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Il Musicista.

 

Non ci si può più ritrarre dietro una tecnica —più o meno "densa" o complessa, più o meno ricca di tradizione— per giungere a una comunicazione assoluta. Il "darsi" attraverso una capacità acquisita con lo studio, l'applicazione, l'esperienza, riesce ad avvicinare lo scopo della comunicazione solo per quei percorsi preliminari che suppongono uno "stupore", una "meraviglia" da parte di un pubblico in grado di riconoscere l'oggetto di cui noi, ad arte, rappresentiamo la differenza o la variazione.
Paul Klee ci indicava nella pittura un'arte «che non mostra le cose, ma che le rende visibili»., e la riflessione di Carmelo Bene, per cui «non si può più dare opera d'arte: non ci resta che essere opera d'arte», mostra infine una nuova concezione dell'artista, come "attore" che, completata la sua crescita spirituale, non si annulla più "dietro" le dramatis personæ, ma al di là anche di personaggio e narrazione, resta solo più il puro, assoluto Attore: ovvero l'artefice dell'actus retoricus.
Ciò che ne deriva è l'apprendimento di una "teoria" in senso greco, ovvero di "osservazione" delle cose, e in questa condizione l'arte ha possibilità d'uso immediate, infinite capacità di intreccio, di penetrazione, e, soprattutto, straordinaria flessibilità.
Agile, nel senso di estremamente veloce, l'artista torna ad essere eroe. L'oggetto dell'arte, come per transustanziazione, diviene l'artista stesso, centro assoluto di ogni gesto comunicativo.

 

C.R.


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