Forse la storia universale è la storia
della diversa intonazione di alcune metafore.

(Jorge Luis Borges, La sfera di Pascal in: Altre Inquisizioni)

Le lettere di Antonella

Caro Claudio,

ti scrivo stasera mentre la brezza del mare mi raggiunge, dopo il temporale di oggi pomeriggio. Un temporale durato solo cinque minuti... ha lasciato le foglie a rincorrersi nel vento di levante. Poca acqua... quindi, Rabbi Aqiva direbbe: poco marmo, a proposito del trono di Dio.
Ho ripensato al chiostro e al suo significato mistico, e anche relativo al tempo che ritorna nei miei discorsi con te... e ritorna anagrammando il tuo cognome: Crono. In più ho scoperto che Ronco è anche un fiume... e non lo sapevo prima di oggi, quando ti ho relazionato con il tempo "esterno" e con l'acqua... quanti fili in questo labirinto, che poi è uno dei significati del chiostro, e rappresenta la ricerca, l'individuazione, il viaggio verso la Gerusalemme Celeste. Ed è stato (il labirinto) una delle prime cose che ho voluto che condividessi, come una delle cose che mi hanno portato al tuo sito (L'Aleph di Borges, la casa di Asterione).
[...] i fili si riuniscono per diventare corde che vibrano, radici aeree pur nella nostra diversità, che si fanno spazio che è anche tempo.

 

Voi che ’ntendendo il terzo ciel movete,
udite il ragionar ch’è nel mio core,
ch’io nol so dire altrui, sì mi par novo.
El ciel che segue lo vostro valore,
gentili creature che voi sete,
mi tragge nello stato ov’io mi trovo.
Onde ’l parlar della vita ch’io provo,
par che si drizzi degnamente a vui:
però vi priego che lo mi ’ntendiate.

   (Dante, Convivio, canzone 1)

 

E come giga e arpa, in tempra tesa
di molte corde, fa dolce tintinno
a tal da cui la nota non è intesa,
così da’ lumi che lì m’apparinno
s’accogliea per la croce una melode
che mi rapiva, sanza intender l’inno.
Ben m’accors’io ch’elli era d’alte lode,
però ch’a me venìa "Resurgi" e "Vinci"
come a colui che non intende e ode.
Io m’innamorava tanto quinci,
che ’nfino a lì non fu alcuna cosa
che mi legasse con sì dolci vinci.

(
Dante, Par XIV, 118-129)

Caro Claudio,

quattro terzine «musicali», aperte da una similitudine di tecnica esecutiva dalle possibili ricadute teoriche importanti, e scandite dalla ricorrenza dell'intendere. Lo strumento come la giga o l'arpa, con le corde tese ed accordate rende un suono gradevole (tecnicamente, genera una risonanza) ... e mi sembra di notare la sottile preoccupazione di Dante, cioè l'ordine verbale, relativamente al testo dell'inno che viene cantato e non immediatamente riconosciuto dal pellegrino, circostanza spiegabile con l'impossibilità della piena comprensione del mistero divino e dell'ineffabilità della rivelazione.
Ho una strana predilezione per il contrabbasso acustico che genera una vibrazione profonda, che sembra parlare un linguaggio ctonio. Molti contrabbassisti con i quali ho parlato (io non suono nulla, se non il campanello), si sono meravigliati del mio sentire. E comunque quasi tutti gli strumenti acustici a corda hanno su di me un duplice effetto: il piacere dell'ascolto del pezzo ed una sottile eccitazione risonante. E' come se un eterno fluire, per un attimo, fluisse anche in me. Ed è anche per questo, forse, che trovo la musica elettronica o computerizzata urticante, non per la qualità esecutiva, ma per la mancanza di qualcosa del quale ignoro il nome...

Antonella.