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Spettanza e titolarità delle somme dovute in caso di decesso del lavoratore.

1. Premessa - 2. Titolarità delle somme - 3. Trattamento fiscale - 4. Trattamento contributivo - 5. Ripartizione delle somme – 6. Compensazione tra debiti e crediti del datore di lavoro

Riferimenti normativi:

artt. 2118, 2120, 2122 cod. civ. - artt. 7, 16, 17 DPR 917/1986

1. Premessa.

Il rapporto di lavoro si estingue nel caso di morte del lavoratore. Da ciò conseguono una serie di problematiche legate alla sorte delle spettanze retributive maturate dal lavoratore in costanza di rapporto e non ancora liquidate.

Con riferimento alla problematica in esame, si deve premettere che esistono determinate somme che spettano agli eredi iure successionis, ossia in quanto appartenenti all’eredità del de cuius ed altre somme che spettano agli ere iure proprio. La divisione svolge un ruolo fondamentale per quanto attiene sia la determinazione delle regole di ripartizione delle somme tra i diversi beneficiari (indicati nell’art. 2122 cod. civ.) che per quanto attiene il trattamento fiscale delle stesse.

2. Titolarità delle somme.

Al momento del decesso del lavoratore esistono, nella normalità dei casi, spettanze retributive già maturate ma non ancora liquidate, sia perché afferenti al periodo di paga in corso al momento del decesso, sia perché liquidabili solo in un determinato momento (mensilità aggiuntive, trattamento di fine rapporto) sia, infine, perché sia pur maturate non sono ancora state godute (ferie, permessi individuali retribuiti).

L’insieme di queste spettanze non confluisce indistintamente nell’asse ereditario del de cuius ma viene assoggettata a una particolare disciplina in base alla diversa natura delle stesse. Il legislatore opera una distinzione delle spettanze in due diverse categorie.

Somme iure successionis - Appartengono alla prima categoria, le somme maturate dal lavoratore per effetto della prestazione lavorativa resa fino al momento del decesso e non ancora liquidate attraverso l’emissione del cedolino paga (si tratta normalmente delle competenze dell’ultimo mese di lavoro, quali retribuzione, straordinario, festività e di quelle relative ad istituti plurimensili maturati ma non ancora liquidati, quali 13° e 14° mensilità, indennità per ferie e permessi individuali retribuiti non goduti).

Tali somme non possono essere corrisposte da parte del datore di lavoro agli eredi senza un preventivo accertamento dell’accettazione dell’eredità, che deve essere adeguatamente documentata dagli aventi diritto.

Somme iure proprio - Appartengono a questa seconda categoria le somme indicate tassativamente nell’art. 2122 cod. civ., ossia l’indennità sostitutiva del preavviso e il trattamento di fine rapporto. La corresponsione di queste somme è indipendente dall’accettazione dell’eredità, in quanto le stesse sono assegnate ex lege ai superstiti e non appartengono all’asse ereditario.

3. Trattamento fiscale.

Le somme spettanti iure successionis, a norma dell’art. 7 del DPR 917/1986 sono tassate separatamente nei confronti degli eredi e dei legatari, anche se afferenti il periodo di imposta in corso al momento del decesso, anche se non rientrano tra i redditi indicati dall’art. 16 del medesimo DPR.

L’imposta, liquidata in base all’aliquota media del TFR sulla quota parte dell’imponibile spettante a ciascun erede, al netto della deduzione dell’imposta sulle successioni calcolata sulla quota parte di eredità, è dovuta proporzionalmente all’ammontare percepito.

Le somme spettanti iure proprio, invece, non debbono essere assoggettate a imposta di successione ma subire la tassazione prevista dall’art. 17, comma 5 del DPR 917/1986 (tassazione separata). L’aliquota dovuta è quella media del TFR, ottenuta considerando la sola somma spettante a titolo di trattamento di fine rapporto di cui all’art. 2110 cod. civ. e utilizzando l’aliquota così ottenuta per assoggettare a tassazione le "altre indennità e somme percepite una volta tanto in dipendenza della cessazione del rapporto di lavoro", tra le quali l’art. 16 DPR 917 cit. indica espressamente l’indennità di preavviso.

Il Ministero delle Finanze, con circolare n° 2/1986, ha disposto, con riferimento alle somme percepite iure proprio, che "anche per le indennità liquidate agli aventi diritto l’aliquota va determinata con riferimento all’ammontare dell’indennità così come maturata in capo al defunto, secondo il calcolo unitario valido in generale. Successivamente, l’aliquota media così determinata va applicata a ciascuna quota di indennità spettante agli aventi diritto e la riduzione dell’ammontare netto imponibile va proporzionalmente frazionata secondo la quota di indennità spettante a ciascun avente diritto, atteso il carattere paritetico delle varie quote di indennità erogate per il titolo in discorso". Ne deriva che il calcolo dell’aliquota media per la tassazione del TFR va ricavata considerando l’ammontare della indennità in capo al de cuius ed applicata sulle diverse quote di TFR (al netto delle riduzioni spettanti pro quota a ciascun beneficiario) e delle altre indennità (per le quali non spettano le riduzioni previste dal comma 1 dell’art. 17 DPR 917 cit. (in senso contrario, Comm. Trib. Reg. Piemonte, 22 dicembre 1986 in Giur. Piem., 1987, 197).

4. Trattamento contributivo.

Le somme spettanti iure successionis, in quanto comunque spettanti a titolo di cessazione del rapporto di lavoro (cfr. circ. INPS 170/1190), sono imponibili ai fini contributivi in applicazione dell’art. 12 della legge 153/1969, come modificato dal D.Lgs. 314/1997, secondo le regole ordinarie.

L’indennità sostitutiva del preavviso, dovuta ai sensi dell’art. 2122 cod. civ., è assoggettata a contribuzione giusto quanto dispone la circolare INPS 19.8.1992 n° 211 che, al riguardo, prevede l’inclusione nell’imponibile di detta indennità senza l’indicazione del periodo cui si riferirebbe il periodo di preavviso medesimo, in quanto non si potrebbe ipotizzare la prosecuzione di una copertura assicurativa oltre la data di decesso del lavoratore. Ne consegue che la contribuzione varrà unicamente ai fini della elevazione delle retribuzioni utili ai fini del calcolo della pensione, senza produrre accrescimento dell’anzianità contributiva del lavoratore.

5. Ripartizione delle somme.

Per espressa disposizione dell’art. 2122 cod. civ. le somme spettanti a titolo di trattamento di fine rapporto e di indennità di anzianità spettano ai beneficiari (espressamente indicati dalla norma nel coniuge, nei figli e – se viventi a carico del prestatore di lavoro – ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo grado) secondo l’accordo espresso dagli stessi e, in mancanza, "secondo il bisogno di ciascuno".

Ne consegue che i beneficiari debbano comunicare al datore di lavoro le quote di ripartizione delle somme tra di loro concordate; in caso di controversia o di mancato accordo, sarà indispensabile il ricorso all’autorità giudiziaria in relazione al quale si configura un caso di litisconsorzio necessario.

Il ricorso all’autorità giudiziaria, in sede di volontaria giurisdizione, si rende comunque necessario quando tra i beneficiari siano compresi figli minori, in quanto la facoltà riconosciuta dall’art. 2122 cod. civ. di concordare la suddivisione delle somme spettanti, anche in deroga alle norme sulla successione legittima, non può essere esercitata da soggetti che non abbiano la possibilità di disporre liberamente dei propri diritti. In questo caso, spetterà al giudice tutelare determinare la misura delle quote spettanti ai diversi beneficiari.

Il criterio dettato dall’art. 2122 cod. civ. non vale comunque per la ripartizione delle somme spettanti iure successionis, in quanto le stesse soggiacciono alle ordinarie regola di devoluzione dell’eredità (testamentaria o legittima, secondo quanto disposto dal codice civile per le successioni per causa di morte).

6. Compensazione tra crediti e debiti del datore di lavoro.

Il datore di lavoro può far valere propri crediti scaturenti dal rapporto di lavoro nei confronti delle sole somme spettanti iure successionis, sia operando una compensazione tra somme (nei limiti del quinto dello stipendio. cfr. art. 545 c.p.c. e art. 1246, comma 1, n° 3 cod. civ.), sia operando un "conteggio del dare e dell’avere".

Nessuna compensazione potrà essere effettuata in relazione alle somme spettanti iure proprio ai beneficiari indicati nell’art. 2122 cod. civ. in quanto nessuna ragione di credito può essere fatta valere direttamente dal datore di lavoro nei confronti di questi ultimi.


Quadro sinottico


Somme spettanti iure successionis (tutte, con esclusione del TFR e dell’indennità sostitutiva del preavviso)

ê

Documentazione dell’avvenuta accettazione dell’eredità

e indicazione degli eredi e delle quote spettanti

ê

Emissione di un cedolino paga intestato al de cuius

ê

Inclusione delle somme nel modello CUD del de cuius


Somme spettanti iure proprio (trattamento di fine rapporto e indennità sostitutiva del preavviso)

ê

Comunicazione delle quote concordate dai beneficiari o del provvedimento del giudice che le determina

(in caso di disaccordo o di presenza di figli minori)

ê

Quantificazione dei compensi e dell’aliquota media del TFR in capo al de cuius

ê

Emissione di un cedolino paga per ogni beneficiario con inclusione

della quota parte di TFR, indennità sostitutiva del preavviso e relative trattenute

ê

Emissione entro il 28 febbraio dell’anno successivo di un CUD per ciascun beneficiario