Pioniere assoluto del turismo di massa in Grecia, l'isola di Corfu garantisce la più vasta, in rapporto alla superficie gamma di soluzioni vacanziere che si possa immaginare: più di 100 località balneari su un territorio di poco più di 600 km2, alcune delle quali di alto e altissimo profilo, meta privilegiata dei più quotati tour operators europei. Difficile immaginare un'agenzia turistica che non riservi qualche proposta di viaggio per Corfu, in Italia quasi sempre estiva, nel nordeuropa 12 mesi all'anno. Il capoluogo Kerkyra, Benitses, Dassià e Pirghi nei dintorni, Paleokastritsa e Ayios Gordios sulle coste occidentali, Sidari, Roda, Acharavi e Kassiopi su quelle adriatiche, Moraitica e Kavos a sud considerate assieme all'arcipelago di Paxì, rappresentano solo la punta di un movimento turistico che da 40 anni trova a Corfu estate e inverno condizioni climatiche eccezionali, mare arrendevole e all'assoluta portata di bambini quasi ovunque e un centro urbano che difficilmente passerà innoservato anche dal più esigente dei visitatori.

Corfu colpisce già guardandola dall'aereo mentre ci si dirige verso Atene in quelle giornate di luce intensa. Sagoma a falce o a 7 invertita con la parte alta ben dimensionata e piuttosto montagnosa (soprattutto a est sullo stretto con l'Albania) che precede una striscia di terra larga al massimo 6 km che si estende da nord a sud per una durata ragguardevole. Sullo sfondo, oltre lo stretto, le coste frastagliate dell'Albania meridionale e dell'Epiro che con le grandi montagne della regione generano un'immagine di assoluto effetto. Il tutto inquadrato in un ambiente di verde intenso che testimonia un livello di umidità superiore agli standards ellenici.

L'isola smeralda

Atterrati a Corfu invece e raggiunta la capitale ci si accorge di un paesaggio che ricorda di più le città dell'Italia meridionale che non quelle della Grecia. Centro storico smisurato, massicce strutture difensive medievali, cattedrali romane convertite al dogma ortodosso, una rete stradale dedalica che separa faticosamente quella successione di palazzi storici solitamente altissimi, costruiti su una superficie edificabile molto ristretta a tegola chiara, sempre colorati di griggio, ocra e rosa. Ci si accorge subito di essere in un vecchio dominio della Serenissima finchè non ci si imbatte ai sontuosi palazzi del periodo britannico, alla straordinaria Spianada, il Hyde Park dell'isola, e ai contributi firmati dai migliori architetti della Belle Epoque sparsi tra le piazze e i palazzi aristocratici del capoluogo. Una vera e propria città museale, premiata dall'UNESCO proprio per il suo cosmopolitismo come patrimonio culturale mondiale e che riesce ancora bene, nonostante la mercificazione, ad essere la più romantica e atmosferica delle città greche.

Corfu è la seconda dopo Cefalonia per superficie isola dello Ionio e la prima per popolamento: nel 2001 superava di poco i 110 mila abitanti qualcosa che considerata la superficie di poco inferiore ai 600km2, qualifica Corfu tra le isole a maggior densità di popolazione dell'intero Mediterraneo: più di 200 insediamenti sono sparsi capillarmente in tutto il territorio insulare che nella sua massima parte è ben accessibile e a impatto umano decisamente superiore che nelle restanti isole dello Jonio, montagnose e con larghe superfici tagliate fuori dal popolamento umano. Ad eccezione del settore nordorientale dell'isola, montagnoso e dominato da due vette di poco inferiori ai 1000m di altezza dal livello del mare, il resto di Corfu è pianeggiato con frequenti intervalli di collina specialmente nel settore centrooccidentale e in quello a sud della capitale. Del tutto pianeggiati sono invece il nordovest e il sud dell'isola, entrambi settori che determinano lunghi tratti di costa regolari perfettamente balneabili. 1/3 della popolazione insulare è concentrato nel capoluogo mentre a parte Lefkimi a sud dell'isola raramente qualche altro paese supera i 2000 abitanti.

Corfu, Kerkira in greco, assume nelle lingue latine il nome Corfu dai veneziani che abbreviarono il termine Corifò usato dai locali per indicare il territorio a due vette (korifì) che si estende sulla penisola di San Isidoro (capo Sidero), sede della cittadina medievale fortificata, con quello di Corfu. L'isola nell'antichità era nota come Korkira, Kerkira, ma soprattutto Drepàni, falce, forse in omaggio alla sua sagoma. Kerkira era una delle Ninfe predilette da Poseidone (Nettuno), la quale rapì facendo nascere dalla loro unione, il semideo Feace dalla cui stirpe prendono origine i Feaci, la prima tribù insediata sull'isola più di 1000 anni prima della nascita di Cristo. In quel tempo secondo il racconto Omerico, l'imbarcazione di Ulisse deriva sulle coste di Ermones nel settore occidentale di Corfu. In condizioni pietose viene raccolto da Nausicaa la quale lo rimette in sesto ottenendo in cambio un amore incondizionato e focosi momenti di passione. Ma la passione finisce e all'eroe ritorna la nostalgia per le terre patrie. Lei lo imprigiona in una grotta assegnando il compito della sua custodia alla perfida Ninfe Calypso. Rimasto prigioniero per 7 interi anni riceve il soccorso di Zeus che tramite il suo messaggero Hermes intima a Nausicaa di liberarlo immediatamente e consentirgli di costruire una zattera con la quale continuare il suo viaggio fino a Itaca.

Sembra i feaci fossero veramente esistiti e che furono di origini fenicie. Quel che si sà di certo è che l'isola fu popolata da un misto di popolazioni illiriche e greche provenienti dalla lontana isola di Eubea e questo almeno fino all'VIII secolo aC quando sull'isola arrivarono i Corinzi di Chersicrate, i quali inaugurarono nella regione tre distinte colonie: quella di Kerkira fondata leggermente a nord dell'attuale capoluogo sul promontorio di Kanoni, Epidamnos, l'attuale Durazzo e sempre sulle coste illiriche, Vouthrotòs, oggi Butrint. Durante i tempi classici l'apertura di molte colonie in Sicilia e nella Magna Grecia aumenta la desiderabilità dell'isola e i contrasti tra Atene, Corinto e Sparta circa il suo controllo. Questi contrasti daranno luogo a sanguinose battaglie la più importante delle quali, tra Atene e Corinto si svolgerà sullo stretto tra l'Epiro e l'isola nel V secolo aC.

Durante il medioevo bizantino, l'isola crea soprattutto la sua identità nazionale e religiosa, potenziando il suo sistema difensivo: nascono allora le prime fortificazioni su uno dei due colli che sovrastano il capoluogo (la città antica non era fortificata) e attorno attorno si sposta progressivamente la popolazione per proteggersi. I tempi sono molto difficili, infatti per secoli Corfu cade vittima degli appetiti sanguinari dei barbari del nord, dei saraceni e dopo l'anno 1000 dei normanni della Sicilia. Molte sue regioni, specialmente quella di Ermones e Esperia cadono sotto il controllo di bande piratesche che dai loro covi protetti assaltano le navi mercantili di passaggio dallo Jonio all'Adriatico. L'arrivo degli angioini dopo un intermezzo veneziano normalizza un po' la situazione ma spinge la popolazione oltre la città murata, sembra per gli ossessivi tentativi delle autorità cattoliche di evangelizzare la popolazione. Ormai Bisanzio è costretta a cedere come protettorato l'isola ai vari potentati occidentali, ultimo dei quali la Repubblica della Serenissima che al volgere del XIV secolo ne prende il controllo.

 
 

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Achilion

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Vido

Le armate di San Marco fissano a Corfu, Durrazzo e Butrinto tre importanti presidi, che nei 411 anni di dominazione veneziana trasformeranno la regione in una delle regioni più militarizzate del Mediterraneo. L'importanza di Corfu diventa allora strategica per Venezia vista la posizione geografica all'ingresso dell'Adriatico allora conisiderato niente meno che il golfo di Venezia. Toccherà alla Serenissima infatti potenziare all'inverossimile le vecchie strutture bizantine e crearne in città una seconda imponente fortezza a ridosso del porto. Venezia saprà scacciare gli ottomani dall'isola nel XVI secolo in due successive occasioni nel XVIII (1716 e nel 1736) quando ormai gli ottomani erano padroni di tutta la Grecia, Creta compresa, togliendo spazi alla Serenissima.

La Repubblica della Laguna lascerà le proprie tracce su tutti gli aspetti della vita insulare a partire dal labirintico piano regolatore del capoluogo fino ai palazzi, ai luoghi di culto e agli immancabili leoni alati scolpiti sul forte e sugli ingressi della muraglia. L'economia prevalente sarà allora rurale con una forte proiezione mercantile, quindi ulivo e agrumi su grandissima scala da destinare ai mercati di Venezia. Di sicuro Corfù prosperò sotto i veneziani e nonostante alcune "jaqueries" dovute all'esosità del fisco, ci fu consenso verso la Serenissima. I corfiati soccorsero i veneziani in tutte le loro battaglie contro gli ottomani, inclusa quella decisiva di Lepanto del 1571. La lingua assume da allora forti connotazioni italiche e così anche la cucina che eredita gran parte delle tradizioni culinarie del veneto (la pulenta, la "pastitsada", il "sofrito", le "mandole", l'agliata) . Rimane intatta da allora la musicalità sia nella parlantina che nell'amore per le filarmoniche per l'operetta e per le cantate romantiche, ereditata durante i 4 secoli di presenza veneziana sull'isola.

Un'inedita coalizione tra la Russia e la Turchia sancirà la fine del dominio veneto tre anni prima della fine del XVIII secolo, ma gli ottomani non riusciranno a conservarne il controllo (condizionato dallo Zar comunque - per i corfiati i turchi non misero mai piede sull'isola) se non per appena 6 anni: le armate napoleoniche se ne accorgono dell'importanza strategica dell'isola e costringono i turchi alla resa dopo un breve assedio. Alla Repubblique sono associate alcune opere architettoniche importanti (tra cui i portici di Liston) sebbene la preoccupazione principale rimane in quel periodo difendere la sovranità su Corfu da turchi, russi e inglesi qualcosa che spinge i francesi ad estendere le opere difensive oltre l'isola, sull'isolotto di Vido di fronte al capoluogo che da allora si trasforma da un'oasi di verde che era in un malinconico bunker. Con il trattato di Parigi successivo alle sconfitte napoleoniche la cessione dell'isola agli inglesi modifica un'altra volta la sovranità sull'isola, portando la Corona britanica sopra l'isola Smeralda.

Vede così la luce il secondo più importante periodo storico di Corfu il mezzo secolo di protettorato britannico che parte dal 1815 e si conclude nel 1864 anno che vede per la prima volta la bandiera ellenica sulla vetta più alta del forte di Kerkira. Gli inglesi investono massicciamente sull'isola sia in proiezione difensiva che in opere civili: toccherà infatti a loro aprire le vie di comunicazione più importanti dell'isola, potenziare ulteriormente l'anteriore sistema difensivo della capitale e imprimere sull'isola un'originale specializzazione nel turismo destinata a segnare il suo futuro. Corfu diventa allora terra di villegiatura dei veterani dell'esercito della Coronna e da lì a poco approdo dell'aristocrazia britanica che metterà a punto tre dei "sightseeings" più celebrati dell'isola: la Spianada, il Mon Repò e il Palazzo di Saint George e St Michael che doveva fungere da governatorato inglese. Tra i suoi ospiti più illustri, Lord Gladstone, ministro degli esteri della Corona a metà dell'800, il celebre poeta Durell, il botanologo Merlin che impianterà sull'isola il celebre tarocco che prende il suo nome e quella specie di arancia piccola dal nome koum kouat coltivata oltre che a Corfu nell'estremo oriente e più di recente il marito della Regina Elisabetta Filippo, nato proprio a Mon Repos nel 1921.

Ai tempi del dominio britannico di Corfu, il centro storico della città viene arricchito di nuove e importanti opere d'arte, mentre agli insalubri casermoni veneziani sono sostituiti con caseggiati più confortevoli e meglio serviti. In quei tempi comincia ad affermarsi sull'isola un'aristocrazia locale autonoma rispetto al resto della Grecia, ricordiamo ancora in condizione di raja del dominatore ottomano. La sua iniziativa rende possibile la nascita in loco di istituzioni altrove assolutamente impensabili: il parlamento ionico, l'università, le scuole superiori e le gallerie d'arte, destinate a tenere la leadership nella vita politico-culturale del neonato Stato ellenico nella seconda parte dell'800. Con loro mette piede sull'isola anche una rudimentale industria di trasformazione che può essere considerata la più antica di tutta la penisola balcanica. Al loro carico restano invece le terribili prigioni, un lager ottocentesco noto per le sue gallerie sotterranee destinato ad ospitare a lungo costoro che si opposero ai vari regimi che si succedettero in Grecia dopo la fine della guerra. In omaggio a ogni civiltà quel carcere disumano è stato soppresso nel 1974, a conclusione del regime dei colonnelli.

L'eccellente clima considerato assieme alla vegetazione rigogliosa e a un certo romanticismo che pervade il capoluogo rilanciano Corfu come capitale turistica durante gli anni della Belle Epoque, ventennio felice successivo alle guerre franco-prussiane e precedente alle tragiche vicende del primo scontro mondiale. Corfu viene allora identitificata come l'"isola smeralda" del Mediterraneo e punto di incontro estivo della nobiltà soprattutto mitteleuropea e anglossassone che col loro seguito di artisti e architetti danno il tocco finale al charme originario della cittadina di Kerkira e del suo circondrio. Cittadina risparmiata dal terribile terermoto che colpì lo Jonio nel 1953 causando disastri irreparabili a Cefalonia, Lefkada e Zante, anche se non dai bombardamenti nazifascisti della seconda guerra mondiale.

Un giro per Kerkyra

Tutto il percorso storico dell'isola di Corfu è riassumibile nei limiti dell'area urbana che dal porto internazionale passa per il "kastro", la vecchia fortezza sul capo di Sant'Isidoro, costeggia il golfo detto di Garitsa quindi incrocia il Mon Repo' per concludersi nel lussuoso quartiere di Kanoni a sud della capitale sede del più fotografato dei monumenti dell'isola, il celebre Pontikonissi. Punto di partenza di questo nostro giro la piazza Spianada, Esplanade in inglese, il Hyde Park di Kerkyra, la più estesa area di verde urbano mai vista in Grecia dove è abitualmente praticato il cricket, popolare qua a Corfu e del tutto sconosciuto nel resto della Grecia.

Spianada, il Hyde Park di Corfu

Attorno a Spianada sulla via Kapodistriou i portici della Listòn messi a punto sull'esempio dei portici di rue de Rivoli dal padre dell'ingegnere francese Lesseps durante gli anni dell'impero napoleonico. A questo livello sono schierati i migliori e più frequentati caffè dell'isola, pronti ad offrire ad un prezzo superiore che altrove, un po' di rinfresco. Vibrante come non mai sotto la Pasqua con il fracasso dei vasi lanciati dai balconi, da via Kapodistriou partono le più importanti vie (e infiniti vicoli) per esplorare il centro, tra le altre via Moustoxidi, la Voulgari e la N. Theotoki. Qua si trova anche il capolinea dell'autobus che collega la città con la sua appendice di Kanoni sulla penisola di Chersepolis a sud del capoluogo.

Davanti alla Spianada e oltre il ponte ora fisso ma un tempo mobile si estende la penisola detta nel gergo di Kaposidero (anzicchè Capo di Sant'Isidoro), separata dalla terraferma da un fossato terribile messo a punto dall'architetto militare Sanmichelli nei primi decenni del XVI secolo per conto della Serenissima, la Contrafossa. Nei limiti di questa penisola è concentrata la "cittadella medievale" fortificata con a capo il vecchio forte veneziano allora noto come Castel da Mare. Il forte ha chiari origini bizantine e per parecchi secoli l'area interna dovette ospitare l'intera popolazione della città. Fu potenziato dagli angioini e poi dai normanni ma saranno i veneziani a compiere quel salto qualitativo che lo renderà per secoli inespugnabile. Grazie a questi lavori infatti l'assedio del sultano Achmet II e dei suoi 30 mila uomini venne respinto dal generale tedesco Von Schulenburg: un assedio risolto anche grazie al Santo che durante la battaglia scatenò un acquazzone biblico che sommerse la flotta turca al largo di Kaposidero acconsentendo ai veneziani una netta vittoria.

 

Il forte nella sua forma attuale risente molto delle correzioni britaniche e si articola su tre livelli a partire da quello più alto che circonda la vallata che si forma tra le due vette; un secondo settore molto ampio e più recente si estende a valle ed è dominanto dai due imponenti bastioni veneziani che prendono il loro nome dagli architetti militari Martinengo e Savorgnan. Infine un terzo più piccolo e recente circonda la punta della penisola, dove un tempo era eretto un tempio a Hera. Di quel che i veneziani hanno messo a punto si distingue la statua di Von Schulemburg, all'ingresso del "kastro", l'ingresso monumentale con l'effigie del Leone di San Marco scolpito sulla roccia, la capella romana della "Madonna dei Carmini" del XVII secolo, gli arsenali e le prigioni costruite alla fine del mandato veneziano sul volgere del XVIII secolo. Il resto, a partire dagli imponenti casermoni militari, l'ospedale e la basilica anglicana di Saint George costruita in stile dorico nel 1840 sono del periodo britannico. Sempre di quel periodo è anche la rotonda di Maitland, che dà il benvenuto al visitatore con le sue colonne in stile ionico, ritrovo molto romantico specialmente al calare del sole.

 
 

Leggermente a nord della Spianada si estende invece il palazzo di St George & Michael trasformatosi in casa reale dopo la dipartita degli inglesi dall'isola nel 1864. In stile georgiano il palazzo è stato costruito in pietra maltese da Thomas Maitland per conto della Coronna nel 1819 e doveva ospitare il governatorato britannico nonchè la confraternita di St Michael e St George che ne dà il nome. Davanti al palazzo giganteggia la statua del governatore Adams che mise a punto l'acquedotto della città. Molto sfarzoso, tra le prime e più lussuose costruzioni neoclassiche di tutta la Grecia, dispone di due ingressi monumentali a arcata mentre la parte alta del Palazzo è decorata con gli stemmi delle 7 isole dello Jonio scolpiti dall'ingegnere e scultore locale Porsalentis.

Varcato l'ingresso del Palazzo, un suo settore ospita il Museo Asiatico, sorprendente nella sua collezione di armi, oggetti d'arte, cimeli e votivi, tutti quanti originati nell'estremo Oriente tra il III secolo aC e il XIX dC e raccolti dagli inglesi ai tempi in cui dominavano l'oceano Indiano e il mare cinese. Si distinguono la Sala Manou con la sua collezione di oggetti d'arte giapponese, maschere teatrali, pugnali e spade, anfore di stagno e smalto. La sala A espone oggettistica funeraria in bronzo e porcellana cinese pezzi risalenti ai tempi delle dinastie Sang, Chou, Han e Vei, mentre la B monete, sculture in legno e avorio e porcellane della dinastia Ming. Tanto altro ancora (libri, cimeli buddisti, maschere rituali e teatrali, pietre preziose, timbri e tessuti) nelle sale successive, di origini cinesi e giapponesi ma anche siamesi, coreane, indiane, nepalesi e tibetane. Merita la menzione un busto di Budda siamese del XIV secolo, una figurina religiosa dorata di origini indiane del VII e 17 sculture antiche (dal I al VI secolo dC) provenienti dal lontanissimo Tibet.

Sempre da Spianada, via Voulgari ci introduce nel labintico centro storico del capoluogo con i suoi "kandounia", le stradine strette lastricate e i suoi palazzi alti 4 e 5 piani i primi esemplari di palazzi a più piani pervenuti in Grecia. A pochi passi da qui nell'omonima piazza si trova la cattedrale di Ayios Spiridon, la più venerata delle chiese di Corfu in assoluto se poi si pensa che un corfiata su tre prende il nome di Spyros dal vescovo cipriota gettato nella fossa dei leoni da Diocleziano nel IV secolo dC. La sua salma fu trasportata sull'isola alla vigilia di un evento funesto, la grande peste che colpì l'isola alla fine del XV secolo. Grazie al santo, le cui reliquie sono esposte nella cattedrale, l'isola si salvò e da allora Spyridon è il suo Santo protettore. Notare che anche gli stessi veneziani riconobbero il ruolo del Santo sia in quell'occasione che più avanti durante l'assedio ottomano del 1716

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il vecchio borgo

Il campanile di San Spyridon è una delle foto più scattate in assoluto a Corfu e dopo Pondikonissi, l'immagine più propagandata dell'isola. Lo stile esteriore della cattedrale piusto rettangolare e asciutto richiama alle tradizioni occidentali e gli stessu interni di questa cattedrale seguono canoni romani: fanno eccezione gli affreschi, ritoccati nella loro totalità nell'800. con tratti originali idi ritmo orientale risalenti nel '700. I dintorni di Ayios Spyridon è quanto di più frenetico si possa immaginare a Corfu, un via vai continuo estate e inverno tra negozi di souvenirs, gioiellerie (i korfiati hanno un forte vantaggio in questo settore), ristorantini, kebbap da asporto e caffè. Traffico che prosegue tra i vicoli e le piazze circostanti fino al cuore della città vecchia, piazza Theotoki, sede del Palazzo del Comune e sul lato orientale della Chiesa Cattolica. Il "Dimarchio" è una costruzione rinascimentale concepita come sede della Loggia Nubilei veneziana, quindi come circolo militare e più avanti come teatro. Il "Duomo", la vecchia cattedrale cattolica ( Santi Giacomo e Cristoforo) è invece distinguibile per lo stile barocco, il campanile a punta e la torre gottica, unica del genere in Grecia. E' tra le più vecchie e meglio conservate chiese di Corfu risalendo al XIV secolo con molte aggiunte (la torre risale al '600).

Place Theotoki

Dietro il Comune invece parte la più trafficata delle vie del capoluogo, la M. Theotoki che si conclude in piazza Saroko capolinea di pullman che collegano il capoluogo con l'intero resto dell'isola. Nei dintorni di questa piazza sempre cogestionata e rumorosa è concentrato il maggior numero di osterie popolari pronte ad offrire un pranzo decente a prezzi molto concorrenziali. A nord di Saroko sulla via per Mandouki e il nuovo porto via I.Theotoki incrocia la Pinacoteca di Kerkyra, terza in ordine più estesa delle pinacoteche greche, con una serie di collezioni cronologicamente ordinate dai tempi del Risorgimento finesettecentesco alla pittura contemporanea, passando per Parthenis, Skarvelis e Samartzis. Prima di arrivarci una serie di vicoli tipici puntano sul colle di San Marco, sede della cosiddetta "fortezza nuova" (Neo Frourio), o forte San Marco costruita sempre dai veneziani nell'ultimo quarto del XVI secolo e più volte ritoccato da napoleonici e inglesi. E' questo il punto più panoramico del vecchio borgo con viste sul vecchio porto e l'intera città. Due gli ingressi entrambi impressionanti con strutture che ricordano le varie tappe di dominazione insulare, la prima sulla piazza la seconda con vista sul porto. Vale la pena visitare qua il museo di ceramiche, i vecchi magazzini, l'arsenale e soprattutto le galerie sotterranee. Molto spesso d'estate sono tenute qua mostre e manifestazioni teatrali e musicali di artisti sia locali che internazionali.

Società letteraria

A nord del forte e sopra il vecchio porto si estende l'Ovriakì, il vecchio e sempre atmosferico quartiere ebraico mentre a est e verso Spianada si susseguono tre quartieri storici molto invitanti, due dei quali litoranei (Mourayia e Faliraki) e uno nell'entroterra che prende il nome di Kabielo. All'uscita dal "kastro" di San Marco si trova il monastero storico di Panayia Tenedou costruzione settecentesca in stile rinascimentale, nota per i suoi due trulli che segnano il Kabielo, uno tra i più vecchi quartieri di Corfu. E' stata fondata dai veneziani in omaggio a San Carmello a cavallo tra la fine del '600 e il primo '700. Kabiello è il più densamente popolato tra i quartieri residenziali di Corfu, e nasce ai tempi degli angioini quando la popolazione ortodossa abbandona la cittadella fortificata pur di mantenere le sue radici religiose ai tentativi di evangelizzazione. Si distingue oltre che per le chiese storiche per gli storici palazzi a più piani che solcano vicoli stretti e per le sue piazze in stile rinascimentale tra cui quella di Kremastì costruita su due piani con al centro una fontana storica e tutto attorno una serie di ristorantini molto invitanti. Da non mancare a Kabielo la piazza di Ayia Eleni, piccola ma veramente sensazionale con le palme e i suoi palazzi seicenteschi eretti su 4 e 5 piani.

Più a est la splendida cattedrale di Ayios Vlassis, costruzione impressionante del XVI secolo ricchissima di affreschi storici alcuni dei quali attribuiti ad artisti di grande fama quali Emmanouil Tzannes (scuola di Creta) e Michail Damaskinòs. A metà strada tra le due, nel quartiere Mourayia la trecetentesca basilica di Ayios Antonios e più oltre in una traversa della via litoranea (Arseniou) una quarta chiesa storica, Panayia Antivouniotissa del XV secolo, ospita la più interessante collezione di iconografia bizantina con diversi contributi dei grandi pittori della scuola di Creta (giunti qua dopo l'occupazione ottomana della loro isola) di autori locali e di scuola macedone - atonita.

Kabielo e Tenedou 2

A poca distanza da questa chiesa la casa del poeta nazionale Dionisio Solomòs noto in Italia per i suoi studi all'università di Pavia e in Grecia per aver preso parte attiva al risorgimento e alla composizione dell'inno nazionale.

A un certo punto di via Arseniou una stradina in discesa porta sulla costa e a livello di Faliraki piccola baia segnata dalla capella storica di San Nicola sopra una piccola spiaggia aperta alla balneazione con tanti localini nei dintorni per un veloce rinfresco in ambiente romantico con vista sul forte vecchio e gli isolotti di Lazaretto e Vido.

Kapodistriou

Via Arseniou invece prosegue per via Capodistriou sede della Società Letteraria fondata nel 1836 e di tutta una serie di palazzi storici segnalati dal sito comunale nella categoria dei più sfarzosi di Corfu: il celebre Albergo dei Cavallieri di 5 piani, il rinacimentale Palazzo Kantoni di 4, e oltre la biblioteca, il Palazzo Palatianou del periodo britannico maestoso dall'alto dei suoi 5 piani e ovviamente il Palazzo di Capodistria, costruzione victoriana destinata prima come sede del Senato delle "Repubbliche Ionie" e poi come casa del del primo governatore della repubblica ellenica, appunto Ioannis Kapodistrias.

 
 

Garitsa e Kanoni

Da Saroko parte uno dei più bei vialoni di Curfu, la romantica Alexandras che sbocca sul lungomare di Garitsa la più gettonata promenade pomeridiana di Corfu. La via litoranea nel settore meridionale della città, ricca di alberghi lussuosi e ville storiche con viste eccellenti sul vecchio forte incrocia su una traversa il museo archeologico della città, quindi una piccola area archeologica con al centro il tempio cosiddetto di Menecrate, concludendosi a Mon Repos da cui la strada prosegue per la penisola di Kanoni, la laguna il Pontikonissi e il Monastero di Valchernòn che può essere raggiunto a piedi, in bici o ancora in autobus da Spianada.

Iason e Sosipatros

Sul golfo di Garitsa aveva sede il primo dei due porti arcaici della città e in effetti lungo l'intero percorso abbondano le aree acrheologiche tra cui la già citata "tomba di Menecrate" e più avanti l'area del mercato antico. Nelle immediate vicinanze si trovano la Sinagoga, la chiesa anglicana, il Tennis Cl;ub di Corfu e sopra il colle le vecchie prigioni inglesi, di sicuro uno dei punti più panoramici della città di Kerkyra, molto romantica specie al calare del sole. Molto popolare nella zona di Garitsa, il Jazz Rock, locale notturno molto battuto e nella zona di Anemomilos, il vecchio quartiere dei pescatori, le osterie di pesce fresco.

Prima di arrivare alla necropoli di Garitsa in via Vraila troviamo il museo archeologico di Corfu che raccoglie reperti archeologici rinvenuti sull'isola (nel capoluogo e a Kassiopi) e nella regione tesprote in Epiro. Sorprendente per bellezza qua la facciata esterna della tettoia del tempio di Artemide, tra i meglio conservati reperti archeologici fatti in Grecia nel primo 900 dall'archeologo tedesco Derpfeld che realizzò gli scavi nella zona di Garitsa per conto del Kaizer Wilhelm II. E' noto come tettoia della Gorgona, la Sirena tremenda decapitata dal Perseo dal cui sangue naquero stando alla mitologia due mostri divini, il Pegaso e il Chrisaor entrambi rappresentati alla sua destra e alla sua sinistra. Larga 17m e alta più di 3, è stata costruita nel VI secolo aC ed è completata da un paio di animali selvatici che dovrebbero raffigurare un leone e una pantera. Alla destra della facciata Giove senza la solita barba fulmina il Titana mentre alla sinistra traspare una figura femminile identificata con Rea la moglie di Crono sembra terrorizzata dalla nascita di Poseidon (Nettuno).

Una seconda facciata meno dimensionata anche se altrettanto impressionante è stata rinvenuta nel 1973 e dalle raffigurazioni ci induce a pensare che doveva decorare un tempio a Dionisoo. Tra i restanti reperti esposti, ricordiamo l'arcaico leone di Menecrate rinvenuto a Garitsa nella tomba di Menecrate, il busto di un'altra sirena arcaica sembra del VIII secolo aC, diverse anfore e crateri di età classica, un corpo femminile di età romana ben conservato, una dozzina di statue in argilla raffiguranti la Dea Artemide accompagnata dal suo amato cervo, il busto di kouros corinzio, quello del poeta Menandro, quello dello storico Tucidide e tanto altro ancora ...

Il golfo di Garitsa si conclude a Anemomilos, a 1km dall'uscita di Alexandras. In questa posizione emerge il più bell'esemplare di architettura bizantina presente sull'isola, la basilica di San Giasone e Sossipatros, tempio esagonale dell'anno 1000 con all'interno affreschi originali del grande pittore ecclesiastico cretese Emanouil Tzanes. I due monaci che danno il nome alla basilica furono allievi dell'apostolo Paolo e misero le basi per la diffusione del cristianesino sull'isola di Corfu.

Imboccata via Drepfeld in direzione Kanoni, a 1,5km di strada dal centro ci si imbatte su una sfarzosa villa coloniale costruita dagli inglesi nella prima metà dell'800. Prende il nome di Mon Repos, in italiano "il mio riposo". Ha infatti avuto ristoro qua il meglio dell'aristocrazia britannica di quel tempo mentre nei primi del '900 vide qua la nascita Filippo il duca d'Edimburgo, marito della regine Elisabetta. La riserva circostante occupa uno spazio di 26 all'incirca ettari prevalentemente di giardini e incolto concludendosi su una piccola spiaggia aperta al pubblico simile per caratteristiche ai centri balneari victoriani d'Inghilterra.

L'area di Mon Repò doveva essere il centro dell'antica Corkira corinzia, città parecchio estesa che nel momento del suo apogeo, in età classica raggiunse i 60 mila abitanti (il doppio del popolamento attuale) estendendosi lungo l'intero tratto che dalla tomba di Menecrate porta fino a Kanoni per una distanza di all'incirca 3km. Disponeva di due porti, il primo noto come porto di Alcinoo, il Re preistorico di Corfu, affacciato sulla laguna il secondo detto Ilaikòn sito invece sul golfo di Garitsa. Nell'area adiacente al Mon Repò si trovano diversi dei resti dell'antica città di Paleopoli tra cui a Analipsi, il celebre tempio corinzio di Kardaki con le sue 11 colonne ben conserevate del VI secolo aC. Doveva essere dedicato al Dio dei mari Poseidon, il Nettuno romano. Sempre in zona si trovano i resti dei bagni romani del I secolo dC con attorno le fondamenta di costruzioni di età ellenistica, il tempio a Hera che doveva essere il più sfarzoso di tutti ma di cui ne resta purtroppo poco e il tempio di Artemide da cui è stata tratta la tettoia che abbiamo visto nel museo. Molta oggettistica rinvenuta nel circondario è esposta nella piccola area museale interna al palazzo ed è oggi aperta al pubblico.

Sempre nei limiti di Mon Repos giace in ruderi una delle più antiche basiliche di tutta l'isola, quella di Ayia Kerkyra del lV secolo dC costruita a partire dai materiali ricavati dal vecchio Odeon romano con all'ingresso due colonne corinzie ben conservate. Ebbe un percorso storico sfortunato visto che fu distrutta prima dai gottici nell'VI secolo, e una volta ricostruita ancora dopo l'anno 1000 devastata in due successive occasioni dai normanni e dai turchi.

Da qui e dopo un paio di chilometri di strada raggiungiamo Kanoni, quartiere lussuoso affacciato sulla laguna con viste superbe su quello che è il trade mark di Corfu, il monastero di Vlachernòn con sullo sfondo l'isolotto di Pondikonissi. Migliaia di visitatori compiono questo tragitto, chi a piedi, chi sugli autobus con partenza dalla Liston, chi in bici. per immortalare un paesaggio ormai classico, attraversare l'istmo che porta al monastero tardobizantino dedicato alla Vergine e ammirare gli aerei che in fase di atterraggio danno l'impressione di lanciarsi nella laguna (vedi filmato a youtube). Dal monastero una barca porta all'isola del topo, un fazzoletto di terra sommerso nella pineta e i cipressi con sopra la chiesetta storica di Pantokrator, l'Onnipotente, del XIII secolo. Pondikonissi è un petrokaravo, una nave di pietra, il fossile della battello che doveva portare Ulisse a Itaca. Grande la competizione per un frappè ghiacciato tra i caffè balconati di Kanoni gonfia i prezzi al livello della piazza di San Marco a Venezia.

Interessante vedere lo stesso panorama dalla sponda opposta della laguna di Chalikiopoulou, dalle coste di Perama a 6km da Corfu sulla strada per l'aeroporto. Perama è un resort balneare importante della zona con tanto di villaggi turistici, ristoranti e night clubs.

 
 

Achilio

Due ulteriori piccole escursioni dalla città di Kerkyra, portano la prima verso il leggendario palazzo della principessa Sissi a Gastouri (Achilion) e la seconda verso l'isola foresta o isola della pace di Vido. Per la prima è necessario riprendere la via dell'aeroporto e dirigersi verso Kinopiastes, Gastouri e Ayii Deka, per la seconda destinazione proposta, un traghetto fa da spolla dal vecchio porto di Corfu d'estate una volta ogni ora. Achilion è stata la regia estiva degli Asburgo a Corfu ed è un castello sfarzoso costruito da un architetto italiano alla fine dell'800'. Fu rifugio della malinconica principessa austriaca Sissy Elisabetta), erede dell'impero asburgico, nota per le sue delusioni amorose destinate a diventare argomento prediletto della letteratura fineottocentesca. Venne in seguito venduto ai principi prussiani per diventare dimorra estiva del Kaiser Wilhelm II.

La sua costruzione in posizione molto panoramica risente nelle sue linee principali dei dettami della bell'epoque e del romanticismo che pervadeva il mondo dell'arte e dell'architettura in quegli anni. Una grossa ispirazione, l'architetto trae dalla mitologia e dalle origini della classicità greca, la civiltà micenea e la guerra di Troia: di fatto il castello prende il nome di Achille, al quale è dedicata una statua tra le più rappresentative. Davvero impressionante l'affresco che espone Achille trascinare il corpo morto di Ettore nella guerra di Troia. Molto staccato dalle tradizioni elleniche e un po' troppo addobato il palazzo absurgico ha fatto a lungo da casinò di Kerkyra e la sua visita prevede un biglietto d'ingresso.

Molto caratteristici i due villaggi circostanti a Gastouri, Kinopiastes, vecchia borgata, pittoresca e ben panoramica dotata di due delle più rinnomate osterie dell'isola e Ayii Deka sull'altopiano con panoramiche su entrambe le sponde dell'isola. Molto segnalate le osterie della zona offrono le migliori piettanze con sullo sfondo musica e danze locali..

 

Vido

55 ettari di vegetazione intensa in mezzo allo Jonio vi aspettano invece a Vido, un piccolo paradiso terrestre pesantemente alterato dai lavori di fortificazione napoleonici e da quelli corrispondenti alla prima guerra mondiale. Distante non più di mezz'ora dal vecchio porto di Corfu, Vido fu ai tempi di Venezia dimorra estiva del nobile Guido Malipieri per assumere un'importanza bellica al breve tratto di dominazione francese. Per lunghi anni è rimasto noto come isolotto di Santo Stefano e descritto come "foresta fitta in mezzo alle onde". I francesi rimasero estasiati dalla bellezza di quest'isola allora denominata Isle de Paix (Isola della Pace) ma al posto di valorizzarla in senso "pacifico" non hanno saputo far altro che disboscarla selvaggiamente, distruggere l'antica chiesetta di Santo Stefano che prima dominava il paesaggio costruendovi sotto l'egida del generale Chabot niente altro che casermoni, mura difensive, torri di avvistamento e tutto quel che serviva per respingere l'assedio degli inglesi e dei russoturchi. Vennero allora costruiti tre potenti fortini che però non vennero mai messi alla prova visto che i francesi abbandonarono l'isola senza battaglia.

Gli inglesi e più avanti lo Stato ellenico riportarono il verde sull'isola con due ondate di rimboschimenti ma la prima guerra mondiale riportò Vido al centro delle ostilità. A Vido trovano in quel periodo riparo migliaia di soldati serbi alla cui memoria la Serbia allestisce un mausoleo ai caduti. Dopo la seconda guerra mondiale i vecchi casermoni militari vengono trasformati in campi di concentramento e retsano tali almeno fino al 1974. Da quell'anno Vido torna nella vita civile grazie agli scout boys e alle colonie di bambini che d'estate si stabiliscono sull'isola. Isola che è oggi provvista di energia elettrica, di spiaggia organizzata per un tuffo nelle sue acque cristalline e di qualche servizio di ristorazione.

Vido, mausoleo serbo

 

Benitses

Mostro sacro del turismo insulare a poca distanza a sud di Kerkyra, Benitses, concentra il meglio dei villaggi turistici della zona ed è costantemente nella mira dei tour operators euopei. Grande prevalenza di inglesi su una spiaggia a ciottoli dall'acqua subito profonda e fredda e con sul retro un ambiente di montagna lussureggiante. La baia di Benitses è ricchissima di corsi d'acqua di superficie mentre il mare è particolarmente pescoso. Notti sfrenate senza limiti nelle decine e decine di localini che circondano il luogo che per il resto si distingue per la sua area archeologica di origini romane con affreschi e mosaici straordinari, ben conservati; per il museo marino fondato qua da una cooperativa di pescatori con inclusa una ricca collezione di fossili, spugne, cetacei imbalsamati, coralli e conchiglie; e per la posizione dove un tempo si trovava il cosiddetto Ponte del Kaiser che collegava Benitses a Achilio.

 

Corfu sul web

Tutte le destinazioni di mare possibili ed immaginabili a Corfu sono raggiungibili via autobus da Saroko, soluzione talmente comoda e frequente da rendere l'auto privata del tutto inutile. E le "destinazioni" sono veramente infinite: nella regione di Ermones, sulle coste centrooccidentali dell'isola Ermones, Glifada e Kondoyialòs. Quindi più a sud Ayios Gordios, Ayios Matheos e da Gardiki sulle sponde orientali a livello di Messonghì e Moraitica sulla via Kerkyra-Lefkimi. In alternativa ci si dirigerà verso sud verso appunto Lefkimi e Kavos. In una pagina separata saranno trattate le spiagge di Dassià, quelle ai piedi del monte e la regione di Kassiopi, mentre una terza tratta le coste di Paleokastritsa, Paghi, Peroulades e Roda-Acharavi. Tentando un passaggio a Butrint, in Albania ...

prossime tappe

Paleokastritsa e Sidari
Ermones, Messi, Lefkimi
Dassia, Kassiopi e Butrint
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Alla pari di Cefalonia, Corfu cura la cucina regionale in modo molto meticoloso. Le specialità locali risentono molto dell'eredità veneziana, delle tradizioni ioniche e nell'impiego della patata lessa, che rinvia alle tradizioni anglossassoni. Il piatto più famoso rimane la pastitsada , molto saporito e calorico a base di carne di manzo o in alcuni casi a base di faraona o aragosta, in salsa di pomodoro ben condita di aglio, cannella, rosmarino, garofano e cipolla. Piatto assolutamente invernale è anche il secondo più celebrato piatto di Corfu, il burdeto, piatto di pesce (baccalà, merluzzo o smerna), un misto di piccante e acidulo, con la salsa di pomodoro al pepe e limone. Sempre con carne di manzo facciamo il sofritto, fette sottili di filetto conditi con una salsa bianca a base di vino bianco, cipolla, aglio, prezzemolo e aceto, sempre servito con le mush potatos il purè di patate inglese. Il pesante stufato prende il nome da el stufatin veneziano, carne di manzo lasciata cuocere tutta notte nel vino con le cipolle intere, le carote, la pancetta, il prezzemolo, il rosmarino e tante spezie locali. Molto saporita la gardoumba locale, un piatto che troviamo anche in Basilicata che impiega le interiora dell'agnello e del capretto (fegato, intestino, ecc.). La tingola, fegato saltato al vino con le cipolle in rondelle, un filo di zucchero e lo prezzemolo. Il savoro, piatto dei marinai a base di pesci di superficie, molto gustoso servito in una salsa bianca fatta di aglio e aceto con l'aggiunta dell'uvetta nera. Baccalà e stoccafisso, il primo servito con l'agliata, molto popolare nella cucina delle isole dello Jonio, o alla salsa di pepe, il secondo in salsa di pomodoro al pepe rosso. Corfu ha anche una forte tradizione nei salumi (nombolo e salado), negli affumicati e nelle salsicce (bourdouni, choriatiko, ecc.). Passando ai dolci dominano le mandole, una specie di mandorlato diffuso in tutto lo Jonio, il pasteli, il pudding (in omaggio agli inglesi), la pastafrolla alla marmellata, la fogassa e la focaccia ai fichi. I licuori locali, richiamano gli inglesi: il koum kouat e la celebre Tzitzibira, il Ginger-beer, al limone e l'uvetta sultanina servita al ghiaccio.

koum kouat

Scriveteci le vostre impressioni su Corfu. Paesaggi, sentieri, servizi, divertimenti. Molto gradito il materiale fotografico. Lo pubblicheremo: haris@iol.it

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