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| Molta
storia, formidabili paesaggi, mare stupendo e una promessa di libertà
spingeranno le emancipate ragazze scandinave di fine anni '60 a intraprendere
sull'isola di Rodi la prima probabilmente esperienza femminile di vacanze
"non accompagnate".
La graziosa svedesina, riedizione moderna della Venere di Rodi - alla
ricerca di sensazioni originali - tenta amorosamente un "rude"
pastore isolano e insieme diventano protagonisti in un film muto destinato
a vincere proprio quel periodo il quotato festival cinematografico di
Salonicco. Accusato di molestie il paesano viene arrestato dalla polizia
ma è la stessa svedesina a chiederne la liberazione convincendo
il questore del paese a ritirare la denuncia. Segue un'avventura amorosa
tra i due ma la vacanza di lei volge al termine e con questa anche quest'avventura
in libertà: si rincorrono ad Atene con un finale strappalacrime
segnato dalla separazione definitiva. Del "ragazze al sole"
resta ancora vivo il ricordo della colonna sonora composta da Stavros
Xarchakos, tra le più romantiche della cinematografia internazionale
degli anni '70.
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Rodi
è la più cosmopolita delle isole greche e seconda solo a
Creta in fatto di arrivi. Attorno al capoluogo e nella regione di Lindos
sono concentrate le più lussuose strutture alberghiere di tutta
la Grecia mentre le sue spiagge fanno da decenni da passerella a artisti,
attori e VIP di ogni genere e sorta durante i caldi mesi estivi. Il mare
di Rodi riscuote grande successo già ancora prima della guerra,
ai tempi in cui le gerarchie coloniali e la borghesia alessandrina fissano
qua le loro sontuose ville sul mare e i primi alberghi in stile romantico.
Questo capitale fu in seguito valorizzato dagli Onassis e da personalità
come Winston Churchill, Gregory Peck e soprattutto Anthony Queen protagonista
del cult anni '70 "I cannoni di Navarone" girato sull'isola.
Alcune spiagge sullo stretto con la Turchia (Kalithea, Ladikò,
appunto Anthony Queen, Kolimbia e Tsambika) sono davvero molto sceniche
e sono da decenni decantate dalle guide turistiche di tutte le lingue.
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Il
resto, Faliraki, Afandou, Charaki e sulla costa nord orientale Ixià
e Ialyssàs sono sabbioni interminabili contornati da grandi complessi
arberghieri, piscine, luna park acquatici e tutto quello che fà tendenza
nelle vacanze organizzate. Il modello qua inseguito è quello dei
più sviluppati centri di villeggiatura del Mediterraneo da Rimini
a Costa Smeralda e da Maiorca a Torremolinas: grandi conforti, enorme offerta
di intrattenimento,cucina internazionale, notte sfrenata ma anche un impatto
ambientale che in molti casi supera i livelli di sostenibilità. Molte
le spiagge private, l'olio scorre a megalitri sulla sabbia, lo scarico delle
motorette crea inquinamento idrico e acustico, la qualità del mare
non è sicuramente quella delle Cicladi mentre la costa è spesso
aggredita da collate di cemento che deturpano il paesaggio. Tutto ciò
si è riflesso in una certa disaffezione col tempo a nostro avviso
ingiustificata considerate le emozioni che quest'isola è sempre capace
di offrire. |
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Un
indubbio punto
di forza di quest'isola è dato dalla sua storia meglio dalla sua
unica in Grecia, continuità storica. Dai tempi antichi Rodi eredita
4 centri di prima importanza Rodos, Lindos, Kamiros e Ialissòs, protagonisti
nelle alleanze delle città antiche e nel movimento di colonizzazione
della Sicilia, grandi inventori (la prima industria di vetro, il primo calcolatore
analogico storicamente conosciuto, il primo codice marittimo) e importanti
punti di congiunzione tra la Grecia continentale, le città stato
della costa ionica, l'Egitto e il medio oriente. Insieme all'attuale capoluogo
questi splendidi centri attraverseranno da posizione di spicco i tempi ellenistici,
quelli romani e la parte bassa dell'impero bizantino. |
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A
sua volta il medioevo lascia sull'isola un centro storico che senza esagerazione
rappresenta la più incredibile commistione di civiltà vista
nel Mediterraneo, seconda solo a Gerusalemme per varietà di ritmi
architettonici. Per secoli questo centro dichiarato nel 1984 dall'UNESCO
patrimonio mondiale, è stato teatro di convivenza multietnica ma
anche di intensa competizione religiosa che ha determinato il suo aspetto
estetico sia all'interno che all'esterno dell'enorme muraglia che separa
il borgo vecchio dalla città moderna |
Mussulmani,
ebrei, franchi greci ortodossi e armeni più, dopo la prima guerra
mondiale, gli italiani lasciano qua la loro traccia generando un mosaico
di mondi diversi assolutamente curioso. Costruzioni pesanti in stile rinascimentale,
barocco e gottico si mescolano a minaretti, sinagoghe e casali turchi,
basiliche in stile bizantino e opere ispirate alla belle epoque e alla
grandeur del futurismo realizzati ai tempi dell'amministrazione coloniale
italiana. |
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| elafia |
Mandraki2 |
Mulini |
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| porto |
eleftherias |
borgo
vecchio |
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| dei
cavalieri |
magister |
Ospizio |
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| Venere |
sokratous |
ippokratous |
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| Ippokratous |
Imbrahim
Pasha |
lapide |
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| galderim |
galderim |
muraglia |
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| muraglia |
rodi |
spiaggia |
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| Acquario |
Palazzo
governo |
prefettura |
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| monte
smith |
athena |
teatro
antico |
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Un
po' di storia
2400
anni di storia compiuti per Rodi città che diventa un centro importante
quando ormai il mondo classico volge alla sua fine. Ai tempi dei macedoni
Rodi conta secondo fonti 80 mila abitanti ricoprendo una superficie che
si estendeva dal porto attuale Mandraki al colle di Ayios Stefanos (l'attuale
Monte Smith) molto oltre i limiti attuali della città. I ritrovamenti
effettuati nel borgo vecchio testimoniano che la parte bassa di Rodi era
dotata di fortificazione muraria e aveva una razionale e imponente pianta
urbanistica curata dall'allora caposcuola Ippodamo di Mileto. Il contatto
con le vicine città ioniche favorì una certa ricchezza e
un considerevole affermazione nelle scienze e nell'arte. La richezza in
scuole, teatri, accademie e palestre di Rodi rese la città polo
di attrazione per molti governatori e intellettuali romani: Cicerone,
Cassio, Lucrezio e lo stesso Cesare completeranno a Rodi i loro studi
superiori.
Plinio
che visitò Rodi nel I secolo dC rimase estasiato dalla bellezza
monumentale di questa città: venne in particolare colpito sia dalla
quantità di statue che decoravano il centro che dal loro gigantismo.
Del celebre carro di Helios costruito da Lissipo nel III secolo aC non
si hanno tracce se non una copia del busto della divinità conservata
nel museo cittadino. Laddove oggi vediamo la statua del cervo a Mandraki
era eretta la più "colossale" delle opere monumentali
antiche, il Colosso di Rodi, una delle 7 meraviglie del mondo antico.
La sua esistenza è certa, anche se rimane difficile descriverlo
in particolari che non riguardino la sua ragguerdevole dimensione. Il
colosso fu distrutto da un violento terremoto e in seguito saccheggiato
nelle sue componenti e venduto.
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Quel
che resta a Rodi del suo passato antico è purtroppo poco anche e
soprattutto perchè i posteri utilizzarono e riciclarono i materiali
antichi nelle loro costruzioni. Il resto l'hanno fatto i saccheggi, gli
innumerevoli terremoti e il disprezzo esibito dai cristiani prima (ortodossi
e franco-cattolici) e dai mussulmani poi nei riguardi del passato animista.
L'antico si respira in città nelle piccole aree archeologiche sparse
per il territorio urbano e soprattutto nelle fondamenta delle mura e di
parte delle più importanti costuzioni del posto. L'area archoelogica
vera e propria della città si trova sul cosiddetto Monte Smith a
5 km dal centro una collina dolce dotata di una vallata sommersa nella pineta:
l'Acropolis di stile dorico allora tempio di Athena e Giove dove gli antichi
custodivano i testi dei loro trattati con le altre città dell'Ellade
si trova sulla punta del colle mentre a valle giace la più splendida
delle costruzioni dell'area, il tempio di Apollo che fa da cartolina in
occasione di luna piena. Nella sezione nord ovest del tempio si trova Ninfea,
un sistema di gallerie sotterranee a 4 entrate che procede in profondità
creandosi continui collegamenti. Dietro il tempio, i trova l'Odeion, un
piccolo teatro molto rinomato nell'antichità per le gare di retorica
che si tenevano. E' ben conservato e d'estate ospita suggestive manifestazioni
musicali e teatrali. Resti dell'antico stadio (II secolo aC) troviamo nelle
immediate vicinanze a sud est del colle rimessi un po' frettolosamente a
posto dal regime coloniale italiano nei primi decenni del secolo scorso.
L'Artemisio e il Gimnasio completano il nostro giro, il primo tempio destinato
a Artemide il secondo, luogo destinato alla riflessione e lo studio, punto
di incontro di filosofi e intellettuali provenienti da tutta la Grecia e
più avanti anche da Roma. |
L'impronta
protocristiana è a Rodi città estremamente marcata. La decadenza
delle antiche religioni politeistiche favorì prima qua che altrove
la diffusione del cristianesimo tra la popolazione. La cosa porta alla
visita storica di Paolo il cui insegnamento (del 57 aC) viene trascritto
nell'Evangelo. L'impero farà di Rodi uno degli avamposti della
sua battaglia contro gli eserciti arabi che per un periodo riusciranno
a spuntarla come ricorda la torre sul porto di Mandraki. La prima pianta
del Palazzo dei Cavalieri e dell'enclave fortificata del borgo è
da attribuire ai bizantini nel VII secolo dC e risponde a esigenze di
difesa contro le incursioni di quel "nemico". Dopo l'anno mille
è qua favorito l'insediamento della tribu ebraica dei Sefarditi
che cacciati dalla Spagna creano nei limiti del forte un loro spazio destinato
a sopravvivere fino ai nostri giorni.
Durante
il tardo impero bizantino la minaccia islamica si ripresenta con l'arrivo
sulla scena degli ottomani che intanto si impadroniscono di larghe porzioni
dell'antica Ionia. A difendere la cristianità ci penseranno i Cavalieri
Giovaniti di ripiego dalla Palestina dopo le sconfitte rimediate dai mussulmani
tra il XIII e il XIV secolo. Nel XIV secolo l'impero bizantino è
in ritirata, i crociati strappano Rodi trasformandola insieme a Cipro
e al resto delle isole del dodecanneso in base militare e importante centro
logistico al servizio delle loro spedizioni nel Medio Oriente. Riusciranno
per più di due secoli di continue scaramucce a frenare l'espansione
degli ottomani che intanto avanzano sempre più massicciamente nell'Asia
Minore. Saranno gli eserciti di Gesu nel tardo XIV secolo a definire le
attuali dimensioni e geometrie della fortezza che circonda la città
vecchia.
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I
cavalieri di San Giovanni erano una confraternita religiosa fondata nel
XI secolo da commercianti e religiosi amalfitani a Gerusalemme. La loro
caratterizzazione militare favorì col tempo la loro integrazione
tra le fila dei Crociati. Fu un esercito multinazionale che raccoglieva
adepti dalla Catalonia, dalla Francia, dall'Italia ma anche dalla Germania
e dall'Inghilterra. La sua struttura segreta e fortemente piramidale molto
simile a quelle dei templari e delle sette massoniche conduce alla figura
del Gran Magister una strana figura di commerciante, guerriero e religioso
nello stesso tempo, il gran condottiero delle armate di Gesù al
servizio del Papato e di una "grande causa": la liberazione
di Gerusalemme e delle terre sante dal dominio islamico che dall'XI secolo
diffonde la propria fede a ritmi serrati in Siria e nella Palestina. Ai
magister più importanti (De Villaret, Orsini, Auvergnac, D'Amboise,
ecc.) sono associate le principali opere di fortificazione della città
e i magnifici Palazzi, costruzioni altrove gottiche altrove barocche dall'aspetto
imponente e austero ispirato al rigore un po' oscuro e sicuramente poco
"mediterraneo" dei crociati. |
L'intera
area nota come Castelos nella zona di Kolakiò a nord del borgo
vecchio venne allora separata dal resto del borgo vecchio da una muraglia
che circondava il castello. Nei suoi limiti saranno piazzati l'insieme
delle strutture difensive crociate, i casermoni, l'arsenale e sul rettro
il magnifico Palazzo del Gran Magister l'edificio più monumentale
lasciato ai posteri dall'architettura franca. Tutto attorno la cattedrale
gottica di San Giovanni, la Loggia dove i crociati tenevano i loro curiosi
rituali a metà tra il sacro e il profano, l'imponente Castellania
biblioteca e tribunale penale nello stesso tempo, l'ospizio (ospedale
ma anche albergo che doveva ospitare chi era in viaggio verso le terre
sante), e tanto altro ancora. Al di là delle mura si estende Chora,
l'abitato riservato ai locali, un disordinato groviglio di stradine lastricate
strettissime in mezzo a casette di pietra colorate unite in seguito tra
loro da travi di legno.
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I
Cavalieri difesero l'isola e riuscirono ad ottenere parecchio successo popolare.
Il primo grande assedio ottomano del 1480 verrà brillantemente respinto
dai Crociati anche grazie all'appoggio attivo della popolazione. Gli eserciti
di Osman dovranno impegnare le loro migliori energie per piegare la loro
resistenza. Ci riusciranno nel 1522 grazie all'intervento diretto dello
stesso Suleiman il Magnifico che dopo una rovinosa battaglia riuscirà
a scacciare i francocrociati dall'isola. I turchi affermano la loro autorità
sul piano sia militare che amministrativo potenziando anche la loro presenza
numerica sull'isola. Occupano il vecchio borgo impossessandosi delle precedenti
strutture e respingendo oltre la cinta le popolazioni non mussulmane, gli
allora "raja" greci e armeni. La quasi totalità delle chiese
bizantine e latine preesistenti viene convertita in moschee che prendono
il nome del loro fondatore: Imbrahim, Redjep, Mustaphà, Abdul Jelil,
Agà ecc. Sono invece risparmiati gli ebrei che permangono nei limiti
del borgo in funzione di commercianti, artigiani e finanzieri conservando
i loro santuari e le loro residenze tipiche. |
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L'ultima
fase del dominio ottomano su Rodi sarà segnata da un terribile
incidente: una polveriera abbandonata a ridosso delle mura esplode
distruggendo gran parte del Palazzo dei Cavalieri e l'intero quartiere
attorno allora popolato soprattutto da ebrei. Il destino volle
che fosse Mussolini a ristrutturarlo e a recuperarlo dall'abbandono
a cui era condannato, posizionando qua la regia estiva di Vittorio
Emanuele e dei gerarchi più importanti.

Il regime
coloniale italiano che intanto si sussegue ai turchi dopo la prima
guerra mondiale e le guerre libiche investe una gran quantità
di energie al restauro del borgo vecchio fin dai primi momenti
del suo insediamento. Sotto il governo dei liberali Rodi fu popolata
di un gran numero di artisti, architetti e professionisti del
restauro che si impegnarono in opere di ristrutturazione su larga
scala.
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I
gerarchi fascisti continuarono questa tradizione lasciando la loro impronta
caratteristica centrata sulle bizzarre geometrie del futurismo e su un certo
gigantismo che denotava una loro più o meno spiccata dose di megalomania:
stupisce nello stile architettonico impresso un certo carattere "creole"
che smista il ritmo arabesque lasciato sull'isola dai turchi a quello tipicamente
più diffuso negli anni '20 e '30 in Italia e che si identifica con
l'architettura fascista dei sontuosi palazzi pubblici. Questa commistione
è ben visibile nella zona del porto e a Mandraki entrambi quartieri
molto curati dal fascismo. A Mandraki Mussolini inaugurò la celebre
"Uscita della Libertà" un ingresso monumentale nella muraglia
crociata che doveva ricordare il carattere liberatore dell'intervento italiano
dall'"oppressivo regime ottomano". Nella parte moderna della città
sorpendono per il loro stile il teatro di Puccini, l'Acquario, il Palazzo
di Governo, la Prefettura, il parco di Rudinì e alcune ville tipiche
che stilisticamente ricordano la grandeur di quei tempi. Contemporanea a
queste costruzione la diffusione a Rodi del vino frizzante, dello spumante
(il celebre in Grecia CAIR Rodos) e dei relativi metodi di vinificazione
importati dall' Italia in esclusiva da Rodi. |
Ma
le avventure fasciste non potevano risparmiare Rodi dai drammatici effetti
dello scontro mondiale. La pulizia etnica praticata sugli ebrei prende
piede in modo massiccio tra il 1942 e il 1943 portando all'espulsione
una delle comunità meglio integrate e più dinamiche dell'isola.
L'elemento ebraico scomparve quasi integralmente dopo questa ondata di
deportazioni che segue un decennio di intense migrazioni verso gli Stati
Uniti d'America. 2 mila ebrei furono deportati nei lager nazisti e sulla
loro memoria vigila una lapide nella centrale piazza che prende il loro
nome: Dei Martiri Ebrei.
Non
meno drammatica
doveva dimostrarsi la fase della capitolazione nazifascista alle forze
alleate: essa fu infatti accompagnata da una pioggia di bombardamenti
aerei inglesi di intensità tale da piegare irrimediabilmente il
vecchio centro e la sua immediata periferia.
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La
fine della guerra vede il centro storico distrutto, degradato e svuotato
dai suoi residenti tradizionali, gli ebrei e i turchi che negli anni '50
divennero oggetto di scambio con le popolazioni greche dell'Asia Minore.
Ridotto in catapecchie viene popolato da povere famiglie di pescatori
immigrati qua dal resto del Dodecanneso accasate alla rinfusa tra i maestosi
palazzi crociati semidistrutti e le loro annessioni. A tirarlo fuori dalla
condizione di slum sarà soprattutto il turismo che comincia a diventare
di massa qua già alla fine degli anni '60. Gran parte del variopinto
patrimonio architettonico e museale di questo centro viene recuperato
nei primi anni '70 mentre a partire dal 1984 il borgo è un'area
monitorata dal ministero dei Beni culturali e protetto dall'UNESCO quale
patrimonio culturale mondiale.

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La città
vecchia è oggi, nonostante la mercificazione crescente, più
bella che mai. Le ingenti risorse messe a disposizione del suo restauro
hanno attrato artisti da tutta Europa che hanno contriuito in modo deciso
al suo eccezionale rilancio: le sue vie principali, il vialone lastricato
dei Cavalieri, l'Orfeos, l'Aristotelous, la Sokratous e l'Ippocratous,
la Pindarou e la Achladejev vibrano 24 ore su 24 con le loro botteghe,
i loro caffè, i locali notturni e il loro via vai da capogiro.
Il Palazzo dei Cavalieri è tornato a brillare di luci e suoni nel
quadro dell'omonimo festival Ichos ke Fos (Suono e Luce) che si tiene
qua ogni estate. Musei archeologici, ecclessiastici e forcloristici si
alternano a gallerie d'arte itineranti lungo e largo l'intera area urbana
interna alle mura. Il tutto dà sicuramente un'impressione un po'
troppo "insonorizzata" ma non poteva essere altrimenti in una
città che vanta il centro storico più bello, vario e curioso
della Grecia intera. |
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| Un
giro per il borgo vecchio
L'ingresso
nel borgo vecchio avviene solitamente dalla Uscita della Libertà
(Pili Eleftherias) nel settore settentrionale del porto a Mandraki. Questo
è l'ultimo in ordine di tempo dei 7 ingressi del borgo e risale
ai primordi della presenza fascista su Rodi (1924). Il tracciato lastricato
che parte praticamente da Place Simis dove si trova l'arcaico santuario
di Venere e la Pinacoteca si incrocia a pochi metri con la più
scenica delle vie di Rodi, Odos Ipoton, la strada dei cavalieri. Questo
avviene a livello dell'ospedale crociato che giganteggia nella sezione
costiera della fortezza circondato da due pesanti casermoni: quello di
Auvergne e quello inglese. Era in grado di ospitare un centinaio di degenti
ed è il più vecchio ospedale organizzato di tutto il Dodecanneso.
Costruito
nel XV secolo dai Magister francesi Antoine Fluvian e Pierre d'Aubusson
l'Ospizio ospita oggi il museo archeologico nazionale dell'isola dove
sono esibiti una parte dei ritrovamenti effettuati a Rodi città,
a Lindo, Ialissòs e Kamiros. Le sculture di Venere e quella di
Elios del III secolo aC, sono veramente molto eleganti. Accanto a queste
una serie di kouroi giganteschi e una collezione di vasellame, ceramiche
e conio di età soprattutto ellenistica e romana. Una sala è
dedicata a affreschi della prima era cristiana rinvenuti a Rodi e sull'isola
di Carpato. |
Assolutamente
interessante anche
la Pinacoteca con opere di Tsarouchis, Parthenis e dell'avangardista Engonopoulos,
il più enigmatico dei pittori greci contemporanei dopo Embirikos.

Sui due lati della
strada dei Cavalieri si estendono le restanti sedi di presidio crociato,
quello provenzale, quello catalano, quello italiano, ecc., tutte costruzioni
pesanti in stile gottico e barocco precedute dall'Arsenale (Armeria),
una delle più vecchie costruzioni crociate risalente nel XIV secolo
oggi sede di una galleria d'arte folcloristica. Superate le caserme si
scorge imponente il gran Castello la parte meglio fortificata del vecchio
borgo, sede del Gran Magister e dell'amministrazione crociata. E' stato
parecchio modificato sia nelle dimensioni che nell'aspetto durante il
fascismo dall'architetto Vittorio Mesturino. Tutto il secondo piano totalmente
distrutto dalla dinamite nell'800 fu praticamente reinventato. E' una
struttura in stile gottico parzialmente squadrata (80m x 75) costruita
sulle fondamenta del vecchio forte bizantino. L'entrata principale si
trova nella facciata meridionale del forte affiancato da due torri imponenti.
Un'altra torre si trova d'avanti all'uscita monumentale che fora la muraglia
occidentale del forte. Nella parte nord del forte una serie di magazzini
e tanti rifugi sotterranei.. Tutto attorno alla corte centrale una serie
di sontuosi stanzoni a arcate oggi sedi di varie esposizioni forcloristiche,
storiche e archeologiche. |
Dall'altra
parte della piazza che ci introduce al Castello si estende la Loggia di
San Giovanni che conclude in modo monumentale la strada dei Cavalieri.
In stile gottico è collegata alla cattedrale di San Giovanni, il
tempio ufficiale dei crociati del XIV secolo. Più in là
due ulteriori ingressi della fortezza la monumentale uscita di d'Amboise
che prende il nome di uno dei più importanti Magister rodhensi
e quella di Sant'Antonio. La Strada dei Cavalieri si incrocia a questo
livello con una delle più trafficate vie del borgo vecchio la Orfeos
dove si trova il celebre campanile con l'orologio dal quale è possibile
ottenere una delle più belle panoramiche della città vecchia
e delle mura.

Sempre
su questa strada si trova la basilica crociata di San Marco, la torre
di San Giorgio e tre monumenti importanti dell'eredità ottomana,
la moschea di Enterum fondata da Suleiman il Magnifico sulle fondamenta
di una basilica bizantina a sua volta ritoccata dai crociati. Di fronte
alla moschea con il minaretto mozzato si trova la biblioteca islamica
di Ahmed Hafuz e la Corte di Imaret con annessa la chiesetta degli Ayii
Apostoli costruita nel XV secolo, ai tempi dei crociati trasformata in
mensa dei poveri. E' stata di recente ristrutturata e ospita delle mostre
d'arte itineranti. A Imaret si trova Al Diwan, il caffè turco di
Rodi dove i più curiosi potranno provare di immergersi nel fumo
del narghilè, la pipa ad acqua tradizionale degli ottomani.
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Siamo
ormai addentrati nella più vivace e insonorizzata delle vie del
vecchio borgo la Sokratous, il più clamoroso via vai del mediterraneo
orientale tra caffè, localini, botteghe e gallerie. Parallela alla
Strada dei Cavalieri delimitava il quartiere crociato da Chora, il resto
del borgo vecchio allora abitato da greci, armeni e ebrei. Un quartiere
assolutamente labirintico si estende a sud della Socratous e attorno il
tradizionale bazaar dove domina il ritmo urbanistico-architettonico lasciato
dagli ottomani e dove si riscontra la più alta densità di
minaretti di tutta la Grecia. .Le più importanti da vedere sono
la moschea di Agà sulla Socratous e quella di Sultan Moustafa costruita
su un piazzale al posto di una storica chiesa bizantina. Nella vicina
Place Arionos si trova il celebre hammam (Jenì Hammam) dove è
tuttoggi possibile godere delle sue acque vaporose alternativamente uno
giorno aperto ai maschi uno alle femmine. Non lontano dalla Moschea di
Moustafa si trova la più pittoresca delle moschee rodhensi quella
dedicata a Redjep Pascià, la più spettacolare sovrapposizione
di civiltà conosciuta nel vecchio borgo: costruita su fondamenta
antiche dai bizantini, ha assunto in seguito caratteristiche gottiche
dai franco-crociati per trasformarsi poi in Moschea da Redjep Pashà.
Oggi sconsacrata è nota per la sua fontana

Redjep Pascià |
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Eleftherias

il viale dei Cavalieri
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La
Sokratous taglia uno dei quartieri da un punto di vista architettonico
più multietnici mai visti nel mediterraneo: una clamorosa sovrapposizione
di civiltà si diffonde in ogni angolo dei suoi vicoli interni dove
hanno a lungo convissuto insieme ai greci, comunità ebraiche, armene,
occidentali, turche e arabe lasciando al posto un colore assolutamente
inconfondibile. Si conclude nella principale piazza della città
quella dedicata a Esculapio, la celebre Ipokratous sede della bellissima
moschea di Santrivan e della tremenda Castellania Biblioteca, in stile
rinascimentale che fungeva da palazzo di giustizia dei crociati.

Castellania
L'Ippocratous è
sicuramente il posto più fotografato in assoluto del borgo vecchio
e ci collega con il porto attraverso la celebre uscita del Mare cosparsa
da monumenti pseudo arabesque messi a punto dalla fantasia fascista. Nella
piazza adiacente (Platonos) si trova la moschea di imbrahim mentre al
di qua delle mura si estende un altro mostro sacro delle vie di Rodi,
l'Aristotelous che che si conclude nella piazza della Shoah o piazza dei
martiri Ebrei con la celebre lapide che riporta i nominativi dei 2000
ebrei saferditi depostati nei lager nazisti tra il 1942 e il 1943. |
In
questa piazza si trova la fontana dei cavallucci marini di memoria fascista
e uno stabile imponente che doveva fungere ai tempi dei bizantini a sede
dell'arcivescovado. Nelle immediate vicinanze si scorge la più
grande delle 7 sinagoghe ebraiche la celebre Kahal Shalom, il Santuario
della Pace, visitabile in rete
tuttoggi uno dei più frequentati luoghi di pellegrinaggio ebraico
della Grecia secondo solo a quello della città di Ioannina. Attorno
a questa sinagoga trovano rifugio per secoli gli ebrei serfaditi perseguitati
in Occidente e costretti ad abbandonarlo in massa già nel corso
degli anni '30.

L'Aristotelous prosegue
nella via Pidarou che comprende il celebre Ospizio di Santa Caterina un
immobile crociato nel cuore del quartiere ebraico costruito in modo splendido
nel 1392 dall'architetto italiano adepto della Loggia Domenico d'Allemagna.
Era l'albergo dei crociati e doveva dare ospitalità a chi intraprendeva
a suo rischio e pericolo il viaggio verso le terre sante. Fu distrutto
da un terremoto e ricostruito un'altra volta ai tempi del Gran Magister
italiano Fabrizio del Carretto. A poca distanza da qui si trova l'omonima
uscita di Santa Caterina che conclude il borgo vecchio con destinazione
la torre francese e il promontorio dei mulini di pietra sul mare. |
La
zona fu teatro dell'assalto crociato agli ottomani tenutosi nel 27 luglio
del 1480 che vide i Cavallieri dell'Apocalisse vincitori e la città
distrutta. Poco prima dell'Ospizio si trova la basilica gottica di Santa
Caterina ricca di affreschi del XIV e XV secolo. Fu trasformata in moschea
da Suleiman e prese il nome di Ilch Michrab (luogo di perghiera). Poco
dopo una delle più antiche chiese bizantine di Rodi, quella dia
Ayia Triada anch'essa trasformata in moschea (Dolapli mosque) e nel punto
in cui la via Pindarou si incrocia con la via Achladejev, la più
curiosa delle basiliche gottiche di Rodi, Santa Maria del Borgo di cui
resta salvo un solo settore a tre arcate eggreggiamente illuminato di
notte e di sicuro effetto scenico.

Medieval
Rhodes
www.castles-abbeys.co.uk |

Elli
Fatto
questo giro è giunto il momento di un rinfresco nella spiaggia
locale a Elli dopo Mandraki, di certo tra le più fotografate spiagge
di tutta la Grecia con sfondo lo sfarzoso casinò e l'incredibile
per colori e geometrie stabile che ospita l'Acquario. Sovradimensionata
e sovrafrequentata è dai primi anni '50 punto di ritrovo delle
più imminenti personalità del mondo dell'arte, degli affari
e dello spettacolo. Una fila di ombrelloni coloratissimi sparsi per la
spiaggia a sabbia oro e sul rettro piscine, giardini e costruzioni romantiche
che richiamano alla Belle Epoque. Mare quasi sempre mosso e glamour senza
limiti: sotto il sole cocente dell'Egeo, colpite da un venticello assolutamente
gradevole affascinanti creature scandinave esibiscono qua corpi statuari
in un ambiente che fatto di seduzione e sano edonismo.
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La Rodi
da bere: Ixià, Ialissòs, Kremastì
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| ialyssos |
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| ialyssos |
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| filerimos |
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| valle
farfalle |
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Dall'aeroporto
di Kremastì al capolugo lungo il tratto di costa Trianda - Ixià
- Rodi è concentrata una grossa fetta del "miracolo turistico"
di Rodi: un continuum di grandi alberghi a 4 e 5 stelle costruiti in fila
a ridosso di una spiaggia che praticamente non termina mai. Nella sola
Ixià se ne contano qualcosa come 25 unità alberghiere di
4 e 5 stelle tra cui due pionieri del turismo di lusso in Grecia il celebre
Rhodos Palace e il Hilton. La costa dominata da imponenti costruzioni
verticali pesantemente legate da strutture in acciaio e cemento ricorda
molto la Spagna se non per quei villaggi turistici a bungalows costruiti
in stile cicladico molto diffusi nella zona. La regione è stretta
tra le pareti di una serie di colline dolci e verdeggianti e colpita pesantemente
d'estate dalle correnti di vento che spirano da nordest (il meltemi):
pertanto il mare ideale per il surfing è spesso poco adatto a bambini
e a chi non ne ha sufficiente dimestichezza. Questi ultimi potranno comunque
avere rinfresco nelle holywoodiane piscine a ridosso della costa.
A
Kremastì attorno a ferragosto è tenuto la più importante
mostra di artigianato dell'isola: dura 15 giorni e dà un'idea dello
sterminato artigianato domestico presete sull'isola e gestito soprattutto
dalle donne.
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Ialissòs
è la più antica delle più importanti aree archeologiche
dell'isola ed è sita sull'altipiano a sette chilometri dal villaggio
di Trianda che a sua volta dista 8km dal capoluogo. Trianda è tuttoggi
nota in Grecia con il suo nome antico, appunto Ialissòs dal nome
di un personaggio della mitologia. E' in Grecia nota per aver prodotto
un campione olimpico pluridecorato, il pugile Diagoras che dà il
nome anche alla squadra di calcio insulare un tempo nella massima divisione
del campionato greco. Ha origini nel tardo neolitico dove si incrocia
con l'impero minoico fino alla sua distruzione dovuta probabilmente al
terremoto che seguì l'erruzione vulcanica di Santorino. Ai tempi
di Micene ottiene il nome di Achaia ed è localizzata a valle sulla
statale che collega Trianda a Kremastì e l'aeroporto.
La maggior parte
di ritrovamenti a Ialissòs riguarda il periodo classico e quello
ellenistico e:riguardano l'antica Acropolis e i templi in stile dorico
di Giove e di Athena Poliada. La strada che porta sulla vetta del colle
è stata tracciata dagli italiani ai tempi del fascismo e prende
il nome di Monte della Passione (Golgothas). Molto impessionante sulla
strada l'acquedotto comunale sembra, dalle iscrizioni ellenistiche che
appaiono nei dintorni, fungesse anche da santuario. Innumerevoli i ritrovamenti
in opere d'arte rinvenuti nella zona sono oggi esposti nei musei archeologici
di Atene, Londra, a Louvres e in altre collezioni internazionali. |

Il percorso storico
di Ialissò sembra interrompersi attorno al III secolo aC. con l'aumento
di importanza della città di Rodi. L'insediamento fu in seguito
distrutto da terremoti e razzie e non tornò più a gala se
non ai tempi dei Cavalieri che localizzano qua un presidio di secondaria
importanza a ridosso di una comunità monastica. Questa si stabilì
nei limiti del curioso (e misterioso) monastero di Filerimos con le sue
due originali capelle esagonali (del XV secolo), di sicuro una delle più
affascinanti eredità franco-crociate di tutta Rodi. Fa da contorno
all'area archeologica e merita sicuramente la visita specialmente di chi
si appassiona oltre che alle panoramiche alla ricerca di tracce di un
mondo ormai lontano, dominato dalla fede, dalla guerra, dalla cospirazione
e dalla misoginia.

Filerimos |
Un
attrazione interessante nella regione a sudovest di Rodi città
è la celebre in Grecia vallata delle farfalle parco naturale vicino
al villaggio di Theologos (a poca distanza a sud dell'aeroporto) da visitare
soprattutto a Settembre quando la densità e l'impatto umano diminuisce
riducendo l'insonorizzazione. Nella vallata si riproduce una rara varietà
di farfalle (la si ritrova oltre che a Rodi in Brasile, Perù e
Australia), nota come Quadrina, che costruisce il suo habitat nelle zone
boschive popolate di piante resinose. Tra giugno e settembre crea qua
il suo habitat offrendone uno raro spettacolo naturale, fatto di migliaia
e migliaia di farfalle in volo da un albero all'altro. Il giro nel parco
è sicuramente gradevole, dura all'incirca un'oretta ed è
a pagamento.

petaludes
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La
Rodi da bere (2): la costa nordorientale


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Ma
il tratto di costa che detiene il primato di arrivi turististici in assoluto
del mar Egeo è quello che unisce Rodi città al più
importante villaggio dell'isola, Archanghelos nel versante orientale sullo
stretto con la Turchia. Un continuum di spiagge ultrachilometriche che
avvicinano Rodi alla Costa del Sol spagnola per la lunghezza delle spiagge
e per la grandeur delle strutture alberghiere. A queste si intervallano
minuscole insenature di straordinario effetto scenico e di strepitoso
successo turistico che da decenni monopolizzano l'attenzione delle guide
turistiche e del Jet Set internazionale. Reni, Kalithea, Ladikò,
Anthony Queen e Tsambika sono spiagge paesaggisticamente uniche per bellezza
sebbene non sempre alla portata di bambini e di chi non ha molta familiarità
con il mare.
Uscendo
da Rodi città e inseguendo la statale per Lindos ci si imbatte
nel quartiere di Rodinì sede del parco naturale di Rodi, e poi
a 10km di strada, Koskinou (Reni), uno dei
paaesi che meglio fonde lo stile cicladico a certi richiami orientaleggianti
molto caratteristici. Casette basse squadrate allegramente colorate e
strette tra loro da vicoli lastricati molto caratteristici.
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Koskinou
A poca distanza
da qui sul mare, una delle più belle spiagge di Rodi, Reni,
ottimo il mare soprattutto a settembre con sfondo un roccioso fjord.
Gli ambienti di roccia e mare si ripetono fino a Kalithea
creando continue insenature riparate poche delle quali aperte alla balneabilità
e in quei casi comunque alla portata di soli esperti. Kalithea conserva
in pieno il colore coloniale e con sè un colore ibrido a metà
strada tra il neoromantico e l'arabesque che aggiungeva un toccco "esotico"
all'isola: ai tempi del fascismo le acque termali delle zona furono
vivamente apprezzate e valorizzate con tanto di bagni pubblici e alberghi
in stile belle epoque.
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Subito
dopo Kallithea è Faliraki, la Costa
del Sol di Rodi e di tutta la Grecia. Spiaggia a sabbia ultrachilometrica
a Faliraki giustamente considerato uno dei centri più cosmopoliti
di tutta Rodi ancor più della stessa Lindos. Non piacerà
a chi non ama il fracasso delle grandi strutture alberghiere, delle disco,
dei bar all'aperto e delle lussuose piscine ma sicuramente darà
un grande piacere ai più piccoli con il suo parco acquatico tra
i più estesi di tutto il Mediterraneo. Spiaggia ultrachilometrica,
ultraservita sul piano di tutto quel che occorre e quel che conta a portata
di bambino (sabbia fine, fondali poco profondi, protezione dal sole).
La cucina riflette i venti di globalizzazione che spirano indisturbati
sul posto: italiana, francese, cinese, thai, mexicana, vietnamita, eggs
& bacon a volontà, sish, tash e doner kebbap e per ultimo un
piatto di moussaka per ricordarsi che ci si trova in Grecia.

Kalithea,
i bagni |

Anthony Quinn, la spiaggia
dei VIP
Superato
l'immenso sabbione di Faliraki la costa recupera il suo aspetto roccioso
dando luogo all'insenatura più bella e fotografata di tutta Rodi
quella di Ladikò, spiaggia preferita
dal turismo italiano sull'isola. La chiusura della baia trasforma l'ambiente
marino in una minuscola laguna assolutamente caratteristica. Fà
seguito un altro trade mark dell'isola, la spiaggia dedicata ad Anthony
Quinn, simile a Ladiko spiaggia piccola e particolarmente rocciosa
di eccezionale bellezza durante i mesi di minor frequentazione. Qua
la probabilità di incontrare la Venere di Rodi sdraiata su qualche
blocco di roccia aumenta in modo esponenziale: mal che vada qualche
autografo strappato dal VIP di turno potrà essere di consolazione.
In tutte le località fin'ora citate si arriva in pullman oppure
su piccole imbarcazioni dal porto di Mandraki dopo un viaggio nello
stretto fortemente panoramico.
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| koskinou |
kalithea |
kalithea |
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| kalithea |
kalithea |
faliraki |
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| ladiko |
Anthony
Queen |
Kolimbia |
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| Kolimbia |
afandou |
afandou |
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| Tsambika |
Tsambika |
Tsambika |
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| Archangelos
Mihail |
Archangelos |
Archangelos |
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| Stegna |
Charaki |
Agathi |
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Segue
Afandou una spiaggia piuttosto monotona ma
molto gettonata oltre che dai locali da inglesi e tedeschi per il carattere
amichevole del suo mare e per i suoi incredibili spazi. Una delle poche
spiagge integralmente a sabbia è a portata di bambino e offre immensi
spazi di libertà e solitudine. L'omonimo villaggio nell'entroterra
è molto caratteristico soprattutto per la posizione nascosta dietro
la roccia che gli dà anche il nome. E' stato fondato dai pirati
saraceni e conserva ancora quel colore di villaggio sotto assedio. Si
arriva qua a piedi lungo un sentiero molto panoramico oppure con un trenino
che il comune ha predisposto per collegare la spiaggia con il villaggio
(caso unico in tutta la Grecia). Qua si potranno assaggiare le focacce
locali note come pitaroudia oppure confrontarsi in una partita di golf
nel locale golf center inaugurato dallo stesso Karamanlis negli anni '70
e frequentato soprattutto da campioni inglesi e tedeschi. Grandiosa l'offerta
di posti letto in tutto il tratto di costa lungo all'incirca 5 chilometri.

Afandou
A
4 chilometri a sud di Afandou si estende una delle spiagge più
frequentate dai gerarchi ai tempi dell'amministrazione coloniale, Kolimbia
ben dimensionata e con sfondo un ambiente di roccia molto suggestivo.
L'entrata a Colimbia avviene lungo un vialone circondato di eucaliptus
nel quale si alternano ville d'epoca e lussuose unità alberghiere
comunque meno fragorose rispetto a quelle riscontrate a Faliraki e Afandou.
Mare cristallino, spiaggia comoda e ben servita solitamente a ciottoli
o a sabbia grezza. Nelle sue sezioni più rocciose il mare si presta
bene al subacqueo e alla pesca. A pochi chilometri da Kolimbia nell'entroterra
si trova una delle riserve naturali più note a Rodi dopo quella
delle farfalle: Eptà Pigès,
7 fontane è un'oasi di verde fatto di giardini, laghetti, minuscole
cascate e corsi d'acqua attivi estate e inverno unica nel suo genere in
tutto l'Egeo meridionale.
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Eptà Piges
(7 fontane)
Il
nostro viaggio lungo la costa nordorientale di Rodi si conclude nella
regione di Archanghelos a una trentina di chilometri dal capoluogo le
cui spiagge hanno conquistato molti simpatizzzanti negli ultimi anni:
la prima di queste è Tsambika la
più autentica golden beach di Rodi nora anche come Gibilterra
di Rodi a causa dei due maestosi monoliti che la circondano spegnendosi
nel pelago. La spiaggia a sabbia locale da molti considerata la migliore
in assoluto a Rodi subisce una notevole pressione nei mesi di punta.
Da visitare su uno dei torrioni che sovrastano la costa a all'incirca
300m di altezza dal livello del mare l'ultrapanoramico monastero della
Vergine sulla vetta di uno dei colli circostanti. All'icona di Maria
Vergine i locali attribuiscono capacità miracolose tra cui il
recupero della fecondità tra le donne senza figli: lo spazio
interno alla basilica principale è decorato di decine e decine
di voti fatti dai fedeli che nella zona usano dare questo nome ai loro
figli sia maschi che femmine. Una delle più popolari sagre religiose
di tutta Rodi è tenuta ogni anno l'8 settembre in occasione della
processione dell'icona.

Tsiambika
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Archangelos
è il secondo per grandezza comune dell'isola ed è noto per
il suo artigianato in scarpe e stivali, ceramiche, tappetti e tessuti
svolto su scala domestica dalle donne del paese. E' sicuramente il più
tradizionale centro abitato di Rodi con una popolazione di 6 mila anime
che tuttoggi conserva in modo integrale il proprio dialetto e i suoi usi
e costumi. Il pane cotto sul forno di legna ricorda bene quello prodotto
nei villaggi del sud Italia ed è assolutamente delizioso. Ottimo
acnora il pastelli locale un impasto in base di miele, sesamo e noci molto
gustoso. Il paese sviluppato attorno al curioso campanile della basilica
di Archanghelos Michail ha una forte caratterizzazione cicladica e dispone
di una sufficientemente sviluppata economia turistica.
Segni dei crociati
si trovano sia nella fortezza locale (pesantemente rimaneggiata da secoli
di razzie e abbandono) che in quella meglio conservata di Falakròs
nella frazione di Màlonas: è questa la più vecchia
fortezza crociata di tutta Rodi ed è posizionata anfiteatricamente
su un colle sopra il caratteristico porticciolo di Charaki
che occupa la baia successiva a quella di Tsambika. Ai tempi dei Cavalieri
dell'Apocalisse fece da prigione - campo di concentramento per chi deviava
ai rigorosi e spesso oscuri regolamenti della congregazione. Fù
l'ultima a cadere agli eserciti di Osman: venne abbandonata e in diverse
occasioni occupata da predoni di origine soprattutto saracena. Vale la
fatica sia per il mistero che circonda la storia di queste mura che per
le incredibili panoramiche verso le coste della Turchia e le baie di Charaki,
Tsambika e Colimbia.

Stegna
Tornati sulla costa
tre spiagge di ottimo livello da poco entrate nella vortice del turismo
di massa: la verde Stegna a mezzo chilometro
da Archangelos, più in là la spiaggia di Charaki, ben organizzata
sul piano dei servizi e infine Ayia Agathì
di ultima scoperta un tempo nota soprattutto per la storica capella costruita
nella roccia. Ayia Agathi è secondo molte testimonianze una delle
migliori spiagge dell'isola: combina a un ambiente di roccia che a valle
diventa abbastanza fertile per gli standards dell'Egeo, una spiaggia a
sabbia umida color oro, mare cristallino a portata di bambino e un buon
numero di servizi al turismo centrati soprattutto attorno al breakfast
inglese e alle ultime melodie del pentagramma ellenico. |
| Rodi
sul Web |

Scriveteci le vostre impressioni
su Rodi. Paesaggi, mare, servizi,divertimenti. Molto gradito il materiale
fotografico. Lo pubblicheremo: haris@iol.it

ALPHA GUIDE, Rodos,
Desmi Ekdotiki, Athens, anche in italiano


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Charaki
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