Cari amici,    

un anno fa (nel 1997...), a Genova, durante l'incisione delle Sonate per violoncello e pianoforte di Alfredo Piatti (1822-1901) ho conosciuto un personaggio straordinario, da cui è nata la breve novella che vi allego.
Giuseppe Gaccetta nel 1931 era un violinista prodigioso, e pochi anni dopo era solo più un falegname; tuttavia, un mattino di quel 1931 qualcuno gli chiese di suonare di fronte a un grande cono di rame: quello di un fonografo. Giuseppe prese il violino, e il suono di nove Capricci di Paganini scolpì solchi in quei rulli di cera, segnandoli insieme di note musicali e di un miracolo.

     Pochi anni dopo Giuseppe fu costretto ad abbandonare il violino, e dimenticò, pur conservandoli, quei rulli di cera mai fatti suonare.
Sessant'anni dopo qualcuno gli disse che era ancora possibile ascoltarli, e così Giuseppe si recò in uno studio specializzato, li ascoltò per la prima volta nella sua vita, e decise di farne una stampa su disco in vinile a 33 giri, per uso privato, solo per i suoi amici più cari. Oggi Gaccetta ha 85 anni, fa tutt'ora il falegname, e il disco che ho ricevuto in dono da lui, in omaggio al mio virtuosismo, era coperto di polvere di legno. Quello che ascolto oggi è il miracolo della "possessione" dell'arte, come una voce del passato che sembra conservarsi in quei solchi solo per mostrarmi dov'è la musica, per ricordarmi che essa è sempre "oltre" i fenomeni acustici.
Io ho sognato di incidere la voce del mio violoncello solo, alla fine del nostro secolo, dialogando con questi nove Capricci, fra l'uno e l'altro immaginando cinque composizioni per violoncello solo, e scegliendo cinque Studi trascendentali op.73 di David Popper (1905) da intercalare alla rimasterizzazione dei nove rulli. Giuseppe ha accolto il mio desiderio con gioia e commozione, ed è corso a comprarsi lo spartito di Popper...


   David Popper era il figlio di Angelus, cantore nelle due grandi Sinagoghe di Praga dal 1830 al 1882; David fuggì dal Ghetto con il suo violoncello, per tornarvi in ogni sua composizione, in ogni suono del suo strumento. Morì nel 1913, poco prima degli orrori più grandi di questo secolo, e la sua seconda moglie, ebrea e praghese, finì i suoi giorni in un campo di sterminio, proprio negli anni in cui Gaccetta (non ebreo, ma solo di famiglia non abbastanza ricca da poterlo mantenere agli studi) era costretto ad abbandonare il suo violino.
Ora io cerco i soldi necessari a mettere due microfoni e un registratore professionale qui a Venezia, davanti al mio violoncello Guadagnini, alla memoria dei grandi violoncellisti che l'hanno suonato, e alle ferite degli anni del secondo conflitto mondiale. Qualche mese per prepararmi all'esecuzione delle musiche scelte e composte, e sarò pronto.


Il mio violoncello "digitalizzato", canterà insieme alla testimonianza di un miracolo da ricordare, come un'alba incompiuta, come un monito all'assurda saturazione dei nostri anni, in questa fine di Millennio.
                               

Con affetto d'artista, Claudio Ronco.

Venezia, 18 febbraio 1998

torna pure, o vai,

alla novella del Gaccetta

Nella foto in alto, a inizio pagina, Claudio Ronco e Brenno Ambrosini, gli interpreti della prima incisione delle Sonate di Alfredo Piatti, Dynamic CDS200, gennaio 1998. Foto di Mauro Menin, Venezia 1997.

 

 

© C. Ronco 1998

 


O leggi di David Popper in America...

 

...oppure vieni a passeggiare nel mio giardino.

 


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