il monte Pelineo (foto: Spilia.gr), una piramide di roccia alta 1300m taglia il nord dal resto de''isola

       

Angolo remoto della Hidden Greece, il nord di Chio rimane una meta difficile da raggiungere ma decisamente promettente per paesaggi sia di mare che di montagna. Suddiviso tra le province di Kardamila e Volissòs (Amanì) è una regione rocciosa dominata dal massiccio di Pelineon un complesso di montagne che da nordovest si estende verso ovest e verso il centro dell'isola,. La vetta più alta tocca i 1297m di altezza mentre altre due piùa sud superano i 1000. Una sua appendice, l'Amanì crea una seconda barriera vicino alle coste nordoccidentali alta più di 800m determinando la separazione storica delle contrade deò nord dal resto dell'isola. Il territorio è arido in tutto il versante "Egeo" della regione ricco di piccole aree boschive e corsi d'acqua di superficie a est sullo stretto con la Turchia. L'assenza di risorse ha storicamente spinto la popolazione verso il mare e i mestieri marittimi che si sviluppavano all'ombra di una classe di piccoli armatori spesso provenienti da Smirne (Izmir), molto attivi nel commercio. Ovunque nella zona ii villaggi tradizionali sono costruiti sull'altipiano che progressivamente viene abbandonato a favore delle coste. Vrondados, Langada e Kardamila (Marmaro) cominciano a affermarsi dopo che le motovedette della guardia costiera abbiano preso il sopravvento sui malviventi (fine '800) e più avanti grazie all'insediamento di famiglie armatoriali respinte dalla Turchia dopo le violenze del '23.

L'entroterra di questa enorme regione sorprende per desolazione, primitività e abbandono. Rioni spettrali, talvolta interi villaggi fantasma inerpiccati su contrade montane inaridite da vento e secoli di sovrpascolo. Collegamenti antiquati e incompleti, in diversi tratti percorribili a propria responsabilità. Sopravvivono alcune piccole comunità di allevatori che sfruttano i pochi pascoli creati dopo le piogge (Pitiòs, Kambia, Nenituria, Spartunda) combinando laddove ciò è stato possibile (Kourounia, Ayios Galas) la vitticoltura. Molte le borgate medievali sul monte a Pitiòs, Kambia, Spartunda, Spilia, alcune in fase di recupero altre totalmente abbandonate. Alcune di queste sono testimoni difuriose battaglie tra locali e forze di occupazione, turche fino alla prima guerra mondiale e tedesche durante il triennio 1941-1944.

Il turismo a Amanì è favorito nel piccolo centro di Volissòs e ciò grazie alle spiagge di Limnos e Lefkathià, due delle più belle spiagge di Chios. Volissòs dista 40km dal centro e rappresenta una delle realtà culturali più autentiche, probabilmente dopo Olimbos e Chora Sfakion (Carpato) una delle poche realtà veramente "ethnic" rimaste in Grecia. Cercheremo di raggiungerla puntando sul tratto di costa settentrionale tra i pochi villaggi montani sopravissuti a nord del monte Pelineo.

Prima tappa a 12 km da Vrondados il pittoresco porticciolo di Langada, è segnalato per le taverne di pesce e per la sua storia marittima. Si estende lungo una bella insenatura rocciosa con piccole chiazze di pineta sparse per i colli che irrompono nel contrasto generale tra il blu del mare e il griggiore della roccia nuda. La zona è ricca di corsi d'acqua derivanti dal monte tra cui il fiume Krikeli che trova sbocco proprio nel litorale di Langada e la torrente Glifòs spostata leggermente a nord in un'area popolata di pineta e eucalipti. Langada uno dei rarissimi villaggi di Chio affacciati sul mare di fatto è di origine recente visto che l'insediamento tradizionale si estende nell'entroterra tra i villaggi di Agrepolos, Sikiada e Kidianà. Dovevano migliorare di molto le condizioni di sicurezza sullo stretto perchè ciò avenisse e di fatto avviene solo dopo la prima guerra mondiale. Da quel momento infatti la popolazione non solo si trasferisce sulla costa ma varia la gamma delle proprie attività optanto per i mestieri marittimi. Sikiada e Agrelpos sono oggi solo in parte popolate e sono dedite alla coltivazione dell'ulivo. Kidianà è invece stata abbandonata dopo la seconda guerra mondiale e dopo aver fatto da avamposto della resistenza all'occupazione nazista, con salve tuttoggi diverse testimonianze.

 

langada

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Langada

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marmaro

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Marmaro

Marmaro

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Ano Kardamila

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Nagos

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Nagos

Iasson

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Volissos

Volissos

Volissos

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Volissos

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Ayios Galas

     

Poco dopo Langada si estende la baia di Delfini, posto storico su cui gli ateniesi stabilirono un presidio. Citata da Tucidide divenne oggetto di scavi nei primi del '900 dalla scuola archeologica inglese che portò alla luce le fondamenta di diverse strutture difensive del V secolo aC. E' un'insenatura molto profonda racchiusa da un minuscolo isolotto ideale come porto naturale. Il tutto all'ombra della pineta, folta lungo l'intero tratto di costa che delimita il golfo che sull'isolotto.

Da Langada in traghetto si passa su Inousses un complesso di isolotti di cui uno solo abitato, che proprio per la sua posizione a metà strada tra l'isola di Chios e il porto turco di Cesmé, conosce d'estate un intenso movimento di yacht. Terra di armatori famosi (Lemòs, Pateras, ecc.), è sede di una scuola navale di indirizzo superiore e di un museo navale tra i più interessanti da vedere in Grecia. Dal nome sembra fosse, durante l'antichità, praticata la coltivazione della vite (Oinousses da oinos=vino). Gli insediamenti umani qua su sono comunque molto discontinui posta la perenne minaccia delle piraterie che incombeva sulle isole lungo il medioevo. Nel medioevo fu abitata la principale soprattutto nei limiti della fortezza a 2km dall'insediamento attuale sul colle (Kastro). Il capoluogo, collegato quotidianamente anche con il porto di Chios, è ricco di ville aristocratiche in stile neoclassico, immobili di proprietà delle famiglie di armatori che hanno qua la loro origine. Principale attrazione, il monastero di Zoodochos Pighi tuttoggi attiva e posizionata sull'isolotto di Panayia.

Ci viene segnalata una sola pensione a Inoussa, il Thalassoporos e un piccolo numero di ristoranti e caffé. In uno di questi provate le focacce ripiene di erbe comestibili (bureklikia) e ovviamente il pesce, ottimo da queste parti. Molte le occasioni di mare a partire da Kakopetrià, Bilalis, (spiaggia a sabbia molto adatta a minori), Fassoli, Apiganos e la più staccata a nord Chochlakas, spiaggia a ghiaia da raggiungere a piedi o in barca, con viste meravigliose su Lesbo, Kardamila e sul golfo di Smirne.

Tornati a Chios pochi chilometri più a nord di Langada la provinciale si imbatte in un incroccio sopra il quale si intravedono i resti del fortino di Kardamyla, la torre di Grià arrampiccata su un piccolo colle che prende lo stesso nome. Oggi in ruderi è nota come tana di insorti sia ai tempi della resistenza ai turchi che soprattutto nell'ultima guerra mondiale. Prendendo la sinistra dopo una ventina di chilometri di strada montana raggiungiamo la provinciale Vrondados - Volissòs a sud del monte Pelineo. La strada passa per Pitiòs, un villaggio medievale tra i meglio conservati in assoluto a Chios con la torre bizantina sulla cima del colle. Proseguendo invece a destra si arriva a Kardamila, il principale dei comuni del nord di Chio, nelle sue principali frazioni, Ano Kardamila, Rachi e Marmaro.

Kardamila è terra di armatori e la quasi totalità della sua popolazione maschile si occupa di mestieri marittimi. Questo soprattutto a partire dal primo novecento da quando il mare ruba l'attenzione della gente del posto fino a quel momento in lotta perenne con una terra poco generosa. L'insediamento originale si trova ai piedi del fortino di Grià su una delle vette orientali del monte Pelineon dove oggi si trova la frazione Spilià, il villaggio medievale di Kardamila. Un agglomerato interamente in pietra, in perfetta simbiosi con il proprio ambiente circostante in larga parte recuperato anche grazie al turismo e dalla trasformazione di questi ambienti in ostelli molto eleganti. Il posto è molto panoramico e invita a scampagnate in natura tra i corsi d'acqua che arrivano dal Pelineon. Il resto del comune di Kardamila è di origini decisamente più recenti e segue il progressivo abbandono dell'entroterra a favore del mare, in ordine dall'alto Ano Kardamila, la frazione di mezzo Rachi e finalmente sulle coste, Marmaro. A Marmaro, il litorale con alle spalle la sagoma piramidale del Pelineon genera un paesaggio di elevato effetto scenico, specialmente d'inverno quando le cime piramidali del monte sono ricoperte di neve.

Kardamila

Marmaro è la parte costiera di Kardamyla, il quartiere degli armatori e dei marinai. E' un rione elegante fatto di palazzi ottocenteschi in stile neoclassico attraversato da vie pedonali lastricate. Caratteristici i due mulini di pietra alle due sponde del porto di Marmaro. Dalla quella a nord, a livello della spiaggia comunale, una stradina di campagna si dimena per il colle di Ayia Zoni, arido e inospitale ma incredibilmente panoramico. L'occhio si perde su questo complesso di terra e mare, tra le coste della Turchia, l'immenso golfo di Parpanda, gli isolotti attorno e la baia di Kardamila. Molte le osterie popolari in zona dove provare il pesce alla marinara appena pescato, le focaccine di formaggio e erbe selvatiche locali e il formaggio cotto alla griglia detto di Mastello.

Da Marmaro è possibile raggiungere a piedi o ancora in barca la profonda baia di Parpanda a est di Marmaro, sito di interesse ambientalistico in quanto riparo di uccelli migratori e tartarughe marine; gli isolotti sparsi al largo delle coste, Nissì, all'ingresso del porto e Megali Vigla, con una rocca di avvistamento medievale costruita sul colle; l'ultrapanoramica spiaggia a ghiaia diVroulidia con vista su Inousses; le isole dell'arcipelago a partire dalla principale, l'isolotto fortificato di Strovili e l'isolotto di Panayia; le grotte di Skoukla in posizione Loutrà un'area di 350m2, di buon interesse speleologico e archeologico. Usata a lungo come tana di pirati le sue pareti sono ricoperte di uno strato di minerali rossi dalle geometrie molto spettacolari.

Ottimo il mare nella zona anche se un po' freddo e sassoso, e quasi sempre privo di sabbia. Le spiagge più note sono poco frequentate e sono spesso colpite dal vento che da questi parti spira sempre da nord e raggiunge livelli di burrasca. La più organizzata è quella di Nagòs a 6 chilometri in direzione ovest. A ghiaia fine è una spiaggia ideale per la raccolta di conchiglie e ciottoli dai colori più svariati. La regione circostante è ricca di verde ed è e solcata dal torrente di Nagòs che deriva dal Pelineon. Dispone di una fitta rete di servizi di permanenza e ristorazione ed è l'unica - nonostante il mare freddo - che si presta a chi accompagna bambini. Meno indicate in questo senso sono quelle di Iassonas (poco dopo Nagos), spiaggia a ciottoli davvero infinita nel mezzo di un ambiente verde ma roccioso e rude, e quella di Vlichada, la più vicina a Marmaro. Più staccata a est è la spiaggia desertica di Amades ai piedi di un villaggio montano nascosto nella selva su una vallata del Pelineo settentrionale.

L'estremo nord di Chio

Raggiungere Volissòs da Kardamila non è un compito facile. La via più facile è quella di prendere la provinciale montana a sud del villaggio raggiungendo via Pityòs il crocevia principale del nord di Chio, villaggio di Katavasi. L'alternativa più avventurosa che qua ci proproniamo di seguire invece costeggia il tratto di costa a nord del Pelineon, raggiungendo Katavassi dal villaggio montano di Kambià in prossimità della sua vetta più alta.

A ovest di Nagòs (Apri cartina) il paesaggio si inselvatichisce e il tracciato asfaltato diventa un vorticoso zigzag fatto di continue salite e discese da percorrere con molta attenzione. A pochi chilometri da qui in direzione ovest il Pelineon raggiunge la sua vetta massima, 1300m di altezza dal livello del mare. Il popolamento si dirada notevolmente per riprendersi solo nella piccola vallata che si apre tra il Pelineon e l'Amanì, la seconda montagna più alta di Chio sulle coste nordoccidentali. Il primo villaggio da Kardamila ai piedi del monte è Viki, povero e semiabbandonato ma con salva gran parte del proprio centro storico. I fanatici del mare solitario troveranno qua una spiaggia del loro gusto, rocciosa e con vista sullo scoglio di Ghertis. E' una spiaggia a ciottoli grossi consigliata a un pubblico di esperti sia per il mare, fondo e quasi sempre agitato che per l'assenza di servizi.

Abbandonata Viki, la salita a Kambià diventa davvero un'Odissea che pochi veramente tentano. L'ambiente è da racconto biblico con le pareti settentrionali del monte in discesa brusca a picco sul mare. Kambià è il più bello dei villaggi del nord, il più rude e estremo: un blocco compatto di casette di pietra perfettamente mimetizzate con l'ambiente circostante, strettamente abbracciate tra di loro e solcate da vicoli lastricati tra portici e arcate, tutte in salita. Inquadrata alla sagoma piramidale del Pelineon Kambià, a 350m di altezza dal livello del mare è specialmente d'inverno uno dei paesaggi più suggestivi di Chios.

Kambià

Kambià è costruita in maniera anfiteatrica con vista a valle ed è il punto da cui parte il sentiero per le vetta più alta del Pelineon. Molto interessante il sentiero che dal villaggio porta invece sulle coste, attraversando le gole di Amanì, un passaggio tra i canyons molto suggestivo che si conclude sul litorale di Kambià. Il tracciato percorre sopra il letto di un fiumicciatolo d'estate asciutto e transitabile. Sulla strada arrampiccata su un monolite una fortezza dimenticata il castello di Orià, che un tempo proteggeva i villaggi di Amanì dalle incursioni piratesche. La panoramica sull'intero plateau e il pelago da questo nido d'acquila è spaventosa. Non a caso questo sito fa anche da osservatorio di volatili migratori, tra cui molti rapaci. Il sentiero dal villaggio è comodo e attraversa un pezzo di natura boschiva chiota solcata da torrenti, resa viabile da minuscoli ponti di pietra. A poca distanza da qui verso le coste un altro sentiero si conclude a Agrelopo un ulteriore villaggio spettrale da secoli abbandonato da cui godere oltre che di un silenzio tombale le viste migliori sul Pelineo e le coste adiacenti. Un viaggio nel tempo tra paesaggi cancellati dalla storia e a rischio di essere cancellati pure dalla memoria.

Da Kambià una via percorribile a fatica (e a propria responsabilità) porta verso i villaggi di Kourounia, Ayiasmata e Nenitouria nel settore nordoccidentale di Amanì. La provinciale da Kambià prosegue invece verso sud passando da Spartounda e Dethia, due borgate griggie arrampiccate sul Pelineo occidentale. Si arriva a Volissòs dall'incroccio di Katavasi dove si intersecano la via Vrodados-Volissòs con quella di Kardamila. A sud la provinciale porta sulle coste di Sidirounda, Metochi, Elinda, Tigani e Lithì mentre a Nord si conclude a Volissòs dopo pochi chilometri di strada.

il monastero fortificato di San Giovanni Battista detto di Moundon a Dethia sulla provinciale Kambia Volissòs

Prima di arrivare all'incroccio una strada secondaria raggiunge il monastero fortificato di San Giovanni Battista, uno dei monasteri storici di Chios, oggi abbandonato. Di età tardobizantina fu ricostruito nel XVI secolo e severamente danneggiato dalle cannonate turche. Sito sull'altipiano è un fortino di pietra con ancora salve all'interno la basilica, due capelle i capannoni che ospitavano i monaci e l'arcata all'ingresso. Ha sicuramente fatto da rifugio dei contadini dagli assalti pirateschi nel medioevo e da riparo di combattenti sotto i turchi. L'ampiezza della biblioteca ricorda una comunità monacale piuttosto colta anche se oggi poco si salva nella collezione di arte bizantina a Volissòs. Sorprendono tuttoggi per colore e vivacità gli affreschi della basilica ispirati da temi rinascimentali. Il monastero detto di Moundòn è attivo in corrispondenza della festa del Santo, il 29/8 a cui segue una festosa sagra popolare.

il monte Pelineo

Volissòs

Capoluogo della provincia che prende il nome del monte Amanì, Volissòs conta 500 abitanti su una superficie edificata che un tempo ospitava 5 mila residenti. E' sicuramente uno dei vllaggi più rappresentativi di Chios, di certo il più autentico dopo Pyrghì. Una realtà etnologica a sè stante conservatasi nel tempo per via del suo secolare isolamento tra le montagne. Tra queste contrade aride e malcollegate la popolazione pratica un allevamento transumante sfruttando i pochi e piccoli pascoli disponibili. L'arrivo del turismo sta cambiando questa realtà avviando contemporaneamente il recupero su vasta scala di un centro tra i più originali e autentici di tutto l'Egeo.

Costruita all'ombra di una fortezza massiccia costruita dal generale bizantino Belissario nel VII secolo e più volte ritoccata dai franco-crociati prima e dai genovesi poi Volissòs si sviluppa tutta in discesa tra un groviglio di casette della stessa pietra color griggio a cui è fatta la roccia. Domina un griggiore generale intervallato da alcune pennellate rosse (argilla) e bianche (calce). Larga parte del villaggio è oggi abbandonato e giace in rovine nonostante una certa inversione di tendenza negli ultimi anni. Il villaggio è molto tranquillo, offre servizi di buon livello al turismo (la permanenza è spesso garantita su torrette ristrutturate molto atmosferiche) mentre molto bello è il tramonto dall'alto della fortezza, uno dei più spettacolari con il sole che si tuffa nel pelago.

Il villaggio dista poco dal mare ed è collegato con la costa da un sentiero che parte dal castello. Suo sbocco principale è Limnià, secondo alcuni patria di Omero (per altri sarebbe Kardamyla) oggi porto collegato quotidianamente con l'isolotto di Psarà a un'ora di nave da qui. A ovest il monastero di Ayia Markela martire protocristiana "sorveglia" su una delle coste più belle della regione. E' uno dei monasteri storici di Chio, oggi convento di suore che celebra la festa della Santa il 22 di luglio. Il mare qui, quando non è turbato dal meltemi è sicuramente magico e lo stesso il tramonto e le stellate notturne. La costa di Volissòs è praticamente un infinito di spiagge a ghiaia e sabbia grezza di dimensioni smisurate. Il mare è subito profondo, freddo, ma cristallino. Qui la parola cogestione è sconosciuta lo stesso giorno di ferragosto. A parte Limnos, si distinguono tra quelle di facile accesso, Lefkathià la più spaziosa e la meglio organizzata di tutte, Menagros e Ayia Markela. e tra quelle più isolate Lampsa, Magemena, e Gonia. Servizi di ristorazione e permanenza se ne trovano nel bellissimo porticciolo di Limnià e nella spiaggia di Limnos.

Per chi desidera avventurarsi tra le contrade di allevatori a nord del Volissòs, Ayios Galas è la destinazione più curiosa da raggiungere tra le colinette a ovest del monte Amanì. E' un villaggio medievale fortificato dalle facciate esterne delle case stesse rimasto intatto dal passare del tempo e in balia alla ferrea legge dello spopolamento che interessa l'intera regione. Il villaggio prende il nome (traduzione letterale Latte Santo) dall'acqua color latte che scorre dall'interno delle sue grotte, considerata dalle tradizioni locali miracolosa. L'acqua scorre nelle grotte di Ayios Thaleleos, le più estese tra quelle scoperte a Chio, non del tutto esplorata e visitabile nei primi 200m. In fondo a un percorso ricco di decorazioni stalagmitiche si salva una capella dedicata al santo mentre l'ingresso della grotta è sbarrato dal monastero storico di Panayia (XII secolo) che domina il paese dall'alto del colle.

Ayios Galas

Thaleleos

Nei dintorni una serie di villaggi fantasma arrampiccati sulla roccia portano in mente le grandi battaglie di liberazione intraprese nel primo ventennio dell'ottocento e ripetute questa volta contro il nazismo nella seconda guerra mondiale: tra questi sulla strada tra Ayios Gala e il comune di Nenitouria il villaggio abbandonato di Ayios Ioannis, non facile da raggiungere ma estremamente panoramico (verso le coste di Psarà) e interessante con i suoi abitati minuscoli perfettamente mimetizzati all'ambiente circostante e le sue capelle ancora ben conservate. Prendendo la strada secondaria che dal villaggio vinicolo di Kurunia porta a Volissòs via Pispilunda, la fortezza bizantina a Ta Markou nasconde nel pieno di un silenzio tombale memorie eroiche di un passato senza ritorno. Tra i paesini costieri per i fanatici delle spiagge deserte ricordiamo a livello di Nenituria la spiaggia libera di Ayios Georghios e più a est a Kurunia il porticciolo di Ayiasmata con le sue fonti d'acqua termale richissime in ferro. Non ancora valorizzate sono note per alcune loro qualità curative.

 

Jossonas (Nagòs)

Ayia Markela

Limnos, Volissos

 

L'isolotto eroico di Psarà

Dal porticciolo di Volissòs Limnià si passa, non sempre senza patemi sull'isolotto roccioso di Psarà, tra le più appartate e per estensione tranquille in assoluto isole della Grecia. Il nome di quest'isola è legato ai momenti più eroici e tragici delle guerre di liberazione nazionale. Rimasta a lungo disabitata diventa a partire dal primo '700 rifugio per patrioti che in clandestinità organizzano attività di resistenza agli ottomani. Nella rivolta del 1821 l'isola diventa uno degli avvamposti della guerra alla liberazione dedicandole tre grandi generali Kanaris, Papanikolis e Pipinos. Proprio per questa sua intensa attività cospiratoria, Psarà fu completamente distrutta dai turchi nel 1824 e abbandonata dei suoi abitanti che si rifugiarono soprattutto a Eretria sull'isola di Eubea. Simbolo di questa lotta il forte di Paleokastron a poca distanza dal capoluogo in direzione ovest costruito nel XVI secolo e sede di una delle stragi più cruente compiute dagli eserciti ottomani nei balcani.

Oggi l'unico punto abitato su questo isolotto roccioso e terribilmente arido di 40km2 è il porticiolo di Psarà: 400 abitanti per lo più pescatori, visto che nello stretto tra l'isola e l'isolotto sattelite di Antipsara il pesce abbonda. L'insediamento è sovrastato da nord da una fila di mulini e da sud dalla celebre Mavri Rachi, un monolite gigantesco rimasto nella memoria popolare per il canto epico insegnato alla prima infanzia composto da Dionisio Solomòs. Salendo sul colle al livello dei primi è possibile avere una visione complessiva del tutto, molto affascinante nell'ora del tramonto. Su una vetta di questo colle, giganteggia imperioso il tempio di San Nicola, una vera cattedrale nell'Egeo, la più fascinosa delle costruzioni di tutta l'isola e la più importante delle chiese dedicate a quel Santo in tutta la Grecia. La sua fondazione risale all'ultimo quarto del '700 sebbene Ayios Nicolaos deve il suo aspetto attuale alle opere di ristrutturazione poste in essere nel 1864. Ricordiamo che il tempio fu distrutto dalle masnade di Imbrahim Pascià durante l'assedio di Psara, nel 1824. Si distinque per l'aspetto squadrato, l'imponente trullo azzurro, il campanile staccato dalla struttura principale e il fascinoso quartiere circostante fatto di edifici sontuosi in stile cicladico.

Altrettanto sontuosa, dimensionata e imponente appare la cattedrale del paese dedicata alla Trasfigurazione (Metamorfosi) con le sue facciate dipinte in un azzurro intenso, le sue splendide arcate e il suo trullo blu marino.

Molte le spiagge nei dintorni da raggiungere a piedi o in barca dal porticciolo, la maggior parte in sabbia, sprovviste di organizzazione turistica e a portata di bambino. Le più vicine sono quelle di Ayia Kiriaki dentro il porto e quella di Lazareta, una bella insenatura con acque molto traquille e poco fonde. Più a est troviamo Limnonaria, spiaggia tuttoggi aperta al free camping, sempre a sabbia, poco battuta. La più spettacolare delle spiagge di Psarà si trova fuori Psarà, sull'isolotto di Antipsara a ovest e prende il nome di Psilì Ammos, sabbia fine. Antipsara è sempre stata una terra di pascolo per i pastori di Chio (difatti non è raro vedere delle capre rinfrescarsi nelle acque di questa spiaggia) dal mare molto pescoso, famoso per le sue arragoste. Altre spiagge desertiche a sabbia o a ciottoli fini troviamo sulla costa occidentale dell'isola, a partire da Lakka, a Daskaliò, nota anche per le necropoli micenaica rinvenuta in posizione Archontiki e ultima la distaccata a nord spiaggia di Fteliò, ben dimensionata, secondo molti la più bella e tranquilla spiaggia dell'isola. A sfavore di queste spiagge andrebbe rilevata la totale nudità del paesaggio implicante un'esposizione feroce al sol leone e l'assenza di acqua dolce e servizi. Non meno eleganti le turbine eoliche che si succedono a riddosso della costa. Curiosità: le innumerevoli cappelle sparse per la costa, minusoli santuari devoluti dai marinai solitamente a San Nicola, loro Santo protettore.

E' ancora la religione a offrire la seconda attrazione più importante di quest'isola: parliamo del distaccato a nord monastero di Kimisis, dedicato al riposo della Vergine e collegato con il porticciolo tramite via asfaltata lunga 10km. Fondato alla fine del XVI secolo su una vallata del monte Profitis Elias a 550m dal livello del mare, ha ospitato per secoli una comunità monastica autosufficiente in contatto diretto con il solo Dio. Sorprende per il ritmo e i materiali con cui è stato costruito sebbene il primo ricorda vagamente lo stiloe dei monasteri del Monte Athos. Squadrato e rigorosamente fortificato, si distingue per le tettoie ondulanti dipinte di bianco e per il trullo azzurro molto appariscente in linea con quelli visti nel capoluogo. Festeggia di gran carriera il giorno di Ferragosto accogliendo fedeli da tutto l'Egeo settentrionale. Garantisce panoramiche mozzafiatto su tutto l'Egeo settentrionale e occidentale con viste che nelle giornate meno umide spaziano dal monte Athos all'isola di Skyros.

Kimisis

Tornati al paese, una visita nella casa di Kanaris e un piatto di pesce fresco o aragosta (veramente economica da queste parti) completano il quadro di un'isola che diffiilmente riesce ad andare oltre dai confini della Hidden Greece.

La cattedrale di Ayios Nikolaos

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Psarà, La cattedrale di Ayios Nikolaos foto: G.Misetzis

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zorbas,Pyrgos Village
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Jason

 

Scriveteci le vostre impressioni su Chios. Paesaggi, mare, servizi. divertimenti. Molto gradito il materiale fotografico. Lo pubblicheremo: haris@iol.it

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