Cogollo. Soddisfatto il sindaco: «L’avevamo proposto noi, diminuito l’impatto ambientale e inserito uno svincolo»
La bretella “affossa” l’invaso
Autostrade sceglie il ponte a travata unica incompatibile col bacino
Gianmaria Pitton
L’ultima novità sulla bretella Piovene-Velo
è una comunicazione della Società Autostrade al Comune di Cogollo,
alla Provincia e alla Soprintendenza di Verona. Riguarda il viadotto in località
Bojadori, uno dei tre ponti sull’Astico che caratterizzano il raccordo
fra il casello dell’autostrada Valdastico e la strada provinciale 350
in località Schiri. «Tre erano le ipotesi per il viadotto - spiega
il sindaco di Cogollo del Cengio, Riccardo Calgaro - un arco sovrapposto, oppure
un arco sotto il piano stradale, o ancora un ponte a travata unica».
«Quest’ultima soluzione era stata aggiunta su nostra proposta. Ora
la Società Autostrade ci comunica che è stata abbandonata la soluzione
ad arco, e il viadotto ai Bojadori sarà progettato come una struttura
metallica a travatura continua».
Nella lettera vengono precisate anche le motivazioni per cui si preferisce la
travata unica all’arco: «Si parla di un migliore inserimento ambientale
- dice il sindaco Calgaro - e del fatto che la costruzione ad arco sarebbe stata
più difficile, data la presenza dell’alveo del fiume. Credo però
che la motivazione più interessante, fra quelle portate dall’Autostrada,
sia un’altra: l’arco, si dice nella comunicazione, era in funzione
del bacino di Meda, la cui ipotesi però è venuta meno».
Riccardo Calgaro è stato fra i principali oppositori
all’idea dell’invaso, la cui necessità è sostenuta
dal consorzio di bonifica Medio Astico Bacchiglione. E se il consorzio tornasse
alla carica con il progetto di un invaso più piccolo? «Lo dovremmo
valutare con estrema attenzione», dice il sindaco di Cogollo, che non
si sbilancia né sul sì né sul no, ma che è soddisfatto
della decisione sul viadotto dei Bojadori. Calgaro ha seguito da vicino le vicende
della bretella, il cui tracciato ricade per il 60 per cento sul territorio di
Cogollo. Ha ottenuto vittorie importanti: la strada è stata abbassata
di quota, con minore impatto ambientale; è stato inserito uno svincolo
di interconnessione - da 3 milioni di euro - con la provinciale 350 in corrispondenza
della zona industriale di Cogollo, che sarebbe stata tagliata fuori dalla nuova
arteria, e il traffico pesante avrebbe continuato a circolare in centro paese.
L’unica richiesta non soddisfatta riguarda le gallerie: il progetto della
bretella ne prevede tre, per una lunghezza complessiva di un chilometri e 150
metri. «Avevamo chiesto la costruzione di una galleria unica - dice Calgaro
- ma le difficoltà tecniche di questa soluzione sono tante, troppe e
i costi lieviterebbero».
Anche il sindaco di Piovene, Maurizio Colman, si sente
uno dei “padri” della bretella: «Un’opera indispensabile
per risolvere il problema del traffico, soprattutto nel nostro centro dove si
incrociano due ex statali, la 350 e la 349. Tutti ne erano convinti, ma non
c’era mai stata una visione univoca, si puntava su cavalli diversi».
Dal 2002 l’iter aveva cominciato a rallentare pericolosamente, nonostante
le rassicurazioni, così Colman nel giugno del 2005 ha fatto approvare
un ordine del giorno, scritto da lui stesso, per smuovere le acque. Il documento
è stato sottoscritto, con variazioni minime, dai Consigli comunali di
Cogollo, Chiuppano, Velo, Arsiero e Tonezza, cioè i paesi che avrebbero
tratto i maggiori benefici dalla nuova bretella. Rispetto
al progetto preliminare, Piovene ha fatto solo qualche considerazione marginale:
«Da noi - dice Colman - il tracciato rispecchia quello previsto per l’autostrada,
quindi lo conoscevamo da tempo. Piuttosto, una volta che l’opera sarà
completata, si dovrà fare un riassetto generale della viabilità
per collegare nel miglior modo possibile la valle dell’Astico con il nuovo
ospedale, che nelle previsioni dovrebbe sorgere a Santorso».
Anche il sindaco di Velo d’Astico, Giulio Ceribella,
ha fatto le sue brave battaglie sul tracciato della bretella. La previsione
iniziale, che portava la strada a soli settanta metri dall’antica pieve
di S. Giorgio, aveva messo in subbuglio l’intero paese. Ora la distanza
è stata portata a duecento metri, sicuramente più rassicuranti.
«Abbiamo chiesto e ottenuto che la strada, nel territorio di Velo, sia
affossata in trincea il più possibile - dice Ceribella - in modo da mitigare
il più possibile non solo l’impatto visivo, ma anche quello sonoro.
Inoltre, la corsia aggiuntiva, nell’eventualità che la bretella
diventi il prolungamento a nord dell’autostrada Valdastico, sarà
costruita a valle. Tutto questo fa sì che non sia più possibile
costruire il bacino di Meda, che sarebbe stato più alto del piano stradale.
Mi chiedo se ci siano ancora le condizioni per un’opera di questo tipo».

Giornale di Vi - 6/7/'06
La bretella da 90 milioni di euro
Gianmaria Pitton
Doveva costare 13 milioni di euro, ma il conto finale supererà i 90. Ovvero 12 mila euro al metro, visto che la bretella da Piovene Rocchette, casello autostradale, fino a Velo - località Schiri - sarà lunga sette chilometri e mezzo. Perché il prezzo è lievitato così tanto rispetto alle previsioni? Incidono sicuramente le tre gallerie e i tre viadotti che superano l’Astico in altrettanti punti, ma anche le modifiche al progetto originario, necessarie dopo le proteste di tutti i Comuni coinvolti, Velo, Cogollo e Piovene.
IL PROTOCOLLO. Il cammino burocratico della bretella nasce nell’aprile
del 2002, quando a palazzo Nievo viene siglato il protocollo d’intesa
per la costruzione dell’arteria che unirà direttamente l’autostrada
Valdastico alla statale 350. Tante le firme sul documento: la presidente della
Provincia Manuela Dal Lago, il presidente del Forum degli interessi Antonio
Mazzon, il presidente dell’Autostrada Brescia Padova Aleardo Merlin, il
presidente della Camera di commercio di Vicenza Danilo Longhi, i sindaci dei
tre Comuni e i presidenti delle Comunità montane Alto Astico-Posina e
Leogra-Timonchio. Tutti d’accordo nel sostenere l’improrogabile
necessità della bretella: il traffico sulla 350 è diventato insostenibile,
con giornaliere colonne chilometriche nel centro di Piovene, anzi, fino a Cogollo,
e passaggio pressoché continuo tra le case di mezzi pesanti, che peraltro
non hanno strade alternative. Senza contare che chi scende dalla Val d’Astico,
una volta affrontato il nodo di Piovene difficilmente si immette nell’autostrada,
pagando il relativo pedaggio. Dato che il difficile è ormai superato,
dicono molti automobilisti, tanto vale proseguire per la viabilità normale.
Così la bretellaè anche un investimento della Brescia-Padova per
incrementare l’utilizzo dell’autostrada.
IL PRELIMINARE. Lo studio preliminare, sempre del 2002, prevede che la bretella
nasca dal casello di Piovene, diventando quindi il naturale prolungamento della
Valdastico; attraversi il territorio di Cogollo in prossimità del ponte
di S. Agata, attraversi poi l’Astico con un viadotto detto dei Bojadori
fino a entrare nel territorio di Velo, per innestarsi sulla 350 in località
Schiri. La società Autostrade stanzia poco più di 16 milioni e
700 mila euro; bisogna però che l’Anas approvi il piano finanziario.
Sono gli anni dell’annuncio delle Grandi opere e tutto sembra facile.
Quando però la Brescia-Padova bandisce la gara del progetto definitivo,
nell’aprile del 2004, il costo lievita: dai 13 milioni di euro della prima
ipotesi a 63 milioni. “Colpa”, tra l’altro, dei tre ponti
sull’Astico, a Piovene, Bojadori di Cogollo e Velo, e delle tre gallerie,
due artificiali, di 230 e 280 metri, e una naturale, di 585 metri. Sempre secondo
il tracciato del preliminare, la strada avrebbe dovuto passare a pochi metri,
una settantina, dalla pieve millenaria di S. Giorgio di Velo. Cosa che scatena
le ire del sindaco Giulio Ceribella.
LA PIEVE. Il primo cittadino di Velo, nella primavera del 2005, critica aspramente
la bretella, la cui progettazione è stata intanto affidata agli studi
Idroesse di Padova e Altieri di Thiene. Nemmeno il consiglio comunale di Velo
ratifica il documento d’intesa, indispensabile per il via all’opera.
Il conflitto riguarda l’ampia curva che la bretella, dopo aver varcato
l’Astico per la seconda volta, dovrebbe compiere verso ovest fino ad avvicinarsi
alle case di S. Giorgio e alla chiesa, a una vicinanza che gli amministratori
di Velo ritengono inaccettabile. Sembra peraltro che questa curva non fosse
presente nei primi disegni della bretella. La protesta congiunta di Velo e Cogollo
porta a un’ulteriore modifica del preliminare: l’ultima versione,
quella che pubblichiamo in questa pagina, individua una zona di tutela archeologica
attorno alla pieve di S. Giorgio, in modo tale che la strada non passerà
a meno di duecento metri di distanza. La spesa preventivata, ad agosto dell’anno
scorso, è intanto salita a 82 milioni di euro. Ma la famosa curva della
discordia da cos’era determinata? Spunta la controversa ipotesi del maxi
invaso di Meda.
L’INVASO. Il consorzio di bonifica Medio Astico Bacchiglione ha progettato
nel 2004 la realizzazione di un invaso, in località Meda, da 12 milioni
e mezzo di metri cubi d’acqua dove raccogliere le acque dell’Astico,
per prevenire gli allagamenti e per dar vita a un serbatoio in caso di siccità.
La presenza virtuale dell’invaso avrebbe costretto la bretella a schivarlo
con la curva contestata. La modifica del progetto impedirà ora la realizzazione
dell’invaso? No, secondo l’assessore provinciale alla viabilità
Alessandro Testolin: «Il bacino si può fare ugualmente - dice -
naturalmente con dimensioni ridotte». C’è però anche
chi, come i presidenti delle comunità montane, dubitano che l’invaso
sia utile. Un dubbio avanzato anche su un altro elemento della bretella, le
tre gallerie.
LE GALLERIE. La critica è del sindaco di Cogollo, Riccardo Calgaro, che
proponeva di unificarle in un unico tratto interrato. Niente da fare, sarebbe
stata lunga quasi due chilometri, quindi troppo pericolosa. È stata invece
accolta nell’ultimo progetto preliminare la richiesta, sempre del Comune
di Cogollo, di un collegamento tra la bretella e la provinciale 350, con una
serie di svincoli e rotatorie che incideranno ulteriormente sul conto finale.
ULTIMI PASSI. Si arriva al primo giugno scorso con la conferenza preliminare
dei servizi. Nel frattempo a Piovene appaiono gli striscioni pro bretella che
protestano contro il ritardo dell’opera. Alla conferenza, come nell’incontro
del 2002, tutti sono d’accordo: Provincia, Comunità montane, comuni
di Piovene, Velo, Cogollo e Chiuppano, Sovrintendenza per i beni architettonici,
Avs, Genio civile, Regione (Servizi forestali e Infrastrutture), Enel e Snam.
Peccato solo che nel frattempo la Brescia-Padova abbia sospeso l’opera,
insieme a molte altre, in attesa del prolungamento della concessione da parte
del governo. L’assessore Testolin è ottimista: «Non possono
fermare tutto, non ci credo. Sono opere troppo importanti. Penso che i tempi
di realizzazione della bretella saranno rispettati». Vale a dire? «Il
progetto definitivo entro l’anno, quindi la Conferenza dei servizi vera
e propria. Poi il progetto esecutivo, per il quale non occorre però molto
tempo, e l’assegnazione dell’appalto. I lavori potrebbero cominciare
entro il 2007».
Giornale di Vi - 20/8/05
Dopo le ipotesi di ampliamento della diga di MEDA prospettate da Lazzaretti
«Sarebbe un rischio enorme»
La Coldiretti contro l’invaso
Elisa Morici

«L’invaso di Meda? Non se ne parla proprio. Di
sicuro non nei termini con cui continua a discuterne Francesco Lazzaretti, presidente
del Consorzio di bonifica Medio Astico-Bacchiglione, come potesse decidere e
fare tutto da solo».
La dichiarazione è di Flavio Sartore, presidente della sezione di Schio
della Coldiretti, e il significato in sostanza è questo: ben venga qualsiasi
progetto per aumentare le riserve d’acqua, ma prima di spararla grossa
ci vorrebbe come minimo uno studio di fattibilità che tenga conto delle
esigenze di tutte le parti in causa, nonchè delle possibili alternative
a minimo impatto ambientale rispetto ad un invaso che a Velo d’Astico,
ma non solo, già immaginano come un nuovo Vajont.
«Il progetto del grande invaso - spiega Sartore - così come quello
che prevede l’intubamento sotterraneo della Roggia Maestra, risale a parecchi
anni fa, a molto prima che lo stesso Lazzaretti arrivasse alla guida del Consorzio,
ed è già stato bocciato decine di volte dai residenti e dai comuni
del circondario. Per quanto ci riguarda, invece, non siamo contrari per principio
ma continua a darci fastidio il modo in cui Lazzaretti tira fuori la questione
senza mai affrontarla seriamente».
Nessuno smentisce infatti che i problemi legati alla siccità e, di conseguenza,
all’irrigazione, siano reali. Negli ultimi anni le aziende agricole dislocate
lungo l’asse Schio-Marano hanno potuto contare poco sull’apporto
idrico della Roggia, ma da qui a parlare di mirabolanti disegni che mancano
di tutti i dettagli e le autorizzazioni necessarie ce ne corre. «Non sarebbe
affatto male passare da un sistema di irrigazione a scorrimento al moderno metodo
ad aspersione con tubi sotterranei che scorrono a fianco della Roggia - spiega
Sartore -. Si sfrutterebbe al meglio la naturale pendenza del terreno riducendo
al minimo le perdite che al momento sono invece piuttosto abbondanti. E neppure
triplicare le scorte d’acqua con un invaso sarebbe di per sé un
male, ma rendiamoci prima conto di cosa significa».
L’attuale diga di Meda, che ora viene utilizzata solo a fini energetici,
può arrivare a contenere 300 mila metri cubi d’acqua; l’invaso
del consorzio di bonifica prevede invece una capacità idrica di 10 milioni
di metri cubi. Un mostro il cui solo pensiero spaventa le migliaia di persone
che dovrebbero continuare a vivere a valle del grande bacino.
«Una costruzione del genere è molto rischiosa, lo sanno tutti,
e anche se non lo fosse, Lazzaretti commette comunque un grosso errore a parlare
dell’invaso senza aver mai sentito la gente, i Comuni, le associazioni
di categoria. Senza contare la possibilità concreta di guardare avanti
rispetto ad un progetto che risale agli anni ’70, per esempio una serie
di piccolissimi invasi lungo la val Leogra: ci garantirebbero delle buone scorte
d’acqua senza per questo costituire un pericolo per la popolazione e senza
alcuna compromissione ambientale».
Giornale di Vi - 15/8/05
«Bisogna tutelare la Pieve»
Torna d’attualità del raccordo tra il casello terminale della A31 di Rocchette e l’ex Statale 350
Giovanni Matteo Filosofo

L'antica Pieve di San Giorgio di Velo d'Astico (Vi)
Questa volta scrivo al Giornale non nelle vesti
consuete di corrispondente-giornalista, ma come velese, studioso e "conservatore"
dei beni storico-artistici della Pieve di San Giorgio, in Velo d'Astico.
In questo periodo è tornato d'attualità parlare e scrivere della
cosiddetta "bretella", cioè del raccordo tra il casello terminale
dell'A 31 di Rocchette e l'ex SS 350, in località Rutello, di fronte
alla zona industriale di Seghe di Velo. Occasione per farlo, la presentazione
del progetto preliminare steso dalla Idroesse di Padova e la preconferenza dei
Servizi tenutasi a Palazzo Fosco, a Vicenza.
A Velo d'Astico la progettata "bretella" è
stata contestata per prima dagli abitanti di San Giorgio e della vicina contrada
Brunello.Una contestazione che non riguarda l'utilità dell'infrastruttura
viaria, ma che concerne il tracciato che, provenendo dai "Bojadori"
di Cogollo, attraversa con un ponte l'Astico e si avvicina pericolamene al centro
abitato, "sfiorandolo" con un curvone ad appena 100 metri, che diventerebbero
meno di 70 col raddoppio della carreggiata in caso di realizzazione dell'autostrada,
Trento permettendo.
Alla protesta della gente è seguita l'azione dell'Amministrazione comunale,
tesa a far correggere lo stesso tracciato allontanandolo ad almeno 300 metri
dalle case. Una proposta, sostenuta anche dalla necessità di tutelare
l'antica, millenaria Pieve giorgina, nelle cui vicinanze l'ipotesi progettuale
prevede il passaggio della bretella autostradale in trincea (solo tre metri
sotto il piano campagna).
La Pieve, in verità, oltre ad essere la chiesa-madre di tutte le altre
cappelle poi sorte nell'alto Astico e Posina, fino all'altopiano dei Fiorentini,
è un vero e proprio scrigno di tesori, che ripercorrono diverse epoche
di storia dell'arte: c'è il celebre ciclo d'affreschi, in stile romanico,
sulla parete nord, con lacerti pure sulla parete sud; gli affreschi quattrocenteschi
dipinti secondo i modi dell'Altichiero, e il prezioso polittico pisanelliano
di Battista da Vicenza nella cappella dei Velo, dedicata a sant'Antonio; la
pala rinascimentale di Giovanni Speranza nell'abside; rare sculture tra cui
spiccano la vasca battesimale ad immersione del X° secolo, e il Cristo ligneo
del '400.
Solo queste presenze avrebbero dovuto mettere "sul chi va là"
gli estensori del progetto-bretella, adottando tutte quelle misure necessarie
per salvaguardare l'integrità di tale monumento. In questo caso, si trattava
di contenere soprattutto le vibrazioni che inevitabilmente si sarebbero ripercosse,
in modo devastante, sul corredo pittorico della Pieve. Invece, il passaggio
in trincea, quasi in superficie, a poche decine di metri dalla chiesa, di certo
preoccupa.
Viene spontaneo chiedersi come le due Soprintendenze abbiano potuto avallare
tale scelta; perché non siano state fatte delle analisi stratisgrafiche
del terreno, per capire il grado d'intensità della propagazione delle
stesse vibrazioni.
Se le cose rimarranno così, di certo avremo la completa distruzione dei
più antichi affreschi della Pieve giorgina: dapprima ricoperta da tre
strati frescati nel tempo, due dei quali "caduti" nel 1916 per gli
scuotimenti prodotti dagli ordigni bellici. È rimasto soltanto l'ultimo
strato, quello primitivo, steso sul primo intonaco, che ricopre le murature
in sasso. Caduto anche questo, le pareti saranno spogliate di ogni decorazione:
e perderemo per sempre un'opera d'arte, di cultura e di storia che è
di tutti. Uno sfregio che la Pieve giorgina certamente non merita.
Ora è arrivato il momento di difendere sul serio tale bene, non dimenticando
che tutelando la chiesa, si salvaguardano anche gli abitanti e le case di San
Giorgio e Brunello. Il sindaco, Giulio Ceribella, sensibile difensore dell'integrità
del territorio, in questo caso, come primo cittadino, non ha soltanto il dovere,
ma anche il "diritto" di richiedere l'intervento delle Sovrintendenze,
pretendendo un'attenzione e delle risposte finora purtroppo mancate. I responsabili
della due Sovrintendenze hanno il diritto e il "dovere" di intervenire.
Prima che sia davvero troppo tardi.
Giornale di Vi - 5/8/05
Molti dubbi sollevati dai Comuni alla Conferenza dei servizi ieri in Provincia
La bretella scivola sull’invaso di Meda
Ora è in discussione l’utilità del bacino. Il nuovo progetto dell’autostrada costa 82 milioni di euro per realizzare 7 chilometri
Cristina Giacomuzzo
La bretella autostradale inciampa sull’invaso. Ieri in
conferenza dei servizi a palazzo Folco a Vicenza il dubbio: «Il nuovo
progetto della Società autostrade “Serenissima” che collega
il casello dell’A31 di Piovene alla Sp 350 sarebbe stato disegnato tenendo
conto dell’invaso di Meda che ancora non c’è e che forse
neppure serve». E, allora, prima di proseguire con eventuali modifiche
al tracciato, non sarebbe il caso di capire quanto e come costruire questo invaso?
Così, al termine della riunione (c’erano tecnici della Serenissima,
i sindaci dei Comuni interessati, Provincia, Consorzio, Comunità Montane,
Regione, Autorità di bacino e rappresentanti di società di servizio),
l’assessore provinciale Alessandro Testolin ha annunciato a breve un incontro
per fare il punto della situazione sull’opera. Ma Marco Perotti, dirigente
della “Serenissima” è sereno: «Il nuovo tracciato è
stato studiato in base all’impatto ambientale e ai costi. Dell’invaso
a noi poco importa».
Ma com’è questo nuovo progetto di bretella? Molto costoso. Spiega
Perotti: «Rispetto al primo tracciato da 13 milioni di euro (il progetto
definitivo è in fase avanzata), questo nuovo disegno costa ben 82 milioni
di euro. Ora è inserito nel Piano di revisione dei conti all’esame
a Roma».
Gli 82 milioni servono per 7,4 chilometri di strada tra casello di Piovene e
provinciale 350. Una bretella che, è stato ribadito da tutti i presenti,
«serve e che va realizzata». Ma con delle modifiche. Due le proposte
emerse ieri e che riguardano le due semicurve del tracciato che è simile
ad una “S”. La prima curva riguarda Cogollo del Cengio. Il sindaco
Riccardo Calgaro, ha proposto alla Serenissima di unificare le gallerie di S.
Agata, abbassando il livello del tunnel. Così, in sintesi, ci si avvicinerebbe
di più al viadotto che a sua volta risulterebbe più corto e di
minor impatto. La seconda curva è in territorio di Velo d’Astico.
Ha dichiarato il sindaco: «La strada passerà troppo vicino alla
frazione di S. Giorgio. Andrebbe eliminata la curva che è stata disegnata
per consentire di far spazio all’invaso. E questo non va bene: in un progetto,
quello autostradale, che si chiede di approvare, si inserisce anche un altro
progetto, quello del bacino, che invece non ci convince. Non solo. Di quest’ultimo
non abbiamo formalmente notizia». Anche il sindaco di Chiuppano conferma:
«Mai sentito parlare di questo invaso».
Rincarano Francesco Munarini e Piero Collareda, presidenti dei Consorzi di zona:
«Ma l’invaso di Meda serve veramente? No. Quel progetto di bacino
non è funzionale: bisogna ristudiarlo. Dobbiamo fermarci e capire cosa
fare, altrimenti si fa perdere solo tempo alla “Serenissima”».
L’Autorità di bacino sottolinea che «attualmente l’opera
non è inserita tra le priorità». Ma dal Consorzio di bonifica
Medio Astico si precisa: «Il progetto è stato approntato nel 2004
perché sembrava ci fossero i fondi in Finanziaria per realizzarlo. Ora
tutto è fermo. Ma quell’invaso serve per ricaricare le falde».
Alla fine, l’assessore Testolin raccoglie l’invito e promette un
vertice per risolvere la questione invaso. I risultati finiranno dritti sul
tavolo dei tecnici della “Serenissima”. I risultati potrebbe cambiare
la bretella? Perotti dell’autostrada fa spallucce: «Di primo acchito
le modifiche proposte dai due sindaci sono molto costose e abbiamo già
raggiunto il tetto massimo di spesa. Quanto all’invaso, a noi poco importa:
il tracciato è stato studiato per superare l’esame dei Beni ambientali
e mantenere bassi i costi».
Giornale di Vi - 4/8/05
Stamattina riunione con la Provincia sul raccordo tra A31 e provinciale
«Bretella autostradale, avanti tutta»
Il sindaco proporrà una galleria per salvare la chiesetta di S. Agata
Jenny Bassa
Sì alla bretella autostradale, ma a precise
condizioni. È la posizione che i Comuni di Cogollo del Cengio e di Velo
d’Astico assumeranno questa mattina al tavolo della conferenza preliminare
di servizi indetta dalla Provincia, al fine di verificare quali siano le condizioni
per ottenere poi il consenso sul progetto definitivo del raccordo tra il casello
di Piovene Rocchette e la SP 350 Val d’Astico in località Schiri.
Il problema viabilità allo sbocco della A31 è, in effetti, vecchio
quanto l’apertura dell’autostrada stessa. Anzi, si è aggravato
di anno in anno fino a diventare insostenibile specie per gli abitanti di Piovene
e di Cogollo: sia per il traffico pesante durante la settimana che per i vacanzieri
nei weekend. Finché lo scorso 28 giugno è arrivato sul tavolo
delle amministrazioni interessate un dvd realizzato dalla Società Autostrada
Brescia-Padova contenente una copia del progetto preliminare della famigerata
bretella. Un progetto concreto dunque su cui discutere tutti assieme.
Tuttavia c’è Piovene che, sul tavolo della conferenza, non porterà
alcuna osservazione di rilievo, in quanto sul suo territorio la bretella andrà
ad occupare il sedime stradale già preventivato dal prg con il proseguimento
a nord della A31. Mentre per comuni di Cogollo e Velo, i cui rilievi avranno
in realtà più che altro il valore di consultazioni, però
non vincolanti.
Si tratta dei Comuni sul cui territorio insisterà la nuova infrastruttura,
con svincoli, trincee, gallerie e viadotti; il tutto in una manciata di chilometri
zigzagando da una sponda all’altra del canyon sul cui fondo scorre il
torrente Astico.
Per quanto riguarda Cogollo, in definitiva, due sono le proposte che il sindaco
Riccardo Calgaro porterà stamane alla conferenza: innanzitutto la sostituzione
del mega svincolo previsto dal progetto preliminare all’altezza dell’incrocio
tra la strada che porta al ponte Pilo e via Colombara, con un altro, di più
modeste dimensioni, ma ritenuto più funzionale, ipotizzato all’altezza
della provinciale, più o meno davanti alle aziende Gemmo e Frizzo. Secondo
l’amministrazione, ciò consentirebbe un collegamento diretto sia
tra la bretella e la SP 350, sia tra le zone industriali di Cogollo e Velo,
altrimenti inesistente nel primo caso o troppo tortuoso nel secondo.
L’altra proposta riguarda invece la chiesetta di S. Agata, per la cui
tutela storico-paesaggistica l’amministrazione, compatta da destra a sinistra,
ritiene in questo caso irrinunciabile l’unificazione dei tratti in trincea
e delle tre gallerie previste dal preliminare in un unico tratto completamente
interrato. «È più costoso - ammette Calgaro - ma consentirebbe
poi di risparmiare sul viadotto Bojadori in quanto potrebbe così essere
abbassato e accorciato».
«Se Cogollo giustamente richiede la galleria unica per tutelare la chiesetta
di S. Agata - dichiara il vicesindaco di Velo d’Astico Ruggero Castelli,
presente tra il pubblico all’ultimo consiglio comunale cogollese assieme
al collega sindaco Giulio Ceribella -, figurarsi cosa potremmo chiedere noi
per proteggere la millenaria pieve di S. Giorgio, minacciata ad appena 70 metri
da un’assurda curvatura della bretella che non risponde ad altra logica
se non a quella degli interessi di chi propone l’invaso di Meda per ricavarne
ghiaia».
Osservazioni pesanti, ma certo non nuove. Anzi, sempre più condivise
e sostenute da una popolazione, quella velese, compatta nel dire sì alla
bretella, ma ad almeno 300 metri dalle case e dalla pieve di S. Giorgio.
Giornale di Vi - 31/7/05
È invitato il sindaco, con i colleghi di Velo e Cogollo, come il presidente del Consorzio MAB
Invaso di Meda, richiesto un incontro
L’idea è del consigliere provinciale Collareda per illustrare meglio il progetto
Giovanni Matteo Filosofo
Invaso di Meda. Per capirsi occorre incontrarsi, parlarsi,
confrontarsi, vincendo una incomunicabilità che divide. Ne è convinto
Pietro Collareda, consigliere provinciale e, da un mese, membro del Consorzio
Bonifica Medio Astico Bacchiglione, quale delegato delle Comunità Montane.
Dopo aver partecipato all’incontro pubblico di Velo sulle anomalie progettuali
della futura bretella autostradale, Collareda è rimasto colpito dalle
forti critiche rivolte allo stesso Consorzio.
Oggetto delle contestazioni: l’invaso di Meda. Un progetto da sempre osteggiato
in valle per dimensioni ritenute gigantesche (12 milioni di metri cubi d’acqua,
ottenuti con una diga alta ben 34 metri), per gli errori connessi (le acque
inonderebbero impianti e infrastrutture del sistema fognario, la nuova zona
industriale di Seghe, e parte della contrada Brunello, posti ad un livello inferiore),
per i troppi e discutibili scopi (la regolazione delle piene dell’Astico;
scopi potabili, irrigui, energetici, industriali e turistici, a fronte delle
frequenti magre dell’Astico che trasformerebbero la zona in un acquitrino
maleodorante).
Un invaso che però non esiste solo nella mente del presidente del Consorzio,
Francesco Lazzaretti, visto che un piano regionale triennale prevede la corresponsione
di 15 milioni di euro nel primo anno, di 12 nel secondo e di 11 nel terzo, e
c’è, soprattutto, la strana ma non casuale curvatura della bretella
autostradale in prossimità di San Giorgio, spiegabile solo come “argine”
dell’invaso. Collareda ha richiesto un incontro illustrativo del progetto-invaso,
al presidente Lazzaretti (e per conoscenza ai sindaci dei Comuni di Velo, Arsiero,
Cogollo).
«Oltre alla non trascurabile contrarietà degli enti - ha scritto
- e del pubblico presente all’incontro, al “nostro” Ente è
stata imputata una notevole carenza di informazione. Convinto che la chiarezza
e l’informazione preventiva, nonché continuativa, siano alla base
di un corretto rapporto fra Istituzioni e Territorio, Le chiedo di valutare
l’opportunità di incontrare, in stretta collaborazione col presidente
della Comunità Montana Alto Astico e Posina, i Comuni interessati dall’invaso».
Il dado è tratto. Forse, finalmente, è arrivato il tempo del confronto.
Giornale di Piovene e la Valle dell’Astico - aprile
2005
Invaso e bretella autostradale: due facce della stessa
medaglia
Carlo Menegante
A quindici giorni dalla lettera speditale dai cittadini di San Giorgio, l'Amministrazione Comunale (di Velo d'Astico, ndr) risponde. Nell'ex sala consigliare, il sindaco Giulio Ceribella e il vicesindaco Ruggero Castelli moderano e introducono le questioni per le quali è stato convocato il dibattito, aperto alla popolazione di Velo e agli amministratori della Comunità Montana: la bretella di comunicazione autostradale e l'invaso di Meda.
Il 1° febbraio 2005 il Comune di Velo d'Astico riceve una nota dallo studio
“Altieri spa” (co-progettista della strada e dell'invaso insieme
allo studio “ldroesse” di Padova), che chiede di segnalare “le
interferenze e le osservazioni” sul progetto della strada di comunicazione
tra il casello autostradale di Piovene Rocchette e la località Schiri.
Il sindaco Ceribella, introducendo l'argomento al pubblico, spiega che l'Amministrazione
ha dovuto studiare le carte non solo del progetto autostradale, ma anche di
un altro progetto, commissionato dal Consorzio di Bonifica Medio Astico e Bacchiglione,
il quale prevede la realizzazione di un bacino artificiale da Piovene a Seghe.
Un bacino polifunzionale che, nei piani del Consorzio, servirà per laminazione
del flusso, produzione idroelettrica e riserva idrica. “Il progetto del
raccordo autostradale - dice Ceribella - rispetta al punto tale quello del bacino
che fa sì che ci sia quell'ampia curva in discesa da Cogollo, fatta appositamente
per non disturbare il progetto dell'invaso”.
Stando al progetto della strada, presso Rutello verrebbe posto un argine alto
3/4 metri che dovrebbe difendere la piana di Seghe e le industrie dal livello
dell'acqua. Il livello previsto del bacino è a 249/251 metri s.l.m.,
ben 5 metri sopra il livello della piana di Seghe". Questo causerebbe grossi
danni alle industrie e alle abitazioni di Seghe, che si troverebbero ad avere
i piedi letteralmente in acqua. "Noi abbiamo fatto osservare questi problemi
al presidente dell'Autostrada, alla presidente della Provincia e al presidente
del Consorzio di Bonifica". I tre, purtroppo, non hanno potuto partecipare
all'incontro. Il presidente delle Autostrade della Serenissima, Aleandro Merlin,
nella lettera in cui giustificava la sua assenza, scrive che "è
utile ricordare che quest'opera discende da un'importante pianificazione territoriale
voluta in primis dall'Amministrazione provinciale e dai 4 Comuni vicentini interessati
al tracciato, i quali hanno sottoscritto un importante documento d'intesa, in
data 30 gennaio 2003, e approvato tra l'altro il tracciato individuato nel progetto
preliminare...”
La Dal Lago, nella sua missiva, ricorda come
“tracciato ed opera fossero state decisi e concordati tra tutti i soggetti
interessati, mentre ogni mutamento, oggi, mette a rischio l'intero progetto”.
Ceribella riferisce che nella giornata di martedì 29 marzo l'ing. Altieri
e l'Amministrazione hanno svolto un sopralluogo a S. Giorgio ed è stata
formulata l'ipotesi di studiare un tracciato senza tener conto del bacino. "L'Amministrazione
è favorevole al raccordo autostradale e, di principio, non è neppure
contraria all'invaso. Ma attualmente, il raccordo autostradale, così
com'è, dà problemi di vicinanza alla frazione di S. Giorgio, mentre
l'invaso ha un problema di livelli, come detto in precedenza. Pertanto, noi
proporremo di accettare il tracciato da noi proposto e di ridurre il bacino,
in modo da tagliere l'area di pericolo."
Dopo Ceribella prende la parola il vicesindaco
Castelli: "Con gli attuali progetti, la strada arriverebbe a circa 80 metri
dalle case di S. Giorgio, e questo non va bene né a noi né alla
gente del luogo. Con il tracciato proposto all'lng. Altieri la strada viene
a trovarsi a circa 350 metri dalle case di S. Giorgio e Bru nello."Per
quanto riguarda l'eventuale invaso, secondo Castelli "dovrà partire
da S. Giorgio e poi allungarsi verso Piovene".
Nel corso del dibattito varie persone intervengono e chiedono perché
l'autostrada dovesse passare per Velo e non potesse passare interamente per
Cogollo. Il sindaco spiega che c'è un problema di costi (la zona di Cogollo
non è piana e quindi ci sarebbe la necessità di un traforo e più
volte ricorda che "viviamo in un sistema aperto e non possiamo pensare
solo agli interessi del nostro paese".
Al dibattito era presente il vicepresidente
della Comunità Montana, Fabio Dall'Osto, che nel suo intervento ha portato
la posizione della Comunità Montana. Anche noi avevamo fatto delle simulazioni
con un livello di bacino di 4/5 metri più basso, e abbiamo visto che
il volume del bacino si riduceva del 5O%. Ritengo opportuno arrivare a una soluzione,
anche se resta da vedere cosa dirà ora il Consorzio."
Risponde subito Ceribella: "Lazzaretti, presidente del Consorzio di Bonifica
Medio Astico Bacchiglione - ha rifiutato il dibattito pubblico, ma si è
reso a incontrare l'Amministrazione in un tavolo tecnico."
Interviene a questo punto il capogruppo della minoranza consigliare di Velo
d'Astico, Antonio De Pretto, che ha ricordato come fosse chiara, già
nel suo programma elettorale, la sua contrarietà alla realizzazione di
qualunque tipo di invaso. "Il bacino avrebbe un impatto ambientale notevole,
non sarebbe salutare per nessuno. Naturalmente siamo disponibili a sostenere
la maggioranza in ogni iniziativa contro questo bacino".
Bruno Scalzeri, presidente della Comunità
Montana fino a pochi mesi fa, nel suo discorso, ha sottolineato il problema
della povertà delle falde idriche in pianura e ha ricordato che nel nuovo
Piano Triennale "la Regione Veneto, per la realizzazione di un invaso ad
uso plurimo nel torrente Astico, in località Meda, prevede un finanziamento
di 15 milioni di euro per il primo anno, 12 per il secondo e 11 per il terzo.
E' una programmazione territoriale che assegna tutti i soldi al Consorzio di
Lazzaretti".
Secondo Scalzeri la strategia da adottare è quella di proporre un bacino
che non sia una punizione per il territorio, ma che sia un'opera con lo scopo
primario di dare acqua alla pianura. SI tratta di opporre ad una proposta un'altra
proposta. Per quanto riguarda la bretella, - prosegue Scalzeri - penso sia condizionata
al bacino. Bisogna prima dare una condizione definitiva al bacino, non dobbiamo
sganciare le due cose."
Ha poi proseguito il dibattito l'ex sindaco
di Velo, Giordano Rossi, secondo il quale il peggior posto per fare un bacino
di raccolta è questo: vicino ad una zona industriale, sotto gli abitati
di Arsiero e Velo, in un torrente in cui vengono gettati tutti i liquami dei
paesi a nord di Piovene. Nessuno deve andare a fare un serbatoio d'acqua in
quella zona lì. Noi stiamo contestando da anni queste ipotesi, prima
come maggioranza (fino al 2004) e ora come opposizione, in Comune, e in Comunità
Montana. L'unico scopo del bacino è quello di portare acqua nei campi
della pianura".
Il dott. Darteni, intervenuto al termine del
discorso di Rossi, ha sottolineato che, nonostante tutto, quell'acqua sarebbe
di ottima qualità per Rovigo, che è costretta a prenderla direttamente
nell'Adige. Darteni ha poi portato una proposta alternativa al progetto di invaso
attuale. Nel suo progetto si andrebbe a formare senza alcun scavo un bacino
che avrebbe il solo scopo di alzare il livello dell'Astico di 10 metri, quanto
basta perché poi si possa portare l'acqua a Zanè, in un'area di
cava già esistente. In quest'area verrebbe realizzata la dispersione
dell'acqua nel suolo per il rifornimento della falda acquifera. Tale bacino,
di dimensioni ridotte, verrebbe realizzato tra San Giorgio e Meda.
Alla fine del dibattito a qualcuno è venuto il dubbio che il progetto
del bacino proposto dal Consorzio in realtà sia soltanto l'ennesima speculazione
sul nostro territorio: per realizzare il bacino, infatti, verrebbero asportati
milioni di metri cubi di ghiaia. E lo scavo, finanziato dalla Regione col piano
triennale, sarebbe paradossalmente pagato anche con le nostre tasse.
Giornale di Vi - 27/4/05
Affollato incontro col sindaco
Polemiche sul raccordo tra il casello e l’ex
statale
Giovanni M. Filosofo
Fa discutere il raccordo tra il casello autostradale di Piovene
e l'ex SS. 350, in località Schiri. Come noto, quella che è stata
chiamata la "bretella" della A 31, è già in fase di
progettazione definitiva, dopo che il suo costo di 62 milioni di euro è
stato inserito nel Piano finanziario dell'Anas.
Ad essere motivo di forte disaccordo è proprio il tracciato che interessa
Velo e, in particolare, l'abitato di San Giorgio. Lì, secondo gli elaborati
tecnici stesi dagli Studi Idroesse di Padova e Altieri di Thiene, la bretella,
dopo aver attraversato l'Astico, compie un'ampia curvatura, avvicinandosi pericolosamente
alle case di San Giorgio e alla sua millenaria Pieve, sfiorandole ad una distanza
di solo 75 metri, prima di puntare a nord fino alla zona industriale di Velo
e alla piana degli Schiri di Cogollo, punto d'arrivo per l'innesto nella 350.
Una deviazione (pare non prevista nel progetto preliminare presentato ai sindaci
interessati l'1 settembre 2002) che ha provocato la reazione degli abitanti,
con una lettera inviata al sindaco Giulio Ceribella. Di qui, la convocazione
di una riunione, molto affollata, che ha visto assenti, anche se invitati, i
rappresentanti dell’autostrada Bs-Pd, del Consorzio Medio Astico Bacchiglione,
della Provincia e dei progettisti.Perché la curvatura? L’Amministrazione
comunale ha risposto confrontando il tracciato della bretella con il maxi invaso
che il Medio Astico vorrebbe realizzare da Meda a Seghe, per un totale di oltre
12 milioni e mezzo di metri cubi d'acqua.
«Nei giorni scorsi - ha detto il sindaco Ceribella - con l'ing. Altieri
abbiamo fatto un sopralluogo per far spostare il tracciato del raccordo ad almeno
350 metri dalle case. Sembrava disponibile. Il Bacino dovrà optare per
un invaso più piccolo e meno distruttivo. Faremo il possibile per far
modificare i due progetti, nella convinzione che, in entrambi i casi, la trattativa
sia più utile che lo scontro». «Non vogliamo bloccare ma
migliorare i progetti - ha affermato il vicesindaco, Ruggero Castelli - per
ottenere il massimo con un serio negoziato».