SERENATA PASTORALE
Un omaggio ai Virtuosi del Settecento.

***
Opera neo-barocca in due atti
di Claudio Ronco,
con musiche di Haendel, Porpora, Vivaldi, A. Scarlatti, Lanzetti, Caldara e altri.


***

Atto Primo

Atto Secondo

 

A scena buia:


Voce femminile fuori campo—
Vado... ma dove? Oh Dio!
Resto... Ma poi... Che fo?
Dunque morir dovrò
Senza sperar pietà?

Voce maschile fuori campo—
(A modo di un battitore di piazza, su rullo di tamburo:)

Serenata Pastorale!
Un omaggio ai Virtuosi del Settecento, il Secolo delle delizie, delle sublimi leggerezze, della devozione alla bellezza!...
Una rinnovata, anzi, nuovissima “Serenata barocca” creata per i moderni virtuosi degli strumenti antichi; “Pastiche” di brandelli musicali dei più famosi compositori, e persino dei più umili artigiani della musica e del teatro! Spettacolo meraviglioso, adattato e ricomposto per l’approvazione e il godimento dello spettabilissimo Pubblico Moderno.
Plausibile, e curioso capriccio-collage di Arie Sacre e Arie Profane, divertimento poetico-musicale, destinato ad una Virtuosa Cantante d'Opera, due suoi colleghi Contraltisti, il Primo Violino, il Gran Virtuoso di Violoncello e un Maestro al Cembalo, come si sarebbe svolto a Venezia, verso la metà del Secolo delle Parrucche, se solo qualcuno l’avesse mai commissionato...
Inventato, scritto, concertato e diretto dal moderno Compositore e Virtuoso di Violoncello, nel ventunesimo secolo, con rispetto ossequioso per i metodi e materiali originali, ma passione, e follia, metodicamente barocche.
Pasticcio euforico di delizie sonore settecentesche, composto per il musicista contemporaneo, artista inquieto irrequieto indiscreto irriverente, qui rappresentato nelle vesti del Pastore Tirsi.
Tragicommedia dell’amore di Tirsi per la Ninfa Clori, qui ineffabile figura della Musica degl’Antichi, e d’una gradita prigionia nelle gabbie di Cupido, deità, seppur ben nota, assai misteriosa, come si vedrà, poiché svelata dal suono di un Violoncello Barocco, nobile sostegno dell’Armonia fra cielo e terra, arco mirabilissimo di Amore!
Serenata allegorica, dunque, per intrattenere il pubblico moderno, pur narrando una volta ancora di Dei, Ninfe, Pastori e Muse che allettano e allattano, con le più vaghe melodie, il moderno, ancor virtuosissimo, eppur smarrito, incantator melodista.

(Nel silenzio, si accende una luce sul centro della scena, dove è disposta una sedia coperta da un ampio velluto porpora che si stende intorno a mo’ di tappeto, così da renderla somigliante a un trono. Dietro al seggio c’è un cembalo, e ai lati, rispettivamente, un pulpito da chiesa in legno a destra e a sinistra un grande leggio barocco. Il tutto è decorato con frasche e fogliame, a rappresentare un boschetto. Il violoncellista entra in scena da solo, si siede sul trono e inizia a suonare, come improvvisando, un drammatico, struggente “Quasi Recitativo”, che conclude con l’esecuzione del tema dei Bassi dal “Domine Deus” del celebre “Gloria in Re” di Vivaldi. L’identica melodia continua nel suono del violino, mentre il violinista prende posto di fronte al grande leggio di legno, seguito dal clavicembalista che raggiunge il suo strumento. I due sono vestiti in frak, mentre il violoncellista veste un semplice abito interamente nero, il più possibile severo, sacerdotale. Inizia la Sinfonia con l’Andante della terza Sonata opera II di Vivaldi, composta appunto sul tema appena ascoltato dal Domine Deus del suo più famoso Gloria per soli, coro e orchestra.
Le luci, basse ma diffuse, ora mostrano l’intera scena: essa rappresenta un boschetto all’alba; il PastoreTirsi dorme beato ai piedi di un albero, Cupido lo spia; la Ninfa Clori, nascosta poco più in là, spia tutt’e due. Sul termine della “Sinfonia” entra festosa, spargendo petali di fiori sulla scena)

 

Clori
      Recitativo accompagnato:
Destatevi, o Pastori, ecco il mattino;
Del ciel gl’azzurri campi
L’Alba già imbianca,
E l’aria e’l suol l’Aurora
Con Gigli e Rose infiora.
Già sul colle vicino le cacciatrici Ninfe
Affrettano del dì la Messaggera,
Impazienti, dalla sua Dimora;
E voi, dormite ancora?
Provan già gl’archi,
E pronte e tese han le reti
Appo la Selva e’l Fonte
Nerea, Florilla e Clori;
Destatevi, destatevi o Pastori!

(Clori si allontana)

Tirsi(Risvegliandosi)
Ma, destomi... ahi, vaneggio!
Dalla mia solitaria capanna,
Sol l’infelice mia mandra riveggio,
E soffro la crudel guerra che fanno,
Nel mio deluso core,
Perduta libertà, e Amor tiranno!

Aria:
Ne’ campi e nelle Selve
Seguivo già le belve,
Pascevo il Greggie ancor,
Libero Pastorello, libero Cacciator;
Ora non son più quello,
Perdei la libertà!
E quel ch’è peggio, oh Dèi!
Come s’il mio tormento
Colpa non sia di lei,
Mostrare al mio lamento
Clori non vuol pietà!

Clori(Nascosta, sta spiando Tirsi)
Rec.:
Che prodigio è mai questo?
Tirsi, che sì crudel, sì duro ha’l core,
Su l’estinta innocenza il pianto sparge?
Io non v’intendo ancora,
Lagrime troppo insolite,
E pavento o da voi qualche frode,
O d’Amor qualche inganno...

Tirsi(Continua a lamentarsi, senza accorgersi di Clori)

...Ch’io più non possa, amati Armenti,
Viver in pace, senza tormenti,
E’ dura legge ch’Amor portò!...

Clori(Sempre nascosta)
Rec. arioso:
Pianger sovra un’estinto,
E negare una stilla di lagrimoso umore
A un’alma che agonizza,
A un cor che more...

(Tirsi si allontana; Clori ritorna al centro della scena)

Aria:
Ride il fiore in seno al prato,
A tornar la Primavera,
E con soffio delicato
Spira l’aura lusinghiera;

(Entra frattanto Cupido)

Solo tu, crudele, ingrato,
Sdegni ognor la fé sincera,
Del mio petto innamorato,
In sì barbara maniera!

Cupido(A Clori, indicando Tirsi, che corre a nascondersi dietro un albero)
Parlato:
Lagnarsi per un solo,
Che di tenera età troncò lo stame,
E offrir pianti e sospiri,
A chi pianti e sospiri
Non sente o vede,
E’ pietà senza merto, e senza fede!

Clori
Rec.:
Cupido! Nume crudel, spietato Dio!
Invan tento fuggir dal mio destino,
Se meco porto impresso,
della tua crudeltà, del mio sprezzato ardore,
L’oggetto istesso.
Io l’amo, e lui nol crede;
Io peno, e tu non hai pietà
De’ miei sospir, delle mie pene,
Ch’io penerei felice,
Se tu ascoltassi almeno
Quel che‘l mio cor ti dice!

Cupido
Parlato:
Io crudele? Io tiranno? Ed io spietato?
Deliri oppur vaneggi, perfida ingannatrice!
Fosti tu che al tuo amore giurasti fedeltate,
E poi, senza pietate,
Volgesti l’empio cor ad altro oggetto;
E lui restò schernito, e abbandonato...
Menti dunque ch’io sia crudel,
Ch’io sia tiranno, e Dio spietato!

(fra sé, mentre Tirsi torna a spiare Clori, nascosto nel boschetto)
Aria:
Son pur le lagrime
Il cibo misero, ch’io prendo ognor;
Sempre fra gemiti
Non spiro altr’aere, che del dolor!

(Rivolto agli amanti)
Parlato:
Tormento e gelosia,
Sdegno, affanno, e dolore...
Da noi, questo volete?
Ahi, quanto ministro duol,
E pianto, a chi mi segue,
E le mie leggi adora!
Se un volto v’innamora,
Sappiate, servetti miei, che:
Ciò ch’a voi piace
In brev’ora svanisce,
E poi dispiace!

(A Clori)
Aria:
La bellezza è come un fiore,
Sul mattin vivace e bello,
Sul mattin di Primavera;
Che la sera langue e muore,
Si scolora e non par quello.

Clori
Rec.:
Sì sì... benché l’aspetto
Di caduco fior mi s’appresenti,
Pur volgo l’eggro sguardo alla Speranza;
E questa par m’additi in lontananza,
Tirsi ch’a me ritorna, e che mi dice:
Fui misero infelice, cara, da te lontano;
Oscuro e cieco fu il dì per me;
Ma sempre venne di pura fé,
La Gloria e ‘l Vanto.
Torna dunque alle gioie, o cara,
E asciuga ‘l pianto.

Tirsi
(Rientrando in scena, rivolto a Clori con aria innamorata)


Piacemi, o bella, il tuo leggiadro aspetto,
Ma più dell’Alma ancor, la Virtù rara:
Onesta t’amo più, più mi sei cara!

Aria:
Pastorella, co’ bei Lumi,
Erbe e fiori anch’innamori,
Pastorella del mio cor...

Clori
... Ma quest’aure e questi fiumi,
Sussurrando, mormorando,
Sol per te parlan d’amor.

Clori e Tirsi
Duetto:
Quel fior che all’Alba ride,
Il sole poi l’uccide,
E tomba ha nella sera.

Clori e Cupido
E’ un fior la vita ancora:
L’Occaso ha nell’Aurora,
E perde in un sol dì la Primavera.

Clori
Rec.:
Sì sì, questa sia solo
La cagion del mio duolo;
Che se fedel mi sei,
Son piaceri del cor, gli affani miei.

Tirsi

(A Clori)
Aria:
Tergi il ciglio lagrimoso,
Acciò torni più vezzoso,
Nel tuo volto, il bel seren.
Io per te languisco e moro,
Caro e dolce mio tesoro;
Mi si strugge il core in sen!

Clori
Io per te gioisco, e imploro,
Adorato mio Medoro...
(si arresta, imbarazzata, e poi riprende)
L’onestà ch’ a te convien!

Tirsi(stupito e offeso)
Rec.:
Ma... che mai?... Io son Tirsi,
Non Medoro!
Vedi? Tirsi! Il tuo tesoro...

Clori
Vedo ben! Ma ho detto... “alloro”!
Per premiar un core d’oro,
Per goder dolce riposo...

Aria (continua come prima):
...Calma il ciglio tuo cruccioso,
Acciò torni più amoroso
Il tuo sguardo, o caro ben!

Cupido(rivolto al pubblico)

Parlato:
Non è però che al mio possente impero
Di ribellar l’alma vassalla or qui si tenti:
Servi son del sembiante,
Applaudono ambiziosi al mio servaggio,
Poi del mio giogo dolcemente acerbo,
Lodan l’incarco, ed io...
M’en vò superbo!

(Cupido esce, ridendo)

Tirsi(A Clori)

Rec. accompagnato:
...Ah, non parlar d’amore!
Sappi... (che fo?)... dovrei...
Fuggi dagl’occhi miei;
Ah, tu mi fai tremar!

Aria:
Fuggi, che s’io t’ascolto,
Che s’io ti miro in volto,
Mi sento in ogni vena
Il sangue, oh Dio, gelar!

(Esce Tirsi)

Clori(Al pubblico)

Rec.:
Non abbia cor alcuno
Cagion per raggelarsi:
Tirsi, quando si lagna,
Sempre le doglie sue
Trasforma in rabbia.
Frattanto resta in gabbia,
Ed io... m’en vò sicura!
Sì sì, non paventate:
Lampi, tuoni e venti di tempesta,
Paion fatal sventura,
Ma dell’amor tali procelle,
Credete pur, son fide ancelle.

Aria:
Sorge l’irato Nembo,
E la fatal tempesta
Col sussurrar de l’onde,
Ed agita e confonde,
E cielo e mar!
Ma sciolta in un baleno,
Fugge la nube infesta,
E placido e sereno,
Il cielo appar!




Fine della prima parte



Seconda parte




(Entra Tirsi, agitato; Cupido lo segue correndo)

Tirsi
    Rec. accompagnato:
Dovrei... Ma no... Perché?
L’amore... Oh Dio!... La fé...
Ah, che parlar non so...
Spiegalo tu per me!

Cupido(Al pubblico)
Parlato:
Ebben, sia fatto.
Se a lei di quando in quando,
Qual farfalla amorosa, gira intorno scherzando,
D’un animo giovial, lo stima effetto;
Se talor dal suo petto,
Trae qualche sospiro, o mostra che languisce,
Dice che d’hippocondria patisce;
E se talvolta, perché meglio l’intenda,
Fissa le luci sue, ne’ lumi suoi,
Un vizio natural, stima che sia...

Tirsi(Rubando la parola a Cupido)
Rec.:
...Così dell’alma mia,
Gli effetti non comprende,
E gl’atti miei,
Sempre al rovescio intende!
Ah, la dolce libertà
Tanto bramata un tempo,
Or non t’aggrada più, folle mio core?
Sai pur quanto periglio, quante amarezze,
Ad incontrar tu vai,
Povero cor, lo sai?
Delle false speranze, della tradita fede,
Ancor non hai prova certa o bastante?
Parlo invan... tu rispondi:
Ahi, sono amante!

Aria:
Non sospirar, non piangere, mio cor,
Che sono i gemiti indegni del tuo duol;
Folle son io che spero,
Dal cùculo vezzoso, udir “cucù” sincero;
Col suo “sìssì” insidioso,
M’uccide un usignol!

(Tirsi si siede in terra a suonare il flauto,
con aria afflitta)


Cupido(Spiando Tirsi, fra sé)
Parlato:
(V’è, nel lagnarsi e piangere,
V’è un’ombra di piacer;
Ma la forza del bel volto,
Su la sera svanirà...)

Clori(Nascosta, cantando sulla melodia del flauto di Tirsi)
(...Se’l piacere non è colto,
Come rosa morirà...)

Cupido(Al pubblico)
Parlato, continua:
...Ma poi, qualor dalla soave bocca,
Sciolga in note dolcissime canore
Parolette d’amore,
Ne’ modulati accenti sì graziose e care,
Che fermi in aria ad ascoltarle i venti,
Nel Verno renderian la calma al mare...

Tirsi
(Rubando la parola a Cupido)
Rec. arioso:
...Fuor di sé l’alma mia,
Tutte le pene oblia,
E lieta, mentre tacita respira,
Tutta ne gl’occhi e ne l’orecchie accolta,
Null’altro fuor che i suoi bei labbri mira,
Null’altro fuor ch’il suo bel canto ascolta:

(Giunge Clori cantando allegramente, accompagnata dal flauto suonato da Tirsi nascosto nel boschetto)

Clori
Aria:
Zeffiretto, amorosetto,
Che scherzando vai vezzoso,
Con l’Augello, col fiore e col Rio,
Vanne, vola al bell’idolo mio;
Digli, o caro, ch’io l’amo fedel!
Va’ con l’ali del pensiero,
Amoroso, lusinghiero;
Trova il più vago, costante mio amante,
Digli ch’altro che amar non poss’io;
Corri, t’affretta, l’attesa è crudel!

(Scherzosa)
Rec.:
Fra i pensieri quel pensiero,
Ch’al mio ben giunga primiero,
Sappia allor ch’un premio avrà
Dal mio core.
Sì sì, che compagni nell’ardire,
Nel desire, nella brama d’esser primi,
Tutti a gara volerete,
Né distinguer si potrà,
Chi di voi primo sarà!
E se sia che volando,
Con ostinato, nobile valore,
Non sia fra miei pensieri,
Chi si possa vantar per vincitore,
Ciascun dal mio core, un premio speri,
Per risvegliar in voi gara ambiziosa,
Di giunger più spediti a trovar...
...Chi posso dir? Medoro?...

Tirsi(sempre nascosto a spiare Clori)
...Ah! Ancor l’alloro?

Clori(fingendo di non accorgersi di Tirsi)
...Oppur... Fileno?

Tirsi
...Ahi!

Clori
No, per Licida io peno...

Tirsi
...Ahimè!

Clori
O forse... Tirsi?

Tirsi
...Ah, forse l’anime potran unirsi?

Clori
...No, Tirsi di noia m’uccide;
Vo’ dir: Alcide!

Tirsi
...Ahimè, io moro!

Clori
Sì sì, Medoro!

Tirsi
...Ahi, cruda sorte!

Clori
...No no, m’annoia a morte...
Basta! Vo’ dir:
Un qualche amante...

Tirsi
...Ah, empia! Incostante!...
Io manco, io moro, tu non m’avrai...

Clori
...Io lor prometto, di non turbar mai
Quel sicuro piacere, che provaranno
In sempre raggirarsi intorno
A sì perfetto, ed amoroso oggetto...

Tirsi
...Ah, qual dispetto!

Clori
...Né di questo maggior premio può darvi,
O miei pensieri, il core.

Tirsi
...Né maggior pena a Tirsi, Amore!

(Clori si nasconde per spiare Tirsi; Tirsi si accascia affranto; Cupido entra in scena)

Cupido(Indicando Tirsi)
Parlato:
Le sventurate sue amorose vicende,
Nel compendio d’Amor, registra Amore.
Più sfortunato core non vi sarà ch’il legga
Ne’ secoli venturi;
La gran turba d’amanti vedrà
Nell’amor suo,
Senza esempio, la fede;
Vedrà di Clori infida,
Senza pari l’inganno;
E vedrà infin, dalla miseria loro,
Creder donna fedel, esser pazzia!

(Cupido esce)

Clori(Sempre nascosta, rivolta a Tirsi)
Rec.:
Semplicetto Pastore,
Ami, e l’arte d’amar sì poco intendi?
Apprendi prima ad ingannare, apprendi!
O forse che per te dovrò temer sventure?
Ah, sciocco amante, mi basterà fuggirti,
E tu con voce querula dirai:
“Torna a me, ove t’en fuggi?
Più sdegnato con te, cara, non sono;
Vieni, torna ad amarmi, io ti perdono!”
L’umidetto ciglio mio tu tergerai,
Prigioniero del piacer, ch’il dolce dardo,
Del mio sguardo, de’ miei rai,
Schiavo ognor, sospirerai!

Aria:
Ha nel volto un certo brio,
L’idol mio,
Che diletta e spira ardor;
Le sue vaghe pupillette,
Son saette,
Che dan palma al Dio d’amor!

Cupido(Nascosto, sta spiando Clori)
Parlato, fra sé:
(Ah, Ninfa altezzosa, questo tu credi?)

Tirsi(Irrompe in scena, aggredendo Clori)
Rec.:
Credi, che quanto dolci
Eran gli sguardi tuoi,
Soave tanto fosse il piacer,
Di vagheggiarti amante.
Ma qual fallace incanto,
Sparì la speme, e fosco in un istante,
M’appare il ciel d’Amore,
Pria sì giocondo, e luminoso al core.

(Cacciando via Clori da sé)

Rec. accompagnato:
Ah, fuggirò da tanta folle pena!
Tornerò fra le gregge all’afflizione,
Ed al silenzio in preda;
Poi, delle fiere in traccia,
Qual disperato,
Per alpestri selve imprenderò la perigliosa caccia;
E senza tema, qual chi morte aspetta,
Dalle rabbiose, più feroci belve,
D’una belva crudel farò vendetta!
Griderò forsennato,
E ovunque io volga i furiosi passi, dirò:
D’ingrato amor, questo è l’effetto;
E se a pietà non mossi un bianco petto,
A pietà moverò almen i tronchi e i sassi!

Aria:
Chiedo amore, altro non bramo,
Io che amo, e serbo fé;
E pietà l’anima mia, non desìa,
Se nel cor pace non v’è...

(Cupido entra irato e maestoso in scena, mentre Tirsi e Clori, terrorizzati dal suo sguardo, si ritraggono nel boschetto)

Cupido
Rec. solenne e accompagnato:
Per atterrar l’orgoglio
D’una bellezza altera,
Dalla più vaga sfera,
Ch’il terzo ciel
Di bella luce indora...

Tirsi e Clori
...Guidato dalla sdegno,
Or giunge Amore!

Concertato:
Se quando di pace,
Cupido è foriero,
Sì ardente ha la face,
Lo strale ha sì fiero...

Clori
Che sarà, quand’a far guerra,
Scende in terra,
Nume irato, e Dio guerriero?

Lampi e tuoni ha nel sembiante:
E’ l’idea del guerreggiar!

Cupido
Striscio il piè fra spade e scudi,
E di morte sugl’incudi,
Del mio brando fulminante,
Fò gran colpi risonar!

A tre
E con furia spaventevole,
I suoi
— dardi sibilar!
I miei

Cupido
Benché d’oro, il dardo mio,
Gran ferite apre in un sen;
Son fanciullo, è ver, ma Dio:
Spargo nettare, e velen!

Clori
Fieri dardi, acuti strali,
Al ferir v’invita un cor!
Ma con piaghe aspre, e mortali,
Di fierezza, e non d’Amor!

Cupido
Rec.:
Dunque, se sua beltà tanto presume,
Clori, che bellezza è un’ombra sola,
Alla madre d’Amore, al più bel Nume,
Gl’incensi usurpa, e l’Olocausti invola!

A tre
A chi è offeso, oh quanto piace,
Poter far le sue vendette!

Cupido
Alla guerra il Nume invita,
E dal ciel scaglia saette!

Clori(Al pubblico)
Rec. arioso:
O voi, che m’ascoltate,
Se vedeste il tormento onde sospiro,
Mossi tutti a pietate,
Del mio grave martiro,
O piangereste, oppur direste almeno:
Povera Clori... oh, quanti affanni ha in seno!

Aria:
Son come navicella,
Esposta in mezzo al mar,
De’ venti al rio furor!
Scorre fra la procella,
Né può lido trovar,
Immersa nel timor!

(Fra sé)
Rec.:
(Non sia mai, però, ch’una Ninfa,
Da tal periglio minacciata,
Debba dirsi perduta, o disperata!)

(Rivolta a Cupido)
Ascoltami, fanciullo alato, e Dio!
Frena’l dardo, e ascolta attento:
Ti pascesti già del mio tormento...
Or che scendi per far guerra,
L’arco atterra,
E inventa nuove frodi,
S’ancor sazio non sei.
Vieni, ma sol de l’affanni miei,
Trionfa, e godi!
Saprà allor l’alta mia fé,
Mostrarsi invitta ad ogni grave offesa!
(fra sé)

(Ed otterrà la vittoria,
In tanta impresa!)

Aria:
(Cantando, Clori gira intorno a Cupido come per farlo cadere in un incantesimo, e pian piano Cupido si abbandona al sonno)

Dormi, o fulmine di guerra,
Scorda l’ire!
Già provasti ch’a ferire,
L’arco e’l dardo,
D’un bel ciglio, d’un bel guardo,
Han vigor ch’i forti atterra.

(Cupido cade addormentato)

Tirsi e Clori
(Al pubblico)
Parlato:
Tacete, voi che sapete!
(E’ proprio vita dura!)
Dorme Amor, nol vedete?

A Cappella:

Non sia voce importuna
Che gli turba il riposo: Amor giace...
(Sol quando dorme Amor,
Il mondo è in pace)

(Prima rivolti a Cupido addormentato, poi l’uno indicando l’altro e Cupido insieme)

Duetto:
Altra volta incatenarmi,
Già poteste il fido cor.

So per prova i vostri inganni:
Due tiranni siete ognor!

Tirsi(A se stesso)
Rec.:
Lungi, lungi da me, pensier tiranno!
Tu mi vorresti rendere infelice,
Col farmi credere Clori traditrice...
Ah, sento il cor che mi dice:
No, non può alma sì bella,
Esser a me rubella.
Dunque, da questo sen, fugga l’affanno!
Lungi, lungi da me, pensier tiranno!

Aria:
Fuggi! Fuggi da questo sen, o barbaro pensier!
Lasciami in pace!

Clori (A Tirsi)
Sebben c’inganni Amor,
Per te consente il cor,
Perché ti piace...
Rec.:
Se ciò ch’Amor contrasta, e’l cor desira,
E ciò ch’il labbro dice, il sen ripugna,
Sia l’onestà ch’il vieta,
E la sincerità del suo bel genio,
Non voglian mai ch’io creda Tirsi ingrato.
Lungi dunque da noi, pensier spietato!

Aria:
Tirsi amato, adorato mio Nume,
Vieni, o caro, ritornami in sen.
Farfalletta son io, che le piume,
Ardo al lume, del caro mio ben!

(Frattanto Cupido si è risvegliato ed ascolta divertito il canto di Clori)


Cupido(Al pubblico, allontanandosi dagli amanti)
Rec.:
Di pallido color la Ninfa intanto,
Copre il bel viso, e d’Ostro poscia’l tinge,
Qual chi, temendo e vergognando, suole
Mostrare in volto, or rose, ed or viole.
(Indica Clori:)

Pur sorridendo alfine onestamente,
Con arte, ora gli dice:

Clori
(A Tirsi, porgendogli una mela e un uovo)
Pastor, tua nobil alma,
Tuo costume gentil, tuo vago viso,
Dolce fiamma d’amor, destano al core;
Ma, dell’amore, è l’Onestà maggiore!

Tirsi
(A Clori e Cupido, allontanandosi da loro)

Ond’io rispondo allora:

     Aria, e poi Terzetto concertato:

No, di voi non vo’ fidarmi,
Cieco Amor, crudel beltà;
Troppo siete menzognere,
Lusinghiere Deità!

Cupido
No, non v’è di che adirarmi,
Nò, di voi non vo’ lagnarmi;
Vado fiero del mio ardire,
Regno ognor sul tuo soffrire,
O mia inquieta umanità!


A tre
Presto o tardi prigionieri
Noi saremo de’ piaceri
Dell’umana vanità!


Fine della Serenata



Atto Primo

Atto Secondo




Si abbia compassione per certe povertà della poesia di questi canti, ma si consideri che la melica non vuole forzatamente divenire opera drammaturgica, e s’accontenta di compiacere la melodia, pur di non costringere il musicista a conformarsi a un testo.





 

 

 

 

 

 

 

 


©claudioronco2003