1913: sullo
sfondo fastoso di una visita reale alla Ville Lumière Simenon ci
presenta un Maigret inedito, giovane poco più che ventenne, agli
inizi della carriera. E' sposato da cinque mesi, ma la moglie già
rivela la tranquilla devozione e la dolce saggezza di cui gli darà
prova per tutta la vita. Quanto a lui è già abbastanza massiccio
e abbastanzo testardo, ma ancora "troppo idealista", come osserva un suo
superiore; prende il caso di petto, vuole capire, giungere alla verità,
una Verità con la V maiuscola.
Non ha ancora
raggiunto quella matura saggezza che lo porterà a voler solo conoscere,
senza necessariamente giuficare, le debolezze umane. Il Maigret giovane
è battagliero, crede di poter modificare il destino altrui e tiene
il broncio come un ragazzino allorchè, dopo aver scoperto un insospettato
delitto e l'autore, vede l'opera della giustizia frustata dalla potenza
finanziaria e politica delle persone che sarebbero coinvolte nello scandalo
se la faccenda diventasse di dominio pubblico. A temperare un poco l'amarezza
di Maigret giungerà una promozione: il passaggio da un commissariato
di zona al Quai des Orfèvres.
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