conosciamo Concagno

CONCAGNO - Le origini

Cenni storici su Concagno

Ma Concagno ha una storia? Beh! si potrebbe anche rispondere di si, nel senso che negli archivi storici capitano frequenti citazioni di persone, di beni, di aspetti della vita civile e religiosa di Concagno nei secoli passati così come per tutti i nostri paesi, piccoli o grandi.
La Ca' Rossa Ne diamo brevi note. Una delle più antiche citazioni di Concagno (ma non è detto che con una ricerca specifica non si possa risalire anche oltre nel tempo) è negli Statuti di Como del 1335. Una delle norme statutarie prescriveva ai comuni di campagna di tenere alcune unità di peso e di misura. Nell'elenco dei comuni della pieve di Uggiate (da intendersi come circoscrizione civile e non solo religiosa) figurava anche il "Comune de Campocagno" com'era chiamato a quel tempo, che aveva l'obbligo di tenere un quartario (un recipiente di legno bollato) per misurare le granaglie. Sulla pagina manoscritta è stata aggiunta, in latino, una frase, che tradotta diceva: "Si noti che questo comune è con la comunità di Cagno e sono stati fatti nobili". Una 'corte' Perciò gli antichi abitanti di Concagno avevano ottenuto un titolo di "nobiltà", che probabilmente aveva lo scopo di riconoscere ai concagnesi particolari benefici fiscali, non si sa per quali meriti nei confronti di Como o dei visconti di Milano. Nel corso del secolo XV si trovano alcuni atti notarili, che descrivono proprietari e terreni di Concagno, dove avevano possedimenti anche i comuni di Solbiate e di Cagno, ma pure la chiesa di Besozzo e una non meglio specificata ''Chiesa di Santa Maria'' di dove? Forse quella di Monte Morone, oppure una chiesetta locale? Frattanto, a seguito di un lascito di un benefattore,. acquisiva un consistente patrimonio a Concagno la chiesa di Santa Tecla di Torno. Se ne ha una precisa descrizione in un atto del 1506, con cui i rappresentanti della comunità di quel paese affittavano beni al prete Beltramo Somigliana, pure di Torno, per adempiere ad alcuni obblighi legati al lascito. Li lavorava un certo Giovanni Guandironi: una famiglia di piccoli proprietari già da decenni presente a Concagno. Via Vittorio Emanuele Altri proprietari più "robusti" erano i Della Torre Mendrisio, che nel 1477 vendettero gran parte dei beni a Gian Luigi Lucini, "tesoriere" di Como; ed inoltre i Castiglioni, i Paleari, i De Trevano. Ma si affacciavano altri piccoli proprietari locali come i De Somaino (= Somaini). Un documento del 1491 ci fa conoscere anche un tal Bernardo de Mazono, abitante a Concagno, che aveva comprato un paio di buoi da mastro Luchino Pozzi di Drezzo, pittore: un artista abbastanza affermato in zona. Sono probabilmente suoi alcuni dei dipinti della chiesa di Santa Maria di Binago. Quelle carte antiche ci descrivono parecchi terreni di Concagno, e si apprende che allora era abbastanza diffusa la coltivazione della vite, come anche si sfruttavano i castagni. Ma le notizie più curiose, forse, sono quelle dei nomi dei prati e dei boschi sul territorio: Vignolo, Vignola, Vignaccia. Vigna dei Botti, Vigna Novella, Campagna, Campo Nuovo, Campo Grande, Boffadosso o Boccadosso, Prato, Prato della Fontana, Prato della Valle, Valera, Valle del Sacco, Piede di Valle, Palude, Roncaccio, Ronco del Canestro, Baragiola, In capo alla strada, Zucata, Rompada. alla Teia ( = al Tiglio), Dosso, Foraneo, Fichera, Cugnolo, Cornale, Selvazza, Terra Rossa. E in paese, una certa parte del nucleo abitato era detto "le Due Case"... Probabilmente i vecchi contadini potranno riconoscere diversi di questi nomi, abbinandoli ai luoghi, un tempo familiari a chi lavorava in campagna. Grazie ai documenti del fisco spagnolo, un secolo dopo, ossia nel 1592, troviamo censiti i contribuenti di Concagno: una decina, tutti "massari", ossia contadini affittuari ed un "pisonante" ossia un residente in casa d'affitto. I massari erano: Giacomo Cilio, Bartolomeo del Sasso (= Sassi), Battista Balarino (=Ballerini), Francesco de Falido, Battista de Rovera di Monte Morone, Aliolo de Carlo (=De Carli) Pierantonio e fratello Franzi, Tomaso Coldirari, Paolino Ferrari; il pisonante era Giovanni Pagani. I possessori dei beni erano: Ippolita Castiglioni di Venegono, il dottor Benedetto Lucini, Camillo Quadrio, Caterina de Velate, Pedrina di Vico Morcote, la chiesa dl Santa Tecla di Torno, le monache di Santa Maria Elisabetta di Torno, e lo stesso comune di Concagno che possedeva 354 pertiche di brughiera e 181 pertiche di pascolo. Vi si nomina anche una località minore, chiamata Fiorenzola, di proprietà della Castiglioni. La produzione agricola dava a quel tempo, stando ai dati dell'estimo, almeno 1004 staia di segale, equivalenti a una capacità di circa 190 ettolitri; 780 staia di frumento (circa l47 ettolitri), 400 staia di miglio (75 ettolitri) 252 staia di avena (48 ettolitri), 44 staia di fave (8 ettolitri). Si produceva anche una certa quantità di lino e un po' di vino, attorno alle 24 brente (poco più di 20 ettolitri). Quando una sessantina di anni dopo, nel l652, gli Spagnoli volevano vendere in feudo i nostri paesi, a chi fosse stato disposto a pagare una certa somma ai fisco, per avere in cambio un titolo di conte o di marchese, gli abitanti si autotassarono per mantenere la loro libertà, e così fecero anche i concagnesi; ma due famiglie (in tutto ce n'erano otto) preferirono scappare per non sottostare alla spesa del riscatto. Il ponte Concagno rimase un comune autonomo fino al 1757, quando Maria Teresa d'Austria, insieme con lo riforma fiscale, che fece seguito alla formazione del nuovo catasto, varò anche una riforma amministrativa sopprimendo i comuni troppo piccoli, come era appunto Concagno, che fu unito con Solbiate. Anzi, ci fu addirittura un periodo, in età napoleonica, tra il l810 e il l8l5, in cui anche Solbiate con Concagno furono "concentrati" con Olgiate, che a sua volta aveva già assorbito nel 1757 i due comuni rustici antichi di Baragiola e di Somaino, in modo da avere un comune di 1745 abitanti (1214 di Olgiate e, uniti, 531 di Solbiate con Concagno). Quanto alla storia religiosa è noto che anticamente Concagno formava una sola parrocchia con Cagno e la chiesa parrocchiale era quella di San Giorgio, a metà strada tra i due paesi. Ma già nel secolo XV a Cagno era stata eretta una cappellina nella chiesa di San Michele in mezzo al paese; mentre a Concagno era stata costruita lo cappella di San Fermo, che si trova citata già negli atti delle visite pastorali nella seconda metà del secolo XVI. Quando fu visitata dal Vescovo di Como, Mons. Volpi, il 23 ottobre del l58l la sacrestia era ancora da finire. Dal 1802 vi fu un coadiutore stabile e nel 1880 fu istituita la parrocchia in forma autonoma. La chiesa attuale risale al 1862 ed è dedicata ai santi Fermo e Lorenzo. La seconda dedicazione (San Lorenzo) si trova spesso aggiunta in tutte le chiese intitolate a san Fermo, perché si tratta di due santi ricordati nel calendario liturgico in due giorni di seguito, rispettivamente il 9 agosto (san Fermo) ed il 10 agosto (san Lorenzo).

Mario Mascetti


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