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Pioniere
assoluto del turismo di massa in Grecia, l'isola di Corfu garantisce la
più vasta, in rapporto alla superficie gamma di soluzioni vacanziere
che si possa immaginare: più di 100 località balneari su
un territorio di poco più di 600 km2, alcune delle quali di alto
e altissimo profilo, meta privilegiata dei più quotati tour operators
europei. Difficile immaginare un'agenzia turistica che non riservi qualche
proposta di viaggio per Corfu, in Italia quasi sempre estiva, nel nordeuropa
12 mesi all'anno. Il capoluogo Kerkyra, Benitses, Dassià e Pirghi
nei dintorni, Paleokastritsa e Ayios Gordios sulle coste occidentali,
Sidari, Roda, Acharavi e Kassiopi su quelle adriatiche, Moraitica e Kavos
a sud considerate assieme all'arcipelago di Paxì, rappresentano
solo la punta di un movimento turistico che da 40 anni trova a Corfu estate
e inverno condizioni climatiche eccezionali, mare arrendevole e all'assoluta
portata di bambini quasi ovunque e un centro urbano che difficilmente
passerà innoservato anche dal più esigente dei visitatori.
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Corfu
colpisce già guardandola dall'aereo mentre ci si dirige verso Atene
in quelle giornate di luce intensa. Sagoma a falce o a 7 invertita con
la parte alta ben dimensionata e piuttosto montagnosa (soprattutto a est
sullo stretto con l'Albania) che precede una striscia di terra larga al
massimo 6 km che si estende da nord a sud per una durata ragguardevole.
Sullo sfondo, oltre lo stretto, le coste frastagliate dell'Albania meridionale
e dell'Epiro che con le grandi montagne della regione generano un'immagine
di assoluto effetto. Il tutto inquadrato in un ambiente di verde intenso
che testimonia un livello di umidità superiore agli standards ellenici.

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L'isola smeralda
| Atterrati
a Corfu invece e raggiunta la capitale ci si accorge di un paesaggio
che ricorda di più le città dell'Italia meridionale
che non quelle della Grecia. Centro storico smisurato, massicce
strutture difensive medievali, cattedrali romane convertite al
dogma ortodosso, una rete stradale dedalica che separa faticosamente
quella successione di palazzi storici solitamente altissimi, costruiti
su una superficie edificabile molto ristretta a tegola chiara,
sempre colorati di griggio, ocra e rosa. Ci si accorge subito
di essere in un vecchio dominio della Serenissima finchè
non ci si imbatte ai sontuosi palazzi del periodo britannico,
alla straordinaria Spianada, il Hyde Park dell'isola, e ai contributi
firmati dai migliori architetti della Belle Epoque sparsi tra
le piazze e i palazzi aristocratici del capoluogo. Una vera e
propria città museale, premiata dall'UNESCO proprio per
il suo cosmopolitismo come patrimonio culturale mondiale e che
riesce ancora bene, nonostante la mercificazione, ad essere la
più romantica e atmosferica delle città greche.
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Corfu
è la seconda dopo Cefalonia per superficie isola dello Ionio e
la prima per popolamento: nel 2001 superava di poco i 110 mila abitanti
qualcosa che considerata la superficie di poco inferiore ai 600km2, qualifica
Corfu tra le isole a maggior densità di popolazione dell'intero
Mediterraneo: più di 200 insediamenti sono sparsi capillarmente
in tutto il territorio insulare che nella sua massima parte è ben
accessibile e a impatto umano decisamente superiore che nelle restanti
isole dello Jonio, montagnose e con larghe superfici tagliate fuori dal
popolamento umano. Ad eccezione del settore nordorientale dell'isola,
montagnoso e dominato da due vette di poco inferiori ai 1000m di altezza
dal livello del mare, il resto di Corfu è pianeggiato con frequenti
intervalli di collina specialmente nel settore centrooccidentale e in
quello a sud della capitale. Del tutto pianeggiati sono invece il nordovest
e il sud dell'isola, entrambi settori che determinano lunghi tratti di
costa regolari perfettamente balneabili. 1/3 della popolazione insulare
è concentrato nel capoluogo mentre a parte Lefkimi a sud dell'isola
raramente qualche altro paese supera i 2000 abitanti.

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Corfu,
Kerkira in greco, assume nelle lingue latine il nome Corfu dai veneziani
che abbreviarono il termine Corifò usato dai locali per indicare
il territorio a due vette (korifì) che si estende sulla penisola
di San Isidoro (capo Sidero), sede della cittadina medievale fortificata,
con quello di Corfu. L'isola nell'antichità era nota come Korkira,
Kerkira, ma soprattutto Drepàni, falce, forse in omaggio alla sua
sagoma. Kerkira era una delle Ninfe predilette da Poseidone (Nettuno),
la quale rapì facendo nascere dalla loro unione, il semideo Feace
dalla cui stirpe prendono origine i Feaci, la prima tribù insediata
sull'isola più di 1000 anni prima della nascita di Cristo. In quel
tempo secondo il racconto Omerico, l'imbarcazione di Ulisse deriva sulle
coste di Ermones nel settore occidentale di Corfu. In condizioni pietose
viene raccolto da Nausicaa la quale lo rimette in sesto ottenendo in cambio
un amore incondizionato e focosi momenti di passione. Ma la passione finisce
e all'eroe ritorna la nostalgia per le terre patrie. Lei lo imprigiona
in una grotta assegnando il compito della sua custodia alla perfida Ninfe
Calypso. Rimasto prigioniero per 7 interi anni riceve il soccorso di Zeus
che tramite il suo messaggero Hermes intima a Nausicaa di liberarlo immediatamente
e consentirgli di costruire una zattera con la quale continuare il suo
viaggio fino a Itaca.
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Sembra
i feaci fossero veramente esistiti e che furono di origini fenicie. Quel
che si sà di certo è che l'isola fu popolata da un misto
di popolazioni illiriche e greche provenienti dalla lontana isola di Eubea
e questo almeno fino all'VIII secolo aC quando sull'isola arrivarono i
Corinzi di Chersicrate, i quali inaugurarono nella regione tre distinte
colonie: quella di Kerkira fondata leggermente a nord dell'attuale capoluogo
sul promontorio di Kanoni, Epidamnos, l'attuale Durazzo e sempre sulle
coste illiriche, Vouthrotòs, oggi Butrint. Durante i tempi classici
l'apertura di molte colonie in Sicilia e nella Magna Grecia aumenta la
desiderabilità dell'isola e i contrasti tra Atene, Corinto e Sparta
circa il suo controllo. Questi contrasti daranno luogo a sanguinose battaglie
la più importante delle quali, tra Atene e Corinto si svolgerà
sullo stretto tra l'Epiro e l'isola nel V secolo aC.

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Durante
il medioevo bizantino, l'isola crea soprattutto la sua identità
nazionale e religiosa, potenziando il suo sistema difensivo: nascono allora
le prime fortificazioni su uno dei due colli che sovrastano il capoluogo
(la città antica non era fortificata) e attorno attorno si sposta
progressivamente la popolazione per proteggersi. I tempi sono molto difficili,
infatti per secoli Corfu cade vittima degli appetiti sanguinari dei barbari
del nord, dei saraceni e dopo l'anno 1000 dei normanni della Sicilia.
Molte sue regioni, specialmente quella di Ermones e Esperia cadono sotto
il controllo di bande piratesche che dai loro covi protetti assaltano
le navi mercantili di passaggio dallo Jonio all'Adriatico. L'arrivo degli
angioini dopo un intermezzo veneziano normalizza un po' la situazione
ma spinge la popolazione oltre la città murata, sembra per gli
ossessivi tentativi delle autorità cattoliche di evangelizzare
la popolazione. Ormai Bisanzio è costretta a cedere come protettorato
l'isola ai vari potentati occidentali, ultimo dei quali la Repubblica
della Serenissima che al volgere del XIV secolo ne prende il controllo.

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| aereofotografia |
aereofotografia |
borgo
vecchio |
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| borgoVecchio |
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Liston |
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| palazzo
Reale |
forte
vecchio |
forte
vecchio |
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| forte
vecchio |
Contra
Fossa |
Ayios
Spyridon |
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| pasqua |
pasqua |
duomo |
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| kantouni |
kantouni |
SMarco |
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| Ayios
Vlassis |
piazzale |
piazza
Municipio |
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| Antivouniotissa |
Antivouniotissa |
museo |
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| museo |
museo |
Iasson |
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| Mon
Repos |
paleopolis |
paleopolis |
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| Pontikonissi |
Vlachenon |
arrivo |
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| Achilion |
Achilion |
Vido |
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Le
armate di San Marco fissano a Corfu, Durrazzo e Butrinto tre importanti
presidi, che nei 411 anni di dominazione veneziana trasformeranno la regione
in una delle regioni più militarizzate del Mediterraneo. L'importanza
di Corfu diventa allora strategica per Venezia vista la posizione geografica
all'ingresso dell'Adriatico allora conisiderato niente meno che il golfo
di Venezia. Toccherà alla Serenissima infatti potenziare all'inverossimile
le vecchie strutture bizantine e crearne in città una seconda imponente
fortezza a ridosso del porto. Venezia saprà scacciare gli ottomani
dall'isola nel XVI secolo in due successive occasioni nel XVIII (1716
e nel 1736) quando ormai gli ottomani erano padroni di tutta la Grecia,
Creta compresa, togliendo spazi alla Serenissima.

La Repubblica della
Laguna lascerà le proprie tracce su tutti gli aspetti della vita
insulare a partire dal labirintico piano regolatore del capoluogo fino
ai palazzi, ai luoghi di culto e agli immancabili leoni alati scolpiti
sul forte e sugli ingressi della muraglia. L'economia prevalente sarà
allora rurale con una forte proiezione mercantile, quindi ulivo e agrumi
su grandissima scala da destinare ai mercati di Venezia. Di sicuro Corfù
prosperò sotto i veneziani e nonostante alcune "jaqueries"
dovute all'esosità del fisco, ci fu consenso verso la Serenissima.
I corfiati soccorsero i veneziani in tutte le loro battaglie contro gli
ottomani, inclusa quella decisiva di Lepanto del 1571. La lingua assume
da allora forti connotazioni italiche e così anche la cucina che
eredita gran parte delle tradizioni culinarie del veneto (la pulenta,
la "pastitsada", il "sofrito", le "mandole",
l'agliata) . Rimane intatta da allora la musicalità sia nella parlantina
che nell'amore per le filarmoniche per l'operetta e per le cantate romantiche,
ereditata durante i 4 secoli di presenza veneziana sull'isola. |
Un'inedita
coalizione tra la Russia e la Turchia sancirà la fine del dominio
veneto tre anni prima della fine del XVIII secolo, ma gli ottomani non
riusciranno a conservarne il controllo (condizionato dallo Zar comunque
- per i corfiati i turchi non misero mai piede sull'isola) se non per
appena 6 anni: le armate napoleoniche se ne accorgono dell'importanza
strategica dell'isola e costringono i turchi alla resa dopo un breve assedio.
Alla Repubblique sono associate alcune opere architettoniche importanti
(tra cui i portici di Liston) sebbene la preoccupazione principale rimane
in quel periodo difendere la sovranità su Corfu da turchi, russi
e inglesi qualcosa che spinge i francesi ad estendere le opere difensive
oltre l'isola, sull'isolotto di Vido di fronte al capoluogo che da allora
si trasforma da un'oasi di verde che era in un malinconico bunker. Con
il trattato di Parigi successivo alle sconfitte napoleoniche la cessione
dell'isola agli inglesi modifica un'altra volta la sovranità sull'isola,
portando la Corona britanica sopra l'isola Smeralda.
Vede così la
luce il secondo più importante periodo storico di Corfu il mezzo
secolo di protettorato britannico che parte dal 1815 e si conclude nel
1864 anno che vede per la prima volta la bandiera ellenica sulla vetta
più alta del forte di Kerkira. Gli inglesi investono massicciamente
sull'isola sia in proiezione difensiva che in opere civili: toccherà
infatti a loro aprire le vie di comunicazione più importanti dell'isola,
potenziare ulteriormente l'anteriore sistema difensivo della capitale
e imprimere sull'isola un'originale specializzazione nel turismo destinata
a segnare il suo futuro. Corfu diventa allora terra di villegiatura dei
veterani dell'esercito della Coronna e da lì a poco approdo dell'aristocrazia
britanica che metterà a punto tre dei "sightseeings"
più celebrati dell'isola: la Spianada, il Mon Repò e il
Palazzo di Saint George e St Michael che doveva fungere da governatorato
inglese. Tra i suoi ospiti più illustri, Lord Gladstone, ministro
degli esteri della Corona a metà dell'800, il celebre poeta Durell,
il botanologo Merlin che impianterà sull'isola il celebre tarocco
che prende il suo nome e quella specie di arancia piccola dal nome koum
kouat coltivata oltre che a Corfu nell'estremo oriente e più di
recente il marito della Regina Elisabetta Filippo, nato proprio a Mon
Repos nel 1921. |
Ai tempi
del dominio britannico di Corfu, il centro storico della città
viene arricchito di nuove e importanti opere d'arte, mentre agli insalubri
casermoni veneziani sono sostituiti con caseggiati più confortevoli
e meglio serviti. In quei tempi comincia ad affermarsi sull'isola un'aristocrazia
locale autonoma rispetto al resto della Grecia, ricordiamo ancora in condizione
di raja del dominatore ottomano. La sua iniziativa rende possibile la
nascita in loco di istituzioni altrove assolutamente impensabili: il parlamento
ionico, l'università, le scuole superiori e le gallerie d'arte,
destinate a tenere la leadership nella vita politico-culturale del neonato
Stato ellenico nella seconda parte dell'800. Con loro mette piede sull'isola
anche una rudimentale industria di trasformazione che può essere
considerata la più antica di tutta la penisola balcanica. Al loro
carico restano invece le terribili prigioni, un lager ottocentesco noto
per le sue gallerie sotterranee destinato ad ospitare a lungo costoro
che si opposero ai vari regimi che si succedettero in Grecia dopo la fine
della guerra. In omaggio a ogni civiltà quel carcere disumano è
stato soppresso nel 1974, a conclusione del regime dei colonnelli.

L'eccellente clima considerato assieme
alla vegetazione rigogliosa e a un certo romanticismo che pervade il capoluogo
rilanciano Corfu come capitale turistica durante gli anni della Belle
Epoque, ventennio felice successivo alle guerre franco-prussiane e precedente
alle tragiche vicende del primo scontro mondiale. Corfu viene allora identitificata
come l'"isola smeralda" del Mediterraneo e punto di incontro
estivo della nobiltà soprattutto mitteleuropea e anglossassone
che col loro seguito di artisti e architetti danno il tocco finale al
charme originario della cittadina di Kerkira e del suo circondrio. Cittadina
risparmiata dal terribile terermoto che colpì lo Jonio nel 1953
causando disastri irreparabili a Cefalonia, Lefkada e Zante, anche se
non dai bombardamenti nazifascisti della seconda guerra mondiale. |
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Un
giro per Kerkyra
Tutto il percorso storico dell'isola
di Corfu è riassumibile nei limiti dell'area urbana che dal porto
internazionale passa per il "kastro", la vecchia fortezza sul
capo di Sant'Isidoro, costeggia il golfo detto di Garitsa quindi incrocia
il Mon Repo' per concludersi nel lussuoso quartiere di Kanoni a sud della
capitale sede del più fotografato dei monumenti dell'isola, il
celebre Pontikonissi. Punto di partenza di questo nostro giro la piazza
Spianada, Esplanade in inglese, il Hyde Park di Kerkyra, la più
estesa area di verde urbano mai vista in Grecia dove è abitualmente
praticato il cricket, popolare qua a Corfu e del tutto sconosciuto nel
resto della Grecia.

Spianada, il Hyde
Park di Corfu
Attorno a Spianada sulla via Kapodistriou
i portici della Listòn messi a punto sull'esempio dei portici di
rue de Rivoli dal padre dell'ingegnere francese Lesseps durante gli anni
dell'impero napoleonico. A questo livello sono schierati i migliori e
più frequentati caffè dell'isola, pronti ad offrire ad un
prezzo superiore che altrove, un po' di rinfresco. Vibrante come non mai
sotto la Pasqua con il fracasso dei vasi lanciati dai balconi, da via
Kapodistriou partono le più importanti vie (e infiniti vicoli)
per esplorare il centro, tra le altre via Moustoxidi, la Voulgari e la
N. Theotoki. Qua si trova anche il capolinea dell'autobus che collega
la città con la sua appendice di Kanoni sulla penisola di Chersepolis
a sud del capoluogo. |
Davanti
alla Spianada e oltre il ponte ora fisso ma un tempo mobile si estende
la penisola detta nel gergo di Kaposidero (anzicchè Capo di Sant'Isidoro),
separata dalla terraferma da un fossato terribile messo a punto dall'architetto
militare Sanmichelli nei primi decenni del XVI secolo per conto della
Serenissima, la Contrafossa. Nei limiti di questa penisola è concentrata
la "cittadella medievale" fortificata con a capo il vecchio
forte veneziano allora noto come Castel da Mare. Il forte ha chiari origini
bizantine e per parecchi secoli l'area interna dovette ospitare l'intera
popolazione della città. Fu potenziato dagli angioini e poi dai
normanni ma saranno i veneziani a compiere quel salto qualitativo che
lo renderà per secoli inespugnabile. Grazie a questi lavori infatti
l'assedio del sultano Achmet II e dei suoi 30 mila uomini venne respinto
dal generale tedesco Von Schulenburg: un assedio risolto anche grazie
al Santo che durante la battaglia scatenò un acquazzone biblico
che sommerse la flotta turca al largo di Kaposidero acconsentendo ai veneziani
una netta vittoria.

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Il
forte nella sua forma attuale risente molto delle correzioni britaniche
e si articola su tre livelli a partire da quello più alto che circonda
la vallata che si forma tra le due vette; un secondo settore molto ampio
e più recente si estende a valle ed è dominanto dai due
imponenti bastioni veneziani che prendono il loro nome dagli architetti
militari Martinengo e Savorgnan. Infine un terzo più piccolo e
recente circonda la punta della penisola, dove un tempo era eretto un
tempio a Hera. Di quel che i veneziani hanno messo a punto si distingue
la statua di Von Schulemburg, all'ingresso del "kastro", l'ingresso
monumentale con l'effigie del Leone di San Marco scolpito sulla roccia,
la capella romana della "Madonna dei Carmini" del XVII secolo,
gli arsenali e le prigioni costruite alla fine del mandato veneziano sul
volgere del XVIII secolo. Il resto, a partire dagli imponenti casermoni
militari, l'ospedale e la basilica anglicana di Saint George costruita
in stile dorico nel 1840 sono del periodo britannico. Sempre di quel periodo
è anche la rotonda di Maitland, che dà il benvenuto al visitatore
con le sue colonne in stile ionico, ritrovo molto romantico specialmente
al calare del sole.

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| Leggermente
a nord della Spianada si estende invece il palazzo di St George
& Michael trasformatosi in casa reale dopo la dipartita degli
inglesi dall'isola nel 1864. In stile georgiano il palazzo è
stato costruito in pietra maltese da Thomas Maitland per conto della
Coronna nel 1819 e doveva ospitare il governatorato britannico nonchè
la confraternita di St Michael e St George che ne dà il nome.
Davanti al palazzo giganteggia la statua del governatore Adams che
mise a punto l'acquedotto della città. Molto sfarzoso, tra
le prime e più lussuose costruzioni neoclassiche di tutta
la Grecia, dispone di due ingressi monumentali a arcata mentre la
parte alta del Palazzo è decorata con gli stemmi delle 7
isole dello Jonio scolpiti dall'ingegnere e scultore locale Porsalentis.

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Varcato
l'ingresso del Palazzo, un suo settore ospita il Museo Asiatico, sorprendente
nella sua collezione di armi, oggetti d'arte, cimeli e votivi, tutti quanti
originati nell'estremo Oriente tra il III secolo aC e il XIX dC e raccolti
dagli inglesi ai tempi in cui dominavano l'oceano Indiano e il mare cinese.
Si distinguono la Sala Manou con la sua collezione di oggetti d'arte giapponese,
maschere teatrali, pugnali e spade, anfore di stagno e smalto. La sala A
espone oggettistica funeraria in bronzo e porcellana cinese pezzi risalenti
ai tempi delle dinastie Sang, Chou, Han e Vei, mentre la B monete, sculture
in legno e avorio e porcellane della dinastia Ming. Tanto altro ancora (libri,
cimeli buddisti, maschere rituali e teatrali, pietre preziose, timbri e
tessuti) nelle sale successive, di origini cinesi e giapponesi ma anche
siamesi, coreane, indiane, nepalesi e tibetane. Merita la menzione un busto
di Budda siamese del XIV secolo, una figurina religiosa dorata di origini
indiane del VII e 17 sculture antiche (dal I al VI secolo dC) provenienti
dal lontanissimo Tibet. |
Sempre
da Spianada, via Voulgari ci introduce nel labintico centro storico del
capoluogo con i suoi "kandounia", le stradine strette lastricate
e i suoi palazzi alti 4 e 5 piani i primi esemplari di palazzi a più
piani pervenuti in Grecia. A pochi passi da qui nell'omonima piazza si
trova la cattedrale di Ayios Spiridon, la più venerata delle chiese
di Corfu in assoluto se poi si pensa che un corfiata su tre prende il
nome di Spyros dal vescovo cipriota gettato nella fossa dei leoni da Diocleziano
nel IV secolo dC. La sua salma fu trasportata sull'isola alla vigilia
di un evento funesto, la grande peste che colpì l'isola alla fine
del XV secolo. Grazie al santo, le cui reliquie sono esposte nella cattedrale,
l'isola si salvò e da allora Spyridon è il suo Santo protettore.
Notare che anche gli stessi veneziani riconobbero il ruolo del Santo sia
in quell'occasione che più avanti durante l'assedio ottomano del
1716
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il
vecchio borgo
| Il campanile
di San Spyridon è una delle foto più scattate in
assoluto a Corfu e dopo Pondikonissi, l'immagine più propagandata
dell'isola. Lo stile esteriore della cattedrale piusto rettangolare
e asciutto richiama alle tradizioni occidentali e gli stessu interni
di questa cattedrale seguono canoni romani: fanno eccezione gli
affreschi, ritoccati nella loro totalità nell'800. con
tratti originali idi ritmo orientale risalenti nel '700. I dintorni
di Ayios Spyridon è quanto di più frenetico si possa
immaginare a Corfu, un via vai continuo estate e inverno tra negozi
di souvenirs, gioiellerie (i korfiati hanno un forte vantaggio
in questo settore), ristorantini, kebbap da asporto e caffè.
Traffico che prosegue tra i vicoli e le piazze circostanti fino
al cuore della città vecchia, piazza Theotoki, sede del
Palazzo del Comune e sul lato orientale della Chiesa Cattolica.
Il "Dimarchio" è una costruzione rinascimentale
concepita come sede della Loggia Nubilei veneziana, quindi come
circolo militare e più avanti come teatro. Il "Duomo",
la vecchia cattedrale cattolica ( Santi Giacomo e Cristoforo)
è invece distinguibile per lo stile barocco, il campanile
a punta e la torre gottica, unica del genere in Grecia. E' tra
le più vecchie e meglio conservate chiese di Corfu risalendo
al XIV secolo con molte aggiunte (la torre risale al '600).

Place
Theotoki |
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Dietro
il Comune invece parte la più trafficata delle vie del capoluogo,
la M. Theotoki che si conclude in piazza Saroko capolinea di pullman che
collegano il capoluogo con l'intero resto dell'isola. Nei dintorni di
questa piazza sempre cogestionata e rumorosa è concentrato il maggior
numero di osterie popolari pronte ad offrire un pranzo decente a prezzi
molto concorrenziali. A nord di Saroko sulla via per Mandouki e il nuovo
porto via I.Theotoki incrocia la Pinacoteca di Kerkyra, terza in ordine
più estesa delle pinacoteche greche, con una serie di collezioni
cronologicamente ordinate dai tempi del Risorgimento finesettecentesco
alla pittura contemporanea, passando per Parthenis, Skarvelis e Samartzis.
Prima di arrivarci una serie di vicoli tipici puntano sul colle di San
Marco, sede della cosiddetta "fortezza nuova" (Neo Frourio),
o forte San Marco costruita sempre dai veneziani nell'ultimo quarto del
XVI secolo e più volte ritoccato da napoleonici e inglesi. E' questo
il punto più panoramico del vecchio borgo con viste sul vecchio
porto e l'intera città. Due gli ingressi entrambi impressionanti
con strutture che ricordano le varie tappe di dominazione insulare, la
prima sulla piazza la seconda con vista sul porto. Vale la pena visitare
qua il museo di ceramiche, i vecchi magazzini, l'arsenale e soprattutto
le galerie sotterranee. Molto spesso d'estate sono tenute qua mostre e
manifestazioni teatrali e musicali di artisti sia locali che internazionali.
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Società
letteraria
A
nord del forte e sopra il vecchio porto si estende l'Ovriakì, il
vecchio e sempre atmosferico quartiere ebraico mentre a est e verso Spianada
si susseguono tre quartieri storici molto invitanti, due dei quali litoranei
(Mourayia e Faliraki) e uno nell'entroterra che prende il nome di Kabielo.
All'uscita dal "kastro" di San Marco si trova il monastero storico
di Panayia Tenedou costruzione settecentesca in stile rinascimentale,
nota per i suoi due trulli che segnano il Kabielo, uno tra i più
vecchi quartieri di Corfu. E' stata fondata dai veneziani in omaggio a
San Carmello a cavallo tra la fine del '600 e il primo '700. Kabiello
è il
più densamente popolato tra i quartieri residenziali di Corfu,
e nasce ai tempi degli angioini quando la popolazione ortodossa abbandona
la cittadella fortificata pur di mantenere le sue radici religiose ai
tentativi di evangelizzazione. Si distingue oltre che per le chiese storiche
per gli storici palazzi a più piani che solcano vicoli stretti
e per le sue piazze in stile rinascimentale tra cui quella di Kremastì
costruita su due piani con al centro una fontana storica e tutto attorno
una serie di ristorantini molto invitanti. Da non mancare a Kabielo la
piazza di Ayia Eleni, piccola ma veramente sensazionale con le palme e
i suoi palazzi seicenteschi eretti su 4 e 5 piani.
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Più
a est la splendida cattedrale di Ayios Vlassis, costruzione impressionante
del XVI secolo ricchissima di affreschi storici alcuni dei quali attribuiti
ad artisti di grande fama quali Emmanouil Tzannes (scuola di Creta) e
Michail Damaskinòs. A metà strada tra le due, nel quartiere
Mourayia la trecetentesca basilica di Ayios Antonios e più oltre
in una traversa della via litoranea (Arseniou) una quarta chiesa storica,
Panayia Antivouniotissa del XV secolo, ospita la più interessante
collezione di iconografia bizantina con diversi contributi dei grandi
pittori della scuola di Creta (giunti qua dopo l'occupazione ottomana
della loro isola) di autori locali e di scuola macedone - atonita.

Kabielo
e Tenedou 2
A
poca distanza da questa chiesa la casa del poeta nazionale Dionisio Solomòs
noto in Italia per i suoi studi all'università di Pavia e in Grecia
per aver preso parte attiva al risorgimento e alla composizione dell'inno
nazionale.
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A
un certo punto di via Arseniou una stradina in discesa porta sulla costa
e a livello di Faliraki piccola baia segnata dalla capella storica di
San Nicola sopra una piccola spiaggia aperta alla balneazione con tanti
localini nei dintorni per un veloce rinfresco in ambiente romantico con
vista sul forte vecchio e gli isolotti di Lazaretto e Vido.

Kapodistriou
Via Arseniou invece
prosegue per via Capodistriou sede della Società Letteraria fondata
nel 1836 e di tutta una serie di palazzi storici segnalati dal sito comunale
nella categoria dei più sfarzosi di Corfu: il celebre Albergo dei
Cavallieri di 5 piani, il rinacimentale Palazzo Kantoni di 4, e oltre
la biblioteca, il Palazzo Palatianou del periodo britannico maestoso dall'alto
dei suoi 5 piani e ovviamente il Palazzo di Capodistria, costruzione victoriana
destinata prima come sede del Senato delle "Repubbliche Ionie"
e poi come casa del del primo governatore della repubblica ellenica, appunto
Ioannis Kapodistrias. |
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Garitsa
e Kanoni
| Da
Saroko parte uno dei più bei vialoni di Curfu, la romantica
Alexandras che sbocca sul lungomare di Garitsa la più gettonata
promenade pomeridiana di Corfu. La via litoranea nel settore meridionale
della città, ricca di alberghi lussuosi e ville storiche
con viste eccellenti sul vecchio forte incrocia su una traversa
il museo archeologico della città, quindi una piccola area
archeologica con al centro il tempio cosiddetto di Menecrate, concludendosi
a Mon Repos da cui la strada prosegue per la penisola di Kanoni,
la laguna il Pontikonissi e il Monastero di Valchernòn che
può essere raggiunto a piedi, in bici o ancora in autobus
da Spianada.

Iason
e Sosipatros
Sul golfo di Garitsa aveva
sede il primo dei due porti arcaici della città e in effetti
lungo l'intero percorso abbondano le aree acrheologiche tra cui
la già citata "tomba di Menecrate" e più
avanti l'area del mercato antico. Nelle immediate vicinanze si trovano
la Sinagoga, la chiesa anglicana, il Tennis Cl;ub di Corfu e sopra
il colle le vecchie prigioni inglesi, di sicuro uno dei punti più
panoramici della città di Kerkyra, molto romantica specie
al calare del sole. Molto popolare nella zona di Garitsa, il Jazz
Rock, locale notturno molto battuto e nella zona di Anemomilos,
il vecchio quartiere dei pescatori, le osterie di pesce fresco. |
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Prima
di arrivare alla necropoli di Garitsa in via Vraila troviamo il museo
archeologico di Corfu che raccoglie reperti archeologici rinvenuti sull'isola
(nel capoluogo e a Kassiopi) e nella regione tesprote in Epiro. Sorprendente
per bellezza qua la facciata esterna della tettoia del tempio di Artemide,
tra i meglio conservati reperti archeologici fatti in Grecia nel primo
900 dall'archeologo tedesco Derpfeld che realizzò gli scavi nella
zona di Garitsa per conto del Kaizer Wilhelm II. E' noto come tettoia
della Gorgona, la Sirena tremenda decapitata dal Perseo dal cui sangue
naquero stando alla mitologia due mostri divini, il Pegaso e il Chrisaor
entrambi rappresentati alla sua destra e alla sua sinistra. Larga 17m
e alta più di 3, è stata costruita nel VI secolo aC ed è
completata da un paio di animali selvatici che dovrebbero raffigurare
un leone e una pantera. Alla destra della facciata Giove senza la solita
barba fulmina il Titana mentre alla sinistra traspare una figura femminile
identificata con Rea la moglie di Crono sembra terrorizzata dalla nascita
di Poseidon (Nettuno).

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Una
seconda facciata meno dimensionata anche se altrettanto
impressionante è stata rinvenuta nel 1973 e dalle raffigurazioni
ci induce a pensare che doveva decorare un tempio a Dionisoo. Tra i restanti
reperti esposti, ricordiamo l'arcaico leone di Menecrate rinvenuto a Garitsa
nella tomba di Menecrate, il busto di un'altra sirena arcaica sembra del
VIII secolo aC, diverse anfore e crateri di età classica, un corpo
femminile di età romana ben conservato, una dozzina di statue in
argilla raffiguranti la Dea Artemide accompagnata dal suo amato cervo,
il busto di kouros corinzio, quello del poeta Menandro, quello dello storico
Tucidide e tanto altro ancora ...
Il
golfo di Garitsa si conclude a Anemomilos, a 1km dall'uscita di Alexandras.
In questa posizione emerge il più bell'esemplare di architettura
bizantina presente sull'isola, la basilica di San Giasone e Sossipatros,
tempio esagonale dell'anno 1000 con all'interno affreschi originali del
grande pittore ecclesiastico cretese Emanouil Tzanes. I due monaci che
danno il nome alla basilica furono allievi dell'apostolo Paolo e misero
le basi per la diffusione del cristianesino sull'isola di Corfu.
Imboccata via Drepfeld in direzione Kanoni,
a 1,5km di strada dal centro ci si imbatte su una sfarzosa villa coloniale
costruita dagli inglesi nella prima metà dell'800. Prende il nome
di Mon Repos, in italiano "il mio riposo". Ha infatti avuto
ristoro qua il meglio dell'aristocrazia britannica di quel tempo mentre
nei primi del '900 vide qua la nascita Filippo il duca d'Edimburgo, marito
della regine Elisabetta. La riserva circostante occupa uno spazio di 26
all'incirca ettari prevalentemente di giardini e incolto concludendosi
su una piccola spiaggia aperta al pubblico simile per caratteristiche
ai centri balneari victoriani d'Inghilterra. |
L'area
di Mon Repò doveva essere il centro dell'antica Corkira corinzia,
città parecchio estesa che nel momento del suo apogeo, in età
classica raggiunse i 60 mila abitanti (il doppio del popolamento attuale)
estendendosi lungo l'intero tratto che dalla tomba di Menecrate porta
fino a Kanoni per una distanza di all'incirca 3km. Disponeva di due porti,
il primo noto come porto di Alcinoo, il Re preistorico di Corfu, affacciato
sulla laguna il secondo detto Ilaikòn sito invece sul golfo di
Garitsa. Nell'area adiacente al Mon Repò si trovano diversi dei
resti dell'antica città di Paleopoli tra cui a Analipsi, il celebre
tempio corinzio di Kardaki con le sue 11 colonne ben conserevate del VI
secolo aC. Doveva essere dedicato al Dio dei mari Poseidon, il Nettuno
romano. Sempre in zona si trovano i resti dei bagni romani del I secolo
dC con attorno le fondamenta di costruzioni di età ellenistica,
il tempio a Hera che doveva essere il più sfarzoso di tutti ma
di cui ne resta purtroppo poco e il tempio di Artemide da cui è
stata tratta la tettoia che abbiamo visto nel museo. Molta oggettistica
rinvenuta nel circondario è esposta nella piccola area museale
interna al palazzo ed è oggi aperta al pubblico.
Sempre nei limiti
di Mon Repos giace in ruderi una delle più antiche basiliche di
tutta l'isola, quella di Ayia Kerkyra del lV secolo dC costruita a partire
dai materiali ricavati dal vecchio Odeon romano con all'ingresso due colonne
corinzie ben conservate. Ebbe un percorso storico sfortunato visto che
fu distrutta prima dai gottici nell'VI secolo, e una volta ricostruita
ancora dopo l'anno 1000 devastata in due successive occasioni dai normanni
e dai turchi. |
Da qui
e dopo un paio di chilometri di strada raggiungiamo Kanoni, quartiere
lussuoso affacciato sulla laguna con viste superbe su quello che è
il trade mark di Corfu, il monastero di Vlachernòn con sullo sfondo
l'isolotto di Pondikonissi. Migliaia di visitatori compiono questo tragitto,
chi a piedi, chi sugli autobus con partenza dalla Liston, chi in bici.
per immortalare un paesaggio ormai classico, attraversare l'istmo che
porta al monastero tardobizantino dedicato alla Vergine e ammirare gli
aerei che in fase di atterraggio danno l'impressione di lanciarsi nella
laguna (vedi filmato a youtube).
Dal monastero una barca porta all'isola del topo, un fazzoletto di terra
sommerso nella pineta e i cipressi con sopra la chiesetta storica di Pantokrator,
l'Onnipotente, del XIII secolo. Pondikonissi è un petrokaravo,
una nave di pietra, il fossile della battello che doveva portare Ulisse
a Itaca. Grande la competizione per un frappè ghiacciato tra i
caffè balconati di Kanoni gonfia i prezzi al livello della piazza
di San Marco a Venezia.

Interessante
vedere lo stesso panorama dalla sponda opposta della laguna di Chalikiopoulou,
dalle coste di Perama a 6km da Corfu sulla strada per l'aeroporto. Perama
è un resort balneare importante della zona con tanto di villaggi
turistici, ristoranti e night clubs.
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Achilio
| Due ulteriori
piccole escursioni dalla città di Kerkyra, portano la prima
verso il leggendario palazzo della principessa Sissi a Gastouri
(Achilion) e la seconda verso l'isola foresta o isola della pace
di Vido. Per la prima è necessario riprendere la via dell'aeroporto
e dirigersi verso Kinopiastes, Gastouri e Ayii Deka, per la seconda
destinazione proposta, un traghetto fa da spolla dal vecchio porto
di Corfu d'estate una volta ogni ora. Achilion è stata
la regia estiva degli Asburgo a Corfu ed è un castello
sfarzoso costruito da un architetto italiano alla fine dell'800'.
Fu rifugio della malinconica principessa austriaca Sissy Elisabetta),
erede dell'impero asburgico, nota per le sue delusioni amorose
destinate a diventare argomento prediletto della letteratura fineottocentesca.
Venne in seguito venduto ai principi prussiani per diventare dimorra
estiva del Kaiser Wilhelm II.

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La
sua costruzione in posizione molto panoramica risente nelle sue linee
principali dei dettami della bell'epoque e del romanticismo che pervadeva
il mondo dell'arte e dell'architettura in quegli anni. Una grossa ispirazione,
l'architetto trae dalla mitologia e dalle origini della classicità
greca, la civiltà micenea e la guerra di Troia: di fatto il castello
prende il nome di Achille, al quale è dedicata una statua tra le
più rappresentative. Davvero impressionante l'affresco che espone
Achille trascinare il corpo morto di Ettore nella guerra di Troia. Molto
staccato dalle tradizioni elleniche e un po' troppo addobato il palazzo
absurgico ha fatto a lungo da casinò di Kerkyra e la sua visita
prevede un biglietto d'ingresso.
Molto caratteristici i due villaggi
circostanti a Gastouri, Kinopiastes, vecchia borgata, pittoresca e ben
panoramica dotata di due delle più rinnomate osterie dell'isola
e Ayii Deka sull'altopiano con panoramiche su entrambe le sponde dell'isola.
Molto segnalate le osterie della zona offrono le migliori piettanze con
sullo sfondo musica e danze locali..
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Vido
55
ettari di vegetazione intensa in mezzo allo Jonio vi aspettano invece
a Vido, un piccolo paradiso terrestre pesantemente alterato dai lavori
di fortificazione napoleonici e da quelli corrispondenti alla prima guerra
mondiale. Distante non più di mezz'ora dal vecchio porto di Corfu,
Vido fu ai tempi di Venezia dimorra estiva del nobile Guido Malipieri
per assumere un'importanza bellica al breve tratto di dominazione francese.
Per lunghi anni è rimasto noto come isolotto di Santo Stefano e
descritto come "foresta fitta in mezzo alle onde". I francesi
rimasero estasiati dalla bellezza di quest'isola allora denominata Isle
de Paix (Isola della Pace) ma al posto di valorizzarla in senso "pacifico"
non hanno saputo far altro che disboscarla selvaggiamente, distruggere
l'antica chiesetta di Santo Stefano che prima dominava il paesaggio costruendovi
sotto l'egida del generale Chabot niente altro che casermoni, mura difensive,
torri di avvistamento e tutto quel che serviva per respingere l'assedio
degli inglesi e dei russoturchi. Vennero allora costruiti tre potenti
fortini che però non vennero mai messi alla prova visto che i francesi
abbandonarono l'isola senza battaglia.
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Gli inglesi e più avanti lo Stato ellenico riportarono il verde
sull'isola con due ondate di rimboschimenti ma la prima guerra mondiale
riportò Vido al centro delle ostilità. A Vido trovano in
quel periodo riparo migliaia di soldati serbi alla cui memoria la Serbia
allestisce un mausoleo ai caduti. Dopo la seconda guerra mondiale i vecchi
casermoni militari vengono trasformati in campi di concentramento e retsano
tali almeno fino al 1974. Da quell'anno Vido torna nella vita civile grazie
agli scout boys e alle colonie di bambini che d'estate si stabiliscono
sull'isola. Isola che è oggi provvista di energia elettrica, di
spiaggia organizzata per un tuffo nelle sue acque cristalline e di qualche
servizio di ristorazione.

Vido, mausoleo serbo
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Benitses
Mostro sacro del turismo insulare
a poca distanza a sud di Kerkyra, Benitses, concentra il meglio dei villaggi
turistici della zona ed è costantemente nella mira dei tour operators
euopei. Grande prevalenza di inglesi su una spiaggia a ciottoli dall'acqua
subito profonda e fredda e con sul retro un ambiente di montagna lussureggiante.
La baia di Benitses è ricchissima di corsi d'acqua di superficie
mentre il mare è particolarmente pescoso. Notti sfrenate senza
limiti nelle decine e decine di localini che circondano il luogo che per
il resto si distingue per la sua area archeologica di origini romane con
affreschi e mosaici straordinari, ben conservati; per il museo marino
fondato qua da una cooperativa di pescatori con inclusa una ricca collezione
di fossili, spugne, cetacei imbalsamati, coralli e conchiglie; e per la
posizione dove un tempo si trovava il cosiddetto Ponte del Kaiser che
collegava Benitses a Achilio.

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Corfu
sul web |
Tutte
le destinazioni di mare possibili ed immaginabili a Corfu sono raggiungibili
via autobus da Saroko, soluzione talmente comoda e frequente da rendere
l'auto privata del tutto inutile. E le "destinazioni" sono
veramente infinite: nella regione di Ermones,
sulle coste centrooccidentali dell'isola Ermones, Glifada e Kondoyialòs.
Quindi più a sud Ayios Gordios, Ayios Matheos e da Gardiki sulle
sponde orientali a livello di Messonghì e Moraitica sulla via
Kerkyra-Lefkimi. In alternativa ci si dirigerà verso sud verso
appunto Lefkimi e Kavos. In una pagina separata saranno trattate le
spiagge di Dassià, quelle ai piedi del monte e la regione di
Kassiopi, mentre una terza tratta le coste
di Paleokastritsa, Paghi, Peroulades e Roda-Acharavi.
Tentando un passaggio a Butrint, in Albania ...
prossime tappe
Itinerari di Corfu

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kandouni

il vecchio porto

buccato

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Alla pari di Cefalonia, Corfu cura
la cucina regionale in modo molto meticoloso. Le specialità locali
risentono molto dell'eredità veneziana, delle tradizioni ioniche
e nell'impiego della patata lessa, che rinvia alle tradizioni anglossassoni.
Il piatto più famoso rimane la pastitsada , molto saporito e
calorico a base di carne di manzo o in alcuni casi a base di faraona
o aragosta, in salsa di pomodoro ben condita di aglio, cannella, rosmarino,
garofano e cipolla. Piatto assolutamente invernale è anche il
secondo più celebrato piatto di Corfu, il burdeto, piatto di
pesce (baccalà, merluzzo o smerna), un misto di piccante e acidulo,
con la salsa di pomodoro al pepe e limone. Sempre con carne di manzo
facciamo il sofritto, fette sottili di filetto conditi con una salsa
bianca a base di vino bianco, cipolla, aglio, prezzemolo e aceto, sempre
servito con le mush potatos il purè di patate inglese. Il pesante
stufato prende il nome da el stufatin veneziano, carne di manzo lasciata
cuocere tutta notte nel vino con le cipolle intere, le carote, la pancetta,
il prezzemolo, il rosmarino e tante spezie locali. Molto saporita la
gardoumba locale, un piatto che troviamo anche in Basilicata che impiega
le interiora dell'agnello e del capretto (fegato, intestino, ecc.).
La tingola, fegato saltato al vino con le cipolle in rondelle, un filo
di zucchero e lo prezzemolo. Il savoro, piatto dei marinai a base di
pesci di superficie, molto gustoso servito in una salsa bianca fatta
di aglio e aceto con l'aggiunta dell'uvetta nera. Baccalà e stoccafisso,
il primo servito con l'agliata, molto popolare nella cucina delle isole
dello Jonio, o alla salsa di pepe, il secondo in salsa di pomodoro al
pepe rosso. Corfu ha anche una forte tradizione nei salumi (nombolo
e salado), negli affumicati e nelle salsicce (bourdouni, choriatiko,
ecc.). Passando ai dolci dominano le mandole, una specie di mandorlato
diffuso in tutto lo Jonio, il pasteli, il pudding (in omaggio agli inglesi),
la pastafrolla alla marmellata, la fogassa e la focaccia ai fichi. I
licuori locali, richiamano gli inglesi: il koum kouat e la celebre Tzitzibira,
il Ginger-beer, al limone e l'uvetta sultanina servita al ghiaccio.

koum kouat

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le vostre impressioni su Corfu. Paesaggi, sentieri, servizi, divertimenti.
Molto gradito il materiale fotografico. Lo pubblicheremo: haris@iol.it

Samartzi Liston

Kapodistriou

vecchio forte

Kavos

Messoghì

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