I DISCHI VOLANTI
Chissà quanti hanno riflettuto almeno cinque minuti sull'argomento e quanti sono stati in grado di dare una risposta esauriente alla domanda: esistono e, se si, cosa sono? Se non la si è trovata non è il caso di crucciarsi: e sì, perché per moltissimi anni le migliori menti della scienza (più o meno ufficiale) si sono cimentate a trovare quella definitiva, senza riuscirci. Se no lo avrebbero detto (oppure lo sanno ma non parlano!). Certo, hanno prodotto varie ipotesi plausibili e sicuramente degne di attenzione e di studio, ma non hanno risolto l'arcano. E la cosa mi pare alquanto strana. Io risponderei alla domanda con un'altra domanda, tanto per cominciare. L'umanità è riuscita a dare una risposta a tutta la fenomenologia paranormale o "invisibile", strettamente attinente all'uomo? E i fantasmi esistono veramente? Fatti sbalorditivi ed io direi strabilianti, eppure malgrado le attendibili testimonianze, non si è ancora capito o provato da dove vengano e cosa siano i fantasmi, esattamente come per i dischi volanti. Qualsiasi persona dotata di normale intelletto troverebbe alquanto strano che la fenomenologia legata ai dischi volanti, ritenuti uno strumento tecnico, non abbia ancora trovato una spiegazione. Questi ordigni sono stati visti sfrecciare nel cielo, in pieno giorno ("caso Trindade", 7.5.1952, ore 16:30), o illuminare la notte con le loro fantasmagoriche evoluzioni ("il carosello su Washington", notte fra il 19 e il 20 luglio 1952). C'è anche chi li ha visti uscire dalle acque per poi innalzarsi (Grottammare di Ascoli Piceno, 24.10.1978). C'è persino chi ne ha visto fuoriuscire esseri di ogni tipo (Città di Francesco di Sales del Brasile, notte fra il 15 e il 16 ottobre 1965). Ed esistono grotte in cui si trovano segni antichissimi, risalenti a 12000 anni prima di Cristo, ricollegabili ad immagini di dischi volanti (Francia). E allora? La realtà del fenomeno è quindi fuori discussione ed anche le autorità preposte hanno cominciato ad ammetterlo in modo ufficiale (Isola Trindade; Ministero Difesa Italiano), dopo averlo studiato in modo riservato e coperto dal protocollo Top Secret, per anni dal 1947, anno di inizio della prima ondata in tempo di pace, agli anni ottanta. Per quanto mi riguarda io credo che la risposta definitiva la si può tranquillamente evincere dalla risoluzione delle ricerche sui più comunemente noti E.T.: gli alieni. Ma prima di parlarne è doveroso riflettere su quanto di positivo la scienza ufficiale ha donato all'umanità in termini di studi e ipotesi. Dunque procediamo con ordine.
IPOTESI TERRESTRE.
Secondo tale ipotesi i dischi volanti non sarebbero altro che
mezzi di trasporto altamente sofisticati, prodotti dai governi
delle nazioni più evolute scientificamente e tecnologicamente,
per svolgere vari tipi di missioni segrete. Gli equipaggi umani
avvistati in varie occasioni fuoriuscenti da tali ordigni,
avvallerebbero tale ipotesi. Il fatto che non sono impiegati per
usi civili, quali voli di linea, ed aeronavi da guerra,
significherebbe che i costi di produzione, manutenzione ed
impiego dei dischi sarebbe troppo elevato e ricadrebbe fatalmente
sul prezzo del biglietto di imbarco, nel caso di navetta
trasporto passeggeri; nessuno è tanto ricco da potersi
permettere tale privilegio, senza cadere poi in rovina.
Consideriamo anche il fatto che un aereo a reazione moderno
impiega poche ore a coprire grandi distanze. Ciò non significa,
quindi, che non siano costruiti dagli stati evoluti, ma che siano
impiegati solo per missioni particolari di cui non abbiamo alcuna
notizia. Nel 1948, il Capitano Alfio Malatesta, nel suo
interessante libello 'CHE COSA SONO I DISCHI VOLANTI', spiega il
fenomeno già nell'introduzione con queste parole di ampia
luce:"La romanzesca ipotesi che questi ordigni siano
costruiti e manovrati da esseri extraterrestri, cade
definitivamente al termine scientifico di questa breve ed
elementare esposizione". Questa vera guida alla logica del
funzionamento dei dischi è certo una pietra miliare nel campo,
ma non spiega come tali "ordigni" raggiungano mostruose
velocità con quel tipo specifico ed elementare di reazione da
lui stesso esposto. E ciò è confermato in sostanza dalle parole
di Marco Marianti nel suo libro 'Visitatori non
invitati':"Nessun aereo a reazione è mai riuscito a
tenergli dietro". Inoltre le testimonianze degli
avvistamenti risalgono, come abbiamo visto, al primo dopoguerra e
ve ne sono alcune risalenti proprio agli anni del conflitto e
addirittura oltre, agli anni precedenti ad esso, come un certo
numero della fine del XIX secolo. Come potevano, ad esempio gli
Stati Uniti, disporre dei dischi volanti nell'Ottocento? Lo
stesso fatto che, dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi, non è
mai stato detto dagli organi ufficiali che i dischi volanti siano
costruiti ed appartengano ai governi stessi fa dubitare
sull'ipotesi mezzo di trasporto terrestre.
Gli Stati Uniti hanno da sempre studiato il fenomeno a livello
statale, costituendo commissioni composte dai migliori esperti in
astronomia, astronautica, aeronautica e psicologia; dapprima
segretamente, poi anche a livello ufficiale, ma nei loro rapporti
non si trova una sola conclusione certa: solo affermazioni
discrete basate su una scala percentuale di probabilità, così
riconoscendo di non aver capito bene cosa essi siano, pur tenendo
il tutto sotto controllo. Nel 1947/48 i primi rapporti dei dischi
furono inviati verso l'Air Technical Intelligence Center (ATIC)
della base di Wright Patterson di Dayton nell'Ohio, con
l'incarico di verificare l'esistenza di un'eventuale arma segreta
nemica. Allora, sulla base dei dati raccolti, si decise che il
fenomeno, realmente esistente, non fosse ascrivibile ad
un'attività interplanetaria, bensì ad allucinazioni o visioni.
La cosa non si sgonfiò, tutt'altro. Cominciarono a piovere nuovi
rapporti, sia civili che militari, e si decise di studiare meglio
la cosa sotto un progetto specifico a cui fu dato il nome di
Progetto SIGN (Presagio). Si trattava di una commissione militare
attivata con decreto del Ministro della Difesa J. Forrestal. Dopo
un anno di lavori si ribattezzò il progetto col nome di Progetto
GRUDGE (Rancore). Del 30 aprile 1949 è il rapporto finale. Si
partì dall'enunciato "Non è possibile, quindi non
è", e si comprese che qualcosa di vero, in fondo, ci fosse.
Per capire "che cosa sono" fu richiesta la
collaborazione del BATTELLE MEMORIAL INSTITUTE di Columbus,
sempre nell'Ohio. Il 27 dicembre 1949 il Progetto Grudge chiuse i
battenti. Ma nel 1952 una nuova ondata di avvistamenti portò
alla formazione del GRUPPO ROBERTSON e all'apertura del nuovo
progetto NEW PROJECT GRUDGE, il più noto nome in codice PROJECT
BLUE BOOK. Operò fino a tutto il 1969 e fu il primo grande
studio sui dischi volanti nell'allora mondo occidentale. Venivano
dettagliatamente esaminate le testimonianze multiple di
"gente comune", quelle da località diverse nello
stesso periodo di tempo; ma anche le reazioni di panico degli
animali in presenza dei dischi, le segnalazioni radar, le
fotografie autenticate, spezzoni di film; e gli effetti
elettromagnetici sui motori di auto e camion e su altre
apparecchiature elettriche; gli atterraggi con le prove rimaste
sul terreno e perfino le testimonianze di persone attendibili su
avvistamenti di esseri umanoidi vicino ai dischi volanti. Un vero
luna park dell'incredibile. Ma per l'Air Force i cosiddetti UFO
non costituivano una minaccia alla sicurezza nazionale e non
esistevano prove decisive della loro origine spaziale; ma su
quest'ultima conclusione esplosero le controversie interne, in
quanto una conclusione simile non dava conto alla nazione su cosa
fossero realmente gli UFO e non riteneva nel dovuto conto le
numerose testimonianze sugli esseri alieni fuoriusciti dai
dischi. Dal 1966 al 1968 visse la COMMISSIONE CONDON che
affrontò la documentazione del Progetto Blue Book per dare
un'ultima parola sui casi in studio. Questa commissione dette
vita così al PROJECT COLORADO, il cui gruppo di esperti faceva
capo all'Università di Boulder nel Colorado, la più qualificata
istituzione scientifica nel mondo per lo studio dell'alta
atmosfera e dello spazio circumterrestre. Nel gennaio 1969 fu
stilato il verdetto del controverso Rapporto Condon, secondo cui
il fenomeno non era degno di alcun rilievo, malgrado, appunto,
l'alta percentuale di casi inspiegati in esso contenuti. I
testimoni avrebbero avuto le traveggole! Tuttavia fu proprio il
"principal investigator" della commissione, D.
Saunders, ad opporsi energicamente alle conclusioni del suo
direttore, il fisico nucleare Eduard Condon. Egli diede alle
stampe il controrapporto "UFO? YES!". E il sottotitolo
dell'opera, vera pietra miliare nel campo dell'Ufologia, esprime
tutta la rabbia e la certezza scientifica verso le proprie idee
sull'argomento:" I MOTIVI PER CUI IL 'RAPPORTO CONDON' NON
È ATTENDIBILE - I RETROSCENA DELLA COMMISSIONE RACCONTATI DA UNO
DEI PROTAGONISTI - IL PUBBLICO È STATO INGANNATO?". Oltre
alle citate conclusioni, Saunders sostiene che la commissione fu
istituita per "insabbiare", cioè eliminare dalle menti
della gente e delle autorità varie, la questione UFO, e che
l'unica spiegazione attendibile di alcuni dei casi esaminati era
quella extraterrestre.
Nel periodo 1968-1972 l'uomo che studiò il problema dei dischi
volanti con puntiglio fu il fisico aerospaziale Renato Vesco che
rilanciò l'ipotesi terrestre. Secondo i suoi studi, l'origine
storica dei dischi è la vecchia arma segreta nazista: i velivoli
FEUERBALL e KÜGELBLITZ e non la V7, elicottero a reazione
rotante. In tre eccellenti volumi Renato Vesco propone la teoria
cosiddetta 'anglo-canadese', secondo cui la Gran Bretagna produce
tali dischi in collaborazione col Canada, nelle cui montagne vi
sarebbero le basi nascoste dei dischi volanti. Gli ambienti
internazionali e, soprattutto inglesi, ironizzarono.
In conclusione riporto le parole del Capitano Malatesta a favore
di tale ipotesi:"La Nazione o le Nazioni che li fabbricano
hanno tutto l'interesse di deviare l'opinione pubblica dalla
giusta via della verità... Essi esistono e sono fabbricati da
tecnici oltre Atlantico: non essendo possibile dare ad essi una
sufficiente autonomia di volo, si ritiene che essi possano essere
lanciati ed anche fabbricati su mezzi navali sparsi un po'
ovunque per esercitazioni militari... La romanzesca ipotesi che
questi ordigni siano costruiti e manovrati da esseri
ultraterrestri, cade definitivamente col termine scientifico di
questa breve ed elementare esposizione" (Premessa
dell'Autore).
IPOTESI PARAFISICA.
Quest'ipotesi, a mio modo di vedere, è compatibile sia con
l'ipotesi terrestre, sia con l'ipotesi extraterrestre. Nel primo
caso il disco volante non sarebbe altro che un'evoluta navicella
per sfondare il muro che ci separa dai mondi paralleli,
ripercorrendo il tempo in avanti o indietro, a seconda della
direzione di navigazione scelta e adottata, riferita al fuso
orario terrestre. Tale ipotesi farebbe cadere l'idea che vi siano
universi paralleli perché di parallelo ci sarebbero solo, nello
stesso universo, probabilmente curvo, epoche diverse con realtà
corrispondenti diverse. Ma, allora, può l'uomo aver costruito
(da solo) un tale mezzo, dalla velocità tale da orbitare intorno
alla terra, avanti o indietro nel tempo? La cosa mi sembra assai
difficile, anche se tale ipotesi spiegherebbe gli avvistamenti di
dischi volanti in epoche anteriori allo sviluppo tecnologico
dell'era industriale e, addirittura, nell'arco di tutta la
storia, in ogni parte del globo. I celebri ritrovamenti
archeologici del Sud dell'America e dell'India, mi riferisco
all'antica leggenda asiatica relativa allo sbarco di creature non
umane sulla terra (riportata nel 1800 da Anne Besant e C.W.
Leodbeater nel loro libro "L'uomo, donde viene e donde
va"), altro non sarebbero che la documentazione del contatto
fra tali mezzi e l'umanità di allora, in quel preciso posto. La
macchina del tempo sarebbe un dato di fatto e non una fantasiosa
trovata letteraria. Scrittori come Giulio Verne altro non
avrebbero fatto che riportare ciò che hanno visto in altre
epoche, in maniera romanzesca, senza nulla togliere all'esistenza
di fenomeni paranormali quale è la chiaroveggenza. Non ne
sarebbe comunque esclusa. La soglia di accesso alle nuove realtà
sarebbe la circumnavigazione dell'orbita terrestre, ripetuta n
volte alla velocità Vx, tale che il tempo regredisca o aumenti
in proporzione. Dentro la navicella la cabina di pilotaggio
rimarrebbe sempre ferma, in asse col diametro terrestre, grazie
agli accorgimenti tecnici, mentre le strutture esterne potrebbero
anche ruotare così da raggiungere tale velocità ripercorrendo
l'orbita terrestre.
Ma tutta questa teoria esula dall'attuale ottica scientifica
(fisica della relatività ristretta) in quanto la velocità di
tali oggetti dovrebbe superare quella della luce e attualmente la
cosa non sembra realizzabile con le attuali conoscenze e
tecnologie. Due gruppi di studio americani elaborarono il 29 e il
30 agosto 1974 alcune conclusioni basate in particolare su questa
ipotesi. Le considerazioni sulla velocità furono identiche a
queste ora accennate. Fu teorizzato un "modello di ordine
nullo". Il nostro spazio-tempo fu giudicato
quadridimensionale ed allargato ad un "iperspazio" a
cinque e più dimensioni. La nostra realtà spazio-temporale
sarebbe una sezione quadridimensionale dell'iperspazio. I dischi
volanti sarebbero in grado di passare da tale sezione ad altre
sezioni attraverso una "piega" dimensionale a
velocità, appunto, superiori a quella della luce. Attraverso
tale "piega" sarebbe possibile anche la comunicazione
paranormale, in particolare quella telepatica, considerata un
trasferimento di segnali attraverso canali
"iperspaziali". Concludo il discorso sull'ipotesi
parafisica con le note parole di Albert Einstein riguardo alle
obiezioni sulla barriera temporale, nel corollario detto "il
paradosso dei gemelli": "Cos'è molto tempo? Dieci anni
sono un'eternità per un'effimera farfalla che nasce e muore
entro poche ore, ma un'inezia per una sequoia della
California".
IPOTESI EXTRATERRESTRE.
Ritengo sia necessario rimanere il più possibile attaccati alla
realtà di tutti i giorni quando si parla di realtà
extraterrestre. Secondo me, ammessa come vera l'ipotesi
dell'esistenza di entità aliene provenienti da altri mondi,
bisogna avvicinarsi al problema con gli occhi del nostro vivere
di ogni giorno, in questo tempo. Voglio dire che è necessario
sfoltire il nostro metodo di studio da ogni passività ed
atteggiamento "oratorio" nei confronti della presunta
civiltà extraterrestre, recuperando un atteggiamento riflessivo.
Altrimenti, oltre ad essere annullata ogni spinta al
miglioramento e allo studio "attivo" del fenomeno, le
menti più deboli si porrebbero in atteggiamento adorativo, quasi
religioso, proprio come reagirebbe una tribù indigena, sperduta
in una qualche foresta, di fronte ad un elicottero, anche
italiano, che atterrasse sul posto e depositasse l'equipaggio
proprio nel villaggio. Sicuramente sarebbe mobilitato lo stregone
e sarebbero celebrati grandi festeggiamenti in onore della nuova
divinità. Ed allora preferisco ricordare qui ciò che la mente
di un illustre scienziato elaborò a proposito del problema
dischi volanti e civiltà aliene, il "padre
dell'astronautica" che fu nelle ricerche spaziali per il
giovane Werner Von Braun, come Virgilio per Dante nella Divina
Commedia, il professor Herman Oberth. Ecco le sue
parole:"... Considerato il pro e il contro, io ritengo la
spiegazione dell'origine extraterrestre dei dischi volanti la
più soddisfacente. Chiamiamola ipotesi degli
"Uranidi", giacché dal nostro punto di vista questi
ipotetici esseri sembrano provenire dal cielo (Uranos, in
greco)... Posso solo affermare che, in base a quanto si sa oggi,
io ritengo l'ipotesi "Uranidi" la risposta più
probabile per la percentuale inspiegata di segnalazioni UFO; e
sono anche convinto che gli esseri extraterrestri che stanno
osservando la terra ci abbiano visitato per millenni, in quelli
che oggi noi chiamiamo dischi volanti...". Da queste parole
si può capire che qualche dato a favore di tale ipotesi la
scienza deve pure averlo archiviato, in modo classificato,
perché un tale scienziato sia giunto a tali conclusioni. Allora
non resta che cercare di scoprire uno spiraglio nella massa di
documenti e notizie di cui disponiamo. Ed in effetti già nel
dopoguerra, il Capitano pilota dell'Air Force E.J. Ruppelt, venne
nominato direttore del progetto Blue Book, ma diede le dimissioni
perché in disaccordo ed in polemica con le autorità sulla
verità degli "UFO". Egli scrisse allora un libro:
"The Report on Unidentified Flying Objects ", USA 1956.
Nel libro dice che l'equipe ATIC (Air Technical Intelligence
Center) si espresse sul caso UFO definendo i dischi volanti
"macchine interplanetarie" (interplanetary). Il
documento in questione, Top Secret, fu raccolto dal Capo di Stato
Maggiore dell'Air Force, Generale H.S. Vandemberg, che respinse
le conclusioni del gruppo di ricerca e fece addirittura bruciare
il fascicolo. Ruppelt si era premunito e aveva provveduto a fare
una copia di tale documento. Ciò accadde dopo il 24.7.1948,
giorno in cui un DC-3 di linea ebbe un incidente con un gruppo di
dischi volanti (caso Chiles-Whitted). Ma non è tutto. Nel 1970
gli ufologi americani scoprono che nel testo in uso presso
l'Accademia Aeronautica USA, ai cadetti dell'Air Force si insegna
che gli "UFO" sono pilotati da esseri non terrestri! Il
vlume è intitolato "Introductory Space Science vol. II,
utilizzato allora dal Dipartimento di Fisica dell'Air Force
Accademy. Il problema è sempre stato che le più alte autorità,
pur avendo dati precisi in cui i dischi erano un fatto evidente,
non se la sono mai sentita di avvallare l'ipotesi extraterrestre,
perché non erano in grado di affermarlo con certezza. Ma la
frequente ostilità rivolta da tali autorità ai seri studiosi
privati, a mio parere dimostra un mal celato interesse a tenere
segreto un qualcosa che, forse, solo il Presidente in persona ed
i vari Capi di Stato Maggiore interessati dovevano conoscere, per
il "bene dell'umanità" intera. Se si pensa al caso del
New Mexico del 1947, è francamente difficile credere ad
autorità semplicemente piromani o fuori controllo mentale. A
conforto di tale ipotesi parlano comunque i numerosi casi non
ufficiali, di ritrovamenti di cadaveri alieni, raccolti presso i
dischi volanti schiantatisi al suolo. Si è parlato molto nel
corso degli anni del caso del New Mexico, il "caso
Roswell", del 1947, allorché un disco volante si è
schiantato a terra col suo equipaggio, non di esseri umani, ma di
alieni, proprio i mitici ET. Un caso peraltro ben documentato.
Gli "ufologi" americani da anni sostengono che le
autorità detengono ancora i rottami del disco ed anche i
cadaveri degli alieni. Nel 1995, la trasmissione RAI
"Misteri" ha ampiamente parlato dell'autopsia di un
presunto alieno proveniente da quell'"UFO-CRASH",
mostrando delle immagini tanto drammatiche, quanto eccezionali,
se ne fosse riconosciuta l'autenticità. Se da una parte gravi
pregiudizi hanno minato la trasmissione, dall'altra l'alieno, con
mani a sei dita, non sarebbe proveniente da Roswell, ma da
qualche altro incidente. Ne ha parlato diffusamente il Colonnello
dell'Esercito Statunitense P. Corso, nel suo libro "Il
giorno dopo Roswell", che avrebbe visto proprio quegli
alieni. Per giungere a tali testimonianze, molti capaci studiosi
hanno dovuto cooperare, cercando ed ottenendo reperti video e
dichiarazioni, grazie anche alle autorità americane che da
qualche anno si dimostrano più aperte e disponibili,
contribuendo a fare chiarezza. Ma la spiegazione del fenomeno UFO
è tanto straordinaria, cioè l'esistenza di altre civiltà
umanoidi ed extraterrestri, che non si può ammetterlo per via
ufficiale; tuttavia si può informare, con cautela, le persone
attraverso gli organi di comunicazione privati preposti, per
mezzo dei Media che, comunque, devono mantenere un certo distacco
prudenziale. Motivo? La teoria dello slancio culturale elaborato
dall'Etnologia, secondo cui, se due civiltà vengono a contatto,
è quella a sviluppo culturale e scientifico inferiore che
rischia di annientarsi, bloccando il proprio slancio al
miglioramento attraverso lo studio e la ricerca.
Aurelio Nicolazzo (1996)
CUN Roma.
Aurelio@iol.it
Sito Centro Ufologico Nazionale: http://www.cun-italia.net
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