La più amata dai francesi dopo il successo cinematografico del film di Luc Bresson The Big Blue, Amorgòs rappresenta l'ultima fatica dell'eroico Skopelitis sull'"Agoni Gramì", la "linea arida" che unisce Naxos con le Cicladi orientali. E' un'isola estesa su 138 km2 di superficie arida e fortemente irregolare attraversata da ben tre catene montuose, una delle quali sopra gli 800m, Krikellon a nord, e altre due (Korakas e Profitis Ilias) sopra i 600 nella regione centrale dell'isola. La montagna non dà mai tregua neppure sulla costa che nella sua massima parte risulta rocciosa e inaccessibile. Nonostante la sua lunghezza infatti la linea di costa di Amorgòs offre il minor numero di spiagge in assoluto di tutte le Cicladi. Le poche spiagge aperte al turismo sono difficili da raggiungere e ad eccezione del sabbione di Eyiàli raramente danno luogo alle belle distese di sabbia che abbiamo trovato a Naxos e Koufonissi. Per contro Amorgòs offre diversivi interessanti alla pur sempre avvincente combinazione sole - mare primo fra tutti il più incredibile monumento alla Cristianità dell'intero Egeo, il monastero di Hozoviotissa, seguito da alcuni paesaggi cicladici di assoluta bellezza, la borgata di Chora, Langada e Tholaria a nord e i tre insediamenti costieri Katapola, Eyiali e Arkessini.

Amorgòs è d'estate quotidianamente collegata con i porti di Pireo e Rafina, una volta al giorno. Lunghezza di viaggio 134 miglia marine (dalle 7 alle 8 ore) con destinazione i porti di Katapola e Eyiali.

L'isola ha migliorato sensibilmente la propria rete viaria negli ultimi anni superando la vecchia divisione in due blocchi, quello del nord (Eyiàli, Tholaria, Langada) e quello del sud (Katapola, Chora, Arkessini) da sempre unite per sole vie di mare. Oggi una corriera collega tutto quel che è collegabile sull'isola 5 volte al giorno: i due porti di Katapola e Eyiali, il capoluogo Chora, il Monastero e i paesini di Kato Merià a sud lungo un tracciato montano fatto di curve continue spesso ubicate sopra diruppi vertiginosi, per più di un'ora e mezza di viaggio spesso da brivido. Vale la pena provarci per le panoramiche anche se l'arrivo a destinazione è quasi sempre accompagnato da un senso di sollievo. Difficili le condizioni di vita a Amorgòs, ci si accorge facilmente dalla rudezza e dall'inospitalità del territorio, dalla povertà delle risorse disponibili, dall'essenzialità dei servizi. Difficile riprodurre gli standards di vita considerati normali. Poca la popolazione residente a malappena supera il migliaio di abitanti distribuiti fra cinque comuni (Katapola, Chora, Ormos Eyialis, Langada e Arkessini) in condizioni di più o meno forte isolamento reciproco.

Katapola

L'importanza storica dell'isola è soprattutto testimoniata nel museo archeologico di Atene, in quello di Siros e nella piccola collezione ospitata nel capoluogo. Insediamenti umani ci sono stati fin dal tardo Neolitico. Durante la prima parte dell'età del bronzo (3200 aC - 2600 aC) Amorgos partecipa attivamente alla formazione della civiltà cicladica, mentre più tardi diventa colonia minoica: il re Minosse, stando al mito ebbe qua la sua regia estiva da cosa deriva anche il nome del principale insediamento arcaico dell'isola, Minoa sopra il porto di Katapola. Arkessini nel sud e Eyiali nel nordovest, hanno origini arcaiche essendo fondate da Naxos in età geometrica. Minoa diventa un centro importante dotato di imponenti fortificazioni tra l'XI e il VII secolo aC. Durante l'età classica l'isola perde di importanza, mentre ai tempi romani è ormai ridotta a un luogo d'esilio. Nel medioevo rimane a lungo disabitata tanto da diventare andro di pirati e rifugio per eremiti. Ai tempi della rivolta iconoclasta (IX-X secolo dC) Amorgos raccoglie i difensori della linea antipapista allora costretti in minoranza nello stesso Mediterraneo orientale. A questi si deve poco dopo l'anno 1000 la fondazione del celebre monastero locale costruito in posizione naturalmente fortificata al fine di custodire l'icona della Vergine di Hozovo (l'attuale Wali Qildt a Gerico), proveniente dalla Palestina.

Il monastero dedicato alla Vergine è anche la principale attrazione dell'isola, un complesso candido sviluppato su otto piani che sfrutta nel modo più eggreggio gli striminziti spazi consentiti dal blocco di roccia su cui è arrampiccato. Considerati gli spazi - il monastero si estende su una superficie di appena 40m di lunghezza e 5 di larghezza - l'altezza è sorprendente se si pensa all'antichità della costruzione e all'estrema rudezza del paesaggio, un monolite alto più di 300m dal livello del mare che scende a picco sul mare. L'impressionante ("tremendo") strapiombo si conclude sulla rocciosa baia di Ayia Anna ormeggio poco adatto all'attracco di imbarcazioni diverse dalle barche a remi. Eppure l'icona di Maria raggiunse Amorgos proprio da qui e da questo covo furono portati su i materiali per costruire ancor prima dell'anno 1000 le fondamenta di questo monastero che prende le forme attuali ai tempi di Alessio Komninòs, imperatore bizantino, nei primi del XII secolo dC.

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Tholaria

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Katapola

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Chora

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Ayia Anna

Mouros

Dista poco dal capoluogo Chora il monastero di Panayia la Hozoviotissa e lo si può raggiungere sia in pullman che a piedi. In entrambi i casi è necessario scalare un sentiero lastricato fatto di un migliaio di gradini non difficile da percorrere anche se parecchio faticoso. La visita è possibile solo nel pomeriggio e questo sia perchè il monastero è aperto solo di pomeriggio che perchè di giorno il sole spacca la pietra e nessun'area ombreggiata è mai prevvista lungo la strada. Bisogna provvedere a un vestiario "decente" (niente mini gonne, niente costumi da bagno, niente pantaloncini corti e canottiere) ed essere pronti a corrispondere una piccola offerta a questi due eroici monaci che prendono cura di un complesso che un tempo ospitava più di 100 religiosi. In cambio vi sarà offerta una piccola visita guidata per gli interni di questo incredibile edificio costruito sfruttando la parete di roccia tutto in altezza su più livelli comunicanti tra loro per scalinate soprattutto esterne strappate dalla roccia: le celle monacali, la mensa, il magazzino, la capella principale che ospita le miracolose icone della Vergine che dà il nome al monastero e quella di San Giovanni il Balsamita, Santo protettore di Amorgòs. Molto interessante lo "skevofilakion" la piccola area museale ricca di cimeli storici, manoscritti, sigilli e due copie dell'evangelo, una dell'XI secolo e una più recente stampata a Venezia: tra i quadri spiccano quello raffigurante Maria con in braccio Gesù e accanto San Giorgio che offrono una speranza a un gruppo di naufraghi in balia al vento e alla scogliera. Panoramiche mozzafiatto verso le inospitali coste sudorientali dell'isola completano un panorama che incute profonda soggezione. E' prevvisto pure il rinfresco, un bicchiere di acqua a temperatura ambiente e un lukumi, dolce medioorientale fatto di zucchero a velo e frutta candita, molto apprezzato in Grecia e nelle Cicladi in modo particolare.

Chora, un borgo tipicamente cicladico costruito sull'altipiano a 400 metri dal livello del mare, è il capoluogo tradizionale dell'isola e la seconda attrazione più interessante da vedere sul posto. Dista dal porto di Katapola 3 chilometri che possono, caldo permettendo, essere percorsi a piedi in meno di un'ora. Il sentiero, in salita continua, garantisce in alcuni suoi punti panoramiche irripetibili verso le isole dello stretto, Keros, Koufonissi e l'isola di Naxos. Il villaggio di recente interessato da ampie opere di ristrutturazione si estende ai piedi di una piccola fortezza medievale messa a punto dai conquistatori veneziani di Naxos nei primi decenni del XIII secolo. Il posto era ben noto per le proprie capacità difensive anche ai ptolemaici che costruirono qua tre secoli prima della nascita di Cristo una torre che completava il loro sistema di difesa nella regione. Col tempo l'area circostante sarà destinata a dare ospitalità a una popolazione crescente decisa di spostarsi dalle coste troppo vulnerabili alle incursioni piratesche.

Il fortino dei Ghisi costruito sul punto più alto della vallata farà da perno a una labirintica pianta urbana che riproduce senza fronzoli e nella maniera più umile l'insediamento Cicladico: casette a cubo sbiancate di calce solitamente a un solo piano strette tra loro in un abbraccio asfittico, spesso provviste di cortile interno ricco di piante inerpicanti dai colori più vivaci. Ogni tanto una chiesetta interrompe la monotonia del paesaggio urbano: se ne contano una quarantina lungo e largo il territorio urbano, nella loro massima parte di taglio piccolissimo, voto alla Vergine protettrice di pescatori e marinai.

Una terza torre più recente risale ai tempi dell'occupazione ottomana ed è nota come torre di Gavràs: è ben ristrutturata e nei suoi due piani (l'Anoi e il Katoi) ospita oggi un'interessante collezione di ritrovamenti realizzati sull'isola nelle aree archeologiche di Minoa, Arkessini e nella regione di Langada a nord: l'esposizione copre l'intero percorso storico dell'isola dal primo insediamento storicamente conosciuto e risalente al IV millennio aC, al periodo romano, passando per l'età geometrica, quella classica e quella ellenistica. Interessante infine per le panoramiche offerte il giro per i mulini a vento che arrampiccati sulla roccia cercano da più secoli di approfittare dell'energia eolica. Nonostante l'abbandono rendono al luogo un colore inconfondibile. Il giro si conclude tra i tavoli delle piccole osterie locali molto vivaci durante le notti estive. Sembrerà strano ma le principali specialità non sono di pesce ma di carne, in primis il capretto, dominante lungo e largo l'intera isola. Non mancate le fave con l'olio fresco di oliva e la cipolla fresca e il popolare "patatato".

Il golfo di Eyiàli

Eyiali, nel settore settentrionale di Amorgòs detiene il titolo della località turistico-balneare più battuta e confortevole di tutta l'isola. Si trova qua infatti l'unica spiaggia che ricorda Naxos e il resto delle Cicladi: si tratta di una baia enorme schiacciata dal monte Krikelon nel versante in cui esso raggiunge la propria vetta più alta, 820m dal livello del mare. Secondo porto più importante dell'isola dispone di una smisurata distesa di sabbia ben riparata dal vento, dal mare cristallino, poco profondo e alla più assoluta portata di bambino. Raccoglie un numero sufficiente di servizi di permanenza, intrattenimento e ristorazione, tra cui qualche villaggio turistico e alberghi di ottimo livello.

Langada

Eyiali consiste del porto e di due località site sull'altipiano, Tholaria e Langada a 2,5km di strada asfaltata strappata dalla roccia. Una terza frazione, Potamòs si estende invece a poca distanza a sud del porto. Langada è sicuramente uno dei villaggi più rappresentativi dell'isola e sorprende oltre che per la propria posizione incastrata in una minuscola vallata tra due blocchi di roccia impenetrabili, per il proprio distacco dal tempo. L'assoluta tranquillità di questa contrada inospitale si interrompe in occasione della sagra popolare di Ferragosto che si tiene nel massiccio monastero di Ayia Triada, un'appendice del monastero di Hozoviotissa che nel medioevo offrì riparo alla popolazione locale durante gli assalti pirateschi. Per i più allenati, risalire il monte Krikellon, un'esperienza molto dura sotto il sole cocente, ma che nel punto Stavròs, a 2 ore e mezzo di strada in salita, garantisce uno dei migliori panorami di tutto l'Egeo. Una capella è costruita sopra un dirupo alto ben 700m dal livello del mare. Ai suoi piedi poche costruzioni abbandonate attorno a una vecchia miniera da esplorare a propria responsabilità e pericolo.

la chiesetta di Stavròs

Ottime le panoramiche sul golfo di Eyiali (Ormos) che si ottengono a partire dai mulini a vento oggi in disuso, sulla linea montana che collega Langada al secondo villaggio della regione, Tholaria, punto di partenza per la scoperta di alcune spiagge desertiche di assolutra bellezza. La più battuta è quella di Levrossòs un'estensione della spiaggia di Eyiali a nord del golfo. Per gli appassionati delle spiagge estreme un sentiero tortuoso difficilmente percorribile e che taglia l'impressionante burrone del Krikelon porta dopo mezz'ora di marcia alla caletta di Glifàda, spiaggia di dimensioni minuscole a ghiaia fine e dal mare cristallino e poco profondo.

Altre spiagge in zona da consigliare agli spiriti più irrequieti, spesso frequentate da nudisti e da chi ricerca occasioni di free camping sono Psilì Ammos a mezz'ora di barca da Eyiali, Hàlara, spiaggia di bellezza particolare fatta di ciottoli e blocchi di roccia lievigata nelle vicinanze di Potamòs, e più in là il minuscolo porticciolo di Ayios Pavlos da cui raggiungere Nikourià, questo curioso distaccamento di Amorgos distante dall'isola principale giusto 300 metri. E' stata abbandonata dopo l'esaurimento delle sue miniere, e oggi si limita ad offrire due piccole spiagge tranquille, assolutamente incontaminate dal mare non molto amichevole sebbene tranquillo e ben pescoso.

 

Katapola e Kato Merià

Passando nel settore meridionale di Amorgòs, la rocciosità del territorio raramente dà luogo a spiagge di una certa dimensione e di facile accessibilità. Fà in parte eccezione l'immensa ma irregolare baia di Katapola, il principale porto di Amorgòs e punto turisticamente più sviluppato dell'isola dopo Eyiali. Nei dintorni di Katapola troviamo piccole spiagge isolate e sprovviste di servizi ma di buon livello, raggiungibili a piedi o sui sea taxis in servizio dal porticciolo di Amorgos. La più bella è quella a ghiaia fine di Ayios Pandeleimon, un minuscolo promontorio sulla punta del quale si scorge l'omonima chiesetta. La si può raggiungere a piedi dal quartiere dei pescatori Xilokeratidi oppure in barca da Katapola. Nei limiti del golfo si susseguono ancora Maltesi, Finikas, e poco più staccata, quella di , spiaggia deserta a capo di un'insenatura rocciosa e arida dal mare parecchio profondo.

Ayii Saranda

Nel loro complesso le spiagge del golfo sono vergini e mancano di servizi (acqua dolce in testa). Non andrebbe sottovalutata la fatica nel caso si decida di raggiungerle a piedi. Il terreno in questa regione è molto irregolare, i sentieri spesso confusi e l'esposizione al sole assoluta. Frequenti sono inoltre i franamenti. Una piccola sfida che richiede un elevato grado di adattamento a un ambiente torrido e inospitale.

Katapola è un minuscolo agglomerato fatto di tre frazioni litoranee estese ai piedi del colle detto di Minoa dall'antico insediamento di origini minoiche che si sviluppa sull'altipiano sopra il porto. Paesaggio cicladico essenziale, Katapola consiste di un mucchio di casette bianche a cubo intervallate da vicoli stretti e labirintici e da un numero enorme di capelle dal trullo vivacemente colorato. La parte alta del borgo è quella più pittoresca e si estende attorno alla cattedrale dedicata a Maria la Katapolianì, una delle più storiche dell'isola di origini protocristiane costruita a partire dai materiali ricavati da un santuario arcaico. Più in là l'area archeologica di Minoa fatta di mura ciclopiche, daii resti di uno stadio, da un santuario in rovine e dai resti del Ginnasio ptolemaico. La maggior parte delle rovine riguarda un intervallo che va dal basso geometrico (attorno all'anno 1000 aC) all'età arcaica (600aC).

Merita la passeggiata fino alla frazione dei pescatori sulla sponda occidentale del golfo, località nota come Xilokeratidi e punto di partenza per diverse spiagge del golfo. Mare e colore cicladico garantiscono momenti romantici al calare del sole e buoni stimoli fotografici. Non si può resistere a un piatto di pesce fresco, calamari e polipo, tutti serviti sulla carta nel modo che più si addice ai ristoranti popolari della zona e con sfondo stellate ultra-romantiche. A Katapola, nelle vicinanze del porto è attivo un campeggio organizzato di buon livello anche se un po' costoso a confronto con altri campeggi visti nelle Cicladi.

Ayia Anna

Sulla sponda opposta ai piedi del monastero di Hozoviòtissa, una piccola insenatura nasconde il monastero dalla piccola ma bellissima spiaggia di Ayia Anna con la chiesetta costruita a livello dell'omonimo ormeggio. Le viste su Hosoviotissa inquadrata nel suo ambiente di roccia brula sono da qui di primissimo livello. A Ayia Anna è stato girato il film di Luc Besson "Le grand bleu" ispirato dall'azzurro irripetibile del mare locale e dalla luce incredibilmente intensa che domina il paesaggio. Non è alla portata di tutti ed è consigliabile a chi ha buona dimestichezza col mare e con le scalate. Idem il golfo di Mouros, da molti considerato la spiaggia migliore dell'isola sul piano soprattutto scenografico un ambiente di roccia dalle geometrie originali con tanto di scogliera, faraglioni e grotte sottomarine. In entrambi i casi è prevvisto il collegamento via terra grazie al pulmino che collega Chora al Monastero e ai villaggi di Kato Merià, il comprensorio meridionale dell'isola attorno al terzo comune più importante di Amorgòs, Arkessini.

Arkessini è la capitale rurale dell'isola ed è un insediamento sparso su un territorio decisamente meno roccioso e un filo più fertile, tra il villaggio principale e una serie di frazioni rurali (Vrotsi, Kolofanas, Paradissi) collegate in pullman da Chora e Katapola. Ha origini antichissime come prova il piccolo sito archeologico in posizione Kastrì che riporterà per qualche oretta il vostro calendario addirittura fino al 4 mila aC. Si salvano qua in ruderi parti intere delle mura ciclopiche, alte fino a 6m e che richiamano la colonizzazione ionica di Amorgòs avvenuta nel secondo millennio aC. Ottimo il mare, vergine e assolutamente incontaminato ma spesso difficile da raggiungere, a Arkessìni (Mouros, Ammoudi), Kambos (frequentata da nudisti) e soprattutto al golfo di Kalotarìtissa, un bel sabbione che da poco offre pure qualche servizio grazie all'installazione di una taverna nelle vicinanze. Da qui i più temerari e chi specialmente ama il subacqueo potranno raggiungere il roccioso isolotto di Gramvoussa che racchiude il golfo. Nella frazione di Ayia Paraskevì, è segnalata una sagra popolare molto seguita in occasione della festività della santa il 26 luglio.

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