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La penisola di Mani - Maina nelle lingue latine - è una delle tradizionalmente più "estreme" destinazioni turistiche della Grecia e prende l'avvio dal porticciolo di Githio, capoluogo delle province meridionali della Laconia, nel Peloponneso sudorientale. Questa regione remota si estende lungo il "piede di mezzo" del Peloponneso meridionale, un terriorio arido e roccioso lungo all'incirca 70 chilometri e largo al massimo 28 che si forma dal massiccio di Taygetos nel momento in cui esso si spegne nel Mediterraneo. Questa montagna che nelle sue punte massime supera i 2400 metri di altitudine "spacca" la regione in due sezioni distinte: quella "solare" a est (prosiliaki Mani) più dolce anche se perennemente colpita dalle correnti di vento che dal mar nero si abbattono sull'Egeo estate e inverno; e quella "ombrosa" (aposkierì) a ovest a metà tra la provincia lacone e quella della Messinia, nota nella mitologia come l'anticamera degli Inferri per via delle sue caverne e dei suoi fiumi sotterranei. In questa sede ci limiteremo nella sola parte lacone di Mani "ombrosa" lasciando quella che fa perno attorno a Kardamili a una sezione successiva.

800 torri di pietra tutte da scoprire nelle vallate montane le coste del Taygetos

Il giro esteso su un tratto ciclico di strada provinciale lungo 136 chilometri prevede una serie di soste in direzione sud a partire dalle più rappresentative località della regione, Itilo, Limeni e Diròs, per proseguire lungo la costa occidentale attraverso Tigani, Gerolimenas e Porto Kayio fino al leggendario capo Tenaro. Quindi i tre villaggi storici di Mani, Kita, Vathia e Layia e ritorno a Gythio lungo il versante orientale della penisola con buone occasioni di mare in corrispondenza di Kokala, Kotronas e Kalivia.

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In seguito e sempre da Gythio ci si sposterà verso nord nei pressi della città di Sparta alla riscoperta dell'ultima capitale Bizantina, Mistras, ghost town di assoluto interesse storico-ecclesiastico, estremo avvamposto della civiltà greco-ortodossa all'espansione ottomana islamica nella Grecia del XV secolo, dichiarato dall'Unesco patrimonio culturale mondiale. Quindi si dovrà decidere se attraversare lo stretto con Citera con le linee della ANEN in direzione Diakofti o Kapsali alla scoperta di un'isola che ha da sempre fatto dell'isolamento il suo punto di forza, l'isola di Venere, appunto Citera. Oppure se spostarsi verso le coste orientali della Laconia a est del secondo monte della regione Parnonas con destinazione la celebre Gibilterra della Grecia, Monenvassia, i villaggi dello Zarakas, Gearakas e Kiparissi a nord di questa, l'impervia penisola di Maleas a sud e il caraibico isolotto di Elafonissos sul golfo di Neapoli su un angolo del golfo lacone.

La penisola di Mani è la seconda delle tre penisole del Peloponneso meridionale e si divide amministrativamente tra la regione della Laconia (Sparta) e quella della Messinia (Kalamata). E' una regione montagnosa dominata dal monte Taygetos che lungo la penisola supera per ben due volte i 1000 metri di altezza mentre tocca gli 800 a livello di Areopoli, la principale delle città di Mani dopo il capoluogo della provincia Githio. L'impero della pietra come è solitamente chiamata Mani è una regione asciutta nella sua parte occidentale e meridionale che recupera un po' di umidità e vegetazione solo lungo il suo versante orientale popolandosi di macchia mediterranea, ulivo, pineta, eucalipto e cipressi.

Githio

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gythio

gythio

gythio

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gythio

gythio

gythio teatro

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Skoutari.

Skutari

Kotronas

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Areopoli

Areopoli

Areopoli

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limeni

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Itilo

Limeni

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dirou

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Limeni

grotte di Diros

grotte di Diros

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grotte di Diros

grotte di Diros

grotte di Diros

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kelefas

mezapos

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Kelefas

Mezapos

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Tigani

gerolimenas

gerolimenas

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Vathia

Vathia

Vathia

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Porto Kayio

Porto Kayio

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layia

kokala

capoTenaro Aristea

Layia

Kokala

Due sono le attrazioni principali di questa regione limite della Grecia meridionale. La prima è di ordine speleologico: Mani è soprattutto nota in Grecia per le sue incredibili grotte lacustri generate dalla presenza di fiumi sotterranei che in un lasso di milioni di anni hanno modellato di stalagmiti e stalattiti caverne di straordinaria bellezza come quella di Diròs, meta privilegiata delle scolaresche di tutta la Grecia: la presenza di queste 80 e passa grotte nel sottosuolo maniota ha stimolato la produzione mitologica durante l'antichità associando il luogo agli inferri, al regno di Plutone e alle tenebre. E' certo che queste grotte furono frequentate fin dal paleolitico e che siano servite all'uomo come rifugio, punto di stoccaggio, fonte di approvvigionamento idrico, luogo di culto e posto dove riparare le mandrie.

La seconda attrazione ha a che fare con la cultura popolare tradizionale che a partire dal medioevo bizantino ha eretto su questi luoghi un numero infinito di rocche e torri simili per geometrie a quelle che si riscontrano in alcune borgate medievali del mediterraneo sudoccidentale (dalla Spagna all'Italia) ma più basse e costruite in pietra e materiali rigorosamente locali. Le più vecchie sparse in gruppi nella parte meridionale di Mani (Kita e Nomia) risalgono al tardo impero bizantino, sono state costruite da dei generali franchi al servizio dell'impero e hanno ricoperto funzioni prettamente difensive. La più importante di tutte Maina (da cui Mani) è stata messa a punto dal crociato franco Guiliermo Villarduino nel XIII secolo sul promontorio di Tigani, punto strategico esposto sul golfo della Messinia.

Torri di Mani

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La storia di Mani è fondamentalmente la storia delle sue torri: quelle riflettono il carattere indomabile di una popolazione che visse per secoli isolata, sviluppando un rapporto viscerale con lo spazio che per quanto poco generoso e inospitale garantiva una certa sicurezza in tempi in cui la malvivenza non risparmiava nessuno e il mare di Creta era perennemente infestato di pirati. I franchi con il loro arrivo a metà del XIII secolo migliorarono le difese del luogo ma la loro permanenza venne presto giudicata economicamente infruttuosa e pregna di rischi. Mani venne presto abbandonata agli appetiti degli ottomani che però in 4 secoli di presenza nella provincia lacone molto raramente riescono a oltrepassare la linea che separa da nord la penisola e che collega le fortezze di Passava e Kelefas. Agli ottomani non rimase alternativa che concordare ai manioti un livello di autonomia amministrativa del tutto sconosciuto nel resto del Peloponneso. Arrocati su queste torri i manioti condussero una resistenza feroce alle masnade turcoalbanesi di Hadgì Osman Pascia nell'ultima fase dell'700 e a quelle egiziane del terribile Imbrahim figliastro di Mochamed Ali d'Egitto nelle prime fasi della rivoluzione. Ai patrioti Manioti va attribuita la liberazione di Kardamili e soprattutto di Kalamata poco dopo l'insurrezione generale del 1821.

Chi nella storia ha tentato di imporre il proprio controllo su Mani ha sempre puntato sull'abbattimento delle mille fortezze di cui Mani è popolata generando furiose ribellioni. Lo stesso destino è toccato pure al neonato Stato ellenico che centralizzò il potere tentando la rimozione delle autonomie regionali. Il carattere scontroso dei manioti e il loro insaziabile desiderio di autonomia produsse violente ribellioni compreso l'attentato che costò la vita al primo governatore della Grecia libera conte di Copadistria a Nafplion nel 1831. Alla fine il Re Ottone di Baviera in cambio della smilitarizzazione delle torri dovette riconoscere tutti i vecchi privilegi che i manioti godevano sotto i turchi.

Col tempo il possesso di torri diventa sinonimo di potere tribale: a torri più alte e complesse corrisponde un potere tribale superiore da contrapporre spesso aggressivamente a quello delle tribù rivali. Le lotte intestine si accendono lungo l'intero '800 degenerando in faide tremende che spingeranno le dinastie reali al potere all'impopolare decisione di sopprimere le torri e con loro alcuni costumi tribali poco consonni alla civiltà moderna.

Le torri sono disseminate lungo l'intera penisola a sud di Kardamili e con frequenza maggiore nel suo settore meridionale in corrispondenza dei villaggi di Vathia, Layia e Kita, popolati quasi in esclusiva da questo tipo di costruzioni. Se ne contano all'incirca 800, la maggior parte purtroppo in ruderi sebbene gran parte di loro oggi siano sottoposte a opere di restauro. Le più alte raggiungono i venti metri di altezza mentre le più articolate prevedono diverse strutture sotterranee e di collegamento tramite ponteggiatura. Mancano totalmente le strutture in legno, le stesse porte sono anch'esse derivate dalla pietra. Le più recenti combinano alla pietra grezza i calcinacci qualcosa che le ha rese molto più resistenti alla furia dei terremoti che periodicamente colpiscono la regione (ultmi, quello del 1986 con epicentro il golfo messinese ha devastato la città di Kalamata e quello altrettanto devastante del 2006). Mancano i balconi e le finestre più che finestre vere e proprie sono dei fori sul muro utili per il solo avvistamento del nemico. Molte di loro sono state trasformate negli ultimi anni in pensioni lussuose, mentre alcune come quella di Petrombeis Mavromichalis a Limeni fungono da museo storico-etnologico.

L. Tzeferakos

Abitata estate e inverno da soli pochi pastori Mani è stata scoperta dal turismo nei primi anni '80 con l'arrivo del turismo tedesco che rimase molto affascinato da questo angolo estremo della Grecia. Molte torri per decenni costrette all'abbandono e alla rovina vennero allora restaurate e vennero recuperate alcune borgate assolutamente museali come Vathia, Layia e Mudanistica. Si realizza allora anche la prima rete stradale che descrive un cerchio seguendo le coste e dimenandosi pure verso le borgate continentali di Mani: villaggi off limits, nascosti dal mare ma con la possibilità di controllarne i movimenti, sono noti per le loro infinite capelle e basiliche storiche, mai sfiorate dal tempo su cui si è eggreggiamente intrattenuto John Chapman.

Githio

Gythio, il capoluogo di Mani è un porticciolo di 5 mila abitanti che ha saputo conservare eggreggiamente il proprio colore tradizionale. Non mancano alcune costruzioni stonate anni '70 ma nel complesso la città fà una bella figura e predispone alla fotografia. E' facile qui trovare una sistemazione mentre spostandosi a poco da qui la regione offre di ottime occasioni di mare in successione: Mavrovouni, Ageranòs, Skoutari, Kalìvia, e la un pò più staccata, Kotronas, belle spiagge solitamente a ciottoli, inquadrate in ambiente di roccia, ben servite e ben collegate con il resto di Mani tramite la dorsale per Areopoli.

Unito da un istmo di terra con Gythio è lo storico isolotto di Marathonissi, dominato dalla eroica ai tempi della resistenza agli ottomani fortezza di Tzanetakis. Indimenticabile il tramonto a partire da questa posizione con sfondo le due più orientali penisole del Peloponneso.


Per chi viaggia in tenda la zona a sud di Gythio offre diverse occasioni di campeggio; a Mavrovouni c'è il GYTHEIO BAY, (Tel. +30 27330-22522) e il MANI BEACH (Tel. 27330-23450), mentre a Ageranos il KRONOS, (Tel. 27330-93093) e il PORTO AGERANOS, (Tel. 27330-93342).

Gythio fondata dai fenici prima dell'anno 1000 aC fece da porto della leggendaria città di Sparta in età classica. Molti quindi i resti nel circondario, in corrispondenza dell'antica Acropoli (Larission), del teatro antico dedicato a Dioniso e della piccola area archeologica dove prevalgono ritrovamenti romani. A luglio, il teatro ospita manifestazioni teatrali e musicali, le prime quasi sempre centrate attorno al dramma e alla commedia classica. Interessante a est di Gythio la visita alla massiccia e malconservata fortezza veneziana di Passava costruita nel 1294 da Villarduino, e destinata a teatro di battaglia tra greci e turchi per diversi secoli. Il suo nome deriva proprio dal verbo passare in francese passer avant (andare avanti). Tra le restanti rovine nel circondario spicca il relitto che vediamo nella foto sotto ...

Mani. Areopoli, Itilo, Diros

Areopoli

Ayios Georghios

Kalamakia, l'ingresso degli Inferri

Da Gythio la provinciale porta direttamente nella città di Areopoli sulla costa orientale di Mani: la città dei venti secondo la tradizione e di dio Marte (Aris) secondo la mitologia ci introduce nello stile maniota nel modo più eggregio: stradine lastricate, torri, fortini abbandonati e chiesette di pietra inquadrati nell'ambiente di roccia e mare compongono un panorama molto suggestivo. Due di queste torri sono oggi adibite in pensione che vale la pena vedere e soggiornarvi: la torre di Lòntas, del 1798 e quella di Kapetanakos, costruita a metà dell'800', tra le meglio restaurate rocche di tutta la regione. Da aggiungere a queste la cattedrale storica di Taxiarchis con la sua torre che sovrasta l'intero borgo punto in cui i partigiani giurarono fedeltà alla rivolta antiottomana.

A poca distanza da Areopoli verso nord troviamo Itilo, storico villaggio rurale citato da Omero e suddiviso in due frazioni: la parte alta all'estremità di una vallata racchiusa da due colli e quella bassa sul litorale. Domina la valle l'ulivo che cresce praticamente ovunque mentre nella parte bassa (Karavostassi) il turismo ha conosciuto un discreto sviluppo negli ultimi anni. Anche qui pronunciata è la presenza delle torri maniote mentra da qui sia verso nord (e quindi verso Kardamili) che soprattutto verso sud (e cioè verso Diros) si estende la più ampia rete di grotte mai esplorata in Grecia. Quella creata dal corso del fiume sotterraneo Glifada e che ha ispirato il racconto arcaico della discesa alle Tenebre condotta dal Caronte il "traghettatore", disposto a portare le anime nel regno di Plutone a condizione di essere ricambiato in soldi (obolo).

A Itilo si trova la grotta di Kalamakia abitata centinaia di migliaia di anni fà nel medio Paleolitico da ominidi del genere Neandertaliano. E' una galeria lunga una ventina di metri, larga 7 e alta 8 ed è aperta al pubblico.Tante altre caverne ci sono segnalate dal sito locale curato da Yianni Kofinas, meno interessanti sul fronte paleontologico ma più sceniche per decorazioni alcune delle quali raggiungibili scendendo per mezzo di sola corda in bucche assolutamente imperiose e dotate di laghetto che invitano i più esperti all'esplorazione subacquea. Tra le grotte della regione da ricordare la famigerata grotta di Keadas, molto deprecata, nell'antichità, il baratro nel quale gli spartani gettavano i corpi dei ragazzi non dotatialle mansioni militari.

il forte di Kelefas immortalato da G.Venizeleas

La ormai desolata fortezza di Kelefas sovrasta Itilo alta ed è stata costruita dagli ottomani nel XVII secolo. Con il forte di Passava costituirono la linea Maginot della regione di Mani: una linea inespugnabile che ha notevolmente arrestato la conquista ottomana del Peloponneso meridionale. Poco più a nord sulla costa in posizione Limenes, un minuscolo villaggio di pescatori molto caratteristico rimane noto per la sua spiaggia e il suo mare pescoso. Molto indicato qua l'assaggio del polipo alla marinara e l'aragosta nelle pittoresche osterie del golfo. Ospita uno dei meglio conservati fortini di Mani quello della storica famiglia dei Mavromichalis, oggi adibito in museo etnologico

A sud di Itilo e sulla strada che porta al villaggio di Pirgos Dirou, così chiamato proprio per l'abbondanza di torri (pyrgos) e rocche di avvistamento sparse per il territorio, si trova la prima delle tre grandi caverne della regione quella di Alepotripa: scoperta da un cacciatore all'inseguimento di una volpe, occupano uno spazio di 6500m2 di cui larga parte occupata dal letto di un fiume sotterraneo, e pertanto sono miste sia terrestri che lacustri. Tanti i ritrovamenti preistorici all'interno di queste grotte sembra popolate o comunque largamente utilizzate tra il VI e V millennio aC.

La principale delle grotte di Diròs quella attraversata dal fiume Glifada e visitabile soprattutto in barca ed è letteralmente stracolma di stalagmiti e stalattiti dalla forma e dalle geometrie più svariate. Stalattiti altrove bianchissimi, sembra di alabastro, altrove rossi e griggi illuminati in modo geniale se ne trovano a migliaia nel "Palazzo di Nettuno", nella "Sala Rossa", nel "Grande oceano", nel "Mare dei naufragi", nella "Stanza rosa", nell'"Andro del Dragone" e in tutti i cunicoli che compongono questo luogo "magico", senza esagerazione tra i monumenti naturali a maggior effetto scenico in assoluto d'Europa. Sono state scoperte nel 1895 ma solo a partire dagli anni '50 sono stati aperti al pubblico. L'area complessivamente aperta si estende su uno spazio sotterraneo di all'incirca 5500 m2 mentre quella complessiva raggiungerebbe addirittura i 33400 m2 e molto oltre secondo alcune fonti. La temperatura dell'aria oscilla tra i 16 e i 20 gradi centigradi mentre quella dell'acqua i 12. L'enorme successo turistico di queste grotte fin dagli anni '70 pone negli ultimi anni problemi di sostenibilità non indifferenti. Ma è veramente improbabile che si rinunci alla loro visita una volta arrivati qua e preso atto dello spettacolo naturale che si apre fin dalla sola discesa verso il fiume.

stalattiti a Diròs

La grotta di Katafuyì a sud di Diròs è estesa su un'area sotterranea di 2700 m2. E' stata esplorata negli anni '50 sempre dalla copia Ioannis e Anna Petrocheilos: una piccola comunità neolitica si rifugiò da queste parti, sembra a lungo, visto che i reperti variano dal 4800 a 3200 aC. Ne fece uso sia per motivi di rifornimento idrico che per culto e riparo. I ritrovamenti di terracotta, ossidiana, bronzo e ossa sono stati conservati in modo ottimale nei limiti di questa grotta. Il tutto insieme a una larga collezione di animali fossili i cui esemplari più antichi datano addirittura 2 milioni di anni è esposto nel Museo Neolitico di Diròs in prossimitàdelle grotte di Glifada.

L'ulivo è il trade mark di Mani. Ogni maniota deve possedere al minimo due ulivi.

Mani bassa e il capo di Matapan

il tempio di Posidone a Tenaro

Ayios Stratigòs

Porto Kayio

Kita

 

Dalla zona di Diròs e fino al capo Tenaro il paesaggio si inselvatichisce notevolmente, il popolamento si dirada, la strada diventa sempre più copiosa mentre i paesaggi a torri e fortezze si moltiplicano all'inverosimile. Sulla punta meridionale della baia di Mezapos poco dopo il curioso promontorio di Tigani si trova la fortezza di Maina che come abbiamo già ricordato ha dato il nome a Mani e che è stata costruita nel XIII secolo dal Villarduino. Colpita da innumerevoli aggressioni dovette fare i conti con gli effetti distruttivi del terremoto e dell'abbandono. Un'immagine globale della baia e del promontorio di Tigani può essere tratta a partire dalla basilica di Ayitria costruita sfruttando la parete di roccia che la sovrasta. Costruita nel XIII secolo riproduce perfettamente le tradizioni architettoniche locali ed è ricca di affreschi bizantini. Il posto è popolato di ulivi e fichi d'India pronti per essere colti e degustati. Il mare è molto consigliato nella baia mentre molto indicata è la passeggiata lungo i 1700 metri di istmo che congiungono Tigani alla terraferma.

Chi volesse avventurarsi tra queste contrade adiacenti al golfo di Mezapos un'ultimo sentiero in salita porta fino a Stavrì, villaggio semiabbandonato dal colore inconfondibile, ricco di torrette e basiliche tardobizantine: la più spettacolare e panoramica nota come torre di Tsitsirì era proprietà di una delle più potenti famiglie maniote ed è oggi trasformata in pensione gestita dal Ministero dei Beni culturali.

Il principale villaggio turistico della zona è il porticciolo di Jerolimenas un minuscolo villaggio di pescatori isolato e protetto da una piccola baia con alle spalle un monolite che ricorda paesaggi da Far West. Jerolimenas, porto sacro nell'antichità, ci introduce nella parte finale della penisola, quella più stretta che si conclude al capo Tenaro a livello del faro. Ha un ottimo mare d'estate anche se rimane spesso alla mercè delle correnti che spirano da ovest. Poco a sud di Jerolimenas tra i villaggi tradizionali di Kiparissos e Alika si vedono i resti dei templi dorici di Demetra e Apollo mentre in posizione Marmari a un soffio dal capo di Tenaro si estendono le leggendarie grotte di Hades, secondo il mito, punto di partenza per la discesa al mondo delle tenebre e il regno di Plutone lo psicopompo e del suo cane il celebre Cerbero. Akrotenaro è anche chiamata Kritiri, luogo del giudizio e come tale è rimasta nelle tradizioni popolari. In questa zona nella seconda guerra mondiale i locali condussero una guerriglia feroce ai tedeschi che alla fine prima di ritirarsi misero fuoco alle grotte. Nelle vicinanze una chiesetta tardobizantina in ruderi, Assomatos, e accanto il tempio di Poseidone (Nettuno) caratteristico per la pavimentazione a dominare il mare di Creta.

capo Tenaro, il faro che delimita il punto più meridionale dell'Europa continentale, isole escluse

Grandi panoramiche verso i villaggi costieri di Marmari a ovest, Porto Kayio a est e il capo di Tenaro possono essere ottenute scalando sul colle di Ano Boulari sopra Gerolimenas lungo un sentiero non particolarmente facile ma che promette panoramiche maestose: due soste consigliate da John Chapman in zona, la torre di Mantouvalos e l'antica e fortemente caratteristica chiesetta di Ayios Stratigòs.

la baia di Jerolimenas

Da Jerolimenas parte il giro più sensazionale di Mani in direzione dei tre più autentici villaggi della regione, Vathia, Nomia e Kita, raggiungibili dopo qualche oretta di marcia lungo sentieri di facile percorribilità. Tre musei medioevali all'aperto estremamente caratteristici inquadrati nella natura inospitale della regione appena appena durante la primavera ricoperta di un evanescente strato vegetale. Ricordano se non per le basiliche bizantine e l'aridità generale del paesaggio, la borgata medievale di San Gimignano in Toscana. Vathia, un abbraccio di torrette con vista su entrambe le sponde di Mani è stata largamente recuperata e costituisce la punta di diamante dell'eredità museale e architettonica locale. La sua storia è segnata dalle lotte intestine tra clan e gruppi di clan uniti gli uni contro gli altri in alleanze temporanee, ognuno dei quali possessore di un numero variabile di torri militari e residenziali. Rimane decisamente la più romantica e fotografata delle località maniote in assoluto.

Idem Kitta (dall'italiano città?), Kounos e la frazione di Vathia Mundanistica, torri ovunque piazzate in fila di colore che si confonde incredibilmente con la roccia circostante, sempre separate una dall'altra. La più clamorosa eccezione della regola secondo la quale per difendersi dagli assalti pirateschi i paesani hanno sempre cercato di costruire le loro case una accanto e sopra l'altra, in un mucchio che si stringe attorno a un fortino.

Sempre da Jerolimenas su piccole imbarcazioni è raggiungibile il faro di Tenaro lungo un tratto di costa tremenda che ricorda spesso paesaggi biblici e che riserva emozioni straordinarie specialmente in fase di tramonto. Il gioco di colori tra la luce del sole, la roccia ripida e il mare promette immagini di magistrale bellezza, specialmente in alcune baie che pochi fortunati (possessori di yacht) possono raggiungere. Il giro attorno al promontorio e il celebre faro di Tenaro si conclude a Porto Kayio un porticiolo che emerge in un'insenatura aperta dal monte Tagyetos nella regione orientale della punta. Posto tranquillo dotato di ottima spiaggia Porto Cayio è collegata anche via terra con Jerolimenas via Marmari. All'entrata del golfo giace in ruderi in posizione Achilion il forte omonimo costruito dai turchi nel 1570 e teatro di una memorabile battaglia con i locali vinta dai manioti. A poca distanza da qui nell'immediato entroterra la borgata monumentale di Layia con vista sulle coste orientali di Mani e la penisola di Maleas concentra una parte consistente di torri e rocche tipiche della tradizione locale.

Capo Tenaro

Il ritorno a Gythio può essere da qui progettato proseguendo lungo la provinciale che segue la linea di costa orientale della penisola di Mani. Questo tratto di costa sorprende per la sua vegetazione e le innumerevoli spiaggette che si alternano a poca distanza l'una dall'altra. Tutte quante di taglio piccolo e piccolissimo si distinguono per le "laloudes" i ciottoli bianchi rotonsi sparsi per la spiaggia le loro acque color turchese piuttosto profonde, il mare pescoso molto adatto al subacqueo e la cornice di ulivi che domina l'ambiente circostante. Torri, fortini, casette di pietra e rovine in ristrutturazione completano un paesaggio assolutamente avvincente a in ordine Ayios Kiprianòs, Kokala, Nifi, Halikia e nel più grande dei paesi della zona Kotronas, località sommersa nella pineta e dominata da un isolotto (Skopià) collegato con la terraferma tramite un istmo naturale lungo all'incirca 300 metri. Molte le aree archeologiche in zona spaziano dall'età geometrica a quella protobizantina. Nei pressi di Kotronas, un'ultima immagine di Mani, molto suggestiva se ne trae Flomonari, nell'entroterra. Un serie di torri alzate al cielo sovrastano un abitato in perfetta armonia con il proprio ambiente circostante ...

Mani sul web

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Scriveteci le vostre impressioni su Mani. Paesaggi, mare, servizi,divertimenti. Molto gradito il materiale fotografico. Lo pubblicheremo: haris@iol.it

 

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Due piccole spiaggette da scoprire nella zona di Kotronas sono Alipa e il capo diSkopa.Sorprendono per le dimensioni privèe, la bellezza del paesaggio e i ciottoli banchissimi.