-LXXI-

 

«Buonasera, Hans!»
«Per dio... Claudio! Sentivo che saresti arrivato! È incredibile... è magnifico!»
«Non potevo mancare proprio oggi, mio caro Hans
«No, non Hans: Jean! Jean, ti prego, chiamami Jean... soprattutto qui, sul mio pianerottolo!...»
«"TROMM TRITITROMM.. Nella rugiada d'aurora, incedeva del Ciel la Signora; Kyrie Eleison! Kyrie Eleison! E un ragazzino poi s'avanzava, cui da poco la barba a lui spuntava; Alleluia, Alleluia!"...»
«...Cosa? ...Ah, capisco! è Heine!..."Hans, questa è una brutta melodia! Hans, e anche la canzone è brutta e non va bene per il tamburo, non va bene, e men che meno va bene per la fiera e la mattina di Pasqua; brutta canzone, canzone pericolosa, Hans"... bene bene, bravo, bravissimo! Vedo che infine ti sei letto "Il Rabbi di Bacherach"!»
«Sì, e non riesco a togliermi dalla mente il nome di Hans... mi batte negli orecchi come il tamburo di Hans, al di là di quella porta...»
«Quella è la porta del ghetto... un brutto posto... "Hans, son qua solo e se mi vuoi bene, se vuoi bene a Stern, al lungo Stern, al lungo Nasenstern, fa' il piacere, smettila!
«TROMM TRITITROMM TRITITROMM, nella rugiada d'aurora, TITROMM TRIRITROM TRITITROMM, incedeva dal Ciel la Signora, TROMM TIRITROMM TROMTROM...»
«...Hans, Hans! Io sono un uomo solo, e questa è una canzone pericolosa, e non mi piace ascoltarla, e ho le mie buone ragioni e se mi vuoi bene, canta qualcos'altro e domani andremo a bere...»
«...TRIRITRO... Bere? Che il diavolo si porti gli ebrei! Ma tu, caro Nasenstern, sei mio amico, io ti proteggo e se berremo ancora così spesso insieme finirò per convertirti. Voglio essere il tuo padrino, e quando t'avranno battezzato sarai beato, e se hai diligenza nell'imparare, potrai perfino diventar tamburino! Sì, Nasenstern, puoi fare ancora molta strada, e se domani andiamo a bere insieme voglio suonarti con il tamburo tutto il catechismo... Ma adesso apri la porta...»
«Già fatto! è bella aperta! Ma che ne dici di bere davvero qualcosa? Ho delle cose magnifiche da assaggiare, vieni!»
«Ma sicuro! Berrò alla salute di... Joseph DI TULLIO!...»
«...Di chi?»
«Ci senti male? Forse è un problema d'orecchi: l'u-di-to inganna. Però... pure Di-tul-lio!...»
«...Dannazione, Claudio! ...che scherzo è questo?»
«Uno scherzo dannato... da parte di un uomo che tu hai dannato!»
«...Stai di nuovo male? Ricominci con le tue follie? Quello è un uomo che non esiste più da anni, che è morto, finito, scomparso! Lo vuoi capire? Io sono cambiato! Mi sono pentito e ho scontato abbastanza anni di penitenza per quel che ero stato! Ora basta, è tutto finito: quell'individuo non esiste più!»
«Ah no, no, caro amico, basta con le parole! Ti devo fare un dono! Tu non mi hai mai sentito suonare questo violoncello!»
«Perché? Cos'ha adesso? non funziona più?»
«Guarda il mio naso!!»
«E cosa ci dovrei vedere?»
«Tu guardalo e basta; nel frattempo io preparo il violoncello.»
«Sì, beh, certo... se vuoi suonare mi fa piacere... ma cosa c'entra il tuo naso?»
«Guardalo e basta, fissalo bene, perché io devo accordare tutte e quattro le mie cinque corde... ecco, sono quasi pronto... c'è una sedia?... ah sì, quella lì: quella va bene...»
«Io ti sto fissando il naso... quanto durerà ancora questo gioco stupido?»
«Ancora solo un po'; tu fissa sempre il mio naso...»
«Claudio, ti prego, c'è un limite...»
«No no, ti sbagli: non ci sono più limiti!... Ecco, ora sono pronto: adesso stai bene attento a osservarmi mentre suono, per vedere se il mio naso si allunga o no; così saprai una volta per tutte se io suono bugie oppure verità...»
«Ma... e cosa c'entra Pinocchio, adesso?!»
«Adesso io ti suonerò un pezzo molto famoso, molto bello, molto commovente, molto... "intitolato... Auschwitz!
«...Ma che dici?! ...Sei ubriaco?! Non pronunciare più quel nome, se devi dirlo in un modo così... blasfemo, così stupido!!»
«Zitto! E ascolta: ...una lunga, lentissima nota ferma, immobile... immutabile... un La...»
«...Non posso crederci... non so più cos'è che pensavo di te...»
«...Poi... un Si bemolle, a tratti brevi, leggeri... come ali di farfalla, che battono sul La... lo senti? È un trillo delicato... ascoltalo: Tra le fiamme tu scherzi per gioco, o mio caro, per farti felice, e t'inganna una vaga beltà... cadon mille farfalle nel foco, e si trova una sola fenice, che risorge se a morte sen và... solo un Si bequadro!... che trilla col Do... senti senti... risuona la corda più bassa del violoncello... per forza: è un Do anche lei!... ascolta:... senti il suo mormorio? Sembra un terremoto lontano... il lungo brivido della terra... ascolta: è un Do minore
«No! Mio dio, no! Smettila, adesso!!»
«Un Dio minore? No, no, tu stai diventando sordo! Senti? Do minore... è Popper! È la canzone del ghetto! ...Come mai non ti piace più? Che cosa facevi, tu, alla gente del ghetto?!...»
«Niente! Niente, per dio! Io non ho mai fatto niente!»
«Studio numero diciassette! ...Ma... no, non ti suonerò quel bel Corale in Do maggiore... no! Non ne ho proprio voglia! Ecco, guarda: strappo la pagina e la butto via. Popper non l'ha mai scritto: tutte fandonie di gente che non ha rispetto per la verità storica! Ah, dove andremo a finire!»
«...Sono un uomo anziano... cerca almeno di avere un po' di rispetto!»
«Beh, non ci posso far niente... vedi? Non sono io che sto suonando il violoncello, fa tutto da sé! Sì, certo, io muovo le mie dita, le mani e le braccia, ma non di mia volontà: è lui che mi suona!»
«Tutto questo è orribile... Claudio! Fermati, adesso!»
«Non posso!... Esce da Gheburah, vedi?... È il terrore: Pachad... è qui che, secondo Isacco, si esibisce il male cieco.»
«Ma che dici? Tu stai diventando veramente pazzo!»
«No no! Senti?... Studio numero nove: una bella melodia scacciapensieri a terze parallele, in Mi bemolle Maggiore!... Santo cielo, Professore, Lei mi insegna che è la tonalità dei massoni! ...Ascoltala bene... non capisci?... Vedi: dalla contrazione, Tzimzum,... al ritorno, Tiqqun,... fino all'Adam Qadmon... l'Adamo originale, prima del maledettissimo peccatone! L'Adamo innocentissimo! Eccolo qua! Mi Bemolle Maggiore! La senti?... È l'equilibrata struttura dei Partsufim, i volti che prenderanno il posto delle Sephirot. Tutte e dieci... ma sì: Studio numero dieci: l'Appassionato, di nuovo in Do minore... D'altronde lei deve capire, Professore: quei bei vasi destinati a contenere le prime tre Sephirot resistettero al loro fulgore, ma poi, da Hesed fino a Jesod, luce e sospiro si emanarono in un sol colpo e con troppo vigore, e i vasi si spezzarono, si dispersero e ne nacque la materia grossolana... l'ha spiegato Umberto Eco! Proprio qui a Parigi, pensi un po'... dentro a quella chiesa-cattedrale-museo della scienza e della tecnica: il Conservatoire des Arts et Métiers...»
«Claudio... quanto deve durare ancora tutto questo?...»
«Professore, lei mi delude! Siamo proprio dentro a Nezah, la resistenza, la sopportazione, la pazienza e costanza, ovvero la vittoria sulla prova! Sarebbe il sette, ma... non me lo ricordo a memoria... sul sette e sulle settime la memoria mi fa sempre difetto... così, in cambio, le sto suonando il cinque, in La maggiore... La La La... uh, quante belle farfalline!»
«Questo è un incubo!!»
«Davvero?... L'incubo delle mie notti, invece, pensa un po', è stato quel feto che ho visto in casa del Barone: chiuso nel cilindro, non nato, senza braccia, né occhi, né orecchie: incapace di percepire il mondo... Ascoltati lo Studio trentasei... Do maggiore... sembra Bach... è divertente, no? Giga della terza Suite...»
«Ascolta, Claudio... io non so che male ti ho fatto...»
«Sophia non mi aveva abbandonato affatto: al contrario... è l'amore vero che io ho perduto. Forse è più adatto il Fa maggiore del numero trentaquattro... senti che bel Valzer triste...»
«Cosa c'entro io con Sophia che ti ha abbandonato?»
«I miei concerti sono stati tutti solo un tentativo di recupero... ma lei è morta... da sola... e io sospetto che Hans HAAS... sia un ex criminale nazista latitante, una sorta di mostruoso vampiro...»
«...Cosa?! Ma... come?! È spaventoso! ...Tu credi che io, proprio io sia stato un criminale nazista?!»
«Ahasvero è un giudicato!... Hans, invece... noi tutti nel mondo ci siamo scordati di giudicarlo... Forse c'era troppa gente da impiccare... non si potevano mica giustiziare tutti quanti... via, siamo ragionevoli!... gli ordini erano ordini... un soldato è un soldato, il dovere è il dovere e i soldi sono sempre soldi...»
«...Claudio, ti scongiuro... questa è Auschwitz che ha fatto impazzire anche te...»
«In un certo senso, la mia è la prova concreta che dopo Auschwitz non si può più fare poesia. Ma, vedi, io inseguo la condizione ideale per diventare poesia io stesso... senti senti com'è triste questo passaggio, adesso... ed ecco di nuovo il Fa maggiore... com'è dolce!... ecco, appunto: io cerco quella figura di donna... che allatta dai suoi due seni... con due fiumi che ne scaturiscono... e scorrono ai suoi lati... si chiama Poesia...»
«...Non riesco a seguirti... Fermati, adesso! Smettila!... anche se ti capisco... sì, soffro con te... ti compiango...»
«Senti che bel Valzer!... di volteggio in volteggio... si avvolge... si stringe... si allarga, s'abbandona...»
«...Povero amico mio... Auschwitz maledetta!...»
«Senti?... sono abbracci... caldi abbracci d'amore... sono baci...»
«Che ci posso fare, Claudio?... che cosa posso fare per te?»
«...Sono lacci... lacci d'amore... lacci di desiderio... lacci di senso... un Valzer per Don Giovanni!... le sue carezze vogliose!...»
«...Dio! quel violoncello è maledetto... non può veramente più suonarlo nessuno...»
«...Ascolti, Ahasvero?... te la senti addosso, questa voce?... senti com'è soffice la pelle?... queste carezze profonde... questi seni turgidi... e le gambe... su su per le cosce... la morbida vagina... umida...»
«Smettila!... sei disgustoso... raccapricciante!»
«La tocchi? La senti, con le dita?... ti si stringe contro... senti come t'avvolge...»
«Claudio, io ti capisco, ti compiango... ho un'infinita pena... ma ora smettila!...»
«...ti stringe... ti avvolge... ti stritola la carotide... crepa, maledetto!!... senti il suono... le note... la danza... la morte ti stringe!... ti soffoca il cuore...»
«Povero! Povero Claudio!... ma perché ti riduci così?... smettila, ora...»
«...nei vortici... ti tira... ti risucchia... giù in fondo... sei MORTO!!...»
«È insopportabile!! Basta, non posso continuare a vederti in questo stato!!»
«No, no... non è possibile!... sei morto! ...sei un essere mostruoso...»
«...Claudio!! Ti prego, torna in te!»
«...Sei SORDO!... hai vinto... sì, hai vinto tu...»
«Sì, sì, ecco, da bravo, smettila, su... fai silenzio, ora...»
«...Tu hai vinto... nuovamente...»
«D'accordo, ma adesso calmati... Dio, com'è che si può arrivare a questo punto?...»
«...Sono solo troppo... debole... debole di fronte a te... maledetto!»
«Claudio!! Silenzio!»
«Non posso vincere contro un sordo!!... idiota che non son altro...»
«Basta, adesso!... avanti: torna in te, controllati! Pensa se fosse qui il tuo amico Generale! ...che figura faresti?!... ridursi in questo stato... dio... su, vieni di là che stiamo più comodi... dai, forza, lascialo lì, quel violoncello... maledetto, dannato strumento... maledetta la storia! Maledetta Auschwitz!!... Vieni... così, da bravo... ora bevi qualcosa... cosa vuoi? Su, qui ci vuole qualcosa di forte, di buono... Ho dell'ottimo Porto...»

 

-LXXII-

 

«Sì, Claudio, povero amico mio... io ti ho dato quel violoncello, e ora me ne pento davvero amaramente...»
«...Riprenditelo e basta, Ahasvero... hai vinto tu, dannato demone... ammazzaci pure qualcun altro...»
«...Provo un grandissimo, doloroso sentimento di pietà per te, Claudio... io non so che altro dire...»
«Che altro vuoi dire?! Tutte le storie sono già state dette, tutto è già stato raccontato, tutto è già "cosa che si sa"... che altro esiste?... io muoio, tu resti... a raccontare le tue storie che tutti già sanno... così ti credono più facilmente... così li puoi ingannare alla perfezione!»
«...Tu deliri... eppure non hai la febbre... povero amico!... quella è proprio una storia maledetta, da dimenticare...»
«Perfetto... incredibilmente perfetto!... da dimenticare... "dimenticatevi di Auschwitz!"... il nuovo slogan! Per forza: se no si impazzisce! E poi, tutta quella faccenda, a furia di ripeterla, per forza finisce col venire a noia... per ora, vedi, ha ancora un non so che di inaspettato, di... sorprendente! Ma se continuiamo a suonarlo... prima o poi questo Auschwitz diventerà davvero insopportabile!»
«...Tu deliri... ma io comincio a temere che sia davvero così...»
«Già, ti farebbe comodo, vero? Bastardo...»
«...Nessuno può reggere il peso della vita, credendo di portare su di sé anche solo una briciola di tutto quel dolore...»
«Tu hai solo sempre cercato di fabbricarti l'innocenza!!»
«...E chi non lo fa?!»
«Colui che è innocente!!»
«Nessuno è innocente! Nessuno può essere innocente!»
«Dillo a un sopravvissuto di Auschwitz! Uno vero
«Proprio lì, a volte, c'è meno innocenza di quanto si possa... ma... no, non si può dire... è meglio tacere.»
«...Sì sì, scappa via dalla verità, dai! su, scappa ancora! E io? Io di cosa ero colpevole? Chi avevo ammazzato o trucidato, io?!»
«La colpevolezza è nata con l'uomo. La terra trema alla sua vista...»
«Bell'idea! Quasi quasi me la scrivo!»
«Basta, ora... smettila!»
«Oh,no... no davvero! Lo so anch'io che ci siamo macchiati col peccato originale, ma ognuno di noi può camminare nei sentieri della saggezza, e può divenire un Giusto! Però, per poter intraprendere quel bel percorso, a nessuno è concesso ignorare l'obbligo di compiere atti santi, di rinunciare alle vanità, di coltivare la saggezza e conservare la memoria!»
«Queste sono tutte belle parole, ma sono solo più vecchie illusioni... il mondo è cambiato in modo irrimediabile.»
«Ma perché continui a fingerti? Ormai ti ho scoperto, so chi sei! Smettila di recitare! Manifestati una buona volta col tuo vero nome, con la tua vera natura!»
«Ma che vuoi da me?! Che diventi pazzo anch'io?»
«Non sono pazzo!!»
«Quando ti sarà passata quest'esaltazione misticheggiante, vedrai quanto ti farà comodo il fatto che a me rimanga ancora un po' di lucidità...»
«Non la voglio, la tua lucidità vischiosa! Mi ci hai imprigionato abbastanza, e ora temo che anche il mio corpo abbia poche speranze di sopravvivere a quel che mi hai dato! Ma non importa! Io sono poco, niente, polvere, zero... ma la verità è molto! La verità è vita!»
«...Ein Jahrtausend schon und länger,/ Dulden wir uns brüderlich,/ ...Da un millennio e più, fratello,/ continuiamo a sopportarci, / tu sopporti ch'io respiri, / io sopporto che tu t'arrabbi. / Qualche volta, in tempi bui, / ti veniva la mattana, / e gli unghielli ben forbiti / col mio sangue coloravi. / Ora, amici più di prima, / sempre più di giorno in giorno; / ché la rabbia viene a me, / sono quasi come te..»
«Stai zitto!!»
«...Così cantava il povero poeta ebreo Heine...»
«...Sta' zitto, maledetto! Tu non sei ebreo! Tu sei una mostruosa finzione! Tu non hai neppure una goccia, un'ombra, una cellula, un atomo di sangue ebraico!»
«Sangue ebreo? Non ti sembra un concetto un po' razzista?»
«Non venirmi a parlare di razzismo proprio tu! Mi sembra di vederti... a fare il saluto con la destra tesa, scattante! Heil, mein Oberst! Heil, mein General! Qualsiasi cosa tu ci facessi, insieme a quelli!»
«Insomma, ora esageri! Smettila subito!»
«Smettila? Quante volte l'avevi già raccontata quella storia? ...oh, visse la sua adolescenza soffrendo le mille privazioni della vita del ghetto, e sognando la ricchezza e la fama... poi la trovò a Londra, suonando con Haendel, con Porpora e con centinaia di altri famosi talenti musicali...»
«Ma ti rendi conto di cosa dici?!»
«...ma trovò la ricchezza soprattutto in affari ben organizzati e astuti, così da diventare uno dei più ricchi uomini della città. Suonava in modo piuttosto rude, aspro, ma sbalordiva per la potenza del suono che poteva cavare dal suo strumento...»
«Claudio!»
«...James, come si faceva chiamare allora, si guardava bene dal perdere il suo preziosissimo violoncello, che capiva bene essere l'unica vera fonte del suo successo di musicista. Per il resto scriveva mediocri e convenzionali Sonate, ma era diventato proprietario di diversi immobili ed era il manager ammirato e temuto di un teatro formidabile: quello di Haymarket, che fece la fortuna o il disastro di quasi tutti i virtuosi dell'epoca...»
«È assurdo...»
«...James ebbe un figlio, cui dette il suo stesso nome e anche il suo prezioso violoncello. James Junior divenne celebre quanto il padre, e viaggiò molto come solista di violoncello. Non erano bella gente: commercianti, affaristi, disincantati artisti del denaro. Alla morte di Junior il violoncello passò per un breve periodo nelle mani del Principe di Wales, poi fu comprato da un Earl di qualcosa, che aveva affari in India e si dilettava di musica. In India lo strumento soffrì il calore e l'umidità: sono quelle le ragioni della strana, ambrata luminosità che emana, e del rosso cupo, rosso sangue, che è come aggrumato sulla superficie di quell'ambra dorata.»
«Avanti, dimmi: cosa vuoi dimostrare?»
«...Tornò poi in Europa verso l'ottocentotrenta, di proprietà, anche questa volta, di gente nobile e ricca, ma che non lo suonava: diciamo... un conte Estherhazy, a Vienna. E qui si arriva al momento magico della vita di quel violoncello. Lei conoscerà certamente il grande violoncellista David Popper, che nacque a Praga nell'ottocentoquarantatré.»
«... Claudio, per favore...»
«Bene, quello che forse lei non sa, è che David nacque proprio nel vecchio ghetto, figlio di uno dei cantori della Sinagoga. Suo padre sognava di far di lui un altro salmista, ma David aveva in mente ben altro: né più né meno come Jacob Basevi, detto il Cervetto. Allora ci fu Liszt, che si era appena fatto Abate, in Vaticano... ah, ma aspetti, aspetti: il meglio deve ancora venire!»
«Smettila!»
«Come? Questa storia l'ha delusa fin qui? Sì, capisco... ma guardi che il bello viene dopo! Nel 1933... ma perché non mi sta ad ascoltare? ...Va bene, allora: intorno al 1745, il grande Guadagnini, non ancora celebre, ebbe un'occasione straordinaria e sconvolgente: un pezzo di un legno meraviglioso... un legno che proveniva da un albero del Giardino dell'Eden... e Bezalèl ci fabbricò il Tabernacolo nel deserto... e Salomone ci fece un pilastro del Tempio di Gerusalemme... e David ci costruì il suo Kinnòr... Bosch però ci tirò fuori una bella ghironda, e Geppetto ci fece Pinocchio!!»
«Sei soddisfatto, adesso? O devi continuare così tutta la notte?»
«No, maledetto demone schifoso!! Non sarò mai soddisfatto! Tu uccidi la verità con l'inganno! Tu chiudi i lucchetti delle porte del ghetto!»
«Ma... e tu hai bisogno di un manicomio!!»
«No! Tu sei Lucifero!! Ma il mondo non è tuo! Non c'è uomo che ti possa vincerti da solo, però tu non sei nient'altro che uno schiavo del mondo, e il mondo ti imprigiona senza scampo nella sua lenta, implacabile decomposizione!»
«...Adesso basta! Non meriti nessuna pietà! Non meriti nulla! Esci di qui! Vattene via!!»
«Oh, sì sì, Signore Potentissimo... crepa!! Tu, insieme a tutto questo schifoso millennio che ormai appartiene solo ai tuoi padroni!!»
«Basta!!»
«Io me ne vado da tutto questo squallore!!»
«Via di qui! Non avrei mai dovuto illudermi su di te! Sei solo un debole, una nullità!!»
«Ma come mi dispiace! Non ti sei divertito? Non ero all'altezza? Peccato! La mia vita buttata via per così poco!»
«Non capisco e non voglio più capir niente di tutte le follie che dici! Vattene via e lasciami solo!!»
«...Il mio talento immolato sul tuo altare, solo per questo poco fumo? Merda! Sul serio? Credevo di valere un po' di più! Credevo di essere un pochino più importante di così...»
«Esci! Vergognati! Vattene via dalla mia casa!»
«Sì, sì, vado, ma solo perché so per certo che tu questa notte morirai! Cadrai nelle fiamme dell'inferno! E ti saranno dati orecchi finissimi, per sentire bene le grida di tutti coloro che hai dannato, per far entrare quegli stridori dentro di te, in profondità, a scavare come vermi nelle tue carni vive!»
«Vattene! non voglio più avere nessuna pietà di te!»
«Vado, vado! Sono sconfitto, e sono già morto, ma anche tu sei finito!! Si chiudono le porte su di te! Il mondo sta per cambiare le sue direzioni: tu hai perso!!»
«...Tu... tu avresti potuto vincere il male...»
«Hai perso, Hans!»
«...Non sei davvero nient'altro che uno stupido musicista vanitoso!»
«Io me ne vado, tamburino Hans! Il tuo pavido Nasenstern ti lascia! Non potrai più insegnargli tutto il catechismo col tuo tamburo!»
«...Tu non hai neppure una briciola di cuore o di verità dentro di te!»
«Senti senti! Per forza! Mi hai condannato ad essere uguale a te!»
«Io non condanno nessuno!»
«Oh no, non più! E io non condannerò nessuno! Io non continuerò la tua stirpe maledetta! Io non dannerò altri innocenti! Non porterò altro caos nel mondo!!»
«...Vattene via di qua...»
«Stanotte io e te siamo giunti alla fine: torniamo a dissolverci nel caos; scompariremo con quello...»
«Tu sei pazzo!! Tu sei il caos! Vattene! vai fuori di casa mia!»
«Scompariremo!!»
«Non farti più vedere da me!!»
«Crepa! Brucia all'inferno! ...Bruciate tutt'e due, tu e il tuo maledetto strumento di AUSCHWITZ!!»
«Tu non lo meriti! Scompari dalla mia vista!! Pazzo! Stupido e pazzo!...»