Si arriva a Chios in aereo da Atene, d'estate vi sono 4 voli al giorno e due d'inverno dall'aeroporto di Spata. In nave si viaggia dai porti di Pireo (147 miglia marine, 10 ore di viaggio all'incirca), Rafina e dai porti di Salonicco e Cavala in Macedonia. Chio è collegata quotidianamente d'estate con Samos, Limnos, Cesmé, il Dodecanneso e Lesvos (Mitilini).

       

Tra le ultime a entrare nel giro del turismo, Chios è la quarta in ordine di grandezza isola della Grecia ed è nota per la sua storia marittima, i suoi villaggi storici e per l'estesa coltivazione del lentisco albero che solo nel sud di Chios procuce una resina nota come mastice, molto usata nella produzione dolciaria sia turca che nazionale. I greci dell'Asia minore hanno una forte tradizione nell'uso di questo profumo tipico dell'egeo, un tempo molto apprezzato anche in occidente tanto da innescare forti commerci con le città marittime italiane, Venezia prima e poi per quasi 3 secoli, Genova.

il "paese del mastice"

 

L'isola, rappresenta, per una serie di ragioni un'ottima alternativa di vacanza estiva: anzittutto per il mare, garantito al 100% nei suoi punti più frequentati come nelle sue infinite spiagge "libere", da raggiungere in yacht o dopo aver sfidato in marcia il sole estivo. Trovarsi in condizioni di quasi solitudine sulle spiagge di Chios è spesso la regola. In secondo luogo, Chios, proprio in quanto "microcosmo" abituato a vivere in regime di relativa autarchia, conserva un'originalità architettonica che ha pochi simili nel resto della Grecia e del Mediterraneo. Il ritmo locale è fortemente radicato alla tradizione e a quell'esigenza più sentita nei secoli di mezzo: la sicurezza. Il recente recupero delle aree storiche (alcune delle quali riconosciute a livello mondiale) ha messo in evidenza una civiltà locale dalle grandi risorse che mescola nel modo più originale aspetti d'oriente e occidente. Il terzo aspetto che rende Chio famosa è storico e si lega al primo olocausto conosciuto nel mediterraneo perpetrato dagli eserciti ottomani sulla popolazione locale insorta: la strage di Chio deplorata da Victo Hugo e da tutta l'intellighentsia occidentale del tempo e immortalata nelle tele di Delacroix costituisce la più triste delle pagine della storia greca e l'inizio della fine della dominazione turca sui Balcani.

Chio si estende su una superficie di 850km2, con una lunghezza di coste superiore ai 250km su cui sono distribuiti un po' meno di 50 mila abitanti, per più della metà insediati nell'omonimo capoluogo. Sita a 8 miglia marine dalla penisola turca di Cesmè e a 140 dal porto di Pireo è amministrativamente unita ai due isolotti sattelite, Inousses (sullo stretto con la Turchia) e Psarà (al largo delle coste nordoccidentali). Punti di riferimento fondamentali sull'isola sono a parte il capoluogo, le località balneari di Karfàs, Megas Limniònas e Komi a sud dell'aeroporto, le due località costiere Vrondados e Langada a nord del capoluogo, i 4 villaggi storici di Masticochora, (Kalamotì, Olimbì, Pyrghì e Mesta) e i centri di Kardamila e Volissòs nel versante settentrionale dell'isola. Il nord di Chio è dominato da due montagne, il massiccio di Pelineo con due vette sopra i 1000m di altezza e la sua appendice occidentale, l'Amanì, fortemente inaridito dall'erosione eolica e dal sovrappascolo e spopolato. Nel sud il terreno è irregolare ma dominatto da colinette dolci nelle cui vallate sono da secoli selezionate culture adatte alle ristrettezze naturali e ai capricci del clima. La rete stradale ancora non all'altezza in diverse parti dell'isola rimane fitta a sud ma elementare, incompleta e poco sicura nel nord.

Percorsi storici

Chio non ha una particolare presenza nell'antichità se non come presunta terra natia di Omero che morì pure a Chio a metà del IX secolo aC. L'isola è citata da Tucidide per la base militare tenuta qua da Atene in occasione delle guerre del Peloponneso, da Alessandro Magno in occasione di un suo invito a ripristinare il regime democratico sull'isola ed è sicuro che seguì da vicino le sorti delle città ioniche dell'Asia, allora magnifiche.

Nel medioevo bizantino l'isola assume una crescente importanza che si riflette nelle estese opere di fortificazione intraprese attorno al XII secolo dall'impero e nell'incredibile numero di comunità monastiche che si installano sul territorio. Sono di quel periodo i magnifici monasteri fortificati sparsi per l'isola a partire da Nea Monì, Ayios Minàs, Ayia Markela e Moundon (San Giovanni l'evangelista). Il commercio del mastice fa emergere in quel periodo la piccola comunità di Masticochora dedita alla coltivazione del lentisco e in seconda misura in quello dell'ulivo e degli agrumi. 26 villaggi destinati ad assumere un'ulteriore spinta sotto i genovesi che favorirono molto la monocultura in tutto il settore meridionale, proteggendole da un sistema di fortini molto razionale ed efficiente.

L'arrivo di Genova su Chio è stato acconsentito dai bizantini nel nome della difesa delle terre cristiane dal pericolo di islamizzazione allora alle porte con l'avanzata degli eserciti di Osman nell'Asia Minore e verso l'Egeo. Bisanzio non è più in grado di rispondere alle esigenze di sicurezza in questa parte dell'Egeo e appalta il compito a un presidio prima veneto-crociato e poi a partire dal XIII secolo, genovese. Questo col tempo approfitta dell'assenteismo del governo centrale per estendere la propria influenza sull'isola tramite la Compagna Commerciale di Maona attenta a favorire le produzioni di mastice, olio, agrumi e seta a fini commerciali. Chios resterà protettorato genovese fino alla seconda metà del XVI secolo, un secolo dopo la caduta ottomana di Costantinopoli. Un ciclo positivo sia per i commerci che per la sicurezza dell'isola visto che Genova riesce a respingere a lungo gli ottomani e ripulire il mare dai pirati. Diverse famiglie nobili genovesi si installano qua in modo permanente sfruttando le concessioni feudali. Molte di queste subiranno col tempo un processo di integrazione tale da adattare i loro nomi nella lingua greca.

I turchi riescono ad avere finalmente la meglio sui genovesi solo nel 1566 e questo anche grazie alla connivenza della popolazione locale insofferente alle pressioni fiscali al limite dell'esosità di Genova. Di fatto gli ottomani non solo ritirarono le pesanti gabelle dei loro predecessori ma smentirono chi pensava fossero determinati a imporre il proprio credo sulla gente. Lasciarono parecchie autonomie e questo almeno fino ai primi del XVIII secolo limitandosi a occupare l'attuale centro storico di Chio città nei limiti della fortezza bizantina che cercano di ricostruire. Al loro fianco un piccolo quartiere ebraico mette radici nello stesso spazio e allàombra delle attività promosse dagli ottomani.

I rapporti tra locali e turchi si raffreddano solo dopo l'annessione di Chios alla Porta decisa con decreto del Sultano a metà del '700. Stando alla leggenda il profumo del lentisco avrebbe stregato la figlia del Sultano Medjit il quale decise di concedergliela come feudo: a metà del 700 la coltivazione della pianta assume aspetti di vera e propria monocultura ma nello stesso tempo Chio comincia a subire una forte perdita delle sue precedenti prerogative. Alle prime reazioni delle popolazioni cristiane a questo rinnovato equilibrio i turchi accentuano le loro misure poliziesche mentre un editto del Sultano finì per assegnare ai locali l'infelice condizione di "rajà" (suddito) a cui era costretta allora l'intera Grecia continentale, la Serbia e la Bulgaria dalla caduta del Bisanzio ai primi del XIX secolo.

La situazione precipita con l'arrivo sull'isola di un gruppo di partigiani rivoltosi dalle vicine isole di Samos e Lesbo pronti a diffondere il verbo della rivolta ai locali che intanto grazie a Adamantios Koraìs (il primo presidente della Repubblica della Grecia Libera) ebbero un ruolo importante nel movimento rinascimentale della fine del '700. Intanto l'isolotto di Psarà a nordovest di Chio diventa un punto di incontro importante di patrioti da tutta la Grecia che raccolti sotto lo slogan Eleftheria i Thanatos (Libertà o Morte) organizzano azioni di disturbo continuo alla flotta e all'esercito ottomano. L'eco delle rivolte nel Peloponneso e nel resto della Grecia meridionale arriva a Chios ma l'insurrezione del 1823-24, viene repressa nel sangue dal feroce governatore locale Kapudan Kara Alì: il "massacro di Chios" (più di 25mila morti e devastazioni lungo e largo l'intero territorio insulare), non solo rimane uno dei momenti più cupi della storia contemporanea della Grecia ma sarà destinato a scuotere le coscienze delle nazioni civili di quel periodo. Quando Delacroix realizza l'omonimo capolavoro, la legittimità del regime dei sultani sull'isola è ormai fortemente incrinata. Sotto la pressione di artisti e intellettuali, le cancellerie delle principali potenze, Inghilterra, Francia e Russia, decidono di mettersi in moto avviando così, la fase conclusiva del processo di liberazione nazionale firmato nel trattato di Adrianopoli del 1827. Gli eroi locali, Kanaris, Pipinos e Papanikolìs resteranno per sempre nella coscienza storica della Grecia moderna.

Le testimonianze dell'olocausto di Chio sono tuttoggi salve nei due borghi monumentali dell'isola Anavatos e Avgonima, nei Monasteri eroici di Nea Monì, e Ayios Minàs e nelle decine e decine di torri, rocche e fortini sparsi per l'isola. Molto materiale sia bibliografico che iconografico è conservato nel museo di Korais a Chora e nella collezione di Argenti. Kapudan Kara Alì venne invece ucciso da un attentato organizzato da Kanaris nel 1823 che distrusse l'ammiraglia ottomana al largo del porto di Chios. Le sue spoglie sono custodite nel cimitero islamico interno alla fortezza del capoluogo.

libertà o morte

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Chios

Chios tramonto

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Ayios Georghios

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Kambos

Kambos

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Kambos corte

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Vrodados

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Daskalopetra

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Limnionas

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Nea Moni

Nea Moni

Nea Moni

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Nea Moni

Nea Moni

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Anavatos

Anavatos

Avgonima

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Avgonima

Avgonima

Elinda

Chios e dintorni

II porto di Chios o Chora fa da capitale dell'isola, ed è un centro moderno di 25 mila all'incirca interamente ricostruito dopo il devastante terremoto del 1881. La vita in città si svolge nei dintorni della piazza principale, Place Vounakiou sede del capolinea degli autobus e di numerosi caffè e ristoranti all'aperto. Seguono per frequentazione, il lungomare, il rione di Aplotaria sede del mercato cittadino e all'interno del forte i vicoli che circondano Place Frouriou, sede del Palazzo dei Giustiniani (il palazzo del governo genovese) oggi ristrutturato e adibito a museo di arte bizantina. La muraglia esterna al borgo vecchio è una costruzione macedone ritoccata e potenziata ripetutamente nel tempo da bizantini (X secolo), veneziani (XII), genovesi (XIV) e infine turchi. Il suo aspetto attuale risale ai lavori della famiglia feudale genovese dei Giustiniani e ai ritocchi fatti in occasione dell'apertura del porto di Chios nei primi del '900. Lo stemma delle varie famiglie feudali che si susseguirono nell'amministrazione dell'isola è tuttoggi battuto sulla muraglia. E' ancora salvo l'ingresso principale noto come "Porta Maggiore", opera monumentale con inciso sopra lo stemma del drago nero, alcuni bastioni importanti, il mausoleo di Kara Alì, le fontane turche e la prigione dove furono rinchiusi 70 tra i responsabili della rivolta del 1822. Sono stati di recente recuperati inoltre nei limiti del "Kastro" la chiesetta storica di Ayios Georghios, i bagni turchi (Hamam) e la torre ottomana (Koulè), una massiccia torre militare del XVII secolo messa a punto dai turchi e distrutta dal terremoto del 1881.

Giustiniani

Il Palazzo dei Giustiniani espone una rara collezione di affreschi dei profeti dell'ultimo periodo bizantino (XIV secolo) tratti dalla chiesa storica di Panayia Krena, molte icone e tanti documenti sia manoscritti che stampati. Molto interessante a ridosso del Kastro in Place Vounakiou, la collezione di arte etnica ospitata nella moschea da poco recuperata di Medjit Pascià. In questa sede sono ospitati i famosi a Chio affreschi di Chomatzas del XVIII secolo tratti sempre dalla chiesa di Panayia la Krina e il celebre bassorilievo di epoca medievale raffigurante San Giorgio che uccide il mostro. Molti i ricordi di età ottomana, tra cui armi, incisioni in arabo inneggianti alla vittoria degli Osman, oggetti d'arte. Nelle vicinanze la biblioteca di Koraìs da sempre una delle biblioteche più importanti di tutta la Grecia. Nella pinacoteca interna detta di Argenti cono custodite alcune riproduzioni dei quadri di Delacroix sull'olocausto, più una litografia originale e alcune opere raffiguranti la battaglia rossoturca di Cesmè.

Altrettanto interessanti il museo marittimo ricco di documentazione storica sulla flotta dell'isola dal primo ottocento a oggi e quello archeologico di via Mihalon che espone una delle più vaste collezioni numismatiche di tutta la Grecia. E' qua ottimamente conservata la famosa lastra di marmo che Alessandro spedì ai locali per richiedere il ripristino del sistema democratico e una serie di colonne in stile ionico. Trattasi soprattutto di ritrovamenti realizzati nei due principali siti archeologici dell'isola, Emboriòs, Kato Fanà e Delfini dalla Scuola Argheologica inglese nei primi del secolo precedente. La maggior parte di questi si collocano in età arcaica (IX-VIII secolo aC) e ptolemaica (IV-III secolo aC) sebbene non manchino riferimenti che vanno molto addietro nel tempo addirittura fino al IV-V millenio aC.

Per vedere qualcosa di esteticamente migliore rispetto alla monotonia architettonica di Chios città bisogna spingersi fino a Kambos quartiere storico, esteso su una fertile vallata coltivata di agrumi e ulivi. Qua in mezzo a un ambiente ricco di corsi d'acqua di superficie decise di installarsi nel XIV secolo la nobiltà genovese seguita da ricchi commercianti di Costantinopoli e nobili della vicina Ionia.Sita su una vallata fertile coltivata di agrumi e ulivi, Kambos dista poco più di 5 km dal centro città in direzione sud (Thimianà). E' un agglomerato di ville di campagna estese su una superficie media di una decina di ettari, costruite in argilla e pietra rossa, quasi sempre dotate di mura alte, portoni e corti monumentali, ampie aree di incolto e tanti frutetti alimentati dal tradizionale a Chios Manganos, un mulino a acqua azionato dagli animali che badava a innafiarli. Rase al suolo dal terribile terremoto del 1881 se ne salvano purtroppo poche, Le più ampie e sfarzosetra quelle recuperate sono Argentiko, il più rappresntativo con il mulino a ruota e la corte pavimentata di ciottoli in bianco e nero, il portone monumentale e il muretto rosso; Mitarakiko, castello di campagna con annesso un enorme orto, dalle caratteristiche simili; Perivoli, il castello rosso, villa a due piani con cortile monumentale e come dice anche il nome un orto coltivato di agrumi; Zigomalà costruito da una famiglia nobile di Costantinopoli nei primi del XVII secolo e Tetterico, un capolavoro dell'architettura un po' creole di Chios. Molte ville sono posteriori al terremoto (dei Casanova, dei Kaloutà, il Mavrokordatico ecc.) ma conservano pienamento lo stile autentico sempre basato sulla pietra rossa di Thimianà e lo sposalizio di temi sia occidentali che orientali. Sono adibite a pensionati di lusso l'essenziale ma elegantissimo Perleas e lo sfarzoso Mavrokordatico.

 

Tante le alternative di mare lungo il tratto di costa a nord e a sud del capoluogo e entro i 10-15km di distanza. La spiaggia più vicina al centro di Chio assume il nome di Bella Vista e dispone di tutto quel che serve per un bagno comodo, a portata di bambino e senza particolari impegni. La meglio organizzata sul piano dei servizi è senza dubbio Karfàs, la più "cicladica" delle spiagge di Chios e anche la più battuta. Gran turismo tra le dune di sabbia oro con tanto di divertimenti acquatici e bagni di sole. Ambiente simile anche se meno "cogestionato" d'estate, è Megas Limnionas, leggermente più a sud di Karfàs sul litorale di Thimianà, spiaggia ampia con larghi settori in sabbia.

Facile l'accesso in pullman anche oltre Limnionas in corrispondenza delle tre spiagge a sabbia che seguono, Ayia Ermioni, Ayios Emilianòs e Ayia Fotia, ben spaziose, poco frequentate e pertanto mai sottoposte a rischio di cogestione. Ayia Fotia dista 11km da Chios in direzione sud ed è prossima al villaggio di Neochori. E' una spiaggia a ciottoli con pochi tratti di sabbia, fondali profondi e mare pulito anche se piuttosto freddo. Alla pari di Megas Limnionas e Karfàs può essere prescelta come punto di partenza per la scoperta di Chios sia per la quantità di servizi al turismo di taglio economico di cui dispone che per la vicinanza ai villaggi medievali del paese del Masrice.

A nord del capoluogo sulla provinciale per Vrondados e Langada sono segnalate diverse spiagge ben servite, con annesse piccole località turistiche. Le principali sono Ayia Paraskevì subito dopo il capoluogo, Daskalopetra e Vrondados il villaggio dei mulini a vento in pietra. Villaggio di sole donne (gli uomini seguono tradizionalmente il mare) Vrondados è una delle più pittoresche località costiere dell'isola e merita la visita anche in ragione della sua enorme spiaggia a ghiaia sita nella baia di Lò citata da Omero. E' preceduta da Daskalopetra un piccolo villaggio di pescatori ritenuta patria di Omero: infatti Daskalopetra si chiama anche Omeroupoli mentre Daskalos sta per maestro e petra per pietra. La pietra del maestro è tuttoggi visibile nelle vicinanze in corrispondenza dei resti di un santuario arcaico di origini orientali.

Glari dista 9km dal capoluogo e può essere considerata la più scenica delle spiagge della zona. Si trova nelle vicinanze del monastero di Mersinidi, monastero settecentesco a cui le navi usano suonare al loro passaggio in segno di riconoscimento. Si distingue per i suoi due trulli blu in stile cicladico e per la sua posizione mozzafiatto arrampiccata su un torrione a picco sul mare.

Nea Monì, Anavatos, Elinda

Fanno parte del comprensorio di Vrodados i tre villaggi eroici di Chios, Kariès con a capo il Monastero di Nea Monì, Anavatos e Avgonima, teatro di battaglie feroci tra insorti e gianizzari ai tempi della repressione di Kara Alì. Si susseguono lungo la provinciale che unisce le due coste dell'isola partendo dal capoluogo e concludendosi a Elinda. Un giro che merita più di una vostra gionata puntando per il pernottamento sul borgo di Avgonima.

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A 6kmdi distanza da Chios città, il borgo di Kariés nasconde la più monumentale delle costruzioni bizantine di Chio, il monastero di Nea Monì. Tutta in salita la strada fino a Kariès garantisce panoramiche eccezionali sul monte Aetòs che sovrasta il paese, sul golfo di Chios e sulle coste turche. Il villaggio sull'altipiano è sede di diverse capelle in pietra e monasteri abbandonati tra cui quello di San Marco, un fortino costruito dai frati domenicani ai tempi del dominio genovese, sito panoramico per eccellenza nella regione di Kariès.

Nella piccola vallata che si crea subito dopo Kariès in mezzo a una selva di cipressi e recintato da una muraglia irregolare appare in tutta la sua sacralità il Monastero di Nea Moni, considerato un autentico monumento della cristianità orientale. Il monastero e' stato fondato nel X secolo dC da tre eremiti, Nikita, Giovanni e Iossif dopo il ritrovamento in zona di un'icona della Vergine considerata miracolosa. Dedicato all'Assunzione della Vergine l'opera venne sostenuta dall'imperatore bizantino Costantino il Monomachos (Gladiatore) con ampi finanziamenti e privilegi. Nel momento di massimo prestigio, durante l'ultima fase del dominio bizantino di Chio, il monastero arriva a ospitare fino a 800 monaci tra cui alcuni esponenti di teologia e arte ecclesiastica di primissimo livello. Il suo cammino storico si interrompe nel modo più tragico in occasione della strage del 1822 i cui ricordi custoditi nella piccola area museale del Monastero non sono un buon spettacolo.

La basilica principale assume una rara forma ottogonaleraramente riscontrata nel resto della Grecia se non a Cipro. Ha una ricchissima collezione di mosaici dell'XI secolo e rivestimenti in marmo e legni preziosi. Nei limiti della fortezza coesistono due ulteriori santuari, la chiesetta di Ayios Pandeleimon e quella più recente di Santa Croce (Timios Stavròs), una cisterna sotterranea (probabilmente la struttura più antica tra quelle presenti nel monastero), il Refrettorio, una torre militare e un colleggio destinato ad ospitare i monaci. Il complesso è parecchio rimaneggiato da una successione di razzie, battaglie e terremoti: quello del 1881 rase al suolo il trullo della basilica e diverse altre strutture e avvia un lungo ciclo di abbandono. Oggi è in stato di ristrutturazione permanente specie da quando è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio mondiale dell'umanità. E' popolato da una piccola comunità di suore che dividono il loro tempo tra la preghiera e la cura dell'enorme corredo storico in possesso a questo monastero.

Avgonima All Seasons Hotel

Avgonima è uno dei più bei paesaggi di Chios e dista da Kariès 6 soli km. E' un villaggio museale oggi in via di veloce recupero costruito sull'altipiano ai limiti della più estesa foresta di pini presente sull'isola. La bellezza del paesaggio e la vicinanza alle coste di Elinda rende il posto molto attraente e si presta bene a una breve permanenza. Casette a cubo di pietra e argilla, finestre piccolissime, facciate esterne che fanno da muraglia, vicoli lastricati, gallerie e piazzali dalle panoramiche maestose verso l'isola di Psarà e il mar Egeo. Per i più romantici, impareggiabile il tramonto da qui con il sole che si tuffa nel pelago. Molto elegante.

 

A pochi chilometri da qui arrampiccato sulla vetta di una roccia a forma di cono giace in ruderi il principale monumento chiota alla resistenza, il villaggio di Anavatos (l'inaccessibile), un nido d'acquila avvolto nel griggiore e riparato dalle valli circostanti da burroni impervi ed insespugnabili. Roccaforte della lotta alla liberazione del primo ottocento e teatro dei più sanguinosi assedi mai registrati nella storia della Grecia, Anavatos rappresenta il più estremo e carico di leggende tra i paesaggi dell'isola.

La sua fondazione risale al Medioevo periodo nel quale la popolazione locale trovava tra queste ripide pareti di granito disperato rifugio contro le incursioni piratesche e gli assalti dei saraceni. Perfettamente mimetizzato all'ambiente circostante è un conglomerato di rocche e torri a cui fanno contorno capelle del IX e X secolo aC, più che un insediamento vero e proprio un rifugio. Il villaggio aveva un solo ingresso ed era circondato da una barriera di pietra griggia alta più di 3 metri. Accresce molto di dimensioni solo alla fine del settecento allorquando si moltiplicano le sue strutture difensive ad opera di partigiani locali respinti dalle vallate. Alla fine viene distrutto dagli eserciti di Kara Alì nel 1822 e dato completamente alle fiamme. Pur di non arrendersi al conquistatore molti patrioti decisero di saltare nel precipizio, gesto eroico destinato ad essere ricordato dai libri di storia. Dei 400 caseggiati di pietra presenti nell'area molti sono ancora salvi, molti riportano tuttoggi tracce dell'eccidio, mentre molti altri come quel complesso residenziale a tre piani all'ingresso del borgo sono in via di recupero.

la rocca di Anavatos

Da Avgonima la strada prosegue fino al porticciolo naturale di Elinda, con la sua interminabile catena di piccole spiagge a ghiaia assolutamente fuori da ogni rischio di cogestione anche nei mesi più caldi. Questa parte della costa riserverà moltissime sorprese agli amanti del mare "al naturale" purchè però siano attrezzati ad affrontare una rete stradale a terra battuta, l'assenza di servizi e un ambiente poco riparato dai venti e dal sole. Lungo la cosiddetta baia di Trachili a parte Elinda si alternano le spiagge di Metochi a nord in corrispondenza del villaggio costiero di Sidirounda, Tigani e soprattutto Lithì in direzione sud sul confine con i paesi del mastice. Parlando dei fondali di Elinda si parla sempre di una nave romana affondata, non si sa esattamente a quale punto, da sempre una scomessa per tombaroli e subacquei.

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