Letture Domenicali



30 Settembre 2001

 

XXVI Domenica

del Tempo Ordinario

Anno C

 
 

Forse Amos, il profeta ha ragione di inveire

contro spensierati, ricchi e fannulloni,.. Lo fa

perchè Israele va in sfacelo dato che nessuno si

preoccupa di come vanno le cose, in privato e in

pubblico.

Ma si preoccupa Dio...

 

 

Dal libro del profeta Amos (6,1.4-7)

 

Di ricchi e gaudenti era pieno il mondo, allora

come oggi. Ma il successo vero non appartiene a

loro: allora come oggi (anche se l'apparenza

spesso è contraria).

 

Così dice il Signore onnipotente: «Guai agli spen-

sierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri sul-

la montagna di Samaria! Essi su letti d'avorio e

sdraiati sui loro divani mangiano gli agnelli del greg-

ge e i vitelli cresciuti nella stalla. Canterellano al

suono dell’arpa, si pareggiano a Davide negli stru-

menti musicali, bevono il vino in larghe coppe e si

ungono con gli unguenti più raffinati, ma della rovi-

na di Giuseppe non si preoccupano. Perciò andran-

no in esilio in testa ai deportati e cesserà l'orgia dei

buontemponi».

 

 

Dalla I lettera di San Paolo

apostolo a Timoteo (6,11-26)

 

Paolo invita il discepolo Timoteo a rifiutare o-

gni atteggiamento di avidità, di ricerca della co-

modità e di autosufficienza. Invita, invece Timo-

teo a ricercare, grazie alla fede, la vera giustizia

nella piena carità,

 

Carissimo, tu, uomo di Dio. fuggi queste cose. ten-

di alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla

pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia

della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla

quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua

bella professione di fede davanti a molti testimoni.

Al cospetto di Dio che da vita a tutte le cose e di

Gesù Cristo che ha dato la sua bella testimonianza

davanti a Ponzio Pilato, ti scongiuro di conservare

senza macchia e irreprensibile il comandamento,

fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù

Cristo, che al tempo stabilito sarà a noi rivelata dal

beato e unico sovrano, il re dei regnanti e signore dei

signori, il solo che possiede l'immortalità, che abita

una luce inaccessibile, che nessuno fra gli uomini ha

mai visto ne può vedere. A lui onore e potenza per

sempre. Amen.

 

Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31)

 

Questa parabola ci fa vedere che Dio conferma

sempre le scelte della nostra libertà: non si può

essere amici di Dio per l'eternità, se oggi si la-

sciano morire nella miseria dei fratelli, ugual-

mente carichi di dignità e ugualmente figli_di

Dio, anzi da Dio,amati di più.

 

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C'era un uo-

mo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i

giorni banchettava lautamente. Un mendicante, dì

nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di

piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva

dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a lec-

care le sue piaghe.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli

nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.

Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vi-

de di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora

gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e

manda Lazzaro ad intingere nell'acqua la punta del

dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi

tortura.

Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai rice-

vuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i

suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo

ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un

grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da

voi non possono, ne di costì si può attraversare fino a

noi.

E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di man-

darlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli.

Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in

questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Han-

no Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre

Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da lo-

ro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascolta-

no Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai

morti serabbero persuasi».

 


  Torna indice principale