire cosa stiamo facendo mentre lo stiamo facendo, mettendoci nella tipica posizione di quieta osservazione.
Dobbiamo inoltre ricordare che una buona pratica meditativa induce un cambiamento radicale nel meccanismo della percezione, e porta con sé quella gioia che deriva dall'essersi liberati dal pensiero illusorio ed ossessivo.
La meditazione può "aprire la strada" e guidare chiunque lo desideri intensamente, verso una nuovo e corretto atteggiamento, conducendoci a vedere la realtà così come essa è realmente.
La consapevolezza sia con te...
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