Stando alla Teogonia di Esiodo, Cronos (il Tempo) castrò Uranòs (il Cielo) e gettò i suoi genitali nel mare di Creta: i loro resti furono custoditi in una grande conchiglia che in movimento verso l'isola Citera diedero la luce alla dea della bellezza Afrodite, la Venere latina. Da qui la Dea si sposta a Cipro dove viene venerata come Afrodite Urania di Cirenia diventando la dea protettrice dell'isola. Questa leggenda è stata immortalata in una delle opere pittoriche più importanti del rinascimento, la Venere di Botticelli comissionata da Lorenzo di Pier Francesco de' Medici per la sua Villa di Castello, nella campagna fiorentina, attorno al 1484.

La posizione remota di quest'isola, il suo significativo isolamento rispetto al resto della Grecia restano oggi uno dei motivi del suo fascino ma non è sempre stato così. Un tempo, prima che aprissero l'istmo di Corinto, quando ancora le navi facevano il giro del Peloponneso per raggiungere l'Egeo dallo Jonio, Citera era un passaggio obbligato e pertanto un punto strategico importante. La cosa garantì una certa prosperità sull'isola e parallellamente una notevole continuità storica che va dal paleolitico ai tempi minoici toccando l'antichità classica e quella romana. Sorprendente la successione di conquistatori in un lasso di tempo lungo almeno 8 secoli dai tempi dei franco-crociati a quelli del colonialismo brittanico, passando dai bizantini, dai veneziani e dagli ottomani (senza dimenticare i saraceni che per lunghi tratti fecero da padroni dello stretto e il breve intervallo napoleonico che precedette l'impero brittanico). L'apertura dell'istmo (1883) ha deviato tutto il traffico per lo stretto di Corinto e Citera è caduta in seria disgrazia. Aggiunto poi che il posto soffre parecchio dell'incubo dei terremoti - alcuni dei quali molto violenti - niente poteva più prevenire le massicce migrazioni che si verificarono verso l'Australia e il Canada tra la fine dell '800 e i primi del '900.

Citera, non ha partecipato agli sviluppi dell'industria turistica greca degli anni '70 -80 e ha continuato a veder ridursi la propria popolazione per altri due decenni. L'impatto del turismo avviene solo negli anni '90 periodo nel quale l'isola viene dotata di aeroporto, la rete stradale viene ritoccata e il porto spostato da Ayia Pelayia a Diakoftì rendendo i collegamenti con Pireo un po' meno "aleatori" di quanto non fossero prima. Anche la popolazione, dopo decenni di ribassi, ha cominciato a stabilizzarsi specialmente grazie all'arrivo di immigrati che tuttora affluiscono numerosi spesso a bordo di barche di sventura, in modo simile a quel che si vede a Lampedusa. D'inverno i residenti stranieri superano ormai i greci qualcosa che ha acconsentito a molti villaggi prima in via di abbandono, di riprendersi e tornare in vita. I greci "rientrano" soprattutto d'estate dalle loro residenze oltreoceano - chi di loro si ricorda ancora di essere originario- oppure in prospettiva del turismo che comunque su Citera difficilmente ancora raggiunge livelli soddisfacenti. Per quanto i collegamenti con Pireo siano d'estate nettamente migliorati negli ultimi anni grazie ai catamarani, l'isola rimane ancora isolata e staccata sia dalle rotte turistiche che dal suo contesto amministrativo (la Prefettura di Pireo) restando sostanzialmente niente più che un'estensione della Laconia e dei porti di Neapoli, Githio e Kalamata.

La durata di viaggio dal porto di Pireo resta tuttoggi infatti molto lunga - 7 ore con l'aliscafo e più di 10 a bordo dell'anacronistica quanto romantica navetta di Mirtidiotissa che la unisce un po' con Pireo. un po' con i porticcioli della Laconia (Githio, Neapoli, Kiparissi e Monenvassia) e un pò con Creta (Kasteli). La linea - "arida" per definizione in quanto costretta a viaggiare a vuoto per 10 mesi all'anno e sopravvissuta grazie alle (insufficienti) sovvenzioni pubbliche è spesso soggetta a ritardi e subitanee interruzioni a causa sia delle non eccellenti condizioni dello scafo che soprattutto per la sua tenuta in presenza di condizioni climatiche avverse: le correnti di vento che spirano sul mar Mirtoo e in particolar modo sullo stretto del Maleas rendono la navigazione proibitiva molti giorni all'anno inverno ed estate. Per fortuna Citera è collegata una volta al giorno d'estate con Atene (e da 2 a 3 d'inverno) anche per via aerea.

Il celebre efebo di Anticitera rinvenuto in un naufragio nel mare aperto tra Citera e Anticitera è oggi custodito nel Museo Archeologico Nazionale di Atene

Sotto i veneziani per 4 secoli interi Citera venne ribattezzata Cerigo, nome tuttoggi impiegato specie al riguardo del capoluogo, Tsirigo. Da non perdere il racconto degli emissari della Serenissima citato da Rome Art Lover nella sua pagina relativa a Cerigo.

Citera conta oggi all'incirca 3000 abitanti distribuiti tra una sessantina di paesi su una superficie rocciosa di 284 km2 bagnata da est dal mar Egeo, da ovest dallo Jonio e da sud dal mare di Creta. Ha una lunghezza di coste di poco superiore ai 50 km ed è nella sua massima parte (specie a sudest) arida e colpita dall'erosione eolica. Si risparmia un po' il settore occidentale, che però, a causa della sua spiccata rocciosità non ha quasi mai conosciuto una qualche forma di popolamento stabile. Insufficiente e poco sicura rimane tuttora l'ingarbugliata tra le colline rete stradale mentre limitati e discontinui sono i servizi pubblici di collegamento. Il mare, vento permettendo, rimane ancora la via principale di collegamento tra i principali centri turistici e le eccellenti spiagge della costa sudorientale che sono poi le principali attrazioni turistiche insulari insieme a Cerigo, il capoluogo con le sua facciata cicladica, il forte e le panoramiche sul golfo di Kapsali.

L'isola è coinvolta insieme al suo sattelite lontano l'isolotto di Antikythira nei progetti comunitari Natura 2000 soprattutto per effetto di essere uno dei più straordinari crocevia di volatili nel Mediterraneo. Tolto questo, la natura non è mai stata generosa con Citera continuando a dispensare terremoti a tutta intensità per tutto il '900: l'ultimo sisma verificatosi a gennaio del 2006 di magnitudo 6,5 richter ebbe come epicentro lo stretto di Anticitera e diede un colpo significativo alle poco curate bellezze architettoniche dell'isola. Il ponte inglese di Marvel a Livadi ha retto, molti nuovi paesaggi "incredibili" sono stati generati, ma la gente ha penato parecchio per ritornare alla normalità.

Il primo approccio con Citera si materializza a Diakoftì il nuovo porto dell'isola riparato dal vento da un'isolotto separato dalla terraferma da un breve istmo che è stato agganciato da un ponte. E' stata di recente teatro di un incidente, un mercantile ucraino si è arenato su uno scoglio al largo del porto segnandone (fino a quando?) il paesaggio. Diakoftì dispone di una bellissima spiaggia - sicuramente la meno colpita dal vento estivo che picchia la costa orientale per tutto l'anno - ben servita e a portata di bambino. Protetta da una piccola foresta di palme la spiaggia locale porta in mente, per la sabbia bianca e i fondali bassissimi, ambienti di mare subtropicali.

Da qui si deve decidere se rimanere in zona spostandosi verso il villaggio turistico più vicino, Avlemonas, oppure se prendere la strada del sud in direzione Chora e Kapsali dove è concentrato il massimo dei servizi turistici sull'isola. Un'ultima alternativa legata alla prima punta su Potamòs, l'insediamento più importante di Citera per poi mirare verso la regione di Karavàs a nord e il vecchio porto di Ayia Pelayia sul litorale a est. La regione è collegata in traghetto con Neapoli e Elafonissos, . Le anime più irrequiete possono infine intentare il passaggio sull'isolotto estremo di Antikythira terra di grandi scoperte archeologiche permanentemente battuta d'estate da forti correnti di vento che ne rendono spesso problematica l'accessibilità.

Tsirigo e Kapsali

peschereccio

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Watteau

Tsirigo

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Tsirigo

Tsirigo

Tsirigo

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Fokospilia

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Melidoni

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Tsirigo e Kapsali

La destinazione più probabile rimane da sempre quella di Kapsali nell’estremo sud del’isola, villaggio di pescatori molto caratteristico situato ai piedi del capoluogo tradizionale di Citera, Chora o Tsirigo. Consiste di due bellissime insenature gemelle entrambe dotate di spiaggia, marina, rooms to let, ristoranti e possibilità di vita notturna. Promette ottime sorprese di mare nei dintorni, e uno dei paesaggi più fascinosi del mar Egeo, appunto il capoluogo, borgata anfiteatricamente costruita su un colle arido e riparato dalla costa. E’ un tipico paese cicladico arricchito di costruzioni risalenti al periodo veneziano e poi coloniale: casette bianche a cubo abbracciate tra di loro dai balconi colorati e dai cortili fioriti, intervallate da una labirintica rete stradale tutta in salita all’ombra dell’imponente anche se un po’ massificata fortezza. Questa è stata costruita dai bizantini nell’XI secolo ma poi fu espansa e ristrutturata dai veneziani nel 1503 nell’obiettivo di garantire protezione alla popolazione durante gli assalti pirateschi. Fece grande fatica a parare i colpi del terribile Barbarossa che distrusse il borgo (kastropolitia) nel 1537 costringendo il presidio veneziano alla resa.

Punto panoramico per eccellenza del vecchio borgo, la fortezza riserva forti emozioni in fase di tramonto con il sole che si spegne nel pelago: la vista si estende sulla costa frastagliata di Kapsali e quando il tempo lo permette oltre il pelago fino a Antikythira e il capo di Gramvoussa a Creta. Tra le mura sono conservate in buon stato le dimorre dell’amministratore della Serenissima, il governatorato e tre basiliche bizantine. Furono messe a punto da Venieri (stranamente noto anche come Venus) e oggi ospitano documentazione sul passato medievale di Citera. Il museo comunale espone invece una collezione di reperti minoici, classici (tra cui il celebre leone di marmo, del 550 aC) e romani rinvenuti soprattutto nella zona di Paleopolis.

Attorno a Kapsali si estende un numero ragguardevole di spiagge eccellenti tutte facilmente raggiungibili a piedi, in barca o ancora in moto. Le meglio organizzate sono quelle di Melidoni e Sparagariò a ovest, Kiriakolou, Chalkòs, Vroulea, Kalamos e Firì Ammos a est del porticciolo. Tutte spiagge solitamente a ciottoli, di dimensioni ristrette, dai fondali subito bassi, arricchite da paesaggi di roccia molto suggestivi spesso forgiati dall’azione di terremoti violenti. Vrouleas si presta bene al subacqueo e insieme al golfo di Melidoni dispone dei fondali più belli di Citera meridionale. Assolutamente da primato sono le acque a Chalkòs e Firì Ammos, spiagge libere raggiungibili da Kapsali in barca (peschereccio) sempre dominate da strapiombi maestosi, mentre una dimensione intima si può realizzare nella spiaggia di Kalamos ai piedi dell’omonimo villaggio.

Kalamos e Chytra

L’isolotto di Chytra visibile da Kapsali come da tutte le spiagge di Citera meridionale è una delle attrazioni di mare principali da raggiungere dal porticciolo. Molto scenico - un enorme roccia gettata nel pelago - è noto anche come Avgò (uovo) per le sue forme ovali e secondo una versione mitologica sarebbe il luogo di nascita della stessa Venere. Punto di forza dell’isola le spettacolari grotte marine di Fokospilià chiamate così perchè un tempo frequentate dalla foca monaca. Grazie al Glassboat in partenza da Kapsali si possono perscrutare i suoi magnifici fondali altamente considerati dagli esperti del settore.

Isola a forte impronta religiosa Citera conserva nella regione di Chora e Kapsali diversi monasteri storici, il più suggestivo dei quali resta nei pressi di Kapsali il monastero di Ayios Ioannis Engremòn (San Giovanni del dirupo), formidabile per posizione e panoramiche mazzafiatto. Il monastero, costruito nel XVI secolo è dedicato all’Evangelista Ioannis che secondo la tradizione avrebbe fatto sosta qui durante la prima fase della stesura dell’Apocalisse (realizzata poi sull’isola di Patmos). Arrampiccato sulla roccia granitica è stato costruito secondo la tradizione locale all’ingresso di una grotta dal cui soffitto scorre acqua considerata sacra.

Maria la Mirtidiotissa

Due ulteriori monasteri storici più vicini a Chora sono quello di Santa Elessa (monaca eremita che ai tempi protocristiani raggiunse Citera dal Peloponneso) costruito sulla cima di un colle in posizione fortemente panoramica. Celebra la festa di questa pioniera del cristianesimo ogni anno il primo di agosto. E il monastero più venerato dai locali noto come Mirtidiotissa per la boscaglia di mirto che lo circonda. Sito in posizione Limnaria vicino a Livadi custodisce l‘icona della Madonna nera sembra di origine palestinese rinvenuta per caso da un pastore nei primi del novecento e ritenuta miracolosa dalle tradizioni locali. E' celebrata ogni anno il 24 settembre con una processione lunga 16km che si conclude a Chora dando avvio alla più importante sagra popolare dell'isola fatta di musica e danze ispirate al sirtos cretese, porchetta allo spiedo e altre pietanze locali.

L'oasi di Milopotamos

cascate a Citera!

Un po' più a nord si trova il villaggio tradizionale di Milopotamos una delle poche oasi di verde a Citera spostata verso le coste sudoccidentali dell'isola. Qui le correnti più fredde e umide dello Jonio hanno plasmato una piccola oasi di verde ricca di acqua che contrasta nettamente con la siccità circostante. Il borgo ormai semiabbandonato (appena 100 abitanti sembra solo d'estate) è costruito su due piani, la parte bassa sul mare, un aggregato in pietra che ricorda i villaggi di Mani, e quella alta sul colle. Suo punto di forza la cascata di Fonissa (assassina) a due chilometri di sentiero da qui nel cuore di una minuscola foresta di pini. Sparsi per i corsi d'acqua in ruderi alcuni mulini ad acqua costruiti, 23 in tutto sono oggi rimaneggiati dai terremoti e costretti all'abbandono. Il loro possesso garantiva potere a un piccolo numero di famiglie che costituì allora l'aristocrazia dell'isola.

La parte alta del villaggio è dominata da una piccola fortezza veneziana costruita a picco sul dirupo e con il leone di Venezia bene in vista.Sembra dal numero delle capelle costruite nel suo interno che questo luogo fosse dopo la dipartita dei Veneziani popolato da monaci in ritiro. Le panoramiche sul pelago da qui restano di primissimo livello. Sulla costa in posizione Limnionas si estende una graziosa spiaggia a ghiaia circondata dalla roccia, molto tranquilla. Non è alla portata di tutti ma dispone di fondali che si prestano bene all'esplorazione subacquea. A Milopotamos non mancano i servizi di ristorazione e permanenza limitatamente nella parte alta del paese. Curiose sono al posto alcune costruzioni risalenti al colonialismo britanico tra cui la scuola comunale dove gli isolani di una certa nobiltà erano tenuti a portare le proprie figlie nella rpima metà dell'800. Non vanno mancate, a 40 minuti di camminata da qui, le grotte lacustri di Ayia Sofia, non ancora del tutto esplorate ma ricche di decorazioni in stalagmiti, stalattiti e incisioni murarie a sfondo religioso. Il tracciato interno è lungo all'incirca 300 metri per una superfice visitabile di all'incirca due mila metri quadrati. Riserva temperature off limits nella calura estiva: 16 gradi centigradi e si sviluppa su due livelli: uno sopra il livello del mare e l'altro sotto. La sua formazione prende l'avvio in età quaternaria 4 milioni e si estende lungo tre distinti stanzoni che sia pensa siano uniti tra loro per vie sotterranee. Il suo ingresso è sbarrato da una chiesetta storica dedicata a Ayia (Santa) Sofia che stando alle tradizioni avrebbe soggiornato durante un suo pelegrinaggio nei limiti della grotta. Molto gradevole la panoramica che si estende dall'ingresso delle grotte sullo Jonio.

stalagmita a Ayia Sofia

La costa orientale

 

il leone di Paleopolis

la spiaggia di Diakoftì

Una valida alternativa a Kapsali è data da Avlemonas a poca distanza dal porto di Diakofti. E' un piccolo villaggio di pescatori sito sulla frastagliata costa di Paleopolis e protetto da due isolotti noti come Dragonares e famosi per le scoperte archeologiche realizzate nei loro fondali. Ha avuto un discreto successo turistico specialmente da quando il porto è stato spostato a Diakofti e ormai dispone di una ben organizzata infrastruttura turistica tra cui anche un campeggio. Un piccolo fortino veneziano si distingue in uno dei settori del porticciolo con l'inmancabile incisione del leone di San Marco scolpita sulla facciata. Très romantique.

La spiaggia di Kaladì rimane la più fotografata di tutta Citera

Attrazione principale di Avlemonas le spiagge che si succedono sul tratto di costa a sud del porto. La più estesa è quella di Paleopoli a poca distanza da Avlemonas, spiaggia a sabbia a portata di bambino e ben servita. Più a sud ancora l'incredibile spiaggia di Kaladi tuttoggi libera tra le più sceniche in assoluto dell'Egeo e sicuramente la più fotografata di tutta Citera. Quindi l'altrettanto deserta Kombonada, spiaggia a ghiaia dai fondali bassi che si presta molto bene al subacqueo per concludere ancora più a sud con una delle più frequentate spiagge di Citera, l'esteso sabbione di Firì Ammos. Nel loro complesso queste spiagge sono soggette a forti correnti durante certi periodi dell'estate cosa che può condizionare il loro raggiungimento via mare.

Non poco caratteristico è il mare a Avlemonas tra i "laghetti" che si formano tra un'insenatura e l'altra. Ma la spiaggia migliore della regione rimane sempre quella già citata di Diakofti, meno soggetta al vento e riparata da una piccola area boschiva molto suggestiva. A Diakofti, in posizione Choustì si trova uno delle più importanti grotte dell'isola, un tempo usata come santuario e nella quale sono stati rinvenuti reperti che risalgono al 3800 aC. Per chi ama il subacqueo un sito italiano segnala gli spettacolari fondali attormo alle isole Dragonares al largo di Avlemonas.

i tholoi di Paleopoli erano delle tombe ricavate dalla roccia molto in uso a Creta all'età del bronzo

Paleopoli significa città vecchia e infatti nella locale area archeologica nota come Loutrò tis Afroditis (il Bagno di Venere) sono esposti in ruderi i primi segni di una civiltà sedentaria sull'isola: la città portuale di Scandia era contemporanea all'impero di Minosse. Gli amici del subacqueo potranno perscrutare i fondali di Paleopolis con i resti dell'antico porto ancora in piedi apoca distanza dal litorale. Tutti gli altri invece potranno godere di una spiaggia a sabbia chilometrica che quando non è colpita dal vento è alla portata anche dei più inesperti.

Sagre popolari a Citera
17/7 Avlemonas, Ayia Marina
24/7 Avlemonas, Ayios Pandeleimon
1/8 Chora, Ayia Elessa
6/8 Diakoftì, Ayia Moni
15/8 e 24/9 Livadi, Panayia Mirtidiotissa
16,17 e 18/8, Antikythira, Ayios Miron

 

Diakofti, Avlemonas, Ayia Pelayia

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Diakofti

Diakofti

Avlemmonas

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Avlemmonas

Paleopoli

Kaladi

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Kaladi

Kombonades

Firi Ammos

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Paleochora

Paleochora

Paleochora

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Ayia Pelayia

Ayia Pelayia

Ayia Pelayia

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Amir Ali

Platia Ammos

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Potamòs e Ayia Pelayia

Da Avlemonas è possibile intraprendere alcune tratte continentali molto promettenti. Se è Domenica e si vuole conoscere un po' il posto ci si sposti fino a Potamòs dove ogni settimana si tiene il mercato all'aperto, ricchissimo di prodotti locali tra cui l'ottimo miele, i formaggi di capra, i mandorlati, il bianco locale e il liquore rakì (fatourada), i fiori secchi, l'artigianato domestico e tutto quel che fa tradizione sull'isola. Si arriva a Potamòs seguendo la strada che passa per l'aeroporto passando per il villaggio di Arodianika. Potamòs è il villaggio più popoloso dell'isola, dispone di ufficio postale, banca e ospedale mentre hanno qua sede gli uffici della Compagnia aerea. Qua è raccolto un buon numero di trattorie e panetterie che riassumono eggreggiamente le tradizioni cullinarie dell'isola.

A Potamos si potranno degustare il pesce al forno con le patate, l'incredibile striftì focaccia a base di formaggio di capra che ha conquistato la Grecia, il veneziano pasticcio (piatto a base di maccheroni), le polpette di carne e zucchine (kolokithokeftedes), la vrachosalata a base di pesce e legumi e tanti tanti dolciumi fatti di miele e mandorle simili a quelle in uso nel Sud Italia. Le "semprevive" fiori secchi che non apassiscono mai (e a cui si è dato un nome italiano) possono essere acquistate come ricordo di questo villaggio che è quanto di più autentico dispone l'isola di Citera.

Ayia Pelayia

Ayia Pelayia è il vecchio porto di Citera e il principale punto di collegamento dell'isola con la Laconia meridionale, (il porticciolo di Neapoli) e l'isola di Elafonissi. E' situata a nord est dell'isola e dispone di una discreta struttura turistica fatta di pensioni eleganti in buona armonia con un ambiente esterno piuttosto aspro e colpito dalla siccità. La spiaggia locale è molto bella ma rimane tra le più colpite dal vento durante l'estate. Straordinario da qui il tramonto con vista su Elafonissos e le montagne del Maleas. Da Ayia Pelayia parte una delle più belle escursioni sull'isola quella che porta a pochi km di auto fino alle gole di Kakià Lagada, un corso d'acqua che perfora il canyon creando lungo la costa una spiaggia onirica. Poco prima di arrivare, appare rude ma non meno spettacolare la spiaggetta di Limni, a ghiaia fine e acque profonde, ideale per chi pratica il subacqueo oltre che per le anime solitarie.

Vicino a Ayia Pelayia, nell'immediato continente, troviamo Karavàs, villaggio dove si celebra per due giorni a fine agosto, la festa del vino. Karavàs e il suo circondario sorprendono per la vegetazione e le aree boschive una di quelle molto segnalata, nota come il passo di Amer Alì con i suoi sentieri sommersi nel verde dei platani e della pineta. Da Karavàs, la provinciale porta direttamente sulla punta settentrionale di Citera e lo stretto con Elafonissos a livello di Platià Ammos, piccola località turistica sviluppata di recente attorno alla sua spiaggia a sabbia, ben dimensionata e riparata dal vento. Una delle spiagge più a portata di bambino di tutta Citera fornita di servizi di ristorazione e soggiorno. Tutto attorno due spiagge particolarmente sceniche, raggiungibili in barca o a piedi, Fournì a sud, spiaggia nota per il fiumicciatolo che conclude il proprio corso su questa costa e la rude Lorenzos a nord, un'ottima combinazione mare montagna, aperta al naturismo e al free camping,.

Sopra Langada a conclusione del sentiero che si estende tra le gole (solo d'estate asciutto) giace nell'abbandono a 200m di altezza dal livello del mare la capitale medioevale di Citera, Paliochora, ghost town abbandonata solo quando le condizioni di sicurezza nelle coste divennero accettabili. Per secoli non lo erano sicuramente da queste parti, specie quando gli imperi dominanti cadevano in declino e il mare di Creta finiva nelle mani di pirati e predoni locali e stranieri. Paliochora, nonostante le pesanti fortificazioni fu ripetutamente distrutta e data a fuoco dai saraceni ma la popolazione poteva trovare sempre riparo tra i cuniculi e le gallerie interne alle gole. Quel che qua si salva al giorno d'oggi sono alcune cappelle in pietra molto suggestive e poche strutture difensive in ruderi: più che le motivazioni storiche quel che attrae qua sono soprattutto le panoramiche che si ottengono sulla penisola di Maleas e l'isola di Elafonissos.

Antikythira e i suoi misteri

antikythera

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potamos

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meccanismo2

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Antikythira è un isolotto esteso su 27km2 di superficie rocciosa, staccato 3 ore di traghetto da Citera e 5 dal porto di Kastelli a Creta. La nave fa la sua apparizione una sola volta alla settimana e questa spesso con grandi ritardi dovuti a guasti o alle avverse condizioni metereologiche con mare a forza 7+.

l'eroica Mirtidiotissa raggiunge anche Antikythira

Antikythira non poteva che stare al di fuori dalle rotte turistiche e questo nonostante alcuni sforzi recenti. In base al censimento del 2001 conterebbe appena 45 abitanti concentrati nell'insediamento di Potamos mentre tutti gli altri insediamenti sparsi per l'isola sono del tutto abbandonati. Manca la posta e la banca, la scuola si è spenta, resistono ancora, per i pochi turisti, un café, un ristorante e una pensione comunale. L'infrastruttura turistica è assolutamente rudimentale e chi si decide di visitare il posto deve essere ben armato di tenda, sacco a pelo e tutto quello che serve per il free camping.

La natura rocciosa dell'isola e la sua esposizione a forti correnti di vento rendono rare le occasioni di balneabilità Eccezione è fatta per il covo di Xeropotamos nel settore nordorientale della baia di Potamòs, raggiungibile in barca o a piedi a una mezzoretta di sentiero. E' una spiaggia piccola a ciotoli dal mare cristallino e dai fondali che invitano al subacqueo. Molto scenica rimane la spiaggetta di Kamarela che emerge nella roccia a poca distanza a sud di Potamòs sulla costa occidentale, dopo l'elicodromio.

Sopra Xeropotamos in posizione Kastro un arcaico covo di pirati in ruderi è stato rinvenuto dagli scavi archeologici. Erano in agguato sulle navi mercantili di passaggio dallo stretto a nord di Antikythira e tra l'isola e il capo di Gramvoussa a Creta, che per secoli fu infestato dai predoni rendendo quel tratto tra i più pericolosi in assoluto in tutto il medioevo. Sono visibili su un'area di all'incirca 30 ettari alcuni caseggiati e una serie di piccoli arsenali, rocche e fortini che denotano un ambiente fortemente militarizzato. L'insediamento fu distrutto dai romani nel primo secolo dC per riprendere il suo corso in modo intermittente durante il medioevo. Lungo questo periodo l'isola rimane per lo più disabitata anche se esistono tre insediamenti in ruderi che testimoniano un certo popolamento durante il medio periodo bizantino (tra il VII e il XI secolo dC): conoscerà un popolamento stabile solo a partire dell'800 con l'arrivo di un gruppo di pescatori e eremiti cretesi.

Tornati a Potamos un secondo tracciato in parte asfaltato porta alla basilica di Ayios Myron e di là in direzione sud fino al vecchio faro detto di Apolytara sull'estremità meridionale dell'isola. Ayios Myron è attorno al ferragosto un punto di ritrovo per centinaia di pellegrini giunti da Citera e Creta per festeggiare alla locale sagra religiosa (17/8). E' costruito al centro dell'isola su un altipiano che raggiunge poco meno di 400 metri dal livello del mare e offre maestose panoramiche sia verso l'Egeo che verso lo Jonio. Si arriva al faro dopo una lunga camminata che passa per il borgo spettrale di Karavostassi: il faro è alto 23 metri ed è oggi sotto la protezione dalla marina militare. Al largo di questo faro si incrociano i tre mari della Grecia, l'Egeo, lo Jonio e il mare di Creta.

spiaggia

Xeropotamos

www.antikythira.gr
www.antikythera.8m.com

Tornati ad Atene ricordatevi di visitare il Museo Archeologico Nazionale di via Patission alla ricerca del più grande enigma lasciato dal mare di Citera ai posteri: il meccanismo di Antikythira, per più di 2 milleni nascosto nella carina di una nave mercantile naufragata al largo di quest'isolotto a sud di Citera. E' un elaboratore analogico fatto di tanti dischi e cilindri sembra allora usato per misurazioni di calendario ma che in realtà nessuno sia ancora riuscito a spiegarne il funzionamento. Colpito irrimediabilmente dalla ruggine questo meccanismo non ha per complessità alcun simile nel mondo preindustriale in Europa almeno fino al XVII secolo. E' di età ellenistica, ed è certo che provenisse dall'isola di Rodi.

Altre scoperte archeologiche di primissimo interesse realizzate al largo di Antikythira sono il celebre Efebo e il filosofo di Antikythira statue di bronzo esposte sempre nel museo archeologico di Atene e stampate su tutti i manuali di storia delle scuole elementari e medie.

Citera sul web

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Scriveteci le vostre impressioni su Citera e soprattutto mandateci le vostre fotografie di viaggio. Paesaggi, mare, servizi. divertimenti. Le pubblicheremo: haris@iol.it

Kaladi

watteau

Il distacco di Citera ha ispirato la letteratura ottocentesca sia nell' Embarquement pour l'ile de Kythere di Antoine Watteau (ingrandisci) che in alcuni racconti di Beaudelair.

 

 

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