LA SORGENTE DEL GORGAZZO





POSIZIONE GEOGRAFICA




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La sorgente del Gorgazzo, posta ad un'altitudine di circa 50 metri sul livello del mare, e' situata nei pressi della omonima borgata, a 1 km. da Polcenigo, caratteristico ed antico centro in provincia di Pordenone (a 18 km.).
Le acque del Gorgazzo vedono la luce alla base sud-orientale dell'altopiano del Cansiglio.
La sorgente, localmente chiamata "el Buso", si presenta come un'ampia e profonda pozza, nascosta fra alberi e rocce, continuamente alimentata da acque limpide e gelide che assumono la colorazione di un azzurro intenso con innumerevoli riflessi.







Dopo breve apparente sosta, il Gorgazzo si avvia verso il centro di Polcenigo che raggiunge dopo circa 1750 metri di tortuoso percorso.
Qui da' vita ad una serie di piccole ma caratteristiche cascate.
Prosegue quindi il cammino e dopo ulteriori 1500 metri circa termina il suo breve percorso confluendo nel fiume Livenza, la cui sorgente, alimentata da copiose risorgive, e' visibile in localita' Santissima, poco distante.


POLCENIGO - CENNI STORICI


La prima testimonianza della presenza umana in zona e' data dai resti di un villaggio costruito su palafitte, o su terreno bonificato con pali, degli inizi del III millennio a.C. (Eneolitico), in localita' Palu', fra Caneva e Polcenigo.
Alle successive eta' del bronzo e del ferro (II/ I millennio a.C.) appartengono i reperti trovati, oltre che a Palu', nei pressi di S.Giovanni.
All'epoca romana, ma con probabili precedenti stanziamenti celtici, risale Polcenigo (il toponimo e' infatti celto-romano: PAUCINICUS, cioe' luogo appartenente a Paucino).
Durante l'alto medioevo, fu sede di una corte regia fortificata, che si estendeva sulle pendici del monte Cavallo e lungo la pedemontana sottostante.
Nel 963 l'imperatore Ottone I dono' il "castellum de Paucinico" con tutto il territorio pertinente al vescovo di Belluno, che lo infeudo' ad una famiglia che dal luogo prese il nome.

I Polcenigo tennero la giurisdizione fino alla fine del XVIII secolo.
Sedettero nel Parlamento della Patria dei Friuli fra i "nobili liberi" e, per tutto il periodo dei Patriarcato autonomo di Aquileia (1077-1420), parteciparono alle guerre feudali che devastarono la regione.
Gli abitanti della zona ne soffrirono molto per incendi, saccheggi, uccisioni.
Dal 1420 al 1797 Polcenigo appartenne, con tutto il Friuli, alla Repubblica di Venezia, seguendone poi le sorti: alternativamente ad Austria e Francia nel periodo napoleonico; all'Austria fino al 1866, anno in cui passo' all' Italia.
Attorno al castello sorse, nel corso del medioevo, il borgo che diede vita all'attuale centro abitato del capoluogo comunale.
Soggette al dominio dei signori castellani c'erano le "ville" di San Giovanni, Coltura, Mezzomonte, Budoia, Dardago e Santa Lucia, in pratica gli attuali comuni di Polcenigo e Budoia.
Per la maggior parte della popolazione, l'economia si basava sulla coltivazione della terra, su qualche attivita' commerciale, ma soprattutto sull'allevamento e lo sfruttamento delle numerose risorse forestali.



DATI IDROGRAFICI



Idrografia ipogea e di superfici relativa all'area sorgentifera Polcenigo - Gorgazzo.
Fiume controverso, dolce e temibile insieme, cosi' come possono esserlo i ruscelli di risorgiva ed i grandi fiumi alpini, il Livenza che scorre nell'alta pianura del Friuli occidentale e nella bassa pianura veneta, ha origini particolari.
Le sue sorgenti, conosciute da epoche remotissime, tanto da aver ospitato insediamenti neolitici su palafitte, conservano in effetti un alone di misterioso fascino.
Tale fascino, che ha indotto da decenni numerosi uomini di scienza e cultori della natura ad occuparsi del loro studio, appare alimentato sia dall'aspetto di insolita bellezza (dovuto al copioso flusso ed ai particolari toni cromatici delle acque), sia dalla provenienza di queste stesse, che ancor oggi rimane in parte sconosciuta.
E' proprio la sua natura carsica e la conseguente presenza di centinaia e centinaia di doline, inghiottitoi e pozzi a determinare tuttavia l' assenza, nel Cansiglio, di una vera e propria idrografia superficiale e l'infiltrazione delle acque meteoriche e di fusione nivale attraverso le viscere dell'enorme mole rocciosa.
Le direttrici di infiltrazione ed i percorsi ipogei delle acque, che in piu' occasioni si e' tentato di individuare mediante il rilascio di sostanze coloranti dalle piu' profonde cavita' esplorate, rimangono comunque largamente sconosciuti.
Dopo un percorso che si intuisce di notevole complessita' ed una caduta pari a circa 1000 metri, le acque del Cansiglio raggiungono pertanto le polle sorgentifere collocate alla base dello zoccolo roccioso e da qui sgorgano libere in due distinte localita', poste rispettivamente a 33 ed a 47 metri sul livello del mare.
Le due sorgenti, che si trovano a pochi km. di distanza e sono chiamate nell'ordine "Santissima" e "Gorgazzo", presentano aspetti assai diversi, anche se il paesaggio appare in ambedue le localita' particolarmente pregevole.
La prima, collocata ad occidente, sgorga in ambiente aperto, riversando le proprie acque in un ampio bacino palustre di spagliamento; la seconda, posta a ridosso di una breve parete rocciosa e circondata da folta vegetazione arborea, appare protetta da una volta rocciosa sotto cui, tra insoliti riflessi indaco e verdi, sgorga acqua abbondante.
I due ruscelli alimentati dalle sorgenti confluiscono in un solo alveo poche centinaia di metri a valle, dopo aver aggirato a nord-ovest il modesto rilievo del Colle di San Fioriano. ll fiume generato dalla loro unione, che presenta una portata media di circa 15 metri-cubi/secondo ed appare orientato a sud, e' il Livenza.


I FOSSILI DEL GORGAZZO



di Antonella Melilli ( laureanda in geologia )


I calcari del Giurese superiore e del Cretaceo dell'Europa meridionale, contengono in abbondanza Rudiste, i Lamellibranchi piu' aberranti.
Gli affioramenti Cretacei del Friuli sono in prevalenza rappresentati da calcari, con formazioni di scogliera e di mare aperto.
In particolare, tutta la area del Cansiglio-Cavallo si presenta costituita quasi esclusivamente da formazioni carbonatiche di piattaforma e di scogliera, che raggiunsero proprio nel Cretaceo il loro massimo sviluppo.
L'estensione di questo complesso e' limitata ad occidente dalla Val Lapisina (da Vittorio Veneto al Passo di Fadalto) e dalla dorsale piu' orientale della catena del Visentin.
Verso est le facies neritiche (cioe' dei primi 200 metri sotto il livello del mare), continuano negli affioramenti che orlano la pianura friulana, collegandosi con quelli della Slovenia e della Croazia e quindi con il sistema dinarico.
All'interno e cioe' in corrispondenza dello stesso Adriatico settentrionale, sedimenti analoghi dello stesso periodo sono stati riconosciuti a profondita' diverse (anche notevoli), sprofondati rispetto quelli coevi, visibili nel settore prealpino e ricoperti da una spessa coltre cenozoica-quaternaria (piu' attuale).
Infatti, erano gia' stati rinvenuti nel passato, in seguito a perforazioni eseguite per ricerche di idrocarburi nella bassa friulana (Latisana, S.Dona'), a profondita' variabili, oltre a dei calcari marnosi simili alla scaglia del Paleocene, anche formazioni di scogliera del Cretaceo; percio', si puo' ammettere che il territorio del Cansiglio-Cavallo fosse,proprio circa 100 milioni di anni fa, la porzione nord-occidentale di una vasta piattaforma carbonatica circondata a settentrione, ad occidente ed a oriente da bacini o solchi subsidenti di mare profondo: il bacino bellunese e quello giuliano dell'alto Isonzo.
Verso sud il discorso e' ancora aperto, anche se si puo' pensare ad un collegamento con le formazioni appenniniche.
Il Cansiglio-Cavallo viene, quindi, a trovarsi in una zona di raccordo tra la piattaforma o ruga friulana di tipo lagunare, ed il bacino pelagico bellunese, cioe' in corrispondenza ad una scarpata sul cui margine superiore si trovano i resti di edifici sedimentari di scogliere, costruiti da organismi che richiedevano un habitat di acque poco profonde, limpide, agitate e ben ossigenate.
Proprio in questo contesto si svilupparono i fossili a cui noi ci riferiamo e che possiamo datare come appartenenti al Cretaceo superiore (da 100 a 65 milioni di anni).

-PHYLUM: MOLLUSCA
-CLASSE: LAMELLIBRANCHIA O BIVALVIA
-SOTTOCLASSE: HETERODONTA
-ORDINE: HIPPURITOIDA
-SUPERFAMIGLIA: HIPPURITACEA
-GENERE: HIPPURITES

Le rudiste, che contribuivano attivamente alla costruzione ed all'edificazione della scogliera propriamente detta, sono forme sessili, cioe' fisse al substrato, con un abito coralloide, che supera anche i 90 centimetri di lunghezza e con la valva destra ampiamente sviluppata, come accade in particolare negli Hippuritidi, dove assume la forma di un cono retto a pareti spesse, attraversate internamente da un intricato sistema di canali e con esterne costolature longitudinali.





La valva sinistra di tipo opercolare (simile ad un tappo) e' molto appiattita e presenta una particolare cerniera con due grossi denti sulla faccia interna; tra questi si trova una fossetta a forma di otto, alloggiante l'unico dente della valva destra.
Gli Hippuritidi sembrano essere stati i soli Bivalvi che per l'esistenza di fori (pori) nella valva opercolare, che e' quella mobile e che per la sua fragilita' si rinviene raramente allo stato fossile, potevano comunicare direttamente con l'acqua-ambiente, anche senza l'utilizzo degli appositi sifoni o pilastri.
Per la loro rapidissima evoluzione e la grande varieta' di forme, le Rudiste sono molto importanti stratigraficamente.



LE ESPLORAZIONI



Le prime immersioni nella sorgente del Gorgazzo, di cui si hanno notizie, risalgono alla seconda meta' degli anni '60 e sono state effettuate dall'Associazione XXX Ottobre di Trieste, dal Gruppo Pordenonese Sommozzatori e dai sub della base USAF di Aviano.
Nel 1968 il Centro Italiano Soccorso Grotte di Udine raggiunse quota -80 metri.
Alla fine del 1972 un numeroso gruppo di subacquei appartenenti al Centro Italiano Soccorso Grotte ed al Circolo sommozzatori Proteus, entrambi di Treviso, inizio' in modo sistematico una serie di studi e rilievi.
Le esplorazioni si conclusero nell'agosto del 1974 quando la squadra di punta, costituita da R. Carbonere e A. Fileccia, raggiunse la quota di -90 metri.
I dati raccolti costituiscono tuttora un valido contributo allo sviluppo della speleologia subacquea ed alla conoscenza della sorgente del Gorgazzo, nonche' dell'ambiente in cui e' inserita.
Piu' recentemente sono stati effettuati dei rilievi da J. J. Bolanz, responsabile del Soccorso Speleo-sub Svizzero.



L'ITINERARIO SUBACQUEO



La sorgente del Gorgazzo presenta in superficie una forma approssimativamente ovale la cui ampiezza media risulta essere di circa 20 metri. Da questo piccolissimo lago, posto alla base di un costone roccioso e circondato da varia vegetazione, prende origine il corso d'acqua denominato appunto Gorgazzo.
La cavita' sottostante ha la forma di un imbuto che si incunea, via via restringendosi, sotto la formazione calcarea fino a raggiungere la quota di -17 mt.
A questo punto ci si trova in una zona debolmente illuminata dalla poca luce che riesce a filtrare dall'esterno.
L'ambiente si fa leggermente piu' ampio, ma il fondo e' chiuso da una parete; guardandola, appena in alto a destra, si scorge una apertura circolare.
E' qui che inizia il cunicolo il cui diametro si mantiene normalmente tra i 2 e i 3 metri; ed e' a partire da questo punto che il buio si fa totale.
Si supera l'apertura ed il cunicolo precipita quasi verticalmente; ma, percorsi pochi metri, si incontra un piccolo terrazzo dal quale, guardando a sinistra, si scorge una cavita' sul cui fondo sono ben visibili dei grossi ciottoli.
Scendendo oltre, si giunge a quota -25 metri dove il cunicolo cessa il suo cammino verso il basso e diventa piu' ampio formando una "camera".
Da qui il percorso risale leggermente portandosi a quota -21 metri. A questo punto piega verso destra e contemporaneamente riprende a scendere fino giungere ad un nuovo piccolo terrazzo a quota -28 metri.
Oltre, l'andamento del cunicolo torna ad essere verticale, a pozzo, e permette di raggiungere cosi' la quota di -42 metri dove si incontra un altro piccolo terrazzo.
La nostra esplorazione subacquea si e' fermata qui, mentre le riprese fotografiche illustrano il percorso fino a quota -35 metri.
La documentazione esistente mostra un cunicolo piu' largo che dai -45 metri scende obliquamente fino ai -87 metri dove e' presente una piccola sala.
Da qui si diparte un ulteriore pozzo che perviene a quota -100 metri per risalire leggermente, quindi ridiscendere a -108 metri.
Da tale quota la cavita' assume un andamento appena inclinato, quasi orizzontale, fino ai -117 metri.
Lungo il percorso descritto, il cui sviluppo lineare pare essere in totale di 160 metri, si diramano, a varie profondita', altri cunicoli secondari che, pur risalendo verso l'alto, non portano all'esterno; alcuni si restringono fino ad un diametro di 50 centimetri.









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