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I nostri amici - Un fax di storie

Alla ricerca del famoso manoscritto rubato della Divina Commedia

Come sapete i nostri amici sono sempre alla ricerca di qualcosa da fare per far passare il tempo. Come passare la giornata?
Questa volta hanno trovato una cosa grossa, molto grossa.

Devono ritrovare il manoscritto rubato dell'Inferno.
Sì, sì, proprio il manoscritto di Dante.
Cose da pazzi.

 

Fax no.1) Hanno rubato il manoscritto della Divina Commedia
Fax no.2) Jerry fa dei brutti incontri. Tom e Silvestro ritrovano il disegno dell'Inferno
Fax no.3) Willie fa il deratizzatore e Speedy legge gli annunci economici
Fax no.4) Pietro sfida Caronte e passa il fiume Adda ad Imbersago. Partecipa ad un'asta e ricupera tre canti.
Fax no.5) Petrus con Speedy e Willie va alla ricerca di Bugs Bunny
ed incontra Virgilio, il poeta
Fax no. 6) Virgilio aspetta Dante mentre Petrus trova tracce di carote nel bosco
Fax no.7) Bugs Bunny  non si trova. Petrus penetra nel castello di un antiquario e trova il cellulare di Bugs
Fax no.8) Petrus, come un segugio, ritrova  Bugs Bunny, e tracce del manoscritto
Fax no.9) Bugs Bunny è costretto a mangiare bucce sporche di carote
Fax n.10) Petrus e gli amici, con tuoni, fulmini e saette, recuperano altri due canti

Fax no. 1)

Hanno rubato il manoscritto della Divina Commedia
16  settembre 1999
Caro Pietro, l'altro giorno mentre passeggiavo con il nostro amico Willie Coyote, lui riceve una telefonato da Petrus. Lo convocava subito a Intra per una que-stione della massima urgenza.
Dopo qualche giorno ricevo questa lettera da Willie. Te la leggo.

Caro nonno Lucio,
                    Petrus ci ha convocati tutti perché il suo amico il commissario di polizia di Milano ha chiesto il nostro aiuto. Hanno rubato dalla Biblioteca Ambrosiano un prezioso manoscritto del 1300. Si tratta della Divina Commedia. Il manoscritto è l'unico rimasto e contiene delle bellissime miniature. Pare che valga più di cento miliardi. E poi è un'opera unica. C'è in particolare la miniatura che fa veder Caron Dimonio con gli occhi di bragia, che da sola vale cento milioni. E di miniature in quel manoscritto ce ne sono più di mille.
    Quando ci ha riunito per raccontarci il fatto, Petrus si è arrabbiato con quell'ignorante di Silvestro che non sapeva né che cosa fosse la Divina Commedia, né chi era Dante Alighieri. Anche Speedy Gonzales non ne sapeva niente, ma lui è giustificato ha detto Petrus. Lui è messicano e là parlano spagnolo. Sicuramente Speedy avrà conosciuto i famosi scrittori e poeti spagnoli. Certamente,secondo Petrus, avrebbe dovuto sapere chi era Don Chisciotte. Ma anche qui Petrus si è arrabbiato. Speedy ha risposto che era un prete. "Ma come un prete - urlava Petrus - era un nobile signore." Timidamente Speedy dice che i preti si chiamano tutti Don. "Ignorante - urla Petrus - don è il modo con cui un tempo ci si rivolgeva ai nobili."
    Petrus poi si è calmato ed ha chiesto se qualcuno la sapeva la storia di Don Chisciotte. Silenzio assoluto. Allora lui ha detto che era un vecchio nobile spagnolo che era diventato matto ed andava in giro a combattere i giganti a cavallo di un vecchio ronzino spelacchiato ed affamato. Era seguito da Sancio Panza un contadino che lui aveva nominato suo scudiero. Sancio Panza lo seguiva montando un asino. Don Chisciotte quando vedeva dei mulini a vento li prendeva per dei giganti e con la lancia in resta gli andava addosso. E' finito in cima ad una pala del mulino a girare.
    Ma torniamo a Dante Alighieri. Caro Nonno Lucio, Petrus ha detto che non potevamo pensare di ritrovare il manoscritto se non imparavamo a memoria cosa c'era scritto. Come facevamo se no a riconoscere che era proprio la Divina Commedia? E così ci ha rimandato a casa ognuno con una copia del libro. Dobbiamo imparare tutto a memoria. Per ora io ho imparato solo i primi tre versi:

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.

Adesso ti devo lasciare perché per domani devo sapere tutto a memoria. Mamma mia.
Ciao,  il tuo amico Willie.

Da allora non ho saputo più niente per una settimana.
Poi mi ha telefonato Bugs Bunny. Non ho capito molto perché si vede che mentre parlava stava rosicchiando una carota. Insomma pare che Petrus abbia verificato che avessero imparato bene a memoria tutto. Bugs Bunny mi ha ripetuto quello che sta scritto sulla porta dell'Inferno. E rimasto impressionato dal fatto che c'è scritto

Per me si va nella città dolente,
per me si va nell'eterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

Bugs Bunny è preoccupato che all'Inferno non si trovino carote. Poi mi ha salutato perché devono mettersi in giro a cercare di ritrovare il manoscritto.

Appena avrò altre notizie su tutta la faccenda ti scriverò.

Ciao         Nonno Lucio
 

Fax no.2)

Jerry fa dei brutti incontri. Tom e Silvestro ritrovano il disegno dell'Inferno


24 settembre 1999
    Caro Pietro,  mi sono a venuti a trovare Silvestro e Tom. Pare che Petrus li abbia sguinzagliati presso tutti gli antiquari ed i venditori di libri antichi per vedere se qualcuno era andato ad offrire loro il prezioso manoscritto rubato della Divina Commedia. Naturalmente tutti gli antiquari li hanno guardati come se fossero dei cretini. E tutti hanno negato di aver mai visto nessuno che fosse andato da loro ad offrirgli il manoscritto.
    Sfido io. Bisogna proprio essere degli ingenui. Ma come, uno va da qualcuno che è magari proprio lui il ladro e gli dice: "Scusi è lei che ha rubato quel quadro o quel gioiello?" Lui, cosa gli risponderà : "Si sono stato io, sono io il ladro"?
    Devo dire che mi sono meravigliato che Petrus non avesse bene istruito i nostri amici sul modo di comportarsi. Tanto più sapendo che alcuni sono proprio degli ingenui, degli sprovveduti. Quel furbo di Jerry magari saprebbe come comportarsi. Ma Bugs Bunny o Willie o Tom e Silvestro?
    Allora mi sono permesso di dare io qualche istruzione a Silvestro e Tom.  Gli ho detto che devono seguire un altro metodo. Non devono andare a dire "Scusi lei ha visto un manoscritto?".  Devono invece presentarsi travestiti da studiosi di antichi manoscritti e dire che sono interessati a trovare qualche raro manoscritto che mostri le prime parole in Italiano. Magari parlare con un accento straniero e dire che vengono dalla Germania o dall'Inghilterra. Dire che sono ricchi e che sono pronti a pagare qualsiasi cifra. L'antiquario allora non sospetterà niente e gli farà vedere quello che ha. Magari gli fa vedere anche il manoscritto rubato.
    Ho detto a Tom e Silvestro di portare con sé una microcamera fotografica, di quelle che sembrano un orologio e che si tengono al polso. Facendo finta di caricare l'orologio devono scattare la foto su tutto quello che vedono di sospetto.
Quando avranno scoperto qualcosa, gli ho detto di andare da Petrus che lui saprà cosa fare.

    Se ne sono andati pieni di buona volontà. Spero che abbiano capito  come devono comportarsi e non facciano più i fessacchiotti.  Questo avveniva martedì scorso. Ieri che era lunedì, ho ricevuto questa lettera di Willie. Me l'ha portata Tweety perché è urgente.  E' un resoconto dell'ultima riunione da Pietro con tutti i nostri amici che sono tornati dal fare le indagini. Ecco la lettera:

Caro nonno Lucio,

         ci siamo visti tutti da Petrus ieri per raccontare cosa avevamo trovato.
    Jerry ha dei sospetti su un certo La Volpe che ha un deposito di libri antichi in una specie di caverna nel bosco dietro alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. E' una caverna piena di libri antichi, di antiche stampe e di manoscritti. Interrogato da Jerry, La Volpe l'ha cacciato via in malo modo. L'ha minacciato di fargli correre dietro una lince, e se non bastava una lupa, e  se non bastava ancora un leone.
    Effettivamente, dice Jerry, che le tre bestie paurose erano legate ad un albero nel bosco e se La Volpe li avesse slegate…
    Jerry se n'è andato via di corsa, ma sospetta che là sotto ci sia qualcosa.
    Per strada ha incontrato un vecchio signore vestito con una lunga tunica che recitava delle poesie in latino. Non sapevo che Jerry conoscesse il latino. Ma lui dice di sì. Quel vecchio aveva sulla testa la corona d'alloro che si mette ai poeti. Quando ha visto Jerry gli ha detto di non fidarsi di La Volpe, che è proprio una vecchia e furba e intrigante volpe. Se ha bisogno, gli ha detto di andare da lui che lo aiuterà volentieri.
    Tom non ha creduto molto al discorso di Jerry. Dice che Jerry conta sempre delle storie e le dice più grosse di quello che sono. Ma Petrus ha detto che dovremo andare a trovare per capire meglio sia quel poeta che la vecchia volpe.
    Ma la vera sorpresa l'hanno avuta Tom e Silvestro. Dopo che hanno parlato con te, sono andati da un antiquario a Torino facendo finta di essere degli studiosi greci che cercavano preziosi manoscritti. L'antiquario l'ha bevuta e gli ha fatto vedere parecchie cose interessanti. Loro con una microcamera che assomiglia ad un orologio, hanno preso delle fotografie.
Petrus ha trovato che una foto è interessante e te la manda qui in allegato. Petrus vuol sapere cosa ne pensi.
Ciao,   Willie

Caro Pietro.
        Più guardo questo disegno e più mi pare che sotto gatta ci covi. Tu cosa ne pensi? E' un disegno strano. Intanto è tutto nero. Il colore dell'inferno. E poi a guardare bene si vede proprio che c'è scritto Inferno e  Purgatorio. Il cielo deve rappresentare il Paradiso. Io credo che sia uno dei preziosi disegni che ci sono nel manoscritto rubato. Se è così vuol dire che quei furbastri di ladri hanno strappato tutte le pagine del manoscritto con le famose miniature  e le vendono una per una. Un bel guaio. Comunque andrò da un professore mio amico che ha visto quel manoscritto che era alla Biblioteca Ambrosiana di Milano e mi farò confemare se è proprio così.

Ti terrò poi informato.

Ciao  Nonno Lucio

fax no.3)

Willie fa il deratizzatore e Speedy legge gli annunci economici


2 ottobre 1999
Caro Pietro,
         ho parlato con quel mio amico professore. Mi ha detto che quel disegno tutto nero che Silvestro ha fotografato dall'antiquario è proprio quello che c'era nel manoscritto della Divina Commedia. Vuoi vedere che i ladri hanno sfasciato il manoscritto pagina per pagina per poi venderle una per una? Il mio amico però dice che è difficile strappare le pagine che non sono di carta, ma di pergamena. Avranno invece separato i quinterni cioè quei blocchetti di fogli con cui è messo assieme un libro. Se ne guardi uno te ne accorgi anche tu.
    Sarà anche più facile venderli separatamente perché in ogni quinterno c'è tutto un canto della Divina Commedia. I canti dell'Inferno sono 34 e quindi anche i quinterni sono 34. In ogni quinterno c'è anche una preziosa miniatura che descrive quello che avviene in quel canto.
    Nel Canto Primo si vede un bosco con una lince, una lupa ed un leone.
Nel Canto Secondo si vede il fiume che le anime dannate devono attraversare.
Nel Terzo si vede la barca di Caronte che li deve traghettare dall'altra parte.
Nel Canto Quinto si vede l'enorme cane Minosse con una coda così lunga che se la gira intorno al corpo una, due, tre, fino a nove volte tanti quanti sono i gironi dell'Inferno. Se un dannato deve andare al quinto girone, Minosse se la gira cinque volte, se deve andare al settimo, con la coda fa sette giri.
    Insomma, ogni quinterno vale un sacco di soldi perché c'è la scrittura originale di Dante e poi per via delle preziose miniature. E' probabile che i ladri cerchino di vendere un quinterno alla volta per guadagnare più soldi. Se è così bisognerà rintracciare trentaquattro  quinterni. Un bel lavoro davvero.
    Poi non c'è tempo da perdere perché magari li vendono a dei russi o a dei giapponesi, e ti voglio vedere ad andare magari fino in Siberia a ricuperare un quinterno.
    In ogni caso, io ho subito avvertito Petrus, perché possa orientare meglio le sue ricerche ed indagini. Per prima cosa si tratta di vedere se quell'antiquario dove Silvestro e Tom hanno fotografato il disegno dell'Inferno, ha tutto il resto del manoscritto oppure no.
    Petrus ha avuto una bella idea. Ha preso quell'allampanato di Willie Coyote, gli ha messo una tuta da operaio del Comune addetto alla derattizzazione e l'ha mandato dall'antiquario. Qui Willie si è presentato dicendo che i vicini si sono lamentati con il Sindaco che ci sono troppi topi da quelle parti. Tutta colpa dei vecchi libri che l'antiquario tiene un po' dappertutto, anche in cantina. I topi vanno matti non solo per il gruviera, ma anche per la vecchia carta. Meglio ancora se è pergamena perché è fatta con la pelle di pecora.
Willie gli dice che il Sindaco ha deciso di mandare un grande esperto nella cattura dei topi, cioè lui. Deve spargere il veleno per topi. Tutti fuori!
    Il povero antiquario è rimasto perplesso. Ha sbraitato che da lui topi non ce n'erano, che i suoi libri erano tutti dei preziosi manoscritti che costavano un sacco di soldi. Non se li faceva certo mangiare dai topi.
    Niente da fare. Willie ha cacciato fuori tutti, si è messo una maschera contro il veleno. Con quella scusa, rimasto solo nel negozio dell'antiquario, Wilie invece di spargere il veleno si è messo a controllare tutti i libri antichi e tutti i manoscritti. Ma ha trovato solo il disegno che Silvestro aveva fotografato. Nessuna traccia del manoscritto della Divina Commedia, neanche un quinterno.

    Poi se n'è andato ed è tornato da Petrus a riferire. A questo punto Petrus si è presentato lui dal vecchio antiquario e gli ha detto che sapeva che lui aveva un prezioso disegno preso dal prezioso manoscritto della Divina Commedia rubato all'Ambrosiana. L'antiquario, che in fondo era una brava persona, ha confessato che era vero che gli avevano portato  quel disegno perché cercasse di venderlo. Se era rubato lui l'avrebbe restituito. Anzi l'ha dato a Petrus che lo riportasse alla Biblioteca Ambrosiana.
    Petrus ha chiesto all'antiquario di fargli sapere se sentisse in giro nell'ambiente degli antiquari delle voci su dove fosse finito il manoscritto.
    Qualche giorno dopo l'antiquario gli telefona dicendogli  che pare ci sia coinvolto un certo La Volpe che ha il magazzino della roba antica in una caverna in un bosco. Quindi proprio quel tale che aveva fatto scappare Jerry, minacciandolo di fargli correre dietro una lince, una volpe ed un leone.
    Petrus poi ci pensa. Che strano. Nel primo canto della Divina Commedia Dante dice che si era ritrovato in un bosco - in una selva oscura - e che tre bestie feroci l'avevano fatto scappare. Proprio una lince, una lupa ed un leone. Per fortuna che aveva trovato il poeta Virgilio. Ma anche Jerry aveva visto un tipo vestito da romano con l'aria da poeta.
Troppe coincidenze, ha pensato Petrus. Bisogna vederci chiaro.

    Per cominciare, Petrus decide di mandare in esplorazione Bugs Bunny. Ha scelto il nostro amico coniglio, perché ha l'aria ingenua, e non furbetta come Jerry. Magari si presenta con una carota in mano. La Volpe, per quanto furbo, vedendo la faccia di un onesto mangiatore di carote non si insospettirà. Bugs Bunny  ha portato con sé un telefonino che ha la forma di una carota. Nel caso di pericolo telefonerà a Petrus.
    Petrus aspetta di avere qualche segnale da Bugs Bunny prima di entrare lui in azione.
Nel frattempo ha incaricato Speedy Gonzales di leggere a velocità ultrasonica tutti gli annunci economici che appaiono sui giornali per vedere se qualcuno offre dei manoscritti. Sui giornali ci sono pagine e pagine di annunci, scritti in piccolo. Bisogna essere velocissimi per leggerli tutti in poco tempo. Speedy  veramente ha detto che lui è velocissimo a correre, non a leggere. Petrus gli ha detto che s'arrangi. Se uno è veloce a correre deve essere veloce anche a leggere. E così Speedy è lì sepolto dietro ad una pila di giornali che legge tutti gli annunci economici.

    Intanto aspettiamo novità da Bugs Bunny.

 Ti scrivo appena sò le novità.

Ciao    nonno Lucio

fax no.4)

Pietro sfida Caronte e passa il fiume Adda ad Imbersago.
Partecipa ad un'asta e ricupera tre canti


12 ottobre1999
Caro Pietro,
        Siamo tutti un po' preoccupati. Non si sono avute più notizie di Bugs Bunny, il mangiatore di carote, da quando Petrus lo ha mandato in esplorazione dall'antiquario La Volpe, quello che abita in un bosco. Quello da cui è scappato via Jerry dopo la minaccia di una lince, una lupa ed un leone. Speriamo in bene. Ha con sé un telefonino ed avrebbe dovuto telefonare. Invece niente. Siamo preoccupati. Speriamo che abbia seguito bene le istruzioni che gli ha dato Petrus.

    Intanto è venuto da me Speedy Gonzales. Ti ricordi che Petrus lo ha incaricato di esaminare tutti gli annunci economici sui giornali per vedere se non ci siano cose interessanti? Degli annunci da parte dei ladri che vogliono vendere il manoscritto? E' venuto a Torino perché è andato agli archivi della Stampa dove tengono copia di tutti i giornali. Ha trovato un annuncio strano ed è venuto a farmelo vedere. Ecco cosa dice l'annuncio:
"Gara alla ricerca di un prezioso manoscritto dell'inizio del XIV secolo. Gli antiquari interessati sono invitati. Ci sarà una caccia al tesoro e poi un'asta per aggiudicare il manoscritto a chi avrà superato la gara. Venite numerosi a Imbersago al traghetto sull'Adda."

    Ci siamo, mi sono detto. Dante ha scritto l'Inferno proprio all'inizio del XIV secolo. Era l'anno 1304. Ho spedito Speedy di corsa da Petrus. "Vai, gli ho detto, vedrai che Petrus sa cosa fare".
    Dopo due giorni, Petrus mi telefona da Imbersago. "Sono qui al traghetto sull'Adda, sai proprio quello di cui mi parlavi tu di quando eri piccolo ed andavi a Villa d'Adda da tuo nonno Battista. C'è confusione, tanta gente. Per passare al di là dal fiume bisogna scegliere un numero. C'è uno che ha in mano tanti cartellini ciascuno con un numero del tipo III 3 o  III 25 o III 78. Uno solo è quello giusto. Se lo scegli passi al di là del fiume sul traghetto, se no stai di qua. Mi è venuto un'idea guardando l'uomo che traghetta. Ti ricordi come descrive Dante quello che traghetta i dannati al di là del fiume Acheronte? Caron dimonio, con occhi di bragia… Proprio così. Anche questo traghettatore qui sull'Adda ha occhi rossi da far paura. Allora m'è venuta un'idea. Che quei numeri sui cartellini si riferiscano al canto III dell'Inferno, proprio quello che descrive il passaggio del fiume. Per favore, prendi il libro dell'Inferno e controlla un poco una cosa."

    Sono allora andato con la scala sullo scaffale della mia biblioteca a cercare l'Inferno. Gli ho tolto la polvere perché è un poco che non lo leggo. Petrus era ancora al telefono. Mi dice. "Vai al canto III. Vedrai che i versi sono raggruppati in terzine, in gruppi di tre versi. Ognuna ha accanto un numero. 1 la prima, 2  la seconda e così via. Adesso cerca la terzina che dice

E ’l duca lui: «Caron, non ti crucciare:
vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare».
L'hai trovata? Bene. Che numero c'è scritto? 96? Va bene. Grazie. Ciao. Ti ritelefono tra un poco."
    Dopo la telefonata guardo meglio il libro e vedo che 96 non è il numero della terzina, ma quello del verso. E' il verso 96, non la terzina 96. Chiamo subito Petrus. "Guarda Petrus che 96 è il numero del verso, non della terzina. Ho contato i versi fin qui e sono 96. Le terzine invece…" Petrus mi interrompe: " lo so bene, mica sono uno stupido. Basta dividere per tre. 96 diviso 3 fa 33. E' la terzina 33. Ciao ho fretta."

    Dopo un quarto d'ora mi ritelefona: "Ha funzionato. Sono riuscito a passare sul traghetto. Ora sono sull'altra riva del fiume, quella di Villa d'Adda. Qui c'è di nuovo da scegliere un cartellino con dei numeri. Io mi ricordo a memoria tutto il terzo Canto ma non ho tempo per contare le terzine. Qui tira vento e siccome siamo d'autunno le foglie cadono. Tu ricordi quella terzina che fa

Come d’autunno si levan le foglie
l’una appresso de l’altra, fin che ’l ramo
vede a la terra tutte le sue spoglie       ?
Dimmi che numero è, presto. 114? Bene"

    Dopo un'ora circa Petrus ritelefona. "Senti sono arrivato all'ultima stazione della caccia al tesoro.  Qui c'è uno per terra che sembra morto. C'è ancora da scegliere un numero. Non mi ricordo bene come fa l'ultima terzina del terzo canto. Qui c'è troppa confusione e non riesco a concentrami. Ti dispiace leggermela?"
Io raccolgo il libro che mi era caduto per terra. Leggo:

Lo giorno se n’andava, e l’aere bruno
toglieva li animai che sono in terra
da le fatiche loro; e io sol uno
       m’apparecchiava a sostener la guerra
"Ma no, ma no, interrompe Petrus tutto arrabbiato. Hai letto l'inizio del secondo canto. Ti ho detto che voglio la fine del III canto. Allora? Presto!"
Accidenti, che furia. Ecco sfoglio il libro, finalmente trovo la fine del terzo canto e leggo:
La terra lagrimosa diede vento,
che balenò una luce vermiglia
la qual mi vinse ciascun sentimento;
      e caddi come l’uom cui sonno piglia.
"Adesso, fa Petrus, dimmi il numero che c'è accanto all'ultimo verso. 136? Bene. Ciao. Ti farò sapere."

    Da allora non so più niente. Appena si fa vivo ti scrivo.

Ciao
   Nonno Lucio

PS.

    Stavo per imbucare la lettera quando mi ha ritelefonato Petrus per finire di raccontarmi la storia. Sono successe cose da pazzi.
L'uomo che sembrava morto si è alzato ed ha chiesto a Petrus quale fosse il numero da indovinare. Petrus ha detto 136, il numero dell'ultimo verso del III canto. "Esatto" fa l'uomo e dà a Petrus una carta magnetica. "Questa le servirà per aprire la porta che le permetterà di partecipare all'asta."
    Ma dove si teneva l'asta? Petrus ha visto altri signori che avevano in mano una tessera come la sua e li ha seguiti. Dopo un sentiero in mezzo ad un bosco si arriva ad un vecchio mulino, di quelli le cui macine una volta giravano grazie ad una grande ruota trascinata dalla corrente del fiume. La ruota c'era ancora, ma era ferma e con tutte le tavole rotte. Di fuori, anche il mulino sembrava mezzo diroccato. Ed invece… meraviglia. C'era una porta d'acciaio che si apriva solo inserendo la carta magnetica. Petrus inserisce la sua e la porta si apre.
     All'interno c'era un salone tutto di marmi ed illuminato da lampadari. C'erano camerieri vestiti come dei signori del '700 che giravano con dei vassoi con bicchieri pieni di champagne. "Che lusso", pensò Petrus. Si vede che doveva essere un'asta in cui si trattavano oggetti del valore di miliardi di lire.
Più avanti c'era una sala con tanta gente seduta ed un signore in cima ad un palco. Era il battitore dell'asta. Petrus era la prima volta che assisteva ad un'asta. Quel signore stava mostrando un oggetto. Da lontano non si capiva molto cosa fosse. Sembrava un quadretto. Il battitore dice: " Il signore ha offerto 10 milioni. Chi offre, 20?" Un signore seduto in terza fila alza la mano. Il battitore fa: "Benissimo, venti milioni offerti da signore. Chi offre trenta?" Un altro signore alza la mano ed il battitore tutto entusiasta dice: "Benissimo, laggiù. Quel signore ha offerto  trenta milioni. Chi offre quaranta?" Ci fu silenzio nella sala. Non si muoveva una mosca.
    Petrus non riusciva a capire cosa c'entrasse tutto questo con il manoscritto. Pensa di approfittare del silenzio per chiedere spiegazioni. Alza la mano: "Scusi, signore.." Il battitore lo vede: "Molto bene, bravissimo. Quaranta milioni offerti dal signore in piedi in fondo alla sala. " Chi offre di più?" Tutta la sala si volta indietro a guardare chi è che ha offerto quaranta milioni. Petrus vede che guardano verso di lui e si gira indietro. Ma indietro non c'era nessuno. Era  lui che guardavano. Ed ecco un altro signore in divisa da maggiordomo che si avvicina a Petrus. Gli sorride con un piccolo inchino. "Se mi vuol seguire…"
    Petrus lo segue e si trova in una saletta dove c'era una signora seduta ad una scrivania che con un grande sorriso gli dice: "Complimenti per il suo acquisto, signore. Si vede che lei è un intenditore. Paga con un assegno? Sono 44 milioni, perché come lei sa ai quaranta milioni va aggiunto il 10% di diritti d'asta… Ma prego si accomodi, non stia lì in piedi."
Petrus comincia a sudare. Non ha mai tartagliato, ma questa volta gli vien proprio: "Co..co..me, quaran.. quarantaqua…" Poi si riprende: "Ma io non ho comperato niente. Ma siete diventati tutti matti?" Qui interviene il maggiordomo: " Ma signore, tutti hanno visto benissimo che lei ha alzato la mano quando il battitore ha chiesto se qualcuno offriva quaranta." "Ma io ho alzato la mano per chiedere un'informazione. Volevo sapere del famoso manoscritto di cui parlava l'annuncio sul giornale. Io sono interessato a quello."
"Mi dispiace signore, ma le regole dell'asta sono regole e vengono rispettate in tutto il mondo. Non valgono scuse." E così dicendo fa un segno. Al che, due specie di giganti tutto muscoli entrano in sala e si mettono accanto a Petrus, uno di qua e l'altro di là.
Petrus capisce che deve fare buon viso a cattivo gioco. "Non importa. Mi spiace per l'equivoco. Va bene firmerò l'assegno. Per me quaranta milioni in più o in meno cosa vuole che siano. Ben altro ci vuole. Posso almeno vedere il prezioso oggetto che ho acquistato?" "Certamente, signore."
Il maggiordomo, sempre impeccabile fa un altro cenno ed un cameriere in livrea arriva con un vassoio. Sul vassoio c'è una specie di grosso quaderno. Il cameriere lo posa sulla scrivania. Il maggiordomo apre il quadernone. Era pieno di numeri scritti a penna. Numeri e numeri in colonna: "Il famoso registro delle entrate giornaliere di Paperon dei Paperoni. Uno straordinario documento. Solo un collezionista come lei poteva apprezzarlo al giusto valore."
Petrus lo sfoglia e fa finta di ammirare i numeri e la calligrafia. "Proprio la calligrafia autografa di Paperone… bene, bene." Legge qualche numero: 5 trilioni, 700 miliardi, 386 mila, 301 dollari. 37 trilioni…. Però, era ricco quel Paperone.
    Poi si rivolge alla segretaria: "Senta, siccome penso di comperare qualcos'altro all'asta, non vorrei fare due assegni. Permette che ritorni in sala. Non vorrei perdere il momento in cui verrà messo all'asta il famoso manoscritto del XIV secolo." Rivolto poi al maggiordomo: "Potrei vedere un momento il manoscritto? Vorrei accertarmi della autenticità, prima di decidere." "Prego, mi segua."
In una saletta sotto un coperchio di vetro c'è il famoso manoscritto. Petrus guarda la prima pagina. E' proprio il manoscritto del III canto dell'Inferno. Più in là si vedevano altri cofanetti di vetro. Altri manoscritti?, pensa Petrus.

    Petrus chiede dove si trova la toelette. Non vuol farsi vedere a telefonare: "Pronto, Commissario Basettoni? Sono Petrus. Cose grosse. Sono qui ad Imbersago in un finto vecchio mulino che nasconde una lussuosa casa d'asta clandestina. Ho trovato il manoscritto del canto III. Venga più in fretta che può. Io cerco di far tirare tardi."
    Se non arrivava in fretta, come se la sarebbe cavata con i 40 milioni? E quei due giganti con tutti quei muscoli come avrebbero preso la cosa? Non aveva in tasca neanche il libretto d'assegni. E poi, 40 milioni per un quaderno pieno di numeracci. Eppure, quel signore prima di lui era arrivato ad offrire trenta milioni per lo stesso quaderno. Magari era un affare comperarlo.
    Poi Petrus ritorna in sala e questa volta si guarda bene dall'alzare la mano. E lì fermo in piedi, ma c'è una mosca che gli si posa sul naso. Petrus non osa tuttavia alzare la mano per scacciarla. Proprio in quel momento il battitore dice: "Bene, abbiamo un'offerta di 200 milioni. Chi offre trecento?" Silenzio in sala. La mosca sul naso non si muove. Petrus soffia, niente. Si dimena, ma la mosca è sempre lì, ferma. Per fortuna che il battitore fa: "Nessuno offre di più ? Uno , due .. tre.. . Aggiudicato per 200 milioni al signore in prima fila." Poi colpo di martello sul tavolo.

    Ecco perché si chiamano battitori, pensa Petrus mentre finalmente può alzare la mano per liberarsi dalla mosca. Perché battono col martello sul tavolo per chiudere la gara ed aggiudicare l'oggetto a chi ha offerto di più.
    C'è ora un momento di pausa per il tè. Poi riprenderà l'asta con i preziosi manoscritti antichi. Petrus, mentre beve tè e mangia pasticcini offerti dai camerieri che girano con vassoi d'argento pensa a che trucchi tirar fuori per allungare i tempi per dar modo al commissario Basettoni di arrivare da Milano. E come si sa, il tè stimola la creatività…

    Alla ripresa dell'asta, il battitore dice. "Prego signori, molta attenzione. Abbiamo ora tre manoscritti autentici della Divina Commedia. I tre primi canti. Eccoli." Un inserviente arriva con un vassoio con sopra tre fascicoli in pergamena. Il battitore gli dice di fare un giro per la sala per far veder a tutti i tre fascicoli. Si guarda ma non si tocca. Petrus pensa: ecco cosa c'era sotto gli altri cofanetti di vetro. Addirittura tre canti. Non solo il terzo. Bel colpo quando arriva Basettoni. Ma intanto bisogna guadagnare tempo. Da Milano ad Imbersago ci vuole un'ora in macchina. Andando a tutta birra.

    Quando l'inserviente è vicino,  Petrus allunga la mano per prendere un fascicolo. "E no, signore - urla il battitore. - Ho detto che non si possono toccare. Sono troppo delicati." Petrus di rimando: " Mi volevo accertare della loro autenticità. Ho sentito delle voci che ci sono in giro dei falsi manoscritti. Dobbiamo pur essere sicuri di non venir truffati. Con tutto quello che costeranno."
    Brusio in sala. Qualcuno dice. "Certo ,certo. Vogliamo essere tranquilli." Il battitore fa l'offeso: "Ma signori, la serietà della nostra casa d'asta, dà piena garanzia." "Ma che serietà, fa Petrus. Ma se tutti sanno che gli originali sono stati rubati. Allora, delle due l'una. O sono gli originali e voi vendete cose rubate. Oppure non sono rubati, ma allora sono falsi."
In sala si alzano voci. "Certo, certo, ha ragione. Noi vogliamo gli originali."

    Evidentemente Petrus stava rompendo le uova nel paniere agli organizzatori. Fin'ora tutto era andato liscio. Poi questo rompiscatole... Ma chi è, da dove viene? Chi lo conosce? Ed intanto i due giganti muscolosi gli si avvicinano e gli si mettono a fianco. Uno di qua ed uno di là. Forse aspettano solo un segno per sollevarlo di peso e buttarlo fuori senza complimenti. Petrus guarda l'orologio. Ci vorrà ancora mezz'ora prima che arrivi il Commissario. Bisogna guadagnare altro tempo.
Petrus alza la voce per farsi sentire da tutti: "A me non interessa da dove vengono i manoscritti. Se sono stati rubati o meno. Voglio solo verificare che siano autentici. Propongo che due signori dalla sala vengano con me ed insieme al battitore esaminiamo da vicino il manoscritto. Mi sembra una proposta ragionevole." "D'accordo, d'accordo - urlano dalla sala - Esaminiamo il manoscritto."
    A questo punto il battitore deve cedere. :"Due volontari dalla sala?". Due signori si alzano e con Petrus seguono il battitore in una saletta dove ci sono i tre manoscritti su un tavolo. Petrus dice: " Il modo migliore per capire se sono gli originali o meno, basta controllare alcuni versi che contengono degli errori d'ortografia. Sappiamo che Dante, anche per ragioni di licenza poetica, ha fatto parecchi errori. I falsari nel trascrivere i manoscritti tendono a correggere gli errori. E' una cosa che viene spontanea fare."

    Tutti convengono che è una buona idea. Qualcuno suggerisce di guardare la seconda terzina del Canto I. Ecco qua:

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Sembra autentica. Ci sono due errori, esta e rinova. Vediamo ora i versi da 49 a 54:

Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,
       questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza de l’altezza.

Qui sarebbe normale per uno che copia correggere sembiava con sembrava.  Fin'ora tutto bene.  Ma Petrus, fa: "Vediamo più avanti, là dove Virgilio dice che gli farà da guida.. che terzina è? Ah, ecco qua.

Ond’io per lo tuo me’ penso e discerno
che tu mi segui, e io sarò tua guida,
e trarrotti di qui per loco etterno,

Qui un copiatore ci sarebbe certo cascato e avrebbe scritto eterno, invece di etterno.
Il battitore gongolava. "Vedete signori.. La serietà della nostra ditta è fuori discussione.."
    Petrus guarda l'orologio. E' ancora presto: "Vediamo il Canto II, quello in cui Virgilio racconta a Dante il suo incontro con Beatrice e lo sollecita ad abbandonare ogni timore per il viaggio.  Alla fine del Canto mi pare che di errori ce ne siano parecchi, là dove Dante dice che si è convinto. Ecco qua."

Tu m’hai con disiderio il cor disposto

sì al venir con le parole tue,
ch’i’ son tornato nel primo proposto.
       Or va, ch’un sol volere è d’ambedue:
tu duca, tu segnore, e tu maestro».
Così li dissi; e poi che mosso fue,
       intrai per lo cammino alto e silvestro.

"Tutto a posto mi pare - dice il battitore. - Gli errori ci sono, come potete vedere: disiderio, segnore, intrai. Siete soddisfatti? Possiamo riprendere l'asta?"
Ma le sirene della polizia non si sentono ancora. Allora Petrus dice: " Vediamo un poco anche il terzo Canto. Voglio vedere come se la sarebbero cavata dei copiatori nello scrivere a proposito degli ignavi, vissuti sanza infamia e sanza lodo, nel copiare i versi che parlano dei mosconi e vespe che l inseguono senza tregua.

Quivi sospiri, pianti e alti guai
risonavan per l’aere sanza stelle,
per ch’io al cominciar ne lagrimai.

Qui è facile resistere alla tentazione di correggere sanza. Dante lo usa tante volte invece di senza.  Ma vediamo là dove Virgilio spiega chi sono i dannati:

Questi non hanno speranza di morte
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ’nvidiosi son d’ogne altra sorte.
       Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa».

Sarebbe stato facile cadere nella trappola e scrivere ogni invece di ogne Ma vediamo più avanti. La dove Dante dice sciaurati e non sciagurati. "

Questi sciaurati, che mai non fur vivi,
erano ignudi e stimolati molto
da mosconi e da vespe ch’eran ivi.
       Elle rigavan lor di sangue il volto,
che, mischiato di lagrime, a’ lor piedi
da fastidiosi vermi era ricolto.

    "Allora, spero che ora siate convinti. Possiamo andare?" e questa volta il battitore taglia corto. Chiude il manoscritto e si avvia al banco per riprendere l'asta.
Sale  sul banco con il martello di legno in mano:"Signori, la Commissione dei quattro del pubblico ha esaminato i manoscritti e testimonia che sono autentici. Possiamo allora partire con l'asta. Chi offre un miliardo?" Un signore alza la mano. Accidenti, pensa Petrus. Ne ha dei soldi quello lì.
Ma in quel mentre si sentono delle sirene. Tutti si girano, si alzano. "Fermi tutti. Nessuno si muova."

    "Finalmente - dice Petrus stringendo la mano al Commissario Basettoni.-  Non sapevo più cosa inventare per tirare tardi. Lo sa che se non arrivava lei avrei dovuto pagare ben 44 milioni per un quaderno di conti?"
 

Caro Pietro,
        il seguito della storia è semplice. Il banditore ed altri signori della casa d'Aste sono finiti in galera. Il pubblico presente si è preso una bella paura e tutti hanno dovuto dichiarare che loro non sapevano che i manoscritti erano rubati. "Sarà",  diceva Basettoni con un sorriso ironico. Ma che poteva fare? Mica li poteva mettere tutti in galera.
I tre manoscritti sono ora al sicuro alla Biblioteca Ambrosiana. Pietro ha ricevuto i complimenti del Commissario.
Però al lavoro. Ce ne sono ancora trentuno di manoscritti da trovare!

Ciao
   Nonno Lucio

Fax no. 5)
Petrus con Speedy e Willie va alla ricerca di Bugs Bunny
ed incotra Virgilio, il poeta


15 novembre 1999
Caro Pietro,
             Adesso siamo tutti veramente preoccupati per Bugs Bunny. Non si hanno più sue notizie da 15 giorni. Petrus ha deciso di andare assieme a Speedy Gonzales, Willie Coyote e tutti gl ialtri amici a vedere là nel bosco dove c'è l'antiquario La Volpe.

    Se ti ricordi, Willie c'era già stato nel bosco ed aveva trovato uno strano antiquario che gli fece correre dietro tre bestiacce. Per fortuna nel bosco c'era un signore vestito da antico romano con una corona d'alloro in testa, come un vecchio poeta. Petrus era là che aveva poi mandato Bugs Bunny perché cercasse di capire se non fosse proprio quello strano antiquario dallo strano nome ad aver rubato il manoscritto della Divina Commedia.
    Petrus aveva scelto proprio Bugs Bunny perché con la sua aria ingenua, interessata solo alle carote, non avrebbe dovuto suscitare sospetti. Anzi gli aveva dato uno zaino pie-no di carote e se qualcuno gli avesse chiesto cosa faceva da quelle parti, lui avrebbe dovuto dire che era là per un picknick. Poi naturalmente Petrus aveva voluto che Bugs studiasse a memoria i canti della Divina Commedia, perché - dice Petrus - forse i ladri usavano i versi del poema come parola d'ordine. Infatti, hai visto che Petrus ha ragione perché quando è stato sull'Adda per trovare il manoscritto dei primi tre Canti ha dovuto risolvere degli indovinelli basati su alcuni versi del poema.
    Petrus era partito per il boschetto tre giorni fa. Mi ha telefonato stamattina che finalmente ha trovato Bugs Bunny. E' molto dimagrito, ma sta bene. Poi mi ha raccontato cosa è successo. Ecco qua.

    Arrivati vicino al bosco hanno nascosta la macchina per non farsi vedere. Sono entrati nel sentiero che porta alla casa dell'antiquario La Volpe. Dopo un poco che camminano senza far rumore, si sente un suono di sirena. Si vede che ci sono degli allarmi nascosti che avvertono che qualcuno sta arrivando. La Volpe è un tipo losco, e non vuole avere visite improvvise. Magari sta facendo qualcosa di proibito e vuole essere avvertito per tempo, per poter nascondere tutto.
Comunque Petrus con Speedy e Willie vanno avanti. Non hanno paura.
    Ma ecco che all'improvviso viene fuori da dietro un cespuglio un vecchio signore vestito con un lenzuolo come un vecchio romano. Ha una corona d'alloro in testa. Willie quando lo vede dice a Petrus che è proprio quello che aveva incontrato lui.
Quello strano signore li apostrofa con un accento romano: "Avete visto Dante? Lo sto aspettando da un parecchi giorni ormai. Mi ha dato appuntamento qui perché lo devo accompagnare a fare un giro per l'Inferno." Petrus lo guarda con un sorriso. "Ma quale Dante?", gli chiede. Ed il poeta risponde un po' seccato: "Ma come, quale Dante. Il Dante Alighieri, quello che dopo aver visitato con me l'Inferno dovrà scrivere la Divina Commedia."
    Petrus si volta verso Willie e Speedy e gli fa un segno con un dito sulla testa come per dire: "Non preoccupatevi, è un matto."  Willie, che non ha ben capito, interviene e dice: "Ma come, se quel Dante là è morto seicento anni fa." Petrus dà una gomitata nel fianco a Willie. I matti bisogna non contraddirli.
    "Lei è Virgilio, immagino", dice Petrus, al signore vestito da vecchio poeta romano. "E che non si vede, non vedi la mia corona di poeta? Solo che se il Dante non arriva, perdo poi l'autobus per tornare a casa."
Poi guarda Speedy e gli fa: "E tu moccioso, credi forse che io sia matto? Lo so anch'io che Dante è morto seicento anni fa e che la Divina Commedia l'ha già scritta. Ma adesso che si è perduto il manoscritto, la deve riscrivere di nuovo. E siccome non si ricorda quello che aveva visto all'Inferno, perché dice che sono passati troppi anni, allora dobbiamo ritornare laggiù a fare un giro."
    Petrus allora gli dice: "Ma non è meglio cercare di ritrovare il manoscritto? Guardi che noi abbiamo già trovato i primi tre Canti. Forse Dante è andato là nel castello dell'antiquario, sospettando, anche lui come noi, che sia coinvolto nel furto. Magari è là che l'aspetta. Oppure ha avuto paura delle tre bestie feroci che mi hanno detto che ci sono qui nel bosco. Visto comunque che Dante non è arrivato, perché non accompagna noi che dovremmo andare all'Inferno - e qui Petrus strizza l'occhio a Speedy - a cercare un nostro amico che da tanto tempo è entrato in questo bosco e non è più tornato?"
"Non è per caso un coniglio con le orecchie lunghe con uno zaino pieno di carote?" dice il poeta pazzo. "Proprio lui."

Caro Pietro, qui sul più bello, il telefono si è interrotto. Ho cercato di ritelefonare, ma è sempre occupato. Forse si è rotta la linea. Riproverò domani.

Ciao, buona notte.

Nonno Lucio

Fax no.6)

Virgilio aspetta Dante mentre Petrus trova tracce di carote nel bosco


16 novembre 1999
Caro Pietro,
              Finalmente sono riuscito a riprendere la telefonata con Pietro. Ecco il seguito del racconto per la ricerca di Bugs Bunny.

    Il poeta pazzo che si crede Virgilio ha visto Bugs Bunny. "Gli ho chiesto dove andava - dice il poeta - e lui ha detto che andava a fare un picnick."
Bravo Bugs Bunny, pensa Pietro. Ha risposto come gli avevo detto io."Poi, rivolto al poeta: "Perché non viene anche lei, signor Virgilio con noi? Magari incontriamo Dante."
    Così tutti vanno sul sentiero che porta al castello dell'antiquario. A un certo punto si incontra un bivio. Da una parte c'è una freccia con su scritto Antiquario La Volpe. Sull'altro c'è una freccia che dice: Per me si va.
    Il poeta dice che lui va per il sentiero che porta all'Inferno, che è quello con la freccia: per me si va. "Non posso seguirvi - dice Virgilio. -  Dante deve essere laggiù che mi aspetta. Perché non venite anche voi con me? Magari il coniglio è andato anche lui da questa parte."
    Pietro si guarda in giro e vede per terra dei pezzi di carota. Avanti ce ne sono ancora, ma tutti sul sentiero che va dall'antiquario. "No, non possiamo venire con lei, signor poeta. Bugs  Bunny è andato per di qua. Vede le tracce di carota?"
    "Peccato, - fa Virgilio - se non trovo Dante potevo andar a fare quel giro per l'Inferno con voi. Magari puoi venire tu, topolino." E così dicendo punta il dito su Speedy. "Per carità, fa Speedy. L'inferno non è mai stato un posto di mio gradimento. Non ci sono mai stato, ma mi hanno detto che ci sono i diavoli che con la pece bollente si divertono a scaldare i poveri ospiti. E poi per esser sicuri che si scaldino bene, li immergono nell'olio bollente e li avvolgono con le fiamme. Poi ho letto che sulla porta dell'Inferno ci sono scritte parole terribili:

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.

No, no, grazie, preferisco andare con Pietro dall'antiquario."

    A questo punto il poeta se ne va da solo lungo il sentiero scuotendo la testa: "Questi topi che fifoni che sono." Poi lo si sente cantare in mezzo al bosco:

Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d’ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle
      facevano un tumulto, il qual s’aggira
sempre in quell’aura sanza tempo tinta,
come la rena quando turbo spira.

"Che cosa canta?" chiede Willie a Pietro. "Se tu avessi studiato a memoria la Divina Commedia come ti avevo detto di fare lo sapresti. E' Dante che descrive quello che sente appena passata la porta dove ci sono scritte le parole "Per me si va.."  Vede tanta gente accalcarsi e lamentarsi, senza poter attraversare il fiume Acheronte, quello che porta proprio nell'Inferno."
"E perché loro non possono attraversare e gli altri sì?, chiede Speedy. "Perchè nella loro vita sono stati degli ignavi."
    Siccome sia Speedy che Willie non pare che sappiano cosa vuol dire ignavi, Pietro glie lo spiega, con le parole con cui il poeta Virgilio lo spiega a Dante:

«Questo misero modo
tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ’nfamia e sanza lodo.
       Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.
       Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli».

"Sono puniti, - spiega Pietro - perché quando erano in vita non erano interessati a nulla, non avevano mai voglia di fare niente. Dopo morti non li vogliono né all'Inferno né in Paradiso. Sono condannati ad andare e venire, avanti ed indietro per sempre, lungo il fiume Acheronte, senza né poter andare di là, né tornare indietro."
"Io non so se andrò in Paradiso od all'inferno, dice Willie, ma certo non potranno dirmi che non sono mai stato interessato a niente nella vita. Non è vero forse?" "Certo, certo, fa Speedy. Sei sempre interessato a correre dietro allo struzzo che non riesci mai a prendere. E poi, sempre a costruire quelle tue inutili macchine infernali!"
"Le mie macchine non sono inutili, e non sono infernali. Se mai sono geniali", ribatte a muso duro Willie.
"Su, basta, adesso non litigate. Ecco laggiù che si vede finalmente il castello dell'antiquario. Chissà che tipo sarà poi", dice Pietro.

    Qui di nuovo è saltato il telefono. Niente da fare. Proverò a richiamare domani per conoscere il seguito del racconto.

Ciao Pietro.

  Una stretta di mano da Nonno Lucio

Fax no. 7)
Bugs Bunny che non si trova. Petrus penetra nel castello di un antiquario e trova il cellulare di Bugs


17 novembre 1999
Caro Pietro,
                rieccomi per le notizie su Bugs Bunny. Per fortuna il telefono non è più saltato e così Petrus ha potuto finire di raccontare come sono andate le cose.

    Arrivati al castello dell'antiquario La Volpe, c'è voluto tutto il coraggio ed il sangue freddo di Petrus per non farsi intimorire dalle tre bestie di cui aveva già parlato Willie la prima volta che era entrato nel bosco. Pare che siano tre bestie finte, tre robot. Sono così ben fatte che sembrano bestie vere.  Sono evidentemente state messe lì per spaventare. Ma anche per riprodurre un poco l'atmosfera della foresta che ha attraversato Dante per andare all'Inferno.
    Pietro comincia a sospettare che anche il poeta pazzo che gira per il bosco faccia parte di una messa in scena. Fatta per invogliare i compratori a cercare proprio lì il manoscritto della Divina Commedia. Chi viene deve capire che l'antiquario la sa lunga. Quello lì si chiama La Volpe di nome, ma lo è anche di fatto. Lui sa che se crea l'atmosfera adatta può aumentare il prezzo da chiedere per i manoscritti.
Così almeno ha pensato Petrus. E con questa idea in mente ha suonato alla porta dell'antiquario. E' entrato solo con Silvestro. Gli altri sono rimasti fuori, nascosti.

    Si è presentato come un professore che veniva dall'America e che Silvestro era il suo segretario. Spiega poi cosa vuole. Parla come un americano. Ecco il discorso: "Io avere saputo dai newspapers, ..ah… voi dire giornali… essere sparito Inferno, yes, voler dire manoscritto Inferno… yes. Io allora preso aereo e venuto Italy. Io volere comperare.. grande business .. yes… pagare quanto volere in dollari.. oh, yes.. very dollari. Io arrivato, subito telefonato mio grande amico italiano coniglio, very esperto Dante e Divina Commedia. Lui me promesso trovare chi vendere manoscritto. Io aspettato coniglio albergo tre giorni, ma lui più visto. Allora io cercato, ed eccomi qua."

    La Volpe a dire il vero era un po’ sorpreso da tutto il discorso e sospettoso com'era ha chiesto: "E come ha fatto a venire qui proprio da me?"
Qui allora interviene Silvestro a spiegare che il loro amico coniglio è un gran mangiatore di carote e che mentre cammina mangia e sputa la pelle continuamente. Basta guardare per terra e si vedono tracce di carote. Non occorre avere il fiuto degli indiani d'America per seguire la traccia.
"Carrots, yes… carota dite voi,  yes … carote dappertutto. Io seguito carota fino qui. Dove essere coniglio ora?"

    L'antiquario da vecchia volpe qual'era, non pare l'avesse bevuta la storia del professore americano e sbotta: "Senta un po’, lei. Se vuol fare l'americano vada ad infinocchiare qualche altro, non venga da me. Lei sa bene che per far fesso una volpe ci vuole altro. Qui non ci sono manoscritti di nessun genere e non ci sono neanche conigli. Buongiorno."
Così dicendo mostra con la mano la direzione della porta. Ma Pietro che ora è tornato a fare l'italiano, dice: "Ah, sì, non ci sono conigli?" Si china per terra e mostra dei pezzetti di carota. "E queste chi le ha lasciate qui?" Poi si guarda in giro e vede sulla scrivania dell'antiquario il telefonino di Bugs Bunny. Sì, proprio quello fatto a forma di carota. "Ma quello è il telefonino del mio amico Bugs Bunny. Come mai si trova qui? Cosa è successo al mio amico?"
    "Quello sarebbe il coniglio suo amico? Begli amici che ha. E' entrato qui dentro come un forsennato. Si è messo a correre dappertutto. Aiuto, aiuto gridava. Se non trovo subito una carota muoio disidratato… no, anzi ha detto .. scarotato, sì proprio scarotato  ha detto. Il mio regno per una carota, gridava. Ed intanto frugava dappertutto, apriva i cassetti dei miei armadi. Fermo, fermo, gridavo io, qui c'è roba di valore, tutti pezzi di antiquariato. Ma lui niente, lui ad aprire ante, cassetti, guardava carte, rovesciava sedie e guardava se sotto c'era nascosta qualche carota. Io gridavo che qui non ci sono carote, le volpi non mangiano carote. Ma lui niente. E siccome non riuscivo ad afferrarlo ho preso il telefono ed ho telefonato alla fabbrica di carote in scatola qui vicino. Per favore, venissero subito con un sacco di carote. Ma subito. Il coniglio, quando ha sentito la telefonata, si è fermato. Una fabbrica di carote qui vicino?, ha detto. Interessante, interessante. E' saltato in cima ad un armadio ed è stato là ad aspettare. Aveva paura si vede che io lo afferrassi e lo conciassi per le feste come si meritava. Mi ci è voluto un giorno per mettere a posto tutte le carte che lui ha buttato per aria. Da lassù mi guardava con aria da filosofo, in attesa delle carote. E diceva. Il mio regno per una carota! L'imperatore Carlo Quinto dava via il suo regno per un cavallo, ma io sono un coniglio e do via il mio regno per una carota. Al che io gli ho detto. Va be'. Carlo Quinto però il regno lo aveva, ma tu brutto coniglio da strapazzo, dove l'hai il regno? Eccolo qua.  E mi mostra questo telefonino a forma di carota. Poi è arrivato quel fattorino della fabbrica con il sacco di carote. Il coniglio è saltato giù e come un razzo ha afferrato il sacco ed è volato fuori dalla porta. E mentre usciva si è voltato e mi ha lanciato il suo regno… cioè… il suo telefonino qui sulla scrivania. Devo riconoscere che è stato di parola. Da allora non l'ho più visto. Ma se lo vede lei, gli dica che il suo telefonino non funziona. Pare che non abbia pagato il canone. Begli amici che ha."

    E questa volta con determinazione l'antiquario La Volpe accompagna Pietro e Silvestro alla porta.  Pietro non fa resistenza perché ormai ha capito dove trovare Bugs Bunny.

Caro Pietro, mi chiama nonna Bruna perché è pronta la cena.
Proseguiremo il discorso domani.

Ciao,

nonno Lucio
Fax no.8)

Petrus, come un segugio, ritrova Bugs Bunny, e racce del manoscritto

18 novembre 1999
Caro Pietro,
                riprendiamo da quando Petrus era uscito dall'antiquario.

    "Seguitemi - dice Petrus a tutti gli amici usciti dal nascondiglio - andiamo da Bugs Bunny." E così dicendo si incammina verso la strada maestra.
    I nostri amici che erano rimasti fuori guardano Silvestro per sapere dove è Bugs Bunny. Silvestro alza le spalle e fa "Buh!". " Ma come, non sai niente? Ma se tu eri là dentro con Petrus" lo rimprovera Tom. Ma non c'è tempo per spiegazioni. Inoltre Silvestro non ci aveva capito molto, sopratutto non aveva capito perché Petrus sapesse dov'era Bunny. Allora Speedy si rivolge a Petrus: "Ma dove andiamo, si può sapere?" "Dopo, dopo", fa Petrus.

    Intanto passa di lì un contadino con un carretto piene di carote. Petrus gli fa: "Buon uomo, lei va alla fabbrica di carote in scatola, immagino. Mi sa dire se è lontana?" "Dopo la curva a destra, c'è una stradina. In fondo c'è la fabbrica. Ma non fabbricano carote in scatola. Fabbricano squisiti budini rosa per i golosi di tutto il mondo."

    Petrus si mette a correre verso la fabbrica. Tutti gli amici lo seguono anche loro di corsa. Ecco là, in fondo alla stradina, la fabbrica. Non era grande, ma era tutta cintata. C'era una ciminiera da cui usciva fumo bianco. Tutto intorno, profumo di carote. "Che puzzo insopportabile", fa Willie Coyote. "Sarà puzzo per te, - gli risponde Speedy Gonzales. - Sono sicuro che per il nostro amico coniglio è un profumo irresistibile. Adesso ho capito perchè Petrus ha detto di sapere dov'è Bugs Bunny. Sarà là dentro a mangiare carote." "O a sbucciarle, cari miei. Questa più che una fabbrica sembra una galera. Il cancello è chiuso e tutto intorno vi è una grande cinta. Devono produrre cose di valore e magari con un metodo segreto e non vogliono intrusi. Per ora nascondiamoci dietro quelle piante e stiamo a vedere cosa succede."

    Dopo un poco si apre il cancello ed esce un camioncino. Dietro c'erano casse di cartone. Petrus fa cenno al veloce Speedy di saltare sul camion e di leggere cosa ci fosse scritto sulle scatole. Detto fatto. Ecco il velocissimo Speedy già di ritorno. "C'è scritto superbudino caroteidoso per gourmet super golosi." " E l'indirizzo?" "Ah, l'indirizzo… Ho dimenticato di guardarlo. Niente paura. Vado e torno". Rieccolo subito dopo: "Tutte le scatole sono dirette al "Club dei Supergolosi, Castello di Gran Panna".

    "E adesso che facciamo? - fa Jerry. - Andiamo tutti al Castello di Gran Panna? E perché poi Bugs Bunny dovrebbe essere laggiù?" "Ragazzi - fa Petrus - la mia è solo un'intuizione. Prima di tutto dove ci sono carote, là è molto probabile che ci sia Bunny. Poi sospetto che ci sia qualche legame tra l'antiquario e la fabbrica dei budini e magari anche con il Club dei Supergolosi."
    E siccome i nostri amici non capivano, Petrus dice a Silvestro di raccontare quello che era successo dall'antiquario. Poi continua Petrus: "Quando l'antiquario ha detto che in due minuti è venuto un fattorino della fabbrica a portare il sacco di carote, mi sono meravigliato che quelli avessero ubbidito così rapidamente. Ci dev'essere certamente qualche legame strano tra loro. E sospetto che ci sia di mezzo il nostro manoscritto. La fabbrica fornisce budini al Club dei Supergolosi? E' un club di ricconi e non mi pare che una fabbrica di carote possa facilmente avere contatti con loro. Ma l'antiquario sì, l'antiquario lui è tutti i giorni in contatto con ricconi. Quindi…"
    Petrus si guarda in giro per vedere se gli amici hanno capito. Dalla faccia non pare proprio, ma Petrus dice che sarà tutto chiaro dopo. Ora non c'è tempo. E poi le sue sono solo ipotesi. Vedremo la realtà.

    Intanto bisogna esplorare senza dare nell'occhio quello che succede in fabbrica. E soprattutto vedere se là dentro c'è Bugs Bunny. L'incarico di esplorare viene dato a Tweety. Lui parte volando come fosse un uccellino del bosco. Da una finestra aperta vola dentro la fabbrica. Torna dopo una mezz'ora. E' tutto trafelato: "Ho visto Bugs Bunny. E' legato ad una catena in una vasca proprio sotto un tubo da cui esce dell'acqua sporca piena di quelle bucce di carota che di solito Bugs sputa mentre mangia le sue adorate carote. Quelle che lascia per la strada e che si possono seguire come traccia. Povero Bugs, è costretto a mangiarle per non morire di fame. Sono riuscito a parlargli. Gli ho detto di non preoccuparsi che lo tireremo fuori di lì. E' immerso nell'acqua sporca piena di pelle di carota ed esce solo con la testa. E proprio sulla testa va a finire il  getto dell'acqua sporca."
    Petrus si frega le mani: "Bene, bene. Tutto è chiaro ora." " Ma come bene, bene, - protestano tutti gli amici in coro - ed il povero Bunny?" "Dicevo bene perché ora so dove troveremo il manoscritto del Canto VI." "Cosa c'entra il Canto VI?"
"Se aveste studiato la Divina Commedia come vi avevo detto, razza di fannulloni, sapreste cosa c'entra. Chi si ricorda di cosa parla il Canto VI?" Scena muta. "Ho ragione o no di dire che siete dei fannulloni? Dante è sceso al terzo cerchio dell'Inferno.

Grandine grossa, acqua tinta e neve
per l’aere tenebroso si riversa;
pute la terra che questo riceve.
Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.
Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e ’l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti, ed iscoia ed isquatra.

Chi sono gli spiriti dannati su cui piove grandine e che una specie di cane a tre teste di nome Cerbero li graffia, li scuoia e li squarta? Sono i golosi. E cos'è Bugs Bunny quando pensa alle carote? E' un goloso. Ha trovato anche lui il suo Inferno. Ma niente paura, Andiamo subito a liberarlo, poi penseremo al manoscritto del Canto VI. Credo che quelli del Castello di Gran Panna ne sappiano qualcosa."

    Petrus confabula con gli amici, si mettono d'accordo su cosa fare e poi si presentano al cancello della fabbrica.
Si presentano in fila, Petrus davanti a tutti, ed hanno un'aria molto seria e professionale. Petrus suona il campanello, dice che sono del Ministero della Sanità e che vuole parlare con il direttore.
Eccolo il direttore assieme a degli altri impiegati che si precipita incontro alla commissione ministeriale. E' preoccupato:"A cosa devo la visita?"

    E qui, caro Pietro, si interrompe di nuovo la telefonata. Petrus telefonava dal telefonino e magari aveva la batteria scarica. L'ho richiamato, ma c'era la segreteria telefonica.
Aspetto che mi richiami lui.

Ciao
   Nonno Lucio

Fax no. 9)

Bugs Bunny è costretto a mangiare bucce sporche di carote


19 novembre 1999


Caro Pietro,
                Petrus ha ricaricato le batterie e mi ha ritelefonato.

    Eravamo rimasti con il direttore della fabbrica che si chiede a cosa deve la visita. Petrus spiega che hanno ricevuto lamentele sui prodotti della fabbrica, che non sarebbero genuini. Quindi devono fare una visita per verificare le condizione d'igiene delle lavorazioni e se usano prodotti di scarto. "Ma se usiamo solo carote di prima qualità. Ecco, come quel carro che sta entrando ora dal cancello. Venga a controllare."
    Petrus che con la coda dell'occhio ha visto che si tratta del contadino incontrato poco prima per la strada, dice che ora vuol visitare la fabbrica. Poi si occuperà delle carote.
Presenta intanto i suoi collaboratori al direttore. "Ecco abbiamo due topi, uno addestrato ad entrare in tutti i più piccoli ripostigli e nei buchi per cercare se ci sono rifiuti e l'altro è il più veloce topo che ci sia al mondo. Ha vinto le Olimpiadi di Toponia nel 1997. Se avvista un micio malintenzionato, in un secondo riesce a fare il giro di tutti i topi della città ed avvertirli del pericolo. Con lui non cercate di nascondere cose che non volete che vediamo, perché in un attimo avrà fatto il giro di tutta la fabbrica. Poi abbiamo un coyote che riunisce in sé il meglio delle qualità dei cani e dei lupi. Saprebbe localizzare un odore cattivo ad un miglio di distanza. Ci sono poi due gatti bravissimi a scovare ratti e pantegane, e, come si sa, i ratti abbondano dove c'è sporcizia. Infine c'è il canarino. E' un po’ la nostra mascotte. Imbattibile però a sorvegliare dall'alto quello che succede intorno."

    Il direttore si era sbiancato in volto e tremava. Anche se tutto è a posto ed uno ha la coscienza tranquilla, con queste commissioni ministeriali non si sa mai come va a finire.
    Entrano tutti in fila in fabbrica. Petrus segue i direttore e gli altri si sguinzagliano attorno. Tweety vola da Bugs Bunny ad avvertirlo di far finta di non conoscerli.
Nella fabbrica tutto sembra in regola. Le carote non sono marce, l'acqua con cui le lavano è bollente e pulita, il burro che mettono nel budino è buono. Ancora meglio la panna, come sentenzia soddisfatto Silvestro dopo averne assaggiato tre bicchieri colmi. Tre bicchieri per essere sicuro che non ci fossero trucchi e per meglio fare l'analisi. Si lecca i baffi e dice con uno schiocco della lingua: "Ottima panna". Il direttore soddisfatto guarda Petrus: "Come le dicevo tutti materiali di prima qualità."
    "Peccato che non ci sia un coniglio nella nostra squadra, - dice Petrus - altrimenti avremmo potuto avere un analisi da esperto sulle carote." Il Direttore sorride: "Per questo le posso assicurare che ai conigli le nostre carote piacciono moltissimo. Qualche giorno fa è venuto un coniglio da me a cercare lavoro. Mi ha raccontato una storia pietosa, che aveva perso la moglie e che aveva ventisette coniglietti da mantenere e che aveva impellente bisogno di lavorare e di guadagnare dei soldi. Mi sono commosso e l'ho messo subito al lavoro. Visto che i conigli di carote se ne intendono, l'ho messo a scegliere tra le carote in arrivo quelle migliori, quelle che usiamo per il nostro superbudino. Glie lo farò assaggiare, vedrà che buono. Ebbene, stia sentire cosa mi ha combinato quel coniglio che aveva tanto bisogno di lavorare."
"Sentiamo, sentiamo dice Willie", che era tornato da loro.

    "Arriva da me - racconta il direttore - uno dei nostri migliori clienti, il presidente del Club dei Golosi. Conosce questo Club?" Petrus sorride ed ammicca con aria di chi sa. "Quando viene a trovarci, lui vuole sempre fare un giro in fabbrica per vedere come funzionano le cose e che materiali usiamo. Tanto più questa volta che gli stavamo preparando un carico di superbudino per una festa che deve tenersi nel loro castello. Alla festa hanno invitato un altro club, quello dei lussuosi… no aspetti, forse non ha detto lussuosi, ma un nome simile." "Forse sarà il club dei lussuriosi?" fa Petrus. "Proprio così. Pare che debbano festeggiare attorno ad un falò dove butteranno due libri stregati che vogliono bruciare."
"Interessante",  - fa Petrus - e quando si terrebbe la festa?" "Mi pare domani sera. Come le dicevo, stavo facendo il giro per la fabbrica con il presidente del club. Arrivo là dove ci sono le carote che vengono scelte. E cosa vedo?" "Mi lasci indovinare - lo interrompe Silvestro che invece di andare in giro a contare i topi aveva seguito Petrus come fosse veramente il suo segretario - ha trovato il coniglio che mangiava carote una dopo l'altra con una velocità pazzesca e che aveva una pancia così gonfia che stava per scoppiare." "Bravo, proprio così."
"Ed allora cosa ha fatto?" chiede Willie.
"Mi sono arrabbiato moltissimo, ho afferrato il coniglio per le orecchie e l'ho sollevato in alto. Gli stavo per dare un calcio che l'avrebbe mandato a raggiungere i suoi ventisette coniglietti in un baleno, quando il presidente mi ferma. Non lo faccia, mi dice. Usi la legge del contrappasso, come ha fatto Dante con i golosi nell'inferno. Io non capivo bene né chi era Dante, né perché c'entrasse il compasso. Ma lui poi mi ha spiegato che non era compasso, ma contrappasso. La punizione deve essere il contrario di quello che ha dato gioia al peccatore. I golosi amano riempirsi la bocca di cose piacevoli, ed allora, per contrappasso, puniscili obbligandoli a riempirsi la bocca di cose spiacevoli. Abbiamo allora, su suo suggerimento, legato il coniglio proprio là dove escono le pelli sporche che scartiamo dopo aver pulito le carote e che il coniglio sputa sempre per terra mentre le mangia. Ne abbiamo trovato un bel mucchio vicino a lui, proprio qui, dove si era mangiato metà del mucchio di carote invece di scegliere le migliori come gli era stato detto di fare. Adesso ve lo faccio vedere questo campione mangia-carote."
    Così dicendo porta Petrus e Silvestro a vedere il povero Bugs Bunny. Petrus gli strizza l'occhio e fa finta di non conoscerlo. Nel frattempo tutti i nostri amici si erano ricongiunti là attorno alla vasca dove Bunny era legato ed annaffiato continuamente dal flusso di acqua sporca e pelli di carota.

    Petrus, rivolto al direttore: "Ma lei lo tiene legato come uno schiavo. Capisco la sua rabbia per via delle carote che lui le ha mangiato, ma non si può tenere uno come schiavo. Non è il mio settore ministeriale, ma sarò costretto a fare rapporto al Ministero del Lavoro." "Non si preoccupi, - fa il direttore. - Come le ho detto, io avrei agito diversamente. Ma il presidente mi ha suggerito… Anzi. Il coniglio è fortunato perché il presidente ha riconosciuto in lui un vero goloso e lo ha nominato seduta stante membro ad honorem del Club dei Golosi. Domani lo debbo liberare e mandare al Castello di Gran Panna dove sarà ospite d'onore."
"Accidenti!", esclamano in coro i nostri amici.

    Il direttore spiega allora che il presidente dei golosi dice che quello del coniglio è un esperimento. Vorranno sapere da lui come si sta dopo che è stata applicata la legge del contrappasso. Temono molto di dover subire, dopo morti, il contrappasso all'Inferno, come dice Dante. "Pare che il manoscritto che bruceranno nel falò parli proprio dell'Inferno. Se non ci sarà più il manoscritto che descrive il contrappasso, mi ha spiegato il presidente, i diavoli all'Inferno non sapranno più che castigo usare contro i golosi. Di queste cose io non ci capisco niente - fa il direttore - ma questo è quello che mi ha detto lui. E domani sera il coniglio dovrà raccontare come si sta con la bocca piena di cose che fanno schifo."

    Detto questo se ne vanno tutti. Bugs Bunny li guarda con occhi lamentosi, ma fedele alla consegna datagli da Tweety, non dice niente.

    I nostri amici lasciano il direttore tutto soddisfatto, perché la commissione ministeriale non ha trovato niente da ridire. "Glie l'avevo detto che tutto qui da noi è in regola!" Voleva fare omaggio a tutti di una cassa di budino, ma Petrus ha rifiutato. Loro non possono accettare regali. Sarebbe contrario a tutte le regole ministeriali. E se ne sono andati in fila, come erano venuti.

Pausa, caro Pietro. Gli occhi mi si chiudono. A domani.

Nonno   Lucio

Fax no.10)

Petrus e gli amici, con tuoni, fulmini e saette, recuperano altri due manoscritti


20 novembre 1999
Caro Pietro,
                penso che sarai curioso di sapere come si è poi sviluppata la cosa. E magari non sei d'accordo con Petrus che ha abbandonato là il povero Bugs Bunny immerso nell'acqua sporca coperto fino alla testa di quelle pelli di carota che di solito lui sputa. Ma Petrus non voleva rovinare la possibilità che Bugs Bunny entrasse nel famoso castello di Gran Panna ed evitare che vengano bruciati i manoscritti che sicuramente sono quelli di Dante.
    E poi, a dire la verità, una lezioncina non fa male a quell'ingordo di un coniglio che quando vede una carota non capisce più niente.

    Ma riprendiamo la nostra storia, sempre più complicata. Immagino sarai curioso di sapere come si prepareranno Petrus ed i suoi amici per recuperare i manoscritti. Tu penserai che la cosa più semplice sarebbe andare a dire tutto al Commissario Basettoni e mandare la polizia al Castello. E l'aveva pensato anche Petrus. Ma poi ha riflettuto. Se si presenta la polizia, quelli negano tutto e non si può perquisire un castello senza mandato del giudice. Per il momento non si avevano prove che i golosi avevamo i manoscritti rubati. Bisognava pensare ad una qualche furbata. E Petrus ed i suoi, quando ci si mettono, vengono fuori con certe idee… Ma stai a sentire.

    Prima di tutto, Petrus, una vota usciti dalla fabbrica di budini, ha lasciato Speedy nascosto a fare da guardia. Bisognava essere sicuri che il direttore avesse detto il vero riguardo al fatto che Bugs Bunny sarebbe stato liberato per andare al castello come ospite d'onore. Tutti gli altri si sono riuniti a casa di Petrus per studiare la strategia e la tattica per impadronirsi dei manoscritti e liberare Bugs Bunny.

    Io ho cercato di telefonare a Petrus quel giorno per sapere cosa intendessero fare. Ma lui non ha risposto al telefono. C'era un messaggio in segreteria di non disturbare che avevano un gran da fare. Per caso ho incontrato in centro Willie Coyote con un furgoncino che trasportava una lunga scala e dei grossi pacchi. L'ho incrociato ad un semaforo e gli ho chiesto dove diavolo andasse con quella roba. "Non ho tempo, non ho tempo", mi ha urlato, ed è ripartito. Starà costruendo una delle sue strane macchine. Speriamo in bene. Non mi fido molto, come sai delle macchine che costruisce il nostro super ingegnere spaziale nucleare. Per fortuna che c'è Petrus.

    Questa volta non sono stato ad aspettare che tutto fosse finito e che Petrus mi telefonasse per dirmi com'era andata. Mi sono messo una barba finta, mi sono vestito come uno straccione e sono andato a chiedere l'elemosina fuori dal cancello del castello di Gran Panna. I barboni che chiedono l'elemosina non insospettiscono. Tutti fanno gli affari loro e non guardano il barbone seduto con un cartello che dice  FATE LA CARITÀ. Mi sono accorto che Petrus e gli amici erano già arrivati e si erano nascosti lungo l'alto muro di cinta. Willie Coyote aiutato dagli altri ha montato delle scale contro un grosso albero e sono saliti con delle specie di casse. Non riuscivo a capire cosa fossero. Chissà cosa avevano intenzione di fare.

    Loro non mi hanno riconosciuto ed io ho fatto finta di niente.

    Io avevo portato un cannocchiale per poter guardare attraverso il cancello cosa succedeva nel castello. Non un binocolo, ma un cannocchiale di quelli lunghi ad un solo tubo, come usavano una volta in Marina. Lo avevo infilato dentro un filone di pane. Sembrava che stessi mangiando il pane ed invece guardo tutto con il cannocchiale attraverso un buco nel filone. Nessuno si è insospettito di nulla ed io ho potuto vedere tutto.

    Ad un certo punto nel pomeriggio arriva un'auto lunga e di lusso. Sai, una di quelle limousine che si vedono nei film americani che usano i grandi signori o i gangster. La macchina entra nel cancello e sai chi esce accolto con un inchino da un maggiordomo? Sì. proprio lui, Bugs Bunny. Lo avevano lavato ed aveva il pelo liscio e splendente. Dalla porta del castello escono due signori che lo accolgono con una grande stretta di mano ed una pacca sulle spalle. Il nostro amico sembrava un po’ ubriaco. Dondolava dalla contentezza o forse aveva proprio bevuto. Un cameriere in livrea va loro incontro con un vassoio d'argento. Con il cannocchiale ho visto che sul vassoio c'erano delle bellissime carote e dei babà. Bugs Bunny naturalmente prende le carote, mentre i due signori il babà.  Non per niente erano del Club dei Golosi che di solito sono anche buongustai. Il babà, ti assicuro che è buono a tutte le ore del giorno. Buonissimo poi di pomeriggio.

    Dopo un poco da quando erano entrati nel castello ho visto Bugs Bunny uscire su un balcone e guardare in alto. Mi pare di aver visto una macchiolina gialla che volava nel cielo verso di lui. Che fosse Tweety mandato da Petrus per mettersi d'accordo con Bugs su come comportarsi? Col cannocchiale vedevo chiaramente Bunny che faceva dei grossi movimenti con la testa come per dire, sì sì ho capito.

    Subito dopo cominciano ad arrivare un sacco di auto. Entrano ne parco del castello e escono signori e signore tutti eleganti. Forse erano i soci del Club dei Lussuriosi invitati alla riunione. Guardando bene, ho riconosciuto Mr. Porky con signora. Mi sembra che sia lui il presidente di questo club. E poi arrivata una figura femminile alta e magrissima che sembrava un bastone. Una specie di grande insetto. Ho guardato bene e mi pare proprio che fosse una mantide religiosa. Sai quella che mangia il marito dopo la prima notte di nozze. I lussuriosi secondo Dante sono quelli che peccano per troppo amore. E la mantide di amore per il marito ne deve avere tanto, se poi se lo mangia. Se non fa parte lei del club, chi ne dovrebbe far parte?

    Per un po’ non si è visto più niente. Erano tutti dentro il castello, probabilmente a sentire da Bugs Bunny come funziona la legge del contrappasso. Poi sono usciti dei camerieri  con della legna che hanno accatastato in mezzo al giardino. Ecco, ho pensato, si preparano a fare il falò per bruciare i manoscritti, che secondo loro menano gramo. Infatti fanno vedere cosa succederà ai lussuriosi ed ai golosi quando saranno andati dritti filati all'Inferno.

    Ecco ora che tutti escono fuori nel giardino. I camerieri danno fuoco al falò. Su un tavolo si vedono due leggii su cui ci stanno due specie di quaderni. Con il cannocchiale non riesco a vedere se sono proprio i manoscritti. Ma lo saranno sicuramente. Vedo Bugs Bunny proprio vicino al tavolo. Forse è pronto a prenderli ed a filare. Saranno queste le istruzioni avute da Petrus.

    C'è qualcuno che fa un discorso. Non posso sentire quello che dice. Vedo però che i presenti ogni tanto battono le mani. Intanto hanno acceso i falò. Il tempo che era bello fino ad allora, sta cambiando. Si avvicinano nubi nere. Tira un forte vento. Sembra ora che abbiano fretta di bruciare i manoscritti. Qualcuno si avvicina al tavolo per prenderli. Ma in quel mentre si sente una voce venire dal cielo.

State attenti o peccatori. Andrete tutti all'Inferno.
Lasciate ogni speranza o voi che entrate.

La voce era terribile e cavernosa. Anzi le voci erano due, si alternavano. Una voce recitava dei versi di Dante. E l'altra diceva che sarebbe toccato proprio a loro quello che Dante aveva trovato nell'inferno.

Andrete tutti all'Inferno e la sarete dannati.
Ricordatevi che incontrerete Minosse
il cane dalla lunga coda che la  arrotola tante volte
quanti sono i cerchi che dovrete scendere.

Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:
         essamina le colpe ne l’intrata;
                       giudica e manda secondo ch’avvinghia.

Andrete al secondo cerchio e là troverete

La bufera infernal, che mai non resta,
               mena li spirti con la sua rapina;
                  voltando e percotendo li molesta.

E per voi golosi, Minasse arrotolerà la coda tre volte
e finirete nel terzo cerchio. Lì troverete Cerbero il cane a tre teste.

Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
                       e ’l ventre largo, e unghiate le mani;
                       graffia li spirti, ed iscoia ed isquatra.

E sarete travolti e sommersi dalla grandine

Grandine grossa, acqua tinta e neve
                       per l’aere tenebroso si riversa;

Tutti guardavano in cielo che nel frattempo era diventato proprio nero. C'è un grosso lampo che sembra volre finire sul falò, seguito da un tuono che fa tremare la terra. Tutti fuggono spaventati. Ma non Bugs Bunny che approfitta della confusione per afferrare i due manoscritti e filare fuori dal cancello.

    Come per incanto cessa la voce dal cielo ed anche i lampi. Solo il cielo rimane nero. Bugs Bunny gira dietro il muro del giardino del castello e gli va incontro Petrus.
Si sente la sirena della polizia. Si vede Petrus andare incontro al Commissario Basettoni e consegnarli i due manoscritti. Basettoni entra ora nel castello. Dopo un poco esce con due ammanettati. Uno era Mr. Porky il presidente del club dei Lussuriosi, e l'altro sarà stato il presidente del Club dei Golosi.

    Io vado a trovare i nostri amici. Wiilie Coyote stava facendo scendere dall'albero due grossi altoparlanti. Speedy si divertiva con un laser a fare ancora dei lampi i cielo. Silvestro e Tom stavano buttando acqua su un bidone da cui usciva ancora un fumo nerissimo.

Caro Pietro, che li ferma più questi nostri amici? Si sono messi anche a fare i temporali. Le nuvole nere ed i lampi.

Ciao, vado a sentire da Petrus i dettagli.

   Nonno Lucio