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Testi tratti dal libro: “Padre Luigi Scrosoppi” di mons. Guglielmo Biasutti


Vista della casa "Padre Luigi"di Orzano

Ingrandimento

Una casa in campagna 

Orzano è un paesino di campagna, otto chilometri ad est di Udine ed altrettanti ad ovest di Cividale, arretrato alquanto sulla sponda sinistra del ghiaioso fiume Torre, dal quale lo separa il torrentello o grosso ruscello del Malina. Questo e quello allora senza ponti.
Quei corsi d'acqua che bisognava traversare a guado, talora ingrossavano d'improvviso e don Luigi si trovò a volte in pericolo.

Un giorno, ad esempio, parve che l'onda dovesse travolgere cavallo, calesse e quanti eran sopra e lo stesso cocchiere perse la bussola. Egli no. Una bella preghierina, ed eccoli in salvo sull'altra sponda.
Oggi l'industrializzazione arriva fin là con parecchie aziende di varie sorta. Al tempo del Padre la gente si dedicava esclusivamente ai lavori agresti: ed all'aurea semplicità della fede e della vita univa soltanto un hobby, che ne rivelava la gentilezza dell'animo: la musica.
Là il 1° agosto 1844 p. Carlo comperava dal sig. Pietro Gennaro una villa dominicale con casa colonica, con tre altre casipole e quarantotto campi friulani. Il 10 ottobre dello stesso anno assumeva a titolo enfiteutico altri diciassette campi di beni già comunali ed il 20 dicembre vi aggiungeva circa altri otto dello stesso tipo, cedutigli da Gio.Batta Nicolin di Orzano.
In complesso la nuova proprietà di Orzano constava di oltre cinque ettari di terreno arativo o prativo e di due « ghiaiosi » messi a bosco.
Di grande aiuto nella sistemazione della colonia agricola di Orzano fu il ricordato conte Lodovico Rota, esperto in agricoltura che vi curò la piantagione di viti e di gelsi e di boschetti cedui di acacie e di pioppi e d'altri alberi da legna d'ardere. Già nel 1849 p. Carlo vi aveva speso undici mila lire di allora in miglioramenti, soprattutto per adattare la modesta villa dominicale a villeggiatura per le orfane e per le suore.
I due fratelli (P. Luigi e p. Carlo) non trascurarono certamente l'aspetto economico delle terre di Orzano, poiché di là s'aspettavano frumento, granoturco, vino, cacio e burro, legna ed ogni altro reddito per sostentare la Casa delle Derelitte. Vietate le questue e ridotte al lumicino le spontanee sovvenzioni dei benefattori, essi mirarono ad un autofinanziamento della loro opera. Tuttavia, si mostrarono sempre comprensivi, anzi largamente benigni verso i coloni o fittuali delle terre orzanesi; non è raro trovare nei registri autografi di amministrazione tenuti da padre Luigi, la voce « sussidi » concessi a quei contadini, specialmente negli anni agricoli infelici.

 

Due simpatici criteri del p. Scrosoppi 

Sin da principio vennero mandate ad Orzano alcune suore e converse con un gruppetto di orfane. P. Luigi vi aggiungeva una « terziaria » particolarmente adatta per la gestione economica. E ne sacrificava la sognata aspirazione a farsi religiosa con voti, perché potesse, senza ferita al raccoglimento ed alla santa povertà, trattare coi contadini e coi sensali o recarsi sui mercati. La sua scrupolosa delicatezza non gli impediva, però, di esigere anche da quelle preziose collaboratrici una grande vita interiore. Ce ne fu una soprannominata la Rosona per la sua statura da granatiere che rimase famosa negli annali della congregazione.
Ad Orzano mandava altresì quelle povere sciancatele - rottami agli occhi del mondo - che accorrevano a lui per farsi suore. Le deformità fisiche non consentivano di accoglierle fra le religiose; l'ardente amore di Dio che le animava non permetteva di respingerle. Una di queste diventò l'angelo di Orzano e vi morì in concetto di santità, amata e venerata da quella buona popolazione.

 

Una scuola agreste in Orzano 

Tutte le suore dovevano esercitare dell'apostolato. E' vero, la vita eremitica in Orzano poteva venire riempita di preghiera e di lavoro. Ma al fondatore non bastava. Occorreva che facessero del bene.
Perciò sino dal 1853 volle istituirvi una scuola elementare femminile per le fanciulle del luogo. A quel tempo eran pochi i villaggi che godessero di tanta fortuna. Padre Luigi fece ad Orzano quel dono. Anzi, il primo maestro fu lui. Ecco come.
Suor Giacinta De Monte, che fu da quell'anno la prima superiora della casa, ce ne dà il racconto.
« Era la festa dell'Immacolata Concezione verso sera. Il rev.mo Padre mi chiamò a sé e mi disse:   Senti, io ho pensato di istituite una scuola ad Orzano per sovvenire l'ignoranza di quelle povere fanciulle. Noi partiremo questa sera, e la notte la passeremo ad Orzano. Il dì seguente chiamò a sé la figlia del colono e due altre, invitandole nella stanza terrena a trattenersi con lui. Prima di tutto fece far loro il segno della croce, unica pratica religiosa che le poverine sapessero fare, del resto, né orazioni, né altro si poté udire da loro. Furono queste tre il seme di quelle tante che, tutto gratis, ricevettero poi quell'istruzione prima, tanto necessaria e si preziosa per le povere figlie del popolo. Il numero delle alunne esterne nell'inverno era considerevole, perché accorrevano da tutte le ville circostanti; l'estate, a cagione dei lavori campestri, era poi diminuito ».
Vi si insegnava principalmente la dottrina cristiana, poi cucito e ricamo ed infine a leggere e scrivere.

« Benché - continua suor Giacinta - il Padre dovesse allontanarsi da quella villa, che tanto amava e che diceva d'averla scelta per sua tomba, pure ogni otto od al più quindici giorni vi ritornava per alcune ore, e là interrogava le fanciulle su quanto imparavano e s'interessava del loro profitto ».
 

Alla scuola venne aggiunto subito l'oratorio festivo femminile.

 

Dalla documentazione sulla Casa delle Derelitte -- Udine

La Casa delle Derelitte era nata per ‘raccogliere le povere fanciulle orfane ed abbandonate, o figlie di miserabili ed ignoranti, o trascurati e viziosi genitori, per toglierle dal traviamento, educarle e renderle atte al servigio di oneste famiglie; o a maritarsi con buono artigiani, o ad essere educatrici di altre derelitte’

(dallo Statuto dell’Opera).

…veniva insegnata

la dottrina cristiana,

a leggere,

a far di conto…

 

 

All’interno della Casa esistevano stanze in cui si insegnavano alle ragazze il lavoro della maglia, la filatura, la tessitura, e questa era ben organizzata con conocchie, fusi, aspi, arcolai e telai a mano. Esisteva una scuola di taglio e di ricamo ed esisteva una filanda di seta, non certo come fonte di guadagno, ma piuttosto come scuola per le fanciulle, per prepararle a trovarsi un lavoro e a raggiungere una loro autonomia.

 

 

Le bambine si esercitavano in tutti i lavori femminili: a lavorare a maglia, a cucire, a lavorare col fuso, a preparare i filati, a tessere la tela, a confezionare i vestiti, a ricamare; a governare i bachi da seta, a lavorare i bozzoli al fornello, ad incannare la seta; a fare il pane ed il bucato, a fare tutti i lavori propri delle persone di servizio, a fare tutti i lavori domestici, a cucinare e a governare il bestiame.

 

Continua mons. Biasutti nel suo racconto

 

Tomba ove furono conservate  per 68 anni le spoglie
di san Luigi

Quando p. Scrosoppi capitava ad Orzano per quelle brevi visite, se ne diffondeva in un lampo la voce. Ed accorrevano a baciargli la mano i fanciulli e le fanciulle, le donne e gli stessi uomini. - Resti con noi, Padre! - lo supplicavano. Rispondeva: - Non temete, ritornerò presto. E da morto resterò sempre con voi. La sua salma, infatti, rimase in Orzano sessantotto anni: e dovettero portarla via di nascosto, perché gli orzanesi la ritenevano come il loro unico prezioso tesoro.
Padre Luigi amò Orzano come la sua seconda patria, la patria d'elezione: e ne fu profondamente riamato.


Ingresso chiesetta 'Madonna di Loreto' di Orzano


Cortile interno


Giardino con statua della Madonna
col Bambino


Corridoio di accesso alla cappella che ora accoglie i gruppi delle suore per la settimana degli 'esercizi spirituali' annuali o qualche gruppo parrocchiale per momenti di preghiera e di riflessione.


Altare cappella

Ingrandimento

 


Chiesetta dedicata alla Madonna di Loreto.
Sotto l'altare: urna con reliquia insigne del santo.

In corrispondenza, nella parte sottostante, si può visitare la cripta che custodì le spoglie di S. Luigi

Ingrandimento


Statua della Madonna di Loreto
esposta sull’altare della chiesetta di Orzano.

 

 

 

Particolare dell'urna contenente la reliquia di S. Luigi Scrosoppi: viene riproposta la casetta di Nazareth trasportata dagli angeli

 

SAN LUIGI PELLEGRINO A LORETO

Timbro della Casa delle Derelitte, rappresentante

 la Casa di Nazareth trasportata dagli angeli, venerata a Loreto

Nel luglio del 1859 san Luigi Scrosoppi dell' Oratorio si recò in pellegrinaggio al Santuario della Beata Vergine di Loreto, presso Ancona. Andava a venerare la povera Casa di Nazareth, dove Gesù era vissuto, per lunghi anni, con Maria sua madre e con san Giuseppe, nel silenzio, nella fatica quotidiana e nell'adorazione contemplativa.
Di ritorno, portò alle suore e alle fanciulle della Casa delle Derelitte, un immagine rappresentante la beata Vergine di Loreto, con un pezzetto di velo nero in alto. Una didascalia assicura che quel velo aveva ricoperto la statua della Vergine il giovedì e il venerdì santo di quell'anno, e che era stato messo a contatto con il muro e la scodella della casetta di Nazareth.
L'autentica, datata il luglio 1859, è debitamente firmata dal custode, Giuseppe Sassi Bartolomeo.
Portò anche una piccola busta di carta contenente un po' di polvere della Santa Casa, su cui è stampata una casetta trasportata dagli Angeli.
Che festa al suo ritorno! e con che attenzione tutte, suore e fanciulle, dovettero ascoltare il racconto di quel viaggio, condividendo con lui la gioia spirituale provata durante le meravigliose liturgie vissute nella basilica, e nella contemplazione della 'casetta'.
Per padre Luigi quel viaggio era stato molto molto più che l'appagamento di un devoto e pio desiderio.


 

Aveva 55 anni ed era ad una svolta decisiva della sua vita.
Dal 1856 era Preposito della Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri, ricostituita dopo la soppressione napoleonica; e stava dando mano, con le Suore della Provvidenza da lui fondate, alla stesura delle loro Costituzioni.

 

Ma era soprattutto impegnato a trasformare la sua vita sul modello di quella di Cristo: "Voglio essere una vera sua copia", aveva proposto.

E dove meglio trovare ispirazione e grazia, se non nella Casa di Loreto, esperimentare, in concreta convivenza con la santa Vergine e S. Giuseppe, la vita umile e nascosta del Verbo incarnato?

 

«Voglio essere vero figlio di Maria Vergine e di S. Giuseppe, proponeva padre Luigi, e quale figlio, dipendere in tutto da Essi, e tutto operare con la Loro santa benedizione».

 

 

 

COME DOVEVA ESSERE

LA CHIESETTA DI ORZANO?

 

 Tramanda una suora: «...la prima volta che il padre Luigi mi prese con sé per recarsi colà (ad Orzano, e avvenne dopo il 1870), ricordo che erano pronti i materiali per la costruzione della chiesetta. Volle che con lui vedessi tutto. Mi mostrò il posto dove doveva essere costruita.
“Qui verrà il focolaio, mi diceva il Padre; là la finestra; dove entrò l'Angelo; qui la porta; i muri saranno a mattoni.

Desidero che possibilmente riesca tutto eguale nelle dimensioni ed in ogni parte come la santa Casetta di Nazareth.
Io la vidi a Loreto, continuava il buon Padre, ne presi tutte le misure, mi informai di ogni cosa e così in questa nostra Villa verrà fatto, avremo un facsimile di casetta della Sacra Famiglia, e servirà d'oratorio, di abitazione, ecc. ecc  

Ricordo ancora con viva commozione, con quale affetto il nostro venerato Padre parlava della sua cara e santa casetta! ed è proprio là che volle esser sepolto».

 

Ma i lavori di costruzione procedettero con lentezza esasperante!
Era più urgente provvedere alle pressanti necessità della Casa delle Derelitte e dei poveri che bussavano alla porta e non davano sosta... mentre i conti, per endemica consuetudine, erano sempre in rosso, nonostante la Provvidenza arrivasse sempre puntuale e meravigliosa, quando le risorse umane sembravano tutte naufragate.
Nel 1883 (l’anno prima della morte di p. Luigi) la chiesa è finalmente pronta. Lo afferma una iscrizione latina, manoscritta, composta nell’ottobre 1897 a ricordo della solenne benedizione della chiesetta.

 

 

 

Gruppo di Suore della Provvidenza fondate da S. Luigi Scrosoppi, in un momento di incontro a livello internazionale.

 

 

 

Vetrata sulla porta: la croce, segno del mistero dell' incarnazione, morte e resurrezione del Signore

Busto di San Luigi Scrosoppi posta nella parte antistante della cripta

 

 

 

"Premio San Luigi Scrosoppi 2003"

4 Ottobre 2003

 

 È stato assegnato alla Mensa quotidiana del povero dei Padri Cappuccini di Udine il "Premio San Luigi Scrosoppi 2003".

Il riconoscimento, ideato e organizzato dal neo costituito Comitato formatosi per ricordare il Santo, è giunto alla terza edizione.

 

La consegna del riconoscimento è avvenuta  nel Convento delle Suore della Provvidenza di Orzano.  La santa Messa in onore di San Luigi è stata presieduta dall'arcivescovo emerito, mons. Alfredo Battisti, che si è soffermato sul messaggio del Vangelo, la carità, sul come farsi prossimo e su come san Luigi si è fatto prossimo per i più poveri, i derelitti.

 

E' seguita poi la consegna del Premio al rappresentante della comunità dei Padri Cappuccini, padre Giovanni Menini.

 

 "Se un anno fa abbiamo deciso di premiare il Cottolengo di Santa Maria La Longa -ha spiegato il parroco di Orzano, Giuseppe Burba- quest'anno non potevamo dimenticare la storica istituzione dei Padri Cappuccini». Non poteva mancare un premio all'istituzione udinese, che tra l'altro ha sede non lontano dal Convento delle Suore della Provvidenza di Udine e che così efficacemente esprime la carità e lo zelo apostolico che ha ispirato anche San Luigi San Luigi".

E padre Mennini, dopo aver sottolineato che la strada della povertà è stata scelta da Cristo per compiere l'opera della redenzione, attraverso l'Incarnazione, e dopo aver illustrato come la povertà si configuti non tanto come mancanza di qualcosa, quanto piuttosto come consapevolezza che solo Dio può riempire il cuore dell'uomo, ha presentato come lo spogliarsi di qualche cosa per darlo agli altri trovi il suo completamento nella dimensione della carità: vedere negli altri l'immagine di Gesù. Il frate cappuccino infine ha descritto il servizio "Mensa dei poveri" che si effettua giornalmente a Udine presso il loro convento, indicando anche le fonti di sostentamento dell'iniziativa e concludendo: "Ma la vera forza che ci spinge è, come la chiamava S. Francesco, la mensa del Signore che riesce a sfamare anche gli uccelli del cielo e vestire i gigli dei campi. La grande Provvidenza di Dio s'incarna e si rende visibile nella generosità della gente friulana, spesso anonima, tante volte povera, e ci permette di avere un cuore abbondante e di non rifiutare Cristo poverello che sta alla porta e bussa".

 

                         Dal commento di Padre Edoardo Cerrato, Procuratore Generale della Confederazione  dell'Oratorio                                                                      

"La presenza di Dio dentro la storia degli uomini, fa di coloro che la accolgono uomini e donne appassionati della vita, attenti alla realtà, impegnati nella vicenda terrena nella quale Dio è entrato e rimane; e li induce a vivere protesi verso quei “cieli e terra nuova” che il Signore ha promesso per la fine dei tempi, ma che già stanno nascendo ora, come un’alba, dentro il travaglio della storia ed il cammino dell’uomo.

E’ perché convinto fino in fondo di questa Verità, che P. Luigi volle qui, in Orzano, la costruzione di una cappella che riproducesse esattamente, in misure e materiali, la Casa di Loreto, che è la Casa di Nazareth, la Casa in cui “il Verbo si è fatto carne e pose la sua dimora tra noi”.

Era un uomo devoto P. Luigi. Ma la devozione, nell’autenticità della fede cattolica, non è “spiritualismo”, evanescente viaggio sentimentale nelle favole e nei miti: è vivere la vita in rapporto alla Presenza tra noi di quel “Mistero” che è la radice di tutto ciò che esiste, e che per poter essere incontrato si è fatto uomo.

Qui, presso questa “Casa” che ricorda l’Incarnazione di Dio, l’Avvenimento cristiano, P. Luigi non veniva solo a ritemprare il suo spirito; vi portava anche le ragazze della Casa di Udine -le “ultime” della società- a respirare aria buona di campagna, a prendere contato con la natura, ad imparare, anche, il nobile lavoro della coltivazione della terra.

Questa Casa era un atto d’amore concreto: e nulla è più educativo di un vero atto d’amore.

La fede nel mistero dell’Incarnazione, nella centralità di questo Fatto piantato nella storia e ineliminabile dalla storia, introduceva P. Luigi in una splendida esperienza di pienezza umana tutt'altro che esente dalla fatica e dalla sofferenza, ma saldamente radicata in una certezza: che il senso della vita c’è; che il significato del donarsi esiste, che l’impegno non ha in se stesso la propria radice e la propria finalità; che il lavoro non è solo strumento per produrre; che la persona umana, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, ha una dignità della quale ogni nostro gesto, ogni nostra scelta deve tener conto.

La fede nel mistero dell’Incarnazione -cuore del cristianesimo- lo rendeva più uomo: più capace di operare, di intraprendere; più capace di passione per la vita e per la storia".

Costituzione della

 «Pia società San Luigi Scrosoppi»

 Da "LA VITA CATTOLICA" - SABATO 23 AGOSTO

Manca solo l’atto notarile per costituire legalmente la Pia società San Luigi Scrosoppi, dopo l’adesione al sodalizio dell’amministrazione comunale, avvenuta il 5 agosto nel parco del Convento delle suore della Provvidenza di Orzano, dove l’assemblea civica di Remanzacco si era eccezionalmente trasferita per formalizzare l’ingresso nella nuova associazione, di cui fanno parte anche la parrocchia di Santa Maria Assunta di Orzano e la congregazione delle suore della Provvidenza.

Si è, dunque, concretizzata l’idea lanciata all’indomani delle celebrazioni per la canonizzazione di padre Luigi Scrosoppi, avvenuta il 10 giugno 2001. Obiettivo del nuovo sodalizio a partecipazione pubblica è quello di «valorizzare la figura e le opere del santo friulano e del premio a lui dedicato, giunto ormai alla terza edizione, organizzando eventi culturali ed iniziative, anche in collaborazione con altre associazioni», spiega Arnaldo Scarabelli, sindaco di Remanzacco. La presenza dell’ente pubblico nel sodalizio, che non ha scopi di lucro, vuole essere anche un riconoscimento al ruolo educativo e sociale rivestito dalle suore della Provvidenza nella vita della comunità locale; come «principali interpreti dell’idea e dell’azione di san Luigi», sottolinea Scarabelli.

Una comunità, quella di Orzano, profondamente legata al santo friulano, che scelse la frazione di Remanzacco per fondarvi nel 1844 la Casa della Provvidenza (la prima struttura di questo genere fuori da Udine) per provvedere al mantenimento delle sue “derelitte” ed accogliere le giovani più deboli, poi sede della prima scuola di lavoro ed alfabetizzazione per i bambini del paese. L’avvio dell’associazione dimostra che «padre Luigi è presente, vivo e attivo in mezzo a noi, che il suo messaggio ci parla ancora — afferma suor Ivana, della Congregazione delle Suore della Provvidenza di Orzano —, che  continua la lunga mano della Provvidenza».

Tra i primi impegni della Pia Società, le celebrazioni in occasione della festa liturgica del santo, il 5 ott6bre, con l’assegnazione, il sabato precedente la ricorrenza, del premio dedicato a padre Scrosoppi, che, come nelle precedenti edizioni, «verrà riconosciuto — spiega il parroco di Orzano, mons. Giuseppe Burba — a persone o istituzioni che si distinguano per lo spirito di carità e solidarietà con cui operano nell’alleviare le tante situazioni di sofferenza che esistono ancor oggi, secondo l’esempio di san Luigi.                 

                                                                                                                        E.A.

 

 Dal discorso di Padre Edoardo Aldo Cerrato       

Procuratore Generale della Confederazione dell'Oratorio, durante la seduta del Consiglio Comunale di Remanzacco, effettuata nel parco della 'Casa Padre Luigi' ad Orzano per firmare l'ingresso dell'amministrazione civica nella nuova associazione

                                                                                                                                                                                                                         "Signor Sindaco, Ella ha avuto nel Suo discorso degli accenni assai felici alle “radici cristiane” dell’Europa, in un momento in cui, a livello di alte Istituzioni, si dibatte se un esplicito riferimento a tali radici debba trovare posto nella Costituzione europea.

Io penso che le figure di uomini come Padre Luigi e di donne di cui è costellata la storia d’Europa, che hanno fatto la più profonda storia d’Europa, sono qui tra noi, con il permanere del loro ricordo e con le opere da essi iniziate, a dire non solo l’esistenza ma la qualità preziosa di queste radici: dimenticare o sottacere le quali significa perdere gradualmente la memoria dell’identità e quindi anche il riferimento per la riforma della vita (dei singoli e delle istituzioni), per la crescita e l’autentico sviluppo.

Mi sia consentito, Signor Sindaco e Signori del Consiglio e della Giunta Comunale, che io dica l’emozione che ho provato questa sera guardando gli Amministratori della Comunità municipale riuniti in seduta, con il Gonfalone del Comune, in questo prato che circonda la Casa voluta da P. Luigi, sotto queste querce robuste. Contemplando questa scena mi è venuto spontaneo alla mente il ricordo della poesia “Il Comune rustico” di Carducci. …Il console e il popolo, riuniti insieme, “all’opaca, ampia frescura”… sotto “i noci della Carnia”…; “il Consol dice -e posto ha pria le mani sovra i santi segnacoli cristiani…”.

Carducci non era più “cristiano” come lo era P. Luigi, pur essendo suo contemporaneo; e non lo sarà più Benedetto Croce, il quale, tuttavia, sentirà di dover scrivere un’opera intitolata: “perché non possiamo non dirci cristiani”.

E’ bello e carico di significato vedere questa sera il Consiglio e la Giunta Comunale riuniti in seduta ufficiale con la gente (con la gente che è “il Comune”: Communitas!) non nel Palazzo -pur legittima sede delle Istituzioni- ma là dove la gente vive; e vederla riunita per decidere -all’unanimità, maggioranza e minoranza!- di partecipare, in veste di fondatori, ad una Associazione che si propone di tener vivo il ricordo e l’opera di un uomo che con la gente è vissuto, per la gente ha donato la sua vita, con questa gente, ad Orzano, sotto la Casa dell’Incarnazione di Dio, ha voluto essere sepolto!

E’ un segno questa riunione nel prato e sotto le querce della Casa di Orzano. Un segno di cui, profondamente, sentitamente, ringrazio.

Le “radici cristiane dell’Europa”!

Forse si puo’ riferire a queste radici ciò che l’apostolo Paolo diceva nella sua lettera ai Romani: “non tu radicem portas, sed radix te”: non sei tu che porti la radice; è la radice che porta te!"

 

 

 

 

 

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