

Alonissos ha una
superficie di 62km2 (20 chilometri di lunghezza per 3 di larghezza)
e insieme al complesso degli isolotti dell'arcipelago (Yura, Piperi,
Psathoura, Skantzoura, Adelfia, Papous, Peristera, Lechoussa e Kirà
Panayià ) supera di poco i 130km2. Il terreno è fortemente
irregolare e roccioso sebbene in sole due occasioni sfiora i 500 metri
di altezza dal livello del mare una a Alonissos e una a livello dell'isola
di Yura nella sezione nord dell'arcipelago. Nel loro insieme le isole
sono ricche di acque sia sotterranee che di superficie che in alcuni
punti formano laghetti e acquitrini molto frequentati in alcune stagioni
dagli uccelli. In questa cartina è compresa la sola sezione B
del parco marino quella meno regolamentata dalla normativa specifica:
fuori da questa cartina resta invece il cuore della riserva vale a dire
l'isola di Piperi e il tratto di mare che separa Kyrà Panagià
a Yura (il triangolo dei delfini) e l'arcipelago di Skatzoura sulla
via per Skyros..
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| L'isola
più curiosa e interessante delle Sporadi rimane quella tradizionalmente
meno battuta dal turismo, Alonissos che con il suo circondario di isole
sattelite formano il più grande parco marino della Grecia. Allonissos
è fin dai primi anni '70 una delle mete preferite dell'ecoturismo
greco sia estivo che soprattutto primaverile. La ragione è principalmente
legata a un ambiente molto generoso e soprattutto pocchissimo intaccato
dall'uomo che si è riflesso su un ecosistema la cui varietà
raramente trova simili nel mediterraneo. Aree forestali intatte, isole
e isolotti mai abitati, grandi spazi assolutamente vergini, mare assolutamente
incontaminato offrono alle isole dell'arcipelago un enorme fascino
.
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Alonissos
entra nelle guide turistiche internazionali solo durante gli anni '90 e
questo in ragione della sua riserva naturale estesa su 1900 km2 di superficie
insulare e marina dichiarata protetta proprio a partire da quelli anni da
una Convenzione internazionale firmata a Barcellona. Al centro dell'attenzione
normativa la riproduzione della foca monaca anfibio sotto rischio di estinzione
(non più di 800 esemplari in tutto il mediterraneo la cui maggioranza
si riproduce nella scogliera delle isole di Piperi e Kyra Panayià)
e in seconda misura la conservazione della ricchezza faunistica delle isole
habitat di un gran numero di speci volatili di passaggio alcuni dei quali
molto rari e riscontrabili in terre molto lontane. In tutto nell'arcipelago
trovano rifugio qualcosa come 70 speci endemiche di volatili, un numero
imprecisato di rettili e insetti (tra cui alcuni velenosi) e all'incirca
300 varietà di pesci, cetacei, moluschi e piante d'acqua salata. |
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| Patitiri |
Patitiri |
rousoum
gialos |
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| Votsi |
Palia
Alonissos |
Palia
Alonissos |
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| Palia
Alonissos |
Palia
Alonissos |
Palia
Alonissos |
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| capo
Marpounda |
Vythisma |
Vrisitsa |
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| Milia |
Milia |
Kokinokastro |
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| Leftos
Yalos |
Steni
Vala |
Glifa |
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| Ayios
Petros |
thodoris |
Ayios
Dimitris |
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Alonissos,
tra santi e corsari
Secondo
molti studi geologici, Alonissos era un tempo unita a Skopelos
e probabilmente con tutti gli isolotti dell'arcipelago: la parte
centrale e nordorientale di questo territorio furono sprofondate
da un terremoto biblico registrato molti millenni addietro facendo
sorgere le due isole principali e gli isolotti a nordest di Alonissos.
Molto probabile dovrebbe essere anche l'ipotesi di una fortissima
eruzione vulcanica visto che in molte delle isole settentrionali
la terra vulcanica abbonda. In ogni modo il panorama visto a Skopelos
si ripete anche a Alonissos: coste frastagliate, roccia tagliata,
a dirupo, baie minuscole a ghiaia, grotte e aree forestali impervie.
Questo soprattutto nella regione meridionale dell'isola ricoperta
da un fitto manto forestale fatto soprattutto di pineta locale,
querce e conifere. A mano a mano che ci si sposta verso nord
l'isola diventa sempre più secca e più vulnerabile
ai venti instensi che spirano periodicamente da nordest.
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Isola
di confine, Alonissos, non ha mai conosciuto un popolamento significativo
e almeno fino a una ventina d'anni fa rientrava a pieno titolo nella Hidden
Greece, la cosiddetta in Grecia Linea arrida, dai collegamenti garantiti
grazie ai sussidi statali. La popolazione oltre che poca (meno di 1500
abitanti permanenti) è concentrata attorno al porticciolo di Patitiri,
diventato capoluogo dopo il massiccio spostamento dei residenti dal vecchio
borgo sul colle Choriò, reso possibile dopo la definitiva sconfitta
dei pirati e per effetto del pesante teremoto che colpì l'isola
negli anni '60. Il resto dell'isola e le isole dell'arcipelago sono da
sempre frequentate invece da gruppi di pastori che su queste radure praticano
l'allevamento transumante. La quantità di terreno sottoposta a
coltivazioni resta marginale (ulivi, mandorli e uva su piccola scala)
mentre la principale attività, la pesca, è stata negli ultimi
anni regolamentata dai programmi di conservazione ambientale. Il mare
stupendo e fattibile lungo le coste orientali ha fatto emergere di recente
alcuni centri balneari nei dintorni del porto, a Milià, Kalamakia
e Steni Vala.

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La
storia di Alonissos si perde nella notte dei tempi: a cavallo tra il tardo
paleolitico e il neolitico medio si sviluppa qua una comunità che
sopravvive di pesca e caccia lasciando ai posteri assieme a una varietà
di utensili in ossidiana frammenti della più arcaica delle scritture
del 'Egeo, la Lineare A. Nei tempi storici l'arcipelago perde di importanza
per diventare terra di esilio, rifugio piratesco e più avanti luogo
di preghiera monastica in collegamento al più venerato dei monasteri
di Monte Athos, Ayia Lavra che impiegò le isole come terre di pascolo
e luoghi di preghiera e isolamento. Per un breve periodo nel medioevo
sono passati da qui i genovesi e più in là i veneziani che
fissarono il loro presidio in posizione Kokinokastro (Castelrosso) e nel
vecchio borgo sopra il porto. La loro dipartita consegnerà l'arcipelago
nelle mani di pirati sia locali che saraceni, che per secoli, nascosti
nelle infinite insenature protette e le grotte delle isole semineranno
lo scompiglio su tutto l'Egeo settentrionale: non dovrebbe sorprendere
quindi la gran quantità di relitti nascosti nei bassi fondali dell'arcipelago,
navi di stazza impressionante per i tempi storici naufragate al largo
delle sue coste per mano di corsari spietati. Corsari che spesso riuscirono
anche a strappare una certa popolarità grazie alla redistribuzione
della refurtiva tra i poveri pastori del posto. Il museo piratesco a Patitiri,
unico del suo genere in Grecia offre un ricordo di quel periodo dominato
dalla malvivenza.
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Patitìri,
il capoluogo insieme alle due sue "banlieux" Votsi e Russum Yialos,
concentrano il massimo del limitato movimento turistico dell'isola. Niente
di particolarmente speciale, meglio Palià Alonissos (Choriò)
tipico villaggio montano che prende in prestito il ritmo architettonico
dei paesi del Monte Pilion in Magnesia (Pilioritiko) mescolandolo con influssi
macedoni e slavi in un insieme comunque umile, testimonianza di un ambiente
poco affluente. Anche la Serenissima ha lasciato il suo segno nel vecchio
borgo, nel governatorato medioevale e nella "Kasarma" l'ingresso
della cinta muraria che un tempo circondava la borgata. Interi settori del
vecchio capoluogo sono tuttoggi costretti in ruderi dopo decenni di abbandono
sebbene il movimento di ristrutturazioni ha preso piede in grande stile
negli ultimi anni grazie soprattutto al contributo dei vacanzieri specie
nordeuropei che scelsero Alonissos come villeggiatura. Probabilemte per
le sue incredibili panoramiche verso entrambe le coste dell'isola (quando
la luce lo permette da qui è possibile scorgere addirittura il Monte
Atos) oopure per quelli suoi tramonti, tra i più romantici mai visti
nel mar egeo. Qualche basilica storica integralmente in pietra e poche taverne
dove provare pesce fresco cucinato secondo tradizione, completano il panorama.
A Choriò staziona un padiglione della ong MOM che gestisce il parco
marino monitorando lo stato di salute della foca monaca. |
Dei
sentieri che si aprono da Chora quello più raccomandato per panoramiche
è quello che porta dopo un'ora di marcia al monastero abbandonato
di Ayii Anargiri sullo stretto con Skopelos. E' stato fondato nel XII
secolo su un pendio in posizione assolutamente mozzafiatto da un gruppo
di monaci atoniti. E' parecchio rimaneggiato a differenza della bellissima
basilica che prende lo stesso nome ed è più recente. Da
qui il tramonto sfiora letteralmente la magia e se non fosse per le difficoltà
del tracciato potrebbe essere un'ottima escursione in libertà con
destinazione le vicine spiagge di Vrisitsa e Megali Ammos per una dormita
sotto le stelle. La natura rigogliosa nei dintorni invita a prestare una
certa attenzione a serpenti e insetti e a una preparazione alla difficoltà.

Palià
Alonissos |
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Il
mare
Il
mare a Alonissos non è mai stato celebrato per la sua balneabilità
quanto per i paesaggi che contribuisce a creare quasi sempre in
connivenza con ambienti di roccia, pineta inerpiccante, strapiombi
imperiosi e grotte. Ovunque lungo la costa, fà da cornice
una gradevole riserva di conifere che dipinge il mare di un verdeazzurro
inconfondibile. Al turchese si sostituisce a breve distanza dalle
coste un blu sempre più intenso, testimonianza di profondità
spesso molto elevate. Le spiagge sono quasi sempre a ghiaia e
ciottoli bianchi, sono di taglio piccolo e offrono mare cristallino
piuttosto freddo anche nella stagione più calda, spesso
attraversato da correnti sottomarine che lo rendono poco indicato
a un pubblico di non esperti. Per contro il mare è ovunque
molto pescoso e l'attività subacquea laddove è consentita
riserva grandi emozioni per la varietà di pesci e crostacei,
coralli e flora marina. Le spiagge sono raggiungibili soprattutto
per caicco, auto adatta ad affrontare strada sterrata e per i
più fortunati, per yacht (alla pari di Skopelos, Alonissos
emerge turisticamente come turismo per yacht). Poco consigliato
cercare di raggiungerle a piedi: i tracciati tra le boscaglie
e le colinette per quanto panoramici, nascondono parecchie insidie
(franamenti, passaggi pericolosi ma anche serpenti, scorpioni,
ecc.) per cui bisogna prendere i necessari provvedimenti.
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La
spiagge comunali a Patitiri, Roussoum
Yialòs e Votsis sono un buon
assaggio di quanto sopra e sono anche le meglio organizzate in fatto di
servizi. La "spiaggia del turco" si distingue per le grotte
mentre Votsi soprattutto per la roccia tagliata a picco. Sono le più
frequentate in assoluto dell'isola e insieme a Milià le più
a portata di bambini. Ai piedi di Choriò invece lungo la costa
meridionale di Alonissos si alternano da nord a sud, la verdissima baia
di Megalos Mourtiàs seguita dal Mikròs
Mourtiàs, un tempo attracco principale dell'isola e oggi assolutamente
vergine, quindi un'ulteriore baia dei pini nel cuore delle Sporadi, Vithisma
e infine il capo di Marpounda con le sue
baie gemelle sede della più importante villaggio turistico di Alonissos.
I più irrequieti cercheranno di raggiungere le spiagge estreme
della costa occidentale, la minuscola baia di Vrisitsa
e più a nord Megali Ammos, entrambe
accessibili per soli mezzi propri e del tutto sprovviste di servizi.

Milià
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Ayios Dimitris
Tornando sulla costa
orientale a nord di Patitiri si alternano a meno di un quarto d'ora di
pullman le formidabili spiagge di Milià
e Chryssì Milià, uniche spiagge
a ghiaia fine dell'isola, a portata di bambino, mai piene e con sufficienti
servizi di ristorazione. Milià è un'oasi di verde bagnata
dal mare che qua raggiunge le sfumature di blu più spettacolari.
Segue l'altrettanto spettacolare spiaggia rossa di Kokkinokastro
con sottofondo le coste meridionali di Peristera, probabilmente la più
scenica e fotografata spiaggia di tutta Alonissos. Roccia tagliata di
un rosso profondo misto col turchese del mare e il colore vivace dei ciottoli,
compongono un paesaggio unico per bellezza. A parte la rocca veneziana
oggi in ruderi, la zona conserva un buon interesse archeologico: nelle
vicinanze infatti gli scavi hanno portato alla luce la più antica
comunità umana delle isole dell'Egeo risalente al paleolitico a
100 mila anni dalla nascita di Cristo. Non lontano dal forte i resti dell'antico
insediamento di Ikos unica area archeologica di Alonissos risalente ai
tempi classici quando l'isola faceva parte della confederazione ateniese.
Gran parte delle rovine di questo insediamento si trova nei fondali di
Kokkinonissi, l'isolotto esattamente di fronte la spiaggia rossa punto
che costituisce una grande tentazione per gli amanti del subacqueo.
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Stenì
Vala è
un minuscolo villaggio di pescatori situata nello stretto che separa Allonissos
da Peristera e costruito lungo una minuscola insenatura che ricorda per
le dimensioni, i fjord nordeuropei. Particolarmente idillico è
stato a lungo frequentato dalla più fotografata delle foche di
Alonissos, il leggendario Thodoris molto attrato dai suoni del bouzouki
suonato dagli anziani pescatori del luogo. Qua ha sede uno dei tre centri
di osservazione della vita di questi anfibi compreso un ambulatorio specializzato
al loro soccorso e l'ormeggio di Odissea, il battello del Centro. Dispone
di una piccola marina, di campeggio e di tanti ristoranti dove mangiare
pesce appena pescato, aragoste, l'incredibile stufato di polipo e calamari
ripieni.
Molte
le spiagge nei dintorni tutte quante a ciottoli bianchi piuttosto grezzi,
mare cristallino che alterna il color turchese a un blu profondo e una
barriera di pinetina e conifere: in ordine Leftoyialòs,
Tzortzi
yialòs, Glìfa
e Ayios Petros la più frequentata
delle spiagge della regione, ben fornita in servizi. Molto originale a
nord la spiaggia di Ayios Dimitris un lembo
di terra che sperona lo stretto con Peristera. Luogo molto scenico incute
spesso soggezione per l'immensa depressione che si sviluppa sotto il mare
tingendolo di un blu intensissimo. Molto panoramico il tratto di strada
tra Stenì Vala e Ayios Dimitris invita alla camminata anche in
ragione delle lagune che si susseguono dal piccolo centro estivo di Kalamakia
a Ayios Dimitris, habitat del cormorano e di un piccolo falco nero molto
originale.
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Per
chi non teme la marcia da Ayios Demetrios parte un sentiero tracciato
da un torrente in secca che ad un certo momento in posizione Kastana viene
letteralmente schiacciato da due pareti di roccia generando un burrone
molto spettacolare. L'ambiente è popolato dall'unico animale capace
di sopravvivere su queste contrade: la capra selvatica, piuttosto corpulenta
da queste parti anche se molto agile. Per approfondire informazioni su
questa località si consulti il sito www.vulkaner.no.

Sia
Stenì Vala che Ayios Dimitrios predispongono bene all'attraversamento
dello stretto e l'approccio con l'isola disabitata di Peristera,
vecchio andro di pirati a cui addebitare l'abbattimento di diverse navi
mercantili. L'isola è dotata di due porti naturali estesissimi
che fecero da ormeggio anche alla flotta militare greca dopo la liberazione
e che oggi, specialmente a Vasilikò si riempiono di yacht nel periodo
centrale della stagione turistica . Di spiagge libere se ne contano qua
a decine alcune molto belle e facilmente raggiungibili specie a chi dispone
di imbarcazione propria. Molto praticato nei dintorni, il subacqueo mentre
la pesca è regolamentata anche se in modo meno rigoroso che nella
zona A del Parco.
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IL PARCO
MARINO
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| Isole |
delfini |
grotte |
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| monacus-monacus |
tartaruga |
planitis |
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| kira
panayia |
kira
panayia |
yura |
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| grotte
ciclope |
grotte
ciclope |
Psathoura |
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| Piperi |
psathoura |
skatzoura |
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La
riserva naturale di Alonissos consiste di 28 isole distribuite su una
superficie marina di 1900km2. E' suddivisa in 2 aree monitorate da 4 stazioni
biologiche 3 delle quali site a Alonissos e una nell'isolotto di Skantzoura
a sud est del parco. Alònissos fa parte insieme a Lechusa e Peristera
nella zona B del parco marino, mentre il resto dei 22 isolotti dell'arcipelago
rientrano nella zona A, zona protetta da limitazioni severe che in alcuni
suoi punti (Piperi, Skantzoura) rendono l'accesso possibile solo per motivi
di studio e ricerca.

Piperi
(apri
cartina )
rappresenta il "cuore" del parco marino e il suo circondario
è di sicuro una delle più importanti riserve naturali della
Grecia: è la più staccata a est delle isole del parco ed
è stata dichiarata area protetta da una convenzione speciale firmata
a Barcelona nei primi anni '90. E' un'isolotto piccolo e roccioso coperto
da una fitta foresta di conifere e circondato di grotte nei limiti delle
quali trovano riparo le foche monache che qua si riproducono (www.mom.gr).
Non è possibile la visita non autorizzata su quest'isola che può
comunque essere perlustrata in barca su piccole imbarcazioni che organizzano
da Patitiri e Stenì Vala il giro del parco, Ottime possibilità
di avvistare la foca pigramente esposta ai raggi del sole mentre durante
il viaggio, gruppi di delfini creano un contorno molto suggestivo. Come
tutte le isole del parco anche Piperi fece parte delle comunità
monastiche di Monte Athos rimanendo per secoli sostanzialmente disabitata:
il principale dei monasteri giace da tempo in rovine distrutto probabilmente
dalla mania devastatrice dei saraceni. |
I
due isolotti più popolari del parco marino sono sicuramente Kyrà
Panayià e Yioura, la prima nota anche come Pelagonissi la seconda
come l'isola del diavolo per effetto della sua incredibile rocciosità
o dell'eremita a causa degli monaci di provenienza atonita che un tempo
la popolavano. Sono entrambi visitabili da Patitiri per caicco dopo un
viaggio parecchio lungo (all'incirca un'ora e mezza) ma estremamente suggestivo,
in direzione la sezione nordorientale del parco marino. Insieme a Piperi
creano un triangolo protetto in quanto habitat di delfini, tartarughe
marine e foche monache.

il
fjord di Planitis sull'siolotto disabitato di Pelagonissi
A
poche miglia dal golfo di Jerakas (sede della seconda più importante
stazione di monitoraggio del parco) si estende l'irregolare sagoma di
Kyrà Panayià con i suoi due ormeggi protetti, l'insenatura
profonda di Planitis e Ayios Petros ambienti estremi solo stagionalmente
battuti da gruppi di pastori. Su una delle collinette sopra la baia di
Ayios Petros giace il Monastero di Maria (Panayià) del XI secolo
succursale della celebre Meghisti Lavra nel Monte Athos. E' un cascinale
fortificato assolutamente caratteristico nella sua estrema solitudine,ricco
di affreschi e cimeli e con un vecchio frantoio in un suo angolo. E' stato
di recente ristrutturato e d'estate è aperto alle visite organizzate.
Alla comunità monastica di un tempo sono da addebitare gli ulivi
che si estendono sulla vallata e che dovevano rifornire di olio i monasteri
di Athos.
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Lo
stesso discorso vale anche per il subacqueo molto favorito qua a causa
dei relitti rinvenuti di recente nei suoi fondali (www.alonissos.gr):
i più importanti, quello di una nave bizantina carica di piatti
colorati dell'XI secolo dC e quello di una nave stracolma di vasi e giarre
di età classica perfettamente conservata. Ricordiamo che la zona
conobbe l'insediamento in tempi molto remoti (sembra addirittura dal neolitico,
5-6 mila anni prima di Cristo) e che durante i tempi storici (età
geometrica, classica, ellenistica, medievale, ecc.) fu un importante punto
di passaggio per navi commerciali di stazza superiore. Non è certo,
ma quel che i classici indicavano come Alonissos era proprio l'attuale
isolotto di Panayià che con le sue dependences assume un indiscdutibile
interesse archeologico solo in parte portato in superficie dagli scavi
e dalle ricerche sottomarine realizzate dall'archeologia greca.

Ottime
spiagge sia a Planitis che nella verdissima baia di Ayios Petros fortunati
sicuramente i possessori di yacht anche se le regole di navigazione da
rispettare sono piuttosto rigide.

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| A
Yura, l'isolotto a nord di Kyrà Panayià, a 20 miglia
da Alonissos dove archeologi, paleontologi e speleologi hanno
portato a termine a metà degli anni '90 l'esplorazione
di una delle grotte più complesse e storicamente interessanti
di tutto l'Egeo, le grotte di Ciclope. Da qui il mostro mitologico
sprofondava le naviin transito per evitare che il segreto della
sua grotta fosse diffuso tra gli umani. E' questa indubbiamente
la più interessante "conquista" da compiere nella
zona e decisamente la più ardua e faticosa: le grotte si
trovano a 40 metri di profondità al termine di un percorso
impossibile da compiere senza imbragatura e fonti luminose diverse
da quelle offerte dal luogo.Hanno una buona decorazione in stalagmitti
e stalattiti anche senon più in evoluzione.

I
ritrovamenti realizzati su queste grotte dalle dimensioni non
ancora specificate in pieno, comprovano la presenza umana sull'isola
fin dal 9 mila aC (Aegean Mesolithic homo) e l'affermazione di
una comunità di pescatori capace di adoperare strumentazione
complessa primariamente in osso nella caccia del tonno. Le dimensioni
di scheletri di pesce rinvenuti nella grotte testimonia che già
a cavallo tra il tardo paleolitico e il primo neolitico la comunità
locale doveva aver sviluppato un efficiente sistema di navigazione.
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La
scrittura espressa in Lineare A si afferma sull'isola nel Mesolitico attorno
al 6500 aC. e questo sia su pietra che più avanti su ceramica.
Un'incisione scolpita su un corallo sarebbe secondo alcune fonti una delle
più arcaiche scritture mai rinvenute nella storia umana. Sempre
dai ritrovamenti più recenti sembra che le grotte fossero usate
nei tempi storici e almeno fino ai tempi romani soprattutto come luogo
di culto.

la
capra di Yura, unica nel suo genere nell'Egeo è protetta nei limiti
della normativa sul parco di Alonissos
L'isola
è tremendamente rocciosa (altezza massima 576m dal livello del
mare) e offre pocchissime possibilità di attracco: non conobbe
mai un insediamento permanente se non la frequentazione di piccoli gruppi
di pastori che portano qua la gregge dopo la pioggia. Chi ha trovato rifugio
nelle sue interminabili grotte e nascondigli furono i pirati che per secoli
sparsero il terrore tra i mercantili in transito e le isole vicine. Per
il resto è molto più secca delle restanti isole del parco
e molto più esposta alle correnti di vento che periodicamente spirano
da nordest.
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Quanto
inaccessibile e inospitale è sempre stato all'uomo questo massiccio
gettato nel pelago, tanto ospitale e amichevole è risultato per
le decine e decine di uccelli migratori che qua trovano rifugio nei mesi
caldi e per il re indiscusso del mar egeo, la capra, sottospecie particolare
sempre in stato di arrampicata tra le pareti ripide dell'isola. L'isola
offre poche occasioni di mare mentre sia la pesca che il subacqueo sono
fortemente regolamentati. Nondimeno a Yura è possibile fare il
bagno in mezzo a delfini e foche, ammirare il gabbiano nero e i rapaci
e fantasticare su imprese piratesche e battaglie navali. La permanenza
è limitata per una sola notte a bordo.
L'ultima
isola a nord del parco marino è Psathoura, un isolotto piatto (altezza
massima 17m dal livello del mare) parecchio distante da Yura e a quasi
due ore di viaggio da Patitiri. E' di origine vulcanica (un cratere sottomarino
si trova a poche miglia da qui) e dispone di coste frastagliate facilmente
accessibili contornate di roccia color nero cobalto. La limitatissima
profondità del mare tra Yura e Psathoura testimonia che un tempo
del due isole erano unitema poi qualcosa come un terremoto potente le
abbia divise. Un terremoto ha sicuramente sprofondato anche l'insediamento
arcaico presente sull'isola mai più rinato da quel colpo. Alcuni
suoi resti sono nettamente visibili e invitano bene a immersioni a sfondo
archeologico.
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Psathoura
dispone di una delle spiagge più belle dell'arcipelago, ben dimensionata,
ombreggiata e dotata di sabbia bianca annabagliante. D'estate viene popolata
da una specie di crini bianchi dal nome scientifico Pancratium maritimum.
Molto pescoso il mare nel circondario spesso comunque impraticabile a
causa di un vento proibitivo. Le regolamentazioni vigenti a Yura e Panayià
sono qua più elastiche.. A Psathoura lampeggia imperioso ogni notte
un faro di pietra dell'ottocento che da allora illumina le vie lungo l'Egeo
settentrionale.

la
spiaggia di Psathoura immortalata da I. Athanassiou
La
cucina è a Alonissos molto variegata ed è soprattutto
a base di pesce anche se non solo: da provare l'elaborato stufato di
polipo, la pasta all'aragosta (astakomakaronada), lo spetzofai a base
di salsicce e peperoni, il tilichtiri (la focaccia di formaggio locale)
fatta sull'istante, la focaccia alla carne, le melanzane alla brace,
la kakavià (zuppa di pesce), il calamaro ripieno e i dolciumi
a base di noci, mandorle e miele.
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Molto
più severe sono invece le cose nei tre isolotti a est del parco,
Skantzoura (14 miglia da Patitiri), la pricipale
e i due suoi principali satteliti, Polemikà e Stronghilò,
terre ad alta concentrazione monastica fino a pochi decenni fa e oggi
riserva della foca monaca. Skantzoura è un'isola piatta dominata
da un antico monastero da tempo abbandonato, noto ai locali come Evanghelistria.
E' stato fondato nel medioevo dai monaci di Meghisti Lavra (Monte Athos)
che qua sfruttarono le miniere di marmo creando pascoli e colture per
le esigenze della comunità athonita. E' stato in parte recuperato
di recente e offre addirittura possibilità di permanenza. L'isola
è ricoperta di macchia mediterranea ed è uno degli habitat
preferiti dall'acquila Eleonorae (www.alonissos.com) e da molte altre
speci di uccelli. Attenzione a vipere e altri serpenti velenosi.
Prima
di arrivare a Skatzoura sulla via per Skyros e sempre nella zona A del
parco si incrociano due isole sterili e rocciose note come Adelfia
(fratelli) che possono essere considerate le più favorevoli al
subacqueo anche in fase di apprendimento. Questo, tempo permettendo. I
fondali della zona sono molto spettacolari alternando a scogliera e grotte
qualcosa come 170 speci distinte di pesci, 70 categorie di moluschi e
40 varietà di spugne, uniche per tatto e colorazioni. A Adelfia
l'attracco non è facile e avventurarsi verso quel casermone in
ruderi che si distingue nell'entroterra, secoli fà popolato da
eremiti di origine athonita - può riservare brutte sorprese: l'isola
è piena di vipere.
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Alonissos sul
web
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guide
in italiano
Il parco marino
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Nella zona A,
(678 Kmq) è rigorosamente vietato l'uso di bombole di ossigeno
per la pesca o per l'esplorazione sottomarina, la pesca di conchiglie
e spugne, la pesca con battelli di dimensioni medie entro 1,5 miglia
marine dalle coste di Alonnisos e Peristera, il campeggio libero, la
caccia e l'accensione di fuochi. Sono permesse la pesca amatoriale (con
la canna) e la pesca subacquea senza bombole, un po' ovunque tranne
che a Piperi dove l'accesso è consentito solo dopo previa autorizzazione
ottenuta da IPECHODE, il ministero dei beni ambientali e territoriali.
Tra le speci protette dalla normativa ricordiamo oltre alla foca monaca,
i delfini il Falco Eleonorae, rapace di eccezionale rarità nel
mediterraneo, il corallo rosso, il gabbiano nero, la tartaruga marina,
la capra selvatica di Yura, il marangone, l'aquila Hieraetus e alcune
specie di cormorani. Nel parco sono state avvistate alcune rare specie
di balene (balena dalla lunga pinna "globicephala melaera"
e la balena assassina "orcinus orca").

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