<<< Teatro di Rivista

Visiona tutti i collegamenti alle news

Altre news di Sabina Guzzanti: Vilipendio al Papa?

Altre news di Sabina Guzzanti

4  aprile 2004 17  novembre 2003

14  novembre 2003

26  giugno 2003

18  luglio 2002

5 luglio 2002

19 giugno 2002

7 maggio 2002

30 dicembre 2002

Locandina "Recital"

FuoriOnda Raiot
 

 

l direttore Ruffini aveva deciso la sospensione
del programma, poi è intervenuta l'Annunziata
Guzzanti, va in onda
la farsa dell'equivoco
di SEBASTIANO MESSINA

 
Sabina Guzzanti
Sabina Guzzanti
UN bravo autore satirico riuscirebbe a ricavare un magnifico spettacolo dal pasticciaccio sviluppatosi attorno all'esordio (prima annunciato, poi cancellato, poi confermato) del nuovo programma di Sabina Guzzanti. Un concitato gioco delle parti nel quale il fantasma della censura berlusconiana - e dunque dell'intolleranza del potere - è riuscito a far litigare furiosamente il direttore di RaiTre e la più brava imitatrice di Berlusconi e D'Alema.

Ha spinto gli autori di Raiot a mettere in piedi una rivolta pubblica contro chi aveva commissionato il programma e ha posto all'ordine del giorno i poteri dell'unico responsabile di rete non filogovernativo. Tutto questo senza che né il presidente del Consiglio né il direttore generale della Rai avessero alzato il telefono per intervenire.

Questa surreale commedia dell'assurdo è cominciata quando Paolo Ruffini, direttore di RaiTre, ha chiesto agli autori di Raiot, di rinviare di una settimana l'esordio del programma. Ruffini poneva "un problema di opportunità", alla vigilia dei funerali di Stato per i caduti di Nassiriya, per il lancio di una trasmissione satirica. Ma sollevava anche - senza ipocrisia - la questione della compatibilità di "alcuni momenti del programma" con la "sobrietà" di RaiTre. L'annuncio che la prima puntata sarebbe slittata di una settimana ha provocato l'immediata sollevazione di tutti i responsabili di Raiot, dal capostruttura che gli rinfacciava "un atto censorio che chiude la satira in Rai" fino alla protagonista, Sabina Guzzanti, che invocava addirittura una rivolta popolare contro un simile "atto gravissimo e intollerabile per la democrazia", con immediata conferenza stampa in teatro e infuocati annunci di cause civili.

Nessuno di loro voleva credere, conoscendo Ruffini, che si trattasse davvero di una sua decisione. Non poteva non essere un ordine di Berlusconi. Era stato di certo il Cavaliere a censurare la Guzzanti, che infatti spiegava ai giornalisti: "È come nello spot dove faccio Berlusconi e dico: "Ma chi ve l'ha detto che va in onda? Col cavolo che va in onda!"". Poi l'epilogo, con il direttore di RaiTre che sblocca la trasmissione e pone il problema del rapporto tra l'autonomia della satira e i suoi poteri.

Un bel pasticcio, come si vede, dal quale non esce bene nessuno. Ruffini ha evitato in zona Cesarini un'immeritata iscrizione all'albo dei censori, ma quei problemi che oggi mette sul tavolo forse avrebbe fatto bene a considerarli nel momento in cui ingaggiò - con scelta felice e coraggiosa - la Guzzanti, invece di accorgersi all'ultimo momento della inevitabile discrepanza tra la "sobrietà" della rete e la non imbrigliabile vis satirica dell'attrice. Gli autori e la protagonista hanno ceduto precipitosamente alla tentazione di dimostrare al mondo (con un intempestivo pathos rivoluzionario) che la realtà si adeguava alla satira, e il Berlusconi in carne e ossa faceva esattamente quello che loro gli facevano dire nella parodia televisiva, censurando proprio la sfida alla censura.

L'amara verità che ci rivela questa inverosimile commedia degli equivoci è purtroppo meno banale ma più inquietante. Ed è che nella Rai berlusconiana - presidiata da un direttore generale che interpreta alla perfezione il ruolo di guardiano dell'ortodossia mediatica - è diventata un'impresa temeraria, assai difficile e spesso impossibile mandare in onda un programma che vada al di là delle colonne d'Ercole di Porta a porta: la satira sul potere è diventata una merce che scotta, e chi prova a maneggiarla prima o poi si brucia le dita.

( 17 novembre 2003

Quasi sessanta minuti di show nell'esordio della Guzzanti
Tra le nuove maschere Lucia Annunziata e Barbara Palombelli
Da Berlusconi a Bruno Vespa
le battute di "Sabina-Kill Bill"
Ottimi gli ascolti: quasi due milioni di spettatori

 
Sabina Guzzanti - Lucia Annunziata
La Guzzanti nei panni di Lucia Annunziata
ROMA - Quasi un'ora di battute al vetriolo. Contro Berlusconi, ma anche D'Alema, Lucia Annunziata, Bruno Vespa, Barbara Palombelli. Parole che tagliano come fendenti dietro le sue maschere, così surreali, così somiglianti all'originale. E' la prima puntata della trasmissione "che non doveva andare in onda". Sono i quasi 60 minuti di Raiot, quasi un one man show della Guzzanti.

Un debutto che ha registrato ottimi ascolti: in onda dalle 23.27 su RaiTre, è stato visto in media da 1.834.000 telespettatori con il 18.37% di share, ottenendo picchi del 25% e di oltre 2 milioni di spettatori. Un risultato che ha portato RaiTre, dopo la mezzanotte, a diventare prima rete nazionale per oltre mezz'ora.

Nell'ordine: Sabina Guzzanti - Uma Thurman, con
tanto di spada insanguinata, spiega che "tocca ai comici dire le cose serie... d'altra parte quando c'è un presidente del Consiglio che racconta barzellette..."; e poi Sabina-Annunziata (il presidente di garanzia che non conta un accidente), Sabina-Vespa, Sabina-Palombelli (che riporta il dibattito vicino alla gente denunciando gli alti affitti delle ville di Sabaudia), un accenno al classico Sabina-D'Alema, Sabina-Berlusconi (che parla a reti unificate seduto a una scrivania che naviga tra tele preziose e mucchi di oggetti d'oro e d'argento).

Tra una maschera e l'altra Sabina-Kill Bill spiega che l'Italia è al 53simo posto della classifica sulla libertà d'informazione. "Nei Tg non l'avete sentito? D'altra parte se l'aveste sentito non saremmo al 53esimo posto". Ancora, Sabina con la spada in mano ricostruisce la storia politica di Berlusconi - dall'amicizia con Craxi all'appartenenza alla P2 - e quella delle sue televisioni - dalla legge Mammì alla sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito che Retequattro deve andare sul satellite, al Ddl Gasparri fatto per salvarla. Poi la tabella sulla distribuzione pubblicitaria tra giornali, Rai e Mediaset la cui quest'ultima risulta fortemente avvantaggiata.

Nessun accenno (d'altra parte la trasmissione non era in diretta) al giallo del pomeriggio sulla censura della trasmissione. "Ci vediamo domenica prossima, forse" ha chiuso Sabina e poi un Riondino-Apicella che canta una canzone con le parole scritte da "Isso".

( 17 novembre 2003 )

Il gruppo di Cologno Monzese denuncia per diffamazione
il programma di Sabina Guzzanti: "Bugie lesive per l'azienda"
Mediaset querela Raiot
"Uno show di menzogne"
Cattaneo chiede la cassetta e convoca il direttore di RaiTre

 
Sabina Guzzanti - Berlusconi
La Guzzanti-Berlusconi
ROMA - A due milioni di italiani è piaciuta. A Mediaset no, tanto che l'ha citata in giudizio per diffamazione. Ha visto, in extremis, la luce del video da poche ore ma la travagliata nuova trasmissione di Sabina Guzzanti, Raiot, andata in onda ieri sera su RaiTre dopo un giallo di ordini e contrordini, si è già beccata una citazione per diffamazione dal gruppo di Cologno Monzese.

Mediaset infatti ha dato mandato ai propri legali di "avviare azioni giudiziarie nelle sedi competenti nei confronti di Rai e dei responsabili del programma di RaiTre". "Nel corso del programma - spiega una nota del gruppo - sono state pronunciate menzogne e insinuazioni gravissime contro Mediaset, contrarie alla verità dei fatti e di conseguenza lesive dell'onorabilità di una società quotata in borsa". Lesione "aggravata dal fatto che la diffamazione contro Mediaset provenga da un programma trasmesso da una sua diretta concorrente".

Ieri sera una Guzzanti in versione samurai ha infilzato con battute al vetriolo un po' tutti, da Berlusconi a D'Alema, da Vespa a Barbara Palombelli, passando per un'esilarante presidente di garanzia Rai "che non conta un accidente" Lucia Annunziata. Ma l'indice di Mediaset punta dritto a quello spazio informativo, fatto di tabelle e grafici, che Raiot ha dedicato a un anno infernale per la pubblicità su giornali e tv. Sorpresa: mentre un po' tutti hanno perso, l'unica a guadagnare è stata Mediaset, con aumenti degli investimenti da parte dei maggiori inserzionisti. Certo non deve essere piaciuta neanche la ricostruzione della storia delle televisioni del premier, dalla legge Mammì alla sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito che Retequattro deve andare sul satellite, al ddl Gasparri.


La querela di Mediaset certamente getterà benzina su un fuoco di polemiche scoppiate con preoccupante anticipo rispetto ai fatti. Ieri pomeriggio, poche ore prima della messa in onda, il direttore di RaiTre Paolo Ruffini che inaspettatamente cancella il programma, poi fa marcia indietro, anche grazie alla mediazione dell'Annunziata.

Raiot va, e va benissimo: 18,37% di share (in media 1.834.000 spettatori) con punte del 25% (oltre due milioni di telespettatori). Dopo mezzanotte RaiTre è stata per oltre mezz'ora la prima rete nazionale. Un record.

Se sono dati che per lo staff di Raiot e per il Ds Giuseppe Giulietti, componente della commissione di Vigilanza, significano inequivocabilmente che il pubblico ha deciso, il direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo, vuole andare più a fondo: dopo le polemiche di queste ore ha chiesto di visionare la puntata del programma e ha convocato anche il direttore Ruffini.

( 17 novembre 2003

Punito Andrea Salerno responsabile anche del "Caso Scafroglia"
Nel mirino gli sketch dell'attrice nei confronti del ministro Tremonti
La Rai contro Sabina Guzzanti
Sospeso un autore dello show
Il provvedimento disciplinare segue la lettera di biasimo di Saccà
Giulietti: "Atteggiamento oscurantista nei confronti delle voci diverse"
di ALESSANDRA VITALI

Sabina GussantiROMA - La Rai contro la satira politica: tre giorni di sospensione per Andrea Salerno, giornalista, autore e dirigente di viale Mazzini, colpevole, secondo il provvedimento disciplinare, di non aver esercitato un efficace controllo preventivo sui contenuti dello show di Sabina Guzzanti Giurodidirelavarietà, andato in onda lo scorso novembre, in particolare sulla puntata in cui l'attrice ironizzava sl ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e sulla vicenda del "pusher" al ministero di via XX settembre.

La conferma del provvedimento arriva dallo stesso Andrea Salerno, curatore anche de Il caso Scafroglia, e al momento impegnato nella lavorazione della nuova striscia di satira per RaiTre, in onda dal 13 gennaio, con Antonio Albanese; "E' tutto vero, la lettera non l'ho letta perché sto lavorando, ma me ne hanno riferito il contenuto. Continuerò comunque a lavorare perché non voglio mettere a rischio il progetto di Albanese, ma valuterò con i miei legali il da farsi".

Il provvedimento segue di poco tempo un altro, analogo, che però aveva riguardato anche il direttore di RaiTre, Paolo Ruffini; sia Ruffini che Salerno avevano ricevuto una precedente lettera dal direttore generale dell'azienda, Agostino Saccà: il contenuto del monologo della Guzzanti, diceva la lettera, "aveva danneggiato l'immagine della Rai esponendola al rischio di un'azione legale, che poi in realtà non c'è mai stata". Sia Ruffini che Salerno avevano risposto alla contestazione assicurando di non aver violato leggi o regole aziendali.

"Adesso - continua Salerno - il provvedimento di sospensione nei miei confronti". Una lettera, quella di Saccà, arrivata fra l'altro a un mese dalla messa in onda de Il caso Scafroglia, in cui Corrado Guzzanti si produceva con scketch simili - e altrettanto pungenti - a quelli della celebre sorella. "Spero che ora, visti i tempi, non mi arrivino ciclicamente tante lettere quante sono state le puntate del programma - ironizza Salerno -, sarebbero circa una ventina ..."

"La vicenda è di una gravità assoluta": è il commento del parlamentare dei Democratici di sinistra Giuseppe Giulietti, che parla di "via disciplinare oscurantista nei confronti del giornalismo, della satira e di ogni voce diversa". Una vicenda ancor più grave dei casi Santoro e Biagi, afferma Giulietti: "Non si colpiscono più nomi eclatanti, perché si è visto che ciò provoca solo danni. I provvedimenti riguardano direttamente i capistruttura, gli autori, i responsabili dei programmi, rei di non aver svolto a monte il loro compito di censori".

"La nuova Rai di cui ha parlato Baldassarre dopo lo show di Benigni - continua Giulietti - è stata l'ennesima presa per i fondelli perché in quelle stesse ore veniva preso questo provvedimento disciplinare. Ancor più odioso, perché impedisce all'azienda di Stato di essere competitiva. E' più facile - aggiunge Giulietti - che la satira, come quella delle Jene, di Zelig o di Striscia, trovi spazio nelle reti del Re Sole che in quelle della Rai, alla quale viene vietata la concorrenza".

Piena "fiducia" al dirigente è stata espessa da parte del direttore di RaiTre, Paolo Ruffini, che si augura che le parti trovino una soluzione in grado di smentire chi ritiene la Rai "meno libera". "Dato il carattere della lettera - dichiara Ruffini - non sono autorizzato nè intendo commentare il suo contenuto, la responsabilità del quale è di esclusiva competenza della direzione generale".

"Dal canto mio - aggiunge - quale direttore di rete, non posso che confermare la mia fiducia nei confronti del dirigente, nella certezza che i programmi a lui affidati, oltre a valorizzare l'immagine della Rai con successi di critica e di ascolto, non hanno mai travalicato i limiti del corretto esercizio del diritto di satira".

Infine, arriva anche il commento di Sabina Guzzanti, che definisce il provvedimento come "un abuso di potere, un atto intimidatorio nei confronti dei dirigenti Rai e miei". Secondo l'attrice, che non rinuncia all'ironia, l'episodio mette in luce "un vuoto legislativo, cui il Parlamento italiano dovrebbe a mio giudizio tempestivamente porre rimedio".

"Non esiste infatti ancora una legge - continua - che proibisca le battute sul governo. Questa è una vergogna che non possiamo a lungo tollerare, perché se è vero che, in concreto, il cittadino non ha di fatto più spazi per esprimere opinioni 'altre', è pur vero che se per accidente, come in questo caso è avvenuto, si apre un varco e qualcuno prende inopinatamente la parola, sia pure a mezzanotte, non vi sono di fatto norme per cui il fatto possa essere perseguito. E purtroppo per ora, anche se sono certa ancora per poco - conclude Sabina Guzzanti - chi lo persegue si espone, come nel caso di Saccà, a fare per lo meno una grandissima brutta figura se non peggio".


(30 dicembre 2002)

Sabina Guzzanti

Torna inizio pagina