Terza grande Mecca turistica di Rodi, Lindos dista dal capoluogo 56km in direzione sudest ed è una delle più privilegiate gite scolastiche in assoluto nel mediterraneo. Lindos è bellissima a settembre quanto le folle cominciano un po' a dare il via e il paese torna a una più accettabile normalità: è un villaggio di all'incirca un migliaio di abitanti chiuso al traffico e dichiarato area protetta dal ministero dei beni culturali. E' sede di una delle aree archeologiche più clamorose dell'Egeo ed è stata il punto di approdo dell'Apostolo Paolo sull'isola di Rodi avvenuta 57 anni dopo la morte di Cristo. Associata ai villaggi turistici Kalathos, Lardos e Charaki a nord, Pefki, Gennadi e Kiotari a sud rappresenta una delle migliori soluzioni turistiche che la Grecia offre nei mesi estivi. Da qui si potranno intraprendere escursioni verso il meno sviluppato turisticamente sud dell'isola fino alla punta meridionale in corrispondenza di Prassonissi, la miglior palestra di surfing conosciuta in Grecia dopo Paros.

Potenza marittima durante l'antichità classica Lindos fece a partire dal XII secolo aC parte della confederazione delle tre città doriche dell'isola insieme a Kamiros e Ialissòs, alleanza che si estenderà più tardi in una confederazione più ampia l'Exapolis comprendente anche Alicarnasso, Knidos e Coo. Lindo assume una posizione di leadership a partire dal VI secolo aC ai tempi del tiranno Cleovoulo fondatore del santuario di Athena e della colonia sicula di Gela. In quel periodo eccelle nei commerci, nell'arte e nelle scienze: la sua moneta lo statere diventa una delle principali monete di scambio nel mediterraneo, le tecniche di costruzione navale progrediscono in modo deciso (il trireme di Lindo è citato da tutti i manuali di navigazione) mentre il suo codice marittimo sarà destinato a costituire la prima legge di navigazione conosciuta nei tempi antichi. L'arte scultorea locale sarà nota soprattutto per il suo gigantismo (il colosso sarebbe ideato da uno scultore locale, Haris) sebbene un'opera di estetica e senso della misura imparreggiabili è oggi esposta nel museo archeologico del capoluogo: la Venere dai capelli sciolti in attesa di avere il bagno.

La storia di Lindo è insetricabilmente legata a quella della sua Akropolis dorica costruita in età geometrica (IX secolo aC) su un monolite di granito a 120 metri di altezza a picco sul mare. La fondazione del Tempio di Athena Lindia che domina la parte orientale del forte risale invece al VI secolo aC ed è associata a Cleovoulo uno dei 7 saggi dell'antichità. Questo fù distrutto nel 342 aC probabilmente da un terremoto per essere ricostruito seguendo la stessa pianta dell'originale a 4 colonne per facciata su scala altrettanto monumentale e nella stessa posizione in cui appare oggi a pochi passi dal precipizio. Su quel santuario salirono i re di Lidia, i tirrani della Sicilia, Alessandro magno, i magnati di età ellenistica, da Alessandro Magno a Antigono. Fu profondamente venerato dal mondo arcaico o destinatario di magnifiche donazioni.

Il santuario è oggi retto da una facciata in cemento reinventata dagli archeologi danesi nei primi anni '50 e da quelli italiani ai tempi dell'occupazione coloniale. Nel suo interno si salvano la tavola delle offerte e la base del tempio dedicato alla Dea. Un suo settore fatto di tre colonne ad angolo è leggermente staccato verso il burrone dando luogo a una delle più impressive "rovine" greche (l'archetipo secondo qualcuno della rovina greca) seconda solo per effetto scenico a quella di Delfi e il Partenone.

 
 

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Lindos By Rino

Chora e Kastro

Ayios Pavlos

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Athena Lindia

Athena Lindia

Athena Lindia

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Chora

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Ayios Pavlos

Vlicha

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Pefki

Kiotari

Kiotari

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prassonissi

Glistra

Prassonissi

Prassonissi

L'approdo al tempio avviene una volta attraversati i propiliei e raggiunta la stoa, un corridoio monumentale lungo 87cm circondato da 42 colonne (parecchie delle quali oggi artificialmente in piedi) che si conclude su un'altrettanto monumentale scalinata che porta al santuario: sia la stoa che il Propylaion risalgono all'età ellenistica e cioè al III aC e danno luogo a una p greca a 5 uscite. Dei magnifici kouroi giganteschi che si estendevano lungo i due lati della stoa se ne salvano solo le fondamenta e alcune iscrizioni probabilmente rivolte alla Dea. Altri resti riguardano costruzioni ellenistiche del II secolo aC e di età romana: si slava qualcosa del muro ciclopico che allora cingeva la roccia, a sudest il teatro salvo nel suo settore centrale, una costruzione annessa al palcoscenico in rovine e in posizione Viglì un tempio dove si tenevano sacrifici.

L'aspetto fortificato dell'intera area va attribuito ai bizantini e soprattutto più tardi ai cavalieri giovaniti che riconobbero a Lindo un'importante ruolo difensivo installando qua un loro presidio. La faticosa scalinata che conduce al governatorato crociato e di là all'area archeologica vera e propria è stata costruita proprio da loro nel XIV secolo e costeggia quella ellenistica oggi in ruderi. Prima di intraprendere la lunga salita sotto il sole cocente una foto merita la celebre trireme di Lindo scolpita sulla roccia ai piedi della scala che ci ricorda la posizione di potenza navale rivestita da Lindo nell'antichità classica, ellenistica e romana.

vicolo con sfondo Kastro

Inutile parlare delle panoramiche che si ottengono da qui suelle coste di Rodi a nord e a sud di Lindo, sulla bellissima baia di Ayios Pavlos (San Paolo) che si estende ai piedi del tempio, sulle coste della Turchia e infine sulla pianta cicladica dell'attuale insediamento. Sono oggetto delle migliori cartoline in commercio e producono da un anno all'altro migliaia se non milioni di scatti fotografici. Il tramonto con sullo sfondo le montagne della Turchia è la miglior esperienza da provare dopo una giornata passata al mare sotto il sole non poco faticoso dell' egeo meridionale.

L'insediamento a valle costruito anfiteatricamente sulla baia di Ayios Pavlos conserva integra la propria caratterizzazione cicladico-medievale: un'ammucchiata di casette a cubo bianco annabagliante intervallate dalle dimorre dell'aristocrazia locale in stile barocco o neoclassico fatte in pietra a partire da materiali locali. Tanti i cortili interni lastricati di ciottoli coloratissimi e decorati di piante inerpicanti di infinita bellezza. Il tutto solcato da una iperlabirintica rete di stradine lastricate tutte in salita assolutamente caratteristiche e di larghezza minima tanto che neanche due muli possono attraversarle contemporaneamente. Qua e là sparse per il territorio urbano un elevato numero di basiliche bizantine a partire dalla cattedrale dedicata a Maria ritoccata nel suo campanile dal Magister D'Aubusson nel XV secolo in un senso cattolico-romano.

Il centro di Lindo nonostante le evidenti strettezze urbanistiche vibra di vita 24 ore su 24. Taverne, ristoranti di ogni genere e tipo (dall'eggs & bacon ai panzerotti e dal sushi al doner kebbap), bar, caffè, bistrot e pubs, discoteche e rooms to let creano un ambiente talmente insonorizzato che ravvicina il posto alle più blasonate località turistiche del mediterraneo. Gran rumore e gran caldo in agosto, sicuramente molto meglio seguire i tempi delle scolaresche (maggio, giugno) oppure la fine della stagione turistica (a Rodi come a Creta e a Cipro l'estate regge almeno fino a novembre). Lindos mare ha ottenuto il premio della bandiera azzura da parte delle autorità comunitarie dopo i lavori di fognatura e depurazione biologica realizzati a metà degli anni '90: il mare è bello di sicuro, ma nei mesi di punta ormai, "non c'è posto".

Considerate le dimensioni e il carattere protetto della borgata l'accoglienza del turismo avviene nel circondario e a partire dalle località di Kalathos e Vlicha a nord di Lindo, Pefki, Lardos, Kiotari e Yennadi a sud, tutte quante dotate di villaggi turistici di primo livello. Le spiagge associate sono una continuazione della baia di Charaki su cui ci siamo soffermati parlando del circondario rodhense. Sono solitamente a sabbia grezza e sono riparate da una barriera di pineta che addolcisce il loro aspetto garantendo buoni spazi ombreggiati. Il mare è caldo e solitamente calmo a portata di bambino. Una sola parte di questi sabbioni in alcuni casi plurichilometrici è servita di ombrelloni, molti sono gli spazi liberi specialmente a Vlicha e a Gennadi. Presentano momenti di forte cogestione nei soli mesi centrali della stagione turistica e sono come era prevedibile aperti a tutti gli sports nautici. L'unico vero villaggio (non insediamento estivo) della zona è Kalathos porticciolo di pescatori nei pressi dello storico aeroporto militare di Rodi sabotato ripetutamente dai locali durante il nazifascismo e bombardato poi dall'aviazione inglese. Un campeggio e tanti alberghi eccellenti si trovano a Vlicha, mentre Glistra esattamente dopo Lardos ha la fama della spiaggia migliore della regione.

Proseguendo a sud la cogestione diminuisce sensibilmente in corrispondenza delle sterminate baie di Kiotari e Gennadi, la spiaggia più estesa di tutta Rodi. Entrambe sono località turistiche dell'ultima ora che hanno visto crescere verticalmente l'offerta turistica di pacchetti all including a partire dalla seconda metà degli anni '90. Kiotari combina mare a un ambiente di montagna noto per i suoi corsi d'acqua dolce. Spiaggia smisurata con mare a portata di bambino segnalato per le temperature più alte che altrove nella regione. Da qui sono organizzate gite verso la Turchia e il celebre covo storico turistico di Marmari. Kiotari fa da porticciolo a uno dei più caratteristici villaggi di Rodi, Asklipiò noto nell'antichità per aver ospitato un centro ospedaliero simile a quello rinvenuto a Cos. Il paese costruito sul colle è dominato da una delle più antiche fortezze crociate oggi piuttosto gravemente rimaneggiata ma dalle panoramiche stupende verso la costa di Rodi e lo stretto con la Turchia. In paese giace una delle basiliche più storiche di Rodi quella dedicata a Panayia (Madonna) con affreschi dell'XI secolo e accanto a questa nei limiti del vecchio frantoio un piccolo museo forcloristico con tanto di artefatti del rinnomato artigianato locale: mobilia tradizionale, ricami, utensileria ecc. ecc.

Il meridione di Rodi

A sud di Gennadi il popolamento si dirada, le strade perdono di larghezza e il miracolo alberghiero svanisce nel nulla (o quasi). La montagna prende il sopravvento determinando paesaggi inospitali di difficile percorribilità. A Gennadi la statale si biforca: un suo settore prosegue verso sud in direzione Lachaniàs, Chochlakas e Katavia, fino alla punta meridionale di Prassonissi. Un'altra vira a est raggiungendo il villaggio crociato di Monolithos sulle coste orientali di Rodi via Vati e Apolakkià. Da qui si può decidere di imboccare la statale di Ialyssos, attraversare la montuosa regione di Ayaviros, il sito archeologico dell'antica Kamiros e raggiungere da ovest la regione dell'aeroporto.

Lachaniàs

Nel settore meridionale del golfo di Gennadi a 10km di distanza da quel paese troviamo la spiaggia di Lachaniàs simile per caratteristiche a quella di Gennadi ma meno organizzata e più tranquilla. Lachaniàs a poca distanza nell'entroterra è un villaggio molto decantato dalle guide turistiche per il suo stile, il suo attaccamento alle tradizioni e la sua tranquillità. Un misto di cicladico e neoclassico con diversi tocchi orientaleggianti, vivacemente colorato è un paese oggi in via di rapido recupero. E' ben panoramico e di notte promette un filo di fresco maggiore che non la sempre tiepida costa sullo stretto. Curiosità: nel 1986 furono girate qua alcune scene del cult "Le vacanze di una quarantene con protagonista la diva francese Jacqueline Bichet

Sempre lungo la statale e dopo una ventina di minuti di strada da qui si trovano le spiagge preferite da Captain, Plimiri sul litorale del comune di Chochlakas e più giù ancora nelle vicinanze della punta di Prassonissi, Ayios Gheorghios. Due spiagge chilometriche, la prima un po' più battuta e servita della seconda nota per quelle sue dune di sabbia che ricordano paesaggi nel deserto. Il mare è in entrambi i casi caldo a portata di bambino anche se meno calmo rispetto a Gennadi e Kiotari.

Poco prima di Plimiri in corrispondenza di Chochlakas la statale vira verso il continente puntando in direzione Katavìa il più meridionale dei villaggi dell'isola noto per il suo artigianato tessile svolto soprattutto dalle donne del paese. Da qui una strada da poco asfaltata conduce fino alla spiaggia di Prassonissi, uno dei paesaggi di mare più estremi di tutta Rodi piazzato come è tra due mari l'Egeo e il mediterraneo orientale. Trattasi in realtà di un isolotto che d'inverno si stacca dalla terraferma per riunirsi con questa durante l'estate attraverso un sottilissimo istmo naturale. La parte orientale dell'istmo è ben riparata dalla forza del vento e continua i paesaggi a mare calmo visti a Plimiri. Per contro la parte occidentale subisce fortissime correnti di vento che rendono il posto una delle principali palestre di wind surfing di tutta la Grecia.

Prassonissi dista 7km da Kattavia lungo un tracciato asfaltato ed è dotata di un piccolo ma crescente numero di servizi. Chi decide di farsi trovare da queste parti in fase di tramonto sarà appagato da uno degli spettacoli naturali più clamorosi di tutto l'Egeo. Difficile da raggiungere anche se molto scenico è il faro sulla sponda opposta dell'isolotto.

il faro di Prassonissi

La parte di costa che dà sull'Egeo fino alle coste di Apolakià (Ayios Georghios) è un interminabile distesa di sabbia e può essere definita, vento permettendo, un paradiso per free campers e naturisti. Apolakkià è raggiungibile da Katavìa lungo un tracciato asfaltato molto tortuoso passante per il villaggio di Messanagròs. E' un villaggio rurale di pochi abitanti solo marginalmente sfiorato dal turismo. La spiaggia locale è poco frequentata e sebbene abbiano fatto anche qui la loro presenza gli ombrelloni, la loro incidenza è assolutamente marginale rispetto alla superficie libera. E' un posto esaltato soprattutto per la luminosità e l'azzuro intenso del suo mare. .

Su un altipiano desolato nella regione tra Apolakkià e Messanagròs si trova semiabbandonato un monastero del XVIII noto come Panayia Skiadeni, Maria di Skiadi dal nome del colle che sovrasta il monastero. Spostato verso la costa questo luogo sorprende per il silenzio e il senso di solitudine che emana. La sua posizione rispetto alla costa garantisce buone panoramiche. Chi apprezza l'arte ecclesiastica bizantina la basilica interna colleziona alcuni affreschi storici purtroppo malconservati tra cui un'icona ritenuta miracolosa nella tradizione locale quella della Vergine.

 

Monolithos dista pochi chilometri da Apolakià ed è probabilmente il villaggio più interessante da vedere nella zona. Questo in ragione del magnifico monolite che domina la vallata ai piedi del monte Akramitis e dal quale come chiunque può intuire prende anche il nome. Sulla vetta di questo gigantesco meteoro alto 236 metri e segnalato per i suoi maestosi diruppi i cavalieri giovaniti costruirono la loro estrema postazione difensiva sull'isola di Rodi. La posizione della locale fortezza costruita nel XV secolo dal Gran Maestro di Rodi d'Aubusson porta immediatamente in mente scene d'assalto e fiabe piratesche. Grandiose le panoramiche verso il monte Akramitis le coste adicenti e gli isolotti dell'arcipelago a partire da Chalki e Alimià. Nei limiti del forte una capella bizantina Ayios Pandeleimon mitiga il predominante colore franco-crociato del sito.

La fortezza di Monolithosè la più a sud delle 4 fortezze impiantate nel comprensonrio montano di Ataviros dai Cavalieri giovaniti tra il XIV e il XV secolo. Due di queste stanno sulle isole dell'arcipelago che si estende a ovest di Rodi, Chalki e Alimià mentre una parecchio septtacolare si trova a una ventina di chilometri a nord in posizione Kritinia.

L'insediamento a valle conserva bene il suo colore e si presta bene per un pernottamento. A poca distanza da qui si estende la spiaggia a ghiaia fine di Fourni molto spaziosa, poco battuta dal turismo e tollerante verso il naturismo e il free camping. Suo grande limite il vento spesso furioso che spira durante i mesi estivi da nordovest e che rende la balneabilità non adatta a chi non ha dimestichezza col mare mosso.

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Monolithos

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Monolithos

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Fourni

Fourni, grotte

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Apolakia

La provincia di Ataviros

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Skala Kamiros

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Chalki arrivo

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Chalki forte

Chalki forte

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Kamiros

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Kamiros

Kamiros Athena

Kamiros Athena

Da Monolithos parte la via detta di Ialissòs che taglia l'intero tratto di costa orientale di Rodi per congiungersi con la regione del aeroporto e più in là con Ialissòs, Ixià e la città di Rodi dalla quale dista 74km. Monolithos ci introduce nella regione più montagnosa di Rodi quella di Ataviros che prende il nome dal massiccio che domina la parte centrale dell'isola. In questa regione dal popolamento esiguo si concentrano le poche comunità montane rimaste sull'isola (Siana a sud, Embonas e Salakos a nord) e un piccolo numero di villaggi di pescatori considerato che qua il mare è molto pescoso. Il lunghissimo tratto di costa che si estende nello stretto di Chalki a nord di Monolithos e Siana è totalmente disabitato per almeno 15-20km di strada. Due spiagge molto tranquille e assolutamente sceniche a Glifada (in posizione Lakkì) e più a nord a Paleochora a poca distanza da Kritinia. Il paesaggio marino è qua strepitoso: una barriera di scogli e isole a poca distanza al largo della costa, appendici marine del monte Ataviros che va sotto per riemergere di continuo sopra la superficie del mare.

Kastelos

A est di Paleochora nel continente montagnoso si trova Embonas, la capitale del vino a Rodi villaggio tradizionale costruito a 400 metri dal livello del mare su un burrone dalle panoramiche mozzafiatto. L'artigianato domestico, qualche basilica storica e le sue taverne sono la sua principale attrazione. Conserva bene il suo colore tradizionale (domina un dialetto che si avicina all'idioma greco-cipriota e non è raro vedere qua qualche anziano vestito alla maniera tradizionale). Da Embonas (Ayios Isidoros) sono organizzate escursioni verso la vetta più alta del monte Ataviros a 1216 metri dal livello del mare. 2 ore di sentiero non impegnativo e fortemente panoramico conducono ai resti di un arcaico tempio dedicato a Giove.

Kritinia sulla costa è il principale villaggio della regione ed è famosa per il cuo "Kastelos", la fortezza crociata lasciata qua dai magister De Carretto e d'Amboisse nel 15o secolo. Dalle dimensioni e dalla panoramicità si può dedurre che doveva ospitare un presidio militare nutrito. E' costruito in asse con le fortezze di Chalki a sud e Alimià che dovevano invece presidiare Rodi dal mare. Ne resta poco da vedere ma la ricostruzione tentata in carta da alcuni archeologi sembra convincere dell'incredibile bellezza del castello: una muraglia sorprendente circonda il forte che in alcuni suoi punti è costruita a picco sullae pareti ripide del torrione. Viste strepitose verso il pelago e gli isolotti circostanti costituiscono un motivo assolutamente valido per salire fin qua.

Per il resto Kritinia e il suo porticiolo Skala Kamirou non offrono molto. La regione è la più povera in assoluto di Rodi e raramente qua fà la sua presenza qualche turista attratto soprattutto dalla verginitò di Chalki. Il circondario è dominato dall'ulivo ed è fondamentalmente rurale. Miele e vitte sono le principali colture dopo l'ulivo mentre in tutto il tratto di costa si mangia pesce appena pescato. Bella la spiaggia di Koprià, molto scenica e tranquilla fatta a ciottoli con pochi tratti di sabbia grezza mentre più appartata e selvaggia è quella di Amartou.

Chalki

Chi volesse completare il giro delle fortezze crociate nella regione non potrebbe fare a meno dal visitare i due aridi isolotti che si estendono al largo del porticciolo di Skala a Kritinia, Chalki e l'isola desertica di Alimià. 28km2 di roccia arida, Chalki conta appena 250 abitanti tutti concentrati nell'unico insediamento dell'isola il porticiolo di Emboriòs.Sorprende soprattutto per la sua assoluta semplicità e il suo distacco dal mondo. Il turismo ha poco considerato questo posto colpito d'estate da un vento implacabile e sprovvisto di spiagge di facile accesso e balneabilità. Pertanto gli arrivi sull'isola si limitano nel solo mese di agosto e riguardano eclusivamente i puristi dell'Egeo costoro cioè che cercano situazioni di libertà in ambiente vergine e che sono disposti ad affrontare l'asprezza del paesaggio e l'assenza di servizi in cambio di una vacanza nel segno della tranquillità e del distacco.

Il porticciolo di Emboriòs è uno dei più autentici paesaggi urbani del Dodecanneso e può essere considerata una riedizione in arte povera del vicino porto di Simi. E' un villaggio fine-ottocentesco che si crea con l'abbandono della vecchia capitale Choriò e lo spostamento della popolazione dalle radure montane dell'isola alla costa. Il vecchio borgo era costruito sull'altipiano e in posizione impervia a ridosso della massiccia fortezza crociata che doveva difendere Rodi dagli assalti provenienti dall'Egeo. La fortezza di origini molto probabilmente bizantine fù ricostruita dalla famiglia feudale degli Assanti di Ischia affiliata ai Cavalieri nel XV secolo. E' fortemente panoramica e garantisce uno dei tramonti più romantici mai visti nel mar Egeo con sfondo gli isolotti dello stretto, le coste di Rodi e l'imponente Ataviros.

Grazie alla pesca e alla raccolta della spugna il piccolo oggi centro di emboriòs arrivò a contare fino a 4 mila abitanti nei primi decenni del secolo scorso. Le dimensioni e la ricchezza dell'abitato tradiscono tempi sicuramente migliori di oggi. Il declino comincia attorno agli anni '30 con la massicia emigrazione oltreoceano dei suoi abitanti che si verifica ai tempi dell'amministrazione coloniale del Dodecanneso. I segni di questo indiscusso ciclo di benessere sono ben visibili nella "archontikà" le case dell'aristocrazia marittima del posto tuttoggi ben conservate attorno al Palazzo del governo di memoria fascista.

Solitamente il giro comprende un tuffo nellle acque della vicina spiaggia di Pontamos l'unica veramente balneabile e provvista di alcuni elementari servizi spiaggia dell'isola. Dal porticciolo alcuni pescherecci fanno il giro per le restanti spiagge assolutamente vergini e sprovviste di acqua potabile: Trachia (spiaggia a ghia sul lembo di un promontorio), Ftenagia (da poco dotata di una taverna e di alcuni servizi), Sarri, la bellissima Kania e l'incredibile Dyo Yialia spiaggia che può essere visitata anche a piedi lungo un sentiero ostico che rivela in pieno la rudezza e la nudità del posto. Queste spiagge non sono nè alla portata di bambini nè a quella di chi non ha una buona dimestichezza con il nuoto. Sono spesso colpite da correnti e raggiungono subito fondali bassi. Sono invece ben consigliate agli amanti del subacqueo e della pesca considerato che nello stretto il mare è molto pescoso.

Pandamos

Sempre per caicco sarà possibile spostarsi fino al faraglione e le grotte marine di Kelià, roccia scolpita dal mare e scogliera di sicuro effetto scenico. Oppure verso l'isolotto di Alimià con la sua bellissima spiaggia ripatata e i resti della fortezza crociata costruita da D'Aubusson alla fine del XV secolo. Offre buone occasioni di esplorazione subacquea e mare molto pescoso. Completano il breve soggiorno a Chalki, una passeggiata per il colorito insediamento in larga parte oggi abbandonato, un giro per i vicoli lastricati della triste Choriò, un bicchiere di birra gelata e un piatto di pesce alla griglia in una delle taverne del pittoresco porticciolo.

Kamiros

Tornati a Rodi a una ventina di chilometri a nord di Scala e con il monte Ataviros alle spalle si estende il secondo per importanza sito archeologico di Rodi dopo Lindos, l'immensa città di Kamiros, una delle più distese aree archeologiche della Grecia intera. Centro dorico importante a partire dal XII secolo aC venne scoperto nel solo 1928 da archeologi prima inglesi e poi italiani. Nonostante le sue notevoli dimensioni è poco conservata essendo ripetutamente saccheggiata da "fedeli" e "infedeli". Costruita in modo anfiteatrico sulla base di un piano regolatore ideato dal più famoso urbanista dei tempi classici, Ippodamo, fu prima abbandonata dai suoi abitanti (che nel IV secolo aC si spostano nei limiti dell'attuale capoluogo) e poi distrutta da un terremoto nel 229 aC e da un secondo all'incirca un secolo dopo. Probabilmente in quel periodo fu distrutto anche il tempio di Athena e la famosa stoa. Oltre che nel museo archeologico interno all'area archeologica, reperti di Kamiros sono esposti a Rodi e in diversi musei esteri.

L'area archeologica di Kamiros sorprende soprattutto per le sue dimensioni. Dai resti è dimostrato che la città era costruita su tre livelli senza alcuna forma di fortificazione (manca infatti, l'Acropolis). Su un livello più elevato troviamo il tempio dorico di Atena di cui si salvano alcune colonne, il peribolo e le fondazioni. L'acquedotto datato tra il 6o e il 5o secolo aC, è la costruzione meglio conservata sul luogo con le sue tubazioni in terracotta. La stoa di età ellenistica (3o secolo aC), con l'altare e le sue due file di colonne doriche che supportano un'arcitrave scolpita di iscrizioni ci introduce nel secondo livello. Sotto la pavimentazione si scorge la rete di rifornimento idrico del sito. Conduceva all'Agorà (Forum) di fronte alla piazza delle fontane, e doveva rappresentare un punto nevralgico della vita civile e religiosa ai tempi. Infine nel terzo livello nella parte nordorientale del sito una serie di altari dedicati a diverse divinità (Agathos Daemon, Artemis, Zeus, Poseidon ecc.). Dietro le fondazioni del tempio di Athena Camiriade si trovano delle catacombe protocristiane e un piccolo monastero bizantino oggi abbandonato.
Lindos sul web

Scriveteci le vostre impressioni su Rodi. Paesaggi, mare, servizi,divertimenti. Molto gradito il materiale fotografico. Lo pubblicheremo: haris@iol.it

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