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“Con un clavicembalo antico ben restaurato non è necessario suonare solo musica del passato, e la musica del passato non è necessariamente estranea al mondo presente, o capace di parteciparvi solo in modo d’una nostalgia. Inoltre un clavicembalo può suonare insieme a qualsiasi altro strumento a misura d’uomo, mentre una chitarra elettrica o una tastiera elettronica necessitano di uno spazio e di un ambiente condizionati dall’amplificazione; allo stesso modo, un edificio costruito in mattoni e legno ha dei limiti strutturali che lo pongono in relazione a quella “misura d’uomo” nella quale infinite altre culture possono convivere o coesistere, in ragione di un principio “amoroso” di avvicinamento e scambio d’esperienze, fondato sull’idea di ibridazione piuttosto che sulla contaminazione, ispirato al rispetto sociale piuttosto che alla sopraffazione del più forte sul più debole; in breve, contribuendo alla costruzione di città dove sia possibile difendere l’umanità dai danni e dalle tragedie della con-fusione grazie alla fusione delle diversità in edifici d’intelligenza compassionevole e saggia, si può sperare in un mondo che smetta di scegliere più o meno inconsciamente il suicidio di massa...

Qui sta il nocciolo della questione: alcuni “strumenti dell’arte” dell’architetto come del musicista, dello scrittore come del pittore e così via, sono violenti e causano morte, mentre altri posseggono il dono della leggerezza come quello della profonda visione, della meraviglia e dello stupore come della grazia e della varietà, esprimendosi in una bellezza che si posa sul mondo con la carezza dell’amante e lo sguardo ricettivo e fertile dell’amato.”

C.R.



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