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STUDIO GEOMORFOLOGICO DEL BACINO DEL TORRENTE STAFFORA TRA VARZI E PONTE NIZZA E DEL BACINO DEL TORRENTE MORZONE
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Riassunto della tesi di laurea della Dott.ssa Margherita Ferraiuolo.

Con il mio lavoro di tesi si è voluto fornire uno studio geomorfologico di un settore del bacino del Torrente Staffora e del bacino del Torrente Morcione.

E’ stata utilizzata la tecnologia G.I.S. per produrre l’elaborato cartografico finale, rappresentato dalla Carta geomorfologica (Figg. 1,2,3 e 4).

Nella fase iniziale è stata condotta un’analisi dell’assetto geomorfologico dell’area, dalla quale risulta che le linee principali sono controllate dall’assetto tettonico, dalla natura litologica delle formazioni affioranti e dai processi di degradazione meteorica e gravitativi di versante. 

La morfologia del territorio mostra una stretta dipendenza dalle strutture geologiche e dalla litologia. La variabilità delle forme presenti nell’area è essenzialmente legata alla morfoselezione, a sua volta connessa alla presenza di numerosi litotipi che presentano differenti risposte nei confronti dell’azione degli agenti esogeni. In corrispondenza delle formazioni a prevalente componente arenacea (Arenarie di Ranzano, Arenarie di Monte Vallassa) sono associati versanti a forte pendenza o comunque forme molto ripide e scoscese, come ad esempio all’interno della placca arenacea di Pizzocorno. Diversamente, dove affiorano litologie meno competenti e più soggette alla degradazione superficiale, come i depositi marnosi e marnoso – argillosi, la morfologia diventa più dolce, con frequenti pianori e forme blande. I numerosi dissesti associati a tali litologie conducono ad una lenta e progressiva peneplanazione di tutto il territorio oggetto di studio. Da questo punto di vista si possono individuare gli elementi geomorfologici caratteristici dell’area stessa: le paleosuperfici ed i rilievi morfoselettivi. Le paleosuperfici, tra cui quelle localizzate lungo gli spartiacque Staffora–Nizza e Staffora–Morcione, rappresentano i resti di un antico penepiano inciso da corsi d’acqua successivamente a sollevamenti tettonici locali. I rilievi morfoselettivi, localizzati in corrispondenza delle formazioni a maggiore competenza, che vengono ad emergere rispetto alle rocce vicine in seguito ad erosione differenziale (ad esempio il Monte Succo e il Monte Vallassa, o i rilievi su cui sorgono i castelli di Oramala e di Zavattarello).

Per quanto riguarda la morfologia del reticolo idrografico, è possibile attribuirne i tratti principali a cause di tipo tettonico e strutturale. In particolare ci si riferisce ai frequenti angoli di deviazione, che si presentano a varia scala, sia nel caso molto evidente dell’alveo del Torrente Staffora, sia in quello dei numerosi corsi d’acqua minori il cui andamento è influenzato dalla presenza di faglie e fratture. Merita di essere segnalata anche l’influenza delle strutture deformative di tipo duttile, in particolare della sinclinale di Pizzocorno, poiché molti corsi d’acqua assumono una direzione parallela a quella del suo asse.

A molte altre forme tipiche dell’area di studio possono essere attribuite origini strutturali, in particolare ci si riferisce alle faccette triangolari, alle discontinuità altimetriche e planimetriche di crinale, alle selle.

Un’attenta considerazione deve essere rivolta alle forme e ai processi di versante, che segnalano la generale situazione di dissesto idrogeologico della zona. Attraverso l’analisi delle foto aeree, condotta sui fotogrammi dei voli 1980 e 1994, si è potuto eseguire un confronto multitemporale delle aree interessate da dilavamento, mettendo in evidenza le aree stabili, caratterizzate dalla crescita della copertura vegetale, le aree dove localmente è avvenuta una trasformazione in calanchi veri e propri, e le aree in cui i calanchi hanno subito un ulteriore ampliamento. Solitamente l’eventuale intensificazione del dissesto è collegata con la natura litologica dei terreni ad elevata componente marnoso–sabbiosa e argillosa, come spesso avviene nel tratto compreso tra Bagnaria e Varzi, dove peraltro il fattore esposizione contribuisce ad accentuare il fenomeno.

In merito alla diffusione delle forme di versante dovute alla gravità, si è riscontrata una particolare concentrazione del fenomeno in corrispondenza delle formazioni a predominante componente marnosa e marnoso–argillosa. I fenomeni gravitativi sono molto frequenti e rappresentano uno degli agenti principali nel modellamento del territorio, sia sotto forma di movimenti che interessano la parte più superficiale dei versanti, come i soliflussi e le deformazioni plastiche, sia di movimenti che coinvolgono volumi di terreno notevoli, come le frane in senso stretto.

La seconda fase del lavoro ha riguardato la produzione della Carta geomorfologica utilizzando la tecnologia G.I.S. 

Con il software ArcView 3.2 ed in particolare con la sua Extension Vedit, è stata realizzata una simbologia per alcuni simboli lineari (nicchie di frana, orli di scarpata d’erosione fluviale, rilievi a cuesta ecc.) che rispecchiasse il più fedelmente possibile la legenda geomorfologica utilizzata in alcuni lavori di riferimento.

Il lavoro è stato diretto a produrre un elaborato cartografico che risultasse uno strumento di facile consultazione e impiego a seconda delle diverse esigenze di studio (diffusione dei dissesti, localizzazione di paleosuperfici, estensione delle aree calanchive ecc.) e, nella sua versione digitale, aggiornabile in qualsiasi momento. Di rilevante importanza è il database realizzato contestualmente alla digitalizzazione della carta, contenente informazioni facilmente reperibili tramite interrogazione del sistema informativo.

La Carta geomorfologica prodotta può rappresentare la base per successivi studi geomorfologici di tipo applicativo ed essere inserita nell’ambito della valutazione della stabilità dei versanti, del rischio e della pericolosità geomorfologica, venendo così a costituire uno strumento per la pianificazione degli interventi di sistemazione territoriale.



:: Margherita Ferraiuolo   


  
Fig. 1: Terrazzi e conoidi Vignola Bagnaria

Fig. 1: Terrazzi e conoidi
Vignola-Bagnaria.

 

Fig. 2: Gomiti di deviazione fluviale

Fig. 2: Gomiti di deviazione fluviale

 

 

Fig. 3: Monoclinale

Fig. 3: Monoclinale

 

Fig. 4: Paleosuperfici e frane Pietragavina

Fig. 4: Paleosuperfici e frane
Pietragavina.

 

Legenda

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