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Precetti
Riflessione
Secondo voi che ruolo riveste l'osservanza dei precetti nella vita di un ricercatore?
Ho potuto costatare che in alcune persone, si verifica un conflitto interiore tra ciò che un precetto richiede e ciò che loro in realtà sentono.
Questo atteggiamento potrebbe essere paragonato ad una forma di repressione che, in qualche modo, ostacola la realizzazione di un praticante?
Primo Percorso:
Vorrei raccontarvi la mia esperienza: ho incontrato il buddhismo 7 anni fa, ed i precetti li ho sentiti miei, quasi innati dentro di me. Da allora li ho dimenticati completamente dedicandomi alla meditazione. Ora dopo 7 anni posso notare come essi mutino ancora, meravigliosamente. Questi sono i miracoli. Per esempio"non uccidere"...... si estende sempre più, dall'uomo alla mucca, dalla zanzara fino al rispetto di piccoli oggetti....."non commettere sesso impuro" questo ad esempio era per me un po’ troppo generico, enigmatico, ma adesso ha acquisito un valore fondamentale. Ha a che fare con la violenza, con l'usare la donna o l'uomo,per soddisfare un istinto. Quindi i precetti non sono statici, morti, come i 10 comandamenti.
Secondo Percorso:
I precetti, o addestramenti alla consapevolezza, effettivamente non dovrebbero nascere da un desiderio di reprimere i propri impulsi, ma dalla consapevolezza che le nostre azioni hanno sempre un impatto sugli altri e sulle cose e dal nostro senso di responsabilità che deriva da questa intuizione.
La pratica dei precetti è pratica di consapevolezza in azione nel quotidiano.
Per un approfondimento, prima di analizzarli o parlarne, vi prego di andare sull’INDICE ANALITICO della home page del sito e selezionare “precetti”.
Leggete, per favore, anche attentamente la versione di Thich Nhat Hanh che trovate in link alla fine della pagina, dove viene evidenziato il carattere di “addestramento pratico” e non di mero moralismo dei precetti.
Terzo Percorso:
Perfetto, però tra le azioni c'è anche quella mentale, prima ancora dell'agire.....ed è là che avviene l'attrito. Per esempio: una persona violenta sa che non deve uccidere, però la sua violenza rimane, costipata nell'inconscio.
Quarto Percorso:
Si, tutte le azioni, tutti i precetti nascono nella coscienza ancorché nell'azione.
Sono tutti semi nella nostra coscienza.
Quinto Percorso:
Ogni uomo ha in se l'istinto omicida.
E' genetico!
Ci sono aree del cervello in alcune persone, ancora sviluppate, che spingono ad essere violenti senza apparenti cause esterne, è dimostrato.
Quelle parti sono il ricordo del nostro passato primordiale.
La violenza è un'energia, come il sesso e tutto il resto, ed essendo tale, sviluppando la consapevolezza, può essere usata per elevare lo spirito.
A mio avviso i precetti non andrebbero visti come regole o comandamenti... per capirci.
Andrebbero in qualche modo interiorizzati.
Un uomo consapevole non ha più dualità, conflitti, non deve scegliere tra agire in un modo o nell'altro, va per sua natura verso il bene, senza forzature o imitazioni...
Sesto Percorso:
Ogni uomo ha infiniti semi nella propria coscienza deposito.
Ha i semi della rabbia e della violenza, ma anche quelli della compassione e della consapevolezza.
Sta a noi praticare la presenza mentale per rafforzare i semi salutari (che portano gioia) e trasformare i semi non salutari (che causano sofferenza).
Questo lavoro è il Retto Sforzo.
La pratica della presenza mentale è alimentare l’energia della consapevolezza, che è sempre consapevolezza di qualcosa, illuminando i nostri semi quando si manifestano nella coscienza mentale. Riconoscendoli per quello che sono, mantenendoli vivi nella coscienza mentale quando sono salutari in modo che si rafforzino o abbracciandoli con la consapevolezza e compassione come si fa con un figlio malato, quando sono non salutari in modo che si trasformino.
Usiamo l’impermanenza e la legge della trasformazione dell’energia nella nostra pratica!
I semi non salutari sono energia e sono impermanenti; possono quindi essere trasformati.
I semi salutari sono anche energia, sono impermanenti e possono quindi essere rafforzati.
L’energia che rende possibile queste trasformazioni è la consapevolezza.
I precetti sono null’altro che una pratica di consapevolezza.
Essi sempre recitano: “Consapevole della sofferenza causata da…. mi impegno a…..”
La pratica dei Precetti ci aiuta a vedere in profondità l’interconnessione tra il manifestarsi dei nostri semi nella coscienza mentale e il manifestarsi del benessere per noi e tutti gli esseri.
Conoscere e capire i Precetti ci aiuterà in questo lavoro di riconoscimento e trasformazione dei nostri semi e della nostra coscienza, lungo e faticoso, ma che porta gioia e compiutezza.
Questo lavoro è la pratica della “trasformazione delle formazioni mentali tramite l’osservazione profonda della natura dell’interdipendenza”.
Questa pratica si chiama “Paratantra”.
E’ la pratica dei Bodhisattva.
Un abbraccio e scusate se l’ho fatta un po’ lunga…
per favore togliete il mio intervento
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