La Retta Parola



Domanda:

Cos’è la retta parola?


Risposta:

Delle dieci azioni salutari discusse nei testi Buddhisti, quattro hanno a che fare con la parola. La retta parola consiste nell’astenersi dai quattro tipi di parola nociva, che sono: discorsi ingannevoli, discorsi aspri, discorsi frivoli e discorsi diffamatori.

I precetti della parola sono molto sottili e perciò molto facili da infrangere.
Come criterio generale, possiamo utilizzare quelli che chiamiamo: “quattro esami per ciò che diciamo, pensiamo e facciamo.”

1. E’ la verità?
2. E’ leale per tutti gli interessati?
3. Creerà buona volontà e una migliore amicizia?
4. Sarà di beneficio a tutti gli interessati?

Lo stratagemma, naturalmente, è che ciò che diciamo, pensiamo o facciamo, deve passare il test con tutte e quattro le risposte affermative.
Questo combacia molto bene con il Majjhima Nikaya 58 (Abhaya Sutta) che è stato riassunto in quattro semplici frasi da Ayya Khema:

Se non è veritiero e non è utile, non dirlo.
Se è veritiero, ma non è utile, non dirlo.
Se non è veritiero, ma è utile, non dirlo.
Se è, sia veritiero che utile, dillo al momento giusto.

Perché troviamo così difficile praticare la retta parola?
In parte perché il parlare è uno scambio reciproco, parte del retto parlare deve includere il retto ascolto dell’altro. Retta parola e ascolto profondo inter-sono, esistono interdipendentemente.

Perciò, quando realmente pratichiamo la retta parola, il modo in cui gli altri ascoltano e la nostra attenzione consapevole, sono l’uno parte dell’altra.


Insegnante di Dharma

 



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