Muzio Scevola

Si narra che durante l'assedio subito da Roma per opera dell'esercito di Porsenna, il popolo soffriva la fame, in quanto il grano era sempre più scarso. Allora un giovane nobile romano, Caio Muzio, prese la decisione di penetrare di sua iniziativa nell'accampamento dei nemici. Ma poi, temendo di essere sorpreso dalle sentinelle romane, si presentò in Senato e disse: "Senatori, voglio passare il Tevere ed entrare, se mi riesce, nell'accampamento dei nemici. Ho in mente di compiere un'impresa molto grande". I senatori diedero il loro assenso. Nascosto un pugnale nella veste, e travestito da guerriero etrusco, penetrò nel campo nemico. Quando giunse sul posto, si fermò presso il seggio del re in mezzo a una fittissima folla. In quel momento per caso si stava distribuendo la paga ai soldati: poiché lo scrivano, seduto accanto a Porsenna in abito quasi uguale al suo, aveva un gran da fare, e i soldati si rivolgevano tutti a lui, lo uccise, pensando che fosse il re.

Arrestato e portato davanti al seggio reale, egli coraggiosamente mise la mano destra su un braciere acceso, dicendo "Mi chiamo Caio Muzio e volevo ucciderti per salvare la libertà di Roma. La mia mano ha sbagliato ed io la punisco, ma ricordati che altri trecento giovani romani hanno giurato di assalirti in questo modo". Porsenna, ammirato dal coraggio del giovane romano, fece pace con Roma e levò l'assedio. Caio Muzio fu detto Scevola, cioè "mancino" e considerato eroe dai Romani.

 

disegno di Sonia Ciccolini

 


A cura degli alunni della scuola elementare "Gianni Rodari" di via F. Santi I-00155 Roma, coadiuvati dagli insegnanti Maria Grazia Pesce e Piero Cusinato