IL SISTEMA DELLE LAME NELL' AREA DEL COMUNE DI BARI

La Puglia presenta una struttura geomorfologica prevalentemente calcarea e calcarenitica, risalente all'intervallo di tempo tra il Cretacico, nell'era secondaria (tra 136 e 65 milioni di anni fa), ed il Pliocene, nell'era terziaria (tra 5,2 e 2 milioni di anni fa); già contemporaneamente alle deposizioni, ma soprattutto nei tempi successivi, l'azione fortemente erosiva degli agenti atmosferici ha modellato incessantemente questi materiali carbonatici, dissolvendoli progressivamente e regalando a tutto il paesaggio pugliese la varietà di forme tipiche del carsismo di superficie ed ipogeo, ovvero grotte, doline e valli cieche, inghiottitoi, puli, lame e gravine.

Le lame (toponimo locale utilizzato per indicare un antico corso d'acqua) sono solchi ampi ma poco profondi posti lungo le linee che dalla Murgia nord - occidentale scendono verso l'Adriatico (a differenza delle gravine del territorio di Taranto, che invece si snodano come fessure più anguste e profonde e sfociano nello Ionio); caratteristico è di solito lo sbocco a mare, costituito da ampie baie sabbiose, spesso ingombre di detriti di origine alluvionale dovuti alla funzione di compluvio delle stesse, che si alternano alle insenature scogliose tipiche delle coste pugliesi.

Nella sola area del comune di Bari si riconoscono tratti di nove lame principali, organizzate in un sistema ecologico straordinariamente complesso e che si sviluppano a ventaglio. Procedendo da nord-ovest a sud-est, si susseguono lama Balice, Lamasinata, Villa Lamberti, Picone, Fitta, Valenzano, San Marco, San Giorgio e Giotta.

Le lame sono la testimonianza della presenza umana già a partire dal Neolitico, evidenziata dal ritrovamento di selci lavorate a punta e di altri utensili e strumenti in grotte naturali, e successivamente dagli insediamenti di comunità rupestri organizzate, dedite all'agricoltura, alla pastorizia e a forme elementari di commercio, e che abitavano in ambienti ricavati scavando nei calcari e nei tufi. Significativo a questo riguardo è il sistema rupestre di Santa Candida, costituito da una cripta e da varie grotte, situato a ridosso del quartiere Poggiofranco verso la tangenziale, ma anche tutti gli altri ipogei dell'area comunale, fino ad un totale di circa sessanta aree insediative. Nel corso del XIV secolo i villaggi rupestri iniziarono ad essere abbandonati per la più vantaggiosa disposizione intorno alle lame; sono di questo periodo e dei secoli successivi i piccoli nuclei di casali e masserie, dotati di cisterne per la raccolta di acqua e di piccoli ricoveri in muratura a secco per gli animali, visibili ancora oggi in pieno centro abitato. Durante l'ultimo secolo, lo sviluppo della città con le sue infrastrutture stradali, sempre più imponenti e realizzate spesso lungo le stesse direttrici di sviluppo del sistema delle lame, ha compromesso il delicato equilibrio ambientale dell'intero sistema, alterandone di fatto la maggior parte del suo tracciato fino allo sbocco a mare.

Dal punto di vista naturalistico, in passato le lame hanno rappresentato una fitta rete di torrenti, articolata secondo rami principali ed affluenti, in cui si determinava un microclima umido favorito dalla buona esposizione al sole dei costoni, ricchi di acqua e protetti dai forti venti. Queste condizioni erano l'ideale per lo sviluppo di un rigoglioso sistema vegetazionale, con specie quali Quercus ilex, Q. trojana e Q. coccifera, Arbutus unedo, Laurus nobilis, Ceratonia siliqua, Sambucus nigra, Pistacia lentiscus, Viburnum lantana, Capparis spinosa, Crataegus monogyna, Ficus carica, Punica granatum, Spartium junceum ed altre ancora, che in realtà attualmente è molto difficile riuscire ad identificare per via del degrado in cui versano le lame nel tratto comunale. Raramente è ancora possibile scorgere esemplari di piccoli mammiferi ed avifauna stanziale e migratoria, erpetofauna ed interessanti specie di insetti. Tutto questo perché la scarsa consapevolezza del valore paesaggistico delle lame ha fatto sì che da tempo i loro alvei vengano utilizzati come discariche di rifiuti solidi urbani, anche speciali, e come cave di inerti, nonostante siano tutte tutelate a livello nazionale in base al vincolo idrogeologico (RDL del 30/12/1923) e alla legge Galasso 431/85 e a livello regionale ai sensi di varie leggi a tutela delle formazioni geologiche di particolare interesse storico - archeologico. Dove il degrado ambientale non è elevato e consente di individuare il percorso originario della lama, si assiste all'ormai avviato processo di ritorno allo stato selvatico della vegetazione verso una di tipo arbustivo a macchia degradata fino a gariga più fitta.

Per alcune lame esistono progetti per la realizzazione di parchi naturali attrezzati, volti sia alla ricostituzione di quel legame tra tessuto urbano ed ambiente naturale che nel tempo è andato perso, sia alla scoperta ed alla valorizzazione di un patrimonio culturale unico nel suo genere; tra ritardi ed inadempienze però molta strada è ancora da fare e si auspica che ciò avvenga per tutte le lame e in tempi brevi.

(Marina Maiorana)

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