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Fondazione
Genitori per l'Autismo
Progetto Cascina Rossago |
Il
Progetto Cascina Rossago |
Il progetto nasce dalla considerazione che
per un soggetto con autismo, qual è la diagnosi dell’utente,
la difficoltà nello sviluppo di normali attitudini comunicative
e sociali, nucleo profondo del disturbo, è per tutta la vita.
A fronte di questa premessa, Cascina
Rossago, realizzata dalla Fondazione Genitori per l’Autismo in
stretta collaborazione con il Laboratorio Autismo del
Dipartimento di Scienze Sanitarie Applicate e Psicomportamentali
dell’Università di Pavia, sul modello delle farm communities,
proposto così per la prima volta in Italia, si pone come un
possibile contesto di “vita” adulta pensato e “tarato”
avendo come imprescindibile fulcro di attenzione le
caratteristiche di un giovane adulto con autismo,
Nell’ottica
sopra evidenziata, Cascina Rossago propone un contesto di vita
dove lavoro agricolo, attività terapeutiche e riabilitative,
spazi e tempi del vivere quotidiano non risultino dimensioni
astratte e separate, ma possano costituire una realtà di
esistenza e di cura globale. In questa prospettiva, risulta
fondamentale il contesto agricolo: un contesto, a differenza di
quello cittadino (per la maggior parte delle persone con
autismo, fonte continua di iperstimolazione, stress, confusione,
umiliazione, ulteriore isolamento) stabile, organizzato,
semplice e ricco di situazioni e stimoli significativi, con
inserimenti in un arco assai differenziato di attività
lavorative. L’agricoltura, infatti, offre un ampio ventaglio
di attività semplici, lineari, concrete e tangibili, senza
artefatti né astrazioni, delle quali egli può facilmente
capirne il significato, la funzionalità, le dinamiche ed il
processo realizzativo. In tale ambito può essere posto nella
condizione di comprendere il significato di assunzione di
responsabilità, pur piccole che siano, e di soddisfazione
dell’attività lavorativa, per il buon svolgimento del quale
comprende l’utilità, con ricadute positive in termini di
autostima e nel rispetto del ruolo che il lavoro
“normalmente” assume all’interno di una prospettiva di
vita adulta. Una posizione fondamentale, nel nuovo contesto di
vita che si propone, è assunta dal sistema di vita della
comunità stessa e dall’educazione al vivere quotidiano. La
coerenza, la stabilità, la fermezza e nello stesso tempo
l’affettuosa tolleranza dell’atmosfera comunitaria unite
all’assunzione di un ruolo, alla responsabilità di un
compito, anche se semplice, sono tutti fattori che
contribuiscono ad intaccare quel pesante muro di isolamento che
costituisce la caratteristica fondamentale dell’autismo.
A fini riabilitativi e di valorizzazione
delle abilità sono inoltre previsti laboratori di falegnameria,
botanica, informatica, musica, modellazione, mosaico, pittura,
sport. Le attività svolte, la scelta delle tecniche e dei
materiali si informano a principi coerenti con le
caratteristiche e le aspettative di persone adulte con autismo:
progettualità, funzionalità, concretezza, evidenza, linearità,
qualità, coerenza, gradualità, modularità, sicurezza.
Fondamentale
è anche la valorizzazione del tempo libero sia come momento di
libera espressione, di “stacco” dall’attività
strettamente intesa sia come possibilità di apprendimento,
integrazione, socializzazione e valorizzazione e sviluppo di
eventuali abilità. Il contesto naturale si presta ad attività
all’aria aperta (trekking). Non lontani sono centri sportivi
ed un agriturismo con i quali sono attivi contatti e
collaborazioni.
Accanto ed insieme al lavoro agricolo, al
sistema di vita in comunità, l’educazione al vivere
quotidiano, le attività di svago svolte in gruppo, le attività
di scambio con i centri abitati circostanti (acquisto e vendita
di prodotti, ma anche attività di tempo libero) costituiscono
il nucleo del progetto su cui fondare interventi, sempre
centrati sul disturbo della comunicazione e dell’interazione
sociale, di riabilitazione, di valorizzazione delle abilità e
dei suoi “isolotti di capacità”.
In questo senso, si propone un possibile
nuovo contesto di vita in cui auspicare una diminuzione di
comportamenti sociali inadeguati, garantendo una maggior
integrabilità di stress ed emozioni, e di comportamenti
problematici, ad oggi improntati all’autolesionismo o crisi di
agitazioni psicomotorie sempre in relazione a sovrastimolazione
di varia origine (confusione, dolore, rumore). L’inserimento
in ambiente adatto ed il sostegno di personale professionalmente
specializzato offrono all’utente la possibilità di sviluppare
le sue capacità anche in relazione agli aspetti di
autosufficienza ed autonomia.
Infatti, le attività evidenziate,
apparentemente naturali, sono organizzate in un insieme preciso
e sempre in modo assistito e tecnicamente supportato, affinché
abbiano le caratteristiche di costanza, coerenza, chiarezza e
gradualità necessarie al benessere di costituiscono una
preziosa opportunità ed uno strumento di integrazione grazie
anche alla facilità di rapporto con le vicine piccole comunità
locali. Il difficile processo di integrazione può essere
aiutato non solo dall’interno, ma anche dall’esterno. In
collaborazione con le autorità locali si organizzano occasioni
di incontro con la popolazione, in modo da superare con la
massima gradualità disagio e diffidenza che possono essere
inizialmente presenti. In questo senso, come evidenziato da
studi e da visite in luogo nelle farm-communities europee da
parte dei referenti della Fondazione e del Laboratorio Autismo,
l’esperienza delle comunità agricolo-residenziali risulta
essere un’importante esperienza di integrazione attuata ed
attivata nella pratica più concreta
Cascina Rossago, come evidenziato, vuole
essere luogo e tempo di connessione costante tra cura delle
abilità, dimensione tecnica, progetto esistenziale e contesto
di vita, in situazione aperta agli scambi con l'esterno, come
nella tradizione delle "cascine. In sintesi: un luogo di
coerenza in cui sostenere e facilitare nei soggetti con autismo,
lo sviluppo al massimo grado possibile di potenzialità di
autonomia, di umanità, di capacità lavorative, di
comunicazione e di integrazione con il contesto sociale,
attivando, l’acquisizione progressiva di una indipendenza
dalla famiglia, come tutti gli "adulti", in vista
dell' "oltre di noi" e poi del "dopo di
noi", che comunque verrà.
Si delinea così, in modo contestuale e
rispettoso della singola realtà individuale e familiare di un
percorso di sostegno idoneo a garantire sia l’inserimento e
l’integrazione dell’utente stesso all’interno di un
contesto di vita nuovo, sia l’elaborazione da parte della sua
famiglia di un “vuoto” che si viene a creare con il
distacco, seppur non definitivo, ma mai stato così prolungato
ed intenso, del figlio. Tale evento viene proposto, sia
all’utente che ai familiari, come elemento di crescita verso
l’adultità, verso la graduale acquisizione di uno stato
psico-fisico e sociale che richiede un passaggio, seppur
temporaneo e sperimentale, verso un nuovo modello di vita e di
residenzialità. In questo senso, la proposta non è costruire
un’alternativa od un duplicato della vita familiare, bensì
sostenere l’utente in un percorso verso una nuova realtà di
vita, sostenuta e condivisa dai familiari stessi, che rimangono
sempre referenti e competenti assoluti. Non si tratta quindi di
uno sradicamento, di una separazione, ma di una graduale
transizione ad una realtà maggiormente rispondente ai maturati
fabbisogni sia dell’utente che dei suoi familiari.
Con la consapevolezza della delicatezza e
della crucialità che tale cambiamento di vita ha ed implica sia
per l’utente che per i suoi familiari, si individuano una
serie di azioni di sostegno e di accompagnamento, orientate
all’intero nucleo familiare, articolate in tre fasi temporali.
1
“Verso Cascina Rossago”
Durante la fase che precede l’inserimento
di Cascina Rossago, sono attivate una serie di azioni con
l’obiettivo di garantire gradualità nel passaggio, di
sostenere il forte e crescente carico di ansia legato a tale
evento, di acquisire e scambiare tutti gli elementi che
permetteranno il miglior soggiorno possibile nella nuova
struttura residenziale ed un sostenibile distacco. Si tratta
infatti di un insieme di azioni che avvicinano l’utente e la
sua famiglia a Cascina Rossago, intesa come progetto di nuova
residenzialità e come contesto concreto di vita, rendendo
entrambi partecipi della realtà che li aspetterà. In questo
senso sono attivati, in modo periodico e sistematico,
sopraluoghi presso la struttura e colloqui tra i genitori ed il
responsabile scientifico di Cascina Rossago. All’interno di
questi momenti sono definiti molteplici elementi:
si illustrano e si precisano
tutti gli aspetti sia di natura più progettuale che di natura
strettamente operativa, di Cascina Rossago;
si definiscono le linee operative
e progettuali dell’intervento educativo e riabilitativo che
verrà proposto, ricordando che non si tratta di una proposta
parziale, tecnica ed artificiale”, bensì di un modello
completo di vita concreta;
si definisce il progetto di
inserimento graduale, sia individuando i “connettori”,
ovvero quei soggetti, che secondo modalità e tempi definiti, lo
accompagneranno nel periodo iniziale di soggiorno, sia
predisponendo il calendario di inserimento. L’inserimento,
nelle sue fasi iniziali, non necessariamente prevede il
soggiorno continuo di Cascina Rossago. È possibile infatti
valutare, nel garantire un approccio che sia graduale,
rispettoso ed il meno traumatico possibile, l’eventualità di
rientri a casa per periodi sempre più brevi ed a distanza che
va via via aumentando nel tempo. Nella medesima prospettiva è
possibile prevedere, oltre alla disponibilità dei soggetti
“connettori”, anche la compresenza dei genitori, sempre con
tempi e modalità predefinite;
si valutano aspetti motivazionali
ed portati emotivi della famiglia, per poter definire un
opportuno piano di sostegno una volta che l’utente inizierà
la sua nuova esperienza residenziale e di vita lontano dal
contesto abituale;
si provvede ad allestire gli
spazi che saranno dell’utente (arredi della stanza) e a dotare
Cascina Rossago di tutti quegli elementi che possano risultare a
lui familiari e di gradimento;
si raccolgono, dando sistematicità
tutti i dati e le informazioni funzionali a garantire
l’attivazione di contesti, interventi e supporti idonei e
rispettosi sia delle caratteristiche dell’utente che dei
percorsi riabilitativi ad oggi attuati per garantirne continuità.
Tale azione richiede uno scambio, oltre che con i genitori, con
i referenti di servizio o con il personale educativo –
rapporto che verrà mantenuto anche successivamente - che hanno
a vario titolo seguito il ragazzo prima dell’inserimento a
Cascina Rossago.
si crea una prima connessione tra
il personale educativo che sarà referente dell’ospite a
Cascina Rossago. Si presentano dunque ai genitori gli educatori,
garantendo possibilità di scambio di informazioni e portati
emotivi. Gli educatori attivano inoltre un percorso di
conoscenza reciproca con l’utente in modo da porre le prime
basi relazionali che risulteranno di fondamentale supporto al
momento del distacco. Gli educatori definiscono con l’utente
un “piano di avvicinamento” concreto a Cascina Rossago,
condividendo con l’ospite ed i suoi familiari momenti di
visita – soprattutto durante i week-end - a Cascina Rossago ed
occasioni per simbolizzare l’inizio di un cammino (quali
potrebbero essere interrare insieme una piantina, di cui sia
possibile seguirne la graduale crescita ad ogni sopraluogo o
definire dei rituali ripresi ad ogni incontro)
si prevedono, con la supervisione
del referente scientifico di Cascina Rossago, gruppi di
auto-aiuto aperti a tutti i genitori che vedono sempre più
avvicinarsi il momento del distacco dal loro figlio.
Condivisione di vissuti, esperienze e progetti, ansie e speranze
possono offrire un ulteriore elemento di forza ed attivare
dinamiche interne di sostegno reciproco.
2
A Cascina Rossago: l’integrazione
In tale fase si dà concretezza a tutti gli
accorgimenti ed interventi predisposti nella fase precedente. In
particolare, secondo linee progettuali predefinite,
costantemente soggette a valutazione e revisione, in funzione
degli elementi emergenti di giorno in giorno, si attua un
integrazione graduale nel nuovo contesto di vita. Si individuano
quelle particolari combinazioni tra spazio, tempo ed attività
che da un lato garantiscano continuità con precedenti ambienti
ed esperienze di vita dell’utente e che, dall’altro,
attivino percorsi di autostima e fiducia relazionale. In questo
senso particolare attenzione viene posta sia alla scelta delle
particolari attività di laboratorio e all’aria aperta da
proporre sia alle nuove dinamiche di gruppo di tutti gli ospiti
che si possono verificare nella vita di comunità con il suo
arrivo. In questo momento risulta fondamentale la presenza
attiva di persone che conoscano l’ospite, nella loro funzione
di contenimento e di rassicurazione e di connessione tra la
realtà che ha sempre vissuto e quella ora proposta per la prima
volta. Il loro intervento è tanto prezioso quanto programmato
per “sfumare” gradualmente, con il contestuale crescere
dell’intervento e della presenza del nuovo personale educativo
che sarà con il soggetto nel suo soggiorno a Cascina Rossago.
Oggetto di valutazione sono anche i tempi ed i modi in cui si è
previsto che la presenza dell’utente si faccia sempre più
assidua presso la struttura, prestando particolare attenzione
sia ai suoi comportamenti e portati emozionali che ai vissuti
riferiti dai suoi genitori in occasione di ogni rientro dopo un
periodo di ritorno a casa
In questa fase, si fa ancora più
consistente e critico l’intervento di supporto a favore della
famiglia, facilitato dall’eventuale presenza degli stessi,
secondo modalità e tempi definiti, a Cascina Rossago. Tale
condivisione di esperienza diretta permette infatti di dar
concretezza allo scambio di informazioni ed emozioni, oltre che
acquisire consapevolezza e compartecipazione al nuovo modello di
vita proposto. Mantengono comunque periodicità e sistematicità,
e si sostanziano sempre più come luoghi di elaborazione e
condivisione di ansia ed aspetttative, sia i colloqui di
valutazione tra il referente scientifico ed i genitori (che
possono prevedere anche la presenza del personale educativo),
sia i gruppi di auto-aiuto tra genitori. Si prevedono inoltre
incontri supervisionati di scambio e valutazione tra i soggetti
connettori e gli educatori di Cascina Rossago
3
A Cascina Rossago: l’inizio
dell’esperienza residenziale
Tale fase prende avvio con la valutazione
della capacità e maturità dell’utente di vivere nel contesto
di Cascina Rossago, senza la necessaria presenza fisica di
soggetti di connessione. La possibile dipartita dei
“connettori”, la cessazione dell’eventuale presenza attiva
dei genitori, l’assunzione della titolarità educativa e
riabilitativa da parte del referente e del personale di Cascina
Rossago segnano l’avvenuta integrazione nel suo nuovo contesto
di vita e l’avvio della sua esperienza residenziale lontano
dalla famiglia, ma non per questa separata ed isolata dalla
stessa.
In questa fase, lavoro agricolo, sistema di
vita in comunità, educazione al vivere quotidiano, attività di
tempo libero svolte in gruppo e le attività di scambio con i
centri abitati circostanti possono iniziare a costituire,
secondo modalità e tempi calibrati sulle caratteristiche di
ogni utente, il nucleo del suo nuovo progetto di vita
all’interno del quale strutturare interventi riabilitativi ed
educativi di valorizzazione delle sue risorse e potenzialità e
di integrazione sociale. D’altra parte, a fronte del suo nuovo
impegno di vita, risulta fondamentale consolidare l’intervento
di sostegno a favore dei suoi genitori, cui, conclusosi il loro
apporto all’inserimento del figlio nella nuova realtà, si
prospetta al ritorno a casa un difficile “vuoto” di vita,
fatto di ritmi, pensieri, attività, impegni condivisi con e per
il figlio che ora non ci sono più. Dentro questo vuoto,
oltre all’ansia per chi è lontano, può emergere una
sensazione di complicità dall’aver partecipato
all’allontanamento del figlio, non certo definitivo, però,
forse, troppo anticipato e procrastinabile nel tempo. Tali
elementi non possono che essere oggetto di elaborazione
all’interno di un attento e rispettoso piano di sostegno
orientato a fare emergere con i dovuti tempi, tutti gli elementi
ed i vissuti connessi all’aver assunto, per il proprio figlio
e per sé, la scelta di sperimentare una condizione di vita
adulta. Oggetto di costante valutazione e monitoraggio risulta
quindi essere la qualità di vita dei genitori percepita dopo
l’inserimento del figlio a Cascina Rossago e la possibilità
di mantenere comunque attiva la connessione con il contesto
originario dell’ospite.
In tutti gli aspetti sopra delineati
risulta fondamentale sostenere la continuità di partecipazione
ai gruppi di auto-aiuto ed ad altri iniziative attivate.
Si ritiene che le linee progettuali ed
operative e le azioni individuate nelle fasi di distacco dalla
famiglia rendano il progetto Cascina Rossago una esperienza
proponibile di forte crescita individuale e sociale sia del
disabile che della sua famiglia.
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