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| L'isola conta in tutto 8 mila abitanti equamente divisi tra la regione del capoluogo Ayios Kirikos a sudest (attorno a cui sono concentrate le terme), quella di Evdilos al centro e quella infine di Raches e delle sue frazioni montane a nordovest. Il turismo è tradizionalmente rivolto nella regione del capoluogo e nel vicino villaggio di Thermà dove sono concentrate 4 delle 8 fonti termali dell'isola. Sta velocemende emergendo invece la linea di costa che dal porto di Evdilos a nord porta al villaggio di Armenistìs, dove sono distribuite le tre località balneari più valorizzate di Icaria, Yialiskàri, Messaktì e Livadi. Di fronte a Ayios Kyrikos a poche miglia di nave si trova l'argipelago di Fourni Korseòn, 12 isole sullo stretto tra Icaria e Samos di cui la principale, Fourni garantisce da sempre tranquillità e distacco dal mondo dell'automobile e della rete. |
Evdilos e Ayios Kirikos sono collegati con Pireo e Rafina lungo le linee per Karlovassi e Pitagorio (Samos). Ayios Kirikos è collegata con alcune isole del Dodecanneso e delle Cicladi (tra cui Paros e Myconos). Icaria è da poco collegata pure in aereo una volta al giorno d'estate con Spata (Atene) e 2 volte alla settimana con l'aeroporto di Salonicco. Durata di viaggio da Pireo una decina di ore con la nave convenzionale, 4 ore con il superfast e 40' in aereo. |
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Storicamente Icaria è una colonia di Mileto e condivide le vicende storiche della vicina Ionia e soprattutto di Samos, passando sotto il suo controllo ai tempi del tiranno Policrate, nell'ultima parte del VI secolo aC. Esistevano principalmente allora quattro centri: Enoi, la città del vino a nord, Nas, dove l'oracolo (Tempio di Artemide) sempre a nord, Thermà a sudest già allora nota per le proprietà terapeutiche delle sue terme (fu distrutta da un terremoto nel 205 dC) e infine, sulla punta nordorientale Drepano, capitale militare e bastione difensivo di Icaria a partire dai tempi di Alessandro il Macedone. Niente di particolare se non per Thermà, le cui sorgenti termali sono citate da Erodoto e più avanti studiate nelle loro proprietà curative dal fondatore dela medicina Ippocrate.
il kastro di Nikarià nel centro di Ikaria è la più imponente struttura difensiva lasciata dai bizantini sull'isola In tempi romani e lungo l'intero medioevo bizantino, Icaria rimane al margine delle vicende politico-culturali del tempo, sotto i romani come terra di esilio, nel medioevo come terra di pirati e di eremiti in agoniosa ricerca di solitudine esistenziale e contatto immediato con Dio. Quel che attorno all'anno 1000 sorprende il visitatore è l'assoluta povertà dell'isola, la sua dispersione nello spazio e una certa tendenza alla comunione dei beni e alla mancanza di classi sociali. Queste radici non saranno perse nel dopoguerra da quando Icaria diventa il "kokkinos vrachos", la roccia rossa, in ricordo delle azioni di furiosa resistenza al nazifascismo allora condotte dall'EAM (fronte partigiano molto legato ai sovietici) che per essersi trasformata in terra di deportazione soprattutto di comunisti e questo almeno fino alla restaurazione della Repubblica tra il 1973 e il '74. Il celebre compositore Mikis Teodorakis fù uno dei 13 mila deportati a Ikaria che comunque non disponeva di un vero e proprio campo di concentramento ma limitava la detenzione agli arresti domiciliari. Le prime moderne strutture civili su quest'isola saranno impiantate proprio da questi soggetti nella loro maggioranza in possesso di un'istruzione superiore e capaci delle più svariate professionalità. deportati a Ikaria |
Ayios Kirikos e le terme
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Da Ayios Kirikos, si aprono occasioni di gita di buon livello da compiere in auto o via mare a bordo di piccole imbarcazioni (sea taxis): la più gettonata è quella diretta verso Fanari (Faros) sulla punta nordorientale dell'isola, spiaggia ultrachilometrica di ottimo livello con un piccolo sito archeologico nei dintorni:la torre di Drakano, una rocca circolare alta 12m di età ellenistica costruita nel IV secolo aC con tutto attorno i resti di mura risalenti in quel periodo. Tra i meglio conservati monumenti del periodo alessandrino, la torre di Drakano serviva per controllare lo stretto con Samos e venne per errore bombardata ai tempi della rivolta agli ottomani dallo stesso ammiraglio della flotta ellenica Sachtouris. Faros sta conoscendo un enorme boom di arrivi per la qualità delle sue acque, per la sua vicinanza all'aeroporto e per il buon stato del tratto asfaltato che la unisce a Ayios Kirikos. Per chi volesse scansare la cogestione (comunque poco probabile su Faros) da Drakano un sentiero conduce a due piccole spiagge deserte, quella di Ai Giorghis e quella molto segnalata di Ierò entrambe a sabbia, molto tranquille e aperte al free camping. Tra le innumerevoli grotte di Ierò avrebbe trovato stando al mito la morte, il Dio Dioniso.
Mare libero tutto da scoprire tra i capoluogo e Faros nei pressi dell'aeroporto: Keramè, ben selvaggia tra le dune di sabbia e la roccia ripida, quella molto scenica di Nealia dominata du un meaestoso monolite che incute soggezione già dal nome (Demonopetra, la pietra del demonio), Nifi e diverse altre ancora. Difficile da raggiungere ma meritevole di nota è Prioni nelle vicinanze di Thermà, Non meno interessante la regione montana sotto la vetta più alta del monte Etheras cheda queste parti tocca i 1053m di altezza dal livello del mare. Frazioni piccole sparse per le vallate e i colli molto ospitali nelle loro osterie popolari (incredibili le porzioni a prezzi molto accessibili) e atmosferisci con tutto quel corredo di campanili, piazzette, umili casette di pietra e stradine lastricate. Grandi panoramiche e favolosi tramonti con sfondo l'arcipelago di Fourni e le isole del Dodecanneso: Katafiyì, Perdìki, Kioni sul litorale e soprattutto Ploumàri, valgono bene un giro pomeridiano-serale. Il tragitto incrocia non pochi fortini, impiantati in successione tra loro tanto da rendere facile la trasmissione di segnali in caso di pericolo. Le loro origini si perdono attorno all'anno 1000 mentre la meglio conservata è quella di Kapsalinò raggiungibile da un sentiero che parte dal villaggio di Mavrato risalendo fino alle vallate più alte del monte Etheras. Attenzione alle strade: non sempre asfaltate e di notte malilluminate nascondono non poche insidie e richiedono la massima attenzione. |
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Magganitis e Karkinagri
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Seychelles
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Fourni
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Fourni hanno scarse potenzialità di attrazione del turismo. Appena 4 sono le pensioni segnalate mentre l'assenza di strade rende le spiagge difficilmente accessibili se non via mare dal porticciolo. A parte Chrissolmilià ormai capace di offrire anche servizi di permanenza tutte le altre sono ancora pressocchè deserte: Kambi, Petrokopio, Elidaki, Ag. Ioannis, Kasidi, Glyfada, Vitsilia e Poulos, sorprendono soprattutto per la loro verginità e ovviamente non sono consigliabili ai non esperti o a chi necessita di servizi. A Kamari va segnalata la presenza di un insediamento arcaico sprofondato nel mare che offrità buone emozioni agli amici del subacqueo. A Petrokopi invece sono ben visibili le antiche miniere insieme ad altri resti di un accampamento arcaico. Tante le chiesette sparse qua e là per i colli mentre un sentiero raggiunge le mura ciclopiche a livello del colle di Ayios Georghios con viste maestoso su questo groviglio di isole e promontori. Molto pescoso lo stretto tra l'isola principale e Ayios Minas l'isolotto a est dove ha sede una delle spiagge più belle dell'arcipelago. Il capoluogo è essenziale ma ben panoramico e sicuramente molto atmosferico specialmente di notte tra le taverne in riva al mare. Piccole osterie pronte ad offrirvi a costi contenuti una porzione dal pescato non mancano, anche se ridotti al limite sono tutti i restanti servizi di intrattenimento notturno. |
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Evdilos e Armenistis
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Evdilos
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Nella frazione di Kambos troviamo una ricca esposizione museale di reperti rinvenuti nel sito archeologico di Inoi. La loro origine si estende con una certa continuità, dal periodo geometrico a quello romano, passando per i tempi classici e quegli ellenistici. Sempre sul colle di Ayia Irini, in località Palatia a tre chilometri a ovest di Kambos giace in ruderi un piccolo insediamento medievale risalente ai tempi bizantini. E' tuttora salva qua la chiesa di Ayia Irini dell'XI secolo, la cattedrale dei genovesi, costruita ai tempi del controllo franco-crociato che seguì i bizantini. Non facile da raggiungere nell'entroterra sulla punta di un colle il forte che dà il nome tradizionale a Ikaria, Nikarià, in posizione Kasikia, costruito dai bizantini poco dopo l'anno 1000. Fortemente panoramico con viste su entrambe le coste di Ikaria è noto anche come Avato, vale a dire "Inespugnabile", "Inaccessibile", e nasconde tra i suoi segreti la capella di Ayios Georghios di certo una delle più tradizionali dell'isola. Infine, vicino a Kambos in posizione Pighì si trova il monastero architettonicamente più interessante di tutta Icaria, Theoktisti la cui capella principale è stata letteralmente strappata dalla roccia cavernosa. Il suo nome tradotto richiama l'origine divina della sua costruzione ed è ricco di affreschi in stile atonita di grande valore storico. Molto pronunciato l'aspetto festaiolo dei locali sia a Evdilos sia nelle frazioni montane del borgo che soprattutto nella pittoresca Karavostamo, villaggio di pescatori tra i più belli di Ikaria con ben tre sagre popolari festeggiate al ritmo del sirtòs con tanto di cibarie a base di capretto e vino rosso rispettivamente il primo, il 26 luglio e il giorno di ferragosto. | Solitamente Evdilos diventa un punto di approdo a Ikaria mentre il turismo si rivolge nelle due località di più recente sviluppo Armenistis, Livadi e Jaliskàri che fondano il loro successo ai loro sabbioni caraibici: spiagge a sabbia impossibili da riempire, mare pulito e fondali bassi, peccato però che non sempre garantiscono le condizioni alla balneabilità durante i mesi estivi. Ricordiamo che le coste settentrionali dell'isola sono completamente scoperte alle fortissime correnti di vento (meltemia) che interessano il mar Egeo tra luglio e agosto cosa che rende queste spiagge difficilmente fruibili per i non esperti. Molti sono stati i casi di perimento per disattenzione o sopravalutazione delle proprie capacità in tutta la regione. In ogni modo in quasi tutte le spiagge attorno a Armenistis si riscontra uno scenario a pineta molto rigogliosa alimentata da innumerevoli corsi d'acqua che scendono dal monte. Questi creano un po' ovunque cascate e laghetti molto suggestivi habitat di tartarughe e pesci d'acqua dolce. Nei momenti di vento rappresentano una buona alternativa di rinfresco al mare agitato all'occasione addato ai soli amici del wind surfing. Armenistis |
Scoperte dagli amanti dell'avventura e del campeggio libero negli anni '80 le spiagge di Messaktì e Livadi sono in agosto quasi sempre disturbate dal "meltemi" che quando invece non spira svela due spiagge di assoluta bellezza dalla sabbia bianco annabbagliante e dal mare di un azzurro imparreggiabile. Messaktì è la meglio organizzata delle spiagge dell'isola sul fronte dei servizi e probabilmente la più a portata di bambini. Idem Yialiskàri, sabbione smisurato e segnato dalla chiesetta dal trullo azzurro che domina il promontorio: fù teatro di pesanti battaglie nella seconda guerra mondiale e soprattutto ai tempi della guerra civile che ne seguì. La più scenica e fotografata delle spiagge della regione rimane senza dubbio quella di Nas a ovest di Armenistis, piccola baia sabbiosa con annesso un corso d'acqua che sfoccia sul mare aperto: ricavata dalla roccia che la circonda, è purtroppo - causa vento - raramente aperta alla balneazione (ci si limita spesso a un bagnetto nelle acque dolci del fiume Chalaris e dei laghetti che quello crea lungo il suo corso) e rimane soprattutto rinomata per il suo tramonto, uno dei migliori in assoluto di tutto l'Egeo. La zona comincia timidamente a conoscere i primi servizi essenziali al turismo tra cui alcune taverne molto gustose. Conserva un buon interesse storico a causa del tempio di Artemide (Diana) dea protettrice dei marinai nell'antichità, fondato sembra, ai tempi dell'ingegnoso tiranno Policrate di Samos (VI secolo aC). Fu distrutto dalle comunità protocristiane in un gesto di rivincita alle persecuzioni animiste: sembra che la testa della Dea fu gettata nel Chalaris. | |
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Christòs Raches
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Christòs Raches a 500m dal livello del mare è decisamente il più rappresentativo dei paesi di Icaria e dista 8 km da Armenistis nell'entroterra. E' giustamente chiamata il balcone di Icaria proprio per le viste sul mare che rende possibili sia a nord che a sud e per i suoi straordinari tramonti. E' architettonicamente molto suggestiva ed è nota soprattutto per la proverbiale lentezza e l'indole festaiola dei suoi abitanti: quella si scatena in occasione delle due festività religiose delle prime due settimane di Agosto (di Cristo, il 6/8 e di Maria, il 15/8) con feste che si protraggono per tutta la notte. E' in quelle occasioni che si può provare il famoso capretto di Icaria fatto solitamente allo spiedo da accompagnare al brusco locale, un vino rosso molto intenso ricavato dalla varietà locale di vite Fokianòs. | Dal paese è possibile intraprendere marce in natura verso le frazioni montane del sudovest: verso lo storico convento di Moundés del XIII secolo nelle immediate vicinanze, fortemente panoramico e sommerso nella più folta vegetazione; oppure ancora si potrà seguire la via del Chalaris, il fiumicciatolo che conclude il suo corso alla spiaggia già ricordata di Nas, fino ai laghetti di Profeta Elia e Pesi, due località di montagna, sommerse nella pineta, i castagni e l'abete; un'altro sentiero porta a Ammoudià, probabilmente la più panoramica delle località di Icaria ai piedi di un torrione imponente, e da lì verso la regione di Karkinagri; poco più a sud infine, Lagadas, regione montana ricca di acque, sede di un lago artificiale, habitat di uccelli migratori e ocche. | Per i più allenati infine un sentiero ben tracciato passante per il villaggio semiabbandonato di Vrakades porta dopo tre ore di marcia a Magganitis attraversando le vallate del settore meridionale di Etheras che in questa zona raggiunge quattro volte i 900m di altitudine. |
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Theoktisti
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