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Traghetto
leggendario, la Mirtidiotissa da trent'anni collega il porto di Pireo
una volta alla settimana con il Peloponneso sudorientale, l'isola di Citera
e il porto di Kasteli nel settore occidentale di Creta. Compie un giro
lungo e faticoso spesso interrotto dalle avversità del clima dovendo
sfidare correnti di vento particolarmente furiose che si abbattono impiettosamente
tra il mar Mirtoo, e quello di Creta. Lo si definisce "arido"
considerato che viaggia 10 mesi all'anno carico di pochissimi passeggeri
e che raramente riesce a rispettare orari e scadenze. Deve il nome alla
Vergine la Mirtidiotissa, la Madonna nera venerata a Citera e in tutta
la Laconia meridionale e incroccia uno dopo l'altro i porti di Kiparissi,
Gerakas, Monenvassia nella Laconia orientale, Neapoli e Githio nel golfo
Lacone, quindi Diakofti sull'isola di Citera, l'isolotto di Anticitera
nel mare di Creta e Kasteli.

Mirtidiotissa, una
leggenda nel mare di Creta da 30 anni sulla linea arida
L'insieme
di queste località ad eccezione di Githio su cui ci siamo intrattenuti
in precedenza e Kasteli (vedi Creta)
saranno oggetto di questa pagina e di quella successiva dedicata a Citera.
Un itinerario di viaggio da compiere direttamente da Pireo porto per porto
in flying dolfhin (o per chi vuole provare un tocco d'avventura a bordo
della Mirtidiotissa) oppure partendo da Githio in direzione Monenvassia,
via Molai. Toccata la celebre Gibilterra dell'Egeo di Jiannis Ritsos si
aprono due itinerari distinti, il primo a nord per il distretto montano
di Zarakas fino a Kiparissi per un totale di 60km di viaggio passando
per Richia e il magnifico fiord di Gerakas; il secondo verso sud direzione
Neapoli con destinazione prima l'isolotto sabbioso di Elafonissos, "le
Caraibi della Grecia" e quindi nei dintorni della temutissima in
Grecia "punta del terrore", il Cavo Maleas, estremo rifugio
dei centauri alle persecuzioni di Ercole.
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Le
bellezze paesaggistiche dell'intera regione lacone e del suo "ultimo
piede" a est, la penisola di Maleas devono i loro fondamentali al
più temuto degli dei locali dell'antichità. il terribile
Enghelados, dispensatore di terremoti e maremoti. A quello che si verificò
nella seconda metà del IV secolo dC in particolare sono state addebitate
conseguenze bibliche tra cui lo sprofondamento dell'antica città
di Assopòs oggi Plitra, l'eliminazione dei centri di Voiòn,
Kiparissia e Epidavros, il distacco di Elafonissos dalla penisola di Maleas
e la creazione dell'atollo sabbioso che attualmente li collega e infine
la separazione di Monenvassia dalla Laconia e la loro riunificazione tramite
un sottilissimo lembo di terra. In pratica tutto quel che merita essere
visto è stato direttamente o indirettamente sua creatura a un costo
in vite umane che tutti possono immaginare. Di fatto Dio terremoto non
ha mai abbandonato la Laconia colpendo lo stretto con Citera per l'ultima
volta nell'autunno del 2006 con un'esibizione di forza che fu avvertita
dal Cairo a Foggia!
I distretti che stiamo
per raccontare sono nel loro complesso montuosi con scarso popolamento
e una rete stradale che solo di recente ha sfiorato la sufficienza. La
pianura fà la sua presenza molto raramente se non in occasione
di Molai dove ha sede anche il principale centro della regione,un piccolo
centro rurale poco interessante se non per la fortezza bizantina che sovrasta
l'insediamento. Sulle coste di Molai a poca distanza verso sud riparato
da un imperioso promontorio si estende l'antica Assopòs, oggi Plitra,
prima illustre vittima di Dio Enghelados nella regione e posto da visitare
per il mistero che emana e la spiaggia subtropicale.
I
resti di alcuni settori della città antica sono ben visibili sopra
la superficie del mare a ridosso delle coste mentre l'intero resto ha
per secoli nascosto i suoi segreti nei fondali del golfo. Il posto eccita
la fantasia invitando alle immersioni subacque ma anche a un semplice
rinfresco nella stupenda spiaggia locale, giustamente premiata della bandiera
azzurra per le sue acque
cristalline alla portata di bambini, per i servizi e per la magia dell'imperioso
monolite che domina l'entrata nel golfo.
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La Laconia orientale:
Monemvassia, Gerakas e Kiparissi
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| Plytra |
Monenvassia |
Monenvassia |
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| Monenvassia |
Monenvassia |
Monenvassia |
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| Monenvassia |
Monenvassia |
Monenvassia |
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| Monenvassia |
Monenvassia |
Monenvassia |
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| grotte |
Pori |
Pori |
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| Gerakas |
Gerakas |
Gerakas |
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| Vlichada |
Kiparissi |
Kiparissi |
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Monenvassia, la
Gibilterra della Grecia...
Storico
porto del Peloponneso occidentale, Monemvassia è una delle
attrazioni principali della regione lacone ed è indicata
al turismo estate e inverno. Consiste di un monolite massiccio
che spunta imperioso dalla superficie del mare innalzandosi a
oltre 300 metri di altezza. Alle sue spalle con vista al mar Mirtoo
(Egeo occidentale), nascosta alla terraferma e blindata da mura
invalicabili si estende una delle borgate medievali più
caratteristiche della Grecia, la città dall'unico ingresso,
Moni Emvasis. E' terra natia del grande poeta della gauche Jiannis
Ritsos che battezzò Monemvàssia la "Gibilterra
della Grecia" e terra probabile di una delle varietà
di vittigno più
diffuse in Italia, la Malvasia. Sito assolutamente originale è
raggiungibile via terra da Gefira (ponte), una sottilissima porzione
di terra che funge da istmo, percorribile in una quindicina di
minuti di strada.

la roccia
di Monenvassia
L'accesso
nel borgo avviene esclusivamente per mezzo di quel sentiero lungo
la costa meridionale che porta non senza fatica alla parte bassa
del borgo, il Kastro (la fortezza) e di là a quella più
puramente medievale arrampiccata sulla roccia. Sulla cima del
torrione, un altro forte e nel suo interno l'imponente basilica
bizantina di Ayia Sofia costruita sull'orlo dello strapiombo,
a 350 metri dal livello del mare: la sua posizione garantisce
una delle panoramiche più mozzafiatto di tutto l'Egeo.
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Come
tutti i paesaggi più originali della Grecia anche il promontorio
di Minoa che ospita a partire dal VI secolo dC l'insediamento di Monemvassia
è il risultato di un devastante terremoto descritto a "Lakonikà"
dallo storico Pafsanias e datato attorno al 375 dC. La parte di terreno
tra la terraferma e il monolite sarebbe stata sprofondata lasciando intatta
una sola striscia di terreno, appunto l'istmo di Gefira. Il nome del monolite,
Minoa, tradisce la presenza di una colonia minoica nella zona molti secoli
prima della nascita di Cristo. Ma di quel periodo e della storia classica
della regione se ne salva pochissimo. Quel che oggi si vede come traccia
urbana è di chiara origine medioevale e alterna tra i suoi costruttori
i bizantini, i franchi, i veneziani, i catalani e gli ottomani in un lasso
di tempo che va dal VI al XIX secolo dC.

La kastropolitia
La difesa di questo agglomerato
verrà garantita dagli incredibili lavori di fortificazione realizzati
dai bizantini tra il IX e il X secolo e proseguiti dal crociato Guiliermo
Villarduino nel XIII secolo (dopo essersi distrutta dai catalani) e ancora
dai bizantini nel XV secolo. E' una fortezza a p greca che fa quadrato
grazie alla parete di roccia che protegge l'insediamento da ovest e cioè
dalla terraferma. La costa è quasi dapertutto murata mentre un
secondo settore cinge Monemvassia dall'alto raggiungendo in cima il cortile
della gloriosa basilica di Ayia Sofia.

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Il
momento storico migliore per Monemvassia coincide con il trasferimento
dell'amministrazione bizantina da Costantinopoli a Mistras sotto la dinastia
dei Paleologhi (l'ultima dinastia bizantina). All'avvio del XV secolo
il borgo conta qualcosa come 30 mila abitanti stipati tra le mura e il
monolite. La caduta dell'impero porta alla ribalta 4 secoli di tensioni
tra ottomani, franchi e veneziani in perenne antagonismo tra loro per
il possesso del Peloponneso orientale. La Serenissima dopo aver ereditato
il territorio dal Papato alla fine del XV secolo strapperà per
due volte il controllo di Monemvassia dagli ottomani. Che però
alla fine riusciranno a spuntarla segnando nel 1715 l'allontanamento definitivo
delle legioni cattoliche dal mar Egeo.

Ayia Sofia, sull'orlo
del precipizio
Sotto i veneziani fù favorito
parecchio il commercio della vite e del vino: i veneziani chiamavano Monemvassia
"Malvasia" identificando con lo stesso nome la varietà
di uva importata da qui nei porti d'Italia. Sotto Venus Venieri feudatario
di Citera i veneziani acconsentiranno ampie autonomie, fiscali e amministrative
ai locali e con il loro presidio riusciranno a tenere a lungo lontano
i malviventi che allora infestavano il mar Mirtoo. I laconi ricambiarono
alleandosi con loro nelle battaglie navali da loro condotte contro i turchi
per il controllo di Nafplia (il porto più importante del Peloponneso
orientale nella regione dell'Argolide). |
Monemvassia
consiste di due frazioni, la parte alta costruita su un'altezza che va
dai 250 ai 350 metri dal livello del mare, nella sua massima parte ridotta
oggi in ruderi; e la parte bassa ottimamente conservata, tuttoggi abitata
e sede delle più importanti costruzioni storiche del borgo. La
parte alta non si è praticamente mai più risvegiata dopo
il saccheggio subito dagli eserciti turco-albanesi del 1770. Qui troviamo
quel che resta del governatorato veneziano con lo stemma dei Venieri all'ingresso,
diversi bastioni e magazzini in ruderi e sull'orlo di un precipizio biblico
la straordinaria per bellezza e panoramicità chiesa di Ayia Sofia.
Costruita dall'imperatore bizantino Andronikos su base ottagonale è
stata più volte trasformata in moschea. Da qui l'occhio si perde
nel mar Egeo soffermandosi verso est sulla curiosa linea di costa delle
Cicladi occidentali e verso sud al mattino su quella delle coste settentrionali
di Creta. Incredibile fin da metà Marzo, la luminosità del
luogo esalta all'inverossimile i contrasti tra i colori che compongono
il paesaggio. Non meno impressionante è la vista che si estende
sulla parte bassa del borgo, un'abbraccio asfittico di casette in pietra,
torri, rocche di avvistamento, arcate e basiliche intervallate da una
rete labirintica di passaggi lastricati, gallerie e scalinate. La loro
attraversata tra le buccamviglie e i ciclamini, i cortili in pietra fioriti
e le botteghe di souvenir in stile riserva emozioni molto romantiche.
La parte bassa concentra la totalità dei servizi al turismo sul
loco (purtroppo parecchio salati) e diversi angoli ove sostare per ammirare
ritmo architettonico e panoramiche. Una delle migliori sul pelago si ottiene
dal cortile della basilica di Iissous Elkoumenos (Gesu trascinato sulla
croce), la cattedrale di Monemvassia del XIII secolo che fonde al ritmo
orientale quello cattolico-romano e che ospita autentici affreschi del
tardo periodo bizantino.

vicolo di Monenvassia
by P.Voliotis
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Iissous Elkoumenos
Altre basiliche ben conservate nel
borgo sono quella di Ayios Pavlos del X secolo, quella romana di Ayios
Stefanos del XVI secolo e quella di Ayia Anna del XIV. Un'impronta turca
è visibile nella moschea sul sentiero principale che porta al forte:
Molto scenica con il suo minaretto ospita oggi una piccola collezione
archeologica. Per chi intende spaziare oltre la muraglia bisogna prestare
attenzione alle scarpate e ai burroni: i tracciati nei dintorni di Minoa
sono molto rudimentali e il pericolo di franamenti elevato. Vale tuttavia
tentarne alcuni sia per le panoramiche che per la natura locale che specialmente
a primavera conosce una fioritura molto vigorosa. La permanenza a Monemvassia
non è consigliabile oltre. Di sicuro molto più organizzata
è la parte nuova della città sulla terraferma Nea Monemvassia,
con annessa la spiaggia comunale (Mandraki) ovviamente molto panoramica
e dotata di una distesa di sabbia enorme con mare a portata di bambino
e ben servito. Una successione di piccoli villaggi turistici si alterna
a poco da Mandraki sia verso nord (direzione Kiparissi) che verso l'immediato
sud: sabbioni enormi, più o meno tranquilli con vista sul monolite
di Minoa. Un campeggio è segnalato a ridosso della spiaggia di
Nomia, 4 km a sud di Monenvassia (PARADISE, Tel. 61123).

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Il distretto di
Zarakas: Gerakas e Kiparissi


Porì
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La
regione a nord di Monemvassia è dominata dalle appendici orientali
del secondo monte più alto della regione lacone, il Parnonas che
in due occasioni supera i 1000m di altezza in prossimità della
costa. La discesa del monte sul mar Mirtoo crea una serie di paesaggi
di mare e roccia molto promettenti che fino a pochi anni fa erano raggiungibili
per soli mezzi di mare. E' tra i porti di Gerakas e Kiparissi che incomincia
la sua avventura di viaggio la leggendaria Mirtidiotissa, il battello
di Citera che arriva da Pireo si ferma a Monemvassia e prosegue fino a
Githio, Citera, Anticitera, per concludere il suo arido viaggio a Kastelli
(Creta). La via terrestre migliore per raggiungere il poco popolato distretto
di Zarakas è invece quella che parte da Monemvassia e dopo un'ora
e mezza di interminabile zig zag sulle vallate orientali del monte raggiunge
coppiosamente prima Gerakas a 25km di strada e poi Kyparissi a 60. Prima
fermata lo splendido sabbione di Porì, spiaggia chilometrica a
sabbia con vista sulla roccia, molto panoramica con annessa la marina
che si sostituì al porto vecchio di Monenvassia. Qui si trovava
nell'antichità il porto di Epidavros Limira distrutto dal terremoto
del IV secolo dC e i cui segreti sono stati nascosti nei fondali del mar
Mirtoo. |
Quindi
Daskaliò, spiaggia stupenda a ciottoli bianchi abbellita dall'isolotto
omonimo che appare a poche bracciate dalla costa. Da Daskaliò e
in poi la strada abbandona la costa per dimenarsi sulle pareti orientali
del Parnonas in una dizzy way molto appagante per panoramiche anche se
non poco rischiosa. Dopo mezz'ora di saliscendi continui fà la
propria apparizione il fiord maestoso che da sempre offre ospitalità
all'insediamento di Gerakas, villaggio di pescatori molto grazioso che
si arrampicca dolcemente sulle pareti costiere della montagna formando
poche file di casette di pietra alcune sbiancate di calce altre in color
ocra dai tetti sempre integolati. Gerakas garantisce una bella spiaggia
e tante occasioni di marcia alla ricerca della panoramica migliore, quella
che abbraccia l'intero corso del canale. La si ottiene a partire dei resti
dell'antica Zarakas, porto lacone al servizio degli spartani totalmente
distrutto dal terremoto del 350dc a cui si deve pure la morfologia territoriale
dell'intero comprensorio. Con sullo sfondo le pareti orientali del monte
Parnonas, il giro in barca per i canali di Gerakas costituisce il momento
migliore di questa escursione.
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Gerakas: un fiord
affacciato sull'Egeo
Il settore a nord della
laguna di Gerakas è oggi protetta in quanto habitat di uccelli
migratori che transitano da qui nel loro viaggio verso i mari più
caldi. Molto pescose le acque della laguna sono popolate di cefali, gamberetti,
sarde e soprattutto anguille da degustare fritte nelle taverne lungo il
porto.

Kiparissi con sullo
sfondo l'imperioso monte Parnonas |
Proseguendo
a nord verso Kiparissi si riprende la strada montana in direzione Dakòs
un villaggio che ricorda quelli di Mani. Da qui due sentieri asfaltati
deviano verso le coste il primo in direzione del monastero di Evanghelistria
costruita sull'altopiano con la sua basilica bianca e squadrata, affacciata
sul Mirtoo; il secondo raggiunge la spiaggia desertica di Vlichada, paesaggio
di roccia e mare molto avvincente riparato da due blocchi di granito impervi
quanto imperiosi. Proseguendo invece diritto lungo questa serpentina e
superata la località montana di Richea (importante questo punto
per chi arriva da Githio e Molai) si raggiunge la meta di Kiparissi, un
porticciolo affacciato sul mar Mirtoo con collegamenti diretti con Pireo
e Citera (a bordo dell'incredibile "Mirtidiotissa"): villaggio
tradizionale fortemente caratteristico sommerso nel verde, di sicuro uno
dei paesaggi di mare più fascinosi dell'intera Laconia a cui Panoramio
dedica una bellissima sessione. A 60km di distanza da Monenvassia, Kiparissi
offre tre ottime spiagge attorno a quella principale, Megali Ammos, due
più piccole appunto Mikri Ammos e Ayia Kiriakì, nel loro
complesso a ciottoli bianchi e sufficiente riparo dal sole.
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| Elafonissos |
Elafonissos |
Elafonissos |
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| Elafonissos |
Elafonissos |
Elafonissos |
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| Elafonissos |
Elafonissos |
Pavloneri |
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| Neapoli |
Kastanies |
Ayios
Andreas |
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| Ayios
Nikolaos |
Ayia
Marina |
Velanidia |
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| Velanidia |
cavo
Maleas |
cavo
Maleas |
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Elafonissos
A
Plitra si ha avuto il primo segnale che nel golfo a sud di Molai c'è
un'alta possibilità di assistere ad ambienti di mare che ricordano
vagamente le Caraibi. L'intuizione è giusta quanto più ci
si sposta verso sud e in particolare verso lo stretto che si forma tra
la penisola di Maleas e l'isolotto di Elafonissos, ultimo paradiso del
turismo in Grecia dall'attrazione sempre crescente. Si arriva qua sia
da Monemvassia che da Molai seguendo la provinciale fino a Neapoli oppure
meglio deviando in direzione Viglafia, al punto in cui la distanza tra
la terraferma e l'isolotto dei cedri diventa minima. L'arcipelago di Elafonissos
consiste di un gruppo di 7 isolotti, staccati dal continente da uno stretto
di mare largo giusto 350 metri e profondità mai superiore ai 2,5
m. Questo "distacco" è stato il risultato del potente
terremoto di cui abbiamo parlato prima che ha trasformato in atollo la
parte centrale del promontorio di Neapoli. La sabbia ha invaso l'isola
favorendo la formazione di dune che nella regione dello stretto ricordano
paesaggi nel deserto. L'unico insediamento, Lafonissi è un villaggio
di pescatori posizionato sullo stretto esattamente di fronte al porticciolo
di Viglafia in Laconia.

Elfonissi, dune e
cedri |
Nota
per il suo mare pescoso e ricco di flora marina Elafonissos conta all'incirca
600 abitanti su uno spazio di 20 km2 nella sua massima parte arido e desertificato.
E' di recente entrata nel giro del turismo soprattutto giovanile grazie
alle sue spiagge straordinarie che per le loro caratteristiche ricordano
ambienti di mare subtropicali tanto da meritare il titolo di "Caraibi
della Grecia". Le occasioni di libertà sono qua notevolmente
elevate sebbene negli ultimi anni l'incremento delle soluzioni alberghiere
ha ridotto notevolmente le possibilità di free camping e accampamento
in cielo aperto sia nella regione del capoluogo che in quella del golfo
di Simos.

La
baia di Simos
è stata una delle scoperte del turismo giovanile italiano: oggi
è nella top ten delle più accreditate classifiche sulle
spiagge greche cosa che ovviamente ha modificato la densità di
bagnanti rispetto a qualche anno fa. Si trova nella baia di Frangos di
fronte a Citera e dispone di un mare a portata di bambino assolutamente
incontaminato inquadrato in un ambiente di dune di sabbia. Sul tratto
di costa è diffuso il cedro e d'estate il terreno è qua
e là ricoperto di un tapetto di crini bianchi Estensione di Simos
verso ovest l'insenatura protetta di Sarakiniko
un tempo rifugio di predoni che assaltavano le navi mercantili di passaggio
dallo stetto di Citera. Stesso scenario di dune, sabbia bianca e mare
da sogno a Lefki nella parte orientale dell'isola, la prima delle spiagge
che incontriamo a sud dell'abitato.
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Il
cedro fà una portentosa presenza nel settore occidentale di Elafonissos
in corrispondenza della spiaggia che prende il nome di Panayia dai tre
isolotti cavernosi sparsi a poca distanza dalla costa. Elafonissos.gr
segnala molto questa spiaggia agli amici del subacqueo per il mare pescoso
e i fondali ricchi di vegetazione.

Lefki
Molto interessante
la necropoli preistorica che si estende tra le grotte dell'isolotto di
Pavlopetri a
metà strada tra le coste della Laconia e Elafonissos. In uso nel
IV millenio aC. consiste di una galeria sottrata dalla roccia con varie
stanze e cuniculi: tra le diverse stanze impressiona la cosidetta "grande
tomba" sita all'interno di una grotta dalle dimensioni enormi e comunicante
con le altre tramite galleria. Il mare qua al largo delle dune di Pavlopetri
sfiora la magia in una sinfonia di sfumature dell'azzurro che non teme
paragoni. I fondali sabbiosi e bassissimi creano qua l'impressione di
un atollo sopra il quale giaciono dimenticati da almeno 16 secoli i resti
della città lacedemone di Voiòn, ricordata nelle opere dello
storico Pafsanias, cancellata irrimediabilmente dal terremoto del IV secolo
aC. L'area archeologica integralmente sottomarina si estende su
una superficie larga 300 e lunga un centinaio di metri mentre i resti
dell'insediamento, sono visibili ad occhio nudo quando il mare è
calmo. Pavlopetri è facilmente raggiungibile dal porticciolo lacone
di Pounda seguendo per 800m la strada asfaltata a sud del porto che costeggia
anche il laghetto Strogghilì, da poco dichiarato area protetta
per la sua biodiversità. |
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La
penisola di Maleas
Concluso il
giro per Elafonissos e acquisita l'illusione di essere stati alle
Barbados si riparte da Neapoli alla scoperta della parte bassa della
penisola dei Molai, molto prommettente per paesaggi di mare e montagna
a mano a mano che ci si avvicina verso la punta "tremenda"
di Cavo Maleas, l'estremità meridionale della penisola. Nota
come la "penisola della paura", il cavo detto di Maleas
ha da sempre rappresentato un vero e proprio incubo per i navigatori
di ogni sorta per le correnmti imprevedibili che colpiscono questo
punto da nordest, da sud e da ovest. Decine e decine i casi di navi
incagliate tra queste rocce, centinaia le storie di marinai salvi
per miracolo dalla furia del mare. Un lembo di roccia alto oltre
i 700m piantato nel mezzo di tre mari, (quello di Creta, il mar
Mirtoo e il golfo lacone) e che per la soggezione che incute si
è da sempre meritato il titolo di Adamastor (l'indomabile)
e Xilochaftis (divoratore di barche in legno).

La mitologia
arcaica identifica questo territorio estremo al rifugio dei centauri
che perseguitati da Ercole cercarono riparo nelle grotte della regione.

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La
penisola di Maleas nella sua parte bassa è dominata da un'appendice
del monte Parnonas, il Falakrò che a sud della città di
Neapoli raggiunge la sua vetta più alta poco sotto gli 800 metri.
Nonostante il comprensorio detto di Vatikas o Voion sia incomparabilmente
più ricco di acqua e vegetazione rispetto a Mani, la densità
di insediamenti è decisamente inferiore e si concentra soprattutto
nell'entroterra dove nascosti dalle coste giaciono indisturbati alcuni
villaggi tradizionali di incomparabile bellezza. Non a caso Neapoli ha
conosciuto un discreto successo turistico di recente oltre che per il
suo splendido mare (da Neapoli fino a Viglafia è praticamente una
spiaggia continua) per il suo entroterra molto caratteristico noto come
terra di marinai e navigatori e per questo da sempre popolato soprattutto
da donne e anziani.

Velanidià,
il villaggio più bello del Maleas
La
pianura fertile di Neapoli si interrompa a mano a mano che ci si sposta
verso sud e verso est per la parte continentale della penisola. Il villaggio
di Messochori a 7km da Neapoli sull'altopiano detiene il titolo del balcone
del Vatikas proprio per le panoramiche sulla pianura, su Elafonissos,
Citera e sulle coste di Maleas. Su una vetta attorno a Messochori spicca
in ruderi la fortezza crociata di Ayia Paraskevì, costruzione massiccia
nota anche come "fortezza bianca". Scolpita sulla roccia fu
costruita nel XIII secolo ai tempi in cui le armate del papato occuparono
la regione. Proprio per la sua posizione strategica la fortezza venne
più tardi valorizzata ed estesa dai Veneziani mentre in diverse
occasioni divenne rifugio di pirati e malviventi che terrorizzarono la
zona.
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Un
secondo sentiero da Neapoli via Lachi e Paradissi porta invece a Kastaniès,
villaggio rinnomato per le sue stupende grotte che prendono il nome di
questo villaggio posizionato sulle sponde orientali della penisola dei
Molai. Un'ottima escursione da Neapoli molto indicata a chi accompagna
bambini piccoli la grotta si sviluppa su due livelli, 18 stanze e uno
spazio complessivo di 1500m2 calpestabili. Lo si visita in mezz'oretta
lungo un percorso di all'incirca 500m. E' ben conservato, ottimamente
illuminato e si calcola che la sua formazione stalactittica abbia richiesto
qualcosa come 3 milioni di anni. Non lontano da Kastaniès in posizione
Ayios Andreas a 10km da Neapoli gli speleologi hanno portato alla luce
un secondo sistema di grotte altrettanto spettacolare ma più difficile
da vistitare. E' stato di recente aperto al pubblico sebbene non facile
da reperire in mezzo ai campi e richiedente una buona preparazione.
Un terzo sentiero battuto si dirige
invece verso sud nel più bello dei villaggi di Vatikas, Velanidià
paese arramiccato sulle pareti meridionali del monte Falakrò e
con vista sui tre mari che circondano la penisola. La posizione di questo
villaggio lo rese molto appetibile ai tedeschi che durante la seconda
guerra mondiale occuparono la zona costruendo su un dirupo inespugnabile
un punto di avvistamento. Villaggio
molto atmosferico, sommerso nella pineta e nel rosso della tegola, cattura
il visitatore sotto ogni punto di vista. Molto intensa la religiosità
nella zona, decine le capelle storiche tra cui spicca sopra il paese,
il monastero di Metamorfosi (Trasfigurazione) incastonato su una roccia
tremenda detta di Ayios Ioannis che sovrasta il paese. Ai piedi di Velanidià,
sulla costa, il rinfresco è garantito nelle acque cristalline della
spiaggia di Ayios Georghios, dotata di sabbia e di una rete di servizi
essenziali. Chi arriva qua nel tardo pomeriggio assisterà a un
tramonto senza pari. Infine dalla spiaggia di Velanidià parte il
sentiero principale per il faro di Cavo Maleas raggiungibile dopo due
ore di marcia non facile che richiede una buona predisposizione all'arrampiccata,
vestiario adatto e tanta attenzione. La segnaletica non manca ma è
sconsigliato dimenarsi da queste parti dopo il calare del sole. |
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stalattiti a Kastaniès
Un'ultima scampagnata da Neapoli
segue invece le coste sudoccidentali della penisola a partire dal villaggio
di Ayios Nikolaos e fino all'ultimo insediamento a sud quello di Profitis
Ilias passando per l'incredibile foresta fossile di Ayia Marina. La regione
è pianeggata per alcuni chilometri e offre ottime occasioni di
mare in libertà proprio a livello del golfo di Ayia Marina A questo
livello una serie di blocchi di roccia delle più svariate misure
tutte in colonna ricorderebbero ad alcuni i menir della Gallia mentre
i locali parlano impropriamente di un bosco fossile simile per caratteristiche
a quello di Lesbo nell'Egeo settentrionale. Una interminabile foresta
di tronchi fossili da ricercare anche sotto i fondali del mare al largo
delle coste con attaccate sulla corteccia delle conchiglie, la più
spettacolare delle quali proprio per la somiglianza a un uomo in piedi
prende il nome di "Anthropos". Un fenomeno che richiamerebbe
la presenza in loco di un vulcano estinto milioni di anni fa ma di cui
non esiste traccia alcuna. |
Dalla
frazione costiera di Profitis Elias e in poi la civiltà mette la
parola fine e il regno dei centauri si estende incontrastato nel suo contorno
roccioso e assolutamente inospitale. La roccia prende qua nettamente il
sopravvento e lascia spazio, nel medioevo, ai soli religiosi alla ricerca
di un rapporto solitario con il divino. A loro è dovuto anche il
tracciato che parte da Profitis Ilias e raggiunge coppiosamente il Montes
Atos di Maleas, un'area che contava un tempo una quarantina di istituti
monastici ridotti in ruderi e distrutti da terremoti, saccheggi e profanazioni.
Di queste comunità
monastiche ne sopravvive ben curata ancora una sola, quella di Ayia Irini,
bellissima per posizione (un'oasi di verde arramiccata sulla roccia) e
corredo che offre pure ospitalità (richiedere chiavi dalla chiesa
di Ayios Nikolaos). A poco di là, semidistrutto un altro monastero
sfida i venti sullo strapiombo: Ayios Gheorghios risale al XIV secolo
e conserva "giusto quelli affreschi a cui la spada non è arrivata".
L'immagine da qui verso il capo del Maleas è veramente sublime
dà l'impressione di essere al capo al mondo. Il sentiero da Profitis
Ilias incrocia ad un certo punto e prima di arrivare a Ayia Irini quello
che porta al faro, a cui si arriva solitamente da Velanidià. Destinazione
di marcia ostica ma meglio segnalata, il faro è una costruzione
francese di fine '800 affacciata sullo stretto con Citera che merita la
fatica. E' abbandonata ma si presta alla sosta e alla salita sul faro
a 15m di altezza dalla roccia. Chi non soffre di vertigini sarà
da qui appagato come non mai ...
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Elafonissi e Maleas sul web |
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Vacanze
in Grecia

Si parla
molto di un relitto sommerso al largo del Maleas facilmente visitabile
per immersione subacquea. Nella regione di Gerakas è invece segnlata
una grotta detta di Ciclope per le enormi ossa trovate nel suo interno.
Chi ha qualcosa da dire al proposito lo pubblicheremo: haris@iol.it

haris@iol.it
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Monemvassia,
Gerakas e Kiparissi
- Laconia.org: http://www.lakonia.org/index.htm
- Papagiannakos
a Monemvassia, http://www.mts.net/~wordsink/monemvas.htm
- Kastro Monenvassia: http://www.kastromonemvasias.gr/?language=en
- Islandstrolling
a Monemvassia , http://www.islandstrolling.com/mainland/peloponnes/
- Greek Travel Pages: http://www.gtp.gr/LocPage.asp?id=9593
- Kiparissi e i villaggi del monte
Parnonas: http://www.parnonas.com/index.php?c_id=184
- Aventure et voyages
- Infojunior, http://www.infojunior.com/archives/121299/voyages.htm
- Das griechische
Gibraltar, http://www.argolis.de/Monemvassia.htm
- Windmillstravel
album, http://www.windmillstravel.com/gr
- Steaming to Monemvasia,
http://www.greecetravel.com/monemvasia/index.html
- Roman Art Lover: http://members.tripod.com/romeartlover/Malvasia.html
- Alexios Macedon,
http://users.hol.gr/~barbanis/malvasia.html
- Wikipedia: http://en.wikipedia.org/wiki/Monemvasia
- Holidays shop http://www.holidayshop.gr/contents.asp?
- Sailing,
http://www.seagem.com/2001/
- In
camper: http://campingcar.enliberte.free.fr/02_escap/_recits/40grec-gb/grece01.htm
- Tour Of Peloponnese,
http://www.greece.gr/TRAVEL/TheMainland/SouthFromArgos.stm
- TA NEA a Monenvassia:
http://www.tanea.gr/default.asp?
- Plitra: http://www.plytra.gr
- Plitra album:
http://plytra-lakonias.blogspot.com/
- Nightwalk: http://www.nightwalk.gr/nightwalk/nightwalk-photo-gr-monemvasia.htm
- Apostolos Zabakas,
http://www.smugmug.com/gallery/354697
- The Greek scene: http://www.greecescene.com/
- Panoramio: http://www.panoramio.com/user/65837/tags/Monemvassia
- Greek photo Bank,
http://www.greekphotobank.gr/thumbnails.php?album=16
- 5 foto,
http://www.info.univ-angers.fr/pub/frantz/photo/grece1999/grece2.html
- La foto migliore,
http://www.ics.forth.gr/~colios/photosgr/monemv.jpg
Elafonissos, Vatika, Maleas
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Monenvassia

il fiord di Gerakas

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