D'estate Naxos fà impazzire i più piccoli ma chi sà a febbraio quanta soddisfazione potrebbe offrire a chi ricerca il suo calore

       

E' altamente improbabile che una classifica delle 10 spiagge migliori della Grecia non includa almeno una delle spiagge dei Santi (Ayii) che si alternano sulle coste sudoccidentali di Naxos.Archetipo di spiaggia greca per eccellenza la spiaggia di Naxos gode da sempre di un'alta considerazione per le dimensioni smisurate, la sabbia dorata e i fondali che degradano dolcemente. Vista dagli occhi dei più piccoli un autentico luna park di mare dal divertimento garantito al minimo dello sforzo per i genitori. Acqua cristallina, bagni solari da maggio a ottobre costanti e senza perturbazioni di sorta, spazi enormi e una sufficiente organizzazione turistica qualificano l'isola tra le mete più ambite del turismo internazionale in tutto il mediterraneo orientale.

Ayios Prokopis la preferita dai bambini, (Naxos Sunset)

Naxos è la più grande delle Cicladi estendendosi su una superficie di 428km2 prevalentemente montagnosa e con una linea di costa lunga all'incirca 150km: l'isola è attraversata da sud a nord da un massiccio che supera più volte nello spazio gli 800m di altezza raggiungendo nel settore meridionale la sua vetta massima, Zeas, alta 1004m, a Koronòs la seconda più alta (997m) e a nord di Apiranthos la terza (Fanari, 887m). A sud di Zeas il popolamento scompare del tutto e l'isola è colpita da un'aridità irreversibile. All'opposto il nord è graziato di vallate montane dolci, buone riserve di acqua e buone possibilità di industria, qualcosa che ha da sempre permesso un popolamento intenso. La popolazione residente conta 15000 abitanti ed è distribuita tra una quarantina di insediamenti, tra cui ricordare Chora, il porto e centro di smistamento del turismo sull'isola, Filoti, Aperathos e Koronòs nell'entroterra e Apollon sulla costa settentrionale dell'isola. A questi vanno aggiunte le due località turistiche più importanti di Naxos, gli insediamenti estivi di Ayios Prokopis e Ayia Anna, entrambe vicine a Chora e sedi delle principali unità alberghieri di tutta l'isola.

Sita tra Mikonos e Paros, Naxos è collegata in aereo da Atene con l'Olympic Airways (prenotare con largo anticipo se si intede andare in agosto) e in nave o aliscafo dai porti di Pireo e Rafina. L'isola è collegata con la totalità delle Cicladi, con Rodi, Creta e Salonicco (servizio, attorno a ferragosto non sempre all'altezza causa eccessiva domanda). Da Pireo si è a Naxos in 3 ore e mezza di aliscafo e in 6 ore di nave. Porto principale dell'isola è Chora Naxos a cui aggiungere due porti di secondaria importanza il primo a livello di Apollon nel nord dell'isola, il secondo nella baia di Moutsounas sulle coste orientali di Naxos. Da questi tre porti parte la leggendaria in Grecia "Linea Arida", la navetta per Amorgòs e Astipalea chiamata così proprio per le fatiche che si facevano (e che si fanno tuttora sull'eroico Skopelitis) per trasportare da un'isola all'altra i pochi residenti di queste isole. E le cui tracce tenterà di seguire nel giro di una quindicina di giorni il nostro viaggio tra le Cicladi orientali.

xoano

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keros

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strumento

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pyxis

pyxis

vasi

brocca

Naxos fa la sua comparsa storica nel medio neolitico 5 mila anni prima della nascita di Cristo. L'insediamento è qua favorito dalle possibilità offerte all'allevamento e all'orticoltura nella pianura di Tragheas a nordest dell'attuale capoluogo. Diventa, insieme alle isole Keros e Amorgòs il centro della civiltà cicladica tra il 3300 e il 2700 aC, quando a Naxos viene diffusa la lavorazione del bronzo e dello stagno che a loro volta danno un notevole impulso all'agricoltura sedentaria, alla navigazione e a quello che sarà il settore che gli garantirà la più estesa continuità storica: l'estrazione del marmo e dello smeriglio, industria tuttoggi di primissima importanza soprattutto per il volume di esportazioni realizzate.

nano

La prima fase di questa civiltà (destinata a durare almeno fino al disastro di Santorini del XVI secolo e in parallello con quella minoica), prende il nome di Grota (scientificamente Grota-Pelos) dai ritrovamenti in ceramiche, oggettistica funeraria in pietra e marmo e utensileria di bronzo e stagno realizzati in diverse necropoli sparse per l'isola e a Grota nei pressi del capoluogo in modo particolare. Anfore, vasi, oggettistica, tanti contenitori e un'infinito di figurine sproporzionate, i celebri "xoanon" sono oggi custoditi nei due musei archeologici dell'isola, nel Museo Archeologico Nazionale e nella galleria d'arte cicladica di Goulandris ad Atene e in diverse gallerie di Parigi. Quel che si vede in questi musei è anche l'unica informazione che possiamo avere su una civiltà a noi ignota visto che non ha lasciato neppure una parola scritta. E' certo che sviluppò la pesca e la navigazione, la lavorazione del bronzo e dell'ossidiana e che ebbe notevoli progressi nell'agricoltura ma in quale misura è molto difficile immaginare.

Naxos continua il suo percorso storico con sorprendente continuità lungo tutto il millenio dei greci, dai tempi di Micene a quelli ellenistici passando per l'età geometrica (il medioevo antico) e quella classica. Grazie al commercio del marmo e dello smeriglio Naxos intensifica presto i contatti con le fiorenti città dell'Asia minore e più avanti con quelle della Grecia continentale, Atene e Sparta in modo privilegiato. L'alleanza con la città di Calcide porterà fin dai primi del VII secolo aC alla fondazione della colonia siciliana di Naxos.Ai tempi in cui Delos diventa un protagonista dei flussi commerciali nel mar Egeo oltre che centro politico e religioso di primissima importanza, Naxos ottiene una spinta straordinaria. Diverse costruzioni tra cui la celebre Casa di Naxos, la galleria dei Leoni e la celebre Sfinge di Dilos ricordano il contributo di Naxos nella fondazione di questo splendido centro arcaico e testimoniano una condizione di progresso civile sostenuto.

La scultura fa un notevole salto di qualità a partire soprattutto dalla seconda metà del VII secolo aC. eliminando certi aspetti di gigantismo riscontrati nelle rappresentazioni anteriori: la statua di Minerva (Artemis) del 650 aC esposta nel Museo archeologico di Atene, le diverse statue in stile ionico di personaggi femminili e maschili vestiti, il sontuoso tempio di marmo dedicato alla Minerva a Sangrì sono le migliori rappresentazioni artistiche lasciate ai posteri di una civiltà arcaica che passa da una gestione della cosa pubblica retta dall'aristocrazia a una che invece riesce ai tempi del tiranno Ligdamis a includere gli strati più popolari della popolazione.

Le fortificazioni più antiche dell'isola risalgono ai tempi ellenistici e avevano la funzione di proteggere le miniere di marmo e di smeriglio sparse per l'isola. Durante il medioevo bizantino Naxos deve fare i conti con il crescente banditismo che infesta l'Egeo e che costringe la popolazione a ritirarsi dalle coste diventate insostenibili. L'isola viene allora dotata di un sistema a tre fortezze dislocate su tre punti strategici dell'isola, Apaliros nel sud, Apano Kastro nella regione centrale di Traghea (dove attorno all'anno 1000 è concentrato anche il massimo della popolazione) e Ipsilotera sulle coste nordoccidentali di Naxos.

La fortezza di Apaliros ospiterà a lungo nel medioevo l'amministrazione bizantina di Naxos

Nei dintorni dell'anno 1000 l'isola è raggiunta da diverse comunità monastiche che fissano sul territorio una serie di monasteri e luoghi di culto spesso nei limiti stessi delle fortezze create dall'amministrazione bizantina. La densità di monasteri fondati e sovvenzionati direttamente da Costantinopoli trasformerà Naxos in una piccola Mistras, un avvamposto dell'ortodossia nell'Egeo in un momento in cui quest'ultimo viene sempre più conteso dall'avanzata ottomana e dalle pressioni crociate che si intensificamo enormemente dopo la caduta di Gerusalemme agli arabi. L'aspetto militarizzato di questi monasteri prova la loro duplice funzione di rifugio della popolazione alle incursioni saracene sempre più insistenti e distruttive a partire dall'anno 1000 e di argine (culturale ma anche militare) all'espansione del cattolicesimo nel Mediterraneo orientale.

Quella nella realtà si concretizza all'alba del XIII secolo con la conquista veneziana delle Cicladi che trasforma Naxos in capitale del feudo fondato da un parente del Doge di Venezia Marco Sanudo. L'amministrazione veneziana bada molto al rafforzamento delle difese dell'isola contribuendo a garantire un ciclo di pace e benessere. I pirati vengono a lungo respinti e l'espansionismo dei banditi saraceni sull'Egeo arginato grazie alla costruzione di fortezze, fortini, rocche di avvistamento e rifugi lungo l'intero territorio insulare. Il capoluogo viene riposizionato sulla costa nell'attuale borgo di Chora mentre commercio e industrie ottengono una spinta significativa. Al governo della Serenissima toccherà offrire accoglienza a Naxos agli eserciti dei Cavalieri di San Giovanni alla ricerca di scali nell'Egeo al servizio delle loro spedizioni nel vicino oriente. Col tempo i crociati prenderanno il sopravvento sui veneti avviando un ciclo noto come "francocrazia" destinato a durare fino alla seconda metà del seicento e che si rifletterà nella riconversione cattolico-romana di una parte della popolazione insulare. Ma la loro conduzione non sarà sempre gradita dalla popolazione che più volte tra il XVI e il XVII secolo si ribella offrendo ai turchi la possibilità di intervenire. Questi ultimi, molto favoriti dalla consistente comunità ebraica di Naxos alla fine hanno la meglio concedendo in cambio alla riscossione di una prebenda non particolarmente onerosa la sostanziale autonomia dell'isola dal potere centrale. Naxos entra a far parte del neonato Stato ellenico solo dopo la cacciata degli ottomani dall'Egeo, in data 1827.

Chora, la costa dei Santi e la baia di Kastraki

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Portara

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statuette

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Ayios Georghios

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Ayios Georghios

Grota

Ayios Prokopis

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Ayios Prokopis

Ayia Anna

Ayia Anna

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Plaka

Plaka

Aliko

Da capoluogo dell'isola fa il porticciolo di Chora, di sicuro uno dei più rappresentativi labirinti cicladici conosciuti in Grecia: vicoli strettissimi sempre in salita in mezzo a case di pietra alte addirittura di tre e quattro piani, sbiancate di calce in un contrasto unico col profondo blu del mare e la luce del sole. E' costruita in modo anfiteatrico con una logica per la quale è impossibile creare una pianta precisa dell'abitato. Il tutto ai piedi della fortezza veneziana dei Sanudo, costruzione massiccia che domina dall'alto dei suoi sette bastioni l'Egeo intero. Il forte delimita il vecchio borgo (una delle poche città murate ancora in piedi in Grecia, la più grande dopo quelle di Rodi, Ioannina e Kavala) dal resto della città, a sua volta suddiviso tra un quartiere greco-ortodosso e uno ebraico. Nei limiti del attuale centro storico erano fissate le residenze dell'aristocrazia cattolico-romana locale, la Cattedrale cattolica, la sede del monastero dei frati Capuccini e del convento delle Orsoline e la malconservata torre di Barozzi. Oltre le mura la borgata cicladica si estende in tutta la sua essenzialità tra casette a cubo di uno o al massimo due piani, chiesette ortodosse in stile cicladico vivacemente colorate, cantoni lastricati e cortili fioriti di piante inerpicanti. La promenade fino all'antico tempio di Portara (6° secolo aC) sull'omonimo promontorio è consigliata soprattutto in fase di tramonto: il sito garantisce una delle panoramiche più romantiche di tutto l'Egeo e ripagherà ogni vostra eventuale delusione iniziale dovuta a un certo sovraffollamento molto probabile nei mesi di punta del movimento turistico.

La spiaggia locale a Ayios Gheorghios è senza dubbio e nonostante tutto il traffico che subisce d'estate una delle migliori dell'intero Egeo. Chi non vuole spostarsi molto potrebbe trovare massimo appagamento in questa spiaggia che ci introduce nella costa dei "Santi" a sud del capoluogo, il trade mark di tutta l'isola e propabilmente di tutte le Cicladi. Una striscia infinita di sabbia, mare alla più assoluta portata di bambini e persone che non hanno dimestichezza con l'acqua, ambiente incontaminato, servizi al top per quantità e qualità, Ayios Georghios è la prima delle quattro bandiere azzure riconosciute dalla Comunità Europea all'isola di Naxos.

Il museo archeologico di Naxos è parte di un palazzo alto ben 5 piani costruito dai frati gesuiti nel XVII secolo. A parte il palazzo, la costruzione più imponente lasciata a Naxos dai francocrociati nel cuore del borgo vecchio, il museo è molto interessante per la varietà di oggetti e ornamenti esposti, varietà anzittutto storica estesa su un intervallo che va dal V millenio aC ai tempi ellenistici (III secolo aC). Si potrà prendere un'assaggio di una civiltà oltre i limiti della storia le cui migliori manifestazioni del III millenio aC includono oggetti in marmo, bronzo, terracotta e stagno rinvenuti a Naxos, Amorgòs e nell'arcipelago di Koufonissi (Keros). Si distingue una bussola in marmo du 2800 anni fà, il "xoanon", la tipica statuetta cicladica di Keros le cui geometrie e astrazioni indecifrabili hanno condizionato una corrente della scultura contemporanea (specialmente in Francia i cui musei custodiscono i reperti migliori rinvenuti in zona) e molti contenitori e oggetti in terracotta e ossidiana (quelli più antichi, di Koufonissi si perdono nel quarto millenio aC). Il giro si completa con ritrovamenti di età micenea (soprattutto anfore, ma anche un paio di lastre d'oro molto originali), geometrica e classica. Tra questi spiccano reperti incompleti di kouroi alcuni di dimensione che ricordano nelle proporzioni l'influenza ionica.

Naxos città d'estate è un centro cosmopolita a forte caratterizzazione turistica. Possiede purtroppo un'antiquata infrastruttura portuale che fatica a far fronte all'intenso via vai delle navi durante l'estate. Partenze, arrivi e transiti rendono il borgo molto frenetico e nella sua parte bassa anche un po' stressante. Le vibrazioni notturne sono poi tali che il posto non è assolutamente indicato a chi ricerca situazioni di relax. Ricordiamo che la movida locale è tra le più rinomate dell'Egeo, seconda solo a quelle di Mikonos e Santorini. Grande anche se insufficiente l'offerta di stanze e posti letto, sempre meno economici col passare del tempo e l'aumento degli arrivi. Può sicuramente ritenersi fortunato chi riesce a visitarla a giugno o a settembre, mesi caldi ma tranquilli che restituiscono in pieno il fascino di questo centro di 4 mila all'incirca abitanti che nel mese di agosto, senza esagerazione, decuplica la propria popolazione.

Un angolo più tranquillo sempre nei limiti del capoluogo è la spiaggia di Grotta, molto suggestiva grazie all'ambiente di roccia a cui è inquadrata. Il villaggio omonimo, una macchia bianca agganciata sulla roccia non è altro che un'estensione di Chora verso nord e impressiona il visitatore fin dal momento in cui la nave sta per fare la sua entrata nel porto di Naxos. Gli scavi dei primi del '900 condotti in zona hanno portato alla luce diversi ritrovamenti neolitici da ricondurre alla prima fase della civiltà cicladica più un'importante insediamento di età micenea in larga parte oggi sommerso nei fondali del mare al largo della costa di Grotta.

Il tratto di costa più celebrato di Naxos è senza dubbio alcuno quello compreso nel comprensorio di Ayios Arsenios a pochi chilometri a sud del capoluogo: consiste delle spiagge di Ayios Prokopis, Ayia Anna, Plaka e Orkos (cartina), 4 distese di sabbia smisurate dal mare che sembra letteralmente una piscina naturale fatta apposta per i più piccini. In queste quattro spiagge da anni premiate con la bandiera azzura delle Comunità europee non manca niente sul fronte dei servizi al turismo mentre le loro dimensioni sono tali da scongiurare ogni rischio di cogestione anche nel giorno di ferragosto. Sports nautici, locali di intrattenimento, ristoranti, alberghi, villaggi turistici, campeggi, pensioni e stanze da affittare, tutto perfettamente predisposto ad accogliere in modo economico grandi carovane di turisti provenienti da tutta Europa.

Questo è il tratto di costa balneabile meglio riparato dalle correnti di vento che spirano da nord, il famoso "Meltemi" e quello meglio organizzato e più battuto turisticamente. Tuttavia la "costa dei Santi" non finisce qui ma si prolunga per almeno altri 15km di spiagge a sabbia in successione che si estendono dal promontorio di Vigla alla baia di Ayiassòs nel sud dell'isola. Per raggiungerle bisogna prendere la strada che da Chora scende via Glinados e Tripodes (Vivlos) fino alla baia di Kastraki uno dei più estesi e spettacolari sabbioni di tutta la Grecia. Ad un certo punto la provinciale si biforca e una sua montante raggiunge a nord il promontorio di Vigla rinnomato tra i surfers per le gare che si tengono nelle due spiagge della zona, Parthena e l'incredibile, vento permettendo, per le dune di sabbia, Sahara che ci introduce in un ambiente subtropicale destinato a ripetersi lungo tutto il restante tratto di costa a sud di questa. Laddove Sahara si conclude prende la staffetta la più dimensionata spiaggia a sabbia delle Cicladi, Kastraki, 7km di sabbia bianca annabbagliante molto tranquilla e servita di una piccola fila di ombrelloni, qualche albergo e due-tre taverne. Segue Kastraki la più tropicale delle spiagge di Naxos, Alikò - secondo molti la migliore in assoluto - mentre la provinciale si conclude a Pirgaki a 21km da Chora sede di uno dei più rinnomati villaggi turistici dell'isola il Pirgaki beach. Una spiaggia immensa dal mare assolutamente cristallino, a portata di bambino e sufficientemente servita in rapporto alla domanda. Caratteristica qua la barriera di cedri e alberi a mastice che offrono al paesaggio un tocco di originalità particolare. Vigla, Kastraki, Alikò e Pirgaki sono ben collegate con Naxos città grazie a una fitta rete di mezzi pubblici che fanno la spola dal primo mattino fino a tarda sera.

Galanados, Sangrì, Ayiassòs

La baia di Ayiassòs (cartina) è la più remota spiaggia sullo stesso tratto di costa e non è collegata con quelle precedenti per vie terrestri (se non a piedi o per barca con Pirgaki di cui è la continuazione). Si arriva prendendo da Chora una strada parallela a quella di prima che punta verso Galanados e Sangrì per poi deviare su una strada diretta verso l'estremità sudoccidentale di Naxos, lunga una decina di chilometri e di bassa affidabilità. Prima di Galanados arrivando da Chora si trova la lussuosa dimorra fortificata dei Belogna, una villa di campagna del XIV secolo con buona panoramica su Chora e che riporta in pieno i segni della Serenissima tra le sue facciate. Vale la pena un breve stop anche in ragione della chiesetta uniata di Ayios Ioannis che si trova nei paraggi tra le più storiche e venerate di Naxos.

Belogna

Segue sulla strada il più importante sito archeologico di Naxos di recente riscoperto, quello di Giroulas in posizione Sangrì. E' un tempio dedicato a Demetra, la Minerva romana del 530aC, in larga parte costruito in marmo e uno dei pochi monumenti antichi in Grecia che conserva più della metà delle sue parti originali. La parte più in vista ricorda Portara, l'ingresso del tempio di Apollo all'entrata del porto. Entrambi sono stati costruiti nello stesso periodo quando il governo della città fu strappato dal tiranno Ligdamis che sopresse il regime aristocratico anteriore. Molti ritrovamenti realizzati nei limiti di questo santuario farebbero presagire l'esercizio di riti di iniziazione simili a quelli tenuti a Elefsina. In stile ionico presenta molto analogie con il tempio di Afea in Egina ed è sicuramente ispirato dalle concezioni architettoniche allora dominanti ad Atene.

Sangrì può essere considerata la porta del Trageas, la vallata montana che si estende tra il monte Zeas e il monte Fanari, sede dei centri rurali e industriali più importanti dell'isola. Regione fertile e ricca di miniere di marmo ha sempre conosciuto un intenso popolamento che diventerà esclusivo a Naxos nel medioevo quando le incursioni piratesche rendevano improponibile insediarsi sulla costa. Tragea è nota in Grecia come la Mistras dell'Egeo per la quantità di monasteri storici impiantati sul territorio già a partire dal VI-VII secolo. A queste sia l'amministrazione bizantina che quella veneta e franco-crociato hanno aggiunto in zona una serie di strutture difensive e ville di campagna che regalano al paesaggio contrasti di assoluto interesse. A Sangrì se ne trovano quattro tra torri e ville, una delle quali bizantina (Paleologos) e tre venete attribuibili alle famiglie feudali di Somarippa, Barozzi e Della Rocca. Tra i monasteri storici va segnalato quello di Timios Stavròs, un'impressionante edificio squadrato dalle mura di pietra alte e spessissime evoluto nel seicento in fortezza e da allora noto come forte di Baseos. Di recente recuperato è d'estate aperto al pubblico e offre oltre alle solite stupende panoramiche verso il pelago, una piccola area museale e spazi che spesso ospitano gallerie d'arte e concerti .

Dopo Sangrì e puntando verso sud, il dominio del monte Zeas comincia a farsi sentire e l'isola si svuota di villaggi e insediamenti. La strada diventa particolarmente coppiosa e il paesaggio si inselvatichisce notevolmente. Su un versante del monte visibile dalla strada si distingue la fortezza di Apaliros nei cui limiti si estendeva prima dell'arrivo dei veneziani, la capitale bizantina dell'isola. Difficile arrivarci sembra un nido d'aquila colpito dal vento e dall'abbandono nel mezzo di un ambiente totalmente desertificato. Dopo non poca fatica si arriva finalmente sulla baia di Ayiassòs, punto di sbarco dei veneziani per la conquista di Naxos, oggi un paradiso per surfers, anime solitarie e piccoli avventurieri alla ricerca di angoli sperduti. Spiaggia in stile subtropicale ben alberata offre servizi elementari (tra cui anche ristorazione e permanenza), spazio immenso, sole e mare da sogno senza altre pretese se non qualche avventura verso le spiagge desertiche della costa meridionale di Naxos, preferibilmente con i mezzi di mare. Tra queste si distingue Kalandos una striscia di sabbia bianca schiacciata dalle pareti della montagna e con vista sul Koufonissi. Sprovvista di servizi e acqua potabile è una spiaggia immensa riparata dal vento e frequentata soprattutto da naturisti. Prima di arrivarci i più curiosi potrebbero raccogliere informazioni sulla grotta di Askitìs nell'estremità meridionale di Naxos.

Kalandos

Concluso il nostro giro per le smisurate spiagge a sabbia oro della costa sudoccidentale da Chora si aprono almeno due vie interessanti da battere prima di abbandonare l'isola. La prima di queste si dimena per il continente mettendo il mare in un secondo piano mentre la seconda pone come obiettivo la scoperta della rocciosa costa nordoccidentale dell'isola concludendosi a livello di Apollon, la più recente scoperta turistica di Naxos. La prima focalizza invece la vallata montana di Trageas con i suoi villaggi rurali tradizionali, le sue reminiscenze franco-crociate e le sue coste selvagge e inaccessibili: da Chora a Moutsounas sulle coste orientali di Naxos passando per Chalki, Filoti e il secondo insediamento più importante sul piano storico e demografico dell'isola, il comune di Apiranto (Apirathos), noto come il villaggio del marmo. Ritorno deviato a Chalkì passa per Monì e Melanès terre di torri medievali, monasteri storici e curiosità archeologiche molto originali.

La regione del Tragheas

Si ritorna quindi lungo la provinciale che da Chora porta a Sangrì (apri cartina) da dove si imbocca la strada montana per Filoti in direzione est. Al 18simo km della statale si estende il caratteristico paesino di Chalkì, noto come la Mistras di Naxos per la quantità di monasteri e capelle storiche sparse per il territorio circostante: la più rappresentativa, quella della Vergine (Panagia Protothronos), è stata a lungo la cattedrale ortodossa dell'isola. E' una chiesa a due capelle dal trullo a punta che devia sotto certi aspetti dallo stile bizantino classico. E' stata costruita nel IX secolo ed è stata più volte ritoccata nel suo ritmo e nei suoi affreschi dopo l'anno mille. E' tuttoggi attiva, ben conservata e si presta bene per accendere una candelina.

Similmente a Mistras le strutture difensive non mancano a Chalkì come su tutta la Tragea. La fortezza più vecchia è quella di Apano Kastro messa in piedi dai bizantini in posizione Potamià sul colle, la fortezza di mezzo di Naxos tra Apalirou e Ipsiloteras. L'opera di fortificazione fu ampliata dai Veneziani e in particolare dalla famiglia feudale dei Barozzi che che costruisce il fortino detto di Grazias nei limiti del borgo. E' ben conservato con tanto di ponti mobili, mura spesse altissime, cannoni e incisioni che ricordano l'epoca in cui la Serenissima dominava il mediterraneo orientale. Un'altra torre infine, quella di Markopolitis prende il nome del partigiano che combattè nel nome dei contadini i crociati e venne largamente usata dai tempi dai ribelli contro il presidio dei Cavalieri di San Giovanni.

Chalkì è uno dei 20 comuni di Naxos monitorato dal Ministero dei Beni Culturali che da più di 10 anni incentiva il suo recupero. E' un villaggio rurale famoso a Naxos per l'olio e le olive (l'ulivo è la principale coltivazione di tutta la regione di Traghea) e per le distillerie del "kitron" che sfornano qua una variante del limoncello a base di pompelmo, molto gustoso.

A meno di 3km di distanza da Chalkì, Filoti è il terzo comune più popoloso dell'isola e sua capitale rurale. E' un villaggio costruito anfiteatricamente su una vallata del monte Zeas, la montagna più alta di tutte le Cicladi (1004m) e con vista sulla fertile vallata del Tragheas, ricca di terrazzamenti coltivati di ulivi e frutteti. Anche qui, sparse per il territorio giacciono indisturbate, rocche di avvistamento, ville e cascinali di campagna che ricordano il medioevo bizantino, veneto e franco-crociato dell'isola. Sempre ai Barozzi si deve la costruzione della torre militare che spunta a capo del villaggio con bello in vista lo stemma della Serenissima. Molti i caseifici e le taverne in zona promettono un assaggio del formaggio e delle principali specialità locali a base di carne (capretto e agnello) e selvaggina. A Filoti infine tra il 14 e il 16 di agosto è tenuta la più grande sagra religiosa di Naxos: 3 giorni di balli, vino e cibo a celebrazione della festa dell'Assunzione.

Per chi non teme le camminate da Filoti si aprono diverse strade sul monte Zeas una delle quali quella più breve porta fino alla torre ellenistica di Chimaros la cui fondazione è fissata nel III secolo aC. Alta all'incirca 15m era una costruzione circolare estesa su 4 piani che aveva la funzione di presidiare la vallata e le miniere di smeriglio e marmo che si estendono nelle vicinanze. Il suo recupero è stato ultimato negli ultimi anni cosa che ha reso possibile l'ingresso sulla torre e la presa in visione di panoramiche immense. Un altro sentiero non poco faticoso conduce alle grotte di Arià, grotte ricche di decorazioni stalagmitiche e sede di diversi ritrovamenti preistorici tra contenitori e utensili in ossidiana. Da quel che si sa nei tempi storici fu usata come tempio di Zeus. Molto panoramico garantisce viste stupende verso le coste sudorientali di Naxos e la remota baia di Panormos. Infine per chi decide di restarci ma non può fare a meno del mare sempre da Filoti una strada montana adatta ai soli 4x4 porta fino alla spiaggia deserta di Kalandos nell'estremo sud di Naxos, spiaggia a sabbia dalle dimensioni spettacolari, ombreggiata, sempre tranquilla ma ancora sprovvista di servizi al turismo.

Sulla strada da Filoti per Apiranto e prima di arrivare a Danakòs si nota un incroccio sterrato che dopo un sentiero di all'incirca 1km porta a un altro monastero fortificato, quello di Gesu il Lucifero (Iissous Fotodotis), il secondo più antico dei monasteri di Naxos del VIII secolo dC. Monastero oggi spettrale riporta facilmente in mente scene d'assalto ad alto effetto cinematografico. E' l'ennesimo esempio a Naxos di una comunità monastica che si barrica per parare agli attacchi esterni offrendo riparo ai fedeli contro le razzie e le sopraffazioni. Da visitare tra maggio e giugno quando l'estate non ha ancora fatto in tempo a brucciare la natura circostante inaridendola.

Galleria

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Sangri

Gyroulas

Timios Stavros

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Ayiassos

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Drossiani

Apiranthos

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Apiranthos

Apollon

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Apollon

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Apiranthos

Si arriva così a Apiranthos a 25 km di distanza da Chora il più rappresentativo dei villaggi dell'entroterra di Naxos costruito anfiteatricamente su una vallata del monte Fanari tra i 550 e i 630m di altezza dal livello del mare. E' questo il paese del marmo e dei mulini a vento, uno dei principali centri amministrativi sia sotto i bizantini che soprattutto durante la dominazione veneziana sulle Cicladi. Lo prova il gran numero di torri, forti e rocche sparse qua e là lungo e largo il suo territorio (Sommaripa, Crispi e Sforza-Kastri le più rinomate). Paesaggio assolutamente caratteristico, una macchia cicladica che si inerpicca dolcemente tra due colinette d'estate bruciate dall'ariditò, è la capitale agro-pastorale dell'isola, con i suoi agrumi, gli ulivi, i vignetti e i caseifici. Pianta labirintica in stile tipicamente cicladico, dominata dall'imponente cattedrale di Vergine Peratita, con tanto di gallerie, sottopassaggi e cortiletti fioriti di buccamvilee e con il marmo che domina ovunque: lungo gli infiniti vicoli lastricati, sulle gradinate, negli ingressi delle case, nei luoghi di culto.

Apiranto (o Aperathou) è il più autentico dei villaggi di Naxos, una piccola realtà etnologica di origini probabilmente cretesi (molte le sommiglianze specialmente nel vestiario con le comunità montane di Creta) che resiste testardamente al modernismo: dal ritmo architettonico al dialetto, e dalla cucina al vestiario e alle sagre popolari tutto quanto respira di tradizione. In quanto tale fà sopravvivere una piccola industria tessile retta su piccola scala e specializzata nella produzione di maglioni, biancheria di casa e tappetti. Nel museo folcloristico locale è offerto un assaggio dei capi più rappresentativi di questa industria come anche di tutto quel che decora il casale tradizionale. Il forclore locale raggiunge la sua massima espressione in occasione delle due sagre popolari celebrate qua al 15 e al 29 Agosto con tanto di musica, balli e piettanze locali.

Zevgolis

Molto interessante il museo archeologico locale piccolo ma ricco di reperti preistorici rinvenuti in una necropoli protocicladica in posizione Korfì a sudest di Naxos. Nei limiti delle scuole elementari invece opera un piccolo museo geologico-paleontologico, che mette in mostra pietre rarissime, fossili e formazioni pietrose realizzate con il marmo e lo smeriglio. Ricordiano che da qui al villaggio di Koronòs si concentra la stragrande maggioranza delle miniere di smeriglio ancora in attività a Naxos (stando a una stima tale industria impiegherebbe non meno di 1000 operai estraendo una quantità superiore ai 100 milioni di tonnellate di minerale). Tra i fossili esposti in questo museo, la testa di un elefante nano di milioni di anni fa.

Apiranthos dispone di un'elementare organizzazione turistica (è da sempre stata oggetto di un day trip da Naxos e quasi mai cone un punto di partenza del turismo sull'isola): questo soprattutto a causa del mare piuttosto lontano e non comparabile alle imparreggiabili spiagge sel sudovest. La spiaggia più battuta da qui è nota come Moutsouna e dista 12km da qui lungo un zigzag asfaltato piuttosto da capogiro (attenzione alle scarpate, alle curve chiuse e allo stato della carreggiata non certo confrontabile a quello abitualmente praticato). Moutsouna è praticamente il porto da cui le navi cargo esportano lo smeriglio estratto nel villaggio di Koronòs a nord di Apiranthos e con il quale è collegato con binari speciali. E' collegata con alcune isole della Linea Arida, Donoussa nello stretto, Iraklià e Koufonissi a sud di Naxos. E' in genere tranquilla, ben riparata dai venti ma dai fondali più bassi in confronto a quel che si è visto finora.

Moutsounas apre diverse vie verso le coste sudorientali di Naxos a est dello Zeas coste totalmente disabitate ma ricche di spiagge capaci di incantare gli irriducibili del mare cicladico. La più bella di tutte è sicuramente Psili Ammos, una distesa di sabbia finissima, smisurata e dalle acque incontaminate come non mai a Naxos. Dune di sabbia e l'unica pianta che può sopravvivere in questo deserto, il cedro completano un paesaggio di mare ancora non valorizzato. La strada asfaltata è arrivata ormai fino alla baia di Panormos nell'estremo sud dell'isola risvegliando d'estate le altrettanto ultrachilometriche spiagge di Ai Giannis, Lefkoni, Kanaki e Klidos tutte quante totalmente deserte (mancanza d'acqua potabile) e frequentate dagli appassionati del mare libero, del subacqueo, del free camping (risolti i problemi dell'acqua) e del naturismo. Nella baia di Panormos, in posizione Korfì, sono stati rinvenuti reperti di una necropoli preistorica (2400-2300 aC): ritrovarla è una vera scommessa per chi ovviamente ha già familiarizzato con la rudezza di queste contrade e il caldo torrido. Si trova vicino a Klidos esattamente di fronte al piccolo Koufonissi.

Tornati a Apiranto riprendiamo la strada di ritorno verso Chora attraversando Filoti. Prima di arrivare a Chalki tentiamo una deviazione in direzione Monì imboccando una strada secondaria che da Melanès porta direttamente al capoluogo. Si completa così il giro del Tragheas con tre ulteriori stop, il primo al livello del villaggio Monì a 4km di strada a zigzag da Chalkì sede della curiosa basilica a tre trulli di Vergine Drossianì (Panagia Drossianì), la più antica tra quelle ancora in piedi a Naxos fondato nel VI secolo dC. E' un monumento protocristiano che combina alle originali linee bizantine un tocco occidentale: durante la francocrazia fu infatti trasformato nella cattedrale cattolica di tutta la regione. E' incastrato in una conca della vallata di Tragheas secca d'estate ma intensamente fiorita durante la primavera. Festeggia in occasione della festa di Ayia Kiriakì ogni anno l'8 di settembre con tanto di violini, lire e vino locali.

Da Monì si prosegue in direzione Melanès passando per Flerio alla ricerca di Ellinas il colossale curo sdraiato per terra, alto più di 6m del VII secolo aC. Ce ne sono due sul posto ma il secondo è difficilmente raggiungibile. Il cerchio si chiude nel villaggio di Melanès secondo molti il più pittoresco villaggio di Naxos con buone panoramiche sulle coste occidentali dell'isola e cosa rara nelle Cicladi corsi d'acqua di superficie. A Melanès aveva fissato la sua residenza il conquistatore veneto di Naxos Sanudo ed è tuttoggi salvo il castello di campagna di famiglia. Il suo esempio venne seguito dai gerarchi crociati che installarono in questo spazio altre due torri, quella di De Marì e quella di Frangopoulos, residenza estiva del Re bavarese Otto ai tempi della sua regnanza in Grecia nei primi dell'ottocento. Per chi si trova qua nelle date del 29 giugno e 6 agosto (Kourounochori) due sagre popolari offrono ritmi e danze locali sempre accompagnate da vino e cibo abbondante all'aperto.

La costa nord di Naxos

Ultima tranche di questo nostro giro per l'isola di Naxos il tratto di costa da Chora a Apollon (cartina), la più recente delle scoperte turistiche dell'isola nell'estremità settentrionale di Naxos da poco collegata direttamente con il capoluogo qualcosa che evita dover passare per Filoti e Apirathos per raggiungerla. E' un giro che combina mare, medioevo e villaggi di mare ben caratteristici. Molte le spiagge lungo questo tratto di costa decisamente più roccioso e ostico da percorrere rispetto a quello a sud di Chora. Loro principale diffetto la maggiore esposizione al vento che rende queste spiagge spesso in agosto poco adatte a un pubblico di non esperti. La più vicina a Chora è raggiungibile dal villaggio di Galini ed è nota come Amitis. E' una bella spiaggia a sabbia piuttosto tranquilla con un limitato numero di servizi che però presenta dei problemi quando il "meltemi" infuria a causa delle correnti sottomarine. Nel villaggio di Galini si trova il monastero storico di San Giovanni il Crisostomo fondato nel settecento, il primo dei quattro monasteri fortezza della costa settentrionale. Agganciato sulla roccia a nord di quello vale assolutamente la visita la capella di Theotokos, nota come Theotokaki, il più autenticamente "cicladico" dei monumenti alla cristianità presenti a Naxos.

Theotokaki

Superata Galini ci si imbatte a Engarès, uno dei pochi villaggi nelle Cicladi a contare su corsi d'acqua di superficie e uno dei più popolati di Naxos. Ha qua sede il monastero della Vergine Altissima (Ipsilotera) fondato nel seicento nei limiti della seconda fortezza più estesa di Naxos, l'avamposto settentrionale delle difese bizantine sull'isola (quello meridionale è a Apaliros dopo Sangrì). Anche come monastero ebbe una funzione difensiva, come riparo alle scorribande piratesche e più avanti da rifugio di partigiani in lotta contro gli eserciti crociati. La capella è in stile bizantino ed è perfettamente mimetizzata all'ambiente di mura circostante. E' ben conservato ed è anche per le panoramiche, tra i monumenti da non perdere a Naxos.

Ipsilotera

Tanti tipi di formaggio sono prodotti sull'isola tra cui le gruviere (pecorini), la ricotta locale e il tradizionale Xinotiri. Abbonda la cucina a base di carne: ancor più della pesca gli abitanti di Naxos si dedicano all'allevamento. Tra i piatti locali, provate la lepre (selvaggina), il kalogeros a base di melanzane, "kefalopodia" a Apiranthos (una specie di tripa), il vino dolce e il kitron, liquore di pompelmo di Chalkì.

Quattro sono le spiagge che si susseguono nelle vicinanze sempre sulla strada per Apollon: Pachià Ammos, Chilia Vrissi, Ayios Mamas e sporattutto Avramis, una minuscola baia rocciosa con annessa una bella spiaggia a sabbia e un mare limpido e caldo. Nel loro complesso sono poco invitanti durante gli intervalli ventosi anche in ragione delle forti correnti sottomarine che si determinano a causa del implaccabile Meltemi. Avramis offre un buon piatto di pesce appena pescato e per chi lo desidera una fila di stanze in affitto (rooms to let). Prima di arrivarci a livello di Chilia Vrissi, il terzo monastero storico della regione, quello di Faneromeni anche questo seicentesco e sempre pesantemente fortificato. E' ancora attivo e conserva una piccola collezione di utensileria, cimeli e icone storiche in stile postbizantino.

L'ultimo dei monasteri fortezza della regione è quella sulla strada per Ayià, un villaggio di confine oggi semiabbandonato sulla punta settentrionale di Naxos. Ospitava il convento della Vergine che similmente agli altri sembra più una torre che un monastero: mura spesse, bastioni e rocche di avvistamento dalle viste sensazionali che circondano una basilica ben mimetizzata. Oggi è attivo soprattutto a ferragosto in occasione della festività dell'Assunzione e della relativa sagra popolare. Mare buono (anzi ottimo) in tutta la baia anche se spesso colpito dall'inmancabile meltemi.

Poco dopo la punta di Stavròs e dopo alcuni zigzag da indigestione si raggiunge Apollon, un piccolo porto di pescatori molto vivace turisticamente negli ultimi anni grazie soprattutto alla sua spiaggia eccellente per acqua, spazio e servizi tanto da meritare la quarta bandiera azzura a Naxos. Paesaggio cicladico per eccellenza Apollon ha origini antiche e si consolida grazie all'estrazione, la lavorazione e il commercio del marmo. Un resto di quel periodo è il mastodontico e sgraziato Kouros alto all'incirca 11 metri e mai completato, che doveva raffigurare Dio Dioniso. Le tracce di questo insediamento si perdono a lungo nel tempo per riapparire nel medioevo quando i bizantini vi costruirono, vicino alle miniere, la fortezza oggi semidistrutta di Kalogeros.

Lionas

Da Apollon il giro "classico" prevede un ritorno a Chora via Apiranthos - Filoti - Sangrì, passando per la capitale dello smeriglio Koronòs, villaggio molto panoramico esteso su una vallata dell'omonimo monte alto più di 900m dal livello del mare. Da qui una strada porta a Lionas, spiaggia rocciosa a ghiaia fine e fondali subito profondi. Piuttosto piccola non offre che un tuffo con vista sull'isolotto di Donnoussa e un piatto di pesce servito, noto, da una vecchia gloria del cinema noir nazionale.

Naxos sul web

Scriveteci le vostre impressioni sull'isola di Naxos. Paesaggi, sentieri, servizi, divertimenti. Molto gradito il materiale fotografico. Lo pubblicheremo: haris@iol.it

Chora, il borgo vecchio

Chora di notte

Ayios Mamas by Eva

Alikò, la più esotica delle spiagge di Naxos

Ayios Prokopis, il trade mark delle Cicladi

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Alberghi:

Il giro per le piccole Cicladi ha sempre appassionato i più giovani e chi cerca nelle vacanze avventura e solitudine. Koufonissi, Skinoussa, Donoussa, Iraklià e Amorgòs, estrema frontiera del turismo nelle Cicladi non sono ancora e probabilmente non lo saranno mai aperte a tutti Poca l'acqua, servizi ridotti all'essenziale, collegamenti difficili, ombra zero e isolamento hanno reso le isole della cosiddetta "Linea arida" un privilegio per soli appassionati alla sola portata di chi prova una particolare attrazione per le tre cose da loro offerte: mare incontaminato, sole 9 mesi all'anno e un piatto di pesce appena pescato.

la torre di Ayià

il glorioso sabbione di Plaka

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