Tre le alternative a est di Ayia Roumeli tutte quante raggiungibili via mare visto che qua la ripidità delle coste rende impossibile i collegamenti via terra. La destinazione più confortevole e a portata di famiglie è sicuramente Frangokastelo, staccata a est rispetto al capoluogo della provincia Sfakià, paese di confine su un fronte sia geografico che culturale posizionato alle spalle dell'immenso massiccio di Lefkà Ori. Tra Ayia Roumeli e Sfakià un paesaggio off limits è Loutrò, il più curioso dei villaggi costieri sovrastato dal dirupo e totalmente tagliato fuori via terra. Il passaggio sull'isola di Gavdos, la più meridionale delle terre d'Europa a tre ore di traghetto da Sfakià è un'impresa per soli avventurieri. I meno avventurieri da Frangokastelo si sposteranno verso le spiagge subtropicali di Lefkoyia e Preveli, quanto di meglio ha da offrire Creta sul fronte del mare.

Frangokastelo

Esponente illustre della "Hidden Greece" la "capraia" di Sfakià e i paesi oltre la grande montagna rimangono nella storia in un isolamento geografico tale da favorire la fissazione di un carattere etnologicamente distinguibile sotto i più svariati aspetti: dialetto, vestiario, balli e ritmi musicali ma anche usi difficili da sradicare (come la tenuta di armi, la predisposizione a farsi giustizia da sè, i matrimoni combinati), tutto quanto impregnato di una sorprendente primitività che identifica il carattere aspro e rude dello sfakiota. Visto in positivo questo carattere favorisce una tensione eroica oltre limite che ha fatto sì che gli sfakioti non venissero sottomessi a nessun conquistatore che fosse la Serenissima, gli ottomani o più avanti gli stessi tedeschi. Leggenda o verità che sia i tempi moderni non sono stati generosi per queste contrade che hanno visto la loro popolazione ridursi costantemente dal dopoguerra a oggi.

Il tratto di costa a est di Ayia Roumeli e fino a Sfakià è dominato dalla discesa straordinaria del Monte Bianco sul mar libico materializzata in burroni spettacolari e fratture provocate da millenni di erosione fluviale e da terremoti straordinari. E' inimaginabile che su queste contrade possa mai sopravvivere un essere vivente diverso dall'irrequieta capra di Creta, l'agrimi. Questo per diverse miglia finchè la barca non si avvicini per la baia di Loutrò, un'insenatura parecchio profonda sovrastata da una parete di roccia tutta verticale. Un autentico nido d'acquila che isola totalmente l'insediamento dal resto della regione limitando i collegamenti esclusivamente via mare. L'abitato consiste di una macchia bianca candida stretta tra il burrone e un mare tranquillo e protetto, assolutamente vergine. La spiaggia è a ciottoli, a portata di bambino e ben servita oltre che paesaggististicamente scenica e dimensionata. A Loutrò non manca ormai niente anche se i servizi non possono essere considerati economici.

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Ayios Pavlos

loutrò

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Sfakia

Sfakia

Sfakia

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mare

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illingas

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frangokastelo

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frangokastelo

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Aradena

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Aradena

Imvros

Imvros

La capraia di Sfakià

Seconda fermata Sfakià, villaggio di pescatori e allevatori costruito anfiteatricamente sulle pareti della roccia e attorno al porticciolo, insieme a Anoyia il più tipico dei paesi di Creta per tradizioni e usanze. Villaggio perfettamente inquadrato nella "capraia" circostante, un terreno roccioso colpita dal vento e dal sovrappascolo, d'estate totalmente brucciato dall'aridità, fà da capoluogo di una provincia pochissimo popolata e in larga parte addirittura abbandonata. Il villaggio scende dolcemente dal colle verso il porto dove è concentrata anche la massima parte dei servizi di permanenza. Non colpisce per originalità, ma è molto promettente per bellezze paesaggistiche sia di mare che di montagna da raggiungere nel circondario.

Mare molto promettente dunque anche se non alla portata di tutti, sempre dominato dalla roccia e dai fondali subito profondi. Le spiagge più belle sono raggiungibili a piedi o via mare dopo breve viaggi sia da Sfakià che da Loutrò sempre con vista sulle pareti bibliche del monte. Vicine a Sfakià Amoudi, Filaki e Vatalos, sono di piccolo taglio e sono raggiungibili a piedi lungo sentieri di sicura panoramicità. Più a ovest a 20 minuti di strada da Sfakià sulla via per Anopolis, Illingas sicuramente bella, conclude un piccolo sentiero tra le gole molto suggestivo. Mare illimitato ma dimensioni di spiaggia piccole, sempre a ciottoli neri Illingas è aperta al nudismo ed è dotata di un piccolo servizio di ristorazione itinerante.

La più fotofrafata in assoluto delle spiagge di Sfakià è Ayios Pavlos, spiaggia smisurata solitamente desertica che prende il nome dalla chiesetta omonima costruita su un pendio ricoperto di cedri e macchia mediterranea. Consiste di due settori il primo a ciottoli fini il secondo a sabbia con le caratteristiche dune che offrono al sito un tocco sudtropicale. E' raggiungibile in caicco sia da Loutrò che da Ayia Roumeli dopo una breve traghettata di sicuro effetto scenico oppure a piedi a partire dal villaggio montano di Ayios Ioannis lungo un sentiero tutto in discesa. Via mare sia da Sfakià che da Loutrò è invece raggiungibile il sabbione di Glikà Nerà, spiaggia estesa inquadrata in un paesaggio lunare poco accogliente, tra le più selvagge in assoluto in zona. Sulla linea di costa che unisce Loutrò a Sfakià è raggiungibile dal borgo di Aradena a piedi dopo una discesa non sempre agevole di 700 e passa metri. Mare cristallino anche se subito profondo sono segnalate sia grotte terrestri che sottomarine che predispongono al subacqueo.

Finix

Infine, sempre su questo tratto di costa la baia rocciosa di Finix, una riproduzione in piccolo di Loutrò organizzata turisticamente nonostante la posizione difficile schiacciata da un diruppo assolutamente off limits. Finix è raggiungibile a un'ora di strada sterrata dal villaggio montano di Aradena percorso difficile sia per le condizioni del tracciato che soprattutto per l'assenza di riparo dal sol leone. Finix, faceva da porto dell'insediamento arcaico di Anopolis ed ebbe un'importanza strategica anche ai tempi della Serenissima. Da quei tempi si salvano in ruderi parti del fortino e una capella poco conservata. Mare subito profondo e spiaggia a ghiaia completano un paesaggio assolutamente inedito.

Ayios Pavlos

A est di Sfakià la costa si addolcisce in maniera decisa e il Monte Bianco concede una tregua. Frangokastelo, (Castello franco) è la più turistica delle località attorno a Sfakià e la meglio fornita sul fronte dei servizi alberghieri e di ristorazione. Dispone senza dubbio della più "a portata di bambino" delle spiagge della regione e garantisce il maggior numero di conforti. E' una spiaggia a sabbia lunga parecchie centinaia di metri, molto confortevole e con delle vere e proprie dune di sabbia che gli offrono un tocco subtropicale. Il villaggio prende il nome dall'imponente Fortezza Franca costruita a ridosso della costa dai veneziani nel 1371. Dall'aspetto massiccio e rettangolare ospitò per secoli un importante presidio veneziano. Il forte nasconde le storie leggendarie dei "drossulites", guerrieri armati di pugnale dalle braghe caratteristiche, un autentico incubo per i veneziani prima e per gli ottomani secoli dopo. I loro fantasmi si aggirano per le corsie e i bastioni di questo forte ogni anno a giugno in occasione dell'anniversario della famosa battaglia del 1828 tenutasi qua e conclusasi con un bagno di sangue senza precedenti.

le dune di sabbia a Orthi Ammos (Frangokastelo)

tra le gole di Sfakià

Imvros

Sfakià propone diversi percorsi di marcia simili a quello di Samarià anche se su scala più piccola tra cui molto segnalati sono quello di Aradena sopra Loutrò e quello di Imvros a partire dall'omonimo villaggio a nord di Sfakià sulla provinciale per Canea. Il passo di Aradena prende le mosse dall'omonimo ponte punto in cui la strada asfaltata si interrompe e viene rimpiazzata da un sentiero sterrato che prosegue tutto in discesa per una distanza di all'incirca 700m. La vista da questo ponte sul burrone è un'esperienza assolutamente unica e non c'è dubbio che la sfida di scendere sul letto del torrente d'estate asciutto per vederlo dal basso assolutamente da intraprendere.

Il sentiero è poco battuto, ben ombreggiato e di non difficile percorrenza, attraversa le gole portando nel giro di due orette di marcia (6-7km) sulla costa al punto in cui il fiume sfocia a mare spaccando in due la roccia; oppure dall'alto dell'incredibile precipizio di Loutrò, terra di acquile e uccelli rapaci, una degli umanamente più inospitali e ostiche contrade che l'uomo abbia saputo popolare. Dall'orlo del precipizio, la vista sul mar libico, l'isola di Gavdos e le coste circostanti, non ha assolutamente pari mentre incute soggezione quella verso il paesino di pescatori che si trova ai piedi del burrone su una breve striscia di costa, Loutrò raggiungibile a piedi non senza fatica.

La seconda passeggiata tra le gole che abbiamo ricordato parte invece dal villaggio di Imvros lungo la provinciale Sfakià-Askifou-Vamos-Canea a sud della vallata montana di Akifou e si conclude a Komitades villaggio affacciato in modo anfiteatrico sul mar libico, distrutto nella seconda guerra mondiale dai bombardamenti tedeschi e mai più popolata. A Komitades raggiungibile facilmente da Sfakià, si distingue lo storico monastero fortificato di Thimianì, costruito dai veneziani e in seguito dopo la loro dipartita trasformato in monastero. Fu ripetutamente saccheggiato e distrutto dai pirati algerini mentre oggi è completamente abbandonato. Il posto è ottimo d'inverno per prendere visione della vetta innevata di Pachnes, la più alta delle vette di Lefka Ori sopra i 2430m di altezza dal livello del mare.

Il parco naturale di Imvros è la seconda riserva più estesa dopo Samarià nella regione, e rimane celebre per l'omonimo passo tra le gole che si prolunga su una distanza di 6km di sentiero facilmente percorribile tra canyons maestosi, laghetti e cascate, grotte impenetrabili e natura popolata dalla solita capra selvatica locale e da rapaci superiori. L'omogeneità della roccia tradirebbe il ruolo di terremoti potenti nella creazione di fratture geologiche straordinarie col tempo invase dall'acqua dei torrenti alimentati dalle alture circostanti. Il passo più stretto del baratro è largo appena due metri mentre l'altezza delle pareti rocciose raggiunge i 300. Una vera galeria scoperchiata che in diversi punti nasconde il cielo creando microambienti particolari. L'intero sentiero nasconde le testimonianze eroiche della guerriglia a danno dei tedeschi condotte dai locali durante la II guerra mondiale. Venne spesso usata come rifugio anche dagli inglesi che da queste parti hanno scritto pagine d'oro nella seconda guerra mondiale.

Il (non facile) passaggio a Gavdos

Gavdos non è affatto vicina a Sfakià è raggiungerla è un compito impegnativo anche ai più determinati tra i Robinson Crusoe moderni. Molto difficilmente qualcuno prende mai la decisione di tentare il passaggio, spinto forse dalla curiosità di raggiungere il punto più meridionale di tutto il continente: un'isola brula ormai da più di un secolo abbandonata, servita come terra d'esilio per qualche decennio prima della guerra e costretta a mantenere una piccola comunità umana di appena 40-50 residenti a 3 ore di nave da Sfakià (o Paleochora). Posto estremo, nascosto, isolato da un tratto di mare che tocca l'abisso, primitivo, è l'ultima isola della Grecia al 100% aperta al naturismo e al free camping. L'isola dei cedri o della ninfe Calipso conta ben 7 villaggi abbandonati in un ambiente assolutamente fragile, dissestato da secoli e secoli di sovrapascolo e abbandono. Chi è rimasto non smette di lamentare la discontinuità dei collegamenti con Creta (specialmente d'inverno) e lo stato di assoluto degrado a cui è costretta negli ultimi decenni per effetto di interventi pesanti difficili da corrispondere senza il minimo vantaggio di scala.

 

il capo di Tripitì, estremo angolo d'Europa

Sarà anche vero che la massima parte della popolazione abbia emigrato ad Atene, negli States e soprattutto a Paleochora, e che forse gli attuali residenti a meno di 10-15 anni si azzereranno del tutto. L'arrivo spontaneo del turismo ha invertito (o perlomeno frenato) quella tendenza e spinto i pochi residenti a spostarsi nella più ampia distesa di sabbia naturale presente sull'isola, quella della baia di Sarakiniko, un tempo tana piratesca tra le più conosciute a Creta. Mare tranquillo d'estate la spiaggia si riempie di giovani campeggiatori alla ricerca di una libertà assolutamente primitiva anche se poco razionale. Un turismo spontaneo senza permessi, piani regolatori, sistemi di raccolta della spazzatura e smaltimento, strutture di rifornimento idrico.

Gavdos entra nella "civiltà solo a partire dal 1981 anno in cui la Regione decide di installare una piccola e problematica centrale elettrica a petrolio i cui costi di gestione e di compatibilità ambientale sono al limite. Le lamentele del parocco di Karave (l'elementare porticciolo di Gavdos) e soprattutto alcune dichiarazioni provocatorie della presidente della repubblica Turca Nancu Ciler nel 1996 (che in occasione di un'esercitazione NATO contestò la sovranità della Grecia sull'isola) riporteranno da queste parti gli ingegneri del Ministero dei lavori pubblici che appoggiati sull'esercito completarono la strada dal porto a Sarakiniko. Fu portato da Creta un vecchio autobus che fa da spola nei mesi estivi. Ma l'isola non ha le forze per progredire e torna nelle cronache solo in occasione della riscoperta di un covo terrorista legato alla famigerata organizzazione di 17N da parte dalla polizia.

Ayios Ioannis

Per il resto Gavdos riserva sorprese paesaggistiche non indifferenti a chi soprattutto dispone di un'imbarcazione propria oppure ha voglia di camminare per i sentieri arcaici di questa contrada: le grotte marine di Tripitì, all'estremo limite d'Europa, un fenomenale ponte naturale a tre arcate da cui tentare tuffi spettacolari è la più avvincente in assoluto. Peccato che un mostro metallico abbandonato inflige un colpo così duro a un paesaggio di mare così straordinario. Belle e assolutamente libere le spiagge dei cedri a Potamòs e soprattutto a livello di Ayios Ioannis spiaggia immensa popolata d'estate da hippies, nudisti e survivers, nota per le sue incredibili dune di sabbia che ricordano il deserto. Sabbia, mare e cedri ma anche molta spazzatura, barracche semidistrutte e una serie di lavori iniziati e non compiuti sparsi per il circondario. Nella bruttezza architettonica dominante si distingue il faro più alto e potente d'Europa (!?), costruito nell'ottocento per conto dei turchi da ingegneri francesi a 300m di altezza dal livello del mare, bombardato dai tedeschi nella seconda guerra mondiale e da poco ricostruito. Si arriva da un sentiero ben conservato che attraversa i principali villaggi fantasma del continente passando per il punto più alto dell'isola.

Lo sforzo di introdurre Gavdos nei programmi Natura 2000 in ragione del suo straordinario parco marino habitat di cetacei 12 mesi all'anno, dovrebbe essere l'ultima e la più providenziale ancora di salvataggio dell'isola. Il parco si estende al largo delle coste meridionali dell'isola ed è noto per le sue profondità, sotto i 3500m dalla superficie del mare nel quale trovano rifugio balenotteri e i delfini griggi molto rari nel mediterraneo. Ci sarebbe un braccio di ferro con interessi di grande ingegneria mirati sull'isolotto di Gavdopoula (piccola Gavdos) a nord di Gavdos sullo stretto per Sfakià, anche se difficilmente l'isola dispone di quelle attrative umane da rendere possibile il primo o il secondo sbocco. Notare che Gavdos è molto frequentata da geologi e ambientalisti specializzati al recupero delle aree più desertificate e degradate del mediterraneo e da molti ornitologi in ragione all'incessante trasmigrare di volatili sopra i suoi cieli. E delle prime imbarcazioni di "clandestini" che sbandano per errore da queste parti essendo diretti a Paleochora.

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Loutrò

 

 

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