A poco più di un'ora di strada da Meteora in direzione nordovest si estende la regione dell'Epiro, la più montagnosa delle regioni della Grecia territorio che ospita vette altissime come lo Smolikas e il Tinfi. Trattasi di due settori importanti del massicio di Pindos che originatosi in Albania si spegne a sud del Epiro isolando in modo drammatico la regione dal resto del paese. Bastava una buffera di neve sul leggendario passo di Katara che collega l'Epiro con la Tessaglia e Atene per rendere da problematico a impossibile ogni spostamento via terra e questo fino a qualche anno prima delle recenti Olimpiadi. Non è un caso se l'Epiro abbia a fatica garantito gli agi della civiltà moderna e questo a costo di grandi spostamenti di popolazione verso Atene, la Germania e le fabbriche del Belgio.

Metsovon, a poca distanza dal celebre passo, è il villaggio tradizionale per antonomasia di tutta la regione. Particolarmente celebrate sono in Grecia le sue caratteristiche architettoniche, l'attaccamento popolare alle tradizionali attività economiche, (allevamento e lavorazione del legno e della pietra), il grande contributo al rinascimento ellenico del XVIII secolo, la cucina, i ritmi musicali e le danze (il leggendario tsamikos), l'idioma che risente delle origini romene dei suoi abitanti (blacchi), qui insediati nell'ultima fase della dominazione bizantina.

A 1200 metri di altitudine Metsovon è posizionata in maniera anfiteatrica rispetto a diverse vette del Pindos. E' un villaggio particolarmente panoramico estate e inverno e offre buone occasioni di marcia e scalata oltre che d'inverno un piccolo centro sciistico. Smarriti per un po' tra i vicoli lastricati del borgo vecchio si fà un fermata per degustare l'incredibile yogurt locale spesso corretto di miele e noci. Oltre che essere formidabile per gusto equivale senza dubbio a un pasto completo tanto da far pensare di saltare la cena. Eppure verso le nove di sera i profumi dello spiedo irrompono invitandoci a una seconda incredibile mangiata a base di capretto o agnello, interiora, fetta e insalata in una quantità infinita nel mezzo di sapori estremamente invitanti

 

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Il borgo è sicuramente molto caratteristico interamente costruito com'è dai materiali immediatamente offerti da madre natura. La pietra e il legno. Niente di eccessivo, niente di superfluo. Le casette del popolo sono semplici blocchi di pietra squadrati in assoluta osmosi con l'ambiente circostante. Quelle più aristocratiche raggiungono le dimensioni del casale a corte, dispongono di balconi e ampie finestre. Ma non si distinguono nà per le decorazioni nè per il colore. Due tre capelle storiche e una pinacoteca con quadri originali di due tra i pittori contemporanei migliori della Grecia, Litras e Parthenis. Per gli amanti dell'arte bizantina non perdere l'iconostasi della chiesa di Ayia Paraskevi, scolpita in legno e decorata con mosaicigi affreschi che addobano lo storico monastero di Ayios Nikolaos a poca distanza dal borgo.

 
     

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Ioannina

Al mattino dopo, partenza per la città di Ioannina, la capitale dell'Epiro e punto di partenza per l'ultima destinazione di questo viaggio, la regione montana di Zagori. E' una città di lago, popolosa e parecchio vivace, sede della quarta più grande università della Grecia. Nasconde non poche sorprese e in quanto tale merita una breve permanenza. La prima è naturale e fa riferimento alle celebri grotte di Perama, un museo geologico emerso tra il lago e la montagna, favolosamente decorato. La seconda sorpresa ha a che fare con l'identità pluriconfessionale di Ioannina contemporaneamente greco-ortodossa, mussulmana e ebraica riflessa su uno stile contemporaneamente bizantino, arabesque e ebraico dominante nel vecchio borgo stretto tra la muraglia e il lago di Pamvotide. Infine a 22 chilometri a sud della città si estende una delle aree archeologiche più importanti della Grecia, l'oracolo di Dodoni dotato di uno dei più capienti e meglio conservati teatri arcaici della Grecia intera.

Ioannina sul web

about-ioannina.gr
The virtual Tourist
Favola tours
The Guardian
Ioannina.Info
ekotravel
World66
Ioannina 4Tourism
travelsnapz
mlahanas.de

Alberghi

www.greekhotel.gr
King Pyrros
Diamoni.gr
greekhotel
Gran Palladion
Camping Limnopoula

Ioannina, capitale bizantina dell'Epiro divenne il centro amministrativo di un feudo assegnato dal sultano alla tribù albanese dei tepenlì. Il feudo fù fondato nel XV secolo da Murat e giunse all'apice sotto il terribile Ali dell'Epiro, uno dei più perfidi e sanguinari scheicchi del regime, alla fine del 700. Nella piccola esposizione tenuta nell'isolotto di Kirà Frossini, riscontriamo una delle rarissime opere pittoriche lasciate dagli ottomani in Grecia in 4 secoli di dominio e che rende relativamente bene l'immagine che i greci hanno conservato di quel personaggio: Alì accovacchiato su un comodo tapetto e il serraschiere eunuco che gli porta sul piatto la testa del proprio rivale.Alì pascià era un uomo talmente presuntuoso da desiderare per moglie la fidanzata di suo figlio. Le sue ambizioni erano smisurate. La sua armata costituita da albanesi, montenegrini e turchi era temutissima, si alleò con gli inglesi e tentò il grande colpo: rovesciare il sultano di Istanbul. Gli eserciti della Porta lo bloccarono (uccidendolo) mettendo fine a una delle più cruente e intraprendenti dinastie ottomane della Grecia.

Le ribellioni delle popolazioni cristiane agli ottomani furono frequenti specialmente nella prima parte della dominazione ottomana. In quel periodo il controllo sulla sudditanza (rajà) è imposto con la negazione di ogni diritto e la repressione. La violenza ebbe il suo picco nella prima parte del '600 quando il monaco ribelle Dionisio Skilosofos si ritirò sulle montagne attorno a Ioannina conducendo un'azione di disturbo ai gianizzari fino a provocare una vera e propria insurrezione popolare. La rivolta di Dionisio, considerata la prima grande insurrezione antiottomana di tutti i Balcani, fu repressa nel sangue e il suo capo giustiziato barbaramente.

Con il declino dell'impero le famiglie feudatarie che assumono l'amministrazione del demanio riconoscono sempre più ampie autonomie amministrative ai locali favorendo una certa normalità di lungo periodo. Dovranno abbandonare definitivamente la città dopo la disfatta ottomana nelle guerre balcaniche e nella successiva prima guerra mondiale.

Nonostante le secolari incomprensioni, Ioannina resterà per sempre una porta aperta all'oriente:tutto qua, dagli stupendi minaretti alle sculture e alle incisioni e dalla pasticceria alle sonorità ricorderà per sempre questo passato trasformando un viscerale risentimento in un senso d'amore.

La seconda comunità che segnerà irrimediabilmente il passato di Ioannina è quella ebraica. Grppo etnico consistente nella Babele balcanica tradizionale vive per secoli in buona armonia con il resto della città. Gli ebrei prevalgono nel vecchio borgo ed è ebreo il più esteso cimitero della città. Questo fino agli anni '30 quando la maggioranza di questa comunità decide di prendere la via dell'emigrazione con destinazione gli Stati Uniti pur di sfuggire alle ristrettezze e ad un certo clima di intolleranza che in quel decennio si afferma in Europa e nei balcani. I pochi rimasti saranno risparmiati dalla Shoah finchè restano i fascisti al comando di Ioannina. La furia nazista si scatenerà su di loro in maniera criminale solo nel '44 e dopo i tragici "fatti di Salonicco": 1800 giudei di nazionalità greca saranno "inghiottiti" dai crematori di Auschwitz-Birkenau numero che rappresenta il quasi 90% della popolazione ebraica di Ioannina. La sinagoga è ancora lì per tenere vivo il ricordo di quella tragedia che segue l'uscita del fascismo dall'Epiro e il passaggio sotto controllo nazista.

         

Superata la soglia della muraglia bizantina del XIII secolo che circonda la parte vecchia della città le monotone costruzioni degli anni'60-'70 spariscono per dar posto a un quartiere molto originale per caratteristiche architettoniche che riassume questo passato turco-ebraico di Ioannina. Attorno ai tre magnifici minaretti e alle spalle del Serai (il governatorato ottomano) si estende un quartiere di casette di pietra dai colori molto vivaci: la vecchia kashbah, il hamam, la sinagoga, le fontane, le incisioni in carattere arabo e giudeo restituiscono al luogo quella sua originalità smarrita nella logica delle economie di scala e dell'asfalto.

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Le moschee anzi i minaretti sono la prima cosa che uno centra una volta dentro il borgo vecchio. La moschea di Ashlan Pascià (1618) nei limiti del borgo è la più lussuosa, senza dubbio uno dei più belli monumenti islamici presenti in Grecia, secondo solo a quello di Limassol a Cipro. Oggi il tempio sconsacrato fa da museo di arte ottomana, ebrea e armena. A ridosso di Its Kalè, il bastione principale della muraglia aggiunto dai turchi si trova il Serai, il palazzo del governo. Proseguendo per l'arsenale si riscontra in posizione molto panoramica la squadrata e massiccia moschea dal minaretto a punta di Fetichiè fondata da Alì a partire da una chiesa bizantina del XIV secolo.

Kanlì

Senza voler fare allusione alla Jihad, il tempio fù dedicato alla conquista ottomana ed è sempre stato osteggiato dalle popolazioni cristiane di Ioannina. La terza Kanlì Chesmè è costruita da Hadjì Ahmed Pascià dopo la feroce repressione della rivolta di Dionisio (1618). Assolutamente macabro oltre che provocatorio il nome originale dato a quel tempio, preferiamo non tradurre. Rimane una delle strutture architettoniche più originali della città e insieme alla Sinagoga meritano decisamente uno breve stop.

A Alì piaceva particolarmente girare per il lago a fumare il narghilé sdraiato sulla sua navetta: una sua dependence si salva tuttora nell'isolotto dove oggi è allestita una piccola esposizione di cimeli (tra cui anche quell'opera macabra di dimensioni gigantesche di cui sopra). L'isolotto nel mezzo del lago e in un'area sommersa nel cannetto prende il nome di Kirà Frossini, la coraggiosa ragazza che preferì lanciarsi nelle acque torbide del lago per di non finre nel harem di Alì. Dista 10 minuti di traghetto dalla città di Ioannina e può essere facilmente girato in una mattinata a piedi prima di sedersi al tavolo a degustare le fondamentali specialità della zona e cioé le anguille, i gamberoni e le zampe di rana fritte. E' molto caratteristico e garantisce ottime panoramiche sia verso la città che verso la catena montuosa di Pindos che si estende verso l'Albania. Qua troviamo pure un monastero bizantino, quello di Ayios Nikolaos, costruito attorno all'anno 1000 e ristrutturato nel XIII secolo: ricordiamo che prima dell'arrivo di Alì e del suo successore Esat, l'isolotto era dedicato alla vita monastica e la preghiera. Oggi, ormai abbandonato, resta solo in occasioni speciali, aperto al pubblico.

Fatti questi giri non mancate ad assaggiare il baklavà e il kadaifi di Ioannina due dolciumi a base di miele e frutta secca di cui la città va fiera ma che sono di chiara derivazione orientale. Li si mangia con delle varianti dal Marocco all'Iran e probabilmente anche oltre. Tuttavia senza esagerare la variante locale è una delle migliori delle tante che ho assaggiato.

www.culture.gr

Tornando a Its Kalè, poco dopo la moschea di Ashlan si estende il più caratteristico dei palazzi del Serai, un'autentico palazzo epirota a pi greca, fatto interamente di pietra e ritoccato dopo la fine della prima guerra mondiale e il ritiro degli ottomani. Oggi ospita una collezione interessante di arte bizantina fatta di affreschi, argenteria, conio, sculture, manoscritti e icone. E' qua custodita la prima stampa dei commenti di Aristotele a Silicio stampata in una tipografia di Venezia alla fine del XV secolo. Ricordiamo che Ioannina città è stata fondata dai bizantini nel VI secolo dopo Cristo e attorno all'anno mille conobbe un rigoglioso sviluppo economico e culturale meritandosi l'appellativo di "Metropoli della Conoscenza".

Non meno interessante il museo archeologico della città, un museo che ospita collezioni di reperti di svariati periodi storici: dal tardo paleolitico ai gloriosi tempi di Pirro, il celebre re dell'Epiro che nel terzo secolo aC sconfisse i romani, respingendoli temporaneamente dalla regione. La maggior parte dei reperti qua presenti derivano dalla celebre area archeologica di Dodoni a sud di Ioannina, il più famoso, insieme a Delfi, oracolo dei tempi antichi. La parte romana dei ritrovamenti deriva invece da Nicopoli, un insiediamento romano fondato da Augusto dopo la sua vittoria ad Azio e la sua proclamazione a imperatore.

Kirà Frossini

 

   

Perama

Ma l'attrazione principale a Ioannina restano i tre quarti di caminata tra quei blocchi di cristallo dalle geometrie originalissime che compongono la celebre grotta di Perama sita sulla sponda orientale del lago di Pamvotis, sulla strada strada provinciale per Trikala. Scoperta per caso da un partigiano perseguitato dai tedeschi nei primi anni '40 è dopo Diros il più spettacolare sistema di grotte a stalagmiti e stalactiti di tutta la Grecia: sono oggi aperte al pubblico in tutto 19 stanze (1100 metri di sentiero su un totale di 1900) di una grotta estesa su 15 mila metri quadri di superficie sotterranea formata nel primo quaternario almeno un milione e mezzo di anni fa dalle acque di un fiume sotterraneo che si collegava al lago: 19 diverse formazioni di stalagmiti e stalattiti sono presenti su queste grotte, un numero sorprendentemente alto se si pensa che raramente se ne riscontrano più di 5-6.

Spiccano la varietà a Croce, tra gli stalagmiti più rari in assoluto mai visti, gli straordinari "cipressi", le lille marine, il Cacto, la Medusa, l'Armonia e l'Isteria. Stalagmiti a forma di fiore decorano la più grande delle sale quella iniziale detta di Persefone. L'anzianità dei stalagmiti si misura dalla loro altezza: in alcune stanze della grotta ragiungono i sei e i sette metri dal suolo. Ottima la temperatura (+ 17 gradi centigradi) specialmente d'estate quando l'afa di Ioannina diventa un forte disincentivo per stare in città: qua ci vuole il pullover! Segue il museo interno alle grotte dove sono esposti fossili di invertebrati preistorici, larve e insetti, ma anche utensileria e oggettistica rinvenuta tra le diverse stanze dalla copia di speleologi Petrochilos nei primi anni '50.

Spileo, Culture.gr, panoround, hsnes.com, Agni.gr, Spyros Trekearth

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Dodoni

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Wikipedia culture.gr greeklandscapes
pargagreece.com E. Tzimogiannis

Dodoni si presta bene per un day trip valevole sia per l'area archeologica ospitante il più grande teatro dei tempi antichi che per la bellezza paesaggistica della zona, una striscia di valle sita tra i monti di Tomaros e Manoliassa. Dodoni conosce l'insediamento umano da 4500 anni, ma la sua importanza accresce verticalmente al volgere dell'età classica ai tempi in cui l'Epiro era governata dalla dinastia di Pirro, il più celebre re epirota sospeso tra il mito e la realtà. stando a Erodoto a Dodoni si trova il più antico oracolo dell'antichità dedidacto a Giove e alla Madre Terra nota qua come Dione. Il celebre santuario di Giove molto riverito già a partire dal V secolo aC fu sontuosamente ristrutturato da Pyrros per poi conoscere un costante declino sia sotto i romani che soprattutto nel basso medioevo sotto le prime comunità cristiane sprezzanti delle origini pagane di quel tempio. Riuscirà comunque a sopravvivere fino al tardo medioevo allorchè i bizantini costruiscono a partire dalle sue fondamenta la basilica che oggi interrompe una indecifrabile sequenza di resti.

Attrazione principale della estesa area archeologica che si estende attorno alla basilica è il maestoso teatro di Dodoni, il palcoscenico più ampio dei tempi classici capace di ospitare fino a 18 mila spettatori! Le tribune costruite ai tempi di Re Pirro furono espanse ulteriormente sotto i macedoni durante il regno di Filippo. Il teatro subì diverse ondate di distruzione e razzia mentre dal IV secolo doco Cristo e la sopressione bizantina delle gare pagane, si avvia verso uno spaventoso abbandono destinato a durare fino ai nostri tempi. E' stato restaurato nei primi anni '50 e oggi nei mesi estivi ospita spettacoli di teatro classico. .

A parte il teatro nell'area archeologica si salvano ancora resti di alcuni settori importanti dell'oracolo tra cui l'antica Acropolis sulla cima del colle, una muraglia ciclopica lunga all'incirca 750 metri devastata da secolari battaglie. Il Parlamento del IV secolo aC con le sue gallerie di tipo dorico e semi sommerso è stato distrutto dai romani e mai più riemerso. Lo stadio, contemporaneo del teatro anch'esso dotato di maestose tribune fù costruito da Pyrro e doveva ospitare garre di atletica da celebrare al pari delle Olimpiadi ogni 4 anni. Le gare furono abolite dai protocristiani condannando lo stadio a un declino irreversibile. Infine, come estensione del tempio, il Pritaneum usato come dimorra dei sacerdoti di Giove, la più antica delle costruzioni dell'area dopo il tempio. E' estesa su una superficie larga 17,30 metri e lunga poco meno di undici. Fu distrutta prima dalle tribu della vicina Etolia e poi dai romani che sotto Paolo Aurelio misero a ferro e fuoco tutta la zona

 
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