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Traghetto leggendario, la Mirtidiotissa da trent'anni collega il porto di Pireo una volta alla settimana con il Peloponneso sudorientale, l'isola di Citera e il porto di Kasteli nel settore occidentale di Creta. Compie un giro lungo e faticoso spesso interrotto dalle avversità del clima dovendo sfidare correnti di vento particolarmente furiose che si abbattono impiettosamente tra il mar Mirtoo, e quello di Creta. Lo si definisce "arido" considerato che viaggia 10 mesi all'anno carico di pochissimi passeggeri e che raramente riesce a rispettare orari e scadenze. Deve il nome alla Vergine la Mirtidiotissa, la Madonna nera venerata a Citera e in tutta la Laconia meridionale e incroccia uno dopo l'altro i porti di Kiparissi, Gerakas, Monenvassia nella Laconia orientale, Neapoli e Githio nel golfo Lacone, quindi Diakofti sull'isola di Citera, l'isolotto di Anticitera nel mare di Creta e Kasteli.

Mirtidiotissa, una leggenda nel mare di Creta da 30 anni sulla linea arida

L'insieme di queste località ad eccezione di Githio su cui ci siamo intrattenuti in precedenza e Kasteli (vedi Creta) saranno oggetto di questa pagina e di quella successiva dedicata a Citera. Un itinerario di viaggio da compiere direttamente da Pireo porto per porto in flying dolfhin (o per chi vuole provare un tocco d'avventura a bordo della Mirtidiotissa) oppure partendo da Githio in direzione Monenvassia, via Molai. Toccata la celebre Gibilterra dell'Egeo di Jiannis Ritsos si aprono due itinerari distinti, il primo a nord per il distretto montano di Zarakas fino a Kiparissi per un totale di 60km di viaggio passando per Richia e il magnifico fiord di Gerakas; il secondo verso sud direzione Neapoli con destinazione prima l'isolotto sabbioso di Elafonissos, "le Caraibi della Grecia" e quindi nei dintorni della temutissima in Grecia "punta del terrore", il Cavo Maleas, estremo rifugio dei centauri alle persecuzioni di Ercole.

Le bellezze paesaggistiche dell'intera regione lacone e del suo "ultimo piede" a est, la penisola di Maleas devono i loro fondamentali al più temuto degli dei locali dell'antichità. il terribile Enghelados, dispensatore di terremoti e maremoti. A quello che si verificò nella seconda metà del IV secolo dC in particolare sono state addebitate conseguenze bibliche tra cui lo sprofondamento dell'antica città di Assopòs oggi Plitra, l'eliminazione dei centri di Voiòn, Kiparissia e Epidavros, il distacco di Elafonissos dalla penisola di Maleas e la creazione dell'atollo sabbioso che attualmente li collega e infine la separazione di Monenvassia dalla Laconia e la loro riunificazione tramite un sottilissimo lembo di terra. In pratica tutto quel che merita essere visto è stato direttamente o indirettamente sua creatura a un costo in vite umane che tutti possono immaginare. Di fatto Dio terremoto non ha mai abbandonato la Laconia colpendo lo stretto con Citera per l'ultima volta nell'autunno del 2006 con un'esibizione di forza che fu avvertita dal Cairo a Foggia!

I distretti che stiamo per raccontare sono nel loro complesso montuosi con scarso popolamento e una rete stradale che solo di recente ha sfiorato la sufficienza. La pianura fà la sua presenza molto raramente se non in occasione di Molai dove ha sede anche il principale centro della regione,un piccolo centro rurale poco interessante se non per la fortezza bizantina che sovrasta l'insediamento. Sulle coste di Molai a poca distanza verso sud riparato da un imperioso promontorio si estende l'antica Assopòs, oggi Plitra, prima illustre vittima di Dio Enghelados nella regione e posto da visitare per il mistero che emana e la spiaggia subtropicale.

I resti di alcuni settori della città antica sono ben visibili sopra la superficie del mare a ridosso delle coste mentre l'intero resto ha per secoli nascosto i suoi segreti nei fondali del golfo. Il posto eccita la fantasia invitando alle immersioni subacque ma anche a un semplice rinfresco nella stupenda spiaggia locale, giustamente premiata della bandiera azzurra per le sue acque cristalline alla portata di bambini, per i servizi e per la magia dell'imperioso monolite che domina l'entrata nel golfo.

La Laconia orientale: Monemvassia, Gerakas e Kiparissi

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Monenvassia

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Monenvassia

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Monenvassia

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Pori

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Gerakas

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Kiparissi

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Monenvassia, la Gibilterra della Grecia...

Storico porto del Peloponneso occidentale, Monemvassia è una delle attrazioni principali della regione lacone ed è indicata al turismo estate e inverno. Consiste di un monolite massiccio che spunta imperioso dalla superficie del mare innalzandosi a oltre 300 metri di altezza. Alle sue spalle con vista al mar Mirtoo (Egeo occidentale), nascosta alla terraferma e blindata da mura invalicabili si estende una delle borgate medievali più caratteristiche della Grecia, la città dall'unico ingresso, Moni Emvasis. E' terra natia del grande poeta della gauche Jiannis Ritsos che battezzò Monemvàssia la "Gibilterra della Grecia" e terra probabile di una delle varietà di vittigno più diffuse in Italia, la Malvasia. Sito assolutamente originale è raggiungibile via terra da Gefira (ponte), una sottilissima porzione di terra che funge da istmo, percorribile in una quindicina di minuti di strada.

la roccia di Monenvassia

L'accesso nel borgo avviene esclusivamente per mezzo di quel sentiero lungo la costa meridionale che porta non senza fatica alla parte bassa del borgo, il Kastro (la fortezza) e di là a quella più puramente medievale arrampiccata sulla roccia. Sulla cima del torrione, un altro forte e nel suo interno l'imponente basilica bizantina di Ayia Sofia costruita sull'orlo dello strapiombo, a 350 metri dal livello del mare: la sua posizione garantisce una delle panoramiche più mozzafiatto di tutto l'Egeo.

Come tutti i paesaggi più originali della Grecia anche il promontorio di Minoa che ospita a partire dal VI secolo dC l'insediamento di Monemvassia è il risultato di un devastante terremoto descritto a "Lakonikà" dallo storico Pafsanias e datato attorno al 375 dC. La parte di terreno tra la terraferma e il monolite sarebbe stata sprofondata lasciando intatta una sola striscia di terreno, appunto l'istmo di Gefira. Il nome del monolite, Minoa, tradisce la presenza di una colonia minoica nella zona molti secoli prima della nascita di Cristo. Ma di quel periodo e della storia classica della regione se ne salva pochissimo. Quel che oggi si vede come traccia urbana è di chiara origine medioevale e alterna tra i suoi costruttori i bizantini, i franchi, i veneziani, i catalani e gli ottomani in un lasso di tempo che va dal VI al XIX secolo dC.

La kastropolitia

La difesa di questo agglomerato verrà garantita dagli incredibili lavori di fortificazione realizzati dai bizantini tra il IX e il X secolo e proseguiti dal crociato Guiliermo Villarduino nel XIII secolo (dopo essersi distrutta dai catalani) e ancora dai bizantini nel XV secolo. E' una fortezza a p greca che fa quadrato grazie alla parete di roccia che protegge l'insediamento da ovest e cioè dalla terraferma. La costa è quasi dapertutto murata mentre un secondo settore cinge Monemvassia dall'alto raggiungendo in cima il cortile della gloriosa basilica di Ayia Sofia.

Il momento storico migliore per Monemvassia coincide con il trasferimento dell'amministrazione bizantina da Costantinopoli a Mistras sotto la dinastia dei Paleologhi (l'ultima dinastia bizantina). All'avvio del XV secolo il borgo conta qualcosa come 30 mila abitanti stipati tra le mura e il monolite. La caduta dell'impero porta alla ribalta 4 secoli di tensioni tra ottomani, franchi e veneziani in perenne antagonismo tra loro per il possesso del Peloponneso orientale. La Serenissima dopo aver ereditato il territorio dal Papato alla fine del XV secolo strapperà per due volte il controllo di Monemvassia dagli ottomani. Che però alla fine riusciranno a spuntarla segnando nel 1715 l'allontanamento definitivo delle legioni cattoliche dal mar Egeo.

Ayia Sofia, sull'orlo del precipizio

Sotto i veneziani fù favorito parecchio il commercio della vite e del vino: i veneziani chiamavano Monemvassia "Malvasia" identificando con lo stesso nome la varietà di uva importata da qui nei porti d'Italia. Sotto Venus Venieri feudatario di Citera i veneziani acconsentiranno ampie autonomie, fiscali e amministrative ai locali e con il loro presidio riusciranno a tenere a lungo lontano i malviventi che allora infestavano il mar Mirtoo. I laconi ricambiarono alleandosi con loro nelle battaglie navali da loro condotte contro i turchi per il controllo di Nafplia (il porto più importante del Peloponneso orientale nella regione dell'Argolide).

Monemvassia consiste di due frazioni, la parte alta costruita su un'altezza che va dai 250 ai 350 metri dal livello del mare, nella sua massima parte ridotta oggi in ruderi; e la parte bassa ottimamente conservata, tuttoggi abitata e sede delle più importanti costruzioni storiche del borgo. La parte alta non si è praticamente mai più risvegiata dopo il saccheggio subito dagli eserciti turco-albanesi del 1770. Qui troviamo quel che resta del governatorato veneziano con lo stemma dei Venieri all'ingresso, diversi bastioni e magazzini in ruderi e sull'orlo di un precipizio biblico la straordinaria per bellezza e panoramicità chiesa di Ayia Sofia. Costruita dall'imperatore bizantino Andronikos su base ottagonale è stata più volte trasformata in moschea. Da qui l'occhio si perde nel mar Egeo soffermandosi verso est sulla curiosa linea di costa delle Cicladi occidentali e verso sud al mattino su quella delle coste settentrionali di Creta. Incredibile fin da metà Marzo, la luminosità del luogo esalta all'inverossimile i contrasti tra i colori che compongono il paesaggio. Non meno impressionante è la vista che si estende sulla parte bassa del borgo, un'abbraccio asfittico di casette in pietra, torri, rocche di avvistamento, arcate e basiliche intervallate da una rete labirintica di passaggi lastricati, gallerie e scalinate. La loro attraversata tra le buccamviglie e i ciclamini, i cortili in pietra fioriti e le botteghe di souvenir in stile riserva emozioni molto romantiche. La parte bassa concentra la totalità dei servizi al turismo sul loco (purtroppo parecchio salati) e diversi angoli ove sostare per ammirare ritmo architettonico e panoramiche. Una delle migliori sul pelago si ottiene dal cortile della basilica di Iissous Elkoumenos (Gesu trascinato sulla croce), la cattedrale di Monemvassia del XIII secolo che fonde al ritmo orientale quello cattolico-romano e che ospita autentici affreschi del tardo periodo bizantino.

vicolo di Monenvassia by P.Voliotis

Iissous Elkoumenos

Altre basiliche ben conservate nel borgo sono quella di Ayios Pavlos del X secolo, quella romana di Ayios Stefanos del XVI secolo e quella di Ayia Anna del XIV. Un'impronta turca è visibile nella moschea sul sentiero principale che porta al forte: Molto scenica con il suo minaretto ospita oggi una piccola collezione archeologica. Per chi intende spaziare oltre la muraglia bisogna prestare attenzione alle scarpate e ai burroni: i tracciati nei dintorni di Minoa sono molto rudimentali e il pericolo di franamenti elevato. Vale tuttavia tentarne alcuni sia per le panoramiche che per la natura locale che specialmente a primavera conosce una fioritura molto vigorosa. La permanenza a Monemvassia non è consigliabile oltre. Di sicuro molto più organizzata è la parte nuova della città sulla terraferma Nea Monemvassia, con annessa la spiaggia comunale (Mandraki) ovviamente molto panoramica e dotata di una distesa di sabbia enorme con mare a portata di bambino e ben servito. Una successione di piccoli villaggi turistici si alterna a poco da Mandraki sia verso nord (direzione Kiparissi) che verso l'immediato sud: sabbioni enormi, più o meno tranquilli con vista sul monolite di Minoa. Un campeggio è segnalato a ridosso della spiaggia di Nomia, 4 km a sud di Monenvassia (PARADISE, Tel. 61123).

Il distretto di Zarakas: Gerakas e Kiparissi

Porì

La regione a nord di Monemvassia è dominata dalle appendici orientali del secondo monte più alto della regione lacone, il Parnonas che in due occasioni supera i 1000m di altezza in prossimità della costa. La discesa del monte sul mar Mirtoo crea una serie di paesaggi di mare e roccia molto promettenti che fino a pochi anni fa erano raggiungibili per soli mezzi di mare. E' tra i porti di Gerakas e Kiparissi che incomincia la sua avventura di viaggio la leggendaria Mirtidiotissa, il battello di Citera che arriva da Pireo si ferma a Monemvassia e prosegue fino a Githio, Citera, Anticitera, per concludere il suo arido viaggio a Kastelli (Creta). La via terrestre migliore per raggiungere il poco popolato distretto di Zarakas è invece quella che parte da Monemvassia e dopo un'ora e mezza di interminabile zig zag sulle vallate orientali del monte raggiunge coppiosamente prima Gerakas a 25km di strada e poi Kyparissi a 60. Prima fermata lo splendido sabbione di Porì, spiaggia chilometrica a sabbia con vista sulla roccia, molto panoramica con annessa la marina che si sostituì al porto vecchio di Monenvassia. Qui si trovava nell'antichità il porto di Epidavros Limira distrutto dal terremoto del IV secolo dC e i cui segreti sono stati nascosti nei fondali del mar Mirtoo.

Quindi Daskaliò, spiaggia stupenda a ciottoli bianchi abbellita dall'isolotto omonimo che appare a poche bracciate dalla costa. Da Daskaliò e in poi la strada abbandona la costa per dimenarsi sulle pareti orientali del Parnonas in una dizzy way molto appagante per panoramiche anche se non poco rischiosa. Dopo mezz'ora di saliscendi continui fà la propria apparizione il fiord maestoso che da sempre offre ospitalità all'insediamento di Gerakas, villaggio di pescatori molto grazioso che si arrampicca dolcemente sulle pareti costiere della montagna formando poche file di casette di pietra alcune sbiancate di calce altre in color ocra dai tetti sempre integolati. Gerakas garantisce una bella spiaggia e tante occasioni di marcia alla ricerca della panoramica migliore, quella che abbraccia l'intero corso del canale. La si ottiene a partire dei resti dell'antica Zarakas, porto lacone al servizio degli spartani totalmente distrutto dal terremoto del 350dc a cui si deve pure la morfologia territoriale dell'intero comprensorio. Con sullo sfondo le pareti orientali del monte Parnonas, il giro in barca per i canali di Gerakas costituisce il momento migliore di questa escursione.

Gerakas: un fiord affacciato sull'Egeo

Il settore a nord della laguna di Gerakas è oggi protetta in quanto habitat di uccelli migratori che transitano da qui nel loro viaggio verso i mari più caldi. Molto pescose le acque della laguna sono popolate di cefali, gamberetti, sarde e soprattutto anguille da degustare fritte nelle taverne lungo il porto.

Kiparissi con sullo sfondo l'imperioso monte Parnonas

Proseguendo a nord verso Kiparissi si riprende la strada montana in direzione Dakòs un villaggio che ricorda quelli di Mani. Da qui due sentieri asfaltati deviano verso le coste il primo in direzione del monastero di Evanghelistria costruita sull'altopiano con la sua basilica bianca e squadrata, affacciata sul Mirtoo; il secondo raggiunge la spiaggia desertica di Vlichada, paesaggio di roccia e mare molto avvincente riparato da due blocchi di granito impervi quanto imperiosi. Proseguendo invece diritto lungo questa serpentina e superata la località montana di Richea (importante questo punto per chi arriva da Githio e Molai) si raggiunge la meta di Kiparissi, un porticciolo affacciato sul mar Mirtoo con collegamenti diretti con Pireo e Citera (a bordo dell'incredibile "Mirtidiotissa"): villaggio tradizionale fortemente caratteristico sommerso nel verde, di sicuro uno dei paesaggi di mare più fascinosi dell'intera Laconia a cui Panoramio dedica una bellissima sessione. A 60km di distanza da Monenvassia, Kiparissi offre tre ottime spiagge attorno a quella principale, Megali Ammos, due più piccole appunto Mikri Ammos e Ayia Kiriakì, nel loro complesso a ciottoli bianchi e sufficiente riparo dal sole.

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Elafonissos

Elafonissos

Elafonissos

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Elafonissos

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Elafonissos

Elafonissos

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Neapoli

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Ayios Nikolaos

Ayia Marina

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Velanidia

cavo Maleas

cavo Maleas

 

Elafonissos

A Plitra si ha avuto il primo segnale che nel golfo a sud di Molai c'è un'alta possibilità di assistere ad ambienti di mare che ricordano vagamente le Caraibi. L'intuizione è giusta quanto più ci si sposta verso sud e in particolare verso lo stretto che si forma tra la penisola di Maleas e l'isolotto di Elafonissos, ultimo paradiso del turismo in Grecia dall'attrazione sempre crescente. Si arriva qua sia da Monemvassia che da Molai seguendo la provinciale fino a Neapoli oppure meglio deviando in direzione Viglafia, al punto in cui la distanza tra la terraferma e l'isolotto dei cedri diventa minima. L'arcipelago di Elafonissos consiste di un gruppo di 7 isolotti, staccati dal continente da uno stretto di mare largo giusto 350 metri e profondità mai superiore ai 2,5 m. Questo "distacco" è stato il risultato del potente terremoto di cui abbiamo parlato prima che ha trasformato in atollo la parte centrale del promontorio di Neapoli. La sabbia ha invaso l'isola favorendo la formazione di dune che nella regione dello stretto ricordano paesaggi nel deserto. L'unico insediamento, Lafonissi è un villaggio di pescatori posizionato sullo stretto esattamente di fronte al porticciolo di Viglafia in Laconia.

Elfonissi, dune e cedri

Nota per il suo mare pescoso e ricco di flora marina Elafonissos conta all'incirca 600 abitanti su uno spazio di 20 km2 nella sua massima parte arido e desertificato. E' di recente entrata nel giro del turismo soprattutto giovanile grazie alle sue spiagge straordinarie che per le loro caratteristiche ricordano ambienti di mare subtropicali tanto da meritare il titolo di "Caraibi della Grecia". Le occasioni di libertà sono qua notevolmente elevate sebbene negli ultimi anni l'incremento delle soluzioni alberghiere ha ridotto notevolmente le possibilità di free camping e accampamento in cielo aperto sia nella regione del capoluogo che in quella del golfo di Simos.

La baia di Simos è stata una delle scoperte del turismo giovanile italiano: oggi è nella top ten delle più accreditate classifiche sulle spiagge greche cosa che ovviamente ha modificato la densità di bagnanti rispetto a qualche anno fa. Si trova nella baia di Frangos di fronte a Citera e dispone di un mare a portata di bambino assolutamente incontaminato inquadrato in un ambiente di dune di sabbia. Sul tratto di costa è diffuso il cedro e d'estate il terreno è qua e là ricoperto di un tapetto di crini bianchi Estensione di Simos verso ovest l'insenatura protetta di Sarakiniko un tempo rifugio di predoni che assaltavano le navi mercantili di passaggio dallo stetto di Citera. Stesso scenario di dune, sabbia bianca e mare da sogno a Lefki nella parte orientale dell'isola, la prima delle spiagge che incontriamo a sud dell'abitato.

Il cedro fà una portentosa presenza nel settore occidentale di Elafonissos in corrispondenza della spiaggia che prende il nome di Panayia dai tre isolotti cavernosi sparsi a poca distanza dalla costa. Elafonissos.gr segnala molto questa spiaggia agli amici del subacqueo per il mare pescoso e i fondali ricchi di vegetazione.

Lefki

Molto interessante la necropoli preistorica che si estende tra le grotte dell'isolotto di Pavlopetri a metà strada tra le coste della Laconia e Elafonissos. In uso nel IV millenio aC. consiste di una galeria sottrata dalla roccia con varie stanze e cuniculi: tra le diverse stanze impressiona la cosidetta "grande tomba" sita all'interno di una grotta dalle dimensioni enormi e comunicante con le altre tramite galleria. Il mare qua al largo delle dune di Pavlopetri sfiora la magia in una sinfonia di sfumature dell'azzurro che non teme paragoni. I fondali sabbiosi e bassissimi creano qua l'impressione di un atollo sopra il quale giaciono dimenticati da almeno 16 secoli i resti della città lacedemone di Voiòn, ricordata nelle opere dello storico Pafsanias, cancellata irrimediabilmente dal terremoto del IV secolo aC. L'area archeologica integralmente sottomarina si estende su una superficie larga 300 e lunga un centinaio di metri mentre i resti dell'insediamento, sono visibili ad occhio nudo quando il mare è calmo. Pavlopetri è facilmente raggiungibile dal porticciolo lacone di Pounda seguendo per 800m la strada asfaltata a sud del porto che costeggia anche il laghetto Strogghilì, da poco dichiarato area protetta per la sua biodiversità.

La penisola di Maleas

Concluso il giro per Elafonissos e acquisita l'illusione di essere stati alle Barbados si riparte da Neapoli alla scoperta della parte bassa della penisola dei Molai, molto prommettente per paesaggi di mare e montagna a mano a mano che ci si avvicina verso la punta "tremenda" di Cavo Maleas, l'estremità meridionale della penisola. Nota come la "penisola della paura", il cavo detto di Maleas ha da sempre rappresentato un vero e proprio incubo per i navigatori di ogni sorta per le correnmti imprevedibili che colpiscono questo punto da nordest, da sud e da ovest. Decine e decine i casi di navi incagliate tra queste rocce, centinaia le storie di marinai salvi per miracolo dalla furia del mare. Un lembo di roccia alto oltre i 700m piantato nel mezzo di tre mari, (quello di Creta, il mar Mirtoo e il golfo lacone) e che per la soggezione che incute si è da sempre meritato il titolo di Adamastor (l'indomabile) e Xilochaftis (divoratore di barche in legno).

La mitologia arcaica identifica questo territorio estremo al rifugio dei centauri che perseguitati da Ercole cercarono riparo nelle grotte della regione.

La penisola di Maleas nella sua parte bassa è dominata da un'appendice del monte Parnonas, il Falakrò che a sud della città di Neapoli raggiunge la sua vetta più alta poco sotto gli 800 metri. Nonostante il comprensorio detto di Vatikas o Voion sia incomparabilmente più ricco di acqua e vegetazione rispetto a Mani, la densità di insediamenti è decisamente inferiore e si concentra soprattutto nell'entroterra dove nascosti dalle coste giaciono indisturbati alcuni villaggi tradizionali di incomparabile bellezza. Non a caso Neapoli ha conosciuto un discreto successo turistico di recente oltre che per il suo splendido mare (da Neapoli fino a Viglafia è praticamente una spiaggia continua) per il suo entroterra molto caratteristico noto come terra di marinai e navigatori e per questo da sempre popolato soprattutto da donne e anziani.

Velanidià, il villaggio più bello del Maleas

La pianura fertile di Neapoli si interrompa a mano a mano che ci si sposta verso sud e verso est per la parte continentale della penisola. Il villaggio di Messochori a 7km da Neapoli sull'altopiano detiene il titolo del balcone del Vatikas proprio per le panoramiche sulla pianura, su Elafonissos, Citera e sulle coste di Maleas. Su una vetta attorno a Messochori spicca in ruderi la fortezza crociata di Ayia Paraskevì, costruzione massiccia nota anche come "fortezza bianca". Scolpita sulla roccia fu costruita nel XIII secolo ai tempi in cui le armate del papato occuparono la regione. Proprio per la sua posizione strategica la fortezza venne più tardi valorizzata ed estesa dai Veneziani mentre in diverse occasioni divenne rifugio di pirati e malviventi che terrorizzarono la zona.

Un secondo sentiero da Neapoli via Lachi e Paradissi porta invece a Kastaniès, villaggio rinnomato per le sue stupende grotte che prendono il nome di questo villaggio posizionato sulle sponde orientali della penisola dei Molai. Un'ottima escursione da Neapoli molto indicata a chi accompagna bambini piccoli la grotta si sviluppa su due livelli, 18 stanze e uno spazio complessivo di 1500m2 calpestabili. Lo si visita in mezz'oretta lungo un percorso di all'incirca 500m. E' ben conservato, ottimamente illuminato e si calcola che la sua formazione stalactittica abbia richiesto qualcosa come 3 milioni di anni. Non lontano da Kastaniès in posizione Ayios Andreas a 10km da Neapoli gli speleologi hanno portato alla luce un secondo sistema di grotte altrettanto spettacolare ma più difficile da vistitare. E' stato di recente aperto al pubblico sebbene non facile da reperire in mezzo ai campi e richiedente una buona preparazione.

Un terzo sentiero battuto si dirige invece verso sud nel più bello dei villaggi di Vatikas, Velanidià paese arramiccato sulle pareti meridionali del monte Falakrò e con vista sui tre mari che circondano la penisola. La posizione di questo villaggio lo rese molto appetibile ai tedeschi che durante la seconda guerra mondiale occuparono la zona costruendo su un dirupo inespugnabile un punto di avvistamento. Villaggio molto atmosferico, sommerso nella pineta e nel rosso della tegola, cattura il visitatore sotto ogni punto di vista. Molto intensa la religiosità nella zona, decine le capelle storiche tra cui spicca sopra il paese, il monastero di Metamorfosi (Trasfigurazione) incastonato su una roccia tremenda detta di Ayios Ioannis che sovrasta il paese. Ai piedi di Velanidià, sulla costa, il rinfresco è garantito nelle acque cristalline della spiaggia di Ayios Georghios, dotata di sabbia e di una rete di servizi essenziali. Chi arriva qua nel tardo pomeriggio assisterà a un tramonto senza pari. Infine dalla spiaggia di Velanidià parte il sentiero principale per il faro di Cavo Maleas raggiungibile dopo due ore di marcia non facile che richiede una buona predisposizione all'arrampiccata, vestiario adatto e tanta attenzione. La segnaletica non manca ma è sconsigliato dimenarsi da queste parti dopo il calare del sole.

stalattiti a Kastaniès

Un'ultima scampagnata da Neapoli segue invece le coste sudoccidentali della penisola a partire dal villaggio di Ayios Nikolaos e fino all'ultimo insediamento a sud quello di Profitis Ilias passando per l'incredibile foresta fossile di Ayia Marina. La regione è pianeggata per alcuni chilometri e offre ottime occasioni di mare in libertà proprio a livello del golfo di Ayia Marina A questo livello una serie di blocchi di roccia delle più svariate misure tutte in colonna ricorderebbero ad alcuni i menir della Gallia mentre i locali parlano impropriamente di un bosco fossile simile per caratteristiche a quello di Lesbo nell'Egeo settentrionale. Una interminabile foresta di tronchi fossili da ricercare anche sotto i fondali del mare al largo delle coste con attaccate sulla corteccia delle conchiglie, la più spettacolare delle quali proprio per la somiglianza a un uomo in piedi prende il nome di "Anthropos". Un fenomeno che richiamerebbe la presenza in loco di un vulcano estinto milioni di anni fa ma di cui non esiste traccia alcuna.

Dalla frazione costiera di Profitis Elias e in poi la civiltà mette la parola fine e il regno dei centauri si estende incontrastato nel suo contorno roccioso e assolutamente inospitale. La roccia prende qua nettamente il sopravvento e lascia spazio, nel medioevo, ai soli religiosi alla ricerca di un rapporto solitario con il divino. A loro è dovuto anche il tracciato che parte da Profitis Ilias e raggiunge coppiosamente il Montes Atos di Maleas, un'area che contava un tempo una quarantina di istituti monastici ridotti in ruderi e distrutti da terremoti, saccheggi e profanazioni. Di queste comunità monastiche ne sopravvive ben curata ancora una sola, quella di Ayia Irini, bellissima per posizione (un'oasi di verde arramiccata sulla roccia) e corredo che offre pure ospitalità (richiedere chiavi dalla chiesa di Ayios Nikolaos). A poco di là, semidistrutto un altro monastero sfida i venti sullo strapiombo: Ayios Gheorghios risale al XIV secolo e conserva "giusto quelli affreschi a cui la spada non è arrivata". L'immagine da qui verso il capo del Maleas è veramente sublime dà l'impressione di essere al capo al mondo. Il sentiero da Profitis Ilias incrocia ad un certo punto e prima di arrivare a Ayia Irini quello che porta al faro, a cui si arriva solitamente da Velanidià. Destinazione di marcia ostica ma meglio segnalata, il faro è una costruzione francese di fine '800 affacciata sullo stretto con Citera che merita la fatica. E' abbandonata ma si presta alla sosta e alla salita sul faro a 15m di altezza dalla roccia. Chi non soffre di vertigini sarà da qui appagato come non mai ...

Monenvassia, Elafonissi e Maleas sul web

Torna a Githio
Da Neapoli a Citera
Stop a Mistras prima del rientro

Vacanze in Grecia

Si parla molto di un relitto sommerso al largo del Maleas facilmente visitabile per immersione subacquea. Nella regione di Gerakas è invece segnlata una grotta detta di Ciclope per le enormi ossa trovate nel suo interno. Chi ha qualcosa da dire al proposito lo pubblicheremo: haris@iol.it

haris@iol.it

Monemvassia, Gerakas e Kiparissi

Elafonissos, Vatika, Maleas

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Monenvassia

il fiord di Gerakas

bucamvilee a Monenvassia